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domenica, 22 giugno 2008  

Le famiglie di operai ed impiegati

Gli imprenditori adattano da sé i propri redditi all’inflazione reale.

I lavoratori autonomi adattano da sé i propri redditi all’inflazione reale.

Gli affitti si adattano all’inflazione reale in base all’ “Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati”, rilevato dall’Istat.

 

Perché solo le famiglie di operai ed impiegati devono restare fermi, o al massimo avere a riferimento l’indice di inflazione programmata (sempre chimerico)?

Perché solo un eventuale aumento dei redditi di operai ed impiegati dovrebbe “innescare la spirale inflazionistica”, e quelli di imprenditori, autonomi, rendite da locazioni, ecc. no?

Perché sempre solo le famiglie di operai ed impiegati la devono prendere nel c…?

sabato, 21 giugno 2008

 

Piccolo demotest

Sui tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo e giudiziario) siamo tutti d’accordo dal Settecento, e il principio della separazione dei poteri è tra le basi anche della nostra Costituzione.

Sul “quarto potere” dei mezzi di informazione, capaci di formare l’opinione pubblica e l’elettorato ci sono ugualmente pochi dubbi: nel Settecento non c’era, ma ora sì, e del resto qualsiasi rivoluzione e colpo di Stato da più di mezzo secolo ha tra i suoi primissimi obiettivi “il palazzo della televisione” (o, prima, della radio), molto prima dei tribunali; e non c’è dittatura che non abbia anche il controllo assoluto dell’informazione e della stampa (pensate alla Pravda).

Ora prendete una nazione a caso, che conoscete bene, per esempio la vostra: scrivete in colonna i quattro poteri “legislativo” (maggioranza parlamentare), “esecutivo” (governo), “giudiziario” (magistratura) e “informazione” (mezzi di comunicazione di massa), e scrivete accanto chi controlla ciascuno di essi (per esempio in Germania alla voce “esecutivo” potreste scrivere Merkel).

 

Risultato: se i nomi sono tutti diversi vuol dire che il paese è democratico, più sono uguali e meno il paese è democratico. Se sono quattro nomi tutti uguali forse siete cinesi, o birmani; se tre nomi su quattro sono lo stesso (e quel nome è di chi attacca da decenni la legittimità e l’indipendenza del rimanente) allora forse siete in Italia.

 

 

Non sarò abbastanza ironico

A me le lingue della pubblicità della Coca Cola Zero (che copiano gli occhi e la bocca degli spot di un cornetto, già in circolazione gli anni scorsi, alla faccia dei “creativi”) mi fanno schifo.

 

 

Quel motivetto che ci piace tanto

La tracciabilità dei pagamenti ai professionisti (cioè il pagare avvocati, medici, commercialisti, ecc. solo con assegni, bancomat e carte di credito), così come il limite agli assegni trasferibili a 5000 euro (pari a un anno di pensione minima, cinque mesi di lavoro per un operaio) erano provvedimenti tesi a ostacolare l’evasione fiscale diffusa.

I giornalisti (comunisti, antiberlusconiani e pure dispettosi) non chiedono al governo perché ha tolto d’urgenza queste regole, lasciando campo libero alle malelingue che dicono che è per favorire gli evasori fiscali mediopiccoli.

E invece è per… ehm, perché… mmh… ecco… eh…

venerdì, 20 giugno 2008

 

Quando saremo antichi

Potenza della mente giovane. Gli studi successivi sono andati dispersi nel tempo come un tatuaggio all’henné e tutto quel che so dei Fenici mi viene dalle scuole elementari. Navi fatte col cedro del Libano, grandi navigatori lungocosta, commercianti e predoni, rosso porpora, vetro, alfabeto, fondazione di Cartagine (e mi sembra già parecchio). Degli Hittiti ho memoria di una capitale Hattusas e di qualcosa che riguardava le spade di ferro (ma cosa di preciso dovrei informarmi).

