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mercoledì, 24 marzo 2010  

Il nervosismo rende nervosi

C’è di peggio che rimanere imbottigliati nel traffico, o in una fila chilometrica ad un ufficio pubblico o alla cassa di un supermercato. Per esempio esserlo accanto a uno che si lamenta.
Uno di quelli che sbuffano, si muovono, sbirciano più avanti, borbottano “ma che fa quello? è mezz’ora che è lì fermo!”, si agitano e non si dànno pace.
Non pensa che noi altri intorno, che siamo nella sua stessa identica situazione, a sentire la sua continua litania non sopportiamo meglio la stessa attesa che tanto lo fa soffrire, ma anzi al nostro giramento aggiungiamo l’intenso desiderio di farlo tacere tramite l’introduzione nella sua bocca di una grossa caloscia da pescatore (verde, misura 43, premuta ben bene fino in fondo). <!–

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martedì, 23 marzo 2010

 

Nel nome della logica

Diciamo che io mi chiamo Mario.
Al telefono mi passano la chiamata per un altro Mario.
“Guardi, lei cercava Mario B., io sono un altro Mario.”
“Ah, chi è? il fratello?”
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lunedì, 22 marzo 2010

 

Milioni

Ma davvero qualcuno crede alle cifre delle manifestazioni?
Ma davvero quando qualcuno dal palco dice “siamo un milione!” e si alza un boato qualcuno crede che non sia una sorta di rito, che si fa così, perché va fatto?
Un milione, siano “la borghesia” citata da Berlusconi o “il popolo” evocato dalla sinistra (entrambe categorie storicamente scomparse in Italia da tempo), è un numero enorme, implausibile.
Un italiano ogni sessanta.
In pratica ci sarebbe un flusso di gente che neanche il primo d’agosto, tutto concentrato in un punto; si svuoterebbero interi paesi, si intaserebbero i mezzi di trasporto.
E poi a forza di dire “un milione” qualcuno ha dovuto aumentare: un milione e mezzo, due milioni: i numeri perdono significato, diventano parole vuote, puro suono da comizio. <!–

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giovedì, 18 marzo 2010

 

Professionisti

Anche in Italia ci sono giornalisti seri.
Intendo quelli che controllano le notizie, che corrispondano alla realtà; quelli che anzi le notizie se le vanno a cercare e non si limitano a copincollarle da internet; quelli che prenderebbero una smentita come un’onta professionale; quelli che non si piegherebbero mai a fare propaganda politica; quelli che persino rifiuterebbero di lavorare per testate che fanno propaganda. I giornalisti veri, insomma.
Immagino che anche in Italia ce ne siano.
Chissà che lavoro fanno.
<!–

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martedì, 16 marzo 2010

 

Ma quale crisi?

Il reddito del nostro Presidente del Consiglio è passato dai 14,5 milioni del 2007 ai 23 del 2008.
Dato che il reddito della maggior parte degli italiani è invece diminuito (per migliaia in modo verticale) i casi sono due:
o l’onorevole Berlusconi si occupa degli affari suoi e non di quelli dei cittadini (e lo fa molto bene, evidentemente) e allora sarebbe il caso che non occupasse un posto in cui si dovrebbe occupare del bene di tutti;
oppure l’onorevole Berlusconi si occupa degli affari di tutti e non dei suoi, e allora pare lo faccia malissimo: ci mandi piuttosto quelli che in sua assenza stanno curando i suoi, di redditi.
La domanda non è per l’onorevole Berlusconi, che ovviamente mentirebbe, ma per i suoi elettori. <!–

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lunedì, 15 marzo 2010

 

L’H1N1 come uno sport

Si sa che nelle gare sportive ci interessa chi arriva primo, casomai il primo degli italiani, e poi il centomillesimo, il millesimo degli italiani, non se li fila nessuno. <!–

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sabato, 13 marzo 2010

 

Social 3.0

Questo nuovo social network innovativo è fantastico.
Muretto 3.0 è gratuito, di libero accesso, funziona anche senza connessione internet a banda larga, ha delle innovative funzioni interattive quali la messaggeria vocale immediata con visione ad altissima risoluzione, contatto olfattivo, possibilità di interazione tattile, nonché la condivisione di oggetti.
Su Muretto 3.0 puoi incontrare persone di tutto il mondo (se si trovano lì) e interagire liberamente con loro.
E poi Muretto 3.0 è l’unico social network in cui puoi pomiciare davvero!
 
