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venerdì, 28 dicembre 2007  

Contropubblicità (1)

Già una pubblicità del parmigiano mi faceva questo effetto (quella pubblicità in cui un’eccezionale mucca veniva respinta dagli allevamenti dei formaggiai perché “non so cosa mangia!” Scemo: la fai stare nei tuoi allevamenti e poi lo sai cosa mangia! E poi una mucca così intraprendente non sfigurerebbe di certo al tuo posto!).

Ora in circolazione c’è la pubblicità di un prosciutto crudo, che fa solidarizzare con la signora che continua ad essere respinta dall’odioso salumiere perché chiede un generico “prosciutto crudo” invece del tale marchio.

Si tratta di una variante stupida di una pubblicità vecchissima in cui un cliente al bar chiedeva una bevanda (diciamo un vermouth) e un altro chiedeva una particolare marca (diciamo il Vermouth Pippo): il barista allora diceva lo slogan “il signore sì che se ne intende!”

Ecco, in quella di ora il barista non farebbe semplicemente capire che il Vermouth Pippo è meglio di un amaro qualsiasi, ma farebbe il prepotente, come quel salumiere antipatico col suo antipatico prosciutto Pippo.

 

 

Contrada nemica

Il signor Bruno Contrada, ex dipendente dello Stato con incarichi di massima fiducia, è detenuto perché condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa (fate conto il capo di 007 che lavora per Riina).

Ora il Contrada è malato e allora chiede la grazia. Questa richiesta non ha senso.

Per ragioni gravi di salute la pena può essere sospesa: è previsto dalle regole ed è prassi quotidiana per i detenuti che stanno molto male.

La grazia, invece, annulla la pena, e non si capisce perché dovrebbe applicarsi al caso in questione: caso gravissimo di tradimento dello Stato a favore della mafia da parte di persona di fiducia (Dante i traditori li mette nel posto peggiore dell’Inferno, in bocca a Satana). Non vorrei che un domani il detenuto guarisse e non lo si potesse riportare nella cella che si è meritato.

Spero che il Presidente Napolitano non ricorra a trucchi tipo il rimandare e prender tempo, spero che dica un NO chiaro e tondo.

 

nota: mi pronuncio sulla vicenda “per sentito dire” senza aver letto atti, sentenze, verbali processuali perché non si sta discutendo se è innocente o colpevole: è colpevole e lo ha detto l’unica autorità che può dirlo, la magistratura.

 

 

Un format di buon anno

Giorni di consuntivi consunti e di oroscopi altrettanto consunti, di disperata ricerca di una festa per capodanno, di parenti terribili, di noia e di fastidio. Giorni che se non fosse perché non si lavora non vedremmo l’ora di liberarcene.

Io rimango in attesa di un programma televisivo di oroscopi in cui i maggiori e più bravi astrologi vengano messi di fronte alle loro previsioni dell’anno scorso, a rendere conto dei loro vaticini sbagliati: col pubblico che può lanciargli addosso un pomodoro marcio ad ogni previsione sbagliata. Un modo allegro e colorato per ripercorrere i fatti e gli avvenimenti dell’anno passato.

Per contattarmi e comprare questo fantastico format: liczin chiocciola libero.it

 

Auguri di buon anno.

 

 

Ce lo meritiamo

Saranno le festività che rallentano le attività lavorative, ma non si capisce cosa aspetti Prodi ad andare al Quirinale a consigliargli di sciogliere le Camere (come presidente del Consiglio almeno un consiglio lo potrà dare). Forse aspetta dopo il messaggio di fine anno, messaggio che con gran tempismo vuole rovinare l’onorevole Dini, eletto nel centrosinistra e passato all’opposizione (senza che io abbia capito perché, ma io non faccio testo: leggo i giornali e guardo i telegiornali, come posso capirlo?).

Fatto sta che in Italia, non essendoci separazione fra i poteri legislativo ed esecutivo (checché ne dica la sessantenne Costituzione), non può esistere un governo che non coincida con la maggioranza parlamentare.