Ugualmente so cose sparse qua e là su Goti e Visigoti, sui Vandali e sugli Unni, su Seminole, Lapponi, Maori e Toltechi (che servono solo a ricordarmi che si scrive “aztechi” e non “atzechi).

E gli italiani? Anzi, gli Italiani (con la maiuscola)?

Che abbiamo fatto di notevole? Che traccia lasceremo sui sussidiari? Mafia, pizza e spaghetti, musica e letteratura? Perché ho l’impressione che di noi resterà solo il nome? che solo gli studiosi ci distingueranno da Assiri e Babilonesi, Sumeri, Daci, Traci, Parameci, Cavatappi, Antilopi e Passepartout?

giovedì, 19 giugno 2008

 

Partire e/o morire

Quando partiamo per la traversata è buio, siamo in tanti e non ci si distingue l’uno dall’altro. A passare questa immane distesa corriamo rischi enormi, ma non abbiamo scelta. E il viaggio sarà ai limiti delle nostre forze, e raggiungere la battigia dopo la traversata (e già in tanti non ce la faranno) non sarà la salvezza, lo sappiamo, ma il gettarsi in altri, diversi pericoli. E solo pochi di noi avranno fortuna, solo pochissimi riusciranno a tornare qui col vestito nuovo, ricchi e ben pasciuti.

Ma qui non possiamo restare, non c’è alternativa perché l’unica possibilità di una vita, sia pur difficile, è partire.

Vita di merda per noi tartarughine…

 

 

Comprare italiano

Quando ho comprato la mia bicicletta, un paio d’anni fa (l’altra l’avevano rubata, come quella prima, mentre su quella precedente c’era salita una macchina anonima, ecc.) ho tirato al risparmio e ho preso quella che costava di meno.

Da allora il fanalino dietro è saltato, il cambio non cambia più, la pedivella sinistra si svita (e una volta è partita facendomi cadere) e (ultima novità, ieri) il pedale destro si è spaccato in due e sta insieme con una fascetta da elettricista. (Non conto le forature, i tasselli dei freni e cose del genere.)

“Robaccia cinese da due soldi” ho pensato di primo impulso, poi ho letto sul telaio: “Made in Italy”.

Ora qualcuno mi dovrebbe spiegare perché gli imprenditori possono comprare la manodopera, i prodotti, i materiali dove più gli conviene, e noi consumatori dovremmo rimetterci per il bene dell’Economia Patria.

liczin | 11:04 | commenti

mercoledì, 18 giugno 2008

 

Il nongiorno del giudizio

Ma tutti quegli imputati innocenti, che non vedono l’ora di togliersi di torno il pensiero del processo, che diranno di questo decreto che rimanderà la sentenza a oltranza, fino alla prescrizione? Senza la soddisfazione di un’assoluzione piena.

E i paladini della “sicurezza”, che speravano che scippatori e borseggiatori scontassero la giusta pena, che diranno di questo decreto che farà sfumare la cosa in nulla?

 

 

Alla viva il parroco

Il mio parroco di competenza la domenica mattina trasforma il campo da calcetto in parcheggio: suppongo che sia bravissimo, dato che (avendo qualsiasi città italiana una chiesa ogni duecento metri, come le stazioni del Metro a Parigi) i fedeli per sentire le sue funzioni vengano da così lontano da essere costretti a prendere l’auto.

Una di queste domeniche prendo la macchina, faccio il giro dell’isolato e vado a sentirlo.

martedì, 17 giugno 2008

 

Una legge basta

Ma che ci sta a fare il ministro della semplificazione? Intervenga!

Il premier impone una legge che sospenda i processi meno importanti, poi chiarisce che fra questi ce n’è che lo interessano personalmente e che sono attacchi di “fantasiosi giudici di estrema sinistra”.

Semplificare! Facciamo una legge con articolo unico, molto breve: “Silvio Berlusconi (seguono dati anagrafici completi) fa quel cazzo che gli pare e non è perseguibile per alcun reato. Sono altresì nulli tutti i procedimenti penali che riguardino come accusato Silvio Berlusconi o chi egli indichi come suo collegato.”

