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martedì, 17 novembre 2009  

Grazie anche a te

Ne approfitto per ringraziare tutti i miei lettori, soprattutto i lurker (vera ragion d’essere di ogni blog), ma più di tutti i visitatori casuali, che arrivano qui cercando le cose più diverse.
Tralascio tutti quelli che cercano come si usano “questo, codesto e quello”, nonché gli speranzosi cercatori di “metodi infallibili per il lotto”; voglio citare invece:
modi per mandare accidenti (non se ne sa mai abbastanza)
porca figura in inglese (dirty picture?)
belli soldi (idee chiare)
non ricordare le cose (c’era un nome per questa cosa ma l’ho scordato)
ragazze vanno a mungere (lo stesso google dice “forse volevi dire a mangiare”)
uomini che alzano le mani (un successo mancato di Larsson?)
voglio vincere al lotto (e bravo!)
le misure contano? (annosa questione…)
la persona saggia (“la”, non si accontenta di “una”)
nomi inventati per matematici italiani (nessuno mai controlla le bibliografie delle tesi)
sistema matematico per vincere a calcio (10-10-10 contro il 4-4-2)
come si dice ti voglio bene in iran (a volte sembra incredibile, ma l’amore nasce ovunque)

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Figli di mestiere

Sono affascinato da quelli che di mestiere fanno i figli.
Il figlio del noto scrittore, la figlia del noto politico, il figlio della famosa artista, ecc. (Simenon, Tobagi, Ambrosoli, De Curtis, De André, Graziani, per fare solo qualche cognome.)
Di mestiere scrivono libri sugli illustri genitori, volumi di ricordi, raccolte, ripropongono, curano gli archivi, non fanno altro che sfruttare il loro cognome.
Però devono lamentarsi di essere conosciuti solo come “figlio di”, devono dichiarare di volersi affermare per sé stessi.
Allora perché non fanno i tranvieri, i fotografi, gli avvocati, gli impiegati? Macché, fanno i “figli di…”, quello sono. 

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lunedì, 16 novembre 2009

 

Non rassegnato

A me piacciono i premi che qualche volta non vengono dati. Perché quell’anno, quella volta, non se l’è meritato nessuno, nessuno ha fatto una cosa abbastanza buona.
E siccome il valore di un premio è dato dal suo albo d’oro si dà solo il secondo premio, perché se tra i passati vincitori c’è Xxxx o Yyyy (metteteci il nome di un disprezzabile qualsiasi) il premio vuol dire che non vale poi un granché, che viene dato al meno peggio che passa.
A volte mi piacerebbe un bel “non assegnato” anche come risultato delle elezioni.

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domenica, 15 novembre 2009

 

Furbi più furbi

E poi mi irritano quelli che credono di essere più furbi di me, che credono di farmi fesso.
Mi irritano perché mi sottovalutano: perché se ne fanno accorgere.
Quelli che effettivamente sono più furbi di me, che effettivamente mi fanno fesso, non mi irritano perché non me ne accorgo: bravi, complimenti.
Ma gli altri, che pensano davvero che io non mi accorga delle loro ridicole furberie, dei loro trucchetti da mentecatti… mi fanno venir voglia di dirglielo, di scoprire il loro sporco gioco e di additarli al pubblico ludibrio.
Lo faccio solo quando mi conviene, ovvio. E però la voglia di dirglielo rimane, perché a fare fesso uno che non se ne accorge (e magari che si crede lui di aver fatto fesso te) c’è meno gusto. Il dirglielo, il farglielo capire, un po’ fa parte del piacere.

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Propongo una moratoria

Io sono dei pochi scalmanati con più di un vocabolario in casa, e sono così esagitato che li consulto pure.
Ho controllato, anche in un vecchio Petrocchi del 1915: da nessuna parte “accettare” è riportato come “colpire con l’accetta”.
Quindi, per favore, smettiamola con le battute di spirito con questo tritissimo gioco di parole. Vi prego.

PS: e voi quali battute di spirito detestate?

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sabato, 14 novembre 2009

 

Jobless recovery (in inglese perché non si capisca troppo bene)

Pare che stia per cominciare la ripresa, che però nella sua prima fase non fermerà le perdite di posti di lavoro.
In pratica si ricomincerà a produrre e guadagnare, ma in meno. Cioè alcuni diventeranno più ricchi, molti diventeranno più poveri.
Forse allora non è una vera ripresa, forse dovremmo chiamare “ripresa” e “sviluppo” qualcos’altro.
 
