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mercoledì, 22 ottobre 2008  

Psicostasia della vita quotidiana

Quando farò l’estremo passo e attraverserò l’ultima porta, e gli dei delle tenebre metteranno il mio cuore sulla bilancia per decidere il mio destino eterno. Allora io sull’altro piatto potrò mettere l’espressione che riesco a mantenere mentre la mia collega mi racconta per la ottantaseiesima volta lo stesso aneddoto (che già la prima volta mi interessava come la lettura integrale dell’elenco telefonico di Tbilisi) o l’ottantaseiesimo aneddoto sul suo figlioletto (che mi interessa quanto la devitalizzazione di un premolare).

Se non conta questo per andare in paradiso allora niente.

martedì, 21 ottobre 2008

 

Cazzismo

C’è un emendamento proposto dai leghisti per cui i medici del pronto soccorso dovrebbero essere tenuti a segnalare gli immigrati irregolari che richiedono cure. In attesa che il Papa in persona dia delle “teste di cazzo” (testualmente) a questi imbecilli criminali (che riprendono un’idea che in campagna elettorale fu della Destra), glielo dico io.

TESTE DI CAZZO! IMBECILLI! CRIMINALI!

Il risultato che si otterrebbe ovviamente è che gli immigrati (che magari dal dicembre 2007 aspettano il nullaosta all’immigrazione) creperebbero per infezioni ormai debellate nel mondo occidentale, giovani extracomunitarie verrebbero consegnate su un vassoio a ostetriche da scantinato e mammane col ferro da calza, muratori “volontari” chiederebbero di essere spostati direttamente (con quasi tutte le ossa) dal cantiere all’ambulatorio del medico “che non fa domande” (migliorando tra l’altro la statistica degli incidenti sul lavoro), tornerebbero in Italia malattie che credevamo scomparse (eh, i bei tempi andati…)

Ce la mettono tutta a farmi cambiare idea sulla pena di morte. Per il reato di testadicazzismo.

lunedì, 20 ottobre 2008

 

Importateci la democrazia!

Nelle ultime settimane a quanto ho visto la domenica pomeriggio il ministro Brunetta è andato a Domenica In, mentre la ministro Gelmini e la ministro Carfagna venivano intervistate da Paola Perego su Canale 5.

Cioè ministri del governo intervistati in ginocchio da dipendenti del capo del governo.

 

 

Era la prima cosa

Siamo in attesa dell’analisi costi/benefici della riduzione delle emissioni di anidride carbonica da parte di aziende, industrie, ecc. come caldeggiato dal governo italiano (che per mettere le mani avanti comincia col moltiplicare la previsione delle spese).

Solo che dopo aver snocciolato gli immensi costi (e l’indotto) vorrei sapere quanto valuta la salute: mille? un milione? mille miliardi? di che?

venerdì, 17 ottobre 2008

 

Frainteso

Una volta tanto lo dico io, che secondo me lo hanno frainteso.

Quando Berlusconi ha detto che gli aiuti di stato sono diventati imperativi categorici non intendeva passare dal liberismo ad una specie di neosocialismo, ma era coerentemente protezionista. I suoi aiuti di stato li faceva discendere, come reazione, dalle analoghe decisioni degli USA e di altri paesi.

E poi Berlusconi non è mai stato liberista: senza gli aiuti di stato lui sarebbe uno qualunque. (E questa non è un’opinione: all’estero, fuori dall’ombrello protettivo della politica, Berlusconi come uomo d’affari praticamente non esiste.)

 

 

Mattinieri perchè

Aprono alle sette, e già c’è davanti una trentina di persone, a occhio l’età media è a tre cifre.

Fra le sette e le otto arrivano non più di 5-6 persone.

Così tra arrivare alle sette e arrivare tre quarti d’ora dopo non c’è quasi differenza.

La prima mattina mi hanno fregato, la seconda no: in pratica ero fuori alla stessa ora.

Ma che c’hanno da fare gli anziani che si mettono in fila che ancora è buio? Che urgenza avranno di liberarsi presto dalle incombenze alla posta, negli ambulatori, negli uffici, nei supermercati?

Io poi devo entrare al lavoro e un quarto d’ora di ritardo mi costa mezz’ora, ma loro? Perché non possono aspettare un’ora?

Sono tentato di chiederlo, alzandomi in piedi in mezzo alla sala d’aspetto. Ma poi non lo faccio.

