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domenica, 31 agosto 2008  

Tornando a casa

Tornando dopo un viaggio all’estero tento sempre di guardare l’arrivo in Italia come se fosse un altro paese, sconosciuto ed esotico, affascinante e nuovo. Ma non mi riesce.

Ogni volta l’Italia si presenta al peggio: Fiumicino è l’unico aeroporto che conosco in cui i carrelli sono a pagamento e non ci si arriva neanche fino al treno.

Se qualcuno conosce un dirigente dell’aeroporto per favore gli faccia fare l’esperienza di arrivare dopo un volo in classe economica di una dozzina d’ore, con un bagaglio a mano, un sacchetto del duty free, ritirare un bel borsone da 17 chili (e ovviamente non avere in tasca spiccioli di euro, ché non sono ancora obbligatori per legge, specialmente per i turisti non europei) e accompagnare la sua gentile signora (con analoghi bagagli, più un beauty case) fino al trenino per Termini. E poi raccolga le sue dichiarazioni.

Grazie.

sabato, 30 agosto 2008

 

Torno

Or non so, non sono pronto. Dopo…

Boh

giovedì, 31 luglio 2008

 

Ultimo giorno di scuola

Come ciascun sa le giornate tra la fine del lavoro e la partenza sono fittissime di impegni e di cose da fare. Così sarà meglio cominciare i saluti, ché mi parrebbe sgarbato andar via senza un ciao.

Per quasi tutto il mese di agosto sarò in giro e, sebbene non lo escluda del tutto, penso di non passare di qua, tranne che in qualche aeroporto non ci siano postazioni internet gratuite, come nel bellissimo aeroporto di Ko Samui in Thailandia (probabilmente la cosa migliore di tutta l’isola), o se ci diventerà indispensabile una boccata d’aria condizionata di un qualche internet point.

Per non farvi stracciare le vesti in mia assenza (specialmente le ragazze: aspettate ch’io torni) vi lascio 31 link a post passati: forse non i migliori, ma insomma tra i meno fastidiosi (ne ho scartati tanti e poi ho pescato tra i rimanenti): potete somministrarveli uno al dì.

1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30 e 31.

 

Buone vacanze a chi ci va, e buona permanenza a chi resta: perché l’Italia sarebbe un gran bel paese a poterselo godere.

 

mercoledì, 30 luglio 2008

 

Toc toc

– Chi è a quest’ora?

– Permesso…

– Ehi, fermi! Non spingete!

– Censimento!

– Ma questa è un’irruzione!

– Censimento, ho detto!

– In tenuta antisommossa? All’alba? E mi tolga le mani di dosso!

– Chi c’è di là?

– Ma chi vuole che ci sia? Mia moglie!… Ehi! Ma come si permette?

– C’è gente sotto il letto?

– Oddìo! Franco!! Che vogliono questi? Ah! Sono in camicia!

– Tranquilla signora, siamo la Polizia.

– Esca di qui! Screanzato!

– Nessuno nell’armadio? Mazzapuoti: in salotto, Cambisano e Rotunno: in bagno e in cucina, e controllate i cornicioni.

– Ma come si permette?

– Solo due, eh? E come dite di chiamarvi?

– Ma è scemo?!

– Su, da bravi: le dita su questo tampone e poi una alla volta in questi quadretti.

– Ma Franco, cosa fanno?

– Olga, stai tranquilla: sarà uno sbaglio.

– Nessuno sbaglio: censimento, le ho detto!

– Ma le pare il modo per fare un censimento?! Un’irruzione all’alba, e con le armi?

– Guardi, in tutta sincerità io ne farei anche a meno: è colpa dei comunisti.

– I comunisti?!

– Sì, quei comunisti dell’Europa: se trattiamo da criminali solo gli zingari dicono che siamo razzisti, e allora ci tocca trattare da criminali tutti: guardi… una gran rottura di coglioni!

– A chi lo dice! Però capisco, anzi, scusi lei. Olga: lavati le mani e fa’ un caffè ai signori.

 

 

Punti interrogativi

Quante volte si può smettere di fumare? Quante volte si può guarire dalla stessa malattia?

Il problema degli incidenti stradali non era già stato risolto con la patente a punti? La sicurezza per le strade che si garantisce oggi mandando i militari a farsi vedere per le strade più frequentate non era già stata assicurata con i poliziotti di quartiere? L’emergenza immigrati (cosiddetta) non era stata già regolata dalla Bossi-Fini? Quando si risolverà di nuovo l’emergenza rifiuti?