Quindi che si vada alle urne! Suppongo per constatare che l’Italia, politicamente, in questo momento non è in grado di esprimere una maggioranza: né a sinistra (sia pure per pochi voti, ma in futuro chissà), né a destra (in rissa), né al centro (che non esiste, ma forse col fatto che gli italiani non lo sanno…)

È il ritorno della Democrazia Cristiana?

La cosa più terribile è che qualunque cosa sarà ce la saremo meritata.

 

“Ce lo meritiamo, Dini! Ce lo meritiamo!”

lunedì, 24 dicembre 2007

 

Uno su mille non ce la fa

Teniamo conto che la vita è cinica.

Diciamo che ogni italiano, una volta all’anno, tiri 8 dadi e nel caso che risultino tutti assi muoia all’istante. Le probabilità che capiti a ciascuno sono basse (una su un milione seicentomila circa), ma le probabilità che capiti a qualcuno sono alte: facilmente ogni anno morirebbe qualcuno (in media 35 persone, che apparentemente è un numero altissimo). Con circa cinquantasei milioni di persone è facile che casi anche improbabili capitino.

Un’infezione banale in ospedale, una morte evitabile che ha una probabilità scarsa (diciamo uno di un milione) diventa prevedibile su un altissimo numero di casi. Certo non ci si rassegna, specialmente se capita a qualcuno che ti è vicino, (“perché proprio a me?”) ma è così.

Il male capita.

 

Il problema è che i dadi si comprano: un ricco di dadi ne tira venti/trenta/cento, un disgraziato (un immigrato costretto a fare il manovale al nero, un precario col mutuo da pagare) non se ne può permettere che tre o quattro.

Buon Natale.

 

(grazie a Algebra e Zinga)

mercoledì, 19 dicembre 2007

 

E io me ne trovo una più bella e più giovane! Tie’!

Già in campagna elettorale il presidente Sarkozy aveva fatto una messinscena di amore e serenità familiare con la bella moglie: finzione durata ben poco dopo l’elezione.

Adesso, dopo il minimo di pausa, il presidente Sarkozy ostenta di accompagnarsi con la bella signora Carla Bruni (già bella di professione e ora bella e basta).

Non vi puzza di messinscena? E non vi inquieta che un capo di stato debba preoccuparsi della sua immagine di macho vincente?

 

 

Amore e ginnastica

A proposito di sport(?).

Immaginatevi il dibattito: “Alla luce delle fotografie di nudo diffuse in questi giorni: la nuotatrice francese Laure Manaudou è così bella?”

Per semplicità sintetizzo il dibattimento dividendolo su tre punti.

Viso. L’emiciclo si è diviso: c’è a chi piace e a chi no. Si fa notare che in genere la si vede in genere nelle condizioni peggiori: senza trucco, con i capelli annullati da una cuffia di gomma, con l’espressione tesa per la gara o per la stanchezza. Per contro ha i tratti un po’ troppo spigolosi (“la figlia di Frankenstein”), però può contare sulla cosiddetta “bellezza dell’asino” (a quell’età siamo tutti più belli). Diciamo che la valutazione è rimasta in bilico.

Corpo. Unanime bocciatura degli addominali scolpiti (come sportiva è un altro discorso, qui si parla della ragazza), c’è qualche apprezzamento per il fisico slanciato e (ci fidiamo) tonicissimo. L’impressione è che farebbe miglior figura vestita, la maggioranza preferisce donne più “a forma di donna”. Valutazione leggermente negativa.

Resto (come chiamarlo? Appeal?). La signorina si gioca qualche frazione di punto per la simpatia, però dalle foto pare una ragazza piena di vita a cui piace divertirsi (tra gli interventi riferibili “una che la dà bene”, figuratevi gli altri). La maggioranza sarebbe favorevole a un flirt (“’na botta, volentieri” – “tu ‘na botta la daresti anche a un muflone” – “sì, ma solo se femmina.”).  Valutazione complessivamente positiva.

Giudizio finale: sufficiente.

 

Battuta sottile di Albertone: più che nelle pagine dello sport dovevano parlarne nelle rubriche di costume.

lunedì, 17 dicembre 2007

 

L. e il suo censore

– Guardi, non se ne parla nemmeno: io non la censuro signor Luttazzi.