Non sono abbastanza rincoglionito.

giovedì, 16 ottobre 2008

 

Minoranza de che?

Iersera allo stadio di Lecce c’era una partita di calcio, tra le squadre nazionali di Italia e Montenegro.

All’inizio c’è una banda che suona gli inni nazionali, e mentre suona quello montenegrino in parecchi si mettono a fischiare.

Forse erano appassionati melomani insoddisfatti della musica (che in effetti, specie all’inizio, sembrava la colonna sonora di un film con Maciste) o della sua esecuzione (come detto dal telecronista suonata da un corpo militare, e non dalla sua banda). Ma in ogni caso un inno nazionale è un simbolo, anche se brutto (l’unico inno bello era quello della Germania Est, e l’hanno tolto) e mal suonato.

Il fatto è che quelli che fischiavano lo facevano proprio al simbolo, come affermazione di “difesa attiva” della “italianità” giacché giocavano “in casa” (e come sostiene la Lega ognuno in casa propria può far quel che vuole, anche picchiare gli ospiti o esercitare il meretricio).

Non si capisce perciò perché i fischiatori siano stigmatizzati con parole di fuoco (beh, ma pronunciabili in prima serata su Raiuno, tipo “birbanti” e “screanzati”) dai giornalisti: non sono forse perfetti interpreti della cultura attualmente dominante?

 

 

Come salvarsi dalla droga con poca spesa

Quel che mi ha salvato dalla droga, tra l’altro, è che i drogati mi sembravano conformisti, tristi conformisti. (E tutt’ora mi fanno la stessa impressione.)

martedì, 14 ottobre 2008

 

Ok, avanti col diluvio!

Una settimana che le borse hanno perso punti e giù titoli “la borsa di Boscorotondo brucia mille miliardi”, e giù gli analisti a spiegarci che “c’era una bolla”.

Poi due giorni positivi e nessuno che dica “la borsa di Roccofritto crea cento miliardi” e soprattutto nessuno ci spiega come mai se prima c’era una bolla adesso dovremmo essere contenti che le cose tornino come prima.

lunedì, 13 ottobre 2008

 

Poveri parlamentari

Prendiamo ad esempio la cosiddetta riforma Gelmini.

È partita con decreto legge una settimana prima dell’inizio delle scuole, e successivamente la conversione in legge ordinaria è stata blindata col voto di fiducia.

In pratica il Parlamento non ha potuto metterci bocca.

Ora, considerando quello che devono fare (votare pro le proposte dei propri e contro le proposte degli altri, qualunque cosa dicano: basta l’abilità di un bonobo, non è richiesto neanche il pollice opponibile), perché alla prossima tornata elettorale non mandiamo in Parlamento disoccupati e bisognosi, invece che benestanti che c’hanno altro da fare? Almeno risolviamo i problemi di mille famiglie a legislatura.

 

 

Da qualche parte nello spaziotempo

Con un numero sufficientemente alto di eventi è molto probabile che si verifichino casi improbabili.

Se pensiamo ad un numero illimitato di universi illimitati in un tempo illimitato finiamo per trovarci in una specie di biblioteca di babele, in cui si trovano tutti i pianeti possibili, anche identici o quasi identici a questo. Così da qualche parte c’è un pianeta in cui io sono un po’ più bello, o sono una donna, o sono appassionato di tennis subacqueo (in questo mondo esiste il rugby subacqueo); ci sono pianeti in cui prendo chi-so-io a calci nel culo fino a indolenzirmi la gamba.

Ci sono mondi in cui sono felice.

domenica, 12 ottobre 2008

 

Prendere la produttività in tasca

Si dice spesso che il futuro delle retribuzioni dei dipendenti dovrebbe essere agganciato agli utili (la cosiddetta produttività). Questo mi fa venire un paio di cose.

In una ditta in cui lavoravo un magazziniere era un semiparente dei titolari ed era “associato in partecipazione” (cioè non aveva uno stipendio ma aveva diritto ad una percentuale sugli utili, mi pare una cosa tipo il 25%). Si sposò. La ditta gli fece un regalo di nozze e il regalo venne messo tra i costi a bilancio. Quindi gli utili di quell’anno furono diminuiti dell’importo del regalo. In pratica quel magazziniere si è pagato il 25% del suo regalo.

