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lunedì, 17 novembre 2008  

Suvvìa

Perché ci si compra un fuoristrada (o un suv, o comunque un macchinone ingombrantissimo)?

Ce lo chiariscono con colto (e imprevedibile) umorismo gli esperti del marketing di una grande casa automobilistica, che hanno chiamato un modello “Captiva”.

Da una parte si chiarisce che ci si rivolge ad un target di “maschiacci” col mito dell’aggressività e della prepotenza (poco importa se in realtà sono donnette che usano due tonnellate per trasportare a scuola trenta chili di figlio, o calvi sendentari con la pancetta con quattro ruote motrici su asfaltatissime circonvallazioni).

Dall’altra il gruppo letterale PT, dal gusto esotico, riporta la parola a risalire l’etimo fino al latino, da cui discende la cattiveria sì, ma anche e soprattutto la cattività (dato che in latino vuol dire “prigioniero”).

Si compie così grazie alle articolazioni linguistiche il corto circuito che sovrappone l’immagine desiderata del selvaggio fiero e prepotente con quella effettiva dell’ometto rinchiuso in uno scatolone d’acciaio prigioniero del traffico.

Buffo, no?

domenica, 16 novembre 2008

 

Che acca me dici?

Le mie due lettrici affezionate si saranno accorte con quanto amore io scriva la lingua italiana.

E si possono immaginare quanto rispetto io porti all’Accademia della Crusca.

Però oggi ho letto una cosa (in “La crusca per voi” di aprile) che mi ha fatto pensare “ma che so’ scemi?!”

Allora, il tema è la resa grafica del verbo averci: quando mi càpita di usarlo (quando mi prende il vezzo di usare una lingua colloquiale) uso la C apostrofata, cioè “c’ho e c’abbiamo”.

Fra le varie alternative:

– c’ho e c’abbiamo

– ci ho e ci abbiamo

– c(i) ho e c(i) abbiamo

– cj ho e cj abbiamo

– ciò e ciabbiamo

indovinate quale consigliano?

La quarta.

Ma che so’ scemi?!

Scartata giustamente la seconda che suggerirebbe una pronuncia “intera” della I, scartata giustamente la terza perché ingombrante e per niente pratica, scartata la prima perché sarebbe inusuale la pronuncia della C dolce davanti alla H e alla A sia pure con l’apostrofo a segnalare la stranezza (“attribuzione all’apostrofo di un’inconsueta funzione diacritica”), scartata giustamente la quinta perché brutta e ambigua (nella forma ciò, per esempio). E la quarta non vi pare inutilizzabile? La J per indicare la I semivocalica è arcaica e graficamente non la uso più neanche io (che pure mi diverto con le forme desuete), in più la J è percepita dal lettore medio come lettera straniera (causa sbagliatissimo insegnamento prima di tutto scolastico, tale che parecchia gente – anche di cultura decente – non sa dove metterla nell’alfabeto, come K W X e Y) e pronunciata spesso come G dolce (come in “jeans”) e voi ve l’immaginate la gente che legge “cj ho” e cerca di pronunciare “cgiò”?

 

 

Lo 0 di Gi otto

Quando andavo alle superiori la Cina era comunista, esisteva l’Urss, la Spagna era appena uscita dal regime di Franco, il fidanzato di una mia compagna di scuola veniva a prenderla con una Ritmo.

Nella classifica dei paesi più industrializzati (ed economicamente più influenti) l’Italia se la vedeva per il sesto posto col Canada (che faceva punti con un’enorme produzione di energia elettrica).

Gli organizzatori del G7, poi G8, sembrano rimasti a quei tempi: continuano a invitare l’Italia (e del resto come si può smettere? è un po’ come quando si permette a qualcuno di darci del tu, poi è difficile ritornare al lei).

Ma che succederebbe se Cina, India, Brasile, Russia e magari qualche influentissimo investitore arabo si facessero un G per conto loro? Forse scopriremmo che la squadra di vecchie glorie non ha più nulla da opporre ai giovani campioni.

E che la Ritmo non la fanno più.

sabato, 15 novembre 2008

 

Durante un’Italia-Argentina di rugby senza telecronaca

Quando si fa sciopero, tra l’altro, si dovrebbe dimostrare quanto si è indispensabili, quanto manca il proprio lavoro quando manca.

