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martedì, 28 luglio 2009  

La città dei gira-soli

Pare che il sindaco di Pordenone abbia vietato lo stazionamento e l’assembramento di persone “intendendosi per tale la contemporanea presenza di due o più persone” in una certa area della città.

Mi immagino che all’entrata in questa “zona rossa” i coniugi si separino e fingano di non conoscersi fino al completo attraversamento, suppongo che non ci siano fermate d’autobus (sennò più d’uno alla volta non si può fermare ad aspettare e gli altri devono continuare a camminare secondo percorsi diversi), penso che i passeggini (finché si considerano persone anche i bambini) vengano spinti da fuori e seguiti a distanza finché l’inerzia non li porta in zona franca, oppure che vengano trainati con lunghissimi sagolini. E non voglio pensare alle possibili pratiche sanguinose di cattolicissimi “difensori della vita” che pretendono di considerare “persone” anche gli embrioni: cosa mai potranno fare per farli circolare adeguatamente separati dalle madri? E che mai potrebbero fare dei gemelli siamesi all’avvicinarsi dei vigili (anzi di un vigile)?

lunedì, 27 luglio 2009

 

Eredità sinistre

Guardavo l’altro giorno il prospetto delle regioni italiane in cui il settore della sanità è in pareggio.

Notavo che ci sono Toscana, Umbria, Marche: le regioni tradizionalmente “rosse”. L’Emilia Romagna è in leggera perdita (ma ha livelli di prestazione molto alti).

Chissà perché i telegiornali invece nominano sempre la Lombardia (lo so perché, perché è governata dalla destra), che è anche lei in attivo, è vero, ma ha un’addizionale irpef dell’1,4% contro lo 0,9% della Toscana, e in più ha un ticket farmaceutico di 2 euro a confezione che non c’è in Toscana.

Peccato che queste eredità tradizionali della sinistra tendano a scomparire (come la sinistra, del resto).

 

 

Fragili

In un periodo di fragilità mi capita di guardare le statistiche di accesso a questo blog per vedere se a qualcuno importa qualcosa di me (con una confusione fra me persona e me blogger del tutto ingiustificata, lo so, ma è un errore dovuto proprio alla fragilità).

Così posso vedere un numero notevole di persone che arriva qui cercando “sistemi infallibili per il lotto” e cose del genere. Non mi colpisce tanto l’interesse per il superenalotto, dovuto al jackpot insensatamente alto e soprattutto alla pubblicità gratuita che ne fanno telegiornali e giornali, quanto l’ingenuità di chi pensa di trovare effettivamente sistemi vincenti. Saranno fragili pure loro?

Spero di no, perché avremmo lo stesso risultato: una delusione.

domenica, 26 luglio 2009

 

Potenti

Il premier va a puttane (escort), il papa (non potendo andare a donne, per gusto o voto) appena in vacanza si rompe il polso… (accidenti che foga!) Non è un caso se la natura lungimirante tende a rendere gli anziani impotenti: guarda che guai coi vecchietti potenti…!

 

 

Tacchicardia (il cuore sotto le scarpe)

Seduto in terrazza, ho il libro aperto davanti ma non leggo: sono distante.

Con la lingua tasto i bordi dell’otturazione provvisoria, come se fosse un hobby.

Da dove sono vedo la mia auto parcheggiata, e la linea fra ombra e luce le si avvicina di più ogni volta che guardo. La velocità a cui rotola questa palla di Terra è spaventosa, e infatti mi spaventa: il tempo va velocissimo mentre noi stiamo qui aggrappati alle nostre cose insignificanti, i nostri inutili libri aperti sulle ginocchia, le nostre giornate (le uniche che abbiamo).

sabato, 25 luglio 2009

 

Ottantanove ventiquattro ventiquattro

La signorina dell’892424 mi telefona dove lavoro per prendere informazioni su cosa vendiamo, per mandarmi eventualmente chi richiede di certi prodotti. Bene.

