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lunedì, 02 novembre 2009  

Il senso delle parole

Mahmoud Vahidnia è iraniano e ha vent’anni.
Ha vinto delle gare di matematica, e ha colto l’occasione della celebrazione con le più alte cariche statali per mettere in imbarazzo l’ayatollah Khamenei con critiche a cui non poteva rispondere.
Non so se avete presente: mettere in imbarazzo la massima autorità religiosa in Iran, il paese con più esecuzioni capitali dopo USA e Cina, per dare un’idea.
Non si sa bene dove sia ora quel ragazzo (sparito, scappato, sta bene, sta male, non se ne hanno notizie, anche perché la cosa è passata come curiosità e in due giorni è già sparita dai giornali italiani).
La prossima volta che vi verrà da usare la parola “eroe”, prima pensate a lui.

domenica, 01 novembre 2009

 

Con la voce e le parole

Va a finire che si dà per scontato.
Che non si dice più “ti voglio bene”.
Certo, lo si comunica in mille altri modi, gesti piccoli, espressioni, occhiate, presenze, cose minime.
Però a volte si farebbe bene a dirlo, proprio a dirlo con la voce e le parole.
Per esempio a mia madre non glielo dico mai, perché a dirlo così di punto in bianco sarebbe artificioso (che faccio, le telefono apposta?).
Alla mia consorte invece glielo dico, perché viene più naturale, ci sono occasioni in cui ci sta bene, in cui non stona.
Ora la questione è creare l’occasione per dirlo a mia madre. Perché quando morì mio padre, la cosa di non avergli detto ultimamente “ti voglio bene” è stata un peso fortissimo, di quelli che fanno piangere anche dopo anni. Poi certo, uno si spiega che ci sono mille modi per comunicarlo (gesti piccoli, espressioni, ecc.), ma è bene anche dirlo: “ti voglio bene”.
 

 

Stop spot

Prima del film c’è il fastidioso spot contro la pirateria. Se ho comprato il dvd lo spot non me lo devi mettere, se ho comprato il dvd devi farmi partire subito il film. E invece no: prima c’è lo spot fastidioso e alla fine ci sono paginate di avvisi di riproduzione vietata in tutte le lingue del mondo e che non si possono interrompere se non togliendo la corrente a tutto il quartiere.
Ma le copie pirata ce l’hanno lo spot e le paginate di avvertenze? Perché se non ce l’hanno forse forse sono preferibili…

sabato, 31 ottobre 2009

 

P.Manzoni

Avete presente Atlante, il tizio che sulle sue spalle regge il mondo?
Ve l’immaginate andarlo a vedere?
Un tizio che con enorme sforzo sta in una buffa verticale.
 

 

Investo

Ho sentito dire che l’investimento buono ora è il mattone.
Allora ho messo insieme i miei risparmi e ne ho comprati dieci.
liczin | 08:26 | commenti (4)

venerdì, 30 ottobre 2009

 

Ci vogliono certezze

Amo avere delle certezze nella vita.
L’altra sera nei titoli di testa di un film di Akira Kurosawa, non sono stato tranquillo finché non ho visto che c’era Toshiro Mifune. Non avrei dormito serenamente.
 

 

Curare malattie guarite

Il ministro Brunetta prende provvedimenti contro gli assenteisti per malattia. Perché le malattie nella pubblica amministrazione nell’ultimo anno sono aumentate. Da quando il ministro Brunetta aveva preso provvedimenti contro gli assenteisti per malattia e li aveva dichiarati trionfalmente sconfitti.

giovedì, 29 ottobre 2009

 

Fino a tot dipendenti

C’è questa cosa di misurare le aziende per numero di dipendenti (sopra a 15 ci sono certi vincoli, sotto i 50 vogliono ridurre l’Irap, ecc.) che ha il semplice effetto di comprimere l’occupazione: si evita di superare certe soglie, e se possibile si licenzia o si passano lavoratori in nero per scendere sotto.
Si tratta di un meccanismo semplice da capire, possibile che non lo dica nessuno?
Ma che? devo dire tutto io in questo paese?

