pagina 28

sabato, 03 ottobre 2009  

Facili previsioni del tempo

Quando parlavo di prossima stagione delle alluvioni disastrose, in questo post del 4 settembre, non ero particolamente profetico (francamente non credevo di avere successo così rapidamente, e poi avrei preferito avere torto, come altre volte…).

La questione è che è più facile spendere un miliardo per ricostruire un paese, piuttosto che spendere un milione per metterlo in sicurezza (la pericolosità potenziale è poco spettacolare in televisione); fa più propaganda una sola opera faraonica che non risolve problemi (Messina, per esempio), piuttosto che mille piccoli interventi su argini, coste, pendii (Messina, per esempio).

Troppo facile fare le cassandre in Italia…

 

 

Libertà da stampa

A me non dispiacerebbe un avviso in sovrimpressione.

Per esempio: mandano in onda Annozero con la scritta in basso “questo programma ha un’impostazione politica che tende a mettere in cattiva luce il governo a tutti i costi, se il caso dando rilievo a notizie spiacevoli”. Così chi lo vede lo sa e si regola, fa la tara a quello che si dice.

Non mi dispiacerebbe anche perché così i telegiornali più seguiti, quasi tutti i programmi di approfondimento giornalistico sarrebbero per forza corredati dell’avviso “Questo programma ha un’impostazione politica che tende a mettere in buona luce il governo a tutti i costi, se il caso nascondendo notizie sgradite.” I programmi pomeridiani, ore e ore di talk show, riporterebbero la scritta “Questo programma perpetua luoghi comuni e impostazioni culturali gradite alla maggioranza di governo” eccetera.

Sì, non mi dispiacerebbe dare alle persone gli strumenti per regolarsi. Non è questa la libertà?

venerdì, 02 ottobre 2009

 

Vecchio ricordo

Si sa che i vecchi si ricordano meglio le cose lontane di quelle vicine, in una specie di presbiopia mnemonica (che non a caso si chiama presbiopia, e gli etimologi mi hanno capito).
Io mi sento vecchio a ricordare di quando i talebani afgani erano eroi resistenti finanziati e armati dagli Stati Uniti perché in guerra contro l’Unione Sovietica (mi ricordo l’Unione Sovietica!); mi sento vecchio a ricordare di quando “puttana” e “puttaniere” erano cose brutte (e ancora non erano tradotte in “escort” e “utilizzatore finale”); mi sento vecchio a ricordare di quando i sindaci leghisti del nord cercavano i modi per stroncare la prostituzione tramite la persecuzione dei clienti (anzi gli utilizzatori finali); mi sento vecchio a ricordare di quando in Italia c’era l’opposizione; mi sento vecchio a ricordare di quando in Italia “antifascista” non era un insulto; mi sento vecchio a ricordare di quando la redazione del TG1 cacciò l’allora direttore Bruno Vespa perché il suo “editore di riferimento” era il partito di governo (allora la Democrazia Cristiana: mi ricordo la Democrazia Cristiana e come e perché è finita!).
E d’altra parte non mi ricordo cose vicine nel tempo: come che fine hanno fatto gli anti-Tav che misero in crisi Prodi; non mi ricordo com’è che a Palermo sono sommersi dai rifiuti dopo aver aumentato la tassa relativa del 175% in un anno; non mi ricordo perché per la scuola il governo Berlusconi 4 ha fatto una nuova riforma (Gelmini) e non ha ripreso quella del Berlusconi 3 (Moratti); non mi ricordo come s’è risolto il conflitto d’interessi del premier; non mi ricordo che fine ha fatto l’urgenza di legiferare sul testamento biologico; non mi ricordo tante cose e ne ricordo molte altre. Di solito quelle sbagliate.
Cribbio come mi sento vecchio!

giovedì, 01 ottobre 2009

 

Scadenze scadenti

Mi è giunta oggi una cartella per pagare la tassa sui rifiuti solidi urbani dal Comune di Milano: l’importo si può rateizzare con le seguenti scadenze (cito pari pari dalla cartella esattoriale).

