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giovedì, 22 gennaio 2009  

Carriera alternativa

A cercare il mio nome in rete fra i primi risultati c’è che risulto coautore di un libro (insieme ad altri due). Non è che c’abbia lavorato: hanno solo messo dentro, tra l’altro, alcune vecchie cose che avevo fatto.

Questa cosa mi ha reso (ho qui l’estratto) la bellezza di 91,31 euro.

Lordi.

 

 

Scema che legge

Lo faranno, ne sono sicuro.

Abbasseranno i limiti di alcolemia consentiti per guidare.

E non servirà a niente.

Gli ubriachi che fanno incidenti ora sono già oltre i limiti, domani saranno ugualmente oltre i limiti.

Anzi, paradossalmente le cose peggioreranno: aumenteranno quelli che cercheranno di evitare i posti di blocco, aumenteranno le omissioni di soccorso.

Però è un provvedimento d’effetto (dà l’impressione di fare qualcosa), e che non costa niente (come l’obbligo dei fari accesi anche di giorno: una delle dieci cose più inutili del mondo).

Lo faranno, ci posso scommettere.

mercoledì, 21 gennaio 2009

 

Spigolando tra le notizie

Avrete forse sentito della postina di Trieste che nei giorni in cui era in malattia andava in palestra e vinceva le gare di culturismo. Pare sia arrivata anche terza ai campionati italiani (niente male per una quarantenne!), ora è indagata per falso e truffa aggravata, (chissà, forse verrà licenziata?).

Niente di nuovo: falsi malati e falsi invalidi sono un male diffusissimo e se ne sentono tutti i giorni.

Ma i medici che firmano quei certificati?

Avete mai sentito che vengano indagati per falso, che (quantomeno per manifesta incompetenza) vengano licenziati, espulsi dall’Ordine, mandati a fare i trafori per le gallerie ferroviarie? Io non l’ho mai sentito: forse è talmente normale che non è una notizia… (sì, credici…)

 

Ma chi lo veste Calderoli?

Vabbè che la faccia uno non gliela può coprire: pazienza.

Oggi stava in conferenza stampa con una larghissima cravatta verde (che per i leghisti è come se un comunista stesse sempre col pugno alzato finché non gli si ferma la circolazione): va bene verde, ma puoi anche ripiegare dietro i lembi. La cravatta era così larga (ma è una moda?) che il colletto della camicia gli stava mezzo dentro e mezzo fuori la giacca (mia madre avrebbe detto “ma che cerchi moglie?”, perché forse pensava che fosse compito della moglie controllare l’abbigliamento del marito prima di uscire di casa).

E che dire di quando poi si è alzato, rivelando sotto la giacca blu scuro un paio di pantaloni arancionissimo, che manco al circo Medrano?

 

Pare che sia tradizione dai tempi di Truman per un presidente USA partecipare nel giorno della sua incoronazione (senza corona, ma è lo stesso) a dieci feste da ballo e ballare con la moglie.

Dev’essere per questo che non ricordo presidenti single, perché sarebbero costretti a scegliere tra un attaccapanni (e l’unico capace di tanto era Fred Astaire, che nonostante sua madre lo supplicasse non si è mai candidato) e la coreografia di Bejart per il Bolero di Ravel. E dieci volte sono tante.

 

Ho sentito che Berlusconi ha inaugurato il padiglione Rosa Berlusconi al Pio Albergo Trivulzio, rivelando che è stato proprio il motivo della sua entrata in politica.

Non ho capito se la madre o il Pio Albergo Trivulzio.

 

 

Buoni e cattivi (guida pratica)

Prendete il caso dell’eroe muscoloso che va dai cattivi del film e pum pum pum ne ammazza cinque o seicento. Non è che uno gli dice che è una cosa che non si fa, e che quando si ammazza si è cattivi: no, rimane comunque uno buono.

I buoni e i cattivi esistono, e sono tali a prescindere, qualunque fetenzia facciano o subiscano.

