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giovedì, 22 ottobre 2009  

Una risata vi seppellirà

Alla fine i telegiornali mi hanno convinto nonostante tutte le mie contrarietà e i miei snobismi: l’hanno trasformata dalla solita goliardata in un’occasione per il governo di rendersi ridicolo (addirittura le rogatorie internazionali!), e allora ho recuperato un vecchio account sperimentale di liczin su facebook e mi sono iscritto al gruppo “Uccidiamo Berlusconi”, solo che adesso si chiama “Uccidiamo politicamente Berlusconi” e ha perso tutta la sua forza dirompente.
Da notare che da quando hanno montato il caso gli iscritti sono passati da diecimila a più del doppio, e nel frattempo sono nati anche i seguenti gruppi:
altri due “uccidiamo Berlusconi” (con diverse maiuscole) (484 e 63 membri)
Uccidiamo tutti tranne Berlusconi (13 membri)
Uccidiamo chi vuole uccidere Berlusconi (un membro)
Sosteniamo Berlusconi contro il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” (due membri)
Uccidiamo i membri del gruppo “uccidiamo Berlusconi” (4 membri)
Uccidiamo il creatore del gruppo “uccidiamo Berlusconi” (un membro)
Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Silvio Berlusconi (409 membri)
Uccidiamo chi vuole uccidere quelli ke vogliono uccidere Berlusconi (15 membri)
Facciamo chiudere il gruppo : Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Silvio Berlusconi (160 membri)
eccetera eccetera
Siamo al grottesco, e la discesa continua…

Upgrade del 23 ottobre
Mi sono cancellato.
Il gruppo di facebook che si chiamava “Uccidiamo Berlusconi”, e poi smussato in “Uccidiamo politicamente Berlusconi” ora si chiama “Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione… RISPONDI ALLE NOSTRE DOMAND”. E io mi sono tolto, prima che diventasse “Viva il punto croce!”.
Pazienza.
 

 

La religione e i telegiornali

Per far capire cosa ne penso della proposta (meramente provocatoria, perché sappiamo tutti che non farà un passo che è uno) di istituire a scuola un’ora di islamismo, alternativa a quella di religione cattolica (attualmente presente per obbligo in tutte le scuole italiane), vi spiegherò cosa mi piacerebbe succedesse nei telegiornali italiani.
I telegiornali italiani sono in stragrande maggioranza piuttosto filogovernativi (chi più chi meno, chi più sfacciatamente chi più sottotraccia): questo si sostanzia nella scelta delle notizie da diffondere e in quelle da far passare inosservate, nel come raccontarle, nel come mostrare i diversi politici e in che ordine, nell’immagine della società che si dà, ecc.
Io non vorrei dei telegiornali alternativi antigovernativi a fare da contrappeso (mi toccherebbe guardare ogni volta più telegiornali senza sapere quale tara fare alle diverse versioni), ma piuttosto vorrei dei telegiornali obiettivi. Non telegiornali con diverse bandiere di partito, ma telegiornali senza bandiera, di cui potersi fidare. Non ore di diverse religioni, ma nessuna ora di religione.

PS: le lettere di “la religione” sono contenute in “telegiornali” e avanza solo una T.

 

 

Traduzione popolare

Lo slogan di un’ennesima pubblicità di telefonia dice “power to you”. Mia nonna probabilmente l’avrebbe tradotto “pover’a te” (da pronunciare “poveratté”, formula di compatimento). E chissà se non avrebbe avuto ragione lei…
 

 

Sdoganare tutto

Non è che per forza proprio tutto e tutti vadano rivalutati.
Non è che Lino Banfi sia diventato un grande attore, che i film con Alvaro Vitali che spiava le docce della Fenech debbano essere per forza sdoganati, che si debba per forza scoprire che Rino Gaetano era un intellettuale, ecc.
Lino Banfi è un guitto, i film “commedia-sexy” erano e sono film brutti, Rino Gaetano scriveva cose blandamente popolar-qualunquiste, ecc.

mercoledì, 21 ottobre 2009

 

Gruppo “uccidere l’informazione”

All’arme!