I consiglieri di amministrazione si fissano il proprio compenso come amministratori, e tale compenso ovviamente va a diminuire l’utile: succede spesso che i compensi vengano fissati in base all’utile previsto.

Gli amministratori spesso fanno in modo, per pagare meno imposte, di diminuire gli utili con operazioni dicembrine.

Se il titolare di una ditta non sa fare il titolare la ditta non ha utili (e il titolare è piuttosto difficile da licenziare).

 

Non so perché, ma non sono ottimista.

liczin | 22:36 | commenti (1)

venerdì, 10 ottobre 2008

 

Questo dubbio qui

Purtroppo una notizia desiderata non è necessariamente vera.

Ieri ho fatto un pezzo sull’altro blog basato su una notizia che ho letto qui, a seguito di questa segnalazione qui, ma come si fa giustamente notare qui, tutto il tam tam informatico nasce da un’unica fonte: questa qui.

La causa può essere il tentativo da parte dei media di “silenziare” la cosa, ma la mancanza di riscontri può anche essere segnale di una bufala. Solo che tendiamo a credere alle notizie desiderate: chi ha a lungo sperato in questo epilogo (io tra questi) ci ha subito creduto (io tra questi). Senza dubbio.

 

 

Risposta pronta

Alla fine ho trovato la risposta. Ieri sera.

Tempo fa ho visto nella rubrica libraria del tg1 che veniva chiesto ad alcune “celebrità” quale fosse il libro della loro vita. La domanda è piuttosto sciocca, diciamoci la verità: quasi nessuno ha un libro che è “il libro”, e spesso non ci rendiamo conto di quale sia in realtà (a volte si è marchiati a vita da “Coniglietto va in città” letto a sei anni, senza saperlo mai). Così c’erano questi poveri “vip” che si arrabattavano a dire un titolo che gli facesse fare abbastanza bella figura: libri non troppo famosi (“Guerra e pace” sa di finto) e possibilmente molto seriosi (“Tre uomini in barca” non l’ha detto nessuno).

Così negli ultimi tempi ci ho pensato, e ieri sera mi è venuta la risposta da dare casomai mi squillasse il telefono e, invece di Sky che mi fa un’offerta irrinunciabile, ci fosse il Riotta a chiedermelo: “Dizionario dei luoghi comuni” di Gustave Flaubert.

Leggero, ironico, intelligente; mi perdoneranno altri miei autori di riferimento (tra cui a essere sinceri non c’è Flaubert, dato che di “Madame Bovary” non sono mai riuscito a superare le prime pagine, e “Bouvard e Pecuchet” non mi ha entusiasmato).

Di tutto quello che potrei dire del “dizionario” (che allungherebbe il post oltre i limiti del buon senso) dirò che punta l’attenzione sul fatto che l’accettazione supina di ciò che ci viene detto, acritica e beota, è il male. Che il luogo comune (nelle sue epifanie di frase fatta, banalità, pregiudizio, ecc.) è il mostro che nasce dal sonno della ragione.

Non è quel che dice, ma quello che fa capire.

Che bisogna mantenere il cervello attivo sempre, per evitare di accettare buone delle scemenze (magari solo perché le ha dette Pinco Pallino: Fede/Travaglio/Papa/TG/mio cuggino/il mio guru/ecc.) e di pensarle.

giovedì, 09 ottobre 2008

 

Branchi di economisti

Sarà colpa dello zapping, o della confusione dei palinsesti (ma il commissario Cordier lo fanno un giorno sì e uno no?), ma ieri sera in televisione ho visto di sfuggita un personaggio con la faccia da economista, che si faceva chiamare professore, che diceva che questa crisi segna la fine del capitalismo selvaggio e che ne uscirà un capitalismo diverso, forse “etico”, in cui il profitto non è l’unico valore.

Mentre lo diceva aveva la faccia seria, e anche quelli intorno a lui non devono aver capito la battuta perché sono rimasti seri. Ma doveva essere una trasmissione umoristica, ne sono sicuro.

 

Il bello degli economisti è che capiscono molto bene tutto, purché sia già passato, e bizzarramente non riescono ad applicare niente di quello che capiscono al futuro, perché infatti azzeccano le previsioni con una percentuale persino inferiore a quella che otterrebbe un branco di scimmie che pestasse a caso sui tasti di un computer (come faccio io).

