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lunedì, 21 dicembre 2009  

Evolversi

Il sesso è piacevole, e questo non è un caso.
C’abbiamo dei sensori che comunicano col cervello e ne ricaviamo piacere.
Questo meccanismo non ci casca dall’alto ma è frutto dell’evoluzione. Suppongo che sia andata così: gli individui più “piacevolmente sensibili” al sesso si accoppiano più spesso e quindi si riproducono di più e tendenzialmente la generazione successiva ha una “sensibilità piacevole” più sviluppata.
Così di generazione in generazione uomini e donne più favorevoli al sesso avranno trasmesso i loro caratteri ai successori.
In pratica siamo tutti figli di troia.

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sabato, 19 dicembre 2009

 

Ritardi

Quando il telecronista definisce “abissale” un ritardo di 64 centesimi a me viene da proporlo per un posto alle ferrovie.
E chissà come definirebbe un ritardo di sette giorni…

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Separazioni

Uno dei problemi meno studiati dalla legislazione in caso di separazione è come dividersi gli amici.
Gli amici di lui da prima, e gli amici di lei da prima, ok, quasi mai sono un problema e vanno al precedente proprietario. Ma quelli conosciuti insieme? E se un amico di lui da prima sta insieme ad una amica di lei da prima? E se un amico di lui da prima preferisce lei? E se la questione è che lui è stato beccato col suo xxx nella yyy della migliore amica di lei da prima? Al circolo del giovedì, a cui sono iscritti insieme, chi deve andare, lui o lei?
Ecco, ci sono aspetti delle separazioni ancora troppo lasciati alla prepotenza privata.

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venerdì, 18 dicembre 2009

 

Notizie e fughe

Ho visto la sequenza dell’arresto di Prosperini in televisione. Cercatevi il filmato, è inquietante.
Il Prosperini (assessore regionale lombardo) era al telefono con una trasmissione televisiva quando il conduttore l’ha avvertito di lanci di agenzie di stampa che annunciavano il suo arresto; il Prosperini l’ha smentito dicendo che era tranquillo a casa sua, poi sono arrivati i finanzieri e si è scusato che doveva riattaccare…
Tutto normale? Solo a me pare un episodio gravissimo?
Se le agenzie di stampa hanno saputo dell’arresto con sufficiente anticipo da battere la notizia prima che l’arresto fosse eseguito vuol dire che ci sono agenti (impiegati, segretari o chi altro) che (suppongo per soldi) passano le notizie interessanti ai giornalisti, e in modo assai tempestivo.
Tra l’altro mettendo a rischio l’arresto stesso.
Quanti saranno gli analoghi episodi in cui la notizia è arrivata all’interessato sventando l’arresto? Quanti mafiosi saranno sfuggiti in questo modo?
Ci saranno inchieste? Ci saranno arresti e licenziamenti? Responsabili perderanno il posto?
Mah, scommettiamo che non succederà niente?

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giovedì, 17 dicembre 2009

 

Co-se-rie-dite

La notizia è passata e poi è passata rapidamente in “non cale”.
Il 10% degli italiani ha il 44% delle ricchezze del paese. Dati Istat, quindi quelli reali sono ben più gravi, considerando la ricchezza sommersa (pensiamo ai mafiosi o ai quadri di Tanzi).
Io ve l’ho ricordato, ora tornate a pensare al rimbalzare delle accuse su chi crea il clima di odio.

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Plurali singolari

Non so se avete presente i bannerini “registra il tuo sito su 25 motori di ricerca”, o gente che si offre di farti servizi del genere, gente che parla di motori di ricerca (al plurale).
Queste sono le statistiche per questo blog degli ultimi sei mesi, quanti ne sono arrivati da Google rispetto agli altri motori di ricerca.
Giugno: 182 su 190 (7 Virgilio, 1 Yahoo)
Luglio: 205 su 216 (6 Virgilio, 4 Ask, 1 Yahoo)
Agosto: 134 su 140 (6 Virgilio)
Settembre: 157 su 161 (3 Virgilio, 1 Ask)
Ottobre: 176 su 179 (3 Virgilio)
Novembre: 195 su 202 (5 Virgilio, 2 Arianna)
Attualmente parlare di motori di ricerca al plurale è un po’ come parlare di pluralità di soggetti nella televisione italiana.

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mercoledì, 16 dicembre 2009

 

Pubblicità prosesso?