Ecco, una legge sola invece di continui cavilli, decreti, emendamenti da fare di volta in volta.

lunedì, 16 giugno 2008

 

Chi non falla

Volendo commentare gli atti di questo governo, e non solo gli annunci contraddittori, non è che ci sia granché da dire.

Sarà per questo che l’opposizione è silente e invisibile.

domenica, 15 giugno 2008

 

It wasn’t me

La colpa è dell’arbitro. È un complotto. C’è un “biscotto”. C’è una congiuntura internazionale. Non dipende da noi. All’epoca c’era un’altra amministrazione. C’è questo e c’è quello.

Ma quand’è che una squadra che fa un punto in due partite pretende di meritarsi di passare il turno?

Quand’è che impareremo a dire le cose come stanno, a non cercare scusanti, a prenderci le nostre responsabilità?

venerdì, 13 giugno 2008

 

Mio figlio il robot

Sentito (con le mie orecchie) il preside di un istituto scolastico di Udine (“di eccellenza”) che interpretava il suo ruolo come preparatore al lavoro, e si vantava di ottenere “un prodotto finito flessibile e riprogrammabile”. Ha detto proprio così.

Ora, una fabbrica in cui entrano ragazzi ed escono “prodotti finiti” mi sembra un mostro da chiudere subito, altro che “istituto d’eccellenza”! Produrre dei prodotti programmati (ma riprogrammabili, tranquilli, comunque niente di personale) mi sembra il delirio di un visionario distopico dopo una serata a peperonata e Pink Floyd (“The Wall” ovviamente).

Da una scuola in cui entrano ragazzi non dovrebbero uscire persone colte (nel senso più ampio del termine), cittadini maturi? Piuttosto che preparare al solo lavoro non dovrebbe preparare alla vita? Vogliamo davvero una società civile di “idiots savants”?

Pensateci, se siete stati programmati a farlo.

liczin | 14:18 | commenti (2)

giovedì, 12 giugno 2008

 

Dove moltiplichiamo le malformazioni neonatali?

Poche storie: queste centrali nucleari s’hanno da fare.

Funziona come per il ponte sullo stretto di Messina: si dice di farlo e si comincia a spenderci soldi (studi, progetti, appalti, controstudi, riappalti, ecc.), poi (siccome è una cazzata) il nuovo governo blocca tutto e noi lo facciamo passare per nemico del progresso. Nel frattempo si va per le lunghe, si riparte da capo a spendere per studi, progetti, appalti, ecc. (il progresso scientifico e tecnologico porta nuove possibilità, la sponda calabrese si è alzata un metro) e si va avanti per un bel po’ (tant’è vero che tra i vantaggi mettiamo i posti di lavoro del cantiere, che dovrebbe essere un fastidio temporaneo in vista della “grande opera” a regime).

Noi facciamo la bella figura degli amici del progresso e degli investimenti nelle infrastrutture, loro che fanno la brutta figura contraria, i nostri amici si prendono i soldi degli appalti e il cittadino paga (ché è messo lì apposta dal grande disegno divino).

 

Ma per il ponte sullo stretto di Messina c’era il nome stesso che suggeriva il luogo (e le alternative di metterlo fra Brindisi e Patrasso, o fra Civitavecchia e Olbia sono durate ancor meno della possibile locazione fra Monza e Zurigo).

Queste centrali nucleari invece: dove le facciamo?

Armiamoci di mappa d’Italia, compasso e pastelli e andiamo per esclusione. Non si potranno mica piazzare in via Montenapoleone o in cima al Cervino o in Costa Smeralda!