Per dimostrarlo ho cosparso la tastiera di polpa di banana ed ora faccio entrare un branco di macachi (che tengo a portata di mano per queste occasioni).

 

Questa crisi si ripercuoterà a brevissimo termine sull’economia dei paesi occidentali, poi a ondata su quelli poveri, aumentando il divario tra pochi ricchi e lo stuolo dei poveri; ci saranno disordini a livello politico, si acuiranno i contrasti internazionali e tra culture, gli Stati Uniti faranno più d’una guerra. Ma alla fine della catastrofe, che farà milioni di vittime (fra guerre e povertà) il capitalismo risorgerà dalle sue ceneri, anche grazie all’ascesa di una classe di nuovi borghesi aggressivi e cinici che sfruttano le occasioni date dal disastro.

 

Ecco, adesso la banana è finita e le scimmie sono uscite. Ora resta solo da aspettare qualche anno, quando vorranno dare il Nobel per l’economia ai macachi.

mercoledì, 08 ottobre 2008

 

Breviario

Lo stallo sulla nomina alla Corte Costituzionale, ma soprattutto del presidente della commissione di vigilanza rai, mi ricorda l’impiccagione di Bertoldo.

 

Per dire il livello di umore il pensiero di oggi è “se morissi mi mancherei?”. E la cosa è che sono indeciso sulla risposta.

 

Degli esperti sostengono che questa crisi finanziaria avrà ripercussioni anche sull’economia reale. Perbacco! Saranno in tempo per il Nobel?

 

In Italia non c’è razzismo: ci vogliono i coglioni per fare affermazioni del genere. Noi abbiamo Maroni, per esempio.

 

Non capisco la risonanza della figura (imbarazzante per chi abbia buon senso, ma non per chi ha presente lo sterminato, piatto midwest statunitense) di Sarah Palin. Il vicepresidente negli USA conta quanto un opossum.

 

Nei telefilm americani le poliziotte sono tutte bellissime. Vien voglia di andare a delinquere lì.

 

 

Un giorno qualcuno riderà di tutto questo

Si corre a tranquillizzare, a rassicurare, a sedare.

Ho persino sentito il noto giornalista (e, dice, storico) Paolo Mieli dire che in fondo il capitalismo ha i suoi cicli e che ogni crisi, pure quella del 1929, è l’inizio di un progresso, di un miglioramento.

Ora, a parte il ricordo del sistema infallibile per fare un discorso in pubblico del grande Achille Campanile (in “Manuale di conversazione”); a parte questo, dicevo, il Mieli si è dimenticato di sottolineare però che la crisi del ’29 ha portato effetti parecchio perniciosi negli Stati Uniti e all’estero (in un mondo persino meno “globalizzato” di adesso), non sminuibili con un semplice “un giorno rideremo di tutto questo” come pare fare lui. Tra gli altri effetti (in parte) la nascita e lo sviluppo del nazismo. E quindi in qualche misura della Seconda Guerra Mondiale, dello sterminio di ebrei (oltre a rom, omosessuali, ecc.).

Se vi par poco.

È vero che tutto passa, anche le malattie. In un modo o nell’altro.

martedì, 07 ottobre 2008

 

Il riso non abbonda

C’è una trasmissione televisiva che non sono mai riuscito a guardare per intero (io, che una volta vidi un’intera puntata di Hazard! ma ero molto più giovane e resistente): Colorado Café. Già dopo un minuto mi sentivo un idiota.

Una sequenza di comici che non mi facevano ridere, neanche un sorrisetto. E pensavo: o non rido perché non li capisco, e allora sono idiota, oppure non fanno proprio ridere, e allora sono un idiota a guardarlo. Ho smesso.

Poi, parlando con altri, ho scoperto che altre persone normodotate di cervello la pensavano nello stesso modo, e mi sono consolato.

Ora mi fa lo stesso effetto Zelig. Zelig è la serie A di Colorado Cafè, nel senso che quelli che fanno ridere in Colorado Cafè durano poco poi vengono promossi a Zelig.

Eppure anche a Zelig se si tolgono i tormentoni e i temi ricorrenti non resta quasi nulla. (nota: i tormentoni sono quelle battute, quelle espressioni che le prime tre o quattro volte non ti fanno ridere, poi invece… hai già smesso di seguire una cosa che non ti fa ridere; ed è un peccato perché alla centesima volta che il comico dice “Allora” o “Certo!” o cose di pari pregnanza vi sbellichereste dalle risate.)