Da questo punto di vista, secondo me, i telecronisti sportivi (che ti dicono cosa stai vedendo, come se non lo vedessi da solo) non dovrebbero mai scioperare.

venerdì, 14 novembre 2008

 

Minaccio di tacere

Se per tenere un blog devo iscrivermi ad un qualche registro, riempire carte, firmare, ecc., vi avviso, io smetto. E smetto anche di tenere i siti di quel paio di associazioni a cui faccio da webmaster.

Perché questo non è un servizio di informazione, di formazione, di intrattenimento, ecc., ma solo una valvola di sfogo per uno a cui piace scrivere pensierini. E che si affeziona alle sue lettrici (per qualche ragione tutte donne, apparentemente).

Però se la burocrazia arriva, io vado via.

E forse mi porto dietro un pezzo di libertà di espressione.

 

 

Sportivi professionisti

A quanto mi è parso di vedere la maggiore preoccupazione dei centravanti calcistici è di trovare un segno di esultanza personale, una sorta di marchio che lo renda riconoscibile e ricordabile. C’è chi si succhia il pollice, chi fa il gesto di svitarsi un orecchio, chi mostra la lingua, chi indica, chi fa un salto mortale, chi si mette in posa con la bandierina del corner, chi fa il gesto del mitra e chi quello del violino; mi immagino che ci siano (o ci saranno) altri che mimano il titolo di un film (“quante parole?”), che danzano una ciaccona, che si mettono nella posizione del loto, che si appendono con i piedi alla traversa avversaria, che si infilano un piede nel naso, che scavano una buca in terra e ci piantano un ulivo, ecc.

Ma uno che semplicemente si congratuli coi compagni, sorrida e torni al centrocampo? In fondo sono professionisti e quello è il loro mestiere: il vostro idraulico fa tre giri dell’appartamento con la maglietta in testa quando il rubinetto smette di perdere? E il vostro bancario va ad abbracciarsi coi colleghi quando è riuscito a piazzarvi un investimento? (Beh, magari quest’ultimo…)

Ma già, l’esultanza (magari col copyright) fa parte dello spettacolo e in fondo la professione di questi giocolieri del calcio è proprio questa: lo spettacolo.

Quel che mi chiedo è perché continuare a chiamarlo sport.

giovedì, 13 novembre 2008

 

Un nodo al fazzoletto

La ragione per cui nascono i sindacati (e la ragione per cui esistono) è che i lavoratori uniti e compatti hanno potere contrattuale, divisi e sparsi sono in balìa dei “padroni”.

Questo, a quanto pare, i sindacalisti italiani se lo sono dimenticato. Il governo no.

 

 

Giornatacce

Tra le usuali retoriche connesse all’anniversario di Nassirya è uscita la proposta di farne una Giornata del Caduto per la Pace.

Effettivamente fra le migliaia di Giornate (con la maiuscola) questa ci manca. Come anche la Giornata delle Vittime Civili delle Operazioni di Pace, per esempio. Forse però la chiamerei più correttamente Giornata dei Sacrificati alla Politica Internazionale (dato che le operazioni in Afghanistan e Irak sono dovute alla “sindrome di Crimea” per cui si partecipa a tutte le guerre che si credono già vinte per sedersi dalla parte dei vincitori), o addirittura più precisamente Giornata della Carne da Cannone.

 

 

Parte sbagliata

Mi càpita di essere dalla parte sbagliata della pubblicità. Sarà colpa mia.

Per esempio nello spot di un gestore telefonico si vede ad una cenetta di coppia lui che offre a lei una rosa, lei sorride; poi irrompe un altro che le offre un mazzone di rose e lei scappa con quest’altro. Cos’è? Amore o un’asta? È il pensiero che conta o le dimensioni? È il tipo di signorina che si conquista dicendo “ciao, ho una Porsche”? E noi dovremmo identificarci con questa troietta (con rispetto parlando)?

Per esempio nello spot di una banca in cui l’impiegata di un parcheggio si comporta come un distributore automatico io solidarizzo con lei e non col cliente: chiusa per intere giornate in un baracchino di un metro quadro in mezzo ad un desolato piazzale d’asfalto a dire sempre le stesse cose a camionisti che la considerano come un distributore automatico. Ma ci rendiamo conto che vita fa?