Muretto 3.0 lo trovi nella maggior parte dei paesi e quartieri delle città.
 
(in caso di pioggia Muretto 3.0 può avere dei problemi di funzionamento, Muretto 3.0 è un marchio registrato e ogni volta che lo scrivi, anche solo in parte se superiore al 15%, devi offrirmi una birra media: io poi la rifiuto quasi sempre, però devi offrirmela) <!–

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giovedì, 11 marzo 2010

 

Io se facessi gli ogm

Io se fossi una ricca multinazionale agricola farei ricerca sugli ogm. E farei ricerca (costosa) mica per fare una pianta che cura le malattie del terzo mondo, ché tra l’altro sono poveri e pagano pochissimo.
Io se fossi una ricca multinazionale agricola farei ricerca, per esempio, per piante resistenti ai diserbanti chimici che io stesso produco, così guadagno vendendo le piante e i diserbanti, e quando le erbacce sviluppano resistenza a quei diserbanti (perché l’evoluzione funziona ancora) vendo una nuova versione ogm e nuovi diserbanti.
Io se fossi una ricca multinazionale agricola farei ricerca, per esempio, per piante ogm dai semi sterili, così i contadini devono continuare a comprare le sementi da me ad ogni raccolto.
Io se fossi una ricca multinazionale agricola sarei un bello stronzetto.
Come una vera ricca multinazionale agricola.
 
E quelli che non vogliono gli ogm, che hanno paura delle innovazioni, che temono gli effetti collaterali a lungo termine, si meriterebbero di tornare a quando non c’erano meravigliose invenzioni come il ddt e la coibentazione con l’amianto. <!–

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mercoledì, 10 marzo 2010

 

Il bene

Il relativismo è male. Lo dice sempre, il papa, ed è persino ovvio.
Non è che ognuno può avere i principî morali a scelta sua, sennò uno potrebbe scegliere la sopraffazione del più forte, per esempio, e non va bene.
Allora ci vuole una morale assoluta, unica per tutti, perdìo! Ma quale?
Beh, finora storicamente ci siamo regolati con quella che il più forte, per numero o potere economico o per altri motivi, ha imposto a tutti. Perché cambiare?
C’ha ragione il papa.
<!–

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martedì, 09 marzo 2010

 

Un pasticcio

Non se ne può uscire bene, non c’è un modo corretto o minimamente elegante per risolvere questo groviglio di liste irregolari ed elezioni zoppe.
Certo che le pezze malfatte e malmesse dal governo non migliorano la situazione, però va trovata una soluzione.
C’è un aspetto politico per cui delle elezioni senza il PdL non hanno senso democratico; d’altra parte c’è un aspetto legale per cui le liste del PdL in Lombardia e nella provincia di Roma non potrebbero essere ammesse. I due aspetti sono attualmente in contrasto e non si può risolverne uno senza spezzare l’altro.
L’insipienza, la supponenza, il pressapochismo (dovuto al senso di onnipotenza e immunità, di superiorità alla legge) di una certa classe politica hanno messo l’Italia in questo guaio. Un guaio che sconteremo, come nazione, per molti anni nel futuro: tutte le future elezioni, gli adempimenti, i comportamenti pubblici e politici, risentiranno di questo pasticcio.
Siamo una democrazia più debole adesso, molto più debole.
Forse mi sento di usare un aggettivo abusatissimo: “storico”. <!–

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lunedì, 08 marzo 2010

 