Ma come riconoscerli, se non conta cosa fanno?

Il sistema c’è: basta mettere davanti al nome “anti” o “filo” e vedere quali sono complimenti e quali offese. Facciamo degli esempi.

Uno criticava la politica di Bush e veniva accusato di antiamericanismo, ed era un argomento forte, davanti al quale le giustificazioni (per esempio che anche molti americani la pensavano così) apparivano sempre debolucce. (Chissà se sarà così anche con Obama, e chissà che politica seguirà Obama.) Per contro l’accusa di essere filoamericani non appare molto incisiva, somiglia più a un complimento. Se ne deduce che gli americani sono buoni, anche se vanno a fare la guerra in Somalia (per fare un esempio di presidente democratico).

Se uno condanna l’attacco israeliano a Gaza viene tacciato di antisemitismo (qui c’è anche un salto logico per cui si identifica Israele con gli ebrei, come se non fossero due concetti profondamente diversi). Anche in questo caso si capisce che Israele = buoni.

Avete mai sentito qualcuno che è in imbarazzo davanti all’accusa di essere antiislamico? Io no. Anzi c’è gente capace di vantarsene. Se ne deduce che Islam = cattivi.

Ecco: con questo sistema si capisce chi sono i buoni e i cattivi, perché giudicare in base ad altri criteri (per esempio assassini = cattivi) non pare cosa valida.

Figuriamoci poi con quale diffidenza bisogna guardare chi non giudica a priori!

martedì, 20 gennaio 2009

 

Partendo da un sopracciglio

Ci sono delle ragazze che si depilano le sopracciglia e poi se le disegnano.

Un po’ come tagliarsi una mano sana per farsi mettere una protesi.

A me questa cosa non piace: mi dànno l’impressione di chi ha perso le sopracciglia per una malattia; mi mettono apprensione, mi viene da compatirle. Le sopracciglia disegnate con la matita mi fanno tristezza.

Mi è venuto in mente questo mentre vedevo il Presidente del Consiglio fare dichiarazioni in televisione (non sempre riesco a evitarlo): perché si fa questa maschera grottesca con capelli messi col photoshop e le sopracciglia disegnate dal tintore di Pavarotti? Perché non glielo chiede nessuno?

La cosa su cui sproloquiava il Presidente Berlusconi erano le pensioni. Dava l’impressione di parlare come se i lavoratori prendessero la pensione come una calamità. Qualcuno dovrebbe dirgli che per la maggior parte di noi lavorare è una gran rottura di palle (conformemente alle disposizioni divine, per chi ha letto la Genesi), e non vede l’ora di smettere. Qualcuno dovrebbe dirgli che in Italia non ci sono solo calciatori e conduttori televisivi, ma anche commessi, impiegate, operaie, cassiere, rappresentanti, autisti, muratori, bidelle, asfaltatori, cartolai, elettricisti, ecc. ecc.

 

PS: sul muro di una fabbrica lessi “se il lavoro fosse una bella cosa i padroni se la terrebbero per sé”.

 

 

Uguale per tutti

Non è una cattiva idea quella di mettere le telecamere nelle scuole per i fenomeni di “bullismo” (termine terribilmente demodè): non è giusto che solo alcuni vadano su youtube.

 

 

Meglio non sapere

Ci sono queste macchinette che dopo qualche test ti dicono che età ha il tuo cervello.

Quando uscirono (circa tre anni fa, mi pare) la provai in un negozio di elettronica (perché sono curioso) e siccome sono allenato ad un certo tipo di attività mentale (non sto a spiegarvi il perché) alla fine mi ha detto che avevo l’età che avevo (appena un anno di meno).

Ci sono rimasto male.

Poi ho capito che si tratta di un giochino elettronico come gli altri, che la questione dell’età mentale è una sciocchezzuola del marketing e che si tratta di un punteggio come gli altri, che con l’allenamento specifico, l’esperienza e la pratica, uno lo migliora. Generalmente partendo da “età” ultraottuagenarie. Così ho capito che quel punteggio fatto così, in piedi, nel rumore, con una consorte che mi tirava per la giacchetta ché voleva andare via: beh, era una cosa di cui vantarsi con gli amici al bar, o sul blog (che è quasi lo stesso).