Perché le domande che mi faccio io non coincidono mai con quelle dei giornalisti ai governanti?

Domande…

martedì, 29 luglio 2008

 

Agosto, meglio mio non ti conosco

Siccome in gioventù ho guardato troppa televisione (che però è meglio che non guardarla per niente, ché poi ci si ritrova senza vaccino a essere ipnotizzati da un reality, come è successo a una mia amica) per la mia assenza per le vacanze ho pensato di lasciarvi con le repliche, proprio come in televisione.

E allora ho pensato di fare una selezione di vecchi post meritevoli di essere letti senza costringervi a rovistare nell’archivio di robaccia per la quale invece ci sarebbe da sperare solo in un rapido oblio (e invece rimane lì…). Una sorta di greatest hits dell’anno scolastico 2007-2008.

Pensavo ad una serie di 31 link, da gestirsi uno al giorno per tutto agosto. Però ieri sera ho cominciato a sfogliare l’archivio e non sono sicuro di aver scritto 31 post decenti; magari ci mischio qualche link esterno.

Magari salto i festivi.

Magari rinuncio.

 

 

All’arme sicurezza (2): soldato Ignazio va in città

– Ehi, capo.

– Eh?

– Come è l’ingaggio?

– Com’è cosa?

– Le regole d’ingaggio: quand’è che si comincia a sparare? A cento metri, a venti metri, dopo il primo “stop”…

– Sparare?! Ma da dove vieni?

– Dal Libano, e prima da Iraq e Afghanistan. Scuole impareggiabili.

– Ma siamo a Milano, dobbiamo giusto fare da deterrente a qualche scippatore.

– Deterrente vuol dire che spariamo per primi?

– No, che facciamo in modo che non ci sia bisogno di sparare.

– Ma se non spariamo capiscono che siamo mollacchioni, e se ne approfittano.

– Insomma, non ci sono regole di ingaggio!

– Ganzo!

 

Più armi, più sicurezza?

 

 

All’arme sicurezza (1)

Una signora “normale” (italiana, bianca, probabilmente di radice cattolica) su un autobus ha notato lo sguardo insistente di un signore (quanto fosse insistente e quanto fosse casuale, non lo sapremo mai, e del resto poco importa), l’ha preso a male parole, insensibile ai tentativi di pacificazione degli altri passeggeri, e una volta scesi dall’autobus l’ha colpito con il coltello da cucina che aveva nella borsa (il tizio se l’è cavata con delle ferite e, immagino, parecchio spavento).

Evidentemente la signora (che non ha proprio tutte le rotelle al posto giusto) portava con sé un’arma (diciamo “da difesa”) ed era disposta ad usarla: del resto tutti quelli che hanno armi (diciamo “da difesa”) sono disposti ad usarle contro altre persone, altrimenti è inutile averle (magari cariche e a portata di mano).

Una domanda che viene da farsi è: questa violenza è connessa al cosiddetto “allarme sicurezza”? Ed è causa o effetto?

Ed entrando nel campo dei se e dei se fosse (quindi nelle vacue chiacchiere): se fosse stata lei un’extracomunitaria o una rom? Se fosse stato lui un extracomunitario o un rom?

lunedì, 28 luglio 2008

 

Pieno di parole

Sono entrato in libreria, giorni fa, per fare rifornimento di libri da viaggio (libri piccoli, leggeri e leggeri). La libreria per me è sempre stata una specie di paese dei balocchi, con mille titoli attraenti, mille libri da sfogliare, da comprare (se me lo potessi permettere, non tanto come spesa quanto come spazio in cui metterli in casa).

Beh, l’altro giorno i titoli non attraevano, i libri non mi lanciavano le solite lusinghe. È vero che sono in un periodo che leggo pochissimo, ma anche in periodi analoghi in passato questo non mi aveva frenato negli acquisti.

Ho comprato giusto quei quattro o cinque libri minimi, ma senza gusto, senza convinzione.

Sarò saturo?

domenica, 27 luglio 2008

 

La Santa Istituzione Extracomunitaria

Oggi un portavoce del governo italiano ha enumerato fra le istituzioni il Presidente della Repubblica e il Santo Padre. Rattrista vedere la continua ignoranza dei nostri amministratori, ai quali, per esempio, qualcuno dovrebbe dire che il Papa in Italia non è un’istituzione, non è neanche un cittadino, è solo un extracomunitario.