Allora, siccome non critico e basta ma sono propositivo, mi sono messo a pensare un nuovo personaggio per un comico di Zelig (o simili). Me ne sono venuti un paio: uno è il giornalista copia/incolla, che per ansia dello scoop pubblica le bufale più grottesche, che trova il modo di infilare una galleria di donne nude in ogni homepage, ecc.; il materiale di esempio settimana per settimana è assicurato. L’altro è l’autore satirico di Mediaset, che preparando le battute scarta tutte quelle cattive e alla fine dice sempre e solo che Berlusconi è basso e ha pochi capelli.

lunedì, 06 ottobre 2008

 

Inno freudiano

Una volta che cantai l’inno di Mameli in un consesso internazionale (una manciata di ragazzi di diverse nazionalità brilli di un fetentissimo vino ungherese) una ragazza taiwanese lo trovò “so romantic!”. In effetti è un inno ottocentesco, e forse la mia interpretazione d’allora (ero molto giovane) ne rendeva l’impeto drammatico più di quello da marcia militaresca.

Ultimamente più d’una volta ho notato che il verso “stringiamci a coorte” viene storpiato in “stringiamoci a corte”.

Sarà che una volta addolcito il cacofonico “stringiamci” nel più familiare “stringiamoci” (come fa anche il correttore di Word) non resta più spazio sillabico per la doppia O di coorte; sarà che in fondo ‘sta coorte non si sa bene che sia mentre la corte ci suona più normale, fatto sta che si passa dall’unirsi in battaglia al rifugiarsi nei palazzi del re. E la transizione dall’immagine dei soldati romani che avanzano compatti irti di scudi, daghe e lance a quella di cicisbei piagnucolanti che supplicano la protezione dei potenti; il passaggio dal campo di battaglia al luogo degli intrighi di palazzo, mi paiono far capire anche che quando di seguito si dice “siam pronti alla morte” non si tratta della nostra.

In qualche modo mi sembra un caso in cui un inno rispecchia il suo popolo, anche nella sua evoluzione.

domenica, 05 ottobre 2008

 

Rischiacchiere

Sentire alcuni sindaci parlare di “rischio razzismo” mi fa l’impressione di un nuotatore che parla di “rischio acqua”.

 

 

Furbizzera

In Svizzera l’autostrada si paga con un talloncino annuo. Che se sei svizzero ed è gennaio lo ammortizzi pure, ma se sei un turista di ritorno dall’Alsazia e devi solo passare useresti volentieri solo le statali e pazienza.

Invece quando entri dalla parte di Basilea subito alla frontiera c’è un casello autostradale che non si può evitare, e il casellante ha già il talloncino in mano.

Poi non fai in tempo a ingranare la terza che l’autostrada finisce. Trecento metri di “autostrada”.

A me queste cose mi fanno incazzare.

Mai più stato in Svizzera da una decina d’anni.

 

PS: che poi magari non è più così, o addirittura non era proprio così, però io così me la ricordo.

venerdì, 03 ottobre 2008

 

Concorso di colpi

Uèh, non sarà mica tutta colpa nostra?!

Non lo sapete forse che c’abbiamo la polenta al posto del cervello?

E allora spendete miliardi di parole, ore e ore di televisione, pagine e pagine di giornali a parlare di calcio e poi pretendete che non diventi una cosa importante? Una cosa per cui valga la pena di lottare?

E allora ci dite tutti i giorni che gli zingari sono delinquenti, cattivi e ladri di bambini, e poi vi sorprendete se andiamo a devastare i loro campi? (no, non vi soprendete, tant’è che la cosa ha poco e breve rilievo.)

E allora ci fate il lavaggio del cervello che immigrati e delinquenti sono sinonimi, e poi cadete dalle nuvole quando ne ammazziamo qualcuno a suon di botte? (pensate che ce ne ricordiamo solo al momento del voto?)

E allora fate una campagna stampa contro i cinesi, che la crisi economica è colpa loro, che l’aumento dei prezzi è colpa loro, che la disoccupazione è colpa loro, che avvelenano i bambini, che qualunque cosa cinese è tossica, e poi volete che se ne troviamo uno che aspetta l’autobus non lo pestiamo ben bene al grido di “sporco giallo”? (no, fate finta, tant’è che le condanne sono vuote frasi di circostanza.)