Su internet c’è chi trama l’assassinio di Berlusconi!

L’ha detto il tiggì, il ministro Alfano; la procura di Roma ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di “minacce gravi” e forse “istigazione a delinquere”.

Tanto la maggior parte degli italiani si forma le sue opinioni politiche dai telegiornali, e internet crede sia una jungla selvaggia e pericolosa: mica va a controllare su Facebook che il gruppo “uccidete Berlusconi” è nel settore “svago” insieme a gruppi come “uccidere Hello Kitty” (più gruppi: 161, 67, 15 membri) o “per ki vorrebbe uccidere Barbie” (19 membri) o al più generico “uccidere” (tre gruppi da 26, 28 e 16 membri). E non sono inquietanti gruppi come “uccidere un pedofilo non è reato” (1259 membri) o “voglio uccidere mio marito” (un membro solo! quindi inquietante per un marito solo)?

Mica lo si dice al telegiornale che nel marasma dei gruppi di facebook ci sono anche centinaia di gruppi come “voglio uccidere Elio Corno” (158 membri, ma chi è?), “vorrei uccidere Giovanni Rana” (37 membri), “chi vuole uccidere Tiziano Ferro” (65 membri) e “uccidete Tiziano Ferro” (132 membri), “sopprimiamo Franceschini” (2464 membri), nonché tizi qualunque, svariate professoresse e di tutto un po’.

Non sottovalutiamo la scemenza diffusa, ma non vi pare si possa parlare di strumentalizzazione propagandistica?

Eh, mi manca tanto il giornalismo…

 

 

Scusi, un’informazione…

Il parlamento europeo ha votato alcune risoluzioni riguardanti la libertà di informazione in alcuni stati membri (fra cui l’Italia).
Quella che diceva che tale libertà è in pericolo in Italia è stata bocciata 338-335 (13 astenuti); quella che negava tale pericolo è stata bocciata 322-297 (25 astenuti).
Quindi secondo il parlamento europeo la libertà di informazione in Italia non è in pericolo ma neanche sicura: insomma non si sa.
Forse non c’è abbastanza informazione.
 

 

Contrordine company!

Il posto fisso è un valore? Mi ero appena abituato al fatto che fosse una iattura, che fosse meglio l’insicurezza di contratti a un mese e poi non si sa, che il sistema economico funzionasse meglio con intere generazioni di lavoratori con prospettiva a novanta giorni, che le aziende fossero più tranquille a vendere a clienti che non si possono permettere debiti (e quindi a vendere di meno), che insomma l’Italia doveva liberarsi dalla peste del posto fisso. E ora mi venite a dire che è tutto il contrario?

Ok, dovrò di nuovo cambiare idea, dimenticare di averla cambiata e dimenticare di aver dimenticato: qualcuno lo chiamava bispensiero.

lunedì, 19 ottobre 2009

 

Sono scemo

Per farmi la lastrina al dente mi hanno messo la coperta di protezione dal collo in giù: “non si sa mai, potresti ancora avere figli”.

Bene, capisco salvaguardare un organo che può ancora teoricamente produrre… ma allora mi preoccupo del perché hanno lasciato scoperto il cervello.

domenica, 18 ottobre 2009

 

Maestri e maestri

Mi ricordo dell’allora direttore del TG2 (in quota allora AN) che fece un violento editoriale indicando Beppe Grillo come “cattivo maestro”. Lo accusava di legittimare azioni violente e di identificare i bersagli nei politici (riprendeva termini e concetti degli “anni di piombo”).
A un paio d’anni di distanza l’accusa pare infondata.
In compenso il TG2 (come molti altri tiggì) ha fatto ampi servizi sui membri della Corte Costituzionale che ha emesso una sentenza sgradita al Presidente del Consiglio: nomi, carriere, ecc. mancavano solo sigarette preferite e colore delle calze. Particolari che non ci ha fatto mancare Canale Cinque sul giudice Mesiano, quello che ha emesso una sentenza sgradita al proprietario di Mediaset. Tra l’altro non era difficile nelle immagini riconoscere i luoghi frequentati e il fatto che fosse solo, senza difese.
Adesso, come sono ‘sti maestri?
 