Mimosa sì mimosa no

‘Sta festa della donna è in quella fase di transizione fra la giornata sentita e la data vuota, fra il compleanno della dodicenne e la presa in giro alla quarantenne.
In questa fase ci sono donne per cui è ancora il ricordo orgoglioso di lotte per i propri diritti, donne per cui è la sola sera in cui si esce con le amiche, donne per cui è il ricordo doloroso che le lotte per i propri diritti sono dimenticate e finite nella vacuità dello spogliarello maschile.
In questa fase noi uomini che vorremmo essere gentili non sappiamo se regalarla la mimosa (alle donne che ci tengono), non regalarla (alle donne per cui sembra di prenderle in giro per la fine che ha fatto la loro giornata) o cosa fare (alle donne per cui la festa delle donne è come halloween o l’ultimo di carnevale o la festa del papà).
Io ve li faccio gli auguri, care donne, ma non sono mica sicuro…
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domenica, 07 marzo 2010

 

Scriversi addosso

Quando si risponde ad un’email è buona creanza “quotare” la posta a cui ci si riferisce, per non obbligare chi legge a cercarsi il messaggio precedente (o addirittura la serie di messaggi); è però un’arte lasciare in “quoting” solo le frasi salienti dei messaggi e non tutti i testi (con il risultato di email con dozzine di citazioni inutili e la moltiplicazione idiota di inutili avvertenze per la privacy).
Quando si scrive un post è consigliabile linkare i testi a cui ci si riferisce, per rendersi comprensibili ai lettori.
Mi è venuto in mente questo oggi, quando mi è capitato di leggere un editoriale di Galli Della Loggia sulla prima pagina del Corriere della Sera: era la risposta alle risposte di tre esponenti del PdL ad un suo precedente editoriale. A me che non avevo letto né il suo articolo precedente, né le tre risposte, l’editoriale è risultato del tutto incomprensibile: di cosa parlava? quali critiche aveva portato? cosa gli avevano replicato i tre politici? Boh. Dall’articolo non si poteva capire.
Forse è una strategia per fidelizzare il lettore (se perdi un numero non capisci la trama). Peraltro è comune nell’informazione (in quella italiana, non so all’estero): si parla degli ultimi sviluppi delle vicende e delle polemiche senza mai riepilogare il nocciolo della questione (che spesso in molto polemiche è fumoso, se non del tutto assente); tant’è che se vi è capitato di andare per qualche tempo all’estero quando tornate è impossibile recuperare i fili di quel che dicono i telegiornali, ma dopo un paio di giorni vi rendete conto che non serve.
Tornando al punto di partenza, però, temo che il signor Galli Della Loggia non si sia neanche posto il problema: lui sapeva a cosa si riferiva e tanto basti. (del lettore chi se ne frega?)
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Sarà colpa del trailer

A vedere i trailer di “Le mine vaganti” sembra che Ozpetek abbia voluto fare il remake di “Le fate ignoranti” (il titolo è assonantissimo) à la manière del primo Almodovar ma sul soggetto più banale che abbia trovato, prendendo l’idea statisticamente più utilizzata nei film gay (perché pare che i gay siano un genere cinematografico, come i western).
Sarà divertentissimo.
Forse non lo guarderò neanche in televisione.
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sabato, 06 marzo 2010

 

Folla solitaria

Quando si apre l’homepage di splinder (ma sarà lo stesso con tutti i social network, suppongo) le iconcine degli utenti online tendono ad essere familiari, e uno vede che sono sempre più o meno le stesse, e si chiede “ma questi non hanno niente da fare? non hanno relazioni, persone da vedere, posti in cui andare, una vita da vivere?” e si mette un po’ di tristezza.
Ancora più tristezza se pensa che tutte le volte che lui vede quella iconcina e pensa alla solitudine di chi c’è dietro è perché lui stesso è online, solo davanti al computer.
Allora stacca e esce. <!–

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venerdì, 05 marzo 2010

 

Rigore di calcio

I calciatori italiani rischiano delle penalizzazioni se bestemmiano.
Che c’entra lo sport con le “espressioni blasfeme”?
Forse che nelle bocciofile di tutt’Italia non si tira giù qualche santo o divinità quando si manca un bel punto? Forse che non si nomina Dio invano mancando un tiro libero, dopo un’inforcata o persino per un doppio sei avversario a backgammon?
Ma il calcio non è uno sport: è spettacolo, e in quanto tale la regola sulle bestemmie è comprensibile (in un paese di benpensanti).
Solo vorrei sapere se valgono solo le blasfemie cattoliche, quelle delle religioni maggiori (sarà permesso un “Per Toutatis!” o accostare qualche nome animale a Manitou o Poseidone?) o tutte? Pare che il primo punito avesse detto “Porca troia!”, non si sa se offendendo gli adoratori dell’Iliade o i seguaci di un’ipotetica Dea Maiala (che a dire il vero potrebbero usare l’espressione come invocazione alla Sacra Scrofa).
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mercoledì, 03 marzo 2010

