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venerdì, 15 maggio 2009  

C’era una volta

Quando mi parlano dei buoni vecchi cibi di una volta, e delle sane abitudini di una volta, e di come si viveva in modo tanto sano una volta, ecc. mi viene da pensare che una volta le carie si portavano via i denti presto, che erano diffuse cose come lo scorbuto, il gozzo, la tbc, e che la speranza di vita media era quella che attualmente è l’età in cui un calciatore si ritira dall’attività.

 

Ascolta, si fa nera

L’autorevole quotidiano “Libero” in un articolo ha definito i giapponesi “musi gialli”. I giapponesi si sono incazzati e hanno protestato. “Libero” non ha fatto una piega.

 

Un’altra cosa. Il Presidente Napolitano ha parlato di xenofobia, Berlusconi ha detto che non parlava di lui. Ha frainteso.

 

Terzo. La chiesa cattolica italiana (tramite la CEI, per esempio) dice peste e corna di come il governo italiano tratta l’immigrazione (trovandosi una volta tanto d’accordo con me, pensa un po’). Il governo non ha fatto una piega (dopo che in qualsiasi altra occasione è disposto a farsi origami per qualsiasi cardinale che passa) e va per la sua strada: continuano i respingimenti. Almeno se Ratzinger rientrasse via mare…

giovedì, 14 maggio 2009

Le dimensioni contano

In fila al semaforo tre auto tutt’e tre uguali: tutte nere, enormi, pesantissime, con motori degni di un camion, ruote alte come bambini, tutte con una persona sola dentro.

Le ruote grandi e larghe non servono per i terreni accidentati, dato che sono auto usate esclusivamente in città; il motore potente non serve per i grandi carichi, dato che sono auto per cinque persone come un’utilitaria; le dimensioni enormi non servono a nulla se non all’ostentazione (con spazi, consumi, inquinamenti proporzionati).

Sabato ho visto un mezzo che potrebbe essere il futuro della circolazione urbana: ruote grandi come un adulto e larghe come una scrivania, motore da carro armato, dimensioni tanto più enormi di qualsiasi auto (con spazi, consumi, inquinamenti proporzionati). Basta riverniciarlo di nero e tirarlo a lucido. Poi sai che figurone andare in ufficio con un trattore?

 

Decreto integrativo

A quanto ho capito secondo il cosiddetto decreto sicurezza l’immigrato clandestino che voglia fare un’attività regolare (che so, un commercio ambulante di lupini) non può più farlo perché clandestino (e quindi criminale). Perciò sarà costretto a svolgere la sua attività irregolarmente, evadendo tasse, contributi, ecc. In pratica dovrà comportarsi come i più tipici italiani.

Un provvedimento che favorisce l’integrazione culturale insomma.

mercoledì, 13 maggio 2009

All’ombra dei cipressi e anche prima

Prima o poi morirò del tutto.

(Casomai, i miei familiari lo sanno già, potete prendere tutti i miei organi ancora eventualmente utili, sia pure per un insaccato; poi vorrei essere cremato e magari le mie ceneri sparse ai piedi di un ulivo, così non occupo inutilmente neanche quello spazio lì.)

Nel frattempo continuo, come tutti, con le mini-morti. Cioè sparire per sempre dalla vita di qualcuno (che poi morire è quello).

Quando si muore (del tutto o in parte) l’unica cosa che si può fare è lasciare un buon ricordo di sé.

Così, per favore, nell’eventualità fatemi il piacere di conservare un ricordo buono di me e cancellare tutto il resto. Questo non mi consolerà al momento, ovvio, ma mi conforta adesso.

Grazie.

 

Stress

Loretta, che mi vede due o tre weekend all’anno, una volta mi ha chiesto “Ma tu ti arrabbi mai?”.

Normalmente no, ma quando sono stanco tendo ad essere più intollerante, orso e persino irascibile. Segno che sono fondamentalmente cattivo e aggressivo e solo una dispendiosa applicazione mi riduce ad essere socialmente accettabile.

Ultimamente un incrocio di cose mi rende stanco e stressato, e se continuo così finisce che azzanno qualcuno.