PS: intanto ho qui un branco di macachi che prepara il ringraziamento per il nobel per l’economia, o almeno per un casco di banane.

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La logica delle percentuali

Dev’essere vero che l’84% dei giornalisti italiani è formato da comunisti e antiberlusconiani (lo dice Berlusconi, dev’essere vero).
Peccato che evidentemente in Italia trovi lavoro solo il 16% dei giornalisti.

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venerdì, 13 novembre 2009

 

Sciogliere il nodo giustizia (nell’acido)

Ho un’idea.
Risolverebbe una volta per tutte i problemi giudiziari di “voi sapete chi” senza intaccare l’articolo 3 della Costituzione (quello per cui siamo tutti uguali davanti alla legge, quel vecchio principio).
In più, libererebbe un sacco di risorse pubbliche che potrebbero essere utilmente destinate a investimenti più utili, quali la costruzione del ponte di Messina (con i costi extra e le successive perdite), l’abolizione delle tasse per redditi superiori a una certa cifra, la costruzione di centrali nucleari e i successivi indennizzi alle famiglie di vittime e malati, nonché l’acquisto di un crocefisso obbligatorio in ogni stanza, ecc.
Aboliamo i reati penali (tranne l’immigrazione clandestina, ovvio). Questo svilupperebbe anche nuovi settori dell’economia nazionale quali la vigilanza armata privata, il killeraggio (che a quel punto sarebbe legale e tassabile), il traffico d’armi, ecc.
Basta con queste inutili pastoie, i lunghi processi che tolgono tempo alle cause fra vicini di pianerottolo; trasferiamo i casi di omicidio in televisione con possibilità di vendetta in diretta tv.
Ecco, mi pare proprio un ideona.

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Sempre sbagliato

Non bisogna mai generalizzare. <!–

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Tre appunti sui commessi

“Prestigioso”, “Elegante”, “Pratico”, “D’effetto” sono solo alcuni degli attributi che i commessi usano per appiopparvi una rimanenza di magazzino invenduta da sette anni.
 
“Forse ci vorrebbe la misura inferiore.”
“Ma guardi che dopo il primo lavaggio un po’ si restringe.” (tradotto: ho solo quella)
“Però qui mi stringe un po’.”
”Non si preoccupi che un pochino tende a cedere.” (stessa traduzione della frase precedente)
Quello che mi sorprende non è la caratteristica del “vestito magico” di adattarsi in qualsiasi maniera al corpo di qualunque cliente allargandosi e restringendosi indifferentemente; no, quello che mi sorprende è che il cliente ci creda.
 
A guardarli molti dànno l’impressione di considerare i commessi alla stregua degli antichi schiavi: risorse animate messe su questa terra per servirli. Io tendo sempre a considerarli persone costrette a mentire per mestiere pur di venderti delle cose (con preferenza per le cose più difficili da smerciare).
Perciò quando mi propongono cose che farebbero raccapriccio a un nano da giardino io non mi offendo, rido.

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giovedì, 12 novembre 2009

 

dooH niboR

La riduzione dell’acconto irpef, lo chiarisco per chi non è addentro, significa che per impiegati, operai, disoccupati, pensionati non cambia nulla.
Per i lavoratori autonomi, gli imprenditori, ecc. vuol dire che (tralasciando l’evasione fiscale) pagano parte delle loro imposte l’anno prossimo invece che ora. Ci guadagnano gli interessi per sei mesi (su importi piccoli è nulla, su importi grandi allora sono ricchi e non si capisce perché aiutarli).
Da parte sua lo Stato ci perde gli interessi per sei mesi (e si parla di milioni e milioni, messi tutti insieme) che dovrà prendere da qualche parte: dalle imposte o da minori servizi e investimenti.

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Qualcosa a cui pensare

Ho voglia di scrivere un libro. Di pensare ad un progetto. Occuparmi la testa.
Suggerimenti?