Rata 1: entro 60 giorni dalla data di notifica della cartella.

Rata 2: entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a quello di scadenza della prima rata.

Rata 3: entro l’ultimo giorno del quarto mese successivo a quello di scadenza della prima rata.

Rata 4: entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di scadenza della prima rata.

Ora, io non faccio testo perché sono abituato ai rompicapo sin da bambino (se un mattone pesa un chilo più mezzo mattone…), ma una persona “normale” che ci capisce?

Tempo fa consegnai all’impiegato della posta il modulo per il versamento sul conto corrente correttamente compilato: lui mi guardò con ammirazione e mi disse “bravo” (proprio così: “bravo”). Se questo è il livello come potrà il cliente medio dell’ufficio postale pagare la tassa nei termini giusti? Forse che i milanesi sono tutti esperti in trabocchetti? Sapete quant’è facile sbagliare con una cartella consegnata oggi? (E vi evito il calcolo delle rate pagate in ritardo, maggiorate, con gli interessi di mora per ogni giorno di ritardo ed il compenso di riscossione nella misura del 9% su tali interessi)

Eh, quando si dice che l’amministrazione va incontro ai cittadini… (in-contro, appunto)

 

 

Ana casa

Si parla dell’anoressia indotta dal malinteso per cui si prendono le indossatrici come ideale di bellezza. È ovvio che per mostrare dei vestiti sono più adatte delle spilungone scheletriche, così come per fare i nodi dei tappeti ci vogliono le mani piccole dei bambini, ma si tratta di grucce deambulanti, di modelle non di modelli.

Un fenomeno analogo di cui non si parla è quello delle riviste di arredamento. Le fotografie mostrano case in cui evidentemente non abita nessuno, con tutt’al più un libro su un tavolino in posizione non ortogonale al bordo: non una piega in una coperta, non i giornali degli ultimi tre giorni abbandonati sul divano, un bicchiere sul tavolo (per non dire di letti sfatti, vestiti appoggiati sulle sedie, i post-it sul frigorifero, ecc.). Sono fotografie false come quelle delle attrici ritoccate, ma ci sono persone (soprattutto donne, come con l’anoressia) che pensano che le case debbano essere davvero così.

Invece come le donne vere sono più rotonde (grazie al cielo) di quelle (spettrali) delle passerelle dell’alta moda, così le case vere sono più disordinate, meno algide e desolate di quelle (spettrali) delle riviste.

Denunciamo questa stortura, facciamo campagne istituzionali e pubblicità progresso: vivo è meglio.

 

 

Sono fuori

Anche per quest’anno non sono stato nominato per i premi bloggistici di Macchianera, neanche per la categoria dei blog sui motori, e non sono inserito dal governo in nessuna lista di anti-italiani (io se anche facessi il premier eviterei di dare dell’”anti-italiano” a chiunque mi critichi perché sennò mostrerei di identificare me colla nazione e qualcuno comincerebbe ad accostarmi a Luigi XIV).

Non sono in nessun elenco che conta, insomma.

E a cercare il mio nome su google (cosa che faccio tre o quattro volte al giorno, come tutti) oggi nella prima pagina dei risultati è saltato fuori un account di facebook che non sono io.

Cribbio!

Io i miei risultati me li sono sudati, meritati: ho fatto cose, sono andato, ho agito, mi sono mosso. Questo ha solo aperto un account col mio nome (che poi magari è pure il suo, ma questo è irrilevante; che poi magari è un qualche tipo di parente perché in quella zona c’ho degli zii, ma questo non gli guadagna nessuna indulgenza), e mi scala i miei risultati. Quel che è peggio è che è un ragazzotto banalissimo con una maglietta nera, ha degli amici agghiaccianti, gusti musicali rivoltanti, è fan di Giovanni Paolo II.