A proposito di Papa ed extracomunitari: oggi il Papa ha augurato buone vacanze a chi andrà in vacanza (come lui), e ha ricordato chi non ci andra (malati, carcerati, ecc. e “chi rimarrà nel caldo delle città”). Gentile da parte sua, ma c’è di peggio nel mondo che non andare in ferie. Magari se non avesse avuto già la testa in vacanza avrebbe potuto parlare non dico della trentina di vittime di stato in Iran (ché tanto laggiù il messaggio manco arriva, e poi in fondo dei condannati iraniani chi se ne frega), ma almeno del centinaio di persone lasciate per la strada a Napoli.

A Napoli hanno sgombrato un palazzo pericolante, e dei duecento senzatetto la metà con la pelle bianca è stata sistemata in alloggi temporanei, la metà con la pelle nera è coi materassi per la strada: forse il “Santo Padre” avrebbe potuto dire una parola, il devotissimo Vescovo avrebbe potuto dirne un paio, i misericordiosissimi parroci napoletani (per non parlare dei cattolicissimi fedeli) potrebbero aprire le porte delle loro chiese (figuriamoci delle loro case, magari le seconde e terze) per dare un tetto a chi non ce l’ha, finché il Comune non si decide a trovare una soluzione.

Ma già, che c’entrano i cattolici coi bisognosi?

sabato, 26 luglio 2008

 

Perdere la coincidenza

Io non credo che l’astrologia sia niente di più che un argomento salottiero, non leggo e non sento il mio oroscopo da almeno vent’anni (lo evito con cura e mi trovo bene).

Però conosco due persone stronzissime che per l’appunto hanno lo stesso compleanno.

E un’altra persona stronzissima invece è nata in tutt’un altro giorno.

venerdì, 25 luglio 2008

 

Valori bollati

Da bambino mio padre mi faceva giocare con i francobolli che aveva raccolto da ragazzo. Francobolli di nessun valore che io credevo mi parlassero del mondo, e invece mi raccontavano storie. Mio padre era di un piccolo paese del sud, e i francobolli erano di posta aerea dal Venezuela e dall’Argentina, venivano dall’Australia, dalla Svizzera, dal Belgio. Storie che io da bambino non sapevo ascoltare.

Tra quei francobolli ce n’era uno che a me sapeva particolarmente di storia, era un francobollo tedesco il cui valore era stato aumentato con un timbro fino a una cifra lunghissima di zeri: l’inflazione tedesca di anteguerra. Ho sempre pensato che fosse tra le cause del successo del nazismo e quindi in qualche modo della guerra.

 

In Zimbabwe circolano banconote da miliardi (per comprare un pezzo di pane) e l’inflazione ufficiale è al 2.200.000% (ma in realtà pare superare i sette milioni per cento).

 

 

Confini sciancrati

Ok, va bene, mi sono convinto.

Se il cosiddetto federalismo vuol dire che alla fine io e certa gente stiamo in nazioni diverse allora voto a favore (e se si potesse pure riciclare qualche pezzo di muro di Berlino…).

Anzi, se posso scegliere vorrei un confine di stato fra me e la signora del sesto piano.

giovedì, 24 luglio 2008

 

Tutt’al più birichini

Quanto costa (ci costa, mi costa, vi costa) il fatto che molti parlamentari votino anche per il vicino (falsando voto e compensi)? Quanto ci costa attrezzare le Camere di dispositivi con doppi bottoni, riconoscimenti magnetici, analisi delle impronte, ecc. che sarebbero inutili se solo i parlamentari (mica ho detto dei borseggiatori pregiudicati: Parlamentari della Repubblica) fossero onesti e corretti?

Non so, a me non verrebbe di barare così; non perché me lo impediscono fisicamente, ma perché è una cosa che non va fatta!

La cosa bizzarra è che l’imbroglio passa come normale, non si percepisce la disonestà.

Per dire, se qualcuno impiantasse un sito (o magari c’è già) con una galleria di fotografie dei “pianisti” (complete di nome e cognome, gruppo, data e provvedimento in votazione, nome del collega che ha lasciato la sua tessera e quindi incassa indebitamente l’indennità) passerebbe come curiosità, come l’ennesimo strillo sfiatato dei contestatori professionisti: gli imbroglioni non verrebbero ripudiati dagli elettori inorriditi, i loro compagni non li caccerebbero a pedate, non si sposterebbe un voto che è uno.