 

Non fare i simpatici

A me Raikkonen sta simpatico.
Perché in un mondo in cui si fa di tutto per apparire lui fa il suo lavoro di pilota di Formula Uno e basta (e da quando non gli hanno rinnovato il contratto va regolarmente meglio di tutti quelli che gli mettono in squadra, tanto per far capire come si fa il professionista). Mentre gli altri passano da un’intervista all’altra, si fanno fotografare, salutano le telecamere, fanno le pubblicità, fanno i simpatici, lui no: lui fa il suo lavoro tranquillamente e si fa i fatti suoi. Sarà che a me quelli che “fanno i simpatici” stanno antipatici.
Pare stia contrattando con il suo prossimo datore di lavoro: gli chiedono novanta giorni di pubbliche relazioni, lui è disposto ad arrivare a dieci.
Mi è simpatico.

sabato, 17 ottobre 2009

 

S’i fosse prof

Credo che se fossi un prof di italiano non avrei il tempo per svolgere il programma “normale”, figuriamoci le divagazioni.
Però se fossi un prof di italiano mi piacerebbe far fare il gioco dei falsi agli studenti. tipo “tra una settimana portatemi un finto articolo di Baricco sulle code dei frac” oppure un finto dialogo di Moccia tra due ragazzi sulla passione di lui per i film francesi, o un finto testo di Vasco Rossi sulla navigazione a vela, ecc. (fino ad arrivare ad un finto capitolo di Manzoni o un finto dialogo di Leopardi). Farne una specie di “gioco del vocabolario”. Poi, potrei dire che così indurrei i ragazzi a studiarsi gli autori e a imparare gli strumenti per studiare stile, tematiche, vocabolario, ecc. dei diversi autori, e a imparare a scrivere padroneggiando gli strumenti della lingua. Ma la verità è che a me a scuola sarebbe piaciuto fare un gioco così, e avere un prof di italiano così.

venerdì, 16 ottobre 2009

 

Tran tran (tran tran tran tran tran tran tran tran…)

I gesti troppo ripetuti finiscono col perdere senso, e si finisce per farli per abitudine, automaticamente, perdendoci tutto il gusto: arricciarsi una ciocca di capelli, scarabocchiare mentre si telefona, votare un certo partito, guardare la televisione, salutare, telefonare alla mamma, andare a cena con gli amici, mangiare, vivere, e tutto il resto.
Ogni tanto bisognerebbe interrompersi, prendersi una vacanza, rendersi conto di cosa si sta facendo. Ma anche questo, dopo un po’ diventa un gesto abituale e automatico e vuoto.
liczin | 11:13 | commenti (7)

giovedì, 15 ottobre 2009

 