– Mi chiami dottore. Le ho mai detto che sono laureato in medicina?

– Ogni giorno.

– E che sono giornalista?

– Si rimetta in tasca il tesserino: me lo ho già mostrato altre volte.

– Vabbè. Ma lei non capisce: è che io devo essere censurato!

– Ma non ho intenzione di farlo. Perché dovrei passare da repressore?

– Guardi che dico cazzo, merda e piscio in trasmissione!

– Lo so benissimo. Anche mio nipotino ride tanto a dire cacca.

– Ma io dico merda.

– Non c’è differenza. E poi a chi vuole che importi?

– Ma mi guardi! Cosa sono io senza censura? Un seguace di maniera di Woody Allen da giovane. Uno che dice le parolacce. Uno che fa ridere.

– È il suo mestiere.

– Ma faccio anche il musicista: ho scritto le canzoni delle sigle, le ha sentite?

– Sì, anche mio nipotino ha una tastierina coi tasti colorati.

– Ma io ho anche il diploma…

– Metta via quella pergamena.

– E l’ha mai visto il mio brevetto da…

– Ma via! Basta!

– Vede? “Basta!” Lei mi vuol mettere a tacere, perché sono scomodo: un comico sottile, un artista contemporaneo, un…

– Noioso.

– Do fastidio ai potenti.

– Macché fastidio! A chi vuole che interessi quel che lei dice?

– Ma se lei non mi censura io sparisco nell’anonimato!

– Guardi. Io ho problemi di palinsesto. Qui alla Sette abbiamo quarantasette film e li facciamo vedere di continuo: con la spiegazione prima, alle due del pomeriggio, nel ciclo dedicato all’attore, e non ne possiamo comprare altri perché il mercato è chiuso da Berlusconi e dalla Rai. Programmi prodotti in proprio un tubo, perché qualunque cosa è un format e i format costano (e molti sono di Berlusconi che non li vende certo alla concorrenza). La pago per un programma e lei, cazzo, me lo fa. E io ci riempio un’ora, poi un’altra con le repliche, poi ci faccio altrettante puntate del “meglio di”, poi lo tagliuzzo in striscioline da due minuti che mando d’estate, eccetera. Ha capito?

– Forse è lei che non ha capito. Io le sto dando dei pretesti, lei faccia quello che vuole: ma qui sul contratto, a pagina nove, c’è scritto qui.

– E che c’è scritto?

– Che mi deve censurare e interrompere il programma. Ovviamente l’ho scritto chiaramente. Non sono mica fesso io! Gliel’ho mai detto che sono laureato in medicina?

venerdì, 14 dicembre 2007

 

Non tutti gli scienziati riescono col buco

Dopo lunghi studi sono riusciti a clonare e a far crescere dei gatti ogm, con la pelle fosforescente.

I gatti fosforescenti non servono a niente, sono un esercizio. Questo dovrebbe permettere in futuro di generare gatti con malattie genetiche e sperimentare delle terapie.

Se avessero speso lo stesso tempo, gli stessi soldi, le stesse energie per studiare direttamente le malattie forse adesso sarebbero più avanti. E in più avrebbero risparmiato a dei gatti questa vita da fosforescenti (forse non tutti sanno che i gatti hanno una sensibilità visiva molto diversa dalla nostra, voi come stareste se la vostra pelle facesse un rumore continuo?), ai prossimi probabili gatti una vita da malati vivisezionati e infine a noi questi spettacoli agghiaccianti.

Quanto all’utilità di sperimentare i farmaci sugli animali: beh, voi siete rassicurati a sapere che gli psicofarmaci che vi prescrivono funzionano benissimo sui topi depressi?

Lo è chi ha il cervello di un topo.

 

 

Battutona

“Fabio Capello è andato a Londra per firmare fino al 2010.”

“O che nome lungo ha?”