 

Essere in format

Tra i miei hobby mentali (i miei lettori più affezionati lo sapranno) c’è quello di pensare format televisivi.
E in tempi di campagna elettorale e par condicio (come sempre del resto) io un buon format per i dibattiti politici ce l’avrei, equo e spettacolare, che costringerebbe i politici a essere chiari e concisi, che non ammetterebbe urla e sovrapposizioni. Però nessuno me lo chiede. Un vero peccato.
L’idea è quella degli orologi da scacchi.
Gli orologi da scacchi hanno due quadranti e due bottoni, uno per giocatore: quando cammina uno l’altro sta fermo; un giocatore pensa, muove e poi pigia il suo bottone, così il suo orologio si ferma e automaticamente parte l’altro; in questo modo ciascun giocatore ha complessivamente lo stesso tempo di gioco dell’altro.
Nel programma (titolo provvisorio “Partita a scacchi”, ma se ne può discutere) i due politici sono chiusi in cabine e quando uno parla (ha il microfono acceso e l’orologio che cammina) l’altro non può intervenire (ha il microfono spento e l’orologio fermo). E finché uno non ha finito di parlare e non preme il suo bottone il tempo è suo.
In questo modo siamo sicuri che i due abbiano esattamente lo stesso tempo a disposizione; in più saremmo sicuri che non proverebbero a darsi sulla voce (farebbero l’impressione del pesce nell’acquario), e sarebbero di certo rapidi per non lasciare all’avversario troppo tempo finale senza replica.
Secondo me funzionerebbe, casomai se la Televisione mi vuole mandare un pvt io ricambio col mio iban… <!–

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Incaricare gli incaricati di incaricare

Ogni giorno impiegati qualsiasi fanno cose come rispettare le scadenze, presentare documenti a pubbliche amministrazioni controllando che siano in regola, con tutti i bolli e i timbri.
Io spero che tutti i candidati alle prossime elezioni possano concorrere regolarmente.
Ma spero che chi si propone per governare senza saper scegliere due impiegati normalmente efficienti le perda quelle elezioni.
Perché un organismo con migliaia di sostenitori non dovrebbe avere problemi a raccogliere delle firme di persone esistenti e vive, autenticarle, ecc. e fare tutto in tempo e secondo la legge: hanno avuto tutto il tempo per prepararle. Se non sono capaci di scegliere due segretari come potranno scegliere gli assessori, i dirigenti, i delegati?
<!–

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martedì, 02 marzo 2010

 

Aliens

In difesa degli immigrati, ieri in agitazione, molti hanno fatto riferimento al lavoro che fanno, a quanto sono utili, alla percentuale di pil che producono, e così via a parlare di lavoratori.
Considerarli persone è troppo eh?

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lunedì, 01 marzo 2010

 

The one in my backyard

La prima cosa che nota il turista quando arriva in treno a Roma è che i tetti dei palazzi sono selve di antenne.
Quindi se ciascun palazzo per legge piazzasse sul tetto un pannello solare per il consumo condominiale (luce per le scale, ascensore, ecc.) non sarebbe un gran danno estetico. E lo stesso è in gran parte delle città e paesi italiani (tanto più che ci sono pannelli solari costruiti in modo da avere un impatto visivo nullo, anche sui tetti a tegole).
Chissà quanta elettricità potremmo smettere di importare, chissà quale centrale nucleare potremmo non costruire. Magari proprio quella nel vostro cortile.