Per esempio in un altro spot della stessa banca il cliente di un tassista pretende che gli metta della musica o che gli canti, gli fischietti qualcosa; e il rompicoglioni si spazientisce se il povero tassista si rifiuta. Davvero il direttore della sua banca gli lega le scarpe, gli toglie i moscerini dal parabrezza, gli massaggia la schiena? Ce lo fate vedere?

mercoledì, 12 novembre 2008

 

Trova le piccole differenze

Firenze, 1870.

Un principe indiano ventunenne (Rajaram Chuttraputti) di passaggio in città muore improvvisamente, e dato che il suo cadavere deve essere cremato alla confluenza tra due fiumi si “promuove” a fiume un torrentello cittadino (Mugnone), si celebra la cerimonia dove entra nell’Arno e sul punto si costruisce un monumento, detto “l’Indiano”.

 

Firenze, 2008.

In segno di amicizia la città cinese di Ningbo (sette milioni di abitanti) regala alla città la copia di due statue del XII secolo, con la sola preghiera di piazzarle in un luogo con del verde e dell’acqua che scorre; in cambio hanno installato una copia del David di Michelangelo con una grande cerimonia in diretta televisiva.

Le statue giacciono attualmente in un magazzino e nessuno le vuole.

 

 

Elementare, Watson

Giorni fa (l’eco si è già spenta) ha avuto qualche piccolo rilievo la notizia che da un’indagine è risultato che negli ultimi dieci anni in Italia nessun rom è risultato rapitore di bambini (ripeto per chi avesse saltato una riga: nessun rom rapitore di bambini).

Eppure in Italia dal 2004 al primo trimestre 2008 sono scomparsi 2932 minorenni (pare, ho fatto una ricerca molto rapida su internet e senza controlli, come se fossi un giornalista).

Se tutti ‘sti bambini spariscono e non sono gli zingari a portarli via, non possiamo che trarne una conclusione.

Esistono gli ufo.

 

 

L’apparenza

Come mai a vedere in tivù il fratello di Gabriele Sandri (quel tifoso ucciso un anno fa da un poliziotto in autostrada) ho l’impressione di vedere uno sciacallo che strumentalizza la morte del fratello? Come mai scommetterei una piccola cifra che presto intraprenderà carriera politica in area di destra?

Impressione a pelle…

martedì, 11 novembre 2008

 

Non c’è il leone, chissà dov’è

Cacciatori.

Ieri scherzavano tra loro, pare che uno abbia rischiato di essere raggiunto da un cinghiale.

“Eh, se ti mangiava in fondo faceva pari: tu di cinghiali ne hai mangiati diversi.”

“Sì, ma i cinghiali sono fatti per essere mangiati, l’uomo no.”

Proprio così ha detto, ed era serio. Ha detto proprio “i cinghiali sono fatti per essere mangiati, l’uomo no.” Testuale.

Ho sperato che comparisse un orso bianco a dimostrargli che non è vero, ma nulla: neanche un anaconda, un coccodrillo, dei lupi…

lunedì, 10 novembre 2008

 

Appunto per un corso di gestione delle risorse umane

Uno dei tanti vantaggi a pagare stipendi da fame ai propri dipendenti è che quando c’è uno sciopero non possono permettersi di aderire, perché rinunciare anche a una sola giornata è un lusso.

liczin | 14:48 | commenti (3)

mercoledì, 05 novembre 2008

 

La strada per la perdizione

Visto che la politica italiana è quel che è, che in televisione non c’è mai niente da vedere, che non passo il tempo sulla second life, e che non mi drogo, ho pensato di annichilirmi e ottundermi con una delle cose più popolari. Il calcio.

Per cominciare mi sono informato innanzitutto sull’attrezzatura necessaria: ho scoperto così che la palla è rotonda; può sembrare una cosa evidente ma gli addetti ai lavori (calciatori, allenatori, dirigenti, giornalisti sportivi) lo ripetono spesso, quindi dev’essere una cosa importante da tenere a mente.

Me lo sono segnato su un post it.