Però non c’ho più provato, perché non vorrei che con la pratica risultassi con l’età mentale di un settenne.

lunedì, 19 gennaio 2009

 

Pigrotto

Il manifestino della palestra promette “dopo le feste di nuovo in forma”, ma c’è una fotografia di un giovanotto che suda e fatica in una macchina che ricorda “Nel bagno penale” di Kafka. E la cifra scritta in rosso (45 euro) è effettivamente bassa.

Troppo bassa.

Io pretendo molto di più.

 

 

Il bene che vince, il male che perde (2-1)

Un bene nell’avere una conoscenza superficiale di un po’ di tutto è che si possono elaborare informazioni lontanissime: per esempio, chiacchierando giorni fa, ho fatto un parallelo fra Dragon Ball e l’economia mondiale. Il male è che nessuno lo ha capito (spesso chi conosce una cosa non conosce l’altra). Che però è anche un bene perché se era una cazzata nessuno lo poteva capire.

venerdì, 16 gennaio 2009

 

Di(vaga)zione

Una volta c’era il lettore del telegiornale: un tizio che prendeva gli articoli dei giornalisti e li leggeva agli spettatori. Poi si è detto che insomma le notizie era giusto che le raccontasse un giornalista (balle: i giornalisti erano invidiosi della popolarità). Invece aveva un senso: i giornalisti cercano le notizie, le controllano, le scrivono; i lettori le leggono, così come i tipografi e i grafici le stampano sui giornali (non mi risulta che i giornalisti si sentano usurpati per questi ruoli).

I lettori sapevano dare un’intonazione al testo senza fare le pause per andare a capo (per esempio), ma seguendo la punteggiatura in modo che (per esempio) non si capisse “l’aereo guidato dal pilota morto”, bensì “l’aereo guidato dal pilota, morto” e costringendo però i giornalisti ad usare una corretta punteggiatura (cosa sempre più disusata, forse è per questo che sono stati cacciati). E poi conoscevano la dizione.

La dizione è quella disciplina che una volta studiavano come abc gli attori, le annunciatrici, gli speaker, e in generale quelli che parlavano in pubblico, per la quale non si capiva se la voce alla radio era di uno pugliese o ligure, per la quale dal solo sentirli non sapevi di dov’erano Gassman, Cucciolla o la Occhini.

Adesso questa disciplina è persa. I giornalisti e i presentatori romani pensano di parlare un buon italiano dicendo “sabbato” o “borza”, i giovani attori milanesi sono convinti che le E e le O si dicano aperte o chiuse alla viva il parroco, e in generale tutti dicono che un po’ di sapore locale ci sta bene (talvolta è vero, ma di rado), ma il fatto è che loro il “sapore locale” non sanno come evitarlo. Il risultato è che si vedono fiction e pubblicità in cui figli evidentemente romani chiamano papà un milanese e mamma una toscana, o che un padre napoletano e una madre genovese portino in giro figli milanesi. E uno si fa delle domande sulla storia di quelle famiglie (bambini lasciati in collegio, educati da vecchie zie lontano dai genitori, o più facilmente adozioni da adulti dato che non si somigliano per niente). Invece è solo sciatteria.

 

 

Test di poliziotto

Non lo faccio di solito, ma questa barzelletta (americana d’origine) ve la riporto.

Ad un esame per poliziotti il commissario interroga il candidato, poi gli dice “Sembrerebbe andare tutto bene, ma ci sarebbe un ulteriore test sull’atteggiamento psicologico”, tira fuori una pistola dal cassetto e la porge al candidato, dicendo “La prenda, esca e spari ad almeno sei immigrati clandestini, sei spacciatori, sei estremisti islamici e un cartello stradale.”