Non mi è chiaro il perché io non sia caduto nel tunnel della droga. (Forse perché nei tunnel non si cade, si entra; è nei pozzi che si cade. Dev’essere per questo: per pignoleria linguistica.)

 

 

Quando c’è il talento

Lo pensai quando venne lanciata Anna Falchi; mi è tornato in mente vedendo DJ Francesco (che ora non si chiama più così ma sono troppo pigro per informarmi): presenta programmi, fa le pubblicità, doppia i film (il film d’animazione “Robots” è inguardabile perché la sua pronuncia e la sua recitazione sono insopportabili).

E allora mi viene da pensare che quando uno è bravo prima o poi viene fuori, e al meritato successo prima o poi c’arriva. Il suo agente per esempio.

mercoledì, 30 settembre 2009

 

Spreco-incentivi

Fatemi un piacere.
So che rifarete gli incentivi statali a cambiare auto funzionanti con altre, nuove, col conseguente maggiore inquinamento: perché le macchine nuove sono mediamente più grosse e potenti di quelle vecchie, perché è inquinante produrle, perché gli incentivi non sono proporzionali al minore inquinamento (anzi, maggiori quanto più è grossa e quindi inquinante – a parità d’uso – l’auto nuova), perché gli incentivi sono a rinnovare le auto ma non a ridurne il numero, ecc.
Vi prego: chiamateli sinceramente “incentivi al mercato”, “aiuti alla Fiat” (che non a caso li reclama, e non in nome dell’ambiente), “inviti a spendere” o come volete, ma non “eco-incentivi”, perché di “eco” (tranne il fatto di ripetersi costantemente) non hanno niente.

martedì, 29 settembre 2009

 

Sciocchini

È diventata proverbiale l’incoscienza dei musicisti del Titanic: mentre la nave affondava continuavano a suonare.

Invece di correre qua e là in preda al panico come gli altri…

lunedì, 28 settembre 2009

 

Tutta la verità, quasi

Ad un tiggì di stasera servizio su Zeman, l’ex allenatore di calcio, che ha fatto una sorta di film di memorie.
Si è parlato di lui, dei suoi successi col Foggia, delle sue sigarette, gli si è chiesto se gli manca il calcio, ecc. Si è anche riportato l’illuminante risposta di Mourinho che avrebbe detto “non so chi sia” (una risposta senza la quale il servizio sarebbe stato amputato di un elemento importante).
Bizzarro che non si sia ricordato anche qualcos’altro di lui, e per esempio che è stato ostracizzato dal calcio italiano perché aveva denunciato il marcio che ci covava, doping e combine compresi. (Ora non se ne parla più di quel marcio.)
Quando si dice la completezza dell’informazione…
 

 

La Prima Guerra Stellare

Non so se avete presente Guerre Stellari, il film.

Beh, andate a ripassare (specialmente la battaglia finale) e poi tornate qui. Nel frattempo intrattengo i lettori parlando dei primi aerei da guerra.

Più o meno nella prima guerra mondiale si cominciarono ad usare gli aerei: erano gli apparecchi dell’epoca, biplani o triplani barcollanti, fatti di ferro, legno, tela, con i tiranti a tenerli insieme e un’elica direttamente attaccata al motore.

Facevano cose come perlustrare (il pilota si sporgeva a guardare di sotto e poi una volta a terra riferiva cosa aveva visto, perché non c’era ancora la radio e telegrafare col filo sarebbe stato quantomeno poco pratico…), bombardare (il pilota teneva delle bombe nell’abitacolo e con una mano le prendeva e le buttava di sotto), abbattere gli altri aerei (il pilota aveva una o due mitragliatrici fissate davanti, sincronizzate in modo da non colpire la propria elica).

Come si può capire perciò gli aerei da caccia colpivano gli avversari solo se li avevano davanti, e quindi i duelli aerei consistevano perlopiù in manovre per cercare di mettersi in scia dell’avversario (per avere il tempo e il modo di mitragliarlo) e di non trovarselo dietro (senza volgare doppiosenso); di lato tutt’al più potevano sparare con la pistola.