Manco una settimana che l’hanno istituito e il ministero della sanità ha fatto uscire una pubblicità per la cosa più urgente che ha trovato. Non so se l’avete vista: dice come prolungare la fertilità, perché, spiega, “la fertilità è un bene sociale”. Non la salute, o la prudenza alla guida, o la prevenzione delle malattie infettive, ecc.: proprio la fertilità.
Che vuol dire? Che se mi faccio vasectomizzare faccio un male alla Nazione? (Napolitano piange?) Che la vagina è un bene d’interesse pubblico?
E qual è l’utilità sociale della fertilità? Il dare figli alla patria? La “difesa dei fluidi corporei”? (cfr. “Il dottor Stranamore” di Stanley Kubrick)
Il comunismo riteneva che fossero beni sociali i mezzi di produzione, qui si va oltre, ai mezzi di riproduzione. È il primo passo per nazionalizzare lo sperma.

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Trame tra me e me

Ho visto il trailer dell’ultimo film di Pieraccioni.
L’idea è che lui si trova con il fantasma di Marylin Monroe, che solo lui può vedere, e che nessuno gli crede.
Che idea! Ma dove le pesca? Chissà quanto c’ha pensato! Eh, certo questi creativi…!
Forse che il milionesimo film sullo stesso soggetto ha dei riconoscimenti, degli sconti, delle facilitazioni?
 
Allora posso proporre anche un mio soggetto. Per esempio un’idea che mi è venuta l’altro giorno, di un supereroe un po’ invecchiato, che a forza di sconfiggere gli arcinemici li ha eliminati tutti e quando nasce un nuovo pericolo lui è cinquantenne, con la pancia che non entra più nella tuta aderente, che per leggere deve usare le braccia allungabili, e che dopo un po’ che vola c’ha il fiatone.
Ecco, mi piaceva pensare ad un film con un supereroe così.

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martedì, 15 dicembre 2009

 

Equo e solidale

A entrare nel negozio si percepisce l’odore abbastanza tipico dell’equo e solidale.
Sono eque e solidali anche le anziane signore che parlottano piano al banco, sono equi e solidali i libretti di carta riciclata sul consumo responsabile e il turismo rispettoso.
Sono equi e solidali i dadi di corno del Madagascar, gli scacchi in saponaria dalla Tanzania, il Babbo Natale dipinto in Ecuador, i birilli a forma di pinguino dello Sri Lanka, il nonsoché (a che servirà?) fatto in Indonesia.
Uno si sente tanto più buono: non un invasore culturale, un prevaricatore economico che impone la sua cultura facendo cenere delle altre.
Senonché poi uno potrebbe pensare che i dadi sono un oggetto tipicamente occidentale (grecoromani), che in Tanzania non si gioca a scacchi (tutt’al più a Awélé, o a domino), che Babbo Natale è anglosassone del nordeuropa, che i pinguini in Sri Lanka sono comuni come le aurore boreali nel mio salotto, ecc. (il nonsoché indonesiano rimane un mistero).
E allora tutto questo rispetto per le identità culturali, il consumo responsabile, ecc. non sono in fondo che la solita, demoniaca globalizzazione con un altro odore?
A entrare in certi negozi vengono certi dubbi.

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lunedì, 14 dicembre 2009

 

Folle e sangue

Dovrei dire qualcosa sull’aggressione a Berlusconi e a tutto il bailamme creatosi intorno… sì, dovrei farlo. Ma è che ci sarebbero un sacco di spunti, mille aspetti da considerare, troppe riflessioni da fare, e tutte già fatte da qualche parte (internet in questi casi tende ad assomigliare alla biblioteca di Babele).
Ora ci penserò un po’ fino a sceglierne una interessante: per allora sarà tutto passato nel dimenticatoio (spero, perché in sé non è un episodio di grandissima portata).

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Due addii

Avete mai conosciuto dei suicidi?
Io sì. Due.
Uno era un uomo sulla quarantina, solare e generoso. Prese un tubo di gomma e andò in un posto isolato con l’auto, collegò il tubo di scappamento all’abitacolo e sigillò i finestrini. Il monossido di carbonio si combina con l’emoglobina (carbossiemoglobina) impedendole di combinarsi con l’ossigeno (ossiemoglobina).
L’altro era un uomo molto anziano.
Uscì di casa con una sedia, altrimenti non ce l’avrebbe fatta ad arrampicarsi sulla spalletta del ponte. Saltando ebbe cura di buttarsi di testa.
Ecco, non ne voglio conoscere più.