“Perché il cartello stradale?”
”Grande. Comincia domattina.”

 

 

Qualcuno dovrà pur dirlo

Posso dire che la lettera aperta di Obama alle figlie la trovo un’idea di un retorico insopportabile?

Ecco, l’ho detto.

mercoledì, 14 gennaio 2009

 

A cosa serve la moderna tecnologia accessoristica

Io ho un’auto moderna e tecnologica, con tanti led e con un display digitale elettronico e un computerino dietro che gestisce i sensori, calcola, pensa. (Mica come la 128 del ’71, che aveva due lancette e due lucine, e non pensava.)

Pigiando un tastino il display ti dice quanti chilometri puoi ancora fare con la benzina che hai, per esempio 345.

Siccome il computerino è vispo, calcola anche la media, così se fai un pezzo in discesa ricalcola e dice che puoi fare (per esempio) 351 chilometri anche se nel frattempo ne hai fatti una decina; poi ti ingorghi nel traffico cittadino e lui ricalcola e dice che ne farai 322 anche se ne hai fatti solo tre e mezzo.

E tu pensi “eh, la moderna tecnologia!”

Poi entri in riserva. Allora premi il tastino e il display ti dice “- – -“ (proprio così, testuale).

“Dài, non scherzare: dimmi se farò un’altra ventina di chilometri.” Ma lui niente, il computerino tace. Allora guardi il libretto delle istruzioni e ci leggi che sotto una certa soglia il calcolo diventa inattendibile e quindi non dà risultato.

“Come, mi dà indicazioni precise al chilometro (apparentemente) solo quando non ne ho bisogno? Cos’è, una consulenza professionale?” ma il libretto non aggiunge altro.

Quando sei in riserva ti devi regolare a occhio con la lancetta del cruscotto, come con la 128 del ’71.

E tu pensi “eh, la moderna tecnologia!”

 

 

Il GF e l’ultimo confessionale (sotto la neve, pena)

Fa freddo.

I senzacasa, sotto i cartoni, soffrono, e qualche volta non si svegliano da gelidi sonni.

Eppure ci sono grandi case vuote sparse capillarmente per tutto il paese vuote: le cosiddette case del Signore.

E allora mi chiedo cosa diranno i preti quando incontreranno il loro Giudice Finale.

Come giustificheranno il fatto che semplicemente aprendo le porte delle chiese la notte, lasciando dormire i poveri sotto un tetto, avrebbero dato conforto al prossimo, salvato delle vite?

Diranno che già si occupavano dei bisognosi parrocchiani due volte alla settimana? Che il riscaldamento era riservato ai fedeli incappottati? Che quelli fuori magari non sono manco cattolici? Che i poveri puzzano? Che non era compito loro?

Se l’immaginano la risposta del loro Giudice Finale?

Quasi quasi mi dispiace di non crederci.

martedì, 13 gennaio 2009

 

C’era una volta…

C’era una volta un reame piccolo piccolo e lontano lontano: la Fresconia.

Il problema della Fresconia era proprio l’essere piccolo piccolo, cosicché il re doveva fare anche il farmacista, il maniscalco e il lettore del telegiornale, per esempio (cambiando di volta in volta il cappello, per farsi riconoscere). Il fatto è che la Fresconia non era proprio piccolissima, avendo sessanta milioni di abitanti, ma aveva una dozzina di persone che facevano tutto e gli altri 59.999.988 che non contavano niente. Così era fatale che la stessa persona fosse il proprietario della salumeria e gestore del concorrente, che i due soci nella società dei telefoni fossero concorrenti per le pompe funebri e nella stessa cordata della compagnia di carrozze, che gli unici due fabbricanti di scarpe fossero anche i comproprietari dell’agenzia di viaggi e che il capo degli industriali e il ministro di tutto fossero marito e moglie.

Ma gli abitanti di quel reame, i fresconi, erano contenti così, perché, manco a dirlo, gli stessi dodici erano anche i direttori di tutti i giornali e i telegiornali.

