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lunedì, 26 novembre 2007  

L’invalido non valido

A proposito della vicenda del capo dei vigili di Roma, sollevato dal proprio incarico perché beccato in divieto di sosta con un permesso invalidi scaduto. È una di quelle storie che piacciono a tutti: “il vigile multato” sa di nemesi. (Specialmente perché in Italia – non so altrove – subiamo le multe come vessazioni e non come punizioni meritate per infrazioni effettivamente commesse.)

Formica ha notato l’ingenuità del tizio: è ovvio che il primo dei Vigili è tenuto d’occhio da tutti i cittadini (che non aspettano altro che di coglierlo in fallo) e in più il suo sindaco è in piena campagna elettorale, quindi è ovvio che prenda provvedimenti spettacolari.

Ugola ha colto il fatto che contro l’amministrazione pubblica il cittadino si rivolge alla stampa (Il Messaggero nella fattispecie, in altri casi a trasmissioni televisive: segno di fiducia nella stampa e sfiducia nelle istituzioni).

Basettoni ha colto l’occasione per sottolineare l’aspetto etico: il comandante della Polizia Municipale ha esposto il contrassegno invalidi e questo è segno che voleva fare il furbo, quindi è stato disonesto (non distratto o pigro a cercare parcheggio, ma disonesto).

Il contrassegno invalidi non dà il diritto a fare il comodo proprio, ma ad avere certi accessi quando si trasporta un invalido, tant’è che utilizzarlo quando l’invalido non c’è è disonestà, è una cosa eticamente sleale. Si sa che “così fan tutti” e che in questo modo si evita la multa, ma è comunque disonesto: quantomeno si ruba il posto a chi ne ha bisogno davvero perché non può parcheggiare cento metri più in là, o non può parcheggiare stretto fra due macchine perché deve scaricare una sedia a rotelle (è a questo che servono i permessi invalidi).

Non è il contrassegno ha dare certe licenze, ma la necessità dell’invalido: approfittarsene è disonestà.

sabato, 24 novembre 2007

 

Erostrato

A volte si ha il sospetto che Albertone e Zinga siano in combutta, e che Albertone tiri fuori delle domande assurde solo per dare a Zinga l’occasione di far bella figura.

Facendo un cruciverba è venuto fuori Erostrato, un antico greco, e Zinga sapeva chi era. Successivamente ne abbiamo riparlato ed è uscito che siamo in una specie di cultura “erostratèa” (come l’ha chiamata Zinga).

Allora pare che questo Erostrato fosse un ateniese che voleva passare alla storia (ora diremmo che voleva diventare un “famoso” perché ci accontentiamo della cronaca invece che della storia) e non sapesse fare niente di che, dovendo tra l’altro competere con gente come Socrate, Platone, ecc. Così, non esistendo i reality, ebbe la bella pensata di dare fuoco alla biblioteca di Atene (e poi si dice che i reality non servono…), e di premurarsi di far sapere a tutti che era stato lui: “Sì, ho incendiato io la biblioteca: Erostrato! Ditelo a tutti! Erostrato!”. Me lo immagino a sillabare il suo nome ai giornalisti.

Fatto sta che a parecchi secoli di distanza il suo nome compare ancora nelle enciclopedie, e quindi aveva ragione lui.

Con la televisione abbiamo, in piccolo, tanti piccoli erostrati, disposti a tutto pur di diventare “famosi” e famosi per il solo fatto di essere “famosi”: vengono invitati nei talkshow a parlare di tutto, vengono pagati per andare nelle discoteche o feste di paese e non fare niente, vengono pagati per indossare un vestito piuttosto che un altro, fanno i testimonial nelle pubblicità, ecc.

E il fatto è che, come Erostrato, hanno ragione loro.

 

 

La sindrome di Crimea

Nei libri di storia delle medie viene riportata come grande mossa diplomatica di Cavour la partecipazione alla guerra di Crimea. Col minimo sforzo (una manciata di carabinieri) l’Italia ha potuto sedere al tavolo dei grandi, e da vincitrice. Che furbata!

I governanti italiani, che non studiano storia oltre i bignamini, partecipano alle guerre (Serbia, Afghanistan, Iraq, per dire le ultime) per fare come Cavour in Crimea.