Per esempio stasera al supermercato ho litigato con un tizio. Uno di quelli che normalmente mi fanno ira ma non succede niente (tutt’al più mi sfogo parlandone male sul blog), uno di quelli che lasciano il carrello in fila e nel frattempo vanno a fare la spesa passando ogni tanto a portare le cose. Questo poi aveva la coscienza così sporca che faceva pure la scenetta “ah, mi sono dimenticato il pane!”. Alla terza dimenticanza (le uova) gli ho detto, pure con pacatezza, “Forse dovrebbe finire di fare la spesa prima di mettersi in fila.” Lui mi ha risposto in modo molto meno pacato, io ho perso la pacatezza e siamo andati avanti a discutere ad alta voce (diciamo così) finchè è stato il suo turno.

Un tizio ha preso le sue parti “Eh, ma per quattro cose, quanto la fa lunga!”. Una signora mi ha avvicinato all’uscita “Guardi, l’ho nel cuore: al giorno d’oggi neanche un briciolo di educazione!”

 

PS: Poi le uova non le ha mica prese.

 

PS2: Credo sia lo stress: non pesavo così poco (sotto gli ottanta) da più di dieci anni. Guardiamo il lato positivo, vah.

domenica, 10 maggio 2009

Fuori le culture dall’Italia!

L’Italia non sarà una società multiculturale.

O Latini o Etruschi.

 

Il PdL è contrario alle società multiculturali: chi lo dice agli italiani all’estero?

Perché non hanno avvertito il telegiornale che oggi ha trasmesso un servizio sui “pochissimi cattolici che in Terra Santa difendono la loro identità culturale” (sic)?

 

L’Italia non sarà una società multiculturale: lo è già, come praticamente tutte le nazioni del mondo (tranne forse la Città del Vaticano e qualche altro stato confessionale in cui vorremmo “esportare la democrazia”).

 

L’Italia non sarà una società multiculturale. Fuori dai coglioni quelli che non si sentono italiani: i leghisti, per esempio.

 

Non passa lo straniero

Respinti dei disgraziati che cercano di sbarcare in Europa.

Non si distingue fra i rifugiati politici (che hanno diritto d’asilo) e quelli che scappano dalla fame (che non hanno diritto a niente). Ora, secondo voi, per uno che rischia la vita affrontando un viaggio del genere, magari una donna incinta, c’è da fare sottili distinzioni legali?

Fatto sta, questo bizzarramente non ce lo dicono i telegiornali, che la stragrande maggioranza dei clandestini non entra in Italia sui barconi dei disperati, ma in treno, pullman, aereo (in genere con visti turistici). Ora, secondo voi, uno che viene in Italia per delinquere, magari collegato ad una qualche mafia, viene su un barcone sovraccarico o su un mezzo di trasporto più comodo e sicuro?

sabato, 09 maggio 2009

Percento

Berlusconi è gradito al 75% degli italiani, il PdL al 45%.

Cioè al 30% piace lui ma non il suo partito?

Com’è che qualsiasi giornaletto che pubblichi un sondaggio è obbligato dalla legge a dire tutti i particolari sul come è stato condotto, e lui no? Tanto che può pure inventarseli?

 

Berlusconi è gradito al 75% degli italiani.

Sono percentuali che lo pongono nella stessa categoria di personaggi come Saddam Hussein, Pinochet, Hitler, Mussolini, Stalin, Ceausescu.

 

Secondo una recente statistica il 24% delle statistiche pubblicate è inventata, il 63% è travisata o mal condotta, per il restante 13% non so/non risponde.

venerdì, 08 maggio 2009

Rinascere

Se rinasco io lo so che non ci riesco a fare più sesso, a fare un mestiere ganzo tipo l’astronauta o il collaudatore di materassi o a esercitare l’arte del Michelazzo (che mangia, beve e… sta in villa), a viaggiare di più, ad avere più amici (laddove il “più” è eufemistico), ecc.

Perché anche se rinasco, rinasco il povero deficiente che sono adesso (e su scala planetaria mi va pure di lusso…).