mercoledì, 28 ottobre 2009

 

Sexygheits

Lei doveva avermi letto nel pensiero, perché quella volta che al telegiornale parlavano della Lewinksy io alzai lo sguardo col preciso intento di guardarla in faccia e valutare “mi piacerebbe farmi fare un pompino da quella donna?”. Non feci altro che sollevare appena la testa verso lo schermo, ma lei mi disse precisamente “Maiale!”
Ora, io i trans ce li ho presenti perché ne incontro un paio talvolta a fare la spesa al supermercato, e sono d’accordo che tutti i gusti son gusti e fra adulti coscienti e consenzienti facciano pure quel che vogliono. Però io di andarci a letto non lo farei neanche se mi pagassero cinquemila euro (figuriamoci pagare io).
E pensare che la Lewinsky l’avevo classificata appena sufficiente…
 

 

Palese normalità

Davanti a me in fila alla cassa del supermercato ci sono due giovani, avranno vent’anni.
Da una parte c’è una ricerca di tenerezze, una carezza, una moina; dall’altra sembra ci sia imbarazzo per le coccole davanti a tutti.
Una scena che si vede miliardi di volte, ovunque.
Mi viene da sorridere per l’evidente normalità delle due ragazze.
Ma faccio finta di niente, non vorrei che si pensasse che la scenetta mi susciti una qualsiasi reazione.

martedì, 27 ottobre 2009

 

Educazione sentimentale

A proposito delle donne della mia vita.
A me non dispiaceva Carole André quando faceva la Perla di Labuan in Sandokan. In quegli anni andavo alle medie e lei era proprio una bella ragazza. Ma c’era già un mio compagno di classe che aveva le sue fotografie ritagliate sul diario e io non sono il tipo che insidia la fidanzata di un altro.
Così restai solo, e col diario vuoto.
 

 

Tessere di calcio

Non è che io segua il calcio più di tanto, ma mi affascinano alcune capacità di chi se ne occupa. Una è quella di cambiare idea radicalmente con la più grande naturalezza: un giocatore è un genio e dopo una settimana è un brocco, dopo un quarto d’ora è un semidio, la stagione seguente è un traditore, poi un campionissimo, ecc. senza la minima incertezza sulla propria sanità mentale.
Un’altra capacità affascinante è quella di poter parlare per ore, per giorni, riempire interi quotidiani e programmi televisivi con un argomento che in sé sarebbe miserino (la tale squadra ha vinto, l’altra ha perso); se si approfondisse nello stesso modo la letteratura o la fisica avremmo un nobel italiano ogni anno.
Ho sentito parlare della “tessera del tifoso” e mi sono informato (ovviamente in modo superficiale): pare sia una sorta di documento personale senza il quale da gennaio prossimo non si potrà andare allo stadio a vedere una partita di calcio.
Bizzarro. Come se dovessi fare un patentino per andare al cinema. Che poi si può fare con una squadra, cosicché se io vado per tifare l’arbitro o semplicemente per godermi lo spettacolo devo comunque dichiararmi tifoso di una qualche squadra (che pare nulla, ma a parte essere una schedatura rischia di influire sugli equilibri economici tra le squadre per la spartizione dei soldi e del potere). I partiti politici hanno smesso con le tessere, bisogna prendere quella dell’Inter o della Sambenedettese.
Se un giorno io e un mio amico che magari viene dal Canada, o una mia cugina australiana, ci viene da partecipare ad una cosa caratteristica dell’Italia come una partita di calcio non possiamo perché non abbiamo l’apposito brevetto (manco dovessimo guidare un aereo).
Ma la cosa più inquietante che ho letto è che è una carta di credito ricaricabile. Quindi la emette una banca o una società finanziaria privata, le quali non hanno obblighi di rilasciarla (per esempio se non hai un conto corrente bancario di appoggio la cosa diventa complicata, per esempio se alla banca gli stai sul culo perché in passato hai emesso assegni bancari falsi o perché il direttore ti ha sorpreso con sua moglie è difficile che te la diano), e che pretendono un compenso (commissioni, spese, competenze, ecc.) e che tu ci metta dei soldi dentro. Forse che è solo un’operazione per favorire le banche? O le pay-tv?
In un paese in cui pluripregiudicati, pure contro la pubblica amministrazione, non possono fare i vigili ma possono andare in Parlamento, questa della “tessera del tifoso” mi pare proprio una cazzata.
 