Poi mi dice che pagando ottocentoepassa euro più iva possiamo avere l’esclusiva per la nostra zona sui nostri prodotti.

Vabbè, però ditelo a Bisio: la pubblicità lo fa passare come un servizio informazioni manco gratuito a chi telefona (sarà mica ingannevole?) e invece è una trappola per allocchi.

 

 

A letto con la spagnola

L’influenza che ciascun giornalista chiama in modo diverso pare sia del ceppo della Spagnola (me l’ha detto una che l’ha sentito dire, quindi è una fonte autorevole quanto libero o il tg1). Se non sapete cos’è stata la Spagnola forse è meglio se non vi informate e rimanete nella beata incoscienza del telespettatore medio.

Il prossimo autunno-inverno l’influenza (suina, A, N1H1, “nuova”, ecc.) andrà molto di moda perché si trasmette molto facilmente e la porteranno più o meno tutti. Provocherà una valanga di assenze dal lavoro (fuorché per gli statali, che se si ammalano sono considerati fannulloni, e quindi saranno attivissimi veicoli di contagio), e se si considera che le “normali” influenze ogni anno si portano via più di ottomila italiani (senza che la cosa faccia notizia da prima pagina come “pandemie” che non hanno fatto manco una vittima) tenete conto di cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi in Italia e in tutto il mondo. Preparatevi almeno ai notiziari.

Sperando che il virus non muti (è il rischio dei virus di origine animale) e rimanga facilmente curabile, sennò sono cazzi.

 

 

In libreria

“Vuoi qualcosa di qualità o una cosa… digestiva?… C’è questo giapponese… Vuoi una donna?…”

Dietro a me una madre (suppongo) aiuta la figlia (forse) a scegliere (forse i libri da viaggio).

Scopro anche che “letteratura di genere” vuol dire anche che c’è uno scaffale di “letteratura femminile”; se fossi una donna lo riterrei offensivo (forse che il resto è sconsigliato?), poi però penso cosa conterrebbe uno scaffale di “letteratura maschile”: foto di donne nude, consigli per praticare il sesso, dimagrire sulla pancia e avere addominali scolpiti, informazioni sugli ultimi giocattoli (telefonini, automobili, cose così).

Leggo sempre meno (uno dei segni di rincoglionimento), la libreria non è più un luogo dai mille stimoli, e poi sono distratto, ho la testa distante, molto distante. Però a girare per copertine, ad ascoltare la gente, mi sono venute molte idee per dei post; poi quando vado a scriverle non le trovo più, ma penso “vabbè, se l’idea è lì tornerà fuori più in là, non c’è da preoccuparsi”. E invece parecchie non tornano più. E va bene lo stesso.

venerdì, 24 luglio 2009

 

La mania delle leggi ad personam

Se volete fare il militare nell’Esercito dovete essere alti almeno 161 centimetri.

Tranne che se siete parenti di un militare morto in missione, allora (grazie ad un’apposita legge) ne bastano 150. (Finora nessun caso di richiesta in Italia, ma tale Giusy Pezzullo ha manifestato quest’intenzione.)

Però le uniformi, le scarpe e gli scarponi, gli oblò dei mezzi blindati, le cinghie dei paracadute, i pedali delle automobili, i fucili, i cinturoni, ecc. ve li fate adattare a spese vostre, spero.

 

 

Minzolini di sé stessi

Apparentemente l’unica fonte di notizie sulla ricostruzione in Abruzzo è il governo, che è un po’ come avere come unica fonte su Berlusconi il TG1 (com’era informarsi su Breznev dalla Pravda) o come giudicare un blogger (come persona, e non come scrittore) dai suoi post.

È  ovvio che nello scrivere sul mio blog ometto (più o meno consciamente) cose che possano farmi fare brutta figura.

Di persona sono diverso da come risulto dal blog: di persona sono addirittura molto più inutile.

giovedì, 23 luglio 2009

 

Parole d’amore e imbecillità

Non è una questione di età.

Quando uno è innamorato dice scemenze mielose anche con i capelli bianchi.