Noi ci mettiamo la testa vuota, ma chi è che la riempie?

giovedì, 02 ottobre 2008

 

Dei sistemi infallibili per vincere al lotto

Dei sistemi per vincere al lotto il migliore è senz’altro giocare una volta, vincere e smettere. È buono ma ahimé non infallibile, quindi lo scartiamo perché non corrisponde al titolo del post.

Dei sistemi infallibili per vincere al lotto ce ne sono due, che chiameremo “Sistema della zia di Luca” e “Sistema di Luca”. (I nomi sono di fantasia, quindi non state a farvi delle storie su questi personaggi.)

La zia di Luca gioca al lotto regolarmente, impegnando una quindicina di euro alla settimana: è diventata un’abitudine quindi non fa più caso alla spesa; ogni tanto vince (qualche decina di euro qua, cento là, una volta duecentoquaranta). Alla fine dell’anno si ricorda solo le vincite.

Questo è un sistema che potremmo definire “di vincita percepita”, nel senso che alla zia di Luca sembra di vincere ed è contenta.

Luca non gioca mai al lotto, quindi vince una quindicina di euro alla settimana: alla fine dell’anno sono quasi 800 euro. Potremmo chiamarlo un sistema “di vincita virtuale”.

Ma c’è un terzo sistema infallibile per vincere al lotto, e addirittura “di vincita reale” per cui alla fine dell’anno ci si trova effettivamente più ricchi. Però in Italia è illegale se non siete lo stato-biscazziere.

 

 

Scegliersi gli amici

Facilitazioni negli accordi internazionali a quei paesi che accettano di detenere i propri cittadini al posto nostro.

Pare che la proposta sia questa, l’ho sentita a un tg, per vuotare un po’ le carceri da tutti questi stranieri delinquenti.

Un’ideona.

Quindi immagino che un paese di gente onesta risulterà svantaggiato nei rapporti con l’Italia (avendo meno detenuti da ricevere) e quindi tendenzialmente il nostro beneamato paese si troverà ad avere a che fare principalmente con le patrie dei mascalzoni. (Per la patria delle mafie è un po’ come cercare i propri pari.)

E un paese di gente retta e laboriosa se vorrà avere una corsia preferenziale nelle relazioni con noi potrà convincere un certo numero di suoi cittadini di venire in Italia e (magari forzando le sue abitudini irreprensibili) compiere reati e vessazioni per poi tornare a casa da galeotti.

Mi pare uno scenario davvero augurabile.

 

 

Svolta a destra

Non c’è niente di male. Diteglielo al governo, che non c’è niente di male a fare delle scelte, pure se impopolari, pure se ideologicamente opinabili (d’altra parte l’ideologia è opinabile per sua natura).

Il governo ha l’obiettivo di ridurre il debito pubblico (obiettivo sacrosanto, troppo trascurato in tutto il dopoguerra) e tra le varie possibilità (aumentare le tasse ai ricchi, combattere l’evasione fiscale, vendere musei e parchi archeologici, ecc. ecc.) ha scelto di aumentare le tasse ai ceti medio-bassi tramite il cosiddetto drenaggio fiscale (o fiscal drag) e di ridurre alcuni servizi con tagli al personale nella pubblica amministrazione e nella scuola (nonché alla sanità, cominciando dal ministro, che infatti non c’è). Tutto questo è legittimo, e persino naturale per un governo di destra (che tendenzialmente riduce l’intervento pubblico a favore dell’iniziativa privata, sia pure riducendo anche i meccanismi di redistribuzione delle risorse).

Diteglielo che non c’è da vergognarsi di fare delle scelte, che non c’è bisogno di camuffare il taglio dei precari (e delle funzioni da loro svolte) con chiacchiere sui “fannulloni”, che non è necessario mimetizzare il taglio di personale scolastico (e delle funzione svolte) con una cosiddetta riforma che spaccia per novità il ritorno del maestro unico alle elementari (il livello scolastico meglio funzionante in Italia) e come passo avanti la reintroduzione del grembiule (non obbligatorio, come prima non era vietato), ma che in realtà punta ad una progressiva privatizzazione dell’istruzione.

Un governo di destra fa cose di destra. Perché negarlo?