Battutona di Albertone.

mercoledì, 12 dicembre 2007

 

Taxi di interesse

Notiziola curiosa e simpatica: pare che il più volte ex campione del mondo di Formula Uno (nonché uno degli sportivi più ricchi del mondo, tedesco ma residente in Svizzera) Michael Schuhmacher fosse in ritardo per andare all’aeroporto a ritirare un cagnolino (pare un pastore australiano) per i figlioletti. Che tenerezza! Allora ha chiesto al taxista di poter guidare lui, per arrivare in tempo.

Il taxista, entusiasta, racconta che i trenta chilometri sono passati in un lampo, come se non ci fossero state curve, con sorpassi incredibili. L’esperienza più incredibile della sua vita.

Che notiziola curiosa e simpatica: campione di Formula Uno che guida il taxi (come nello spot pubblicitario!). Con anche il particolare tenero del cucciolo e dei figlioletti!

Allora pare che io sia l’unico a pensare che su trenta chilometri di strada tedesca abbia sfrecciato un folle a velocità pazzesca, zigzagando tra normali automobili piene di automobilisti con le loro famigliole, ignari di trovarsi su una via di mezzo tra Hockenheim e un set cinematografico (solo con il vero, reale ed effettivo rischio di un schianto con morti e feriti).

Più che un tenero sorriso questa notizia meriterebbe il ritiro della patente a vita. Tanto per fare capire che la legge è uguale per tutti, per esempio.

 

 

Non sono razzista, però…

Il bello di questa frase (e altre analoghe) è che è autonegante, nel senso che introduce sempre (proprio sempre) un ragionamento razzista.

Altri esempi: “Non ho niente contro gli…”, “Ho dei carissimi amici che sono…”, da completare con “omosessuali”, “meridionali”, “extracomunitari”, ecc. e che fanno da prologo ad un violento attacco razzista alla categoria.

 

 

La botte piena e la moglie curata (vogliamo tutto e lo vogliamo gratis!)

In Italia la Sanità è garantita a tutti i cittadini a spese dello Stato, anzi a essere precisi a spese delle Regioni (per le quali la Sanità è di gran lunga la voce principale del bilancio).

Così si fa una quantità incredibile di esami inutili perché così i pazienti stanno più tranquilli e i medici si parano il culo (scusate l’espressione tecnica, potete chiamarla “medicina difensiva” se volete, ma il concetto è quello) per eventuali azioni legali: ogni volta che al TG2-33 o a Elisir si parla di un nuovo esame ondate di perditempo si riversano dai medici curanti per farselo prescrivere. Tanto la visita non si paga, l’esame non si paga, insomma è come prendere il gadget regalo solo perché è omaggio (poi si arriva a casa e si butta via), una tac in più non si nega a nessuno. (E tanto meglio se la Regione paga direttamente i laboratori d’analisi privati: vere macchine da soldi. Perlopiù soldi pubblici, cioè nostri.)

Il risultato è che le Regioni hanno problemi di bilancio e sono costrette ad aumentare le tasse (e/o i ticket) e/o a diminuire i servizi, e le liste di attesa si allungano per mesi e mesi.

 

La prossima volta che vi lamenterete per le tasse, i ticket, le liste d’attesa, la scarsità di personale ospedaliero, mancanza di un letto, ecc. pensateci. Non è la sola causa dei problemi della Sanità, ma non è poco.

martedì, 11 dicembre 2007

 

La radice cubica di Dio

Algebra se n’è venuto fuori con una scoperta: una figura con un lato solo (una circonferenza) inscritta in una figura con due lati uguali (una specie di mandorla, a formare un occhio) inscritta in una figura con tre lati uguali (un triangolo equilatero) formano uno dei più famosi simboli di Dio.

Carino, tra l’altro evocativo della Trinità e del numero perfetto (che a quanto conferma Zinga non è il tre, ma il sei in quanto somma e prodotto dei suoi fattori primi).

 

PS: il titolo non c’entra nulla, però mi piaceva: sembra il titolo di un racconto di fantascienza degli anni ’60.

Secondo Algebra la radice cubica di Dio non può essere che Dio stesso, dato che Dio è l’insieme infinito che contiene tutti gli insiemi, compreso sé stesso.

Zinga ha detto che è panteismo, Albertone che è insie-mistica.

 

 

Dio riconoscerà i suoi?