 

 

Tanto per dire qualcosa

Tutti hanno qualcosa da dire su Obama presidente (in genere che è nero, e che tutto andrà meglio), e io no. Arrabatto un paio di cosette raccogliticce.

 

Ma quelli che sono contenti che abbiano eletto Obama solo perché è nero, non sono un po’ razzisti?

 

Dibattito stamani fra colleghi per stabilire l’esatta sfumatura di beige di Obama (nero, mica tanto, nocciola, marroncino, ecc.). Battuta: è un capo colorato.

 

Da come lo descrivono i “democratici” nostrani pare che Obama sia uno di loro, se ne parla come se fosse uno “di sinistra”. In genere negli USA i partiti politici si possono definire secondo il metro europeo “di destra” e “più di destra”.

martedì, 04 novembre 2008

 

Longevità di garanzia

Pare, non garantisco, ho sentito dire, ho letto da qualche parte, che il presidente del consiglio on. Berlusconi abbia dichiarato che un politico dovrebbe vivere 120 anni.

Non so il contesto, il tono, niente, ma così com’è mi sembra un’idea geniale. È quella che mi mancava da qualche tempo: da quando vidi in Giappone i maggiori capi di governo del mondo che decidevano sulla riduzione nel 2030 dell’1% dei gas serra rispetto ai livelli del 1815. Guardavo le foto di questi tizi sorridenti e scherzosi e pensavo “quanti di loro saranno ancora vivi tra dieci, tra venti anni?”.

L’idea dei politici che vivono 120 anni, anzi meglio 160, è quel che ci vuole! All’età della pensione si prendono gli ex-governanti e si mettono a sopravvivere per ottanta/novant’anni con le pensioni che sono stati capaci di dare ai cittadini, in un quartiere suburbano con l’inquinamento che hanno permesso, con l’assistenza sanitaria che hanno dato ai cittadini, con i servizi sociali che hanno disposto per i disoccupati, a scontare il debito pubblico che hanno accumulato. Chissà se con questa prospettiva non avremmo dei politici più avveduti.

Proprio una bella idea, pur se utopistica!

Eppure mi suona strano essere d’accordo col premier: avrò mica frainteso?

 

 

Punti di vista

Io sono un vigliacco. Per le piccole cose: una richiesta, una telefonata, affrontare una persona, ecc. rimando il più possibile e se posso evito.

Così capisco bene il punto di vista.

Perché è questione di punti di vista.

Un po’ tutti tendiamo a prendere a modello noi stessi per la normalità.

Quindi non è strano che si chiamino eroi quelli che denunciano le estorsioni, testimoniano contro le mafie, non piegano la schiena, ecc.

Perché da un altro punto di vista loro sono i normali e gli altri i vigliacchi.

lunedì, 03 novembre 2008

 

Mi disaccordo

Ci sono persone che anche quando dicono cose con cui sono d’accordo mi spingono a essere in disaccordo. Una per esempio è Licia Colò, che quando fa i suoi pistolotti moralistici è talmente saputella e dogmatica che mi viene da darle torto a prescindere (poi mi sforzo di essere obiettivo e allora smetto di ascoltare).

Oggi il tiggiddue ha fatto un servizio sul riciclo dei rifiuti così stucchevole che mi è venuto l’impulso di mescolare i miei sacchetti della spazzatura.

sabato, 01 novembre 2008

 

Lucide analisi

– Sbinonno, ma tu dov’eri quando l’italia è fallita, come avete fatto a non accorgervi di niente?

– All’epoca c’erano i cosiddetti blog: migliaia di lucide analisi di quanto stava accadendo.

– E nessuno le leggeva quelle lucide analisi? Nessuno faceva qualcosa, provvedimenti, rimedi?

– Hai idea di quanto tempo ed energie servano per fare migliaia di lucide analisi?

venerdì, 31 ottobre 2008

 

Ah, l’amour!

Inutile: non mi riesce vedere uomini e donne proprio alla stessa maniera.

La signora Klatten (ereditiera Bmw, pare tra le dieci donne più ricche del mondo, o d’Europa, o della Germania, non ho capito bene, ma insomma una ricca ricca) è stata circuita da un giovinotto svizzero (che di cognome fa Sgarbi) che le ha spillato milioni di euro (e in cambio cosa le ha dato? Un c…! *). Pare la ricattasse (volgare!) o le raccontasse balle (“mi rincorrono i mafiosi!”).

