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martedì, 09 dicembre 2008  

Veri animali

Poi, quando arriva l’estate, è tardi e tutto diventa inutile. Gli spot contro l’abbandono degli animali dovrebbero farli adesso, mica a luglio. È ora che i cuccioli vengono comprati e regalati come se fossero giocattoli a pile, senza considerare che vanno accuditi ed amati sempre, tutti i giorni, anche in vacanza.

Se volete un animale che si può spengere quando si va al mare e mettere in un cassetto la sera, che non va portato fuori quando piove e che non ha bisogno di vaccinazioni, che quando il bambino si annoia si può mettere in una scatola nel ripostiglio, forse dovreste comprare un bel cucciolo virtuale: c’è differenza con quelli veri, è ovvio: quelli veri soffrono.

 

 

E tutti risero

Personalmente sono troppo riservato e taciturno per essere simpatico, quindi non càpita. Però se mai succedesse che qualcuno mi definisse “simpaticissimo” io lo prenderei come un insulto.

Attualmente vengono definite “simpaticissime” le suonerie per telefonino con insopportabili canzoncine di “bella topolona”, le gare di rutti, i meteorismi, ecc. qualunque cosa venisse definita “volgare” fino a qualche anno fa. Ora l’aggettivo “volgare” non va più di moda, fa troppo snob, e quelle cose sono diventate “simpaticissime”.

lunedì, 08 dicembre 2008

 

Disegno e figure

Una forma di intrattenimento, chiamiamolo così, molto portatile è guardarsi intorno e trovare le figure. Mi spiego: quand’ero bambino guardavo spesso un angolo del pavimento in graniglia sempre dallo stesso punto di vista (era il pavimento del bagno…) e ormai ci vedevo le solite figure, per esempio un marinaio affacciato ad una carta da gioco, l’asso di quadri.

Nel pavimento della cucina giorni fa ho scoperto il volto di una donna bellissima, ma di cui si intuiva solo l’ovale del viso. Analoghe osservazioni si possono fare con le forme delle nuvole, delle carte geografiche, con le gocce d’olio nel condimento dei pomodori, con l’intreccio dei rami di un albero; nell’ammasso di oggetti decorativi in una scatola trasparente ho visto oggi una faccia sinistra fissarmi con sguardo cattivo.

Un passatempo economico e sempre disponibile, e naturale: è normale infatti cercare forme conosciute e interpretabili nell’insieme casuale degli elementi. Poi, se se ne sente il bisogno, si possono pure chiamare Dio.

sabato, 06 dicembre 2008

 

Pensiero condiviso

Interrogato sulla protesta del sindaco di Firenze Domenici (che si è incatenato alla sede di Repubblica: siamo ormai al largo dell’oceano del ridicolo) il PdC Berlusconi ha detto “eh, allora io avrei dovuto essere incatenato da parecchi anni!”

Proprio quello che pensiamo in molti.

 

 

Sconforto

Qui un link ci va. Ed è questo: è il comunicato ufficiale del Partito Democratico in cui si lamenta che il governo stava cercando di ridurre i contributi statali alle scuole “paritarie”.

Vuol dire che il Partito Democratico è ufficialmente contrario a ridurre i soldi versati dallo Stato alle scuole private (che in Italia sono soprattutto scuole confessionali cattoliche)?

L’indignazione mi ha fatto superare la pigrizia e ho provato a commentare: eh, figuriamoci: bisogna iscriversi, registrarsi, riempire moduli…

“Democratico”…

Questo Partito Democratico è proprio la cosa migliore che riesce ad esprimere l’Italia non berlusconiana? Davvero l’alternativa è fra questi e i postfascisti/postcraxiani?

 

L’Italia è fatta (pure troppo).

Gli italiani sono completamente da rifare…

 

 

Film autoprodotto

Oggi mi sono svegliato con un film in testa. Ve lo racconto: è un filmino-commedia all’americana che mi si è creato tutto da sé.

I protagonisti sono un’ereditiera molto bella, bionda, un po’ algida (tipo Grace Kelly, diciamo); un giovanotto bello ma goffo con le donne (non saprei dire un nome, ce n’è così tanti di attorini bellocci); un attore bruttino ma bravo (senz’altro il Peter Falk di Angeli con la pistola); una caratterista non bella ma brava (Ave Ninchi, per esempio).