Solo che se si ascolta si vergogna.

Sarà ipocrisia o buon senso?

Mah, dubbi…

Che poi io mi vergognavo anche da ragazzo.

Però le melensaggine le dicevo (e le dico) lo stesso.

Sarà che il mio cuoricino è rimasto lo stesso?

O che stoltezza adolescenziale e rincoglionimento senile si adattano ugualmente al rincretinimento amoroso?

O che ero, sono e sempre sarò un deficiente?

Ecco, quest’ultima ipotesi risolverebbe il problema: tutti i dati coincidono…

mmh… ci sarebbe da approfondire, ma sono troppo ottuso…

mercoledì, 22 luglio 2009

 

Racconto interessante

A volte le cose raccontate assumono un valore diverso.

A volte a dover spiegare una cosa uno finisce per capirla meglio, perché il doverla organizzare in un discorso coerente costringe a mettere a fuoco degli aspetti che normalmente si tralasciano, e così a raccontare una cosa in qualche modo uno finisce per guardarla davvero.

A volte invece è il racconto a far sembrare più interessante qualcosa che di suo non lo è.

Ci pensavo perché giorni fa raccontavo di C., che è una specie di semiparente acquisito.

A parlare di uno scienziato che fa ricerche in posti lontanissimi ed esotici si ha un’impressione fra Indiana Jones e “quello che nei film di fantascienza annuncia per primo la catastrofe e nessuno gli crede finché è troppo tardi”. E invece C. è una persona piuttosto noiosa.

Oppure sono io che dovrei guardarlo come lo racconto.

martedì, 21 luglio 2009

 

Sbronza stronza

Tanto per avvertirvi, in modo che possiate evitare la zona.

Stasera sono a cena fuori: ho intenzione di bere forte vino bianco della casa (che in genere è una fetenzia) ghiacciato (che così non sento l’alcool finché non mi alzo da tavola), magari con l’ubriachezza dico anche cose che non dovrei dire (abbiamo tutti i nostri piccoli scheletri nell’armadio: io per esempio ho un blog) e poi mi metto alla guida di un’auto potente (al giorno d’oggi tutte le auto sono potenti) giù al buio per una strada di collina in discesa e tutta curve.

Non mi viene un modo più stronzo per passare una serata.

 

 

Goodbye neuroni

Uno dei segni del mio rincoglionimento (un giorno dovrò stilare un elenco organico e ragionato, e sarà in più volumi) è che se vedo che un post supera le quindici-venti righe rinuncio a leggerlo.

lunedì, 20 luglio 2009

 

Il mio 20 luglio

Sebbene l’astronauta sia uno dei mestieri che vorrei fare la mia immagine delle missioni spaziali non è tanto quella delle astronavi o della luna, bensì di tanti uomini dai capelli a spazzola, con camicie bianche a maniche corte e cravatte scure, ciascuno con un televisore davanti.

Il 20 luglio del ‘69 ero un bambino, e l’eccezionalità dell’evento era di poter guardare la televisione fino a tardi.

 

Il 20 luglio di molti anni dopo mi misi insieme ad una ragazza, ma questo anniversario non ha lo stesso rilievo, forse perché la storia durò pochino. (Però io me lo ricordo ancora oggi, per la coincidenza.)

 

 

Cestino crudele

È un paio di giorni che mi giro in testa un post, lo penso, lo rimugino, scelgo le parole, ne arrotondo la parabola, fluidifico la prosa, chiarisco la punteggiatura, tolgo un inciso poi lo rimetto come periodo staccato (ho la tendenza a esagerare con le parentesi), cancello una D per questione di ritmo, trovo un sinonimo, mimetizzo una citazione, un anagramma e un breve tautogramma, creo un secondo piano di lettura, rimetto una virgola, osservo il tutto, mi allontano un passo per guardare l’effetto generale, penso ad altro poi ritorno, tolgo un riferimento inutile, inverto il ragionamento con una giravolta poi (che travaglio!) lo rimetto com’era, semplifico, sintetizzo, seleziono, smeriglio, smusso le forme fino ad una linearità da Brancusi, ripenso il post dall’inizio, lo guardo in trasparenza, lo annuso, lo assaporo girandolo in bocca, lo accarezzo, lo penso.