 

 

Ventottomilasettecentounesimo

PS: prima di pubblicare il post precedente ho fatto una cosa che si dovrebbe fare sempre e che non si dovrebbe fare mai: ho cercato su google “blog leggermente nucleare” (che casualmente è una bella frase) per vedere quanto arrivo in ritardo sull’argomento. 28.700. Però ho deciso di pubblicarlo lo stesso: ormai l’avevo scritto. E poi magari non avevano usato proprio quelle stesse parole (non li ho letti). E poi se aspetto di essere il primo in qualcosa posso pure smettere.

So che queste son cose che i blogger anziani hanno già affrontato: siate pazienti con un principiante.

grazie

 

 

Leggere leggerezze

Un centinaio di operai francesi che facevano manutenzione ad una centrale nucleare sono stati contaminati “leggermente” da polvere radioattiva.

La chiave è ovviamente che la contaminazione è “leggera”, che ci solleva: “ah, beh, roba da nulla”. Vuol dire che non sono morti subito in atroci contorcimenti, né hanno perso istantaneamente le sopracciglia (forse).

Però, per dire, è meglio se non cominciano gialli con più di cento pagine; se vogliono andare a teatro o allo stadio è meglio fare i biglietti singoli piuttosto che l’abbonamento; se incontrano un assicuratore è inutile parlare di polizze sulla vita; se volevano dei figli… magari la prossima vita; se sentono parlare di leucemia la cosa li riguarda con proporzione superiore al resto dell’umanità. Perché presto, troppo presto, una percentuale di loro sarà leggermente morta.

Lo diciamo così, leggermente.

mercoledì, 23 luglio 2008

 

Recidivo

L’ho fatto ancora.

Ho scritto un commentino in un blog tra quelli che seguo (questo), poi l’ho riletto, mi son detto “ma non sa di nulla” e l’ho cancellato.

Ci sono cascato di nuovo.

Era un commento contro l’uso sconsiderato della rucola: argomento di grande interesse.

No, dài, questa volta ho fatto bene.

 

 

Teste di pupazzo

Io, che pure ho idee abbastanza deliranti, al pupazzo da luna park che riproduce un omicidio (nella fattispecie un’esecuzione su sedia elettrica, che sempre omicidio è) non c’avevo pensato. Mi pare un ulteriore motivo per cui sperare che l’estinzione dell’umanità arrivi il prima possibile (e quindi smetterò di usare la pasticca della lavastoviglie metà alla volta).

Però mi chiedo: avendo questa possibilità, perché non provvedere il pupazzo delle sembianze di qualcuno in particolare: uno dei George Bush, Osama Bin Laden, un capo di governo antipatico, una minoranza etnica qualsiasi (che so, gli svedesi in Finlandia, per esempio). Oppure lasciare la faccia personalizzabile con le fattezze prese da una fotografia: io per esempio dovrei procurarmi la foto dell’ignoto che da una terrazza di piano alto ha vomitato sui miei panni stesi (è successo!)

O infine, a proposito di capi di governo o di un qualche ministro delle finanze, perché non mettere il pupazzo a novanta gradi che uno da dietro, per il modesto costo di qualche euro, lo può sodomizzare con qualche grosso oggetto, ombrello, manganello, legge finanziaria arrotolata, propria dichiarazione dei redditi, televisore, o cose del genere?

Poi se il capo di governo o il ministro delle finanze vogliono partecipare di persona gli diamo metà dell’incasso.

martedì, 22 luglio 2008

 

Mi è sembrata mia zia, facendo zapping, in un negozio di tv…

L’unico motivo per cui potrei guardare “Lucignolo” (rubrica di approfondimento di costumi di Italia Uno) è lo stesso per cui lo guarda la maggior parte dei maschi, suppongo, e cioè di vedere qualche bella figliola, magari più o meno nuda. Perché a me guardare le donne belle piace: vere per la strada o bidimensionali sono un piacere per gli occhi, come un fiore o un panorama (lo so che è trattarle da oggetti, ma negarlo sarebbe ipocrisia: poi quando c’ho a che fare le tratto da persone, ma a vederle e basta… e poi insomma, insultatemi pure).