 

Avanti c’è posto!

Ho letto che quest’anno al Grande Fratello invece dei soliti dieci/dodici ragazzi ce ne sono quaranta. Bene: tutta gente tolta di circolazione. Spero che in futuro si allarghi sempre più il numero fino a relegare in un luogo circoscritto chiunque desideri partecipare.

lunedì, 26 ottobre 2009

 

Coglioni al potere

La prima cosa che mi ha colpito dell’affaire Marrazzo non è che andasse con un trans come un qualsiasi rampollo di casa Agnelli, non è che facesse sesso a pagamento come un qualunque anziano premier, non è che questi uomini politici non capiscano che il loro comportamento (anche nel privato di case private, anche nel privatissimo delle loro mutande) deve essere non solo al di qua del reato, ma pure totalmente irreprensibile. No: la prima cosa che ho notato è che il ricatto è stato pagato con assegni. Dico io: l’Italia è il paese occidentale e industrializzato col maggior traffico di contanti, non solo per una diffidenza culturale verso il denaro “che non si tocca”, ma anche perché c’è un’enorme quota di economia sommersa (al nero, in evasione fiscale) e nessuno si sognerebbe di pagare una cosa illegale con un mezzo “tracciabile”. Se doveste ricevere un versamento “sporco” molto meglio farlo risultare in contanti (se è fisicamente impossibile magari andate da quel trafficone di vostro padre che è funzionario di banca e lo fa risultare in contanti lo stesso), se doveste versare una somma per corruzione non firmereste un assegno ma fareste fare un bonifico sull’estero da un fidato prestanome, se voleste ingraziarvi i piccoli evasori alzereste la cifra massima per effettuare pagamenti in contanti, ecc.
E invece pare che Marrazzo abbia firmato degli assegni ai carabinieri ricattatori e questi li abbiano accettati.
 

 

Le debite proporzioni

Mia madre conosce le cose dalla televisione: per quanto cerchi di spiegarle che non è una “finestra sul mondo” e che dà un’immagine distorta della realtà, lei non ha altro modo di sapere cosa succede (in fondo, anche il quotidiano cosa dice di diverso?). Per esempio non ci voleva credere che gli incidenti stradali dovuti ad alcool e droghe sono meno del 2% del totale (dati Istat/Polizia Stradale del 2005).

domenica, 25 ottobre 2009

 

Buoni consigli

Ho rinnovato l’antivirus.
Nel modulo da riempire con i miei dati (ripresi dal rinnovo dell’anno scorso), accanto alla casella della residenza con scritto Italia c’era scritto in grassetto sottolineato cambia paese.
Il mio antivirus sì che mi vuole bene…

sabato, 24 ottobre 2009

 

Palle capienti

Nel novero delle persone che mi stanno sulle palle vanno anche compresi (tra gli altri):
– quelli che quando fai notare un loro piccolo errore ti dicono “era per vedere se te ne accorgevi”;
– quelli che parlano dei rischi dei bambini su internet non avendo bambini e non distinguendo una chat da un forum da un blog da un’e-mail da un newsgroup e tutto ciò da un cavatappi ad aria compressa;
– quelli che lasciano la macchina in seconda fila ad un posto vuoto (i casi sono tre: a- viaggiano col bloccasterzo, b- hanno entrambe le braccia ingessate, c- hanno pensato che una strettoia lì ci stesse proprio benissimo);
– i programmisti mediaset che pensano che il modo migliore per fare concorrenza al “gioco dei pacchi” sia fare allo stesso orario un altro “gioco dei pacchi” con una gnocca seminuda, che per fare concorrenza ad un dibattito a suon di banalità la domenica pomeriggio il modo migliore sia fare contemporaneamente un altro dibattito a suon di banalità (magari con una gnocca seminuda), che la migliore concorrenza ad una televisione sia una televisione uguale ma con più gnocche seminude (abbiano il coraggio di fare una televisione diversa, pur senza farci mancare le gnocche seminude);
– quelli che votano Clemente Mastella;
– un tizio che conosco per lavoro (V.), che non fa nessuna delle cose fin qui elencate ma mi sta sulle palle lo stesso, per motivi miei.
A scavare un po’ mi sa che nel novero delle persone che mi stanno sulle palle ci siamo anche io e voi.