Lui, il giovanotto, è uno scapestrato che deve parecchi soldi alla mafia (a quella da commedia americana, che non ha niente a che vedere con quella vera). La “famiglia” è indecisa se spezzargli entrambe le gambe e scioglierlo nell’acido oppure darlo in pasto ai piranha nell’acquario del boss quando si considera che in entrambi i casi i soldi sarebbero persi, così si decide di fargli sposare un’ereditiera per arricchirlo e recuperare i crediti.

Lo si riveste, gli si dànno i mezzi e le opportunità per conoscere la bella e ricca signorina e i due si prendono a frequentarsi. Per “aiutarlo” e per “controllare l’investimento” gli si affianca un “picciotto” (Falk), e per pareggiare i conti si chiede a lei di portare un’amica (la Ninchi). I quattro escono spesso insieme e la cosa va avanti apparentemente liscia finché…

A questo punto sono indeciso se la bella si innamora di Falk, o se entrambe le donne si innamorano di lui; in ogni caso farei innamorare il bello della Ninchi ma non corrisposto.

Poi alla fine tutto va male: non riuscendo a far andare l’affare in porto entrambi i protagonisti vengono fatti fuori. Non c’è “happy ending”: pazienza.

Notevoli le scene del consiglio della “famiglia” che fra estorsioni e corruzioni discute delle strategie romantiche, il testo dei biglietti, quale tipo di fiori, ecc. Anche quando si rifa il guardaroba del giovanotto non è male la discussione sull’eleganza fra mafiosi, le loro mogli, e magari uno stilista gay fatto venire apposta dall’Italia (il bello di questi film è che si può giocare senza ritegno con gli stereotipi). Spassosa la scena del ristorante, con equivoci, scambi, battute con tutti i mafiosi che si nascondono intorno ai “piccioncini”.

Ecco, io il trailer ve l’ho fatto: i particolari metteteceli voi e faremo finta di essere stati insieme al cinema.

venerdì, 05 dicembre 2008

 

Il bullo del mattone

Pare sia tornata la tecnica del mattone.

Anni fa nei parcheggi degli autogrill loschi figuri vendevano videoregistratori a prezzi d’occasionissima (ammiccando con furtiva complicità), che poi una volta a casa si rivelavano scatole con dentro un paio di mattoni.

Ora dice che al posto dei videoregistratori “vendono” computer portatili, palmari, cellulari (che poi sono custodie con bottiglie d’acqua, sassi, ecc.)

Considerando che i truffati in realtà sono aspiranti truffatori (quantomeno ricettatori) non ho nessuna comprensione verso le “vittime”, né astio verso i malviventi. Quando i truffatori si truffano tra loro (pure se i “polli” sono truffatori dilettanti, aspiranti tali) non mi si smuove la pietà.

So’ cinico eh?

giovedì, 04 dicembre 2008

 

Chi legge la legge

Io quando scrivo un post, prima di pubblicarlo lo rileggo (e siccome sono pignolo, spesso più volte, anche se questo non elimina cazzate e possibili fraintendimenti, ma per fortuna – di tutti – non faccio il ministro).

Detto questo a mo’ di prologo, provo a spiegarvi una cosa un po’ tecnica sulle tasse, ma interessante.

Entro la fine di novembre (quest’anno scalato al primo dicembre perché di domenica) bisogna versare il secondo acconto delle imposte relative ai redditi dell’anno in corso (il primo è a giugno): in pratica un’impresa paga un tot a giugno, un tot quasi uguale a novembre e poi il saldo a giugno dell’anno successivo. L’importo degli acconti è calcolato in base alle imposte pagate l’anno prima.

Venerdì 28 novembre, per favorire le imprese, il governo ha emesso un decreto che riduceva del 3% gli acconti da versare (interessante la tempistica eh?).

Per chi avesse già versato con gli importi “vecchi” (maggiori) o non avesse fatto in tempo a ricalcolarli (ma va?) si è previsto che la differenza fosse recuperabile compensando col primo versamento utile (in generale il 16 dicembre, per chi versa l’iva mensilmente e non è a credito; casomai il 27 dicembre con l’acconto dell’iva, per chi non è già a credito).

Ora la cosa buffa è che la relazione tecnica indica che il decreto non avrà effetti sul gettito (in effetti non è una diminuzione delle imposte, ma solo uno spostamento nel tempo) perché le restituzioni “avverranno entro la stessa annualità”. In pratica si dovrà riversare la differenza entro il 31 dicembre. (Evidentemente una svista, volevano dire che il “taglio” viene pagato poi col saldo: però in una legge le parole contano, letteralmente.)