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Il processo di decadimento della politica, e la politica del decadimento del processo

Si fa un gran parlare del “processo breve”, si parla di un massimo di sei anni per la sentenza (di primo grado? definitiva in Cassazione? boh) e mi sembra una cosa buona.
Quello che non capisco è come si realizza, come funziona. Si triplica il personale della magistratura? Si moltiplicano i tribunali e le risorse?
Oppure allo scadere dei sei anni si troncano i processi e chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato? In pratica sarebbe un “tutti assolti”, perché c’è la presunzione di innocenza e a quel punto qualsiasi difesa consisterebbe semplicemente nel ritardare il giudizio (cosa non difficile, si sa).
Insomma, tutti ne parlano ma nessuno spiega. E io non capisco.
 
Nel frattempo Margherita Boniver, parlamentare del PdL ex Forza Italia ex PSI craxiano, propone la reintroduzione dell’immunità parlamentare, che fu cancellata “con un incredibile atto di vigliaccheria” nel 1993. In quel tempo la Boniver era parlamentare, e votò a favore dell’abolizione in prima lettura e si assentò in seconda.
Ha ragione: allora fu vigliaccheria sotto la pressione dell’opinione pubblica, invece per riproporlo proprio adesso ci vuole un bel coraggio…

L’avvocato Mills è stato corrotto da Berlusconi prima della falsa testimonianza (come dice il giudizio di primo grado) o dopo (come dice l’appello)?

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mercoledì, 11 novembre 2009

 

Pensieri e parole

Guarda il documento e guarda me, riguarda il documento e riguarda me. Sembra un ufficiale di frontiera ai tempi della cortina di ferro, e invece fa il cassiere in un grande magazzino di bricolage (dove ho comprato tra l’altro un imprescindibile avvitatore a batteria che probabilmente non userò mai, come la smerigliatrice a nastro o la plastificatrice a caldo: sono macchine troppo belle per non possederle. Carnalmente, intendo…).
È la prima volta che mi chiedono un documento per la carta di credito, e che io sappia solo i pubblici ufficiali possono richiedere l’esibizione dei documenti, ma tant’è, non ho voglia di fare storie.
Al cassiere devo sembrare proprio un tipo sospetto, perché mi esamina che sembra sicuro di aver davanti un malvivente truffatore, e però non ha appigli per chiamare la vigilanza, i carabinieri, la swat (anche se tradisce una certa tentazione). Io nel frattempo non so cosa fare, come sempre in questi casi: lo guardo francamente negli occhi o faccio l’indifferente? Sto zitto o faccio una battuta di spirito? Opto per esaminare con estrema attenzione il cartello col regolamento (scritto fitto e in piccolo) per le restituzioni.
Alla fine si convince a concludere l’operazione, il cassiere sospettoso, anche se capisco che per lui è una mezza sconfitta (non ha prove per condannarmi) ma anche una mezza vittoria (è sicuro che io sia un truffatore: lui non c’è cascato…).
D’altra parte lo preferisco a quelli che per forma ti impegnano in un quarto d’ora di contorcimenti per prendere il documento in fondo al portafoglio che è in una tasca interna di una giacca sotto il giubbotto che ha la cerniera che non scorre e poi non lo guardano nemmeno. E no, cribbio! L’hai voluto, adesso guardalo! Toh, quello sono io quand’ero adolescente! Non sono somigliante? Bene, vaffanculo stronzo! Era quasi trent’anni fa, Craxi era uno statista e l’Italia era campione del mondo di calcio e io ero un normale adolescente depresso e disadatto come gli altri.
Tutto come adesso insomma.
“Buonasera, grazie, arrivederci.”

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Lui era lì

Noi che ci intendiamo di capi di governo bassi, egocentrici e che non temono di autopromuoversi anche tuffandosi nel ridicolo (poi, piano piano finiremo col non accorgercene più) apprezziamo molto la storia di Sarkozy che pubblica la sua foto mentre piccona il muro di Berlino, tacendo che è stata scattata una settimana dopo che il muro era già caduto.
Si tratta di una cosetta così infantile che fa quasi tenerezza. Me lo vedo anche scattarsi la foto in cui sta con la mano in aria di profilo e per la prospettiva sembra che regga la Torre di Pisa (originale ideona che ha il 92,3% dei turisti in piazza dei miracoli).
Allora vi consiglio la consultazione delle immagini che circolano sui siti francesi per la serie “Sarkozy c’era”, ce ne sono di fantastiche (alcune qui).