 

 

Guerre finite

Ma non ci avevano detto che eravamo andati in Afghanistan a liberarli dai talebani? Che avevamo tolto il burqa alle donne, che finalmente liberate ballavano il rock in minigonna? Che tutti erano contenti e sorridevano ai soldati occidentali?

Che ci abbiano raccontato delle balle?…

 

PS: quando si rifiuta il “ritiro unilaterale” (oggi Formigoni) si intende che anche gli afghani se ne dovrebbero andare?

 

 

I panda estinti

Il panda è in via di estinzione da decenni, e buon per lui (e per tutti) che esista ancora.

Il pensiero va talvolta agli insettini, ai vermetti, ai minuscoli crostacei che si estinguono tutti i giorni (e non esagero) senza che noi uomini gli abbiamo dato neanche un nome (e a ben pochi importa, dato che non ricordano gli orsacchiotti con il muso simpatico). Quando si dice che l’aspetto non conta…

 

 

Pistole fumanti

Io ne ho fatte cose che il normale buon senso non immagina neppure. Ridicole fotografie, imbarazzanti diari adolescenziali, racconti e persino una commedia che non ho il coraggio di rileggere, cazzate di livello assoluto, battute deprimenti. E tutti questi documenti è bene che siano perduti come lacrime nella pioggia, perché a metterli su internet, quando venissi coinvolto in un omicidio, sarebbero prove inoppugnabili della mia colpevolezza.
 

 

Filmosofia (2)

“Alla gente piacciono le riforme, forse dovremmo trovarcene anche noi un paio.”

“Ti riformo io a te disgraziato di un rammollito! Contro chi le proponiamo se siamo in carica?!”

(da “Fratello, dove sei?” di Ethan e Joel Cohen 2003)

Nel film (tra le altre cose) c’è un governatore che corre per la rielezione e teme l’avversario, che fa un’efficace campagna che punta sulle riforme.

In Italia quasi tutti i politici che parlano di riforme (elettorale, della Rai, ecc.) hanno già avuto la possibilità di farle. E non le hanno fatte (o talvolta le hanno fatte male).

 

 

Filmosofia (1)

“Robaccia giapponese da quattro soldi…!”

(da “Il dormiglione” di Woody Allen 1973)

Dovendo commentare il film con le note in calce bisognerebbe spiegare che all’epoca i giapponesi erano considerati come ora i cinesi: imitatori senza qualità che puntano solo sul basso costo.

Ora che il Giappone è all’avanguardia tecnologica, vogliamo rivedere i luoghi comuni sui cinesi in prospettiva futura?

 

 

SAC (Sindrome da Acronimia Convulsiva)

È insito nell’uomo il bisogno di spiegare il perché dei fenomeni, questo spiega lo sviluppo e la diffusione di cose come la SBM (1) che spesso si intreccia con la SSDR (2), con la PS (3) ecc., quasi tutte queste discipline sono poi riconducibili alla SET (4) per cui chi è interpellato come “esperto” non ha mai la coscienza di dire “non lo so” o “non conosco abbastanza il fenomeno” o anche “la cosa è troppo complessa per essere spiegata in dieci secondi a chi non ha una precedente preparazione specifica” e sono caratterizzate dalla produzione di abbondante FID (5).

 

(1) Sociologia a Buon Mercato

(2) Sociologia Senza Dati Reali

(3) Psicologia da Salotto, o Semplificata, o Schematica

(4) Sindrome da Esperto in Televisione

(5) Fuffa Inutile e Dannosa

 

 

Il laig (gialli alla rovescia)

A seguire le cronache dei delitti si ha l’impressione che l’andamento delle indagini sia inverso (ma avviso subito che è una questione giornalistica, di solito gli investigatori sono meno tonti di come ce li dipingono).

C’è un omicidio, ed entro uno o due giorni i telegiornali ci dicono chi è la vittima, chi l’assassino, come-dove-quando-perché è stato.

Passa una settimana e la posizione dell’assassino si fa più sfumata, le prove schiaccianti non sono così schiaccianti, l’alibi forse non è così fasullo. Da “assassino” si passa a “indagato”. Si attendono i risultati degli esami del dna (il dna piace moltissimo ai giornalisti).

