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martedì, 30 dicembre 2008  

Sport equi

Le chiamano “gare di potenza”. In equitazione, saltano coi cavalli un ostacolo che alzano sempre di più e vince chi salta più in alto. Non è particolarmente divertente, ma c’è sempre la speranza che uno dei cavalli, a sorpresa, scopra il fosbury.

sabato, 27 dicembre 2008

 

Aerei (troppo aerei) a reazione

Quando si bombarda un paese straniero la reazione della comunità può essere di due tipi:

a) si muovono subito tagliandoti rifornimenti, sanzionandoti in mille modi, mandano forze armate a interporsi o a invaderti direttamente, fanno operazioni segrete o aperte finché non si ribalta il governo; (questa non capita perché chi non ha l’appoggio dei paesi influenti non si muove)

b) si precipitano a darti del birichino.

 

 

Consenso al consenso

Fa bene Berlusconi a vantarsi delle percentuali di consenso. Per alcuni motivi.

Il primo è che sono plausibili (dato il controllo dei mezzi di comunicazione, l’invisibilità e l’inconsistenza di opposizioni, ecc.).

Il secondo è che creano ulteriore consenso (secondo un meccanismo di sfruttamento del conformismo che ben conosce la pubblicità, da cui slogan come “il primo d’Italia”, “il più usato”, “il numero uno”, “il più amato”, ecc.)

Il terzo è che così si avvicina ad altri storici leader mondiali (come Ceausescu, Saddam Hussein, Pol Pot, ecc.)

 

 

Problemi sbagliati

Il problema di queste baracche è che si buttano giù e tempo pochi giorni risorgono un po’ più in là.

Proprio vero. Forse perché il problema, egregio sindaco, non sono le baracche.

Il problema sono i disgraziati che ci campano, e che si riparano in qualche modo dalla pioggia e dal freddo (e ogni tanto ci crepano per un incendio o lo scoppio di una bombola o per le condizioni “igieniche”). E quello è un problema che ha solo due soluzioni:

o si dà loro la possibilità di vivere in insediamenti umani;

o si sterminano (o in subordine si deportano).

Ci dica chiaramente signor sindaco quale delle due soluzioni preferisce, su quale delle due intende investire le risorse. Ce lo dica, ché siamo curiosi.

venerdì, 26 dicembre 2008

 

Le solite tavolate (con la T)

Il sommario del TG1 di oggi apriva col notizione che d’inverno fa freddo. La seconda notizia in ordine di importanza era che il Papa ha detto una banalità.

Sono i giorni in cui il telegiornale andrebbe sostituito con Braccio di Ferro, oppure si potrebbe parlare di qualche notiziola di cui non si parla mai: dei colpi di stato in Guinea, o di qualche “guerra dimenticata” che i giornalisti chiamano così, come se non dipendesse da loro il fatto che sono dimenticate.

No, quelle sono curiosità, come il vitello nato con due teste o la zucca più grande del mondo. Se ne può accennare ogni tanto, di contorno, ma normalmente ci occupiamo di così più importanti, che ci toccano da vicino.

I cenoni e i pranzoni.

 

 

Domande assenti

L’arcivescovo di Milano annuncia che economizzando sulle sue assegnazioni dell’otto per mille ha ricavato un milione di euro per costituire un fondo di solidarietà per i nuovi poveri.

Bene.

Ma perché non lo ha fatto finora? Finora, negli anni scorsi, come aveva speso quei soldi? Come vengono spesi i soldi dalle altre diocesi? San Francesco non ha insegnato niente? E Gesù (che ha detto più volte di dare tutto ai poveri)?

Ditecelo, siamo curiosi. Preparatevi perché questa domanda (e magari molte altre) ve le faranno lassù, i vostri capi (che lo sanno già, ma gli piacerà sentirvi dire la risposta).

liczin | 00:44 | commenti (2)

giovedì, 25 dicembre 2008

 

Contromano

Ci sono quelli che passando dalla bicicletta al Ciao non hanno cambiato abitudini, come poi passando alla Vespa, e poi a crescere fino al Suv.