 

Cominciamo a puntare il compasso nei centri storici di valore artistico: una centrale nucleare in piazza del campo a Siena o a metà del Canal Grande o fra un trullo e l’altro, diciamoci la verità, ci sciupa le cartoline. Facciamo dei cerchietti e coloriamoli: già questo rende la mappa parecchio a pois: solo le aree archeologiche sono troppe (fra romani, greci, etruschi era tutto un nascondere le cose sotto terra…)

Allarghiamo la protezione anche alle spiagge, e ai panorami più notevoli, per esempio i faraglioni di Capri, e questo mi fa venire in mente i luoghi con pendenze eccessive (le piste da sci, almeno le nere). Anche i vulcani attivi tocca escluderli: andiamo di compasso e giù altri cerchietti colorati. Per le zone altamente sismiche facciamo finta di niente, altrimenti non si parte neanche, però le zone alluvionabili vanno escluse.

I parchi nazionali? Beh, ci tocca colorare pure quelli.

E poi non si può mica mettere una centrale accanto ai vigneti del Sassicaia: coloriamo anche le aree di produzione dei vini di pregio. E allora anche gli altri prodotti protetti: cribbio, qui fra dogc e dop e sigle varie è tutto un colorare pezzettini!

E già, c’è anche da considerare le zone in cui dànno fastidio ad alleati politici, clienti, lobbies amiche, sacche elettorali, ritiri di squadre di calcio, ville di lusso, ecc.

 

Dopo un’oretta la mappa è interamente colorata. Quindi teniamo conto solo dell’ultimo criterio e piazziamole dove stanno dei disgraziati: casomai li compriamo con 100 euro di sgravio dell’ici e la promessa di un lavoro in cantiere e loro saran tutti contenti (ricordarsi di allettarli con la prospettiva dello stesso lavoro di Homer Simpson!).

mercoledì, 11 giugno 2008

 

Abbastanza morti

Riguardo quella storia del francese che si è risvegliato mentre stavano per espiantargli gli organi credendolo morto, diciamo prima di tutto che bisogna fare una tara del 98% a quel che raccontano i giornalisti, che notoriamente scrivono con uguale sciatteria e ignoranza di teologia, fisica nucleare, storia dei cucchiaini da tè, dama cinese, ecc. (più o meno come faccio io, ma stipendiati).

Avete mai letto un articolo che parlava di qualcosa che conoscete bene? Quanti errori e inesattezze ci avete trovato? Bene, ricordatelo anche quando leggete gli articoli su cose che non conoscete. In particolare in cose di scienza anche una virgola spostata è un’apocalisse.

 

Insomma questo francese infartuato si sarebbe svegliato coi chirurghi lì, già vestiti di verde, mascherati come briganti e coi bisturi in mano.

“Ma non dovrei essere morto per fare l’espianto?”

“È stato fermo fermo senza respirare e col cuore fermo, abbiamo fatto il test dell’infermiera (quello per cui la qui presente signorina Jeanette si scopre le tette) e non ha reagito, abbiamo cantato la Marsigliese e non si è alzato in piedi, abbiamo persino raccontato una barzelletta sugli italiani e non ha riso: doveva essere per forza morto!”

“Ma il cervello era vivo!”

“Sta’ a guarda’ er capello!…”

 

Infatti pare (secondo il sentito dire) che in Francia conti l’arresto cardiaco e non il cervello (io non ci credo).

In Italia non è così, è il contrario. Sei morto solo se il cervello è morto, checché ne dica il cuore, che può funzionare inutilmente per anni se si vuole (e infatti se il cuore si ferma gli organi si deteriorano e non servono più. Non come organi, almeno.)

A me, se mi prendono tra il risveglio e metà mattinata, mi lasciano vuoto come un sacco vuoto.

 

 

Passi pazzi

Lo so io come ridurre drasticamente il numero di reati in Italia!

È semplice e rapidissimo, ed è indubbiamente efficace.

Depenalizziamo la corruzione e la concussione, la truffa e l’appropriazione indebita. Avevamo fatto un primo passo col falso in bilancio: perché fermarsi?

Alleggeriamo il lavoro dei tribunali, così abbreviamo i tempi di giudizio degli altri reati (quelli che allarmano davvero i cittadini: tipo lo scippo e la povertà molesta). Non si svuotano le carceri perché sono reati da ricchi e i ricchi in galera sono rarissimi, ma insomma, intanto è un altro passo.