Vicino Firenze un parroco ha annunciato che sposerà un uomo e una donna (già sposati civilmente). La notizia è che la donna è nata uomo, è un transessuale.

L’obiezione è che la donna aveva ricevuto battesimo e prima comunione da uomo.

Embè?

L’abitudine a vedere Dio come vecchio canuto avrà convinto qualche cattolico che l’età infinita l’ha pure rincoglionito?

 

 

Nuovi arlecchini

Quasi non passa serata televisiva che Marco Travaglio non faccia qualche apparizione in programmi giornalistici, satirici, talkshow e varietà. Il suo personaggio del “Giornalista Scomodo” è diventato una maschera del “teatro dell’arte” televisivo (come “il Politico Comunista”, “il Criminologo”, “la Bella”, ecc.); arriva al proscenio, esibisce le sue “Scomode Verità”, il programma si dà un brivido e tutti applaudono.

“A Trava’! Vie’ qua: facce ride!”

lunedì, 10 dicembre 2007

 

La ballata di GP

Questa è la storia di GP, che ogni mattina va a lavorare in bicicletta.

E siccome lavora in un negozio fa orario di negozio. E in questi giorni di sottonatale lavora sabato, domenica, e tutte le ore e anche di più.

Lunedì scorso un crac e la ruota di dietro si è piegata sulla forcella: il pignone, i cuscinetti, non so bene cosa ha ceduto che non può riparare da sé. Così da più di una settimana va a lavorare a piedi. Perché quando il negozio di biciclette è aperto lui lavora. E andrà avanti così fino a chissà quando. Perché GP vive da solo, e non ha un domestico che gli sbriga le commissioni.

 

PS: e quando si ammala? L’INPS pretende che entro 48 ore dall’inizio della malattia il lavoratore gli porti il certificato o glielo spedisca per raccomandata: ma se il lavoratore è malato come fa a portare o spedire il certificato?

domenica, 09 dicembre 2007

 

Guerredimenticate (tutta una parola)

Capita, ogni tanto, che i giornali e i telegiornali ci parlino delle “guerre dimenticate”, e le chiamano proprio così: “guerre dimenticate”, come se l’oblio fosse una loro caratteristica intrinseca e non dipendesse dal fatto che sono ignorate da giornali e telegiornali. Basterebbe che ci aggiornassero sulla situazione con la stessa frequenza (o anche la metà) con cui ci riferiscono del delitto in corso e non sarebbero “dimenticate”.

D’altra parte vanno capiti anche i giornalisti, che non possono dare tutti i giorni la stessa notizia (“continua la guerra in Xxx: anche oggi i soliti 100-200 morti fra militari e civili negli scontri a fuoco e attentati”), dopo un po’ il pubblico si annoia e la pubblicità si vende peggio.

sabato, 08 dicembre 2007

 

L’immigrazione ai tempi della Bossi-Fini (cioè oggi)

Si prepara un altro “flusso” di immigrati secondo la legge Bossi-Fini, che l’attuale maggioranza non ha modificato (assumendosene così la corresponsabilità).

Magari non tutti sanno come funziona, a me l’ha spiegato Nasica (che nel 2006 ha compilato la domanda).

Il datore di lavoro in Italia fa domanda per uno o più lavoratori stranieri, la domanda può essere nominativa o numerica; la Prefettura controlla la domanda ed eventualmente concede il nullaosta (dopo un annetto), che il lavoratore deve ritirare al consolato italiano nella propria città (entro sei mesi). Col nullaosta il lavoratore può entrare in Italia.

Ora, ci sono dozzine di perplessità su questo meccanismo, ne accenno alcune.

Se ho bisogno di una badante per mio nonno malato posso fare domanda e poi aspettare più di un anno? E se si tratta di un docente universitario, o di un calciatore di serie A (qualifiche peraltro difficili da trovare sui moduli)?

E un lavoratore autonomo che vuole venire in Italia (che so, George Clooney)? O che vuol venire a fare l’imprenditore (un esempio, Bill Gates)? O un pensionato (diciamo Bill Clinton)?

