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giovedì, 11 dicembre 2008  

Perché una traduzione

“L’ultimo piano” è un romanzo di fantascienza scritto in lingua originale.

Contrariamente ai “normali” romanzi, che descrivono mondi lontanissimi nel tempo e nello spazio mantenendo un linguaggio contemporaneo (anche nei discorsi diretti), “L’ultimo piano” utilizza la lingua corrente (e coerente, se mi si permette il gioco di parole) dell’ambientazione.

Così come noi non parliamo la stessa lingua dei nostri avi, così i personaggi non parlano la nostra lingua.

Cose nuove sono nate, ed hanno un nome nuovo, ma anche cose vecchie hanno assunto nel tempo nomi nuovi; locuzioni e modi di dire si sono trasformati, le parole sono lentamente scivolate da un significato all’altro (talvolta all’opposto).

Queste note, di corredo alla prima edizione italiana, sono il tentativo di far capire il lavoro dell’autore nella creazione di un linguaggio che è parte di una complessa realtà che fa da sfondo (o secondo alcuni critici da vero protagonista, considerando la storia un semplice pretesto) alla narrazione della vicenda.

postato da liczin | 22:04 | commenti (4)
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1 – L’incipit

Secondo la leggenda l’autore avrebbe scritto le prime due righe in quattro anni e il resto del romanzo in uno solo; ma questo è forse solo un paradosso.

Stava silenzioso seduto sul suo sedere.

Nello stesso momento, ma in un luogo diverso:

Qualche critico non lo considera neanche un vero incipit, ma una sorta di frase-prologo.

Di chi si parli è tuttora un mistero: forse Fosber, forse l’assassino, forse l’autore stesso, forse addirittura il lettore.

postato da liczin | 22:46 | commenti (2)
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venerdì, 12 dicembre 2008

 

2 – Fosber

Investigatore.

Si chiama Fosber per una marca di caramelle che però non sono mai uscite sul mercato (la madre era dipendente, la ditta fallì), quindi molti pensano che sia un nome “vero”, non sponsorizzato. Perdipiù in uniforme da investigatore è esentato dal tenere il numero Dalmuti. Il cognome potrebbe essere Miller.

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3 – Nomi e cognomi

Avere un figlio è costoso, quindi si ricorre quasi sempre ad uno sponsor, che però dà il suo nome al bambino. Solo i whip possono permettersi nomi “normali”, che quindi sono status symbol.

Il cognome si può prendere a scelta dal padre o dalla madre: di norma si prende il più “nobile”, ma è usato pochissimo.

“Mia figlia si chiama Adyana, capisce? un nome vero, normale! Io mi chiamo Suborf! Lo sa cos’è il Suborf? Un lassativo!”

Lo sapeva, lo sapevano tutti.

Secondo alcuni si renderebbe maggiormente il senso dei nomi sponsorizzati sostituendoli con analoghi contemporanei.

“Mia figlia si chiama Adriana, capisce? un nome vero, normale! Io mi chiamo Guttalax! Lo sa cos’è il Guttalax? Un lassativo!”

Lo sapeva, lo sapevano tutti.

In questa traduzione si è preferito lasciare i nomi originali per evitare che i corrispondenti distraggano e spezzino la narrazione.

postato da liczin | 13:09 | commenti
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4 – Hrista

“Hrista? Non è un po’ pretenzioso come nome?”

“Si guardi intorno, mi guardi: crede che la Christalleria Madutzo ci tenga che io porti in giro il suo nome?”

“Ha pagato: la sua inadempienza è un danno.”

“Non sono nessuno: il danno non esiste. Perderebbero davanti ad una corte.”

Lupo rifletté: perderesti, la fama che raggiungeresti col processo ti farebbe diventare qualcuno, e quindi il danno sarebbe rilevante. D’altra parte se avesse sempre usato il suo nome il processo non avrebbe avuto luogo, e quindi la Christalleria Madutzo ha in realtà avuto un vantaggio… Questo dibattito mentale durò un secondo e mezzo, e quando la seduta nella sua testa si chiuse si accorse che il suo sguardo assente era dritto sul seno di lei. Distolse gli occhi pudicamente, appoggiandoli sui quadri alle pareti. “Li fa lei?”

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sabato, 13 dicembre 2008

 

5 – Musso

Una via di mezzo tra una schiuma e una muffa-muschio.

Il terreno di coltura è una piastra, che viene messa in una macchina apposita. Quando raggiunge la maturazione si ricopre di una specie di polvere filamentosa bianca (le spore). Il mussaiolo allora la toglie dalla macchina, aspira le spore con un piccolo aspiratore, e separa il musso dal terreno con un’apposita leva sul bordo della piastra. A quel punto il musso è pronto per essere aromatizzato con salse di diverso colore (a diverso colore corrisponde diverso sapore, numerato per intensità), più o meno cotto, e poi mangiato.