Riepilogo: il 28 novembre stabiliscono un ricalcolo su una scadenza del 1 dicembre, i soldi versati in più si possono scalare il 16 o il 27 dicembre, ma tanto vanno versati di nuovo entro il 31 dicembre.

La domanda è: ma chi cazzo le scrive le leggi? E qualcuno le legge prima di metterle in giro?

mercoledì, 03 dicembre 2008

 

Roba da non leggere

Mi capita talvolta di vagare per blog, e di pensare che uno è pure libero di scrivere i fatti suoi (tipo che oggi si è messo un maglione blu, o che il gatto gli ha vomitato sul tappeto nel mezzo del salotto: preziosi scorci di vita vissuta) ma che è sorprendente che qualcuno glieli legga (e poi ci leggo sotto cose tipo “35 commenti”).

Io da parte mia mi sforzo di scrivere cose che anche quando sono fatti miei possano comunque avere uno spunto per altri, una nota, un riflesso, un che.

Ma questa volta non ci riesco, questo post è veramente inane, e racconta di una cosa che mi è successa di nuovo stamani.

Suona la sveglia: io faccio lo sforzo sovrumano di alzarmi (giacché sono di quelli che hanno il fuso orario del risveglio parecchie migliaia di chilometri più a ovest), mi trascino con gli occhi ancora chiusi in cucina e mi preparo la colazione. Quand’ecco: suona la sveglia.

Era solo un sogno. Solo che io adesso sono stanchissimo dello sforzo di essermi alzato, così per alzarmi la seconda volta (quella vera) faccio uno sforzo ancora più epico.

Estenuato, dopo la doccia, ho cinque minuti di pausa in cui posso riposarmi buttandomi come un cadavere sul letto.

Solo che poi devo rialzarmi un’altra volta: ed è la terza.

martedì, 02 dicembre 2008

 

Mestieri di vivere

Un mestiere che credo mi piacerebbe fare, oltre a cose come i coretti ad Aretha Franklin in “Respect” o il massaggiatore di Manuela Arcuri, è l’ex-politico. Senza preoccupazioni economiche (una bella pensione) e senza rompimenti di balle e responsabilità, l’ex-politico può restare ai margini, dicendo cose sagge e generiche, preparando conferenze e atteggiandosi a padre della patria, rimpianto statista (e magari in età può aspirare a qualche presidenza importante, a qualche incarico internazionale). L’ex-politico può evitare la piccola e gretta polemica quotidiana, i giochi di potere, i battibecchi, può evitare le cazzate insomma.

Cioè, io gente come D’Alema non la capisco.

Un’altra carriera interessante me l’ha suggerita una rivista femminile, su cui era riportato che la principessa erede al trono di Norvegia starebbe cercando un marito: ora controllo di non essere sterile (ché a questo servono i principi consorti), poi mando il curriculum.

lunedì, 01 dicembre 2008

 

Tassa sulla cecità

 

Metto qua quest’immagine di nudità gratuita e sesso esplicito (e bizzarro) per calamitare visitatori, ovviamente, certo che poi rimarranno folgorati da questo blog, che è così adatto al target di chi cerca roba porno.

Peccato che, a essere rigorosi, immagini come questa subiranno la tassa sul porno, una tassa moralistica che indurrà i musei italiani a sostituire alcune scene con foto (o tele dipinte a olio) di caminetti accesi. Oppure aumenteranno il prezzo del biglietto.

Non è che io sia un sostenitore della pornografia, ma moralmente (se è fatta e fruita da adulti consenzienti) mi è indifferente; è un settore economico che darà da campare a un certo numero di famiglie (in questi casi, si sa, non ci sono lavoratori ma intere famigliole), più l’indotto; se si pensa che sia immorale (tipo il gioco d’azzardo, che infatti è monopolio statale) o faccia male alla salute (tipo i tabacchi, che infatti sono monopolio statale) allora la si vieti (o se ne faccia un monopolio statale, che sarebbe una cosa curiosa). Che poi in effetti i casi di morte per aver visto un film porno devono essere piuttosto scarsi, invece la velocità delle auto (per fare un esempio) è una cosa che, pur facendo più vittime della peste, viene liberamente pubblicizzata dappertutto.