D’altra parte il programma è un tale insulto all’intelligenza che dovendo scegliere tra vederlo senza audio (cosa che facevo col finale del gioco dei pacchi, quando mi capitava di guardarlo, per evitarmi pistolotti insopportabili) e non vederlo per niente opto per la seconda. Ci guadagno in salute.

La cosa divertente poi è quando nei giorni successivi qualcuno ti riporta le notizie, non per le notizie in sé (che mi diverto a smontare con domande e commenti finto-ingenui) quanto per le giustificazioni che trovano per aver visto il programma, per caso, e solo quei due minuti lì.

Tutte le settimane.

lunedì, 21 luglio 2008

 

Il trucco delle virgolette invisibili

Fateci caso.

Si apre il telegiornale (ma funziona anche col giornale radio) e l’autorevole giornalista comincia “Praticamente risolto il problema della disoccupazione. Grazie all’azione del governo e agli ultimi provvedimenti, in soli sette giorni i disoccupati in Italia sono al minimo dagli anni ’60; la ripresa economica è ormai partita e anche il debito pubblico è quasi azzerato. (pausa) Così il Presidente del Consiglio alla conferenza stampa ecc. ecc.”

Quando (dopo alcuni minuti di “notizia”) ci si accorge che è un virgolettato, che si tratta di proclami tutti da dimostrare, è troppo tardi: la notizia è passata con la voce del/della giornalista, quindi come notizia oggettiva.

Un altro esempio. “Pinco Pallino è innocente, non può essere l’assassino perché al momento dell’omicidio era da tutt’altra parte e ci sono le prove. (pausa) La difesa di Pinco Pallino ha parlato oggi ecc. ecc.”

Io ci ho fatto caso, (mi piace notare i trucchi dei bari) ma quanti sono così attenti? E l’onestà giornalistica?

Fateci caso.

 

 

No comment (un messaggio di scuse)

Quando mi spiegano le cose io sono contento, perché non devo fare la fatica di capirle da me.

Una mia amica mi ha preso sottobraccio in un angolo (stiamo parlando di sottobraccio e angoli virtuali, telematici) e mi ha rimproverato di non essere abbastanza comunicativo, che quando qualcuno ti fa la cortesia di commentare un tuo post è buona creanza dare un cenno di risposta.

Ora, intanto che un’amica ti prenda sottobraccio in un angolo per spiegarti una cosa è un segno d’affetto, e i segni d’affetto (sia pure da amiche che non hai mai visto) scaldano il cuore e, sulla lavagna della vita fanno mettere una crocetta sul lato delle cose buone (crocetta piccola, intendiamoci, ma sono le crocette piccole che ci fanno tirare avanti). Inoltre ha ragione, quindi devo fare delle pubbliche scuse.

Non è la prima volta che mi accusano di eccessivo algore (“algore” è una parola che avrò usato sì e no cinque volte nella vita, e solo perché vivo da svariati anni e sono un amante delle parole strane), ma francamente non si tratta di freddezza: piuttosto di non avere nulla da aggiungere. E poi sono ancora un principiante dei blog e tante cose le sto imparando.

Comunque cercherò di emendarmi: non disseminerò il cyberspazio di “Già, proprio così” e “Eh sì, davvero” ma mi sforzerò di ricordarmi che voi laggiù il mio sorriso non lo vedete.

venerdì, 18 luglio 2008

 

La facoltà di non rispondere

Un mio amico che gioca a poker dice che a volte la cosa più difficile da dire, ma la migliore, è “passo”.

Sagge parole, che andrebbero ricordate alla maggior parte di quelli che parlano (il più delle volte a vanvera) di tutto (io tra quelli, ovviamente): dalla filosofia alle gonne corte, dall’agopuntura alla fisica delle particelle, dall’ultimo cataclisma all’ultimo film. A costoro bisognerebbe rammentare che possono dire “passo”. Non è che basti essere un bell’attore o una brava soubrette o avere il patentino da giornalista (o soprattutto avere un blog) per avere un’opinione degna di essere comunicata, che valga più del silenzio che spezza.

Anche perché finisce tutto ad appiattirsi in chiacchiericcio, come se avesse tutto la stessa importanza.

In questi giorni, per esempio, si parla del caso di Eluana Englaro come se fosse un argomento da spiaggia: la canzonetta-tormentone, meglio intero o due pezzi, i figli dei vip, il prezzo di una pizza, ho sentito che a Pechino…

Invece si parla del confine tra la vita e la morte, rendiamocene conto, e non è una cosa di cui parlare con leggerezza senza pensarci bene, ma bene davvero. Una cosa più grande di qualsiasi parola possiamo dire dal basso delle nostre meditazioni da salotto, una storia di dolore che non dovremmo imbrattare dei nostri pensierini da coda alle poste.