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Leggera paranoia

Non so se capita solo a me, che un po’ di paranoia ce l’ho (e sono cosciente che è una faccia dell’egocentrismo), ma quando entro in una camera d’albergo ho sempre la sgradevole sensazione che ci siano delle telecamerine nascoste e qualcuno mi stia registrando; che prima o poi spuntino registrazioni di me nudo, o, peggio, in mutande e con le calze.
Poi passa, dopo qualche settimana.

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martedì, 10 novembre 2009

 

Interessati

La giunta provinciale di Isernia è formata solo da uomini.
La cosa non sarebbe nuova, e peraltro m’importerebbe poco (ne ho già parlato tempo fa, se proprio vi interessa la mia opinione in merito cercatevela in archivio), ma lo statuto prevede che delle donne ci siano e quindi la giunta è illegittima.
Allora due consiglieri hanno ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale).
Il Tar ha respinto il ricorso. Il Tar ha detto che i due consiglieri, essendo due maschi, non avevano interesse a fare ricorso: uno perché essendo uomini non erano colpiti, e poi perché comunque non potrebbero aspirare ai posti.
Cioè secondo il Tar un ricorso non è giustificato se non c’è un interesse egoistico (principio dell’ “undicesimo comandamento”).
Il Tar non riconosce la possibilità che si agisca per l’interesse comune.
Oppure non capisce che i due consiglieri sono dell’opposizione e vogliono solo fare casino, mettere in crisi la giunta (pare che in Italia si sia convinti che il ruolo dell’opposizione sia solo far cadere il potere per prenderne il posto).
Oppure non capisce che forse i due consiglieri l’hanno fatto per mettere a tacere le loro mogli, o per colpire le ragazze.
Il Tar non sa cosa non fanno gli uomini pur di far bella figura con le donne.

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Secondo me

Secondo me (paroline che introducono l’espressione di un’opinione) Minzolini può fare tutti gli editoriali che vuole. Chiarisce che sta dicendo il suo parere (magari con una buona vecchia sovrimpressione “L’opinione” o usando le paroline “secondo me” qua e là), che è un’opinione come tutte le altre, e lo dice.
Se invece fa passare la sua versione come verità assoluta allora, secondo me, è una testa di cazzo.
D’altra parte, però, è il suo mestiere, è stato nominato lì per quello, per far passare per verità assoluta la versione di chi l’ha nominato lì.
Quanto al merito del suo pistolotto: l’immunità parlamentare.
Ha ragione a dire che l’immunità parlamentare era prevista dalla prima costituzione: ma era perché i costituenti erano antifascisti che conoscevano per esperienza la persecuzioni sulla opposizione da parte di una magistratura asservita al governo.
E allora i costituenti hanno garantito i politici dall’essere perseguitati per la loro attività politica, oltre a stabilire l’assoluta autonomia della magistratura (in quanto potere dello stato al pari di governo e parlamento. Al pari). Per loro era proteggere la politica dalle sue storture, non era ancora proteggere i politici dalla giustizia.
Secondo me.

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lunedì, 09 novembre 2009

 

Scartare i regali

Non vorrei dare idee a chi non ne ha bisogno, ma l’insuccesso delle ronde, la scarsezza di richieste, un po’ mi sorprende. Faccio una specie di previsione sbagliata retroattiva.
Non è tanto la scarsità a Milano o in qualche ricca provincia cisalpina, laddove l’idea è nata, e dove evidentemente fra il fare qualche uscita dimostrativa e prendersi un impegno duraturo c’è una bella differenza. No, dove si poteva prevedere un successo delle ronde è piuttosto in altre realtà.
Immaginiamo a Casal di Principe, o a Filadelfia, o in qualche paesello siciliano o pugliese (o in qualche centro del riciclo al nord, o di smistamento di droga e persone in qualche ricca provincia cisalpina): sarebbe stato prevedibile che gruppi di cittadini volenterosi si sarebbero presentati con entusiasmo a sollevare le forze dell’ordine dal gravoso compito di controllare il territorio. E invece no: non è successo. Strano che le mafie si siano perse questo regalo.
Forse non ne avevano bisogno.