Se ho bisogno di tre operai per la mia fabbrica posso fare una richiesta numerica, ma in base a cosa scelgo la nazionalità? (in base a pregiudizi razzisti, si suppone) E poi sul posto con che criterio li scelgono? (chi corrompe meglio?)

Se ho bisogno di una persona che mi faccia da governante devo sceglierla che sia affidabile: devo fare migliaia di kilometri per trovarla e poi, tornato a casa, faccio la domanda nominativa? (oppure affido la cosa a racket e trafficanti?)

La domanda è fatta da una singola persona: se un gruppo di cinque persone divide un appartamento perché i cinque non possono sommare i redditi per dimostrare che possono permettersi una donna delle pulizie? Oppure una donna delle pulizie che lavora per tre famiglie diverse.

Per quest’anno la domanda va compilata con un programma da installare da internet sul proprio computer (e non c’è altro modo): chi non ha un computer che deve fare? Rivolgersi a professionisti (tassa impropria, e perdipiù che colpisce i più poveri e i più deboli)?

Teoria a parte, in pratica i flussi sono utilizzati soprattutto da stranieri che già vivono in Italia per regolarizzarsi (questo spiega la richiesta nominativa, per esempio) o per far arrivare parenti e amici (che talvolta pagano per questo “favore” richiedenti prestanome).

Poi, una volta immigrato, il lavoratore è in balia del datore di lavoro, il quale a sua volta si prende degli impegni soffocanti.

Eccetera (ci sono parecchi altri appunti, ma siamo già abbastanza lunghi).

 

Insomma, a noi (Nasica e me) la Bossi-Fini ci fa schifo, e mettiamo sullo stesso piano chi l’ha scritta, chi l’ha firmata, chi l’ha votata e chi non l’ha corretta pur avendone la possibilità: in pratica tutto l’arco costituzionale.

 

PS: La base razzista di questa legge è che gli immigrati sono lavoratori e non persone (i lavoratori sono “risorse umane”, cioè strumenti, oggetti; ma noi siamo anche persone-cittadini-clienti-ecc., gli stranieri no).

venerdì, 07 dicembre 2007

 

La curva dell’attenzione

Torna nel cassetto la violenza nel mondo del calcio. Tutti i bei discorsi e le profonde analisi vengono ripiegati e si continua a parlare di campionato, punte in crisi, infortuni, sfide, coppe e scudetti; i tifosi si preparano agli scontri; le televisioni propongono nuove offerte sulle partite; ci si allena, si scommette, si discute, si gioca.

Fino al prossimo morto.

giovedì, 06 dicembre 2007

 

A squarciagola nel deserto

Più o meno nessuno legge questo blog (solo qualche occasionale), e sebbene sia un peccato che delle gemme di saggezza vadano perdute nel nulla, pure questa cosa è liberatoria, come quando si canta a squarciagola da soli in autostrada, solo perché si è certi che nessuno ci ascolta.

È vero che un blog si impianta soprattutto per condividere le cose con gli altri, ma sfogarsi a gettare parole in mare (messaggi nelle bottiglie) ha il suo fascino.

Proprio l’inutilità è garanzia di libertà.

mercoledì, 05 dicembre 2007

 

Sono tutti nostri figli (3)

Fra tutti gli imbecilli più cretini porrei anche quei giovani deficienti che hanno devastato la scuola (stronzi) e (ebetamente) si sono ripresi col telefonino. Che genitori mentecatti crescono pupilli così babbei? Che compagni scemi guarderanno con ottusa ammirazione dei minchioni di tale stupidità? Che razza di società acefala produce stupidi di una idiozia così rotondamente perfetta?

Come siamo per meritarci questi giovani coglioni?

 

 

Sono tutti nostri figli (2)

Si scopre (sorpresa!) che gli studenti italiani sono ignoranti come capre. (cosa che a dire il vero viene alla ribalta periodicamente, e subito rimossa). In una società che pone Totti e Gattuso come esempi, che laurea Valentino Rossi, che ha modelli di successo come Briatore e Simona Ventura, che si fa beffe di Rita Levi Montalcini, che emargina i “secchioni” come disadatti (cosa comune tra gli adolescenti, ma che dovrebbe essere superata da adulti), che ha il mito del successo senza preparazione, dei furbi e dei furbetti, della cultura come noia e della matematica come cosa che “non serve nella vita”.