Io, per esempio, mi astengo.

 

 

Quotare la famiglia

C’è chi propone l’applicazione del “quoziente familiare” per l’imposizione fiscale.

Non so ancora bene come dovrebbe funzionare, ma personalmente sono sospettoso. Intanto come si considerano le famiglie: per matrimonio, per residenza?

Se una famiglia è ricca da avere quattro appartamenti può scegliere come distribuire le residenze a seconda della convenienza. E non rischia di diventare una tassa sul celibato? Converranno matrimoni di comodo? Mah, sono perplesso.

E poi leggo (sul portale di Alice) che uno studio Eurispes prevederebbe (applicando il sistema francese di quoziente familiare) un risparmio medio di 800 euro a famiglia, parzialmente compensato per l’Erario dall’aumento dell’iva sui consumi.

Ecco, questo è un punto assai dolente, che cercherò di chiarire in modo semplice.

Le imposte sul reddito sono progressive, nel senso che chi è più ricco ne paga di più; le imposte sui consumi (l’iva, per esempio) sono regressive, nel senso che chi è più povero ne paga proporzionalmente di più di chi è ricco. Il motivo è che chi ha un reddito basso deve spenderlo tutto per mantenersi (e quindi paga l’iva su tutto il reddito); chi ha un reddito alto può risparmiare e investire e quindi paga l’iva solo su una parte del proprio reddito (tanto più piccola quanto più alto è il suo reddito).

PS: scrivo troppi post a tema economico/finanziario/tributario, che non sono divertenti…

giovedì, 17 luglio 2008

 

Vedo non vedo

Alla fine non l’ho mica visto il quarto Indiana Jones.

Sono rimasto in bilico, indeciso se non era meglio ricordarselo da vivo, se non era preferibile evitarsi di vedere un film in cui l’eroe è troppo bolso e fa fare le cose da giovane ad un insulso ragazzotto che si porta dietro (non so, lo presumo da analoghe operazioni e dai trailer).

E alla fine è uscito dai cinema prima che c’entrassi io e non ci siamo incontrati.

Soffro di un’indecisione simile nei riguardi di “Zelig” che io considero il più grande film di Woody Allen, ma di cui non ho il coraggio di inserire il dvd nell’apposito cassettino: ho il timore che a rivederlo a distanza di anni scoprirei che non è poi questo granché.

mercoledì, 16 luglio 2008

 

Nel frattempo in Italia la vita continua

L’alieno Glbnr del pianeta Lpuk ha sentito dire che sta passando la legge sulle impronte digitali obbligatorie per tutti, sulla carta d’identità, dal 2010. Perplesso, si rivolge a noi.

“All’inizio la proposta del governo era di prendere le impronte ai bambini rom, giusto?”

Sì, ma poi c’è stata un’ondata di proteste, si trattava di un provvedimento razzista, un sacco di polemiche, figuraccia internazionale e alla fine, a forza di “correzioni di tiro” siamo giunti a questo compromesso.

“Alla fine si è detto che è per proteggere i bambini, per il loro bene.”

Sì, anche se a molti è sembrato un ipocrita rattoppo a frettolose dichiarazioni populiste.

“Ok, ma se le impronte diventano obbligatorie per tutti sulla carta d’identità vuol dire che rimarranno fuori proprio i bambini (rom e non), nonché i clandestini, che non hanno carta d’identità. Cioè la legge alla fine è l’esatto contrario della proposta di partenza.”

Sì, però a destra si è dato l’impressione di aver fatto molto e di aver raggiunto l’obiettivo, a sinistra si è dato l’impressione di aver fatto opposizione, e in fondo (anche se si è fatto un can can senza concludere nulla di effettivo) le impronte digitali cosa sono se non impressioni?

ahahahah!

Ma l’alieno Glbnr non ha senso dell’umorismo: non è sembrato convinto.

martedì, 15 luglio 2008

 

Sacrifici umani

Qualcuno i sacrifici li deve pur fare.

Per la crescita economica i consumi devono crescere.

D’altra parte per non “innescare la spirale prezzi-salari” gli stipendi devono diminuire rispetto al costo della vita.