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Troppa sicurezza

Io ho due caselle di posta (username e password, username e password).
Poi gestisco la posta di un’associazione (username e password) e la sua mailing list (username e password), nonché la mailing list di un altro gruppo (username e password).
Poi c’è liczin (username e password) e una sua casella postale (username e password), il suo account su facebook (username e password) e le sue statistiche (username e password, username e password).
Inoltre ho un account sul sito di una casa d’aste (username e password), un sito di giochi on line (username e password), un sito di un’associazione (username e password), il sito dell’antivirus (username e password), il sito del ministero dell’interno per una questione di immigrazione (username e password), un sito di viaggi (username e password), un sito di prenotazioni alberghiere (username e password), di una utenza telefonica (username e password) e dall’altra sera di un sito/comunità che si occupa di un mio hobby (username e password).
Poi ci sono i due computer centrali della ditta (username e password, username e password), il mio terminale (username e password) e a dire la verità conosco username e password di altri tre o quattro terminali ma non li conto; sempre per il lavoro ho tre connessioni bancarie (username e password, username e password più password dispositiva, username e password più password dispositiva), due siti di corrieri (username e password, username e password), del telepass (username e password), di altre utenze (username e password, username e password, username e password), nonché dell’agenzia delle dogane (username e password).
Poi qualche altra me la sto senz’altro dimenticando, ma già così siamo a trentadue username e trentaquattro password.
Vi pare che possa non usare più volte la stessa, o che possa non attaccare un post it al video?

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domenica, 08 novembre 2009

 

Per un centesimo

Ho visto un assegno di 2.999,99 euro (duemilanovecentonovantanove/99).
Anche solo per la manodopera io l’avrei fatto di tremila.

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liczin | 12:01 | commenti (1)

sabato, 07 novembre 2009

 

Tanto per parlare

Quasi tutto l’elettorato si forma un’opinione dalla televisione.
Le disquisizioni scritte in piccolo sui giornali, le analisi sui blog, i social network, ecc. non spostano voti, hanno il rilievo elettorale di una scritta sulla porta di un bagno pubblico.
Basta saperlo e regolarsi di conseguenza.

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venerdì, 06 novembre 2009

 

Un logo da dio

Quand’ero giovinetto organizzavo dei tornei di giochi da tavolo. E prima di tutto, prima di trovare un locale adatto, di cercare i tavolieri e le attrezzature, di fissare, di cercare, ecc. prima di tutto disegnavo un logo. L’organizzazione veniva dopo.
Erano loghi rozzi e fatti male a pensarci oggi, ma senza non avrei saputo cominciare. A quei tempi non era così normale, adesso senza un logo (o almeno un avatar) non si fa niente, neanche una prima comunione.
E allora un simbolo nazionale ci vuole.
Ma a pensarci bene, quale potrebbe essere un simbolo identitario italiano? Ci vuole un segno in cui si riconoscano tutti gli italiani: tutti gli italiani e nessun altro.
La bandiera? Quella con cui un attuale Ministro della Repubblica si puliva il culo? Direi senz’altro di no, per decenza, neanche se nel frattempo c’è stato un lavaggio.
Lo stemma della Repubblica è troppo complicato, e poi a pensare di mettere uno stemma con la stella, la ruota dentata, i rami di olivo e quercia nelle aule delle scuole sembrerebbe un gesto da socialismo reale: niente di più lontano dagli italiani.
L’inno nazionale men che meno: autorevoli membri del Governo Centrale la dileggiano ad ogni occasione e propongono di sostituirlo con inni regionali.
La Costituzione? Per carità! Quella carta vecchia e obsoleta!
La storia comune, l’antifascismo? E che c’entrano con l’Italia moderna?
La lingua italiana? Ma se è il simbolo dell’occupazione a danno di dialetti così meravigliosi!
No, quelli che sono simboli nelle nazioni civili da noi non vanno bene.
No, alla fine un crocifisso come simbolo culturale va pure bene: l’immagine di un capestro con appeso un uomo morto dopo atroci torture per salvare gli altri, l’idea che qualcuno paghi al posto nostro (e che possiamo fregarcene, lasciandolo a prendere polvere sullo sfondo)… forse alla fine è proprio un buon simbolo per l’Italia. Un simbolo all’ipocrisia.