 

 

Campane (suonati come delle)

Chi ieri sera ha avuto un’idea del mondo dal TG1 delle 20 (il principale telegiornale italiano) deve aver pensato di essere su un ottimo pianeta.

Uno dei servizi, anche richiamati nei titoli, era sulle campane delle chiese: chi le fa, come funzionano, a Roma i campanari non ci sono più, ah i bei tempi andati delle campane, ecc…

Un servizio che uno si chiede: qual era la notizia, qual era l’urgenza dell’attualità, perché il servizio.

Uno pensa che fosse semplicemente un modo per riempire il tempo, che non ci fossero notizie abbastanza e che l’alternativa fosse un vecchio cartone di Braccio di Ferro o la solita intervista a Roberto Benigni. E allora pensa che non ci siano guerre in Africa, che tutto vada bene in Darfur, Thailandia, Myanmar, Tibet, Ossezia, Cecenia, Curdistan, ecc. (tutti posti che riempiono i nostri pensieri per qualche settimana e poi improvvisamente ce ne dimentichiamo e non ce ne frega più niente).

lunedì, 12 gennaio 2009

 

Sono stato nominato

Questo blog ha ricevuto un premio “simpatia”, uno di quei premi che si diramano ad albero come le catene di S.Antonio. Me lo ha attribuito la mia amica Pat, la cui sovrastima mi tocca il cuore (che poi se ho delle aritmie so con chi prendermela…).

La simpatia è una categoria che mi rende perplesso: chi mi incontra personalmente a prima vista mi trova tutt’altro che simpatico (troppo riservato), poi chi mi conosce meglio trova che non sono così male, poi a conoscermi bene proprio bene allora si torna alla prima idea…

Per questioni di matematica non propago queste iniziative, ma sono comunque grato del pensiero.

Da regolamento dovrei pubblicare un logo, spiegare perché è nato il blog (come se lo sapessi…), indicare altri sette blog… troppo lavoro.

Al più posso segnalare alcuni blog che seguo con una certa frequenza:

spinoza, leonardo (e piste), comablogcloridrato di sviluppina, ecc.

(ora però non è che andate a guardare quelli e smettete di seguire questo, vero?)

 

 

Il mestiere del padre

– Papà, papà, ma quello non è il ministro della funzione pubblica che ha detto che i dipendenti pubblici sono fannulloni? Che vivono alle spalle dei cittadini senza produrre niente? Che quando si ammalano vanno puniti? Che…

– Sì, sì, basta, ho capito: è quello, sì, è lui.

– E tu non sei un impiegato pubblico?

– No, io no… faccio…

– Ma ti vergogni?

– No, è che…

– Preferiresti dire che lavori alla Ferrari?

– Macché Ferrari…

– No, papà, è comprensibile. Se anche il ministro alimenta i luoghi comuni, ti prende a pesci in faccia…

– Non è questo…

– Stai tranquillo: a scuola ho detto vendi armi: un lavoro onesto, importante, utile.

– Tesoro…

sabato, 10 gennaio 2009

 

Ecco perche! (Riproduzione vietata)

Il buon Dio, nella sua infinita e ingegnosa saggezza, ha escogitato dei meravigliosi meccanismi per il continuo miglioramento delle specie animali e vegetali: la cosiddetta “selezione naturale”.

Tra questi meccanismi molti servono ad impedire (o almeno a rendere più raro) che gli individui “peggiori” (cioè inadatti) si riproducano e facciano figli. In questo modo, generazione dopo generazione, si scartano i caratteri più deboli che peggiorerebbero la specie.

Dev’essere in quest’ottica che la chiesa ha istituito il celibato dei preti.

venerdì, 09 gennaio 2009

 

Che ve lo dico a fa’?

Emendamento leghista al decreto “anticrisi”: prevede una tassa di 50 euro per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, e una fideiussione per gli extracomunitari che chiedono la partita iva. Il governo dà parere positivo e probabilmente l’emendamento passerà.