<!–

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domenica, 28 febbraio 2010

 

Tutt’un blog

A vedere i giornali, specie quelli online, c’è un gran fiorire di blog.
Sono articoli più o meno quotidiani scritti professionalmente da professionisti.
Chiamarli “rubriche” fa poco figo eh?
Eppure è quello che sono. E il chiamarli blog, oltre a dimostrare l’insulso rincorrere della nomenclatura “up to date” da parte dei giornalisti, dimostra il ritardo della stampa. Pare si siano accorti dei blog un po’ tardi, e non si sono ancora resi conto che il fenomeno dei blog è in parabola discendente: sono sempre di meno e con meno lettori, i blog nuovi nati non crescono e non acquistano lettori, i blog “storici” si istituzionalizzano, si ingessano, diventano rubriche, le antiche blogstar si fanno casta, entrano nei giornali.
E il cerchio si chiude.
 
PS: se mi offrissero una rubrica pagata io non lo so mica se accetterei: mi metterebbe ansia. Boh, forse dipende dal quanto.

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venerdì, 26 febbraio 2010

 

Quale allegria

Non gioisco per niente.
A me il fatto che la Cassazione abbia certificato la colpevolezza di Berlusconi (ancorché sia passato troppo tempo perché sia punibile da un punto di vista giuridico) non dà nessuna soddisfazione.
Anzi, mi addolora il fatto che il capo del governo italiano sia una persona capace di infrangere la legge per il proprio vantaggio (perché è di questo che si tratta). E mi addolora ancora di più il fatto che milioni di italiani se ne freghino, e magari continuino a stimarlo (la “furbizia” in Italia gode sempre di buona popolarità, pure da parte delle vittime), e senz’altro continueranno a sostenerlo e a votare per lui.
Non c’è niente di cui gioire.

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Uno sbaglio di fondo

Io scrivo con le dieci dita (anzi nove perché il pollice sinistro lo uso quasi mai) e senza neanche guardare la tastiera, come da corso di dattilografia che è una delle cose più utili che io abbia mai fatto nella vita (frase che pone il progetto di una classifica…).
Il problema è solo quando sbaglio a posizionare le dita all’inizio r sòòpts vp,omvop s dvtopbrtr vpdo
 

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mercoledì, 24 febbraio 2010

 

Le cose in comune

La corruzione è la disonestà per ottenere un vantaggio economico a scapito di altri, gli onesti.
In fondo è lo stesso principio del furto, della truffa, dell’abigeato e di un sacco di reati e cose da banditi.
Il ministro Tremonti si vanta del rientro di 95 miliardi con lo scudo fiscale.
Non manca niente: c’è il vantaggio economico, c’è la disonestà, ci sono anche gli onesti che la prendono nel c…

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martedì, 23 febbraio 2010

 

Squiz

Tra i miei hobby mentali, lo sanno i miei lettori più affezionati, c’è quello in pensare a nuovi format televisivi.
Stavo pensando ad un format televisivo di quiz in cui non venisse premiato chi sa di più (noia…), né il più fortunato (ce n’è sin troppi), ma il più ignorante. Ma come fare? A far vincere chi risponde sempre male si torna sul sapiente, dato che per evitare la risposta giusta bisogna conoscerla, o almeno essere fortunati.
Poi mi è venuta un’idea.
C’è un quiz in televisione in cui non bisogna rispondere le cose come stanno, e neanche beccare a caso la risposta giusta, ma indovinare l’opinione di un campione statistico (in quel quiz si bara pure, dando agli intervistati delle alternative che poi non si riferiscono ai concorrenti, così per esempio sere fa si è detto che una certa percentuale di italiani definirebbe Carla Bruni “algida”… andiamo! chi usa la parola “algida”?)
Ecco, basterebbe chiedere a mille italiani la capitale della Svizzera e poi far indovinare ai concorrenti la risposta statisticamente più diffusa (ehm… Ginevra?… Zurigo?… Berna, Basilea o Lugano?… ehm… Berlino è in Svizzera?…ehi, ma non è Vienna? d’altra parte anche Bogotà…).
 
PS: se siete andati a cercare la capitale della Svizzera su wikipedia siete ottimi candidati per il nuovo mirabolante quiz “King of Ignuranz”!

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lunedì, 22 febbraio 2010

 

Mancanza

A volte sei allegro e ti manca un’amica con cui condividere il buon umore, a volte sei giù e avresti bisogno di un’amica che ti consoli, a volte stai così così e l’amica ti manca lo stesso, a volte hai una cosa da raccontare e vorresti un’amica a cui raccontarla, a volte non c’è niente di nuovo e un’amica ti direbbe qualcosa di sé, a volte…
Insomma una vera amica, quando non c’è, ti manca sempre.