Director’s cut

A volte i film di straordinario successo (fate conto “Blade Runner” se avete bisogno di un esempio) riescono col “director’s cut”, cioè come il regista l’avrebbe voluto.
Ma se il film ha avuto successo così, perché farcelo vedere in una versione diversa? (Per esempio a me in “Blade Runner” manca la voce narrante e quando guardo le altre versioni me la immagino nella mia testa.) Non sarebbe piuttosto il caso di fare vedere il “director’s cut” di film scarsini, che magari migliorano?
Mi è venuto in mente questo perché mi hanno pubblicato un lavoro (fate conto un libro, o un disco, o un film o un palazzo, ma non è niente di tutto ciò) ed è del tutto diverso da come l’avrei voluto. Non sono Kubrick e quindi non ho il controllo del prodotto nei particolari: comprano l’idea su cui hai lavorato mesi fino a farla diventare un prodotto perfetto (sennò non la prendono in considerazione), poi la sviluppano in modo diverso, ci mettono le mani grafici, arrangiatori, pulimentatori, aspiranti dirigenti, addetti al marketing, tipografi, rumoristi, arredatori, ecc. e tutti ci mettono del proprio e fra tanta gente ovviamente qualcuno incapace c’è sempre e il prodotto con la tua firma è una mezza schifezza banale e noiosa.
E non puoi fare neanche un director’s cut per conto tuo, perché l’idea è venduta e non è più tua.
E allora speri nella prossima volta, con la prossima idea. (E sei pronto per la prossima fregatura.)
 

 

d.B.

Quelli che studiano le assicurazioni hanno delle tabelle che in base all’età ti dicono quante probabilità hai di schiattare prima del compleanno successivo, entro i quarant’anni, i settanta, i cento (dopo i cent’anni le probabilità di morire diventano minime).
In base a questo io ho ottime probabilità di sopravvivere abbastanza da vedere l’Italia del “dopo Berlusconi”, come sarà questo paese dopo il “ventennio berlusconiano” (a noi storici piace molto etichettare con nomi lapidari periodi e fenomeni, così possiamo dire “il rinascimento l’ho inventato io”, lasciando intendere il movimento e non la parola: io voglio essere il primo ad usare questo nome “ventennio berlusconiano”, azzardando anche un po’, me ne rendo conto). Però non sono sicuro di volerlo.
La paura è che l’Italia d.B. sia un cumulo di macerie.
Una devastazione politica e istituzionale trasversale, un’assenza di valori, una distruzione della cultura della democrazia, della comunità.
Non sono certo di volerci essere.

mercoledì, 14 ottobre 2009

 

Dire di sé

La signora Tymoshenko, secondo un sito specializzato in questo sondaggio, è il capo di stato più sexy (e in effetti è una bella signora bionda); al secondo posto il capo del governo norvegese signor Stoltenberg (bell’uomo, suppongo); medaglia di bronzo per il re del Buthan dal nome troppo lungo per trascriverlo qui (fascino orientale). Per varietà etnologica al quarto posto non poteva che esserci l’ “abbronzato” presidente del Congo e al quinto la bruna presidente argentina.
Quanto al nostro Presidente del Consiglio (il migliore degli ultimi centocinquant’anni, come dice di sé stesso; grande tombeur de femmes, come dice di sé stesso “non sapendo” che sono femmes a notula; più bello che intelligente, come pare sia importante per un politico secondo lui) è sessantacinquesimo in classifica: non male su 172, quasi nel primo 33%.
Chissà cosa dirà di questa graduatoria che troverà, suppongo, importante (con tutto quello che spende in capelli, cerone e fotografie ufficiali vecchie di decenni); e che ci vede dietro ad Albania e Timor Est, Burundi e Bulgaria, Francia (Sarkozy è ventottesimo) ed Eritrea, e persino all’iraniano Ahmadinejad (ma l’avete visto bene?). Dirà forse che è un sondaggio comunista, perché lui in realtà è anche il più bello e sexy del mondo (come pensa di sé stesso) ma anche il più perseguitato (come dice di sé stesso).
Avete presente le vignette in cui c’è quello che pensa di sé stesso che è Napoleone?

martedì, 13 ottobre 2009

 

Soluzione definitiva

A fare la fila alla posta mi è caduto l’occhio su un libretto dal sottotitolo inquietante: “il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l’insonnia del vostro bambino.”

“Per sempre”.

E sotto c’è la foto di un bambino esanime.