Piloti come il Barone Rosso, o Francesco Baracca sono diventati famosi per questo.

A questo punto quelli che sono andati a ripassarsi Guerre Stellari saranno tornati, e quindi avranno riconosciuto nella mia descrizione dei duelli aerei della Grande Guerra i modi e le manovre delle astronavi lucasiane, avranno sovrapposto i Fokker e i Caproni con i caccia a X ribelli e le astronavi imperiali: chi sta dietro vince.

Possibile che nello spazio ipertecnologico nessuno abbia pensato a piazzare un cannone a energia (qualsiasi cosa possa voler dire) che spara di poppa? Nella ’14-’18 era impensabile, ma “in una galassia lontana lontana” (cioè Hollywood)?

 

PS: sono decenni che volevo scrivere questo post…

 

 

Auguri!

Oggi questo blog compie due anni.
Sono un sacco di tempo.
Ci sono amori eterni che durano molto meno.
 

 

Sparare notizie

Non sapremo mai com’è andata in realtà, è ovvio: un po’ perché non lo si sa mai, e un po’ perché ci sono i giornalisti di mezzo.
A Noicattaro, in provincia di Bari, un tizio ha ucciso un altro tizio e la cosa è stata riportata da telegiornali e giornali con particolari diversi, e in questi casi i particolari sono importanti.
Quello che avevano in comune i servizi/articoli era più o meno che un agiato imprenditore ha sparato attraverso una porta chiusa a dei banditi entrati in casa colpendone uno, che il bandito colpito è stato portato via e abbandonato davanti ad un ospedale ma è morto (un bandito italiano, stranamente, sembrava non ce ne fossero più), che l’omicida non è stato incriminato perché riconosciuta la legittima difesa.
Come dicevo i particolari sono importanti, perché fanno sorgere domande.
La legittima difesa prevede una minaccia effettiva: nessuno ha riportato che i banditi fossero armati, ed eventualmente di che, né pare abbiano aperto il fuoco neanche in risposta ai colpi dell’aggredito; la minaccia peraltro è difficile da valutare attraverso una porta chiusa.
Pare strano che l’omicida non sia stato indagato neanche per eccesso di legittima difesa, che avrebbe quantomeno portato a indagini meno sbrigative.
Un telegiornale ieri sera diceva che l’omicida si sarebbe poi affacciato al balcone e avrebbe sparato alcuni colpi “in aria, secondo il racconto dei carabinieri”: e qui viene da chiedersi se con banditi armati vi sareste esposti al balcone, se è realistico pensare che un uomo che tiene una pistola carica a portata di mano ed ha appena sparato per uccidere (non si spara ad altezza uomo per altri motivi) si precipiti al balcone per sparare in aria, quali riscontri abbiano i carabinieri che l’uomo abbia sparato in aria e non verso i malviventi in fuga (anche lenta si suppone, dato che si stavano trascinando il ferito; oppure veloce se il ferito l’ha abbandonato all’ospedale l’omicida, come non ci hanno riferito le cronache).
L’ultima domanda che mi faccio è: i giornalisti, quando riportano le notizie, se le fanno mai le domande di buon senso?
 
PS nel merito della notizia: io rimango dell’idea che chi tiene un’arma ed è disposto ad usarla è pericoloso, e se uccide è un assassino. Potete dire “neutralizzare la minaccia” come fanno i militari, se vi vergognate di dire “ammazzare”, ma la cosa è quella.

domenica, 27 settembre 2009

 

Storie di spie

Mi fa uno strano effetto la “scoperta” di un secondo sito nucleare in Iran.
Se con Google si può vedere dove io ho parcheggiato l’auto o quanti alberi ci sono nel giardino di mia cugina, come è possibile che i satelliti-spia occidentali non abbiano notato la costruzione di un sito nucleare in Iran fino a ieri? Il cantiere è passato inosservato? Non seguono cosa succede da quelle parti? Forse guardano le ragazze in topless sulle spiagge greche?
Ma il buon senso?…
Dobbiamo proprio berci qualsiasi cosa implausibile ci raccontino?
 