È verso dove che non sono sicuro di sapere.

martedì, 10 giugno 2008

 

Espert e sport

Confesso che farei tranquillamente a meno del calcio.

Però è un fenomeno di massa e allora lo seguo il minimo necessario per non essere un emarginato o passare per snob (un po’ come il Festival di Sanremo, che mantengo in memoria un paio di giorni). Da dire che la competenza minima italiana sarebbe sufficiente per occuparmene professionalmente in mezzo mondo (e forse, a giudicare dai giornalisti sportivi, anche in Italia).

 

La squadra nazionale ieri ha perso sonoramente 0-3 dall’Olanda. Un po’ mi dispiace, perché tutto sommato è pur sempre l’Italia, però in fondo m’importa poco. Tutti gli espertoni che fino a ieri parlavano bene della nazionale e la mettevano fra le favorite, ora ne dicono peste e corna. O sbagliavano prima, o sbagliano adesso (o entrambi): in ogni caso si dimostrano incompetenti, ma nessuno glielo dice.

 

Per esempio il commentatore tecnico (l’ex calciatore Bagni) a metà del secondo tempo sosteneva ancora che gli olandesi (in vantaggio di due reti) “hanno speso molto in un gioco che non è nelle loro caratteristiche, e pagheranno”: intanto erano in vantaggio, e poi tanto per pagare hanno fatto un altro goal.

Come si dice in questi casi (frequenti) “guardava un’altra partita”.

 

Succede spesso anche nel ciclismo, per esempio, col telecronista che parla delle passate edizioni della gara, della biografia di qualsiasi oscuro gregario, delle vicende storiche e del paesaggio, e si abbandona a ricordi personali (“Era il 2002, se non vado errato…”). Nel frattempo corridori scattano in fuga, vengono ripresi, ci sono cadute, salite, discese, distacchi e voi a casa a dire allo schermo “Guarda il monitor! C’è uno che ha preso un minuto di vantaggio sul gruppo!” ma lui niente, impassibile e sognante segue le sue statistiche, le sue tabelle, le sue madeleinette.

 

 

Misteristoranti

Non sono una bellezza, ma pure non sono un brutto uomo, e seppure appesantito dall’età (non lo nego) pure non sono sgradevole alla vista. Eppure, stranamente, se vado nelle trattorie o in qualche pizzeria i gestori non mi chiedono di essere fotografati con loro, e non affiggono la mia immagine autografata sul muro dietro la cassa.

Moralmente e intellettualmente ritengo di non avere nulla da invidiare alla media dei cantanti, presentatori, comici, famosi da reality, attori, ballerine, calciatori. Cionondimeno nessun ristoratore ha incorniciato un foglietto su cui io abbia vergato con un pennarello il pensiero “A Salvatore con simpatia”.

Bizzarro eh?

 

Eppure io volentieri lascerei loro un ricordo che non fosse il mio denaro.

lunedì, 09 giugno 2008

 

Sicurezza. De che?

Il sostituto procuratore e il legislatore attento alla sicurezza.

 

– Posso disporre un’intercettazione telefonica?

– Che roba è? Mafia?

– No, è una banda di rapinatori in villa.

– Allora niente intercettazioni. Romeni?

– Mah, si direbbe tutti italiani, con una prostituta come basista.

– La prostituta è dell’est?

– No, è italiana, di lusso.

– Allora non è una prostituta, è una escort.

– Eh?

– Escort.

– Comunque niente telefono…

– Per carità: la privacy è sacra.

– La privacy mica di tutti allo stesso modo!

– Che fa? polemizza? fa la toga rossa?

– Lasciamo perdere… E il dna?

– Al giorno d’oggi il dna non si nega a nessuno.

– E un pedinamento? Intercettazioni ambientali?

– Dipende.

– Da che dipende?

– Troppo comodo.

– Ma è un’indagine!

– Va bene, disponga i pedinamenti. Ma solo i giorni dispari.

– Ma che… Ok, scrivo l’ordinanza.