Poi finalmente lo scrivo.

Fa schifo.

Uff!

Butto via.

venerdì, 17 luglio 2009

 

Cos’è il fiscal drag (o drenaggio fiscale): un post didattico

Come promesso provo a spiegare cos’è il fiscal drag (o drenaggio fiscale), posto che siate troppo pigri per cercarvelo da voi.

Per spiegarlo bisogna prima introdurre alcuni concetti preliminari: la “utilità marginale decrescente”, la “progressività dell’imposta”, la “inflazione” (con la distinzione fra “valore nominale” e “valore reale”); ma non vi spaventate, cercherò di essere chiaro e sintetico.

 

Se uno ha dieci euro al giorno ciascun euro è per lui vitale; se uno ne ha cento ciascun euro è piuttosto importante; se uno ne ha un milione ciascun euro è irrilevante. Questa cosa gli economisti la definiscono “utilità marginale decrescente”.

L’utilità è decrescente in modo più che proporzionale: per chi ha dieci euro un euro (il 10%) è fondamentale; per chi ne ha cento dieci euro (ancora il 10%) è importante ma non indispensabile; per chi ha un milione il 10% non è poi tutta ‘sta gran cifra (gliene rimangono 900.000…)

Così per essere giusta un’imposta dev’essere progressiva, cioè crescere in modo più che proporzionale al crescere del reddito, in modo che sia equo il sacrificio. Così il povero non pagherà nulla, il medio pagherà un 10%, uno più ricco pagherà il 20% e così via a crescere. La progressività delle imposte in Italia è prevista dalla Costituzione.

Il valore nominale di un reddito è la cifra nuda e cruda (diciamo mille euro), il valore reale è quel che ci si può fare (per esempio camparci un mese). Con l’inflazione un reddito nominale invariato (i soliti mille euro) assume un valore reale minore (diciamo che ci si campa tre settimane); per restare sullo stesso reddito reale bisogna aumentare il valore nominale (cioè per campare quattro settimane bisogna salire a 1200 euro).

Se non si adatta il prelievo fiscale (che è calcolato sui valori nominali) con aliquote e scaglioni di reddito alla nuova situazione (cioè ai nuovi valori nominali) succede che si tende a pagare le imposte come se si fosse più ricchi di quello che siamo. In pratica con un reddito di 1000 euro pagherò tasse come se avessi di che campare per un mese e invece ci campo tre settimane.

Questo meccanismo per cui col tempo e con l’inflazione le imposte “crescono da sole” si chiama fiscal drag, o drenaggio fiscale.

L’aumento non è avvertito da chi è poverissimo (non pagava le imposte prima, non le paga poi), è avvertito poco da chi è ricchissimo (le pagava di ricco prima, le paga da ricco poi), è avvertito di più dal ceto medio (le pagava da ceto medio prima, comincia a pagarle da agiato poi, pur non essendolo).

 

Ecco qua, spero di essere stato chiaro. (Però secondo me questi post così tecnici sono noiosi.)

liczin | 11:50 | commenti (3)

giovedì, 16 luglio 2009

 

Senza me e senza sa

A me l’espressione “senza se e senza ma” non è mai piaciuta particolarmente. Poi, col tempo, mi è diventata antipatica, odiosa e infine insopportabile (tutte le polirematiche mi diventano insopportabili con l’iterazione, che in italiano vuol dire più o meno “odio i tormentoni” ma detto così non ti capisce nessuno e fai tutt’un’altra figura…)

Quando qualcuno dice “senza se e senza ma” a me viene voglia di colpirlo sulla bocca con un mattone.

(Però non l’ho mai fatto eh?)