Le spore raccolte vengono seminate sul terreno di coltura rigenerato e la piastra viene rimessa nell’incubatrice.

Le sostanze con cui viene rigenerato il terreno, forse anche più della combinazione di salse, produce la maggiore o minore qualità del musso; di un famoso mussaiolo si diceva che rigenerasse il terreno col proprio sangue, o col sangue di giovani vergini.

“Mi è arrivato stamani un verde sette freschissimo!”

“No, è insipido. Dammi dell’ocra due, oltremare otto e un po’ di carminio undici.”

“Il carminio l’ho finito: va bene lo stesso del pompeiano?”

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6 – Menu

Le mussicce sono triangoli di musso essiccato con fumo di plysten.

La fingia è una pietanza che si prepara con una fetta di buscolo spessa un dito, disposta sopra un strato di balta (più fresca è e meglio viene la fingia), e sopra una lastra di maru. Si scalda il tutto lentamente: un calore troppo alto farebbe evaporare gli aromi della balta troppo velocemente e non rimarrebbero nel buscolo, un calore insufficiente farebbe fermare gli aromi ai soli strati più bassi. Poi si toglie il buscolo dal maru, si ripulisce dai residui di balta, e si mette nei piatti disponendoci sopra bastoncini di forbivite e coprendo il tutto con panni caldi: dopo una mezz’ora si toglie panno e bastoncini e si serve.

I manakham al sepölini sono prismi di manakham (in commercio si trovano a sezione tonda, quadrata ed esagonale) che si avvolgono con un ramo di sepölini reso morbido con la macerazione nel mandatur; intorno si dispone un foglio di carta maffiata e si infila il tutto in un fornetto a freddo (intorno ai -40°) finché i cristalli di cipagno, presenti nel sepölini, non cominciano a crepitare.

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7 – Aricel Poka

Aricel aveva la tendenza a rapportare tutto al musso: il rapporto di coppia, la scienza, l’invecchiamento, gli algoritmi di riparazione dei tubi fotici, la filettatura, la memoria, l’indagine investigativa, ecc. Ma qualunque parallelo risultava maldestro e zoppicante. Alla fine si era giunti alla conclusione che “il musso è la metafora di sé stesso”, frase che anche la prima volta che era stata detta, sul serio, non aveva retto alle risate che qualche secondo di perplessità.

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8 – Zomping

Sport estremo: ci si aggancia con un moschettone al primo piano e ci si lancia nel vuoto. Il cavo si srotola velocemente dal mulinello agganciato all’imbragatura e vince chi aziona il freno più tardi (in termini di metri di cavo srotolato). Dato che la frenata è relativamente lunga e graduale il tempo dev’essere ben calcolato.

Ogni tanto qualcuno si schianta nella pozza.

postato da liczin | 11:43 | commenti (3)
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9 – Buche, o pozzi

Unità abitative scavate nel terreno per diverse centinaia di metri di profondità con le abitazioni scavate nelle pareti. Nei piani in alto, con la luce naturale, ci stanno i ricchi; via via che si scende ci stanno quelli sempre più poveri.

La buca è coperta da una cupola trasparente.

“Ogni tanto vengo qui a guardare in basso: in fondo è l’unico vizio che ho.”

Una via di mezzo tra il cono dell’inferno dantesco e un formicaio; l’immagine di riferimento sono le carceri di Piranesi: cavi, scale, buio, claustrofobia; per contrasto i nomi delle diverse buche sono in genere bucolici: Vento dell’Est, Aria fresca, Verde primavera, ecc.

postato da liczin | 11:43 | commenti
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10 – Rosa antico

Buca interrata, prima con allagamenti, poi con il crollo di un versante in una specie di Pompei sotterranea (con migliaia di morti). Sorta di buca fantasma, abitata da disperati che scavano alla ricerca di oggetti utili e rivendibili.

postato da liczin | 11:44 | commenti
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11 – Eros Trato

Whip diventato tale per aver causato il crollo di “Rosa antico” (che aveva provocato proprio per diventare whip).

postato da liczin | 11:45 | commenti (1)
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12 – Gallerie e zughi

Collegamenti tra una buca e l’altra. Funzionano con capsule, dette zughi, a 2-4 posti (delle specie di cilindri di un paio di metri di diametro, lunghi 2-3 metri) che vanno su rotaia: il prezzo varia in base a velocità, comfort, sicurezza. Ci sono gallerie più economiche con delle specie di tapis roulant, ma sono lentissime e insicure, in genere vengono usate per le merci.

“No, sempre stato in questa buca: mai visto nessun altro posto. E chi se lo può permettere, un viaggio?”

postato da liczin | 17:30 | commenti
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13 – Abitazioni

Gli appartamenti sono molto piccoli, in genere mono o bilocali. Ovviamente la grandezza delle abitazioni cresce ai piani alti. Per far sembrare più grandi le abitazioni si usano (i ricchi) le “porte”.