 

Risposte sbagliate

Tra quelli che mi stanno sulle palle (che sono molti…) ci sono quelli che quando vengono accusati di fare qualcosa di brutto non replicano con argomenti ma semplicemente:

– dicendo che qualcun altro ha fatto lo stesso, o di peggio;

– mettendo in dubbio l’autorità dell’interlocutore;

– aggredendo con parolacce;

– parlando d’altro;

– varie ed eventuali.

Per esempio se io accuso il Ministro Pinco di aver fatto un brutto decreto e quello mi dice che il precedente governo aveva fatto una cosa analoga (sì, vabbè, ma tu il brutto decreto l’hai fatto! rispondine!)

Per esempio se io dico a un calciatore che ha sbagliato un goal facile e quello mi dice “ma hai mai giocato al calcio?” (no, ma non importa essere un baritono professionista per notare una stecca.)

Per esempio se uno mi risponde “ma vaffanculo testa di cazzo!” (gli rispose Gesù “Se ho parlato male dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene perché mi percuoti?” Giovanni 18-23)

Per esempio se uno mi risponde “ma lo sa che ‘qual è’ si scrive senza apostrofo?!” (che c’entra? questa è una tecnica molto usata da Sgarbi, per esempio.)

Per esempio se uno se ne va senza prendermi in considerazione.

giovedì, 07 maggio 2009

Tecnologie per solitari

Secondo il mio Word “cazzo” e “trombare” non sono parole italiane: suggerisce “mazzo” e “rombare”. Il mio cellulare non aveva in vocabolario “coccola”: si aspettava che scrivessi “anabol…” Forse che i possessori di cellulari piuttosto che farsi le coccole preferiscono farsi di anabolizzanti?

Beh, può darsi…

 

Un calcio all’effetto monopoli

Dice che nella Premier League (il campionato di calcio inglese) si sono accorti che c’è un “effetto Monopoli”. Giocando a Monopoli dopo le fasi iniziali si arriva ad un punto in cui chi è più ricco arricchisce (ha i soldi per costruire, così riscuote di più, quindi può investire, compra, costruisce, riscuote di più, ecc.), chi è più povero può solo impoverire (non può investire, riscuote poco, paga sempre di più, è costretto a ipotecare, si impoverisce, incassa di meno, paga, ecc.).

(Per inciso il Monopoli l’ha inventato la signora Lizzie Magie proprio come satira del capitalismo nei primi anni del novecento, non date retta alla “storia ufficiale” diramata dall’editore, che alla signora Magie non ha allungato un dollaro.)

Insomma pare che nella “serie A” inglese si siano accorti che quattro squadre vincono tutto, quindi guadagnano di più, quindi possono investire nei giocatori migliori, quindi vincono di più, quindi hanno più sponsor e diritti televisivi, quindi diventano più ricche, quindi comprano più giocatori, ecc. finché vincono il monopoli.

Allora si propone di ripartire i guadagni (sponsor, diritti televisivi, ecc.) in modo più equo.

Avrebbe un senso se le squadre non fossero ciascuna un’impresa, una società per azioni, un investimento (esattamente come una fabbrica di auto, una compagnia aerea, un circo, l’impresa edile del signor Mario); altrimenti rischia di passare l’idea che si devono attenuare le differenze fra ricchi e poveri.

Saremo mica socialisti?!*

 

* nota: quando dico “socialisti” mi riferisco alla dottrina politica del socialismo, non mi riferisco ai “socialisti italiani” che identifichiamo con il latitante Craxi e la sua corte di opportunisti (che so, la Boniver per fare un nome fra i tanti, o Giuliano Ferrara, per dirne un altro) che poi sono passati alla corte di Berlusconi (toh, valgono gli stessi nomi…). 

 

Bella pubblicità

Gira una pubblicità in televisione con una ragazza francamente bellissima da vedere, in slip e reggiseno, che balla sinuosa fra degli specchi. Dopo un certo tempo di questo spettacolo delizioso esce lo slogan che si tratta di uno spot per della lingerie.

Solo alla quarta volta che l’ho visto, con un certo sforzo di concentrazione, sono riuscito a guardare l’intimo e non la ragazza. Devo dire che la biancheria non è assolutamente niente di che, anzi parecchio insignificante: del resto hanno ragione pure loro, a che serve sprecarsi quando basta la ragazza?