La stessa situazione a sessi inversi mi indurrebbe a pensare a una gamma che va dal ridicolo del solito porco con la pancia che paga per spupazzarsi la ragazzetta appariscente al tragico dell’ennesima vittima di Lola Lola (“L’angelo azzurro”, per i non cinefili).

Invece la signora mi fa tenerezza, col suo fare tra la protettrice materna e l’adolescente appassionata, mi ispira coccole. L’abbraccerei con dolcezza e la consolerei “è passato, non ci pensare più, dimentica questa brutta esperienza, come se non fosse mai successa. E adesso che hai cancellato tutto: mi trovo momentaneamente a corto di liquidi e avrei bisogno di un piccolo prestito, una sciocchezzuola…”

 

* Scusate la volgarità.

 

 

Chi vuoto si fa i media se lo mangiano

Il magazziniere viene a informarsi per il costo delle batterie stilo.

“Ci hanno mandato della roba con delle pile made-in-cina tutte ossidate.”

Made-in-cina è diventato sinonimo di schifezza: potenza della propaganda.

Come se le cose made altrove fossero meglio.

Come se le batterie che si comprano altrove le facessero chissà dove.

Potenza della propaganda.

 

 

Declino e autunno

In un paese miope, che non guarda più in là dell’oggi, è naturale che l’istruzione sia vista come un costo, la difesa dell’ambiente come un ostacolo, l’arte e la cultura come inutili sprechi.

A lungo termine i paesi miopi sono destinati a soccombere e il termine non è poi così lungo: sta arrivando.

Ma in fondo a noi che importa?

Siamo convinti che domani sia un altro giorno.

mercoledì, 29 ottobre 2008

 

Passerò solitario

Quando un oppositore basa una critica al governo su un luogo comune, sul preconcetto, sulla statura di questo o quel governante io mi allontano di un passo dall’opposizione. Ed è facile per il governo replicare ad attacchi così stupidi.

Poi al governo basta fare uno qualunque dei suoi provvedimenti per rimandarmi lontano, più lontano.

E la memoria delle sconfortanti banalità della cosiddetta “antipolitica” (chissà perché, scomparsa dopo le ultime elezioni) mi allontana pure dall’allontanarmi dalla politica.

A questo punto sono così distante da tutti che comincio a sentirmi solo.

 

 

Il mistero dell’istruzione

Ora che il decreto è finalmente legge e che il Maestro Unico si farà (e non nel senso del doping) aspetto che ci dicano il nome di questo straordinario personaggio, questo supereroe nazionale che da solo educherà intere generazioni di alunni, comprese le classi-ponte e il tempo pieno (che personalmente proporrei di chiamare più sinceramente “baby parking”).

Come si farà a fare più orario con meno personale? Beh, è semplice: intanto si mettono i tornelli alla porta (e questo in sé è garanzia di alacrità, qualità del lavoro e produttività) e poi si fa viaggiare la classe a velocità relativistica secondo una traiettoria curva in modo tale che quattro ore lì dentro corrispondano a pochi secondi fuori.

Il problema è che con i fondi dedicati alla ricerca scientifica nel giro di qualche anno il nostro fisico di punta sarà Gabriella Carlucci.

lunedì, 27 ottobre 2008

 

Italianardi

Fanno bene a proteggere la purezza genetica e culturale italiana. Non vorremmo sciupare questa stirpe derivante da etruschi e sanniti, sardi e galli, amalgamata da legionari romani e domestiche friulane, incrociata con truppe napoleoniche e invasori visigoti, colonizzatori greci e guerrieri cartaginesi, occupanti normanni, francesi, spagnoli, austriaci, arabi, mescolata con turiste svedesi e lanzichenecchi, integrata con spose americane e guardie svizzere, faccette nere e figli di troia (e discendenti di Enea), e chi più ne ha avuto più ne ha messo.

Se credete alla purezza italiana potete credere anche che le renne volano e la Padania esiste.