Ho controllato gli autori: stranamente pare non ci sia la Franzoni.

lunedì, 12 ottobre 2009

 

Onde e risacche

Io conoscevo un socialista, lo chiameremo L.
L. era un vecchio socialista del Partito Socialista Italiano di quando era di sinistra, che aveva fatto vita di partito, aveva fatto il politico locale, era stato dirigente in aziende pubbliche, ecc.
Quando il partito era diventato craxiano, era diventato partito di governo, cresceva con la cosiddetta “onda lunga”, L. si era goduto il successo del suo partito, sorvolando su cose che non lo convincevano nell’entusiasmo delle vittorie.
Poi venne “mani pulite”, e il partito si rivelò marcio. L. pur essendo personalmente pulito subì il colpo, lasciò la politica a qualsiasi livello. Il partito in cui aveva creduto l’aveva tradito.
Mi è venuto in mente questo l’altro giorno, quando un mio amico di destra mi diceva “noi a destra siamo rimasti in tre”. Inebriati dal governo i post-AN si sono consegnati a Berlusconi (quando mai il giovane Alemanno avrebbe potuto sperare di diventare sindaco? In quali sogni “fedelissimi” come La Russa o Gasparri si sarebbero mai visti ministri?).
Si godono anch’essi la loro “onda lunga”.
 

 

Consolazioni

Secondo me è un luogo comune.
E il fatto che abbia nobili assertori (Dostojevskij e Leopardi, per dire) non lo rende più vero.
È consolatorio pensare che si debba essere stolti per essere felici: ci si consola della propria infelicità giustificandola con la troppa intelligenza, pensando “beate le pecore, che sono felici perché idiote” ma solo perché questo serve alla nostra autostima: ci è utile a pensarci intelligenti.
Perché a ben guardare anche gli idioti sono infelici e felici come tutti, ridono e piangono, e si fanno domande che credono profonde come le nostre, e si credono intelligenti per questo.
Come noi.
Quindi se pensiamo di essere infelici ma almeno intelligenti, beh… non è detto: forse siamo infelici e pure scemi.
 

 

Per la gloria

Uno vede MTV, la tv giovane per i giovani, che fa le campagne contro il precariato, e poi scopre che fanno larghissimo uso di lavoratori precari di lungo corso. E al solito ricatto occupazionale (“o questa minestra o la disoccupazione”, “sai quanti ne trovo che vogliono il tuo posto?”, ecc.) si aggiunge la beffa delle campagne televisive, ben poco compensate dal fatto che a dire in giro che si lavora per mtv si cucca alla grande (io negli ostelli della gioventù dicevo che lavoro facevo e venivo guardato come un paria, allora ho imparato a mentire e dire che facevo lo spalatore di letame e andava molto meglio). “Come? lavori per mtv e vuoi pure un contratto?”
Il prestigio dovrebbe essere un compenso? Andrebbe bene se chi ti fa i discorsi sul prestigio non ci lucrasse in modo molto materiale e all’antica.
Un po’ come sul sito di Daniele Luttazzi (sono capitato sul suo blog oggi dopo tanto tempo). Il Luttazzi non mi starebbe neanche antipatico, se non si credesse un genio o se almeno lo fosse, forse perché trent’anni fa lessi e rilessi più volte i libri di Woody Allen e il buon Daniele nelle cose migliori è un po’ come una cover band, o un allievo molto preciso.
Sul blog di Luttazzi c’è un interessante vademecum per fare le battute come le fa lui (non è il vangelo, ma in generale sono ottimi consigli), poi se le fa mandare dai lettori pubblicando sul blog le migliori e promettendo che quelle selezionate costituiranno un libro con “Luttazzi” nel titolo. Come a dire che in cambio di un “Mario Rossi (1974-) Rimini, ingegnere” (chissà perché la professione) scritto in piccolo in un elenco a pagina 234, voi lavorate per il Luttazzi, che si trova un libro bello che fatto da aggiungere alla sua bibliografia (e immagino che diritti e utili non vadano a lui e a Feltrinelli bensì distribuiti in parti uguali fra gli autori “veri”. Che immaginazione eh?)
Le battute in generale sono come quelle di spinoza.it, ma meno ciniche e taglienti.