Così adesso ogni volta mi lascio incantare dalla vista ipnotica della bellezza e della biancheria me ne frego. (Anzi, se si potesse togliere…)

mercoledì, 06 maggio 2009

Giù in città

Per default sono turiste americane

(anche se son studenti, o finlandesi),

tutte giovani e carine, svolazzanti

di vesti leggere. È primavera.

Sono decenni che le vedo,

sempre uguali, giovani e carine

(mentre io invecchio: come fanno?).

Camminano garrule di chiacchiere e risate

a due, a tre, a gruppetti,

per le stradine del centro storico

ben dopo la mezzanotte.

Questo non sanno i locali, che stan chiusi

nelle loro casette periferiche,

convinti dal giornale locale

che quelle son zone oscure, da evitare,

irte di malviventi e stupratori.

martedì, 05 maggio 2009

Cercatori in cerca

Gugol ha ricominciato a mandarmi visitatori.

Per più di un anno mi ha tenuto il muso perché i primi tempi che tenevo questo blog feci un esperimento: per un mese evitai qualsiasi parola “sexy”, non nominai ballerine brasiliane nude, bionde in topless, busty latinas, studentesse vogliose, e così via. Le visite crollarono di colpo e Gugol mi ha tolto il saluto fino a qualche settimana fa.

Ora mi manda qualche visitatore casuale e così posso divertirmi a guardare le chiavi di ricerca.

Dall’altro mio blog segnalo un notevole “signora volete vedere il mio salame?”.

Tra le ricerche interessanti di questo blog, in aprile:

due “fosse tettoniche” sono capitati in un post che parlava di solco fra grosse tette, ben due cercavano “sentirsi vecchi” (più uno “foto sentirsi vecchi” cercavano nuove tecniche o solidarietà?) e poi abbiamo “abbastanza morti” (sufficientemente?), “albanesi amano le bionde” (forse un remake balcanico del film con la Monroe?), “anatomia delle tettone” (scientifico), “donne lussuriose” (eh, le cercherei anch’io…), “filosofe italiane senza veli” (ricerca fantastica!), “mi astengo alla facoltà di non rispondere” (capiamoci), “pro quo qua” (una volta tanto Qui in minoranza) e svariate forme per i sistemi infallibili per il lotto (uno tramite la serie di Fibonacci, che va bene su tutto), su uxoricidio e reversibilità (progetti?), sul pesare una valigia vuota (curiosi), ecc.

lunedì, 04 maggio 2009

Il pensiero che conta

Giorni fa mi chiama una conoscente, mi fa piacere sentirla: “come mai dopo tanto tempo?” “Entro fine mese devo consumare delle chiamate gratis verso telefoni Tim.”

 

Interesse zero

Nella graduatoria delle cose che mi interessano di più le questioni matrimoniali di Berlusconi vengono ben dopo il tremiliardesimo posto. Più o meno nella zona dove sono anche le dichiarazioni di qualche allenatore di calcio, le malformazioni dei piedi di un certo contadino boliviano, il numero dei fagioli in un vaso, le foto dei nipotini di A.B.,  le condizioni intestinali dell’anziano signore in fila alla posta, ecc.

domenica, 03 maggio 2009

I nomi prima dei millesimati

A chiamarla “influenza suina” si creano problemi ai musulmani e ai produttori di carne suina, a chiamarla “febbre messicana” non ci stanno i messicani, così sta prendendo piede la “nuova influenza”.

Siccome con il moltiplicarsi dei viaggi e dei contatti planetari queste epidemie saranno sempre più frequenti (bisogna rassegnarsi) mi immagino che le prossime saranno “febbre nuovissima”, “neoraffreddore”, “influenza ipernuova”, “malattia aggiornata”, “ultima”, “ultimissima”, “quella dopo l’ultimissima”, ecc. Un po’ quello che molti scrivono in cima alle diverse versioni stampate dei documenti via via che ci lavorano.

giovedì, 30 aprile 2009

Distanze di vita quotidiana

A volte il problema tra le persone, come tra stelle e pianeti, è trovare la giusta distanza. Essere abbastanza lontani da non cadersi addosso, essere abbastanza vicini da non sfuggire alla gravità; abbastanza vicini da non ghiacciare nello spazio, abbastanza lontani da non sparire in una fiammata.