 

E poi risorse

Alle 1.16 di stanotte un annoiato carabiniere di servizio notturno ha visitato questo blog: lo so perché ha lasciato traccia nelle statistiche. Il server è “Comando generale arma dei carabinieri” e se non bastasse il sistema operativo di quel computer è ancora un Windows 2000.
Dev’essere quello che ha cercato su Google “giarrettiere in tv”.
Alle 23.01 di stasera un altro annoiato di turno, questa volta sanitario (medico o infermiere credo), ha visitato questo blog avendo come server “Azienda ospedaliera della provincia d…” (la dicitura si ferma qui, non saprò mai di che provincia è); anche quel computer ha Windows 2000.
Questo per dire le risorse che i governi degli ultimi anni hanno messo a disposizione delle forze dell’ordine e della sanità per l’aggiornamento informatico.

giovedì, 24 settembre 2009

 

Bel Nobel

Sono andato a vedere il sito del comitato che chiede il conferimento del premio Nobel per la pace a Silvio Berlusconi.

Lascerò da parte molte considerazioni (magari ci farò altri post, non garantisco), mi focalizzo sulla pagina “Testimonial d’eccezione”.

Mi aspetto un personaggio mirabolante: un autorevole capo di stato, un noto storico, un intellettuale di chiara fama. Appare la foto di una graziosa e sorridente signorina bionda, che si chiarisce essere la signorina Loriana Lana. Cribbio! Diranno i miei piccoli lettori. È quello che ho pensato anch’io (magari non in questi termini, ma il concetto è quello).

La scheda racconta anche chi è questa “testimonial d’eccezione”, per i pochi sprovveduti che non lo sapessero già. Si dice tra l’altro che “è parente di Giggi Zanazzo” e per chi già non è caduto dalla sedia a sentire tale prestigiosa qualifica (dico “parente di Giggi Zanazzo”, mica bruscolini) si dice ciò che tutti sanno, e cioè che Giggi Zanazzo “insieme a Belli, Trilussa e Pascarella forma la rosa dei grandi poeti romani”. Non l’avete mai sentito nominare? Ignoranti, sappiate persino che “a Trastevere c’è una strada che porta il suo nome”. Pensate voi: il grande Giggi Zanazzo e questa signorina è nientepopodimeno che sua parente.

Come se questo non bastasse, si racconta anche che la signorina Lana, giovanissima, ha condotto un programma per ragazzi alla Rai (perbacco!), ha iniziato a scrivere seguendo i consigli di Massimo Grillandi (quali che fossero questi consigli) e gli ha sottoposto raccolte di poesie e testi musicali (non è riportata la reazione del Grillandi: sarà caduto il deliquio).

Non paga, la signorina Lana partecipa ad un premio letterario Michele Cima arrivando seconda (ho cercato su Google “premio cima” e ho trovato tale Pierluigi Cima vincitore del Gran Premio al Campo Ippico, ma immagino che il Cima sia un concorso prestigiosissimo e l’autore che vinse quell’anno sarà stato come minimo parente di Leopardi).

Non starò a dilungarmi sul seguito, le collaborazioni con Paolo Conte e “l’interesse per certi scrittori” la portano a scrivere “testi d’autore” per Amii Stewart, Iva Zanicchi e molti altri. (avete capito bene: testi d’autore per Iva Zanicchi: per esempio “Fossi un tango”); i premi vinti, le canzoni, le sigle, le commedie musicali. Dirò solo che “alcuni suoi testi musicali sono esposti alla Pinacoteca d’Arte Moderna del Palazzo della Cultura di Latina diretto da Luca Barbareschi” (questa cosa dei testi alla pinacoteca di Latina con Barbareschi meriterebbe un post da sola, è meravigliosa). Eccetera in un crescendo travolgente (che prevede anche una canzone scritta con Silvio Berlusconi in persona per un album di Mariano Apicella, non so se mi spiego…).