Ma il governo delle tasse non doveva essere l’altro? e che c’entra la crisi?

E cos’è la liberté senza égalité e fraternité?

 

Ma già, a certa gente dici l’égalité e si spaventa, forse perché non sente l’apostrofo… o forse perché non ha altro che la nascita, per reggere la concorrenza.

 

PS: questo post non sposterà un voto, non cambierà un’idea, una posizione. Come tutti.

giovedì, 08 gennaio 2009

 

Piatto ricco

Miriade di spunti per i blogger nelle notizie di oggi.

 

Bossi spinge per la partnership con Lufthansa perché Air France porterebbe i viaggiatori a Parigi.

a) Lufthansa non si è mai proposta, solo la Lega la tira in ballo;

b) quand’anche, non si capisce perché i tedeschi dovrebbero fare dei piaceri a Malpensa (tra l’altro più vicina a Monaco e Francoforte che a Parigi);

c) l’idea di Bossi di aereo è che uno sale e poi decide la compagnia dove portarlo;

d) Bossi ministro della Repubblica è possibile solo in Italia o in un film della Pixar (tratto da Kafka).

 

In Australia un ladro seriale ruba solo bambole gonfiabili. La notizia in sé non ha bisogno di commenti, solo non si capisce perché ce la raccontino.

 

Ampi servizi sui razzi palestinesi dal Libano, il cui unico effetto è stato un buco su un tetto.

Tra le molte cose da dire una piccola nota è che la nazione che “si difende dall’aggressione” e perciò invade la nazione attaccante, ha fatto più vittime tra i suoi con una cannonata di “fuoco amico” di quante ne abbia fatte il nemico nell’ultimo anno.

 

Il sottosegretario alla protezione civile dice che rispetto agli anni scorsi, in cui le città si bloccavano per dieci centimetri di neve, quest’anno è andata molto meglio perché si sono bloccate per mezzo metro di neve. Molto meglio.

 

Al TGcom sostengono che siccome da un paio di giorni gli fa freddo allora la storia del riscaldamento globale è una bufala. Sono delle teste di cazzo (non è una battuta ironica: sono proprio delle teste di cazzo e non solo per questo).

 

Il ministro Scajola tranquillizza gli italiani sulla crisi del gas.

Detto da uno che era ministro degli interni per i fatti del G8 a Genova, che venne silurato per dichiarazioni idiote su una vittima del terrorismo, che spostato a dirigere una campagna elettorale in Friuli la perse… Beh, se lui sorride io mi inquieto.

 

 

Roba da cinema (d’evasione)

Con una mezza idea di andare al cinema ho letto le trame dei film in sala sul televideo. Si va dal banale al paradossale. Per esempio una (sono troppo pigro per ricercare il titolo) parlava di un detenuto costretto dalla direzione del carcere a partecipare ad una gara automobilistica in cui vince chi uccide più persone: di fronte ad una storia del genere (non nella sezione “parodie”) uno si immagina che il produttore rompa l’imbarazzo con una grassa risata ed accompagni alla porta il soggettista con poderosi calci nel sedere; invece no, il produttore raccoglie i soldi, il film si fa, i distributori lo comprano e la gente va a vederlo. Mah.

Allora uno si mette a pensare a come diavolo devono essere i soggetti che vengono rifiutati.

Una coppia di suore paracadutiste che finiscono nelle sabbie mobili, un bambino muto che mangia un coccodrillo che poi si reincarna in un’abat-jour che poi lo perseguita tutta la vita accendendosi nel cuore della notte… macché, al confronto nessuno è abbastanza delirante.

Allora stamani, tra la doccia e la bicicletta, ho pensato questo.