Il difficile è che la misura giusta è sempre diversa: Mercurio ha trovato il suo equilibrio stando vicinissimo al Sole, e con i tempi di rivoluzione e rotazione che coincidono cosicché ha mezzo pianeta caldissimo e mezzo freddissimo (lui è contento così, buon per lui); per qualcun altro la distanza giusta è un abbraccio, per altri il distacco assoluto.

È difficile, e chissà quanti pianetini sono collassati o si sono dispersi… però che meraviglia il tepore della primavera quando si è nell’orbita giusta!

 

mercoledì, 29 aprile 2009

Questo, codesto e quello

Più d’uno ho sentito che usa “codesto” a sproposito. In effetti fuori della Toscana in pochi hanno davvero idea di come si usa il “codesto”: molti lo ritengono una versione arcaica e/o dialettale toscana di “questo” e lo usano (male) quando vogliono fare i forbiti o imitano la parlata toscana. Sbagliatissimo.

“Codesto” (come “costì”, e “costà”) si usa per qualcosa che è lontano da chi parla e vicino a chi ascolta.

Comunemente si usano “questo” (qua, o qui) per qualcosa che è vicino a chi parla; “quello” (là o lì) per qualcosa che è lontano da chi parla. Di chi ascolta c’importa un fico secco, tutto gira intorno a chi parla.

L’estinzione del “codesto” sarà forse un segno di un paese in cui sempre meno chi parla tiene conto di chi lo ascolta? Sarà forse la vestigia di una civiltà un po’ meno egocentrica, estinta?

 

Ancora punti interrogativi

Quella delle domande mancanti è una serie che si allunga continuamente.

Ha detto Berlusconi (l’ho visto al tiggì, avrò frainteso…) che per le Europee il PdL sceglie candidati colti, preparati, non assenteisti e nuovi.

Peccato che nessuno dei giornalisti presenti abbia avuto il tempo di chiedergli “e quindi chi saranno i capilista nelle varie circoscrizioni?”

Peccato perché non gli hanno dato modo di dire che sarà lui, ovunque, colto, preparato, che sarà presente alle assemblee (quindi dimissionario dal Parlamento Italiano e da Presidente del Consiglio dei Ministri) e giovane. Oppure bugiardo.

martedì, 28 aprile 2009

L’emergenza della notizia

È certo difficile non farsi trascinare dalla corrente.

Quando tutti parlano di incidenti stradali, o di festival di Sanremo, o di terremoto d’Abruzzo: è difficile pensare ad altro, all’emergenza dell’altroieri (le persone operate inutilmente dalle cliniche private per gonfiare i rimborsi ve le ricordate?) superata da quella di oggi (senza il terremoto staremmo ancora parlando dei cani randagi?) che sparirà domani soppiantata da una più pressante (quale canzone sarà il tormentone dell’estate? due pezzi o costume intero? ecc.).

Ancor più difficile è pensare alle notizie che non ci dicono.

Ora pensate a come vi formate le opinioni, come decidete per chi votare, come funziona la democrazia… pensate…

 

Cinicissimo

Io se fossi un’azienda farmaceutica ci godrei a vedere il panico per epidemie per cui posso vendere ai governi scorte di centinaia di migliaia di dosi di antibiotici.

Poi l’allarme passa, le scorte perdono efficacia e io sarei molto più ricca e pronta a ricominciare.

Io se fossi un’azienda farmaceutica sarei ben cinica…

 

Quelli che cercano di farmi cambiare idea sulla pena di morte

Quel vecchietto in un noto ristorante per turisti di Vienna, che essendo presente una comitiva di napoletani, suonò per un tempo interminabile canzoni italiane col suo organetto. Quando poi passò ai soliti valzer viennesi il sollievo fu palpabile.

 

Quel ragazzino che stava in disparte distratto mentre il mio amico si sgolava a spiegare le regole del gioco: ripreso da un altro ragazzino (“che fai, non ascolti?”) ha fatto spallucce (“tanto poi lo rispiega”).