 

PS: l’immagine è “Danae” di Gustav Klimt: raffigura l’atto sessuale esplicito e non simulato fra la signorina Danae e il signor Zeus nelle sembianze di “pioggia dorata”.

domenica, 30 novembre 2008

 

Morti

I morti non si contano: si pesano. Hanno un’importanza diversa in base alla vicinanza (è la prospettiva: le cose vicine sono enormi, quelle lontane statistica).

174 morti (centosettantaquattro, stima ufficiale), di cui un italiano.

174 morti vanno oltre la nostra capacità di percezione della tragedia. Una tecnica per immaginarsi cosa voglia dire è pensarli uno per volta.

Pensate a un morto, alla vostra esperienza di un morto (un nonno, un parente, un conoscente: un’esperienza diretta). Poi pensate ad un altro morto, poi aggiungete un’altra esperienza, poi un’altra e un’altra ancora: continuate a pensare ad un morto alla volta concentrandovi su ciascuno.

Quando vi sembreranno troppi probabilmente non sarete neanche a un decimo della cifra: smettete, lo straniamento è una difesa naturale dal troppo dolore, considerarli statistica ci consente di sopravvivere. Però senza abituarsi.

sabato, 29 novembre 2008

 

I costi della (propaganda) politica

Aggiungere un tot alla pensione costava un tot.

Mandare un assegno a casa costava un tot più sessanta centesimi di francobollo.

Distribuire pezzi di plastica a chi non ha mai usato un bancomat, buttando soldi nei pezzi di plastica stessi e regalando soldi a grandi aziende private (Mastercard, Poste): non c’è prezzo.

venerdì, 28 novembre 2008

 

Mint/Boxed (mente presa a pugni)

Non è vero che la gente non ha spirito critico.

È che si rende conto di quanto sia una cosa importante, e ha paura di sciuparlo.

Per quello non lo usa.

giovedì, 27 novembre 2008

 

Post di post

Uno sta a pensare gli affari suoi, ai problemi con persone che non conosce ma non gli escono dalla testa, quando arriva la realtà e gli sbatte davanti cento morti ammazzati per una guerriglia terroristica fra oriente e occidente idiota da entrambi i lati.

Vien quasi voglia di scrivere delle cose serie, anche se non se ne è capaci.

Però poi passa, e si ritorna a pensare alle cose che abbiamo in testa.

 

Piove sul bagnato

La social card con un caffè al giorno va ai pensionati con redditi fino a 6000 euro al mese. Gli stessi a cui nel gennaio 2006 Berlusconi aveva aumentato la pensione a 551 euro al mese (551 x 12 mesi = 6.612).

Fortunelli!…

 

Issimo

Dibattito politico ad altissimo livello sulla vittoria ad un reality televisivo di un’ex parlamentare comunista.

Altissimo livello.

 

Conversioni a U

Pare che Gramsci in punto di morte abbia chiesto di comprare una Fiat.

L’ha detto la Fiat.

 

Seni e golf

La cassiera ha sempre delle ampie scollature, anche d’inverno. Ha pure ragione: non ha un bel fisico, né un bel viso, il sorriso è miserino, lo sguardo opaco e non è neanche tanto simpatica. Però, a giudicare da vestita, ha un bel paio di tette. E io le guardo. Capace che sennò ci resta male.

 

 

martedì, 25 novembre 2008

 

Il futuro è qui, e purtroppo anche noi

Io in vita mia ho cominciato due romanzi (a scriverli, intendo). Uno era in linguaggio volgarmaccheronico (tipo Brancaleone, in pratica): era divertente da scrivere ma dopo averlo lasciato in sospeso e averlo riletto dopo qualche tempo ho visto che da leggere era divertente come il cilicio.

L’altro romanzo era un giallo in ambientazione fantascientifica. Anzi, a dire il vero, mi ero innamorato dell’ambientazione (che mi permetteva di fare satira sul presente estremizzandone i caratteri) e me la rimuginavo per ore, poi avevo pensato di farci un giallo perché l’investigazione è un artificio comodo per esplorare intorno. Poi sono passati gli anni e il romanzo è rimasto lì, su qualche dischetto da 1.44. Così la realtà si sta estremizzando senza di me.

Per esempio nel romanzo avevo immaginato che fosse pratica comune vendere il nome dei bambini ad aziende in cambio di soldi (e perciò quasi tutti si chiamassero tipo “Ikea”, “Permaflex”, “Emporioarmani”, “Generalelectric”, ecc.), e che quindi fosse uno sfoggio di ricchezza chiamarsi Alberto o Giovanna.