 

 

Una cosa che cambia quando non si cambia

Se uno di mestiere pensa di fare l’asta del microfono andrebbe sostituito con un’asta del microfono (che costa meno) o con un altro che fa meglio il suo mestiere.

Quando ieri sera il ministro Tremonti ha dichiarato che con le prossime manovre economiche del governo non cambia nulla (mi pare che abbia detto “la novità è che non ci saranno novità”, simpaticissimo) il giornalista si è limitato a reggere il microfono, come un’asta, e non ha chiesto del “fiscal drag”.

Del fiscal drag (o drenaggio fiscale) bisogna che spieghi più estesamente uno di questi giorni (se non l’ho già fatto in passato, vattelappesca): per ora accontentatevi di sapere che si tratta di un meccanismo per cui se non si aggiustano aliquote e scaglioni delle imposte l’inflazione fa in modo che le imposte aumentino soprattutto per il ceto medio.

Lasciare che il fiscal drag faccia il suo corso è un modo per aumentare le tasse, facendole gravare soprattutto per una certa fascia di redditi: è una scelta politica e il governo ci sta apposta per fare scelte politiche, quindi niente di scandaloso. È un po’ scorretto che il governo non lo spieghi agli italiani, ma fa parte della propaganda; è scandaloso che i giornalisti non lo spieghino agli italiani, ma fa parte del servilismo; è inspiegabile che agli italiani non lo dica neanche l’opposizione.

Ma già, l’opposizione… avercela…

mercoledì, 15 luglio 2009

 

Versione in italiano

A proposito della legge “pacchetto sicurezza”, traduco un paio di dichiarazioni.

Napolitano parla di “norme disorganiche” e “rilevanti incongruenze” = è un guazzabuglio di schifezze, una legge che fa vergogna.

Il governo dice “ne terremo conto” = ce ne sbattiamo le palle.

 

 

Do i numeri

Cosa posso dirvi che non sappiate già?

“Quattrocentocinquantaquattromilaquattrocentocinquantaquattresimo” è la parola italiana più lunga, per quel che ne so. Parole così lunghe non credo, forse in chimica (di certo non i classici tipo “precipitevolissimevolmente”). Numeri più lunghi no, perché dal milione in su sono più parole (due milioni e centomila sono quattro parole).

Non so cosa potreste farvene di questa notizia. Forse vincere qualche scommessa.

 

 

Casomai rettifico

Se avete una qualche rettifica da farmi fare non esitate a chiederla (sebbene io non sia un giornalista, né questo blog una testata), dimostrandone la fondatezza.

Per esempio se io dico che l’attuale governo ha moltiplicato le spese per i voli di stato e trasportando persone che nulla hanno a che fare con il bene della nazione, sarò lieto di ricevere cifre, conti, tabulati dei voli ed elenchi dei passeggeri con la motivazione del viaggio e rettificare la notizia.

Se la richiesta sarà non documentata mi limiterò ad una rettifica (magari in mezzo a un lungo post sulla polifonia rinascimentale), con la formula “ricordate quello che avevo scritto? mi hanno detto che non è vero, ma senza dimostrarlo”.

martedì, 14 luglio 2009

 

Siopero?

A me questa cosa dello sciopero dei blog mi pare una cazzata.

Ad uno sguardo superficiale la legge non riguarda i blog (è scema, ma non riguarda i blog). Lo “sciopero” è organizzato da un giornalista professionista, che non c’azzecca coi blog. Lo “sciopero” ha un logo (non si fa niente senza un logo) che dice “Questo blog alza la voce” e poi si manifesta tacendo.

Vabbè, solidarizzo limitandomi a sei righe.

lunedì, 13 luglio 2009

 

Appunti sul margine del telegiornale

Comunica la Brambilla che il 76% degli italiani andrà in vacanza, contro il 65% dell’anno scorso.

Le obiettano che spenderanno di meno, lei fa spallucce “faremo i conti alla fine”.