 

Quell’autista di pullman di linea che ieri col telefonino in mano è passato col rosso.

 

Quei giornalisti (e talvolta i loro intervistati) che fanno i collegamenti dai luoghi del terremoto col casco protettivo in testa, anche se è chiarissimo che sono in mezzo ad un piazzale e non hanno niente sopra la testa (e neppure dentro).

lunedì, 27 aprile 2009

Tutti all’Aquila!

Spostano il G8 all’Aquila, e anche consigli dei ministri, il primo maggio, e i Giochi del Mediterraneo, concerti, ecc.

Vista l’aria le classi II B del liceo Alfieri di Mondovì e la IV C/D dell’ITIS Enrico Fermi di Modena hanno spostato all’Aquila le loro cene di fine anno; trasferiranno all’Aquila il loro matrimonio Piercarlo Barutti e Angela Nizzola di Bressanone, il battesimo del figlio Martino i giovani Nicola e Francesca di Castelfranco di Sopra (AR). Ugualmente si svolgerà all’Aquila la riunione di condominio dello stabile di via Colombo 34 (scale A e B) di Roma, il consiglio di classe di tutte le sezioni E e F del liceo Leopardi di Trieste, nonché dodici feste di compleanno dalla Lombardia, undici feste di laurea umbre, arriveranno otto pullman di comunicandi dalla Liguria: la Sardegna ha offerto un torneo amatoriale di tennis, si valuta la possibilità di spostare in Abruzzo una gara di Formula Uno. Non vedo perché non disputare all’Aquila tutte le rimanenti partite del campionato di calcio di serie A.

Immagino che gli aquilani sentano proprio il bisogno di questo gran viavai di gente…

 

Il lato positivo

I blog tristi non piacciono a nessuno (da leggere, perché da scrivere invece sono terapeutici) e siccome voglio bene ai miei lettori (cioè alle mie lettrici) prometto che d’ora in poi limiterò i post depressi (in realtà già ne pubblicavo una frazione di quelli che scrivevo).

E allora posterò roba allegra ed euforica.

Per esempio notavo guardando i telegiornali che pare ormai del tutto finita l’emergenza dei morti sul lavoro: sono settimane, se non mesi, che non se ne parla più. Evidentemente la disoccupazione aiuta: il calo delle persone occupate dà i suoi benefici frutti e la politica dell’attuale governo in questo senso (invero aiutato dall’economia internazionale) produce i suoi effetti: a questo ritmo nel giro di pochi anni non avremo più occupati, con evidente crollo delle morti bianche.

domenica, 26 aprile 2009

Camera candida

A Cuba, per esempio, alla gente in generale piace essere fotografata dai turisti: si mettono in posa, sorridono, lo richiedono proprio.

Io quando andavo in giro da turista da solo e facevo tante fotografie (ché da solo in giro viene pure naturale) evitavo di riprendere le persone, perché è un po’ come renderle oggetti, come porsi su un piano diverso, superiore, e fare come allo zoo con le scimmie e i pappagalli.

Un po’ questo senso di imbarazzo ce l’ho ancora, anche quando la gente mi sorride (perché sono un turista occidentale), e se poi gli fai vedere cos’hai fatto sul display ride, ti dà una pacca sulla spalla e commenta con gli amici (in lingua incomprensibile, cosicché magari stanno solo ridendo di te, che va bene lo stesso).

Sono in imbarazzo perché se qualcuno mi guardasse come se fosse superiore mi umilierebbe e mi farebbe rabbia.

Il sistema è non farlo di nascosto, chiedere il permesso, sorridere, essere sullo stesso piano, farlo diventare un momento di comunicazione.

 

Serve

Classificando le attività umane in utili (che servono alla sopravvivenza e a perpetuare la specie) e inutili (saltare sul letto, scrivere un diario, pensare a nulla) preferisco decisamente le seconde, che peraltro comprendono tra l’altro l’arte, l’ozio e le vuote speculazioni: tre cose meravigliose.

Le altre cose si possono solo cercare di addolcire (un lavoro migliore, tournedos alla Rossini, Solaia, ecc.).

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