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sabato, 12 dicembre 2009

 

Talento nascosto (tanto)

Dice che è tanto bravo, che ha tanto talento.
Allora l’altra sera che spippolando sul telecomando l’ho beccato mi sono fermato a sentirlo.
Marco nonsocome (me l’hanno sempre nominato col solo nome, come se fosse un cugino), il vincitore di X-Factor (che non ho mai visto nonostante me ne abbiano parlato bene).
Cantava “Onda su onda”.
E la mia impressione era che cantasse proprio male (l’ho ascoltata tutta, e non ho cambiato idea).
La voce era stridula (forse abbassarla di un paio di toni…), l’interpretazione piatta (al cambio ironico da blues a samba quando scopre i vantaggi del naufragio Marco ha ammiccato con le sopracciglia – come non fanno più neanche nei cartoni animati – segno che gli avevano detto che in quel punto c’è dell’ironia, ma il suo canto è rimasto esattamente lo stesso), i salti da una parte all’altra della canzone (che è piuttosto composita nei suoi ritmi, per questioni narrative) sarebbero stati virtuosismi se improvvisati, ma in realtà il cantante ha imparato la canzone così dagli arrangiatori quindi per lui (e per come cantava) erano un continuum espressivamente monotono. Si capisce (e si capiva benissimo ascoltandolo) che in una situazione di gara, di inesperienza, era tutto teso a far bene, a non fare errori, che le possibili finezze non le lasciava passare. Diciamo che per questo non lo boccio subito ma aspetto di seguire altre interpretazioni: ho sentito parlare di uno “Psycho killer” (che però sulla scorta di questo “Onda su onda” temo tutto giocato sulle note alte e le urla stridule…) Sarà che Paolo Conte e i Talking Heads sono fra i miei punti di riferimento musicali giovanili, e di tutt’ora, e quindi ho forse difficoltà a sentirli reinterpretati (mi faccio la tara, va…) ma se questo Marco ha tutto questo gran talento (vado sulla fiducia), com’è che glielo fanno tenere tanto nascosto?

PS: Mengoni, si chiama Marco Mengoni, mi sono informato.

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venerdì, 11 dicembre 2009

 

La misura dei ritardi

Il cartello dice che dovremmo arrivare al bancone in tot minuti, e che ci sono riusciti il tot% delle volte nell’ultimo periodo.
Dicono che il 92% delle volte rispettano l’orario, il 95,3% delle volte arrivano in tempo, il 99% delle volte rientrano nei limiti previsti.
Ma a me questo modo di misurare l’efficienza non mi piace mica: io voglio il ritardo medio.
Perché io non voglio arrivare in orario oppure con un ritardo di dodici ore; non voglio che una lettera mi arrivi il giorno dopo o l’anno successivo: voglio che si rispetti l’orario o in alternativa un ritardo ragionevole. Invece quel modo di misurare i tempi implica che un treno in ritardo che non riesce a recuperare subito venga messo in coda a tutto, perché un ritardo di dieci minuti o di dieci ore fanno lo stesso effetto nelle statistiche; una lettera che esce nell’ufficio sbagliato viene messa nello smistamento lento, perché visto che non rispetta i tempi è meglio che non ritardi le altre, e allora si può consegnare tra un mese tanto è lo stesso (in termini di “performance”).
Io voglio la media.
Così posso pensare che il mio treno cercherà di contenere il ritardo, non che si lascerà andare alla rassegnazione. Così posso credere che la lettera che non mi è arrivata oggi cerchi di arrivare almeno domani, non che si abbandoni a vagabondare senza meta emarginata negli angoli dei magazzini.

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giovedì, 10 dicembre 2009

 