venerdì, 23 ottobre 2009

 

Arrivato

È stato un attimo. Il tizio sul ciclomotore che si è fermato accanto a me era uno di quelli che non ha tempo da perdere a viaggiare senza telefonare, e allora si incastra il telefono tra il casco e la guancia: “… sennò non sarei arrivato dove sono arrivato…”, il verde mi ha sottratto il resto del discorso, e io sono rimasto lì a chiedermi dov’era arrivato quello lì, oltre che al semaforo.
Chissà che vita avventurosa, che arditi traguardi ha raggiunto, e verso quali altre mete impervie sta intrepidamente già lanciandosi…
Peccato che non abbia fatto in tempo a guardarlo in faccia, uno così soddisfatto di sé.
 

 

Belli coi soldi altrui

Annunciata dal governo la riduzione dell’Irap fino alla sua abolizione (per inciso mi pare il solito annuncio di vuota propaganda, ma tant’è… non abbiamo molto altro).
L’Irap è l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, cioè soldi che le imprese versano alle regioni (il cui bilancio, diciamo pure questo, è per il 70% dedicato alla sanità). In pratica il governo diminuirebbe tasse non sue, metterebbe in difficoltà le amministrazioni locali, come già ha fatto in misura minore con l’Ici (ma la Lega non dice niente? è l’esatto contrario del loro federalismo!)
In sintesi: abolire l’Irap è dare più soldi alle imprese e meno soldi alle regioni (e quindi alla sanità).
Ve lo dico io, visto che non l’ho sentito dire da nessun altro.

giovedì, 22 ottobre 2009

 

Una risata vi seppellirà

Alla fine i telegiornali mi hanno convinto nonostante tutte le mie contrarietà e i miei snobismi: l’hanno trasformata dalla solita goliardata in un’occasione per il governo di rendersi ridicolo (addirittura le rogatorie internazionali!), e allora ho recuperato un vecchio account sperimentale di liczin su facebook e mi sono iscritto al gruppo “Uccidiamo Berlusconi”, solo che adesso si chiama “Uccidiamo politicamente Berlusconi” e ha perso tutta la sua forza dirompente.
Da notare che da quando hanno montato il caso gli iscritti sono passati da diecimila a più del doppio, e nel frattempo sono nati anche i seguenti gruppi:
altri due “uccidiamo Berlusconi” (con diverse maiuscole) (484 e 63 membri)
Uccidiamo tutti tranne Berlusconi (13 membri)
Uccidiamo chi vuole uccidere Berlusconi (un membro)
Sosteniamo Berlusconi contro il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” (due membri)
Uccidiamo i membri del gruppo “uccidiamo Berlusconi” (4 membri)
Uccidiamo il creatore del gruppo “uccidiamo Berlusconi” (un membro)
Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Silvio Berlusconi (409 membri)
Uccidiamo chi vuole uccidere quelli ke vogliono uccidere Berlusconi (15 membri)
Facciamo chiudere il gruppo : Uccidiamo a badilate (o con lapidazione) Silvio Berlusconi (160 membri)
eccetera eccetera
Siamo al grottesco, e la discesa continua…

Upgrade del 23 ottobre
Mi sono cancellato.
Il gruppo di facebook che si chiamava “Uccidiamo Berlusconi”, e poi smussato in “Uccidiamo politicamente Berlusconi” ora si chiama “Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione… RISPONDI ALLE NOSTRE DOMAND”. E io mi sono tolto, prima che diventasse “Viva il punto croce!”.
Pazienza.
 