Un gruppo di ergastolani psicopatici e pericolosi viene portato in gita al luna park. Benché incatenati l’uno all’altro i detenuti vanno nelle varie giostre (da ricordare la scena in cui dipanano la catena dopo l’autoscontro). Mentre vanno sul calcinculo un fulmine proveniente da un altro pianeta colpisce la giostra, investendo ciascuno di un super-potere diverso: si va dai più classici tipo la super-forza, la super-vista, il super-udito, la capacità di volare, l’invisibilità, ecc. ad altri meno usuali quali saper fare benissimo il tiramisù, la capacità di mangiare piccante o di trattenere la pipì per settimane.

Il gruppo (sempre incatenato, perché anche la catena è diventata una super-catena) scappa e vaga per la città terrorizzando la popolazione con crimini e cattiverie dall’abigeato al vandalismo passando per il disturbo della quiete pubblica.

Pare non ci sia soluzione, la città è in balìa dei criminali. Quand’ecco il colpo di scena: dai rottami della giostra emerge il ragazzo che la manovrava, che essendo nel corpo centrale ha sommato tutti i super-poteri degli altri, e lo dimostra alzandosi in volo invisibile mentre con la super-vista guarda sotto i vestiti delle signorine e cantando un super-jodler rompe tutti i vetri nel raggio di cento metri.

Nasce una spettacolare lotta fra il bene e il male che devasta la città e si conclude quando il ragazzo è convinto dai cattivi a passare dalla loro parte e a godersi la vita con i suoi super-poteri sessuali.

Ecco: se non rifiutano questo…

 

PS: ovviamente io pensavo di fare il capo dei cattivi, quello col super-potere di baciare tutte le attrici del film.

mercoledì, 07 gennaio 2009

 

Cronache familiari

Ad un telegiornale hanno passato la linea ad un giornalista.

Quando è apparso in video io ho detto che era brutto, e anche altri hanno convenuto che effettivamente era piuttosto brutto, qualcuno ha ricordato che anche altri giornalisti e giornaliste sono piuttosto brutti (facendo anche dei nomi), e anche su questo c’è stato un certo accordo, “d’altra parte – ho fatto presente – sono giornalisti e non fotomodelli e quindi è importante ciò che dicono e non che faccia hanno”: anche su questo ci sono stati pochi dissensi (tipo “però va in televisione, potrebbe limitarsi a scrivere”).

Così il collegamento è finito e nessuno di noi aveva idea di cosa avesse detto il giornalista brutto.

La televisione in famiglia a volte è un po’ così.

 

 

Malegambe?

Nel millenovecentoespicci Aldo Donà (mi pare) cantava una nota canzonetta che diceva “Saran belli gli occhi neri, saran belli gli occhi blu, ma le gambe… ma le gambe a me piacciono di più” e così via a festeggiare il fascino delle gambe rispetto al “nasino un po’ all’insù” o alle “manine deliziose”.

Certo si trattava della massima lode del corpo possibile allora, ammiccante e birichina: tette, poppe, chiappe, o persino cosce pur essendo metricamente possibili erano impensabili (e labbra sarebbe stato un doppio senso troppo greve). Però in effetti le gambe delle donne sono proprio belle quando son belle (*).

Ma chissà perché, ultimamente sono in ribasso.

Un po’ sarà cambiato il gusto, per cui abituandosi agli stecchini delle indossatrici, si apprezzano meno le gambe in stile gemelle Kessler. Però mi è capitato di vedere due vallette in televisione (non ricordo il programma): ragazze carine per carità, ma che ostentavano cosce con appena lo spessore del femore. Perché non abbigliarle con gonne più lunghe o meno trasparenti? Peraltro tale magrezza contrastava fastidiosamente con abbondanti decolletè (aiutati se non dalla medicina quantomeno dall’ingegneria biancheristica).

Non sono un amante delle cosce grosse, intendiamoci, ma personalmente trovo delle gambe scheletriche brutte quanto quelle cellulitiche.

Persino Victoria Silvstedt (gran pezzo di fi…gliola) ha gambe troppo muscolose per essere belle.

Ah, le gambe lunghe e ben modellate di una volta…!