Posso solo invitarvi ad andare sul sito e scoprire da soli le perle di questa biografia.

Davvero un testimonial d’eccezione per un’iniziativa di questo livello.

 

PS: io ho sempre invidiato quelli che scrivono di sé le cose facendole sembrare chissacché, riempiendo pagine di fuffa come fosse oro zecchino. Io tendo più al modello di Eugenio Montale, che come senatore a vita scrisse di sé: “è nato a Genova il 12 ottobre 1906 e risiede a Milano. Dottore in lettere, giornalista, scrittore, poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1975.”

 

 

Il vanverometro

Inavvertitamente avevo lasciato il mio vanverometro acceso accanto al televisore.

Quando il ministro Tremonti ha dichiarato “La storia dimostra che nessuna crisi non si può superare.” forse voleva solo apparire ottimista.

Perché con lo stesso ragionamento uno può dire “parlo per esperienza: nessuna malattia è mortale”.

O magari qualcuno potrebbe ricordare che la crisi economica della Germania dopo la Grande Guerra è stata superata, ma a prezzo del nazismo e della seconda guerra mondiale.

L’ago del vanverometro nel frattempo era schizzato via conficcandosi nel porta-dvd.

 

 

Da uno spuntino

Basta un piccolo spunto e poi i pensieri possono partire da soli.

Per esempio il Papa. È chiamato pomposamente anche “vicario di Cristo”, che poi vuol dire “vice-messia”. Se telefonate e chiedete di Gesù dovrebbero passarvi lui, Gli sbriga la corrispondenza, firma al posto Suo, ecc. Un posto di responsabilità piuttosto notevole, anche perché le linee di condotta avute, anche se piuttosto precise, risalgono a venti secoli fa, e non è sempre facile interpretarle nel mondo corrente.

Perché i cattolici hanno come “istruzioni per la vita” il Vangelo: vita, esempio e parole di Gesù.

Tra gli esempi di Gesù c’è il fatto che i suoi incontri con potenti e governanti sono da prigioniero, in catene; per il resto Gesù frequentava (destando scandalo) puttane e mendicanti, malati e delinquenti, e quelli che ora definiamo un po’ snobisticamente “ultimi”.

Questo (e anche altro) mi è venuto in mente partendo dalla foto del cardinal Bertone coi leghisti.

 

 

Quota rosa rosa

Alla provincia di Taranto avevano fatto una giunta di dieci uomini e nessuna donna.

C’è stato un ricorso al Tar e dovranno comporre una nuova giunta con entrambi i sessi.

Ora mi vien da pensare alla povera donna che verrà nominata, che saprà di essere lì non per meriti personali, competenze, fiducia e capacità, ma solo perché portatrice di cromosomi adeguati.

Magari sarà anche una persona bravissima, intelligentissima e capacissima, ma sarà messa lì solo perché ha la vagina anziché il pene.

Illuminante il commento del ministro per le pari opportunità Mara Carfagna (copincollato dal sito del Corriere della Sera): «Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto».

Cioè è contraria alle quote rosa ma favorevole all’obbligo di presenza femminile negli organi amministrativi? Le hanno spiegato che le “quote rosa” sono questo? Si rende conto che ha detto che è favorevole e contraria nella stessa frase?

Anch’io sono contrario alle quote rosa, sono favorevole agli amministratori capaci a prescindere dal sesso. Quindi sono contrario alla Carfagna.

 

PS: che poi il problema non è nel merito della presenza femminile, ma nel fatto che la giunta non è rispondente allo statuto.

mercoledì, 23 settembre 2009

 

La parola giusta

Spesso quando parlano i parenti delle vittime, quando vengono intervistati, si parla di “giustizia” e i discorsi mi suonano stonati (“giustizia è stata fatta”, “ho fiducia che venga fatta giustizia”, ecc.). Però mi basta sostituire tutte le “giustizia” con “vendetta”, e i discorsi diventano del tutto coerenti.