Una casa così grande l’aveva vista solo in televisione; lei doveva averglielo letto in faccia: “Una casa così grande l’aveva vista solo in televisione, non è vero?”

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14 – Porte

Per far sembrare più grande la propria casa si mettono sulle pareti delle “porte”, che sono vetri che fanno passare la luce molto lentamente. Una porta di qualche centimetro di spessore può durare anche un anno (nel senso che la luce, e quindi l’immagine, impiega un anno per attraversare il vetro).

Le porte sono tenute “in carica” su stanze lussuose (cioè “recepiscono” l’immagine di una stanza e poi, una volta istallate, dànno l’illusione di essere effettivamente porte aperte su una sala lussuosa).

Esistono porte che in realtà sono schermi televisivi, ma sono considerate molto kitsch.

postato da liczin | 17:31 | commenti (1)
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15 – Esterno

Non è chiaro cosa ci sia fuori, in superficie. Era post-atomica, inquinamento, forse siamo su un altro pianeta: i critici e i fan si sono sbizzarriti a immaginarlo. Fatto sta che nessuno ci andrebbe mai (forse addirittura solo un pregiudizio).

“Chi piffero vorrebbe andare fuori?”

postato da liczin | 17:31 | commenti
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16 – Monaci

Si dice che comunità di “monaci” vivano in superficie, ma forse è solo una leggenda. “Monaco” è quasi un sinonimo di “squilibrato”, anche se per qualcuno ha una sfumatura quasi affascinante.

postato da liczin | 17:31 | commenti (1)
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17 – Modi di dire

“Sapere dove si ha l’asciugamano”: essere un tipo in gamba (da “Guida galattica per autostoppisti”)

“Essere un tipo con gli spilli”: essere un tipo in gamba (origine incerta)

“Essere fermo”: essere tonto, lento di comprendonio.

“Salto!”, “Fischio!”, “Mungo!”: esclamazioni generiche.

“Avere la schiena liscia”: montarsi la testa (avere gli abiti non sponsorizzati, o forse non avere traccianti, essere libero da impegni e debiti).

“Portarsi le finestre addosso”: essere in pericolo (origine incerta).

“Sentire l’ovest”: sragionare, dare i numeri (origine incerta).

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lunedì, 15 dicembre 2008

 

18 – Tubi fotici

Tubi che portano la luce e l’energia da un qualche dove.

I tubi fotici funzionano in modo vagamente idraulico. L’estremità del tubo arriva nell’appartamento (ed ha diversa portata a seconda della sezione) e lì valvole e switcher smistano la luce e l’energia ai diversi ambienti e apparecchi.

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19 – Danno

Non esistono reati in sé. Però chiunque si può rivolgere ad una agenzia di giustizia se si ritiene danneggiato da un altro, che, se condannato, dovrà risarcirlo del danno; quantificato dal giudice.

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20 – Agenzie di giustizia

Tribunali privati (nulla è pubblico) che amministrano la giustizia su richiesta delle parti interessate.

Se danneggiato e accusato non si trovano d’accordo su quale agenzia consultare si possono rivolgere a due agenzie diverse, che giudicano congiuntamente.

Le agenzie affidano le indagini agli investigatori, che contrattano il compenso volta per volta.

Nel caso in questione nessuno ha sporto denuncia, ma c’è la possibilità che spunti un danneggiato e la ricchezza della vittima fa sperare in una buona percentuale; così l’agenzia di giustizia procede di sua iniziativa sperando di aggiudicarsi il caso.

“Un danneggiato potrebbe spuntare. Ma è un rischio per me: non ti posso offrire di più.”

postato da liczin | 00:22 | commenti (1)
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21 – Pozza

In fondo alla buca c’è un laghetto marcio e puzzolente dove si buttano (o cadono) le cose che nessuno vuole.

Gli abitanti dei piani molto bassi hanno l’odorato completamente annullato, altrimenti non potrebbero resistere.

Si affacciò con cautela, dal basso saliva l’odore marcio di rifiuti, piscia e morte che trasudavano dall’imbuto della buca.

postato da liczin | 13:32 | commenti
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22 – Muziti

I fedeli di Muzi, dea-madre, vivono in fondo alle buche per stare più vicini alla fonte del calore e della vita. Il loro simbolo è un cerchio rosso in campo chiaro.

postato da liczin | 13:34 | commenti
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23 – Ninopka

Ninopka era il suo vero nome, ma tutti lo chiamavano Capitan Perillo, certo non in sua presenza. Era per lui un motivo di perpetua irritazione. Si dice che abbia visto molti posti in gioventù, e che sia stato addirittura all’esterno.

La cosa più notevole della sua faccia era che non aveva zigomi, al loro posto un vago alcunché.

postato da liczin | 13:34 | commenti
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