C’è un altro sospettato, si verificano gli alibi.

Il cerchio si allarga, non si parla più di prove ma di indizi.

Si brancola nel buio, si scava nella vita della vittima alla ricerca di un movente.

Non si esclude nessuna ipotesi.

 

PS: e se i giornalisti lasciassero lavorare gli inquirenti senza avventurarsi in rivelazioni azzardate (e contraddette dopo due giorni)?

 

 

Scienze esatte

Il bello delle statistiche è che possono dimostrare qualunque cosa.

Il nostro specialista (o dovrei dire fissato) in matematica, Algebra, ci spiega che non bisogna credere alle statistiche dei giornali.

Lo statistico Pinco va a intervistare mille eroinomani e chiede quanti di loro hanno cominciato con hascisch e marijuana, e ottiene il 98%, così il suo committente può dimostrare la pericolosità delle droghe “leggere”, in quanto prologo (al 98%!) delle droghe pesanti.

Lo statistico Pallino va a intervistare mille persone qualsiasi e chiede quante di loro ha mai provato le droghe leggere, e tra questi quanti sono passati a quelle pesanti; otterrà che solo il 9% di chi ha provato le “canne” è passato alle droghe pesanti: il suo committente sarà contento di dimostrare che le droghe “leggere” non sono così pericolose. Anzi, per strafare, lo statistico Pallino va dai mille eroinomani già intervistati da Pinco e chiede quanti di loro hanno cominciato, ancor prima che con le “canne”, con le sigarette di tabacco, e ottiene quasi il 100%!

Il colpo di scena finale è che Pinco e Pallino sono la stessa persona, che in base al committente fa la statistica richiesta.

 

PS: le percentuali sono messe a occhio.

PS: nel titolo di questo post “esatte” è il participio passato di esigere.

 

 

Cattivi di turno

In principio erano i meridionali.

Sono stati i marocchini (termine spesso comprendente anche egiziani, tunisini, algerini e chiunque fosse di pelle caffellatte); poi sono stati gli albanesi che erano i colpevoli di qualsiasi furto, aggressione, reato comune; ora sono i rumeni che si incaricano di tutte le violenze.

Ora ci si chiede: che fanno i cattivi quando non sono più cattivi?

Ha risposto Nasica: gli albanesi fanno i ballerini televisivi.

E chi saranno i prossimi?

Qualcuno qui punta sui sudamericani (non so perché, i peruviani e i venezuelani).

 

 

Farmacisti e farmacisti

Frasca – Ma perché i farmacisti si oppongono alla vendita di medicine nei supermercati?

Indio – Per garantire i clienti della professionalità.

m. – Ma anche nei supermercati per vendere le medicine ci dev’essere un dottore farmacista abilitato.

Frasca – E allora perché protestano? Anzi, sono posti di lavoro in più.

Zinga – C’è un malinteso. I farmacisti che protestano sono i proprietari di farmacia, che protestano in quanto imprenditori, non sono i dottori in farmacia.

Formica – Un po’ come quando i tassisti si oppongono a nuove licenze anche se i taxi sono troppo pochi; un po’ come i benzinai (i proprietari di pompe, non i dipendenti); un po’ come tutti gli imprenditori italiani che godono di una qualche protezione pubblica, che inneggiano al libero mercato ma non vogliono affrontarlo.

Fischio – Da quando la sinistra è favorevole al libero mercato?

Formica – Da quando i liberisti sono per il controllo pubblico del mercato?

Fischio – Si difendono migliaia di lavoratori italiani.

Formica – Da chi si difendono? Notai, tassisti, farmacisti (proprietari di farmacia), ecc. non temono la concorrenza internazionale, vogliono solo difendere dei privilegi.

Fischio – E se tu fossi tassista?

Formica – Che c’entra col bene comune?

Fischio – Andresti contro il tuo interesse per il “bene comune”? è proprio vero che siete dei coglioni!

Formica – Se l’alternativa è pensare al proprio interesse a scapito degli altri, sì, politicamente sono un coglione. E i tuoi politici a quale interesse pensano, il proprio o quello di tutti?

Indio – I politici sono tutti uguali, pensano solo a sé stessi.