 

(*) l’echeggiare manzoniano è intenzionale, un innocuo giochetto.

martedì, 06 gennaio 2009

 

Polemiche lontanissime

Sean Penn (attore e regista) ha pubblicato una lunga intervista a Raul Castro. Alcuni giornalisti americani l’hanno duramente criticato perché in tutta la conversazione non gli ha fatto neanche una domanda scomoda.

Quel che in Italia si chiama una “intervista in ginocchio”. E noi in Italia ce ne intendiamo parecchio. Tanto che da noi una polemica del genere è impensabile.

 

 

Isole incomprese

Sentito due minuti fa al TG5: “Tutt’Italia dalla Lombardia al Piemonte”.

 

 

Pressappoco

Sul retro di copertina del dvd di “Una notte all’opera” dei fratelli Marx la signora Claypool è riportata una volta come “Calypool”. Sul retro della scatola del gioco “Affari tuoi” (Editrice Giochi) si parla di “offete del Dottore”. Molti giornalisti parlano del latte con la “melanina” (abbronzato?).

Questa poca cura dei particolari in cose così facili da controllare mi irrita.

Chissà se quei tipografi, quei giornalisti, ecc. accetterebbero altrettanta approssimazione negligente nelle loro buste paga, nella progettazione delle loro case o dei loro elettrodomestici, nella trapanazione delle loro carie.

 

PS: Giorni fa, nelle mie frequentazioni di vocabolario ho scoperto una cosa sorprendente: la parola “oscitante” (nello Zingarelli [vc. dotta, lat. oscitante(m), part. pres. di oscitare ‘sbadigliare’, da os, genit. oris ‘bocca’, di orig. indeur.; sec. XIV] agg. * (lett., raro) Negligente, trascurato.)

Cos’ha di così speciale?

È un anagramma di sciattone.

lunedì, 05 gennaio 2009

 

Tutto il mondo è Erba

Giustificare la guerra israeliana, con le centinaia (migliaia?) di morti fra civili e no, con i razzi lanciati da Hamas (alcuni morti e svariati fastidiosi buchi in terra), è un po’ come dire che se il cane dei vicini abbaia troppo, o il loro bimbo piange di notte, allora si è giustificati a sterminare la famiglia.

 

 

Aspetto il prossimo giro

Qualche giorno in vacanza sul pianeta Lpuk, lontano dai blog e dai telegiornali, a svolgere alcune delle mie attività preferite (ciabattare per casa, guardare vecchi film con amici, fare pensieri inutili tipo risolvere rebus, visitare librerie, ecc.) e quando torno ho l’impressione che per quanto corra non mi rimetterò mai in pari.

Allora mi fermo del tutto.

martedì, 30 dicembre 2008

 

E perché non gli aruspici?

C’è a chi il tartufo piace e chi dice che puzza, c’è chi sorseggia vino vecchio e chi ama il brachetto, c’è chi tifa per una squadra di calcio e chi è agnostico. In fondo son cose che, non coinvolgendo gli altri, vanno tutte bene (o per meglio dire: finché non venite a rompere a me non me ne frega niente).

Ma quando ci infliggono ogn’ora oroscopi (con le previsioni segno per segno), ingrassando astrologi fuffa-dicenti (molto, e magari pure coi soldi pubblici), alla fine uno può pure averne le palle piene.

L’astrologia mi sta bene come argomento salottiero (per un massimo di otto secondi), o come scusa da imbrocco (solo se è evidentemente una scusa), ma c’è un limite a tutto.

Non sostengo che l’astrologia non abbia base scientifica, ma il fatto che non ci sia bisogno di cercarla, perché l’astrologia non esiste. Se effettivamente ci fosse un riscontro statistico fra gli oroscopi e la realtà dovremmo cercarne come e perché, ma tale riscontro non c’è. Gli astrologi non dicono cose più reali di quelle che direbbero tirando a caso.

Farete nuovi incontri, attenti al fegato, vi troverete in una situazione imbarazzante, evitate i carichi pendenti, screzi al lavoro, verrete incriminati per circonvenzione di incapace, direte cazzate…

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