Cinismo su pista

Per la gara dei 100 metri femminili dei giochi olimpici di Sydney latita la medaglia d’oro. La gara l’aveva vinta Marion Jones, che però è stata squalificata per doping. La seconda era la greca Ekaterini Thanou, che però si era rifiutata di passare dei controlli antidoping e quindi non le hanno attribuito la medaglia d’oro (in Grecia anni fa, periodo olimpiadi di Atene, c’è stato un picco di prestazioni nei velocisti, uomini e donne, che personalmente trovai sospetto, ma evidentemente solo io).
Facciamo l’esempio di una notissima velocista statunitense, che dopo una discreta carriera di secondo piano si ritirò dalle competizioni, e che dopo un po’ rientrò nell’attività agonistica vincendo tutto e polverizzando tutti i record (che detiene tutt’ora).
Forse dovremmo renderci conto che lo sport agonistico è così, e smettere di fare lotte ridicole.
Liberalizziamo lo sport. Deregulation e via: tutto è possibile.
D’altra parte in Formula Uno il campione mondiale piloti lo vince chi ha la macchina migliore, per esempio, i nuotatori vincono grazie ai costumi, i ciclisti grazie alla capacità cardiaca e allora perché no? Vince la gara Pinco Pallino, grazie alle sostanze del dottor Caio, le protesi dell’Acme inc. e agli innesti biologici del laboratorio Sathanix.
Lasciamo che ognuno si cerchi i mezzi di preparazioni migliori, droghe, motorini, binari di carbonio, cosce ogm, ecc.
E se poi muoiono a trent’anni, peggio per loro, se lo sono voluto, li celebreremo come eroi. (La velocista statunitense di cui sopra è morta a 38 anni, per epilessia.)
E quelli che si renderanno conto che anche secondi, o decimi, o ultimi, va bene lo stesso (perché lo sport è gareggiare cercando di vincere, non gareggiare per vincere, secondo me), quelli sopravviveranno e si riprodurranno. Si chiama selezione naturale.

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mercoledì, 09 dicembre 2009

 

No, danke beaucoup very mucho

Quelli che parlano bene una lingua straniera, in genere, mi stanno antipatici, perché quando lo fanno sembra sempre che se ne vantino. Sarà perché a tedesco mi rimandarono a settembre. E poi perché parlare tante lingue sembra chissacché (“oh, lo sai, parla tre lingue…!” anche se della sua non conosce i congiuntivi, di un’altra traduce parola per parola mantenendo la struttura italiana, la terza non l’ha mai parlata da quando aveva dodici anni), ma non mi pare superiore al saper riparare una tapparella o guidare un monopattino (entrambe cose che vorrei saper fare più che parlare l’uzbeco).
Poi arriva un tizio che vuole lavarmi il parabrezza che parla swahili, francese e inglese come un madrelingua, italiano meglio di un valtellinese e anche un discreto spagnolo. Sarà per quello che gli dico “no, grazie”.

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Al lupo al lupo!

La prima pandemia sta passando lasciando una scia di vaccini inutilizzati e di proventi di alcune aziende.
Si tratta della prima pandemia perché prima per essere chiamata “pandemia” ci voleva anche una certa mortalità, requisito tolto da pochissimo.
Quindi vediamo di abituarci alle pandemie, che ora si succederanno probabilmente tutti gli anni, finché non ci preoccuperemo più. Finché il lupo arriverà davvero…

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martedì, 08 dicembre 2009

 

La logica come una delle belle arti

“Le nuove chiavi del portone sono nelle cassette della posta.”
Il mio amministratore di condominio lascia le nuove chiavi del portone nelle cassette della posta, e mette un avviso come sopra indicato sul portone stesso, all’esterno. Non considera forse che le cassette della posta sono all’interno del portone stesso.
Dev’essere quel tipo d’uomo che dice “Se ti azzardi a tentare il suicidio ti ammazzo.”

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Però faccio finta di niente

Quando io ero ragazzo il rutto (almeno passato lo svezzamento) o un peto, non facevano ridere i presenti: ti facevano classificare come buzzurro.
Per certe cose io sono rimasto un ragazzo.

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lunedì, 07 dicembre 2009

 

Più come prima

Sono passati otto anni e tre mesi, circa.
Nell’immediatezza dell’attentato alle torri gemelle di New York si è diffuso con la velocità di uno tsunami lo slogan per cui “nulla sarà più come prima”.
Ora, a distanza di tempo, anche dagli anniversari e dalla loro retorica, un giorno qualsiasi, mi guardo un attimo intorno e mi chiedo “ma è proprio vero?”. È proprio vero che niente è più come prima?
No, non mi pare. Qualcosa è cambiato: i rapporti est-ovest si sono fatti più tesi, ma è anche ovvio che lo erano già, sennò l’attentato non ci sarebbe stato; i controlli aeroportuali si sono fatti più ossessivi (favorendo solo l’industria dei metal detector e delle forbicine da unghie); è aumentata l’invasività dei controlli di sicurezza e calato di conseguenza il rispetto della privacy e della riservatezza.
Qualcosa è cambiato, ma poco.
Per il resto tutto è più o meno come prima.