Ora leggo che in provincia di Potenza il Movimento Sociale Fiamma Tricolore è disposto a elargire 1500 euro a chi chiami i propri poveri figlioletti Benito o Rachele.

Se ritrovo il dischetto (e se non si è smagnetizzato) ci cerco qualcosa su cui poter giocare alla Snai.

lunedì, 24 novembre 2008

 

Clacson

Come d’uso suono il clacson, e attendo.

Dato che non succede nulla, dopo un po’ risuono il clacson. E attendo.

Al terzo suono di clacson finalmente si affaccia un tizio alla porta del bar: ha in mano una pasta con la panna e me la mostra come fosse una giustificazione.

“Può togliere la macchina?”

“Non può aspettare un minuto?”

Che fa, mercanteggia? Sono quasi dieci minuti che aspetto.

“No, non posso aspettare i suoi comodi.”

Cerco di mantenere la calma. Forse anche lui: rientra dentro e poi riesce senza la pasta in mano: mi fa un gesto spazientito, come se fossi io quello che disturba.

È in questi casi che vorrei avere un cingolato da 20 tonnellate, così su queste cose potrei passarci sopra.

Su queste macchinucce in seconda fila.

 

 

Quarantadue

Una pubblicità che ho notato in questi ultimi tempi è quella di un farmaco contro la tosse e il raffreddore. Già la musica di sottofondo è una vecchia canzone intitolata “I’m a believer”, che letteralmente si può tradurre “sono un credulone”, nella nota versione italiana adattata in “Sono bugiarda”: entrambe le letture in una pubblicità sono poco rassicuranti. Ma più bizzarro è lo slogan finale del produttore “Ci piace partire dalla soluzione, non dal problema!”

Che vuol dire?

Normalmente per curare una malattia la si studia, e poi si cercano sostanze e procedure terapeutiche che la curino: cioè si parte dal problema (la malattia) per trovare la soluzione (la terapia). Forse che quella casa farmaceutica inventa a caso una medicina e poi la distribuisce a pioggia a malati diversi classificando i risultati in “guarisce”, “migliora”, “indifferente”, “peggiora” e “muore” e individuando così la malattia per cui è adatta? Hanno una risposta e cercano la domanda?

domenica, 23 novembre 2008

 

Punti interrogativi

Il nostro capo del governo ci spiega (ieri, in un comizio elettorale) che la crisi economica si vince se continuiamo a consumare come abbiamo sempre fatto.

Come al solito manca qualcuno che alza la mano e gli fa un paio di domande. La prima è “lo sa che i consumi interni sono solo una parte del mercato delle aziende italiane?” (forse non lo sa perché le sue imprese fuori dai protetti confini italiani non hanno mai avuto gran successo). La seconda, più importante: “come si può mantenere lo stesso livello di consumi con redditi più bassi? Lei stesso, attraverso il suo governo, ha aumentato di solo una settantina di euro gli stipendi dei dipendenti pubblici, ampiamente al di sotto dell’inflazione e con un crescente fiscal drag lasciato senza controllo.”.

Manca sempre qualcuno che gli fa delle domande.

(E una volta che c’è stato si è avvalso della facoltà di non rispondere…)

sabato, 22 novembre 2008

 

Sensa titolo

Una cosa che ho sempre pensato (e mi sorprende non averlo mai scritto qui), per il bene del mio collo, è che gli editori dovrebbero accordarsi e scrivere sulle costole dei libri tutti nello stesso verso.

venerdì, 21 novembre 2008

 

Elogio del deficiente

Tutte le volte che vado al Louvre (incipit che dà l’impressione che ci vada regolarmente) mi prendo il mio tempo per la Nike di Samotracia. Che è bellissima: mi metto lì seduto su uno scalino e me la guardo.

Anche il Satiro danzante è bellissimo (ma non è al Louvre e a dire il vero non l’ho mai visto dal vivo), aereo e armonioso.

In comune hanno il fatto di essere incompleti, mancanti di pezzi, schegge, brandelli. E ci si chiede se non sia proprio questa incompletezza a renderli così dinamici e leggeri. Forse anche la Venere di Milo (e torniamo al Louvre) non sarebbe più elegante se avesse le braccia.