E ci si sorprende. E si dà la colpa alla scuola, ma in modo strumentale: per dar contro al governo, per togliersi la responsabilità come società, come genitori e come studenti.

L’ignoranza degli adolescenti è una delle più chiare espressioni della povertà intellettuale della società italiana.

Abbiamo i giovani che ci meritiamo.

 

 

Sono tutti nostri figli (1)

Quel che Algebra dice pure troppe volte è vero.

Da noi ci si vanta “io di matematica non ci capisco niente” come se fosse un vezzo e non una forma di analfabetismo, una cosa grave, e viene guardato con comprensione e simpatia, c’è più sorpresa persino per chi dice “non so guidare”.

Siamo pressappochisti, e nelle materie “umanistiche” insegnanti pressappochisti si possono accontentare di nozioni ripetute senza comprensione, o apprese così così ed esposte alla bell’e meglio (approssimazione non insita nella materia, come dimostra la limpida prosa di geometrica bellezza di un Calvino, o quella morbida e fluente, ma sempre precisa, di un Manzoni, o il limare millimetrico di un Leopardi). Ma in matematica non si può improvvisare, non si può andare a spanne: ci vuole il ragionamento e le cose bisogna capirle, non basta ricordarle. E ragionare costa tanta fatica: il nostro pressappochismo è pigrizia mentale, è il non usare il cervello (non “usare altrimenti”, bensì “non usare” del tutto).

Abbiamo l’ignoranza che ci meritiamo.

 

 

Sono tutti nostri figli (0)

Che fa uno che è indeciso fra tre post? Li mette tutt’e tre, ovvio.
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lunedì, 03 dicembre 2007

 

Se arriva la democrazia

Kremlino, primi anni del secolo.

La grande sala era in penombra. Dalle pesanti tende accostate strisce oblique di luce: il freddo sole moscovita filtrava nella stanza e mostrava il danzare della polvere che cala dagli stucchi. L’unico rumore udibile era lo snervante battere dei tacchi avanti e indietro del generale Igor Vasiilijevic Fiskiperfiavskij. Ben più discreto il passo strascicato di Boris Bilenko, il vecchio servitore, che giungeva con un altro vassoio di tazze di tè.

“Il Capo è il Capo…”

“Già…” Il Ministro Dinozòv scosse la testa bianca, espirando fumo dalle narici e osservando attento la rossa estremità della sua sigaretta francese.

“Eppure…”

“La democrazia…”

“Eh, già. Se arriva la democrazia…”

“Ma chi se ne frega della democrazia?”

“Mh! E con che faccia ci presentiamo all’Occidente?”

“Una democrazia finta, ci vuole! Delle elezioni che diano il fumo negli occhi.”

“Per un po’ si può fare, ma alla lunga non regge.”

“Reggerà.”

“E se arriva la democrazia?”

“La democrazia in Russia?!”

I due uomini scoppiarono a ridere, sollevando in un brindisi le tazze da tè (quella di Dinozòv corretta a vodka); le risate rimbombarono nella grande sala a coprire il passo sempre discreto del vecchio servitore Bilenko. Il pulviscolo danzava nelle strisce oblique di sole moscovita.

giovedì, 29 novembre 2007

 

U.S.

La foto storica fra i leader israeliano e palestinese dev’essere nell’elenco delle cose da fare di ciascun presidente statunitense, ricordo per esempio Carter e Clinton nella stessa posa e con gli stessi sorrisi. Si ha l’impressione che abbiano messo una sagoma di cartone con i buchi in cui infilare la faccia, una cosa come il finto poster della corrida con il tuo nome stampato.

Come momento storico sta diventando come smettere di fumare due volte al giorno.