– Come la scrive?

– Mah, riempio il formulario…

– Troppo facile, riscriva da capo.

– E va bene…

– Fermo! Con la sinistra!

– Ma…

– E si copra un occhio.

– E su una gamba sola.

domenica, 08 giugno 2008

 

Se non ci fosse il calcio

Se non ci fosse il calcio, noi di che parleremmo il lunedì? Delle gite al mare o in montagna, dell’omelia del parroco, dei pomeriggi passati dai parenti a guardare la televisione?

Se non ci fosse il calcio la domenica i telegiornali parlerebbero solo del Papa, e invece così parlano di due cose.

Se non ci fosse il calcio i gruppi di scalmanati si picchierebbero per le diverse interpretazioni dantesche, o per il dualismo Picasso/Duchamp.

Se non ci fosse il calcio in questi giorni saremmo abbandonati alle repliche di Gianni Morandi, all’ispettore Derrick e alla signora in giallo, ai programmi di vent’anni fa col revival delle canzoni di quarant’anni fa, alle gemelle Kessler in bianco e nero.

Invece il calcio c’è, e siccome ogni due anni (a mondiali ed europei) partecipo ad una specie di fantacalcio di beneficenza guardo le partite e faccio il tifo per i singoli giocatori: oggi per esempio faccio il tifo per Lehmann (il portiere della Germania) che mi ricorda una marca di giocattoli meccanici di latta e per Smolarek (attaccante polacco) che mi ricorda un calciatore (il padre) di quand’ero ragazzino.

Eh, se non ci fosse il calcio…!

sabato, 07 giugno 2008

 

Il solito bambino con l’acqua sporca

Francamente non capisco perché le intercettazioni telefoniche non dovrebbero essere utilizzate per sgominare trafficanti di clandestini, o di animali esotici, o di fuochi d’artificio pericolosi, o di droga, o di armi, o per catturare rapinatori, assassini, ricattatori, falsari, truffatori, evasori fiscali, corruttori e corrotti e colpevoli di altri reati.

Diversa è la questione della pubblicità a prove che dovrebbero essere coperte dal segreto istruttorio. Perché non punire i giornalisti? Non credo che il “diritto di informazione” dovrebbe contemplare la violazione dei diritti alla privacy, diritti ad un’indagine non inquinata, ecc. E magari inchieste interne con individuazione, punizione e licenziamento di chi passa le informazioni ai giornalisti (perché qualcuno, impiegato, passacarte, copiatore, ecc., i fogli ai giornalisti glieli vende).

venerdì, 06 giugno 2008

 

Io sono il Papa – Io di più

Visto Berlusconi dal Papa.

Distrattamente mi è parso che il nostro PdC abbia adottato lo stesso fornitore di sopracciglia rimasto disoccupato dalla morte di Pavarotti, ma forse mi sbaglio.

Altrettanto distrattamente ho visto lo scambio di regali: vabbè che è il pensiero che conta, ma regalare una croce al Papa non mi pare una gran trovata; possibile che non abbia pensato a niente di più originale? (Che si regala a un uomo che ha tutto?) Poteva impacchettargli un giocatore del Milan.

 

Si è parlato di più cose (al tiggì hanno detto che oltre ai due capi di governo c’era solo Letta, buffo il contrasto con le immagini grondanti giornalisti e fotografi) e si è arrivati al punto “soldi alle scuole private”.

Che c’entra il Papa con le scuole private?

Come Papa nulla, ma come imprenditore (avete presente quante sono le scuole cattoliche in Italia?) si comporta come l’imprenditore medio italiano: affida i propri redditi agli aiuti statali essendo incapace di crescere da sé.

giovedì, 05 giugno 2008

 

Raccolta differenziata delle scemenze

Ero andato a trovare dei parenti (e già qui il verbo è impreciso perché non si erano nascosti, neanche dietro il divano) e quando sono arrivato alla griglia dei campanelli ho visto che uno dei pulsanti era intestato “PARENTI”, proprio così. Ho pensato che forse avrei dovuto suonare lì, che forse tutti quelli che andavano a trovare dei parenti in quel palazzo suonavano lì e le nonne si lamentavano inutilmente che i nipoti non le visitavano mai, perché in realtà venivano intercettati dal campanello “parenti”.