Così ci sono quelli che guidano scooteroni larghi come bufali d’acqua (a proposito, se andate ad un funerale nei villaggi Toraja, nell’isola di Sulawesi, portando in dono un bufalo fate un figurone, ma anche un maiale è un regalo sempre gradito) come se fossero in bicicletta o anche meno. Risalgono le code da sinistra come se fossero sottili come la linea di mezzeria, ma la linea di mezzeria la superano di un bel po’, e tecnicamente non risalgono la coda, bensì procedono contromano.

Quando sono in coda, che mi superino non me ne frega niente, non me ne accorgo neppure. Ma quando sono sulla corsia contraria, dover frenare perché questi deficienti pensano di essere sogliole e sono balene mi fa girare i cosiddetti: potrei andare libero e tranquillo e invece mi tocca fare un continuo stop&go mentre gli imbecilloni fanno il gesto di stringersi (inutilmente, ingombrano come bilici). Sono i casi in cui vorrei avere i rostri alle ruote come le quadrighe di Ben Hur.

martedì, 23 dicembre 2008

 

Passato

Ormai ho passato i quarant’anni, e non da oggi.

Li ho passati non nel senso che li ho trasferiti a qualcun altro, ché comunque in fondo non mi rimarrebbe molto. Li ho passati piuttosto nel senso di colarli attraverso un setaccio, con la maggior parte che se ne va per sempre e un po’ che rimane.

Se ne vanno un sacco di cose insignificanti, tipo che cosa ho mangiato il 22 ottobre 1983, quanto ho pagato un paio di scarpe, il nome di un supplente di italiano delle medie. Ma se ne vanno anche momenti che lì per lì mi sono sembrati indimenticabili.

E quello che si ferma (in un blog, in un diario, in appunti) non è più il volo della farfalla, ma il suo cadavere infilzato dalla scrittura.

 

 

Niente di straordinario

Me l’aspettavo.

Dopo aver favorito gli straordinari detassandoli un po’, per distrarre i lavoratori e i sindacati, ora si comincia a parlare di contratti di solidarietà: in pratica di una riduzione dell’orario di lavoro con corrispondente calo nella retribuzione.

Le due cose sono apparentemente in contraddizione: da una parte si cerca di far fare lo stesso lavoro a meno persone (otto persone che fanno dieci ore al giorno fanno ottanta ore, quanto dieci persone per otto ore), dall’altra si cerca di far svolgere lo stesso lavoro a più persone (per fare le ottanta ore si fanno lavorare dodici persone per circa sette ore a testa).

In realtà non c’è contraddizione.

Riducendo l’orario base si aumenta la quota di straordinari: conservando gli otto lavoratori per le ottanta ore gli straordinari diventano da 20 ore a circa 24. Il vantaggio per l’azienda è che su una base minore (di orario e di paga) può far lavorare i dipendenti più o meno a seconda delle preferenze e dei periodi. Per il lavoratore significa che non può programmarsi né il tempo libero, né le spese (perché da un giorno all’altro, da un mese all’altro cambiano), e inoltre si crea un meccanismo di concorrenza fra i lavoratori per essere chiamati a fare gli straordinari (“divide et impera” se preferite il latino degli Absburgo, o i capponi di Renzo se preferite l’italiano di Manzoni). Chiamatela precarizzazione, se volete, e guerra fra poveri, se vi va.

Mi aspetto che i sindacati esigano dei correttivi: per esempio che per chi applica i contratti di solidarietà siano vietati del tutto gli straordinari, o fortemente scoraggiati (per esempio con un aumento di retribuzione parecchio sensibile, tipo il doppio). Mi aspetto che i sindacati compatti alzino la testa… Vabbè, scherzavo: questo non me l’aspetto.

lunedì, 22 dicembre 2008

 

Papa Polonio (pontefice presuntuoso)

A me piacciono le donne. Non c’è proprio confronto con gli uomini. Dice il Papa che è Dio ad avermi fatto così: può darsi.

Però c’è parecchia gente a cui piacciono di più gli uomini, e pensano che non ci sia confronto: per esempio mia zia. Immagino che anche loro Dio li abbia fatti così.

Dio pare abbia fatto uomini a cui piacciono le bionde, donne che preferiscono uomini più giovani, alcuni che amano la cioccolata e altri che stravedono per la musica country (bizzarro, eh?). C’è persino gente a cui piace il vino novello (per dire le stranezze).

Ora, per fare un esempio, un mio amico preferisce pomiciare con un uomo che con una donna. Forse il Papa pensa che non sia stato Dio a fare pure lui?