venerdì, 09 ottobre 2009

 

Istituzioni di diritto

Qualcuno dovrebbe dire alla quarta carica istituzionale dello Stato che, sebbene lui dica continuamente di essere stato eletto, in realtà non è vero. Passategli un bignami di diritto costituzionale.
In Italia il Presidente del Consiglio non è eletto; è nominato dal Presidente della Repubblica, che può nominare chiunque ritenga opportuno. Ovvio che freschi di elezioni parlamentari, l’indicazione elettorale è forte, ed è stato perciò ovvio che Napolitano abbia chiamato proprio Berlusconi a formare il governo, ma si tratta di opportunità, non di suffragio.
Diteglielo a Berlusconi che non è stato eletto dal popolo.
Non è stato neanche eletto dal popolo per tramite del Parlamento, come il Presidente della Repubblica e come i Presidenti delle Camere; Berlusconi è stato nominato, scelto da Napolitano (non a caso la sua carica è la quarta).
Poi il Parlamento gli ha dato la “fiducia” (in mancanza della quale si forma un altro governo, non necessariamente un altro Parlamento).
Vien da chiedersi com’è che uno che fa quel mestiere da tanti anni ancora non sappia le regole base della sua professione. Possibile? Oppure fa solo finta di non sapere?
Sempre il solito dilemma: incompetente o bugiardo?

giovedì, 08 ottobre 2009

 

Mille

Questo è il millesimo post di questo blog.

Mille è un bel numero tondo. Dà l’impressione di geometrica completezza, una circonferenza chiusa, una sfera a cui non c’è niente da aggiungere.

E allora il post numero mille dovrebbe essere speciale: solo che se aspetto che mi venga un post speciale (e che me ne renda conto) finisco col 999 e la “sindrome dei taccuini troppo belli”.

Che poi mille è un bel numero tondo, ma solo perché abbiamo cinque dita per mano.

Se fossimo a Topolinia probabilmente useremmo i numeri in base otto, e allora si scriverebbe 1750; se computassimo anche il naso conteremmo in base 11 e allora sarebbe il numero 82A; in base due sarebbe 1111101000, in base 3 sarebbe 1101001, in base 16 sarebbe 3E8, in base mille sarebbe 10, ecc. In numeri romani sarebbe M.

 

 

Ricominciare da zero ogni giorno

A quanto ho letto, tra le norme previste dal DDL Alfano c’è una modifica all’articolo 238 bis del Codice di Procedura Penale. Con questa modifica una sentenza passata in giudicato non costituirebbe prova in un altro procedimento se non per alcune ipotesi di reato (mafia, terrorismo e qualche altro).

In pratica adesso se un tribunale sentenzia che Pinco Pallino è stato corrotto da me, questa sentenza è una prova a mio carico per la corruzione; con la modifica un processo non influenza l’altro.

Alcuni maliziosi hanno detto che questa norma servirebbe a fare in modo che la condanna dell’avvocato Mills in un processo in cui Berlusconi era coimputato non influisca sul prossimo (se mai si celebrerà) processo a Berlusconi.

Io che non sono così maligno penso che la norma sia per la comunità, di garanzia, per un giudizio più equo e rapido, che ci sia una ragione obiettivamente valida.

Ma non la trovo.