Aumentare il numero degli italiani in vacanza è semplice, basta diminuire la soglia per cui un’assenza da casa diventa una vacanza. Se un anno per essere considerata vacanza doveva durare almeno dieci giorni basta passarla a sette, e poi a cinque, poi a due, poi contare come vacanzieri quelli che restano a dormire una notte dalla mamma invalida, infine anche quelli che scendono al pianterreno a ritirare una raccomandata.

 

Pare che a settembre ci sarà una sanatoria per le badanti e le colf, anche se immigrate clandestine.

L’ammissione che la Bossi-Fini è una legge pessima che non funziona. Un po’ come la riforma Gelmini è l’ammissione che la riforma Moratti faceva schifo.

A buon senso dovrebbero seguire ricorsi da parte di altri lavoratori che non è giusto discriminare le badanti dai muratori, i venditori di ramazze e le sarte a cottimo, e a buon senso un qualche Tardellazio dovrebbe dar loro ragione e quindi la legge trasformarsi in sanatoria generale (che avrebbe un certo senso, per gli immigrati onesti che non vedono l’ora di regolarizzarsi e pagare tasse e contributi).

 

Gira una foto di Obama che guarda il culo ad una ragazzina brasiliana, e qualche deficiente (l’autorevole giornalista Feltri, per esempio) dice che “Obama è come Silvio”.

Io sono come Obama, nel senso che mi càpita di guardare le donne che passano, di notarne le grazie (e la cosa finisce lì); non sono come Silvio, nel senso che non vado a puttane.

C’è una bella differenza.

 

 

Noi ce l’abbiamo duro, il comprendonio

Io non sono di quelli che pensano che il curriculum scolastico debba essere così importante. Non credo che il voto di maturità debba tenere conto del rendimento di tutto il corso di studi e che si debba dare troppo peso al voto di maturità (col risultato che un’insufficienza a quindici anni ti pesa per tutta la vita).

Però se uno si diploma a ventun anni, dopo due bocciature (una delle quali “doppia” dato che l’anno scorso gli hanno dato una seconda chance sull’orale e l’hanno ribocciato)… beh, io se fossi in lui penserei seriamente a quali sono i miei talenti, se fossi un genitore gli sconsiglierei di proseguire gli studi per cui evidentemente non è portato, in veste di datore di lavoro non lo prenderei in considerazione per lavori di concetto e di responsabilità. Un ragazzo così secondo me può trovare la sua strada in mestieri manuali ed esecutivi (dignitosissimi, quindi), non lo penserei amministratore delegato della Fiat o presidente di una banca.

E invece pare che il giovane Renzo non abbia intenzione di fare il buon carburatorista o l’onesto banconiere di salumeria, che non cercherà il suo posto alla catena di montaggio o come tranviere. No, pare che il giovane Renzo sia indirizzato alla carriera politica.

Perché fin qui sarebbero affari privati di casa Bossi: nel momento in cui il giovane Renzo “scende in campo” diventano affari pubblici. Perché la “politica” è la gestione della comunità, è il decidere a nome di tutti: migliaia o persino milioni di persone.

Perché mai il giovane Renzo pensa alla politica?

Perché ritiene di avere delle idee? Perché crede di avere delle competenze nella pubblica amministrazione o di potersele formare (vista la sua propensione allo studio)? Perché?

Faccio delle ipotesi.

Perché non ha voglia né possibilità di trovarsi un lavoro, non potrebbe mai superare una qualsiasi selezione senza “spinte”.

Perché suo padre fa il politico di professione ed è facile trovargli un posto “nella ditta di famiglia”.

Perché sa che in politica si può far carriera senza nessuna preparazione e competenza.

 

Ora, io non lo so se questo è un post contro il nepotismo o contro la lega o contro un certo modo di intendere la politica o cosa. È un post schifato.

 

 

Gli interessi non mi interessano

L’impiegata mi ha avvertito che mi chiamerà qualcuno per farmi delle proposte, perché ho sul conto corrente una cifra consistente. Le ho detto di non farmi chiamare, grazie.