(…)

E qui come si nota il civile dibattito è degenerato in scambio di insulti, come càpita.

giovedì, 22 novembre 2007

 

Voci lontane sempre, sempre presenti

I ragazzi dei call center mi chiamano volentieri. E lo fanno continuamente, premurandosi di comunicarmi l’ultima offerta di Sky, preoccupati che io paghi ancora il canone Telecom, offrendomi tariffe speciali (solo per me!) per il telefonino, proponendomi acquisti di surgelati, formaggi, vini, servizi di manicure e molto altro.

Io sono una personcina ammodo e educata: quando si presentano li saluto, li tratto con garbo, parlo con loro serenamente magari facendo due battute e anche se non compro mai nulla ci salutiamo con calore e mi ringraziano moltissimo (e tempo qualche giorno mi richiamano ancora…)

 

L’altro giorno la signorina Francesca (o altro nome, non li ricordo quasi mai) si presenta, io le faccio “buonasera” e di là rimane il silenzio, dopo qualche secondo ripeto “buonasera” e di là la signorina Francesca “Mi scusi, è che di solito mi dicono ‘buonasera’ e riattaccano.”

 

Che razza di rospi irosi e depressi rispondono al telefono?

 

Preferisco gli accenti del sud, perché in genere sono più disposti alla battuta; quelli del nord tendono a essere troppo professionali o addirittura aggressivi (gli aggressivi mi indispongono); e poi ci sono gli accenti stranieri, e mentre ci parlo mi chiedo se sono servizi delocalizzati in Albania o Romania oppure se sono i lavoratori a essersi delocalizzati fino a qui dall’Ucraina o dallo Sri Lanka, per finire in un call center (che è pur sempre un posto seduto al caldo); le voci straniere sono le più sorprese che qualcuno dialoghi con loro, e a volte si sente che non sanno come reagire, ed è proprio con quelle che mi piace essere ancora più gentile (sono fatto così).

D’altra parte i ragazzi dei call center sono persone, basta ricordarselo.

 

 

Nuovo! Da oggi nella nuova confezione!

Avete presente quella vecchia barzelletta della scommessa sui cavalli al cinema?

Due amici guardano un vecchio film in cui c’è una corsa di cavalli: scommettono due euro, poi il vincente dice “scusa, non darmi niente: avevo già visto questo film”. L’altro “anch’io l’avevo già visto, ma oggi l’altro mi sembrava più in forma.”

 

Berlusconi annuncia la fondazione di un nuovo partito, sfruttando una struttura preesistente, presentandosi come novità “anti-politica” nel”polveroso” panorama politico italiano. Il nuovo partito si basa su piccoli nuclei organizzati di cittadini.

 

Secondo voi stiamo parlando della fondazione del Partito del Popolo delle Libertà (o come altro si chiamerà) o di Forza Italia?

La struttura preesistente è Forza Italia o la Fininvest?

I piccoli nuclei di cittadini sono i Circoli della Libertà o i Club di Forza Italia?

 

L’on. Berlusconi ci sta propinando una replica. Con l’aggravante che tra i “professionisti della politica” contro cui si scaglia c’è lui stesso e ci sono persone con cui collabora da quattordici anni.

 

Ora vorrei rivolgermi a quel 3-4% che, secondo i sondaggisti, non votava Forza Italia e voterà il nuovo partito. Il cavallo è lo stesso, e state rivedendo lo stesso vecchio film.

mercoledì, 21 novembre 2007

 

Il solito fraintendimento

Quando l’on. Berlusconi annuncia “un partito che nasce dal basso” non intende l’espressione di un movimento popolare in cui i promotori si mettono sullo stesso piano degli altri, che si riunisce e sceglie democraticamente i suoi rappresentanti e leader, che si riconosce in idee comuni e tramite il dibattito individua obiettivi e programmi.

Quando l’on. Berlusconi annuncia “un partito che nasce dal basso” ha in mente (come già con Forza Italia) un leader (sé stesso) che organizza una struttura in cerca di elettori.