Sarà una cosa di destra anche il vergognarsi d’esserlo?

Si arriva al punto di negare persino l’esistenza dell’ideologia, di identificarsi non come destra ma come “alternativa alla sinistra”.

Anch’io, per esempio, per scrivere non uso la mano destra, ma quella alternativa alla sinistra.

mercoledì, 01 ottobre 2008

 

Zerbino d’Oro (2)

Avevo già scritto un post con questo titolo (non starò a cercarlo in archivio, fidatevi): non credevo che ci fossero altri autorevoli candidati a questo premio, nientepopodimenoche Renato Schifani (Presidente del Senato della Repubblica) e Gianfranco Fini (Presidente della Camera), seconda e terza carica dello Stato!

Il Presidente del Consiglio annuncia un massiccio ricorso ai decreti legge, col Parlamento “obbligato” a trasformarli in legge entro sessanta giorni. D’altra parte a che altro serve il Parlamento se non a dirgli di sì?

La separazione dei poteri, persino il fatto che il Parlamento è espressione del Popolo per elezione diretta e lui invece è nominato dal Presidente della Repubblica, il rispetto per le istituzioni (che oggi stesso ha reclamato per sé), tutto ciò è distante, d’un altro pianeta.

E Schifani e Fini insorgono? Alzano la voce per l’umiliazione?

No. Trattati da zerbini si comportano da zerbini.

 

La democrazia in Italia è a rischio?

No, non più.

 

 

Roba da matti

A volte càpita di dirsi “ma perché dovrei interessarmi del matrimonio di tizio o delle scappatelle di caio?” (sostituendo a tizio e caio i nomi di personaggi famosi, siano essi famosi anche solo per il fatto che i giornali parlano del loro matrimonio e delle loro scappatelle).

Ecco, siccome mi è difficile dire le cose senza pensarci neanche un po’ me lo sono chiesto davvero. E quel che è peggio, mi sono pure risposto.

Perché li conosco.

Non personalmente (né ci tengo) ma a forza di vederli in televisione ho l’impressione di conoscerli. E come mi interessa sapere che mio cugino o il mio spacciatore di mentine si sposano, così voglio sapere tutto di tizio e caio. Semplice, no?

Il mio problema personale è che anche di mio cugino o del mio spacciatore di mentine, della mia vicina di casa o del collega dell’ufficio accanto a me personalmente non importa un fico secco.

E si giunge alla conclusione che se non mi interessano i gossip è un mio problema e dovrei andare in terapia.

Ecco fatto.

martedì, 30 settembre 2008

 

Buone novelle dal Sahara

Secondo le dichiarazioni ufficiali non è stato pagato nessun riscatto per liberare i turisti occidentali rapiti nel deserto, né è stato necessario un blitz militare. Secondo il nostro Ministro degli Esteri i predoni (esattamente localizzati dalla “intelligence”) li avrebbero liberati perché si sono sentiti “accerchiati”, secondo i racconti ufficiali gli ostaggi hanno guidato per 5/6 ore prima di essere soccorsi dai militari egiziani.

Ora, supponiamo pure una velocità media molto, molto bassa.

Il ministro Frattini ci vuole fare intendere che i predoni si sono disfatti dell’unico scudo chi li proteggeva (gli ostaggi) perché sopraffatti da un assedio a 100/200 chilometri di distanza?

Uno di questi giorni ci parlerà anche delle renne volanti di Papà Natale.

 

 

“Di che?”

“Parlano per invidia.”

In tutte le volte che l’ho sentito dire, in genere da ragazze, di solito ferite, offese, talvolta in lacrime, non ho mai fatto la domanda più naturale.

 

 

NorMale

Immagino che a setacciare internet (che è più comodo che setacciare il mondo perché puoi farlo da seduto, ma non dimentichiamoci che non sono la stessa cosa) si troverebbero migliaia di ragazzi sul punto di ammazzarsi, miriadi di squilibrati che annunciano stragi e omicidi, maree di disperati, pazzoidi e imbecilli di ogni risma.

Poi quando uno davvero fa qualcosa tutti dicono che, caspita, com’è che qualcuno non se n’è accorto? (Qualcun altro, ovviamente, magari “chi di dovere”.) Tutta gente che intervistata sulla tragedia della porta accanto dice “non so, era una brava persona, era normale…”

Ecco, appunto: normale.

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