 

PS: il titolo è un ardito ponte frala Casa Bianca e La coscienza di Zeno, suggeritomi da Zinga. Forse un po’ troppo fine, ma bello.

mercoledì, 28 novembre 2007

 

S x T

Arriva il freddo e l’influenza: gli esperti consigliano di coprirsi, non esporsi agli sbalzi di temperatura, mangiare più frutta e verdura. (alla banca dove vado quasi tutti i giorni per lavoro hanno il termostato a 24°C, gli impiegati stanno in camicia: come fa uno che viene incappottato da fuori e che ci torna dopo cinque minuti a evitare lo sbalzo?)

Arriva il caldo: gli esperti consigliano di non uscire nelle ore più calde, bere molto, mangiare più frutta e verdura. (penso a chi asfalta le strade, e che nonostante i consigli si ostina a stare all’aperto nelle ore più calde: sciocchi imprudenti.)

Arrivano gli esami di maturità: gli esperti consigliano di mangiare più frutta e verdura.

Non sorprende che da quando abbiamo questi consigli dagli esperti televisivi la vita media in Italia si sia allungata un bel po’.

Personalmente ricordo quasi con nostalgia la primavera del 1986, quando a causa dell’incidente nucleare a Chernobyl gli esperti (in quella occasione e solo in quella) sconsigliavano di mangiare la verdura “a foglia larga”.

 

PS Il titolo è una sorta di rebus, che si risolve “è S per TI = esperti”, Zinga (che si intende di enigmistica), dice che non è un rebus ma una “crittografia pura malfatta”.

martedì, 27 novembre 2007

 

“Secondo voi quanto dovrebbe pesare una valigia vuota?”

Algebra mi è sembrato Ugola, quando se ne esce con una frase a effetto, che vuol dire che è tutto il giorno che ci pensa.

“Dipende da cosa ci devi mettere dentro.”

“Bravi, questa è una risposta intelligente. Diciamo roba per dieci chili.”

Le risposte sono andate da “un chilo” a “dipende dalla marca”.

Il sorriso sornione di Algebra non prometteva niente di buono.

“Per la maggior parte della gente la risposta è un trolley da un quintale e mezzo.”

Dopo una panoramica sulle nostre facce rassegnate ha spiegato il suo calcolo: se per spostare da un punto a un altro un corpo di 60/80 chili (una persona) utilizziamo un’auto che pesa tra i 900 e i 1100 chili (di più nel caso dei suv e roba simile), per spostare dieci chili dovremmo in proporzione trascinare un carrello 14/18 volte più pesante. Uguale calcolo si può fare per dimensioni ed energia: per una persona alta 1,80 che pesa 80 kili si usa un’auto di 4 metri x quasi 2, che pesa una tonnellata ed usa energia sufficiente a spostarne tre o quattro; in proporzione per un litro di latte usiamo un carrello lungo più di un metro, che pesa 15 kili, usando energia per 50 kili.

La cosa in più è che parte di questo spreco lo si fa pagare agli altri, per consumi, rumore, inquinamento, ingombro, ecc..

Vi lascio immaginare il tono di disprezzo con cui ha pronunciato quest’ultima frase.

 

Nasica ha saggiamente cambiato discorso, io ho pensato a una volta che un magazziniere voleva prendere il camion per andare a comprare un fusibile a 100/150 metri dalla ditta; “non vorrai mica che ci vada con la mia macchina?!”, non volevo questo, volevo andarci a piedi io perché conoscevo la tipa del negozio.

lunedì, 26 novembre 2007

 

La ® sul sole

Pare che un’azienda abbia registrato come proprio il colore rosso Magenta.

Non si dovrebbe poter registrare solo creazioni, invenzioni, ecc. cose innovative, che non c’erano già?

Caso particolare sono i “format” televisivi: per esempio “Lascia o raddoppia” rifatto col titolo “Chi vuol esser milionario” paga i diritti all’inventore americano del format; “Che tempo che fa” è un format straniero: qualcuno ha brevettato un programma in cui un conduttore fa delle interviste agli ospiti? E soprattutto qualcuno glielo ha fatto fare?

Mi immagino ci sia già la fila per registrare la ruota, il fuoco, i nei, l’ombelico, il prurito e la carie.

Personalmente vorrei registrare l’imbecillità: mi basta anche solo un centesimo a testa di diritti.

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