Forse il Papa immagina che Dio gli debba rendere conto?

Forse il Papa crede che non ci siano più cose in cielo e in terra di quante ne conosca la sua filosofia?

sabato, 20 dicembre 2008

 

Un post sul natale, uno qualsiasi, presto!

Se non ve ne sieti accorti (o forse dovrei dire accorte, dato che i miei 2,5 lettori sono lettrici: forse è l’incredibile fascino maschio che emano persino dalla prosa) il Natale sta arrivando e bisogna pure che ne dica qualcosa.

Solo che non mi viene niente.

Va bene “per fare festa un pretesto vale l’altro”?

venerdì, 19 dicembre 2008

 

Vecchie glorie

Si avvicina il Capodanno, e il concerto di Capodanno: quello vero (a Vienna) e l’inutile e fastidioso scimmiottamento da Venezia. (Perché non farne uno “di Natale” così da prendersi lo stesso pubblico di turisti orientali, invece di dividerselo? Mah.)

Ascolteremo i soliti pezzi nati come musica da ballo alle feste.

Mi chiedo se fra cent’anni e più in qualche capitale di un qualche impero dissolto non ci sarà qualcosa del genere: tipo il Concerto di Ferragosto dalla Carnegie Hall, con la Filarmonica di New York che esegue il terzo movimento di “I Will Survive”.

giovedì, 18 dicembre 2008

 

Natale in giarrettiere

Ma sono l’unico a trovare strano che la martellante pubblicità di una qualche pay tv abbia la canzoncina natalizia (Buon natale means merry christmas…) sulla melodia (sia pure arrangiata con coretti e campanelli) della vecchia canzone “Stretti stretti nell’estasi d’amor: la spagnola sa amar così, bocca a bocca la notte e il dì…”?

 

 

Meglio se facevi o’ zappatore

Fra i contenuti speciali del dvd dell’ultimo Indiana Jones ci sono i soliti documentari sulle riprese, gli effetti speciali, ecc. in cui troupe di persone sempre sorridenti girano il film in grande armonia ed amicizia, sempre volendosi bene, mai con un intoppo, con totale allegria. Vogliono farci credere che i film li fanno così.

Tra questi documentari ce n’è uno intitolato “Primi spari in New Mexico” e uno si chiede di quali sparatorie si tratti. Poi si legge il titolo originale e si nota che si parla di “Shot”, che in inglese vuol dire sparo, ma anche ripresa cinematografica. Chi diamine ha fatto la traduzione, un traduttore automatico? Non è una finezza filologica da poeti, è un banale termine che conosco persino io; per accorgersene bastava un vocabolarietto da nulla, e peraltro è un termine che parlando di film torna fuori spesso.

Mah.

 

 

Ansia da presentazione

Sul sito delle autostrade ci sono le previsioni del traffico. Dei filmatini che noi con la connessione a manovella impieghiamo ore a scaricare (ancora la banda larga, forse non lo sanno tutti, non obbligatoria per legge). I filmatini saranno belli e d’effetto, non nego, ma perché non rendere disponibile il testo da leggere (dato che leggere è ancora una capacità comune)?

mercoledì, 17 dicembre 2008

 

Lettori senza valore

Io capisco che per certi aspetti l’informazione sia merce (solo per certi aspetti, perché forma le opinioni). Ma è possibile che in Italia non ci sia una nicchia di mercato per un giornale serio, che dà le notizie controllandole, senza considerare ossessivamente a chi convengono e comunicandole senza faziosità, che segue le vicende anche quando non sono di moda, che non segue le notizie inconsistenti?

Faccio qualche esempio: abbiamo portato le magliette rosse per i monaci birmani, abbiamo esposto le bandiere del Tibet, non abbiamo capito niente della Thailandia, non sappiamo niente di cosa sta succedendo in Messico, la Turchia bombardava i curdi in Irak, la Russia ha occupato parti della Georgia, ci sono guerre in Africa, epidemie, c’era l’emergenza delle intercettazioni telefoniche, dei rom rubabambini, dell’igiene sui treni, dei pitbull, della malasanità, di questo e di quello. Tutto sfumato nel nulla. Per avere una notizia bisogna cercarsela su fonti (difficili da verificare per un semplice lettore) in tutte le lingue del mondo.