Specialmente in casi complessi (mettiamo appunto il caso della corruzione) per provare il fatto che Pinco Pallino è stato corrotto da me tanto da arrivare alla condanna definitiva ci sono voluti tre gradi di giudizio, anni di lavoro, prove, confronti, udienze per migliaia di ore e verbali per centinaia di migliaia di pagine. Sarebbe come se per dimostrare un teorema ai matematici fosse impedito di utilizzare le scoperte fin lì fatte, ma dovessero ricominciare da capo; sarebbe come se per studiare la fisica, la biologia, la chimica non si potessero leggere i testi degli scienziati precedenti (in pratica è negare l’essenza stessa del progresso umano). Perché non sfruttare il lavoro già fatto, il tempo già usato? Non è un modo per ottimizzare le risorse pubbliche, per arrivare ad una giustiza più rapida? Perché costringere un’altra corte a fare le stesse ore di udienze e analizzare per la seconda volta nella stessa maniera gli stessi elementi, producendo le stesse centinaia di migliaia di pagine di verbali? È così che si razionalizza il lavoro, che si rendono i giudici più produttivi? (Dice niente Brunetta?)

Appena incontro Alfano glielo chiedo.

mercoledì, 07 ottobre 2009

 

Speriamo nel paese da operetta

La sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano non avrebbe in sé niente di politico.
Significherebbe solo che Berlusconi deve sostenere i processi che lo riguardano, come chiunque altro.
Invece Berlusconi e i suoi portavoce ne fanno un attacco personale.
In un paese in cui i discorsi non li porta via il vento le dichiarazioni di Berlusconi su Napolitano (del Capo del Governo sul Capo dello Stato): che non gli importa di ciò che dice (avrà detto “Me ne frego”?), che “si sa da che parte sta”; e di Berlusconi sulla Corte Costituzionale: che è di sinistra, sarebbero dichiarazioni gravissime, specialmente aggiunte alle numerose accuse alla Magistratura.
Se non fossimo in un paese da tarallucci e vino le parole del premier sarebbero un profondo e gravissimo conflitto fra le massime istituzioni statali, sarebbero l’inizio di un colpo di stato, di una guerra civile. La fazione eversiva probabilmente occuperebbe il palazzo del governo e la televisione…
Ehm… non vorrei scoprire nel modo peggiore che siamo un paese normale…
 

 

Insistere, insistere, insistere

Il cosiddetto “lodo Alfano” è illegittimo costituzionalmente.
Per la seconda volta.
Con tutti gli avvocati, i giuristi, gli illustri studiosi dei cavilli (ops, volevo dire della legge, del diritto) che ci sono nel PdL…
Ora ovviamente bisognerà riscriverlo ancora, e ancora, e ancora finché non passa.
E farlo riscrivere a Renzo Bossi, che ha una certa esperienza in queste cose?
 

 

Se i leghisti avessero ragione

Se i leghisti avessero ragione, se dovessimo difendere la nostra cultura dagli stranieri non avremmo le patate e i pomodori (americani), la bussola e la seta (cinesi), il caffè (africano), il vetro e il cristianesimo (mediorentali), il cinema (francese) e la televisione (scozzese),  e molto altro. Se i leghisti avessero ragione non esisterebbe la polenta (dal mais americano) e neanche il baccalà alla vicentina, ché nel Brenta non si pescano merluzzi.
 

 

Topi e topiche utopiche

Se volessi raccontarvi una balla potrei dire che scrivo i libri di Geronimo Stilton: come potreste controllare?
Sulla copertina sembra che l’autore sia Geronimo Stilton, mentre all’interno, in fondo e in piccolo, tra i nomi del grafico, dell’impaginatore e della coordinatrice si chiarisce che in effetti i testi sono di Geronimo Stilton.
(Lui? Sarà il caso di ricordare di passaggio che lo Stilton è un grosso topo immaginario, protagonista di una linea editoriale per bambini.)
Il libro accanto sullo scaffale riporta Geronimo Stilton nello stesso modo in copertina, e il titolo è “Ventimila leghe sotto i mari”. Perbacco! Controllo che non sia un altro titolo (tipo “Ventimila beghe sotto i mari” o cose del genere) ma invece è proprio quello: quello famoso. E infatti a cercare bene vedo in basso a destra, con colori mimetici, l’indicazione “Jules Verne”. Ah, volevo ben dire!
Però lo capisco: ai bambini gli si confonde le idee a dirgli che i libri di Geronimo Stilton li scrivono altri.
A questo punto suona interessante la dedica (in fondo in piccolo, vicino al colophon, là dove i bambini non leggono) a “coloro che credono che il mondo possa cambiare in meglio e si impegnano per questo” (o qualcosa del genere, il concetto è questo); si vede che nel “mondo migliore” di Geronimo Stilton il marketing conta più del rispetto per gli autori.