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Assuefatti

Io ho una vita abbastanza lunga da aver fatto svariate cose ed esperienze.
Per esempio ho sparato con la pistola.
Un paio di volte, con la pistola preferita da James Bond (nei libri, non nei film).
Sparare con una pistola (forse anche più che con un fucile) fa PA! (è difficile rendere il botto secco e tutt’altro che cinematografico) mentre il rinculo ti spinge la mano e un proiettile viaggia roteando e velocissimo. E mortale.
Io ho sparato a pezzi di cartone, ma la pistola è un’arma mortale.
A forza di film ci siamo abituati all’omicidio (specialmente da parte di eroi buoni, che uccidono e restano buoni) e si è abbassata la nostra soglia di sensibilità, finché adesso non ci fa più effetto. Basta guardare quei filmati in cui gioiellieri rapinati sparano ai banditi: la facilità con cui lo fanno, come se la vita di persone (sia pure “cattive”) non valesse una frazione della loro argenteria (sia pure assicurata), e la sorpresa con cui accolgono le inchieste: sono convinti di essere “buoni” anche se ammazzano, sono convinti che ammazzare non sia poi tutto ‘sto granché se a morire sono i “cattivi” (magari stranieri, brutti, poveri, quindi di nessun valore umano).

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giovedì, 05 novembre 2009

 

Quattro appunti in croce

“Vabbè, ma è poi tanto importante questa cosa dei crocifissi?”
È importante toglierli quanto è importante tenerli (anzi uno zinzino di più, dato che ci sono), se non fosse importante non fareste tanto rumore per mantenerli.

“Quante storie!… Ci vuole tanto ad ignorarli?”
Se in una partita contro la Juventus (o altro) vedeste che l’arbitro ha uno stemma della juve (o altro) sul petto sarebbe poi tanto difficile ignorarlo? E pretendereste di bilanciare la cosa aggiungendo lo stemma dell’Inter, Milan, Roma e Lecce? o non trovereste piuttosto opportuno che l’arbitro non avesse proprio nessuno stemma?
 
“Ai bambini in fondo non importa.”
No, è vero: importa agli adulti. Embè?
 
“Il crocifisso rappresenta l’identità del popolo italiano.”
No. Dire “italiani” e pensare solo a “certi italiani” è coercitivo e pure anacronistico.

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Io scrivo, però…

Sebbene io tendenzialmente scriva questo blog per “emergenza espressiva” (che vuol dire più o meno che ho voglia di dire delle cose) non mi dispiace che mi si legga, e anche che mi si commenti. (I primi mesi di blog ero contento quando in un giorno le visite erano più di zero.) Quindi fate pure (anche più volte al giorno). Pare ovvio, ma a  volte vale la pena dire anche le cose apparentemente scontate.

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mercoledì, 04 novembre 2009

 

Sono italiano o no?

A me, come cittadino italiano ateo, dà fastidio il crocifisso nei luoghi pubblici. Perché è un simbolo, un simbolo di una religione, che una parte di italiani professa (più o meno per inerzia) e vuole (proprio tramite questo simbolo) farmi sentire minoranza, strano e straniero in patria.
La Corte Europea ha dichiarato illegittima la presenza di un simbolo religioso nelle aule scolastiche.
C’è chi reagisce identificando la cultura italiana con quella cattolica (e offendendomi personalmente, se permettete), c’è chi propone la presenza di altri simboli religiosi non capendo che lo Stato è aconfessionale, non multiconfessionale.
Il Governo italiano pare presenti ricorso. In nome di chi?