 

 

Incompetenti o bugiardi?

Tra aprile e giugno due mie colleghe hanno perso il lavoro.

Tra aprile e giugno, secondo l’Istat, 378mila persone hanno perso il lavoro.

Non so tra aprile e giugno quante volte Berlusconi e Tremonti ci hanno detto che la crisi era finita e c’erano segnali di ripresa.

martedì, 22 settembre 2009

 

Quel giorno ero distratto

A volte a seguire uno sceneggiato a puntate capita di non vedere più un personaggio, e allora uno si dice “forse mi sono perso la puntata in cui è morto”.

Io mi devo essere perso il telegiornale con lo scioglimento dei partiti di opposizione, di cui non si sente praticamente più parlare.

La semplificazione del quadro politico italiano prosegue speditamente.

lunedì, 21 settembre 2009

 

E babbo natale non esiste

In questi giorni molti italiani, anche con responsabilità politiche, scoprono che in guerra si muore, e che in Afghanistan è in corso una guerra. Le migliaia di esempi statunitensi, inglesi, tedeschi, ecc. e le migliaia e migliaia e migliaia di civili afghani (che non sono eroi essendo che lì ci stanno e non ci vanno, e infatti non fanno neanche notizia) non avevano creato sospetti.

 

 

Avverbi

Non so se avete mai fatto caso a quando dicono “è morto tragicamente”.

È per chiarire che non è morto drammaticamente, comicamente o in modo farsesco?

Avete mai sentito dire “sono morti in modo grottesco”, “è scomparso da ammazzarsi dalle risate”, “è passata a miglior vita allegoricamente”, ecc.?

Non credo. E allora perché ci aggiungono “tragicamente”?

Gli mancano cinque sillabe?

domenica, 20 settembre 2009

 

Cos’è? una recensione?

In vacanza mi ero portato un libro tra gli altri, ambientato a Sanpietroburgo alla vigilia della rivoluzione d’ottobre. Mi piacciono i romanzi ambientati nella Russia tardozarista.

Questo libro quando sono andato a cominciarlo mi sono accorto che l’avevo già letto. Ho pensato, l’avrò cominciato e lasciato a metà, e l’ho scorso tutto fino in fondo e mi sono accorto che l’avevo già letto tutto. Così insignificante che non mi aveva colpito per la sua bellezza ma neanche per la bruttezza. Del tutto dimenticabile.

Tornando a casa e cercandogli un posto in libreria mi sono accorto che non solo l’avevo già letto, quel libro, ma l’avevo anche già comprato e quello era il secondo.

Rincoglionito completamente.

Ora, se io vi dico il titolo del romanzo vi salvo da una fregatura o vi incuriosisco?

 

 

Influenzarsi

Diceva il tiggì che gli esperti hanno previsto per l’Italia dodici milioni di malati per l’influenza A.

Beh, un numero accettabile: non so quanti siano quelli che prendono le “normali” influenze di stagione, ma suppongo che si vada su cifre analoghe.

Poi diceva il tiggì che gli esperti hanno classificato l’epidemia come poco pericolosa, perché si prevede una mortalità dello 0,001 (zerovirgolazerozerouno). Sarebbe uno su mille? Cioè, uno su mille di dodici milioni? Cioè dodicimila morti? Oppure è lo 0,001% (dal giornalista non si capiva, perché si sa che la matematica è una materia noiosa che non serve nella vita reale) e allora i morti sono centoventi?

Non sono tanti statisticamente e cinicamente, ma in mano ai media possono diventare una strage, un’ecatombe. O possono passare inosservati.

Sono settimane che ci dicono che questa influenza non deve destare allarme, che non uccide, che non è grave. Quando una cosa la ripeti troppo spesso comincia a suonare falsa: è una tecnica narrativa letteraria.