Quando l’on. Berlusconi annuncia “un partito che nasce dal basso” fa solo dell’autoironia sulla propria statura.

martedì, 20 novembre 2007

 

Il Casino delle Libertà

L’opposizione è allo sbando, tutti contro tutti in un turbinio di insulti. Berlusconi è addirittura contro al suo partito (il partito più personalista del mondo). Eppure i telegiornali non parlano di “divisioni”, “spaccature”, “dissidi inconciliabili” come fanno con il centrosinistra per ogni minima differenza di opinione.

È una rissa e la chiamano “dibattito chiarificatore”.

Ciononostante è una rissa.

Casini ha detto cose stasera al TG1 su Berlusconi (in pratica ha detto che Forza Italia è un partito vuoto basato su populismo e pubblicità, tra l’altro) che c’è da chiedergli com’è che è stato suo alleato fino ad adesso.

Berlusconi rinnega il maggioritario (sostenuto fino alla settimana scorsa), apre al dialogo con il PD (improponibile fino a tre giorni fa), addirittura ventila la possibilità di un governo “di grandi intese” con il PD, fa i salti mortali, ride, grida, mancano solo le convulsioni e un duetto con un mezzosoprano.

Fini prende le distanze da Berlusconi e dai suoi partiti con il contegno di chi rifiuta un accoppiamento carnale con uno yak.

E se andassimo alle elezioni adesso (come continua a richiedere l’opposizione, convinta che questo sia il suo ruolo), con la corrente legge elettorale (che il centrodestra ha fatto senza dialogo con l’opposizione)?

E se Prodi si dimettesse domattina?

 

 

Grottesco stasera

Studio Aperto (Italia 1) trasmette in diretta la dichiarazione di voto di Forza Italia al decreto fiscale alla Camera, poi passa decisamente a “Camera Caffè”; l’intervento del Partito Democratico è del tutto ignorato.

Questa è l’idea di informazione corretta che hanno alcuni potenti in Italia (e in diversi altri paesi, in genere dove la parola “democrazia” è sconosciuta).

 

 

Doppi lavori usuranti

Sarà che sono abituato a pensare al lavoro come una cosa per cui si parte da casa la mattina e si torna stanchi la sera (anche senza essere pendolari da due ore di treno o minatori, basta fare gli impiegati, o i commessi).

Il manager privato Fedele Gonfalonieri (presidente Mediaset) si è diplomato al Conservatorio: cosa che implica molto studio e molto esercizio; complimenti a lui, io non avrei mai trovato tempo ed energie. Il manager privato Luca Cordero di Montezemolo è contemporaneamente presidente della Ferrari, di Confindustria, dell’Ente Fiere di Bologna ed ha svariati altri incarichi, tutti (apparentemente) molto impegnativi (e tutti, a occhio, molto retribuiti). Non sarà che tutti questi lavori in realtà non sono così impegnativi? Non sarà che i lavori sono retribuiti di più quanto meno sono faticosi?

Qui interviene Fischio. Non è la quantità di lavoro, ma la qualità: questi manager prendono decisioni importanti, si prendono enormi responsabilità e in base a queste vengono retribuiti: il minatore si prende poche responsabilità e in proporzione viene retribuito. Inoltre i bravi manager sono pochi, quanto ai minatori, uno vale l’altro.

È proprio vero: il problema dei minatori è che uno vale l’altro. Lo sanno bene quelli che hanno rilevato per due soldi le miniere ex-sovietiche e non ci hanno investito un copeco in ammodernamento e sicurezza (“nonostante siano state privatizzate” ironizza involontariamente il TG).

liczin | 21:04 | commenti
 

 

Delitteratura

A proposito di crimini e delitti, Zinga, che è più cinico di me ma con più memoria, mi ha ricordato una lettura della nostra gioventù (ci conosciamo da un bel pezzo io e lui): “L’omicidio come una delle belle arti” di Thomas de Quincey. Ricercandolo nelle seconde file delle mie librerie l’ho ritrovato accanto ad un libro che mi ero dimenticato del tutto, “Il club dei parenticidi” di Ambrose Bierce.

 

Coro greco: “I libri, infidi scritti irti di cinismi.”

 

 

Un vantaggio dei telefonini

Non ho simpatia per i telefoni cellulari, ma neanche odio, e ne riconosco i vantaggi. Per esempio da molti anni non ho più visto le scene una volta comuni, del giovane stronzo che arrivava in auto sottocasa della fidanzata o dell’amico e per avvertire che era arrivato suonava il clacson (cosa piacevole per l’intero palazzo, specie la domenica di prima mattina).