In compenso sappiamo tutte le domeniche (e spesso anche gli altri giorni) cosa ha detto il Papa a qualsiasi riguardo, veniamo aggiornati sulle dichiarazioni di tutti i politici sulla polemica del giorno (anche quando bisogna inventarne una e spesso senza capire su cosa verta), sappiamo subito degli avvisi di garanzia e mai nulla delle sentenze, abbiamo reportage minuto per minuto sulle voci del calciomercato.

Insomma, ci sono riviste specializzate in cellulari o in orologi da polso o in fitness (quante copie venderanno, cosa ci scriveranno in tutte quelle pagine è per me un mistero), possibile che non sia un’impresa redditizia un serio giornale di informazione seria?

martedì, 16 dicembre 2008

 

Finire in una scarpata

Un giornalista iracheno ha tirato le sue scarpe contro il presidente Bush. Questi le ha evitate con buona agilità e a caldo ha cercato di sdrammatizzare dicendo che il bello della democrazia è anche che tutti possono cercare di attirare l’attenzione.

In effetti il punto di vista iracheno è uno dei migliori per trovare alcune differenze tra dittatura e democrazia.

1) in una dittatura era obbligatorio inneggiare “viva Saddam”, in democrazia è vietato.

2) in una dittatura il governo fa ciò che vuole e non si può criticare, in democrazia si può (fino a un certo punto).

3) in una dittatura gli oppositori vanno in prigione e nessuno ne sa più niente, in democrazia si può richiedere la loro liberazione.

4) in una dittatura elezioni farsa dànno il 98% dei voti al dittatore grazie ai brogli, in democrazia la metà più quelli della Florida.

5) per far cadere un dittatore ci vuole una guerra persa in Iraq, per una democrazia una anche in Afghanistan.

6) il dittatore porta il paese al disastro economico, in democrazia… vabbé, cinque sono sufficienti.

lunedì, 15 dicembre 2008

 

La fiamma

Tempo fa, quando un automobilista romeno ubriaco travolse delle persone a Roma, il sindaco Alemanno organizzò una fiaccolata contro i rom.

Sabato un impiegato ventenne ubriaco ha travolto una comitiva e ammazzato due persone.

Io ho qui la fiaccola, vorrei sapere contro chi ci muoviamo questa volta: gli impiegati? i ventenni? gli automobilisti?

Idea: e se la facessimo comunque contro i rom? Fatemi sapere qualcosa alla svelta perché questa cosa si sta consumando inutilmente.

domenica, 14 dicembre 2008

 

Vecchio trombonismo

Posso parlare male di Arbasino? Posso dire che la sua condanna ai tempi presenti (pure non molto dissimile da quella che faccio io ogni tanto) non è altro che il solito, eterno, brontolare del vecchio trombone snob? Che crede che le sue idee di bellezza, eleganza, ecc. siano assolute ed eterne e non capisce che quelle degli altri non sono più barbare o peggiori ma semplicemente diverse? Che molte delle sue critiche sono basate semplicemente sul principio del BTA (Nei Bei Tempi Andati tutto era migliore semplicemente perché noi eravamo più giovani e vedevamo le cose con altri occhi, e adesso ce le ricordiamo con memoria selettiva)? Che molte delle cose che critica non sono né belle né brutte, ma semplicemente fenomeni che accadono (per esempio il passaggio delle parole da una lingua all’altra)? Che confonde le parole e i modi di dire coi concetti (sopravvalutando le parole come se fossero feticci)?

Posso?

Allora lo faccio.

sabato, 13 dicembre 2008

 

Tony Garbati forever

Sono stato su facebook per una decina di minuti.

Ho creato un account, e subito mi hanno chiesto la data di nascita: ho cliccato sulla richiesta “perché dovrei dirla?” e mi hanno spiegato che è per evitare falsi accessi. Caspita, mi hanno sgamato subito! Avevo dato un nome falso (Tony Garbati), ma alla richiesta della data di nascita… è un po’ come quando per entrare negli USA ti chiedono “vuoi entrare per fare attentati terroristici?” e l’aspirante terrorista deve scegliere se dire la verità (e di fatto votarsi all’insuccesso) o dire una bugia (che è reato federale, e si rischia molto, non ci si cava d’impaccio con un buffetto sulla spalla come se con un caccia si trancia il cavo di una funivia e si ammazza della gente).