È stato un attimo, poi ho pensato “che cazzata!”.

Proprio adatta per un post.

mercoledì, 04 giugno 2008

 

Scusa non richiesta

Iersera ad un tiggì (forse uno) hanno fatto un servizio che non ho capito su cos’era.

Si parlava del fatto che stiamo uccidendo la terra e le immagini facevano vedere la realizzazione di un calendario (? comunque foto) con delle indossatrici più o meno nude su sfondo di elefanti.

Il servizio era una mera scusa per mostrare donne nude (come tradizione nelle home page del Corriere o di Repubblica, per esempio). Ma francamente, sarà l’età, sarà che sono cresciuto durante la guerra (quella del Vietnam e poi quella tra Iran e Iraq e quella in Afghanistan, e molte altre), ma delle ventenni che dimostrano sedic’anni, che pesano quaranta chili e hanno meno seno di me, beh a me mi ispirano più una rieducazione alle fettuccine che un ricircolo di ormoni (suvvia, che almeno gli zigomi esprimano altro oltre che “fame”, le tette si distinguano dai nei sul torace, le cosce non facciano pensare alla denutrizione).

Però, per liberare i redattori dalla fatica della giustificazione appiccicaticcia, suggerirei di fare come gli inglesi: una tettona in terza pagina senza bisogno di trovare scuse (o al limite con divertenti invenzioni, tipo “Cronaca vera”).

Se non riusciamo a seguire la regola “le opinioni separate dai fatti” almeno liberiamoci dall’ipocrisia da canonica e mostriamo “le gnocche separate dai pretesti”.

 

 

Scemo: che legge!

Sull’immigrazione clandestina si vedrà. Intanto una legge interessante sarebbe, se non l’istituzione del reato, quantomeno l’aggravante di imbecillità.

La legge potrebbe prendere il nome non dal suo primo firmatario, ma dall’ispiratore: “Legge Cecchi-Gori” suona benissimo.

 

E poi troverebbe larghissima applicazione…

martedì, 03 giugno 2008

 

Parole sulle tombe

Mio padre al suo funerale non avrebbe voluto nessuno. Lo disse.

Avrebbe voluto una cosa piccola, e con solo i familiari, perché diceva che poi andava a finire che vicini di casa, ex colleghi, conoscenti che sono lì solo per “dovere” cominciano a parlar d’altro: “Ma a te è già arrivata la pensione?” “E per quel ricorso hai saputo più nulla?” “Quando c’è la prossima riunione?” “Quella del terzo piano…”.

Non ci riuscimmo.

La voce si sparse. E vennero i vicini di casa che lui non poteva sopportare, ex colleghi che non aveva più cercato, conoscenti.

(Mi ci inventai anche una canzone, che faceva “C’era questo, c’era quello al funerale di mio padre…” e poi finiva per somigliare a “Alice’s Restaurant” e alla descrizione di un caravanserraglio. Ma a distanza di tanti anni mi fa ancora rabbia e lucciconi.)

Mi è tornato in mente questo oggi, quando ho visto le immagini della Fao: dozzine di capi di stato e di governo che si trovano in occasione del funerale di milioni di persone per fame, e dicono “È tempo d’agire” e parlano, e discutono, e chiacchierano, e chiacchierano, e chiacchierano…

 

 

Chi disse “molti nemici molto onore”?

Comincia a diventare imbarazzante.

Io lo dissi che il reato di immigrazione clandestina (anche solo come aggravante) è quello che in termini giuridici si può definire una cazzata.

Poi mi ha copiato il Papa, e passi; poi mi ha copiato l’Unione Europea, e pazienza, e ora lo dice anche l’Onu (e così ho capito chi sono i miei quattro-cinque contatti giornalieri).