 

 

Bello per cento

Ma se io vi dico che il 72% delle donne mi trova irresistibile sessualmente, che l’84% degli uomini mi invidia per il fascino indubitabile, che per il 67% delle italiane sono l’uomo ideale, che il 91% dei miei connazionali mi trova simpatico e intelligente e cose del genere, voi ci credete?

Dovreste.

 

Come notava Jerome (vado a memoria, mi pare in Pensieri oziosi di un ozioso) passano la vita a dirci che il David di Michelangelo è bello, poi quando lo vediamo diciamo “com’è bello!” (Non c’è niente come un umorista per fotografare la realtà.)

Così se giornali e televisioni ci dànno un’informazione governativa in stile sovietico (ma forse dovrei riferirmi piuttosto all’ipnopedia da “Mondo nuovo”, dato che a differenza dei cittadini sovietici noi non siamo sulla difensiva, non siamo abituati a fare la tara alle notizie) io non ho motivo di pensare che il governo non sia popolare. Non fanno che dirci che il governo fa bene, poi quando ci chiedono se il governo fa bene noi cosa dovremmo rispondere?

Com’è bello!

mercoledì, 22 ottobre 2008

 

Secchiate di cultura

Ogni tanto mi affaccio alla voragine della mia ignoranza, e me ne vergogno. Allora prendo una secchiata di cultura e la butto dentro. Ma la voragine è voragine e la cultura evapora prima di arrivare in fondo. Così la voragine resta voragine e io resto esausto ad ansimare in terra.

Ho letto I Simpson e la filosofia. Un libro di divulgazione, anche interessante, formato da tanti piccoli saggi.

Ma gli autori si dimostrano poco esperti di Simpson, tendono a citare solo alcuni degli episodi, e soprattutto tendono a ignorare alcune regole inviolabili del telefilm, come per esempio lo status quo (c’è una canzone in proposito in uno degli episodi dei Simpson stessi: alla fine dell’episodio la situazione dev’essere quella di partenza, perché gli episodi devono essere abbastanza interscambiabili), o il fatto che in un luogo limitato (Springfield, in questo caso) ci dev’essere tutto. Così a volte costruiscono riflessioni su basi sbagliate.

E poi qualcuno è irritante, tipo quando dice “come tutti sanno Husserl…” eccetera eccetera a spiegare una cosa che poi uno dice “ah, la fenomenologia! e non potevi dirlo subito?” pur non avendo mai sentito nominare Husserl: perché “tutti sanno” cose molto varie.

Però un bel titolo da portare in giro (la gente ti guarda e non sa come classificarti, che è bellissimo: mi piace non essere classificabile).

 

PS: mi permetto di citare a memoria Lichtenberg che risponde a Shakespeare: “E vero che ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne contenga la nostra filosofia, ma è anche vero che in filosofia ci sono cose che non stanno né in cielo né in terra.”

 

 

Escheriana

(ASCA) – Roma, 21 ott – ‘Berlusconi:L’Italia la possiamo salvare soltanto noi imprenditori, scendendo in campo ogni mattina con tanta volonta’ e passione, lavorando tutti i giorni intorno alla soluzione dei problemi e non andando in televisione a blaterare contro questo o contro quello…

 

Cioè, in sintesi, i problemi non si risolvono andando in giro a parlare male degli altri. Come fa lui.

In effetti l’opposizione dovrebbe studiare cosa ha fatto lui quand’era in minoranza. (Ehm, non andava in televisione a blaterare contro questo o contro quello? dove sono i giornalisti con un archivio quando ne serve uno?)

 

PS: ho rubato la citazione da questo blog, che commenta il proseguio.

 

 

Punti e puniti

Io (come tutti) sono partito con venti punti nella patente. Poi, siccome guido poco e correttamente, di punti non ne ho persi. Anzi ho ricevuto dei “bonus” e ora dovrei avere 24 punti (credo).

Non mi è chiara la ragione di questi bonus.

Come se a un calciatore che non fa falli per tutta la partita a un certo punto l’arbitro gli dicesse “Toh, vai da un avversario a scelta e tiragli una pedata negli stinchi.”

Avendo anche la fedina penale pulita mi aspetto che mi arrivi anche un voucher per compiere impunemente un reato da quattro anni.

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