 

La religione e i telegiornali

Per far capire cosa ne penso della proposta (meramente provocatoria, perché sappiamo tutti che non farà un passo che è uno) di istituire a scuola un’ora di islamismo, alternativa a quella di religione cattolica (attualmente presente per obbligo in tutte le scuole italiane), vi spiegherò cosa mi piacerebbe succedesse nei telegiornali italiani.
I telegiornali italiani sono in stragrande maggioranza piuttosto filogovernativi (chi più chi meno, chi più sfacciatamente chi più sottotraccia): questo si sostanzia nella scelta delle notizie da diffondere e in quelle da far passare inosservate, nel come raccontarle, nel come mostrare i diversi politici e in che ordine, nell’immagine della società che si dà, ecc.
Io non vorrei dei telegiornali alternativi antigovernativi a fare da contrappeso (mi toccherebbe guardare ogni volta più telegiornali senza sapere quale tara fare alle diverse versioni), ma piuttosto vorrei dei telegiornali obiettivi. Non telegiornali con diverse bandiere di partito, ma telegiornali senza bandiera, di cui potersi fidare. Non ore di diverse religioni, ma nessuna ora di religione.

PS: le lettere di “la religione” sono contenute in “telegiornali” e avanza solo una T.

 

 

Traduzione popolare

Lo slogan di un’ennesima pubblicità di telefonia dice “power to you”. Mia nonna probabilmente l’avrebbe tradotto “pover’a te” (da pronunciare “poveratté”, formula di compatimento). E chissà se non avrebbe avuto ragione lei…
 

 

Sdoganare tutto

Non è che per forza proprio tutto e tutti vadano rivalutati.
Non è che Lino Banfi sia diventato un grande attore, che i film con Alvaro Vitali che spiava le docce della Fenech debbano essere per forza sdoganati, che si debba per forza scoprire che Rino Gaetano era un intellettuale, ecc.
Lino Banfi è un guitto, i film “commedia-sexy” erano e sono film brutti, Rino Gaetano scriveva cose blandamente popolar-qualunquiste, ecc.

mercoledì, 21 ottobre 2009

 

Gruppo “uccidere l’informazione”

All’arme!

Su internet c’è chi trama l’assassinio di Berlusconi!

L’ha detto il tiggì, il ministro Alfano; la procura di Roma ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di “minacce gravi” e forse “istigazione a delinquere”.

Tanto la maggior parte degli italiani si forma le sue opinioni politiche dai telegiornali, e internet crede sia una jungla selvaggia e pericolosa: mica va a controllare su Facebook che il gruppo “uccidete Berlusconi” è nel settore “svago” insieme a gruppi come “uccidere Hello Kitty” (più gruppi: 161, 67, 15 membri) o “per ki vorrebbe uccidere Barbie” (19 membri) o al più generico “uccidere” (tre gruppi da 26, 28 e 16 membri). E non sono inquietanti gruppi come “uccidere un pedofilo non è reato” (1259 membri) o “voglio uccidere mio marito” (un membro solo! quindi inquietante per un marito solo)?

Mica lo si dice al telegiornale che nel marasma dei gruppi di facebook ci sono anche centinaia di gruppi come “voglio uccidere Elio Corno” (158 membri, ma chi è?), “vorrei uccidere Giovanni Rana” (37 membri), “chi vuole uccidere Tiziano Ferro” (65 membri) e “uccidete Tiziano Ferro” (132 membri), “sopprimiamo Franceschini” (2464 membri), nonché tizi qualunque, svariate professoresse e di tutto un po’.

Non sottovalutiamo la scemenza diffusa, ma non vi pare si possa parlare di strumentalizzazione propagandistica?

Eh, mi manca tanto il giornalismo…

 

 

Scusi, un’informazione…

Il parlamento europeo ha votato alcune risoluzioni riguardanti la libertà di informazione in alcuni stati membri (fra cui l’Italia).
Quella che diceva che tale libertà è in pericolo in Italia è stata bocciata 338-335 (13 astenuti); quella che negava tale pericolo è stata bocciata 322-297 (25 astenuti).
Quindi secondo il parlamento europeo la libertà di informazione in Italia non è in pericolo ma neanche sicura: insomma non si sa.
Forse non c’è abbastanza informazione.
 