Però l’ho fatto: ho mentito sulla data di nascita (mi sono invecchiato un po’).

Non ho usato le ricerche per anni di diploma (avrei dovuto dire la verità) ma del resto rimangono comunque fuori i commilitoni, i compagni del coro, di teatro, quelli incontrati in vacanza o nei modi più strani. Ho cercato un po’ di nomi: ex ragazze, vecchi amici, compagni di scuola, parenti, conoscenti, ma ho trovato solo omonimi.

Forse non è vero che ci si trovano tutti.

Oppure forse si sono iscritti tutti con falsi nomi.

 

PS: ho chiuso l’account, ma pare che un profilo una volta creato non si possa estinguere. Agghiacciante.

 

 

Il motore della crescita

Io il mio l’ho fatto. La mia parte nell’incremento dei consumi l’ho fatta.

Ho comprato un telefonino, non perché non ne avessi già uno, o perché fosse rotto, ma perché avevo perso il caricabatteria, e alla mia richiesta del solo caricabatteria di un telefonino fuori produzione da anni (e ogni telefonino ha i suoi esclusivi accessori, incompatibili con tutti gli altri) il negoziante mi ha guardato compassionevole (la sua espressione diceva “povero sciocchino”).

Ho comprato anche uno stendibiancheria, non perché non ne avessi già uno, o perché fosse rotto, ma perché questo è allungabile, adatto alle lenzuola, nuovo, e insomma la mia consorte l’ha fortemente voluto e non volevo litigare.

Ecco: ho fatto consumi inutili e ora ho due cose che mi stanno antipatiche (ho un rapporto un po’ così con gli oggetti). Perché la “crescita economica” è basata sui consumi inutili, e gli sprechi.

liczin | 18:25 | commenti (2)
 

 

Missing

Ma dove sono finiti tutti?

Dov’è quel Grillo che raccoglieva migliaia di arrabbiati in piazza il 25 aprile (fra tutte le date…), e dove sono tutti quegli arrabbiati? Il pungente Travaglio non ha più scottanti verità che infiammino le polemiche politiche, i telegiornali, i quotidiani? Forse non ha libri-strenna da promuovere? Dove sono le proteste contro “la casta”? Tutti tranquilli? Tutti quieti strumenti che hanno suonato quando dovevano?

Da mesi (casualmente da dopo le elezioni) tutto va bene.

Ogni cosa a suo posto.

venerdì, 12 dicembre 2008

 

La salute è l’ultima cosa

L’opposizione italiana alle misure ecologiche europee è giustissima.

In un momento come questo (come in tutti gli altri, del resto) la competitività delle aziende italiane è tutto, è l’unico modo per reggere alla crisi. Se cominciamo a caricarle di oneri e costi per non sprecare energia, o per depurare i liquami (faccio un esempio) non potranno reggere la concorrenza cinese (per dirne una). E poi se si comincia così dove andremo a finire? Oggi un filtro, una coibentazione, domani dovrebbero sobbarcarsi misure serie contro gli infortuni, e poi finiremmo che dovranno dichiarare tutti i dipendenti all’inps e pagare le tasse!

giovedì, 11 dicembre 2008

 

L’ultimo piano

Ecco, ho aperto un altro blog (uff, quanti!) e ci metto piano piano un romanzo, che però non è un romanzo ma appunti, travestiti da note ad una traduzione.

Sono appunti sparsi ma forse è meglio leggerli in ordine, quindi sono in ordine “normale” (cioè inverso per un blog): il primo è il primo e poi seguono a scendere e nelle pagine seguenti.

Questo è il link.

 

 

I valori dello spot

Un TG (mi pare l’uno) ha lanciato il sondaggio tra gli spettatori per eleggere “l’atleta dell’anno” e l’altra sera ho sentito intervistato un giornalista sportivo che proponeva Alessandro Del Piero.

Caspita! Grande segnale di coraggio e sport! Una bella botta in un anno in cui ci sono stati i giochi olimpici!

Perché dimostra che non conta vincere (Del Piero gioca in una squadra che non ha vinto niente nel 2008, e in una nazionale che quest’anno non si è distinta), non conta impegnarsi, allenarsi duramente, fare sacrifici, fare fatica (come fanno per esempio quelli che sono andati a Pechino), magari mantenendosi con altri lavori ed emergendo dall’anonimato ogni quattro anni, o manco quello. No, nello sport non conta tutto questo. Nello sport conta giocare a calcio e andare in televisione.