martedì, 06 ottobre 2009

 

I film di una volta

Una volta c’erano i cinema di prima visione, nelle grandi città, in cui si vedevano i film appena uscivano. Poi le tre-quattro copie in circolazione passavano nelle sale di prima visione delle medie città, poi in quelle di seconda visione, poi nei paesetti di provincia, poi nei cinema parrocchiali, ecc.
In questo percorso acquisivano graffi e irregolarità che rendevano la proiezione più incerta e imprevedibile (anche per la degradante qualità dei proiettori, cosicché c’era chi andava alle penultime visioni solo per poter gridare “Quadro!”, che è un hobby come un altro).
Bastava aspettare e il film arrivava alla portata delle tue tasche, con qualità dell’immagine e del suono proporzionale al prezzo del biglietto. Certo, nel frattempo tutti avevano già smesso di parlare del film, era di dominio pubblico come andava a finire, l’attore era diventato un politico, a te non importava più un tubo di vedere un film vecchio, ecc. però c’era questa possibilità graduale.
Oggi i film escono contemporaneamente in mezzo miliardo di copie (perché sennò non si sfrutta la pubblicità), costa un tot (e non cala mai di prezzo), dopo qualche mese lo puoi comprare in dvd (ma già da settimane lo trovi in dvx con i titoli di testa in cirillico e il suono registrato in friggitoria).
Ecco, devo dire la verità: a me quelle proiezioni fumose nei cinemini rionali dalle sedie scomodissime, quei colori incerti su teloni rappezzati, quell’aspettare che arrivasse il film di cui tutti avevano parlato settimane prima… queste belle vecchie cose… non mi mancano per niente.
 

 

Sleghiamo i bambini!

Sono stato lunghi e interminabili minuti ad osservare l’homepage di orsetti padani cercando di capire se era una cosa seria o una presa per culo.

Ho concluso che si tratta di entrambe.

Attendiamo il ritorno dei balilla e figlie della lupa e l’arrivo delle formazioni di “berluschini” (con pantaloncini corti e doppio petto gessato) e “velinine” (o più esplicitamente “escortine”).

Teniamo duro e siamo ottimisti: può sempre capitare un diluvio universale.

lunedì, 05 ottobre 2009

 

Quelli unplugged

È interessante notare quanto la realtà “reale” tenda a sovrapporsi a quella tecnologica e non viceversa.

Per esempio inquieta il fatto che (a quanto raccontano i giornalisti) siano considerati alibi a livello giudiziario la presenza del cellulare in un posto piuttosto che in un altro; oppure che un computer abbia lavorato a una cert’ora, ecc. Per esempio agli arbitri di non so quale sport è vietato avere tra gli amici di facebook i giocatori; come se gli “amici di facebook” fossero davvero amici, e come soprattutto se non si potesse fare amicizia fuori di facebook.

A me capita di dimenticare il cellulare a casa, conosco persone che non sono tra i miei amici di facebook (del resto non ho un account…), e so di persone che hanno centinaia di “amici” su facebook con cui l’unico contatto è stato la richiesta d’amicizia.

Conosco persone del tutto ignorate da internet (mia madre, per fare un esempio, o milioni di africani, per farne un altro): facciamo finta che non esistano?

 

 

Spot ambigui

Ma quella pubblicità in cui una bambina con spiccato accento milanese dice “niente è meglio di sottilette” vuol dire “persino il digiuno è preferibile”?

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