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domenica, 06 dicembre 2009

 

Progresso breve (alcuni esempi)

– Dotto’, me l’aveva detto lui, l’onorevole: “i freni sono i freni ed entro stasera alle sei voglio la macchina”. E io alle sei la macchina gliel’ho data. Colpa mia se le ganasce non mi sono arrivate che alle sette e lui si è schiantato? Io il lavoro l’ho fatto come richiesto…
 
***
 
– Vede onorevole, per ridurre i costi e salvare la compagnia abbiamo pensato che fosse impensabile impiegare più di sei giorni per revisionare l’aereo, e la puntualità è importante.
Così dopo sei giorni la revisione è considerata comunque conclusa e l’aereo parte.
– …
– Sì, onorevole, proprio questo aereo.
– …
– Stia calmo, sei giorni sono abbastanza quasi sempre.
– …
– Stia calmo, si stringa la cintura un po’ di più.
– …
– No, ha ragione, da questa altitudine non serve a niente, ma lei si stringa la cintura lo stesso. Riconosceranno più facilmente il cadavere.
– …
– Onorevole, stia calmo…
 
***
– Onorevole, scenda, sono le 18.12, orario di arrivo.
– …
– Sì, è vero che ancora non siamo arrivati in stazione, ma l’orario di arrivo è quello: scenda.
– …
– No, è più veloce in questo punto, siamo in rettilineo. Però, onorevole, non ci faccia fare tardi: scenda.
 
***
 
– Signora, anche il chirurgo gliel’aveva detto all’onorevole, in genere per questo tipo di interventi sei ore sono più che sufficienti…

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Storie e storielle

Una volta, quand’ero ragazzo, mi trovai a giocare in un campetto di pallacanestro con dei miei compagni di scuola, e si unirono a loro due ragazzi stranieri, mediorentali, che tra loro parlavano italiano ma noi gli dicemmo che potevano parlare arabo tra loro. E uno ci disse che non parlavano la stessa lingua, perché uno era iracheno e l’altro iraniano.
E solo dopo la partita ci rendemmo conto che Iraq e Iran in quel tempo erano in guerra. E che noi avevamo fatto giocare insieme a pallacanestro, in un campetto d’asfalto, un iracheno e un iraniano. E solo dopo ci accorgemmo delle implicazioni simboliche della cosa.
A volte la storia ci sfiora e non ce ne accorgiamo perché non c’è qualcuno che ci fa della retorica sopra.

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sabato, 05 dicembre 2009

 

Signora

“Chi devo dire?”
“La signora Taldeitali.”
Mi hanno sempre fatto una strana impressione quelle che si qualificano come “la signora” taldeitali; come quelli che si presentano “il dottor…”, “il ragionier…”, “l’ingegner…”, ecc. ma “la signora” un po’ di più. Perché il dottor Taldetali evidentemente è fiero della sua laurea, ha fatto fatica per prenderla, ha reso orgogliosi i genitori e lui di sé stesso; non mi chiarisce chi è lui (il titolo non aggiunge niente al nome), ma mi dice qualcosa dell’immagine che vuol dare di sé.
Che si vuole vantare di piccole cose (perché se uno ha vinto due volte il premio nobel non è che lo dica tutte le volte che stringe una mano), dà l’idea della propria scala (in cui “laureato” è uno scalino alto, e non so quanti laureati conoscete voi, io svariati…).
E allora mi chiedo: di che è orgogliosa “la signora” Taldeitali? Che scala di valori ha?

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venerdì, 04 dicembre 2009

 

Sparaballe professionale, per esempio (professional ballshooter)

Gli albi, gli ordini professionali, dovrebbero proteggere la categoria che rappresentano.
Invece fraintendono, e proteggono i singoli membri della corporazione.
Per esempio l’ordine dei giornalisti dovrebbe preoccuparsi degli attacchi al buon nome dei giornalisti come professione. Perciò dovrebbe, tra l’altro, espellere chi fa fare brutta figura a tutta la professione.
Io per esempio fossi in loro darei un patentino a punti: ogni volta che devono rettificare una notizia (perché non hanno detto la verità) o smentirla (perché non hanno controllato, o hanno inventato) via dei punti; e quando finiscono i punti: via, a lavorare.
Feltri per esempio a quest’ora forse avrebbe già imparato un mestiere.

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Paesaggi sonori

Ne parlavo giorni fa, di passaggio, di “panorami sonori”.
Stando a Mario Riva, Roma la domenica mattina è un contrappunto di scampanii, ma in generale dalle città occidentali sale una sinfonia di traffico, clacson, sirene.
Il pomeriggio al Cairo dalla Cittadella il panorama è un brusio di voci cantilenanti: sono i muezzin che chiamano dai minareti, un vocio indistinto di suoni di preghiera.
Il suono di Kuala Lumpur già dal mattino è il battere dei cantieri, martelli pneumatici, gru, persino mazzuoli: è tutto un vorticoso costruire grattacieli.
Mi piace che le città abbiano una loro identità anche auditiva.