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domenica, 21 febbraio 2010

 

Borsa del c…

Pare che la Borsa di New York abbia avuto un’impennata con la confessione-stampa di Tiger Woods sul suo sesso extraconiugale.
A voi sapere che i fondi di investimento su cui avete investito i vostri risparmi dipendono dalle scopate di un golfista e dalla loro gestione mediatica fa piacere? Vi sembra sano e normale nella maggiore economia mondiale? Credete sia segno di una finanza tranquillizzante?
Bravi, continuate così: avete capito tutto.

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sabato, 20 febbraio 2010

 

Arresti

Vivaddìo finalmente!
Finalmente un mafioso latitante che arrestano su una spiaggia tropicale!
Santo Domingo è ormai dozzinale, siamo d’accordo, ma è un bel progresso rispetto ai boss potentissimi che controllano milioni di euro e vivono in appartamenti squallidi da operai monoreddito, con nascondigli in cui fare una vita da topi, in cui il lusso è rappresentato da un lettore di dvd. Una vita da stronzi, che uno si chiede che delinquano a fare se la conseguenza è fare una vita peggio che da carcerati.
Li chiamano ricercati, ma non mostrano nessuna ricercatezza…
Santo Domingo è un sogno un po’ limitato, un paradiso da parvenu, non è un paradiso esclusivo come Xxx e Www (posti che non vengo a dire a voi, sennò mi venite a riempire di volgari neoricchi), però è un passo avanti.
 
PS: da notare il commento del ministro in conferenza stampa, che ha affermato che l’elenco dei latitanti così si è snellito. Ora, io non so quante persone siano latitanti in Italia, ma ho idea che sia un numero in cui due arresti siano lo zerovirgolazerozerozero…

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mercoledì, 17 febbraio 2010

 

C’è sempre

Come tutti gli snob ieri sera mi sono perso il festival di Sanremo: avevo cose più interessanti da fare, tipo tagliarmi le unghie.
Ho smesso anche di guardare una serata all’anno, come facevo per tenermi comunque al corrente di una cosa popolare, che interessava una vasta fetta di gente intorno a me: mi pareva una sorta di dovere di informazione, sapere di cosa parlano le persone. Poi ho notato che era così per molti, che seguivano il festival solo perché era una cosa seguita.
Ho smesso, ma senza farlo apposta, senza evitarlo come la peste; semplicemente se c’è qualcosa di meglio da fare lo faccio.

PS: questo post non ha il tag “musica” apposta.

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martedì, 16 febbraio 2010

 

Niente di serio

A tenere un blog, ormai lo so, uno scrive delle cose anche sensate a volte, ma sempre al livello di conversazione superficiale.
Io se mi prendessero sul serio, sarei parecchio inquietato. Se gli intellettuali commentassero i miei post, se ne facessero occasione di dibattito politico, se mi interrogassero per rendere conto delle idee esposte io dovrei specificare che si tratta di post, solo di post: chiacchiericcio.

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lunedì, 15 febbraio 2010

 

Divertente

Quando ero ragazzo giocavo a scacchi (non proprio scacchi, un gioco astratto da scacchiera tipo scacchi o dama: per semplicità dirò scacchi, ché quelli li conoscono tutti).
L’immagine degli scacchisti che fanno un torneo è quella di persone sedute immobili che fissano dei pezzetti di legno: non è esattamente il simbolo del divertimento. E allora un mio amico mi chiese “ma è divertente?” tra il sinceramente curioso e l’ironico. E io gli risposi di sì: che occupando tutta la tua concentrazione su quella scacchiera, sulla posizione dei pezzi, sulle geometrie astratte che formano le loro mosse potenziali, una partita di scacchi è divertente. Diverge il tuo pensiero da tutto e lo porta sul gioco, su quel quadrato, su quei pezzetti di legno.
In questo è più efficace di una festa, in cui a volte niente ti distoglie dai tuoi giramenti di palle, e alla fine dici “non mi sono divertito”.

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