C’è un racconto (non ricordo di chi, mi pare di una umorista americana) in cui la protagonista (che parla in prima persona) dice di essere felice. E lo dice più volte, e ancora, e lo dice continuamente finché si capisce gradualmente che la ripetizione è nevrotica, ossessiva, che ogni volta che dice che è felice testimonia l’esatto contrario.

Non mi allarmo, non vado nel panico, non mi vaccino neanche. Mi rassegno in anticipo.

sabato, 19 settembre 2009

 

Cose che non sappiamo sapendole

Oggi pensavo in inglese: qualche volta lo faccio, sebbene il mio inglese sia a livello “ostello della gioventù” (che sta a metà fra lo “scolastico” e “due settimane con un’americana”), come se parlassi con una straniera (chissà mai perché al femminile).

Mi è venuto da pensare ikea pronunciato “aikia”, e poi mi sono reso conto che non ci avevo mai pensato che forse in inglese si pronuncia così.

A volte il cervello sa delle cose che noi non sappiamo. Per esempio le mie dita trovano facilmente le lettere sulla tastiera (sono uno di quelli che scrivono con tutte le dita), ma se dovessi dire dove si trova ciascuna lettera io non lo so mica.

 

 

Giallo

Mi sono messo a pensare ad un giallo un po’ originale.

Allora mi è venuto in mente un tizio del nord a cui fanno qualcosa al sud, tipo gli rubano la macchina o qualcosa di più grave. Allora lui invece di rivolgersi alla polizia si rivolge alla mafia locale, perché è convinto che sia più efficace.

Il giallo sarebbe l’indagine di un picciotto della mafia per risolvere il caso con i mezzi della mafia.

E poi magari scopre cose strane, corruzioni, connivenze, non saprei.

Credo che sarebbe un libro curioso, interessante.

Se qualcuno vuole scriverlo poi a me basta una citazione e una equa percentuale sui diritti.

venerdì, 18 settembre 2009

 

Dieci cose che non sopporto in televisione

– Le pubblicità coi bambini: sfruttati e strumentalizzati. (E pure antipatici.)
– Le pubblicità dei telefonini.
– I bambini che cantano e/o che recitano.
– Il revival degli anni ’80 (o ’60, o ’50, o ’70, o qualsiasi decennio).
– I dibattiti politici.
– Le fiction poliziesche francesi.
– Antonello Piroso e il suo ego.
– Gli approfondimenti calcistici.
– I telegiornali che non dànno le notizie o sono parziali. (I telegiornali, insomma)
– Le fiction per/con le famiglie.
– La pausa dei comici dopo la battuta per darci il tempo di ridere (che però siccome la battuta non fa ridere la pausa diventa un patetico segnale “oh, era una battuta: qui dovreste ridere”).
– I film americani per la televisione con bambini orfani e/o che muoiono.
– I film che dopo i titoli di testa sai già come vanno a finire (si sposano).
– I pistolotti moraleggianti da maestrina di Licia Colò.
– Tutte quelle scritte in sovrimpressione che coprono le donne nude.
– La parola “dannato” nei doppiaggi (quale bandito suburbano direbbe “quella dannata banca” piuttosto che “quel cazzo di banca” o “quella banca di merda”?)
– Quelli che vengono intervistati su cose di cui non hanno competenza.
– La “temperatura percepita”.
– I programmi in cui gli ospiti si divertono tra loro.
– I tormentoni dei comici (mi piacevano a undici anni).
– Le telepromozioni (apprezzo invece le televendite, che mi ipnotizzano).
– Yu-gi-oh.
– I quiz con domande troppo facili e quelli di pura fortuna.
 
Mi sa che sono andato oltre i dieci del titolo, e non ho neanche finito…
 

 

Senso inverso

Facciamo così: voi lasciate i commenti e poi io scrivo un post adatto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...