Quindi le famiglie di impiegati e operai si sono dovute spendere i risparmi passati, i guadagni correnti, e ora si stanno spendendo i guadagni futuri (coi finanziamenti, che corrispondono a “mangiare l’uovo nel culo della gallina” come diceva un mio vecchio capo).

 

La domanda è: quanto potrà ancora gonfiarsi la bolla prima di scoppiare?

liczin | 13:37 | commenti (2)
 

 

Cose marginali

“L’utilità marginale è decrescente; vuol dire in pratica che per chi ha dieci euro, ciascun euro conta moltissimo; per chi ha mille euro, un euro conta abbastanza; per chi ha un milione di euro, uno più o uno meno rimane indifferente.

Perciò una multa fissa è profondamente ingiusta: far pagare cinquanta o cento euro per un’infrazione significa infliggere una punizione gravissima al povero, e in pratica lasciare impunito il ricco.”

“Eh, ma come faresti allora?”

“Eh, saperlo…”

Spesso è così: non c’è una risposta “giusta”, ci sono tante risposte e la scelta fra queste risposte si chiama “politica”.

 

 

Quando la moglie è a cena fuori

Dato il nulla pneumatico programmato in televisione, l’altra sera, non avendo di meglio da fare, mi sono scelto un dvd erotico: “Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder, a cui ho fatto seguire un paio di cortometraggi di comiche mute del 1920. (Ok, d’accordo, sono uno snob, lo ammetto.)

Come d’uso in questo genere di film la trama è esilina: una biondona sexy che farebbe ingrifare anche un peluche (una Marylin Monroe al meglio) girella per casa di un tizio rimasto solo per un mese (essendo moglie e figlio in vacanza, come chiarito dal titolo italiano); la biondona ci prova in tutte le maniere a farsi saltare addosso dal tizio, ed ha una tale carica sessuale in qualunque gesto, anche innocente (anche solo quando gli butta le scarpe dalla finestra, alla fine), che personalmente con me (e credo con chiunque, compresi donne bambini piante e attaccapanni) avrebbe avuto successo al primo tentativo.

Purtroppo a causa delle regole cinematografiche del tempo non ci sono scene esplicite, non si vedono cosce aperte, culi all’aria, accoppiamenti, neanche una tetta durante una doccia: persino nella famosa scena della gonna sollevata non si vede più del polpaccio; peròla Monroe ha una potenza di richiamo ormonale che poi mi sarei fatto anche la moglie di Buster Keaton in “Una settimana (One week)”: tale Sybil Seely, che a dire il vero aveva un gran bel visino, ma – ho scoperto poi – all’epoca del film aveva intorno ai diciott’anni, oddìo! una ragazzina!…

lunedì, 14 luglio 2008

 

Onta energetica

Avevo una torcia a pile nel comodino: può sempre servire, e la tenevo lì.

Poi ne ho comprata una che si ricarica a manovella: fantastico, non dipendere più dalle batterie (che costano, e vanno costruite, caricate, trasportate e poi smaltite).

Poi ne ho trovata una che va ad energia solare (c’ha un pannellino su un lato): meraviglioso, non devo fare neanche quei cinque minuti di fatica, mi basta di lasciarla fuori del cassetto.

Ecco a cosa serve il progresso tecnologico: a lasciare le cose in giro (nonché a non dover dipendere da nessuno e a non fare fatica).

Ci pensate che qualcuno trova ragionevole l’alternativa di farsi un reattore nucleare sotto il letto?

 

 

Il pacco dell’Abruzzo

Bufera giudiziaria nella regione Abruzzo.

Ora, io potrei ironizzare sulla figura del craxiano Del Turco, della sua carriera nel Partito Socialista craxiano, del suo incarico di ministro nel governo del craxiano Amato, ecc. (cosa per esempio del tutto ignorata dal TG2, che Craxi non l’ha neanche nominato, recuperando piuttosto i poveri De Martino e Nenni). Ma non lo farò.

Piuttosto dirò che, da cittadino, quando accuse di corruzione e simili colpiscono un amministratore pubblico non vedo l’ora che il processo si svolga, non vedo l’ora di sapere se è colpevole o innocente, darei tutta la precedenza al procedimento in modo che l’amministratore possa governare senza ombre di dubbio, pastoie, sospetti oppure sgombrare il campo ad uno onesto.

Sbaglio io?

liczin | 13:50 | commenti (1)
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