Come anche gli schiavi e i prigioni michelangioleschi (un paio al Louvre, altri a Firenze) devono alla loro incompiutezza (intenzionale?) l’espressività pastosa e drammatica della lotta con la materia.

Forse ci sono opere che non complete sono al loro massimo.

Forse anche questo post se lo

 

 

Viva Villari!

Hanno occupato la presidenza.

La voce si sparge in un attimo, nel pomeriggio hanno già circondato l’edificio “Esci, la resistenza è vana!” Ma lui tace, dietro la finestra, seduto in terra, sotto la scrivania finalmente sua, con provviste per parecchi giorni e la porta chiusa con tre mandate e il paletto. Non lo avranno tanto facilmente.

Lui è nato peone, e tra i peones è cresciuto ed è stato nascosto fino a ieri, ma adesso è il suo momento: adesso è lui il protagonista.

 

Ma fuori un sussurro “Aspettate che dorma nel suo sacco a pelo, poi… io non vi ho detto niente.”

 

 

Grazie maestro

Oggi è l’anniversario della nascita di René Magritte, l’autore del quadro (l’impero della luce) che fa da iconcina di questo blog.

Buon compleanno, e grazie.

giovedì, 20 novembre 2008

 

Acque calde

Ci si è accorti del fenomeno dei “baroni” e del nepotismo all’Università.

Dovendo giustificare dei provvedimenti di tagli di fondi il governo ha trovato questa cosa e magicamente molti giornalisti e commentatori hanno scoperto quest’acqua calda qui.

A parte il fatto che tagliando i fondi non si diminuisce il fenomeno, perché se un “barone” deve scegliere come distribuire minori fondi si sa bene come sceglierà. A parte questo, dicevo, mi vengono in mente un altro paio di acque calde di cui si potrebbe tenere conto.

La prima è che spesso ci si sposa e ci si riproduce in ambiente lavorativo. Giovani operai si conoscono in fabbrica e si uniscono in famiglia, compagni di università si innamorano, colleghi si frequentano e si sposano, ecc. Così non è raro che marito e moglie siano anche colleghi: questo all’università come altrove.

La seconda acqua calda è che c’è una stratificazione sociale per cui per dare ai propri figli la miglior posizione possibile si finisce per dargli la propria perché quelle più in alto sono occupate dai figli di chi sta più in alto. Il figlio del notaio fa il notaio, la figlia del farmacista fa la farmacista, i figli del grande imprenditore sono sorprendentemente portati per l’imprenditoria, i nomi nuovi del cinema hanno bizzarramente cognomi vecchi, e così via fino al figlio del carrozziere che difficilmente potrà fare di meglio del carrozziere, della figlia dell’operaio che se gli va bene fa l’operaia e i figli dei disoccupati che facilmente non troveranno un posto diverso da quello dei genitori.

La terza acqua calda è che il fenomeno dei baroni alligna bene anche nel mondo della sanità, per cui il governo… oh… ohi ohi…

mercoledì, 19 novembre 2008

 

Zero voglia di lavorare

Appunti per un romanzo che non ho intenzione di scrivere.

Titolo provvisorio è “Il sassofonista asfittico” (con le virgolette parte integrante del titolo) ma anche “Titolo provvisorio” non suona male: è un po’ come chiamare un film “Chiuso per ferie” e poi sorprendersi che nessuno entri al cinema. Il sottotitolo potrebbe essere “ovvero Come battere la fiacca sul suo terreno”.

La trama è tutta da costruire, i caratteri dei personaggi da individuare, come anche la situazione, il periodo storico, la grana della carta e il prezzo.

Per ora ho che all’interno del testo vorrei inserire la frase “ah ah, rise querulo”, che fa molto romanzone ottocentesco francese.

E poi mi gira in testa la descrizione di un personaggio femminile: “Bella era bella di una bellezza sghemba, obliqua, xxx e involontaria.” Dove al posto di xxx devo trovare un aggettivo adatto di quattro sillabe che finisca per –ìva, tipo compulsiva, protettiva, deduttiva, ecc. (il ritmo, la musica della prosa è basilare), da evitare il troppo banale seduttiva, per ora è in pole position narrativa.

Ecco, adesso posso pensare ad altro, e di questo romanzo mi è rimasto niente: come della lettura di un libro di…

 

 

Bambini lontani

Nel palazzo reale di Bangkok, o al Prambanan (vicino Yogyakarta), o in altri posti frequentati da turisti, non è raro essere fermati da gruppetti di ragazzini o ragazzine che vi chiedono cerimoniosamente di farvi qualche domanda. Sono scolaretti e lo fanno per esercitare il loro inglese (in molti altri posti sono poveri che vi chiedono spiccioli o caramelle).