Adesso i giovani stronzi che arrivano in auto sottocasa della fidanzata o dell’amico avvertono tramite telefonino (magari mentre ancora guidano, così si guadagna tempo).

 

Coro greco: “Citofonare no, eh?”.

 

 

A domanda risponde

Io spero di non venire mai interrogato dalla Polizia su nessuna cosa, perché senz’altro cadrei in contraddizioni (mi capita, specialmente sotto stress). Probabilmente mi farei degli anni di carcere prima di dimostrare che quando hanno sparato a Lincoln io non ero lì.

 

Coro greco: “Beccaria, Beccaria, per antico che tu sia…”

 

 

La terra ai terrestri!

Quelli (i leghisti, per fare un esempio) che parlano di migrazioni, di controlli, di ingressi, di blocchi alle frontiere, difese dell’identità, ecc. spesso non tengono conto di una semplice cosa: le migrazioni sono inevitabili.

Si spostano gli uomini, si sono sempre spostati, si spostano gli animali, si spostano persino le piante (generazione dopo generazione), andando verso i territori più favorevoli. Qualunque barriera ai flussi è illusoria.

 

Coro greco: “Ignoranza: paradiso in terra.”

 

 

La posizione del missionario

Si parlava delle persone che si sentono in dovere di redimere gli altri. Tra queste troviamo le categorie “non fumatori”, “quelli a cui piace il pesce (o altri cibi, ma il pesce in particolare)”, “quelli che si svegliano presto la mattina e quelli che vanno a letto presto la sera”, ecc. (Frasca dice che la moglie cerca di convertirlo agli occhiali da sole a cui lui non è abituato.)

Questi missionari cercano di convincere gli altri che non è vero che la ciabatta fritta (per fare un esempio) è cattiva, ma anzi è buonissima, una squisitezza, una leccornia. Questi altri, che stanno benissimo senza mangiare la ciabatta fritta, sono costretti ad assaggiare (anche se l’hanno già assaggiata in passato, “ma non fritta come Dio comanda”) e a constatare che effettivamente continua a non piacergli. Il buon missionario non demorde: “è un gusto un po’ particolare, bisogna abituarsi”; al che l’altro pensa “perché devo mangiare una cosa che mi fa schifo nella speranza che forse a forza di insistere smetta di farmi schifo?” e anche “perché questo rompic*** non si fa i c*** suoi?”

Ma per il buon missionario il punto di vista dell’altro non conta: c’è una verità superiore.

 

 

Tettonica

Da una rapida statistica realizzata su un campione di maschi italiani adulti (i presenti in quel momento) è emerso che solo il 27,3% degli uomini ama i seni enormi (opzione “più ce n’è meglio è”), per il 63,6% sono preferibili seni pronunciati (gesto con la mano a semisfera), solo il 9,1% si è dichiarato a favore dei seni piccoli (scelta “coppa di champagne” e qui si è dovuto spiegare che non ci si riferiva ai flute); nessuno ha votato per le donne piatte (anche se Victoria Cabello ha incassato un apprezzamento da un presente).

La risposta di Albertone: “Eh, quante tette dovrebbe avere una donna… ma due, no?”

venerdì, 16 novembre 2007

 

Viva la nazionale!

Vi immaginate la nazionale ignorata da tutti? Eppure è così.

La nazionale italiana prosegue la sua striscia trionfale a forza di 3-0 in Coppa del Mondo e si guadagna così un trafiletto di sei righe nelle pagine interne vicino alla pubblicità di un callifugo; forse se vince il torneo otterrà quattro secondi (senza immagini) nel TG di mezzo pomeriggio.

Poi, forse (ma forse), faranno da pubblico ad una Domenica Sportiva e verrà loro richiesto per quale squadra tifano.

Vi sembra fantascienza?

Sto parlando della nazionale di pallavolo femminile.

 

Coro greco: “in bocca al lupo!”

 

 

Oscure geniali manovre (ogm)

Il geniale piano per far cessare la violenza negli stadi è quasi compiuto.