Se mi impegnassi, mi informassi, mi dessi da fare, forse riuscirei ad ottenere dai miei capitali (chiamiamoli così) uno zerovirgolaqualcosa invece dell’attuale zerovirgolaniente. Il che in termini assoluti significa cento o duecento euro all’anno, forse pure trecento.

Conosco gente che lo fa, ma suppongo lo faccia come hobby, come io passo il tempo a pensare post o risolvere crittografie o ideare giochi. Perché a fare il conto del tempo e delle energie e delle competenze usate mai e poi mai sarebbe un risparmio fare tutto ciò per cifre del genere.

La convenienza non sempre conviene.

liczin | 00:07 | commenti (3)

domenica, 12 luglio 2009

 

Il meglio che ti può capitare

Bizzarramente, e come succede piuttosto di rado, il meglio per un singolo è anche il meglio per la comunità.

Mi sono chiesto quale sarebbe la cosa migliore per Berlusconi ora come ora.

La risposta mi è balzata chiara agli occhi (il difficile è farsi le domande giuste, più che trovare le risposte): morire. Tutto gli va bene, la sua popolarità è al massimo (anche grazie all’evanescenza dell’opposizione, oppure è un effetto, non so), il top a cui aspirare è passare alla storia come eroe: quindi fossi in lui mi farei ammazzare in uno spettacolare attentato di un oppositore. Un qualche oscuro democratico, un presidente della Camera, sua moglie (manovrata dai comunisti)…

Pensate che risonanza mondiale, che titoloni sui giornali, che capitoli sui libri di storia!

Il meglio che può capitare adesso a Berlusconi è di essere ucciso dagli avversari (non ferito, non sfuggire a un attentato, proprio morto).

Bizzarro, eh?

venerdì, 10 luglio 2009

 

Scegliere

Sto cominciando a pensare al post di agosto, che vorrei fare come quello dell’anno scorso con una selezione di post passati.

Datemi una mano: quali sono i vostri post preferiti da settembre a ora? Non importa che frughiate nell’archivio, andate a memoria: quelli che vi ricordate ancora evidentemente vi hanno colpito.

(va bene anche “quello in cui parli della tal cosa”, poi lo ritrovo da me)

 

giovedì, 09 luglio 2009

 

Davanti al tiggì

Prendi ora, pagano i tuoi figli

Si parla di ridurre le emissioni di CO2 nel 2020… nel 2050…

Come se uno con la cirrosi promettesse di smettere di bere dopo trent’anni.

Ma d’altra parte chiedereste ad uno a cui rimane un mese di vita di smettere di fumare?

 

Costruzioni

La Germania ricostruirà una chiesa abruzzese, il Giappone delle palestre.

Evidentemente le case dello studente ci piace come le facciamo noi.

 

Fuga di cervelli

Michael Jackson verrà sepolto senza il cervello.

Anche moltissimi degli elettori italiani, senza tanti clamori.

 

Extracomunitarie senza permesso di lavoro

Le figlie di Obama si divertono a fare il gelato a Roma: in seguito viene messo in vendita.

Lavoro nero e/o lavoro minorile?

 

In morte

Concerto funebre di Michael Jackson. Si calcola il numero degli spettatori e quello delle carriere rilanciate.

 

Occasione mancata

Condannato a tre anni di detenzione un napoletano per un furto di un pacco di wafer.

Con soli sei mesi in più poteva ammazzare un ragazzo con calci e manganellate.

martedì, 07 luglio 2009

 

Virgole e polizie

Oggi la voce fuoricampo della giornalista del tg ha detto qualcosa tipo “gli inquirenti italiani hanno trovato i malviventi che erano scappati in Romania grazie all’aiuto della polizia romena”: così, senza virgole.

Senza punteggiatura non si capisce qual è il ruolo della polizia romena: chi ha aiutato, se è una polizia buona o no.

Un po’ come quando l’ispettore Derrick si presentava dicendo “Derrick, della polizia criminale” e io mi aspettavo che non gli aprissero la porta e pretendessero qualcuno della polizia onesta.

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