Io mi chiedo che razza di inglese possano mai imparare da me, ma mi impegno ad usare il mio miglior oxfordiano.

Il/la più intraprendente del gruppetto vi chiede cose tipo “come si chiama, da dove viene, è qui per la prima volta, le piace, quanto resta, ecc.” (un suggerimento, quando dite il vostro nome chiedete il loro: quantomeno si faranno due risate a sentire come riuscite a pronunciarlo male); al termine della breve intervista vi chiedono anche di scrivere una frase sul loro quadernino: mi immagino che poi lo debbano portare a scuola come dimostrazione del compito eseguito (qui nasce la sindrome della cartolina, per cui dopo due o tre frasi graziose i bambini meno solleciti si devono accontentare di “buona fortuna” e “tanti auguri”).

Se siete un po’ simpatici e disponibili (e come si fa a non esserlo?) si fotograferanno con voi con i cellulari (cosa che in alcuni paesi è uso comune, come se tutti i turisti fossero rockstar).

Solo dopo, molto dopo, vi verrà in mente l’impressione che farebbe qui quella foto: un turista occidentale con la vostra faccia che sorride con sottobraccio una dolce bambinella tailandese o indonesiana.

Mmh, mi sa che la prossima volta darò solo conferenze stampa a classi intere, e foto solo se di gruppo con anche il corpo docente e i bidelli…

 

 

Director’s cut

Io ho una certa antipatia per quelli che linkano o citano in inglese senza traduzione, come se l’inglese fosse obbligatorio come avere un conto corrente bancario o un telefonino o una casella e-mail (dite che non sono obbligatorie neanche queste altre tre cose? dài, non scherzate…).

 

Questo post finiva qui, però mi sembrava un po’ troppo corto e allora ho pensato di scriverci un po’ di altre persone e categorie di persone che mi stanno sulle palle.

Dopo la settantesima pagina ho pensato che fosse meglio tornare alla versione originale.

martedì, 18 novembre 2008

 

Cioè, in che senso?

Sta per uscire il remake di “Ultimatum alla terra”: pare che per gli autori di cinema le idee siano esaurite, mi aspetto che si cominci a rifare il Viaggio nella Luna di Méliès.

Nel trailer c’è questo extraterrestre che parla con una scienziata terrestre (la prima battuta è vaga, le altre testuali).

Lui – Gli uomini stanno distruggendo il pianeta Terra.

Lei – E tu sei venuto ad aiutarci?

Lui – No.

 

 

Credersi

Il ministro Brunetta dice che avrebbe vinto il Nobel, se solo ci si fosse messo d’impegno: pare che abbia parecchi amici che l’hanno vinto e lui non è meno intelligente di loro, quindi…

Bene.

Non ho meno gambe di Totti, quindi avrei potuto vincere la Coppa del Mondo di calcio; non sono meno intonato di molti cantanti; non sono meno alto di molte medaglie d’oro olimpiche; non sono meno bello di molti premi Oscar; non scrivo peggio di molti scrittori; e soprattutto dico meno slogan propagandistici, luoghi comuni e generiche cazzate di Brunetta.

Quindi un Nobel l’avrei preso facilmente anch’io, come tutti (a mettersi d’impegno).

Per ora lo candiderei a un qualche premio per le categorie “Mancanza di senso del ridicolo” e “Personaggio grottesco”.

lunedì, 17 novembre 2008

 

Il signor V.

A proposito della commissione di vigilanza Rai non ho capito di cosa si sorprende Veltroni, e faccio delle ipotesi.

– di aver imbarcato nel PD dei democristiani cercapoltrone (“culo a ventosa” era troppo volgare);

– di aver svenduto dei seggi ai radicali che votano con gli avversari;

– che i veti della maggioranza a Orlando fossero come quando Bertoldo chiede di scegliere l’albero a cui essere impiccato;

– che ha perso tanto tempo e ha tralasciato tante battaglie per perdere pure questa;

– che la destra italiana non ha senso degli equilibri democratici;

– che in democrazia viene eletto chi raccoglie la maggioranza dei voti.

Ora, appena il buon Walter leggerà questo post non esiterà a rispondermi, suppongo.

Io aspetto.

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