Ora, il Papa è un capo di stato estero e si può ignorare (c’è chi lo dice da anni, è bene che se ne siano accorti anche al governo: spero sia un precedente per quando chiede i soldi per l’indottrinamento delle scuole confessionali). L’Unione Europea si può lasciar dire, tanto al massimo ci mette delle sanzioni e i cittadini pagano (ma solo quelli onesti che non evadono, che in fondo non contano niente ché non se ne rendono neanche conto). Dell’Onu si può dire quello che dicevano le veline di regime ottant’anni fa (le plutocrazie, la perfida Albione, le sanzioni della Società delle Nazioni, ecc.) o quello che dice la Padania oggi (a riuscire a distinguere).

(Eviterò di immaginare cosa avrebbero detto giornali, telegiornali e il loro proprietario riguardo l’immagine internazionale se in una situazione del genere ci avesse portato Prodi.)

Ma rimango io.

Io sono un cittadino italiano e attendo che mi si renda conto.

Sto aspettando…

lunedì, 02 giugno 2008

 

Come vivono gli ingegneri?

Quanto costerà alla signora Epson un cavo di collegamento dal computer alla stampante? Per chi ne compra a chilometri gli ci vorranno due centesimi. E perché quando uno arriva a casa con la stampante nuova non c’è il cavo nella scatola? Secondo lei io ho comprato una stampante come fermacarte?

 

Che gli ci vorrà al signor Samsung a mettere nella scatola del dvd-recorder un cavo scart per il collegamento al televisore? Cinque centesimi? E perché non ce lo mette? Di televisori senza presa scart ormai non ce n’è quasi più neanche in Papuasia.

 

Com’è che la signora Sanyo pensa che io metta i canali televisivi? Con Raiuno sul programma 13 e sul primo le vendite di dimagranti e set di frullatori di TeleProvinciaInternational?

 

L’ingegner Zerowatt, che fa le lavastoviglie con posto per piatti, bicchieri e posate, non le usa le pentole, padelle, terrine, ecc.? Con cosa cucina? Ha un abbonamento con la rosticceria?

 

 

Ricercato

Abituale rapporto su cosa hanno cercato i visitatori casuali di questo blog a maggio.

liczin
educazione artistica il futurismo
falso in atto notarile
“attrice carnevale”
“manza” in inglese
albo notai rubano padova
cronaca maggio 2008 ladri di bambini
diritto, le piogge acide
eccitarsi a scuola
educazione civica
educazione civica per i bambini
essere grassa
foto ballerine brasiliane nude
frasi fatte assicurazione
frasi idiomatiche inglese spiritose
grandi tette a scuola
immagini piogge acide
maggio 2008 rio amazzoni più lungo del nilo
majani carlucci
manza
ministeri spariti
mio zio si masturba
onorevole dini
pena di morte ed. civica
riforma neopatentati aggiornata a maggio 2008
scusa tg2 pigneto
test di ed. artistica
turing club

 

Questo mese c’è una bella varietà, si trovano tante belle cose, sia pure con la solita tendenza al reperimento di donne nude. La parola più ricercata sono io, e questo mi lusinga (del resto ho scelto “liczin” proprio perché non dava nessun risultato sui motori di ricerca).

Interessante quello di “mio zio si masturba” che non si sa se è un annuncio o un’ipotesi, e che cosa si aspettasse di trovare. Bella anche la ricerca sulle “frasi fatte assicurazione” e “essere grassa” (che sembra il titolo di un libro); chissà se ha trovato la risposta chi cercava “manza in inglese”.

sabato, 31 maggio 2008

 

La Patria e i soldi

Io ho preso qualche volta l’aereo. L’Alitalia non ricordo, forse una volta.

Perché a dire proprio tutta la verità, a me che la proprietà di Alitalia sia italiana, o spagnola, o bengalese, non me ne frega mica niente.

Anzi, considerando che non voglio continuare a rimetterci del denaro, se i proprietari sono stranieri è pure meglio.

liczin | 22:49 | commenti (1)

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