 

Contrordine company!

Il posto fisso è un valore? Mi ero appena abituato al fatto che fosse una iattura, che fosse meglio l’insicurezza di contratti a un mese e poi non si sa, che il sistema economico funzionasse meglio con intere generazioni di lavoratori con prospettiva a novanta giorni, che le aziende fossero più tranquille a vendere a clienti che non si possono permettere debiti (e quindi a vendere di meno), che insomma l’Italia doveva liberarsi dalla peste del posto fisso. E ora mi venite a dire che è tutto il contrario?

Ok, dovrò di nuovo cambiare idea, dimenticare di averla cambiata e dimenticare di aver dimenticato: qualcuno lo chiamava bispensiero.

lunedì, 19 ottobre 2009

 

Sono scemo

Per farmi la lastrina al dente mi hanno messo la coperta di protezione dal collo in giù: “non si sa mai, potresti ancora avere figli”.

Bene, capisco salvaguardare un organo che può ancora teoricamente produrre… ma allora mi preoccupo del perché hanno lasciato scoperto il cervello.

domenica, 18 ottobre 2009

 

Maestri e maestri

Mi ricordo dell’allora direttore del TG2 (in quota allora AN) che fece un violento editoriale indicando Beppe Grillo come “cattivo maestro”. Lo accusava di legittimare azioni violente e di identificare i bersagli nei politici (riprendeva termini e concetti degli “anni di piombo”).
A un paio d’anni di distanza l’accusa pare infondata.
In compenso il TG2 (come molti altri tiggì) ha fatto ampi servizi sui membri della Corte Costituzionale che ha emesso una sentenza sgradita al Presidente del Consiglio: nomi, carriere, ecc. mancavano solo sigarette preferite e colore delle calze. Particolari che non ci ha fatto mancare Canale Cinque sul giudice Mesiano, quello che ha emesso una sentenza sgradita al proprietario di Mediaset. Tra l’altro non era difficile nelle immagini riconoscere i luoghi frequentati e il fatto che fosse solo, senza difese.
Adesso, come sono ‘sti maestri?
 

 

Non fare i simpatici

A me Raikkonen sta simpatico.
Perché in un mondo in cui si fa di tutto per apparire lui fa il suo lavoro di pilota di Formula Uno e basta (e da quando non gli hanno rinnovato il contratto va regolarmente meglio di tutti quelli che gli mettono in squadra, tanto per far capire come si fa il professionista). Mentre gli altri passano da un’intervista all’altra, si fanno fotografare, salutano le telecamere, fanno le pubblicità, fanno i simpatici, lui no: lui fa il suo lavoro tranquillamente e si fa i fatti suoi. Sarà che a me quelli che “fanno i simpatici” stanno antipatici.
Pare stia contrattando con il suo prossimo datore di lavoro: gli chiedono novanta giorni di pubbliche relazioni, lui è disposto ad arrivare a dieci.
Mi è simpatico.

sabato, 17 ottobre 2009

 

S’i fosse prof

Credo che se fossi un prof di italiano non avrei il tempo per svolgere il programma “normale”, figuriamoci le divagazioni.
Però se fossi un prof di italiano mi piacerebbe far fare il gioco dei falsi agli studenti. tipo “tra una settimana portatemi un finto articolo di Baricco sulle code dei frac” oppure un finto dialogo di Moccia tra due ragazzi sulla passione di lui per i film francesi, o un finto testo di Vasco Rossi sulla navigazione a vela, ecc. (fino ad arrivare ad un finto capitolo di Manzoni o un finto dialogo di Leopardi). Farne una specie di “gioco del vocabolario”. Poi, potrei dire che così indurrei i ragazzi a studiarsi gli autori e a imparare gli strumenti per studiare stile, tematiche, vocabolario, ecc. dei diversi autori, e a imparare a scrivere padroneggiando gli strumenti della lingua. Ma la verità è che a me a scuola sarebbe piaciuto fare un gioco così, e avere un prof di italiano così.

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