 

 

Sostiene Berlusconi

Sostiene Berlusconi che le misure ecologiche costano troppo alle aziende italiane. O la borsa o la vita. Ma come si fa senza borsa?

 

Sostiene Berlusconi che a Bruxelles o ottiene il blocco dei provvedimenti ecologici o pone il veto. O come dice lui o come dice lui. Non è questa la democrazia?

 

Sostiene Berlusconi che la Magistratura non è un potere, ma un ordine. Con la riforma vuole forse un ordine nuovo?

Peraltro se leggesse la Costituzione (quella che vuole cambiare di testa sua) vedrebbe che la scritta “Titolo IV – La Magistratura” ha i font dello stesso formato di “Titolo III – Il Governo”. Basta un Bignami per scoprire che Parlamento, Governo e Magistratura sono i tre Poteri dello Stato Italiano.

Forse c’è qualcosa che non va nel primo articolo che parla di Magistratura “La giustizia è amministrata in nome del popolo.” (non di Dio, non dal popolo) e “I giudici sono soggetti soltanto alla legge.”

 

Sostiene Berlusconi che con “questa” opposizione è impossibile dialogare. Più che altro è inutile: non è mai d’accordo e non ha potere.

 

Sostiene Berlusconi di voler cambiare la Costituzione. Basta leggerla: trasuda antifascismo da tutte le lettere.

 

 

So dove sei

Ho già parlato (in un post di qualche giorno fa) del mio romanzo di fantascienza, quello che ho immaginato così a lungo che poi non l’ho scritto. Un’altra idea che c’era dentro era che chi assumeva un impegno con un altro (un debito, una prestazione di lavoro, ecc.) si dovesse installare un “tracciante”, cioè una macchinetta nel corpo (io l’immaginavo attaccata al midollo spinale, per evitare di togliersela) che rilevasse in qualsiasi momento la propria posizione, finché il debito non venisse soddisfatto.

Iersera in televisione ho visto la pubblicità di una macchinetta molto simile. Non si inserisce nel corpo (non ancora) ma si può nascondere nell’auto (che per tanti è una specie di prolungamento del corpo, tanto che trovano inconcepibile spostarsi in altro modo). Mi chiedo se è legale. Boh.

(Una di queste sere li ricerco davvero quegli appunti, magari li trascrivo in un blog apposito prima di essere accusato di aver copiato dalla realtà la magistratura privatizzata o i contatori di respiri)

mercoledì, 10 dicembre 2008

 

Amo tutti, quasi

Io, specie in certi periodi, mi sento particolarmente affettuoso e bendisposto verso le altre persone.

Poi però sono costretto a frequentarle.

 

 

Controvoce

Sentivo oggi questo giornalista e politico (se prima di finire il post mi torna in mente come si chiama lo scrivo) che diceva “mi piace essere uno fuori dal coro”. Questi anticonformisti per principio sono gente buffa: non si sa se hanno idee proprie, ma in ogni caso sono dispostissimi a rinnegarle casomai coincidessero con quelle correnti. Poi, se non ne hanno davvero, tutto è più facile.

 

PS: non mi è venuto il nome, pazienza.

 

 

E i giovani d’oggi

Quando ho sentito parlare di Facebook, tempo fa, ho chiesto ad un’entusiasta frequentatrice di cosa si trattasse e ne ho concluso che è una sorta di collezionismo di cosiddetti “amici” (perlopiù sconosciuti), nonché l’ennesima occasione per dire “io esisto” e nulla di più.

In quest’ultimo aspetto è uno strumento del tutto analogo a molti blog (checché ne dicano alcuni blogger).

In seguito ne ho sentito parlare, sempre malissimo, con giudizi più o meno circostanziati, spesso da note blogstar. Ne ho sentito parlare tanto male che alla fine sto concludendo che non dev’essere tanto male. Perché è normale che i virtuosi dell’amigdala parlino male delle spade, che gli spadaccini vedano con dispetto gli archi lunghi, che gli arcieri provetti dicano peste e corna delle colubrine e così via.

 

È che sono allergico a mettere i miei dati personali su internet.

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