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giovedì, 03 dicembre 2009

 

E l’erosione

Non è vero che l’amore supera tutto.
Quello è il tempo.

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mercoledì, 02 dicembre 2009

 

Sudoku impossibili

Quando uscirono i sudoku io mi incuriosii e li provai.
E ogni tanto arrivavo a dei punti di stallo, in cui avevo possibilità al 50% (il sette sta qui o sta lì, qua c’è il due o il nove) e non riuscivo ad andare avanti (penso che non si debba procedere arbitrariamente, la soluzione dovrebbe essere unica). Pensavo: questo sudoku è impossibile, ha più di una soluzione, è fatto male. Mollavo tutto lì e pazienza.
Poi con l’esperienza ho elaborato nuovi “schemi logici” per ricavare informazioni (è la parte divertente del sudoku: applicarli è il passatempo). Forse ad affrontarli adesso quei primi sudoku riuscirei a risolverli. Quindi forse non erano fatti male quelli, ma ero io a non essere abbastanza abile ed esperto.
Ora quando un sudoku non mi riesce non penso più che è fatto male, ma che io non sono capace di risolverlo.
Il risultato è lo stesso: mollo tutto lì e pazienza.

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La sinistra non è più quella di una volta

Oggi un tizio del PdL (mi pare Scajola), riferendosi alle prese di posizione di Fini, ha detto che in un partito si discute si decide una linea e poi quella diventa vincolante per tutti.
C’era un partito in cui si diceva esattamente lo stesso: il PCI.

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martedì, 01 dicembre 2009

 

Battaglie navali (piccole)

Quando si fanno le battaglie di schizzi chi è in pedalò non ha possibilità contro chi è in pattino. Il pattino è più veloce, si manovra più agilmente, per schizzare può usare i colpi di remo (assai potenti) se ci si mette di poppa.
Un’altra cosa da considerare è che chi è sopravento ha un vantaggio fondamentale; se il vento è un po’ forte chi è sottovento finirà con lo schizzarsi da solo. Fra due mezzi alla pari (due pedalò o due pattini) la posizione è tutta la battaglia.
Mi ricordo manovre tattiche (molti anni fa, molte vacanze fa) che al confronto i circling alla partenza di Coppa America sono scherzi da ragazzi.
 
Forse vi chiederete come mi è venuta in mente questa cosa adesso, a distanza di anni, a dicembre.
Boh, francamente non ne ho idea.
Che poi ora mi chiedo: ma in queste battaglie vince chi schizza o chi è schizzato (ché tanto poi si fa tutti il bagno)?

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Cose tristi

Visitando un mercatino mi è venuto in mente di fare una classifica delle cose più deprimenti, avendo visto un puzzle raffigurante due cuccioli di cocker incollato e incorniciato (credo che abbia diritto alla top ten).
Poi mi è venuto in mente il ministro Zaia (ministro delle politiche agricole, che fu abolito in forza di un referendum popolare molti anni fa).
Tra le iniziative del ministro c’è quella di importare degli yak sulle Dolomiti.
Milioni di anni di selezione naturale, migliaia di generazioni degli animali più diversi, si raffina lentamente un equilibrio fra climi, piante, animali, poi arriva un ministro vispissimo e ci passa sopra come un bulldozer. Decide lui se un animale grande e grosso è adatto al sole, alle escursioni termiche, alle pendenze, alle piante, ai parassiti, ai virus e ai predatori di Belluno, da un giorno all’altro. Manco fossero giocattoli.
Ecco, una volta che doveva ricordarsi di essere leghista…
 
I puzzle incollati coi cuccioli, il ministro Zaia, gli yak-giocattoli: siamo già a tre. Contributi?

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lunedì, 30 novembre 2009

 

Souvenir

Il turista scende dal fuoristrada (giapponese) lasciando l’impronta del suo sandalo (tedesco) sulla polvere dello spiazzo. Guarda l’orologio (svizzero ma fatto in Cina): ha pochi secondi prima di ripartire. Fa due foto alla moglie (vestito vietnamita ma lei crede italiano) con il telefonino (finlandese con parti cinesi e batteria messicana) ed estrae il portafoglio (di marca francese, ma marocchino) con i soldi (statunitensi). Chiede “qual è un prodotto tipicamente locale?”

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