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Un calcio al pubblico

Alla fine ho pensato che non è il cosa, ma il come.
Sto parlando degli sfoghi dei calciatori alle contestazioni dei tifosi, in particolare Lippi a Parma e Cassano a Genova.
Lippi si è violentemente risentito dei cori che invocavano Cassano (assente) e che dicevano “andate a lavorare” (chiosando peraltro “andassero loro a lavorare” senza pensare che a parte i disoccupati, che ci andrebbero volentieri, erano perlopiù gente che a lavorare ci va ogni giorno). Ha opposto argomenti quali il fatto che la squadra è campione del mondo, che la partita non aveva importanza per il punteggio e che tre giorni prima avevano festeggiato un risultato.
Bene, Lippi non ha tenuto conto di alcune cose: che più che “andare a lavorare” lui e i giocatori erano lì a lavorare, che il loro mestiere assai ben retribuito è dare il loro meglio sul campo di calcio e che il pubblico pagante è lì per vedere uno spettacolo. Mi immagino che se andasse a vedere un’opera in cui il tenore è senza voce e il soprano stecca di continuo, non accetterebbe di buon grado la cosa sapendo che come cantanti sono assai bravi (in altre occasioni, cosa che anzi sarebbe un ulteriore motivo di irritazione) e che la sera prima avevano gozzovigliato come maiali per la riuscita della prima.
Il Cassano ha espresso in modo colorito (com’è nel personaggio) più o meno lo stesso concetto: ha detto che certi tifosi “si sono abituati alla Nutella, e quando qualche volta si trovano la m***, si lamentano” (gli asterischi stanno per un beep, ma posso dire che buona probabilità che si riferiva alla cacca). Io immagino che se un giorno si trovasse in Nazionale e a colazione al posto della crema spalmabile sponsor ufficiale, si trovasse in bocca una fetta di pane e cacca non si riterrebbe dal protestare vivacemente (com’è nel personaggio), e non gli varrebbe come valida giustificazione il fatto che il suo barattolo è uno dei rari in un’intera produzione o che “il cuoco della nazionale” lo apostrofasse in modo veemente che tutte le altre mattine s’è abituato alla cioccolata e che ora mangi e zitto.
Secondo me le giustificazioni di Lippi e Cassano, il fatto che si possono beccare delle giornate storte, dovrebbero essere espresse sommessamente fra le scuse al pubblico, non essere brandite in un’aggressione.

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martedì, 03 novembre 2009

 

Stato di funerali

A vedere la lista dei funerali di stato sulla pagina di wikipedia si ha una strana impressione dei vari stati.
Per l’Australia c’è solo quello di Henry Lawson (scrittore), per il Brasile solo quello di Ayrton Senna e per la Finlandia di Paavo Nurmi (nulla contro gli sportivi, ma gli unici personaggi di quei due paesi?), per la Francia c’è solo Gabriel Fauré (musicista, unico in Francia?), per la Germania c’è il solo Rommel (nel 1944, comprensibile nel contesto), per la Gran Bretagna sono in tre: James Ussher, Charles Darwin e Winston Churchill (tre in tre secoli e mezzo…), per la Cechia il solo Seifert (poeta), per la Russia solo Nicola II di Russia (nel 1998… interessante balzo storico), per gli Stati Uniti solo John Fitzgerald Kennedy (manco Lincoln?) e per l’Ungheria solamente Béla Bartók (musicista).
E per l’Italia?
Fino al 1980 solo Guglielmo Marconi, quindi nella media internazionale (ignorati Verdi e Carducci, Pirandello e Ungaretti, Pascoli e Montale, ecc.); poi si comincia una sequenza di funerali di stato sempre più serrata: 1980, 1982, 1989, 1994, 2001, 2003, 2004, 2005, 2005, 2006, 2007, 2009, 2009, 2009, 2009, 2009 e 2009: sì, un’accelerazione impressionante. Solo nel 2009 ben nove funerali di stato: le vittime del terremoto in Abruzzo, dell’incidente ferroviario a Viareggio, Bongiorno, i soldati morti a Kabul, le vittime dell’alluvione di Messina e infine Alda Merini. E l’anno non è ancora finito, ce n’entrano ancora.
I dati non sono particolarmente attendibili, ma l’impressione è che in Italia un funerale di stato non si neghi a nessuno: si fa contare come piccolo risarcimento alle vittime di catastrofi (magari evitabili in tutto o in parte), come riconoscimento postumo.
Solo che così, è ovvio, non si fa che svalutare il rito.
Alla fine varrà meno del Premio Sedia a Sdraio d’Oro di Castelbello a Mare.

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lunedì, 02 novembre 2009

 

Giu-dizio-ne

Per le immagini non dico, perché non le ho viste. Io la fiction rai di Pinocchio l’ho solo sentita facendo altro, ma mi è sembrata un’offesa alla recitazione e al doppiaggio; irritante per insipienza interpretativa e persino pronuncia.

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