Per anni si è discusso come porre fine agli scontri fra tifoserie, ma già la strategia di lungo termine di un geniale e anonimo “grande vecchio” stava seguendo il suo corso. Le forze dell’ordine, con una lunga e laboriosa opera “ai fianchi” si formavano un’immagine di “nemico comune” che in questi giorni è sbocciata in tutta la sua grandezza. Abbiamo visto laziali e romanisti fianco a fianco, con un afflato comune, devastare e incendiare insieme, uniti e solidali; abbiamo visto “delegazioni” di tifosi di tutt’Italia cantare insieme l’inno nazionale col saluto fascista: che commozione!

Adesso che i tifosi sono tutti affratellati dalla causa comune il più è fatto: basta non mandare più Polizia e Carabinieri agli stadi (che è anche un bel risparmio per la comunità) e vedremo gli ultras dei colori più diversi abbracciarsi felici di rivedersi, congratularsi sportivamente per i rispettivi successi, darsi pacche sulle spalle e scambiarsi gli indirizzi (“non è possibile che ci vediamo due volte all’anno: devi assolutamente assaggiare le tagliatelle di mia moglie.”)

 

Coro greco: Che piano geniale!

 

 

Placebo

Algebra è talvolta insopportabile, ma gli va dato atto di una cosa: ha sempre detto, dall’inizio, che la patente a punti è una cazzata.

Era periodo di emergenza incidenti, era il problema più grave dell’Italia, poi si istituì la patente a punti e gli incidenti e le infrazioni calarono. Calò anche la tensione dei massmedia sulla questione e così incidenti e infrazioni si sono gradualmente riportate sulle loro vecchie posizioni. Segno che non è stata la patente a punti la cura, bensì il parlarne molto.

Questo Algebra lo aveva previsto dal primo momento.

 

Coro greco: L’acqua zuccherata, se chiamata “Sugaril plus” può fare miracoli.

 

 

Storie di scorie

Si parlava di centrali nucleari, sparando le solite cazzate disinformate che tutti dicono in giro (anche e specialmente in televisione).

Allora Zinga ha commissionato una ricerca ad Algebra. All’epoca del referendum c’erano in Italia tre centrali nucleari (pare, si va a memoria: una era a Montalto di Castro, un’altra sull’Appennino Tosco-Emiliano, e la terza?): supponendo che non ne venissero costruite altre (difficile), quante scorie (peso e volume) avremmo accumulato in questi vent’anni?

Algebra è in difficoltà a trovare i dati; qualcuno può aiutarlo?

 

Coro greco: “file not found”.

 

 

Serie serie

I telefilm del Dottor House hanno un gran successo, c’è chi non ne perde neanche una puntata, c’è chi scarica gli episodi da internet per vederli prima. Per una pletora di blogger (anche intelligenti, che seguo) è una serie di culto.

L’altra sera ho distrattamente seguito una serata facendo dei sudoku, credo tre episodi (in genere dei telefilm di successo uniscono un inedito con una o due repliche) e l’ho trovato niente di che. Tra l’altro c’era una profuga cubana che veniva curata con profusione di mezzi, e io mi sono chiesto: chi paga? Negli Stati Uniti non è mica come da noi che chiunque ha tutta assistenza medica proporzionata al bisogno, lì hai cure proporzionali ai tuoi mezzi.

 

La settimana precedente avevo provato anche a vedere una puntata di “CSI Miami” (ne avevo viste un po’ del primo, di Las Vegas, poi l’avevo perso di vista) e l’ho trovato insipido e persino fallato nell’aspetto investigativo: per esempio si trova l’accoltellatore con indizi fortunosi, quello confessa di aver usato d’impulso il tagliacarte e noi ci chiediamo “perché sul tagliacarte non c’erano delle banali impronte digitali?” e “com’è che in un festino esclusivo in una villa vigilatissima (contiene droga) entra un qualsiasi ragazzo in scarpe da tennis?” E visto che ci siamo anche: “com’è che il padrone di casa tiene una partita di droga in una “cassaforte” che in realtà è un falso libro appoggiato sul comodino (roba da Same-Govj) e perdipiù in una camera dove fa entrare degli estranei?”

 

Coro greco: che non piace veramente a nessuno c’è solo “La signora in giallo”.

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