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giovedì, 22 aprile 2010  

Sarà che amo la sintesi

Odio i siti web con la pagina di introduzione.
A che serve far perdere tempo e megabyte per una pagina il cui contenuto è solo “clicca qui per entrare”? Cosa credi che sia venuto a fare fin laggiù?
Ancor peggio se l’introduzione è una pesantissima animazione in flash, la cui inutilità è talmente riconosciuta dagli stessi programmatori da fargli inserire in basso a destra il tastino “skip intro”.
Odio.
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Poveretti

Arrivò ad anno cominciato, e se ne andò prima che finisse. Non ricordo neanche come si chiamasse.
Giocava nella squadra primavera di una squadra di serie A, ed era ben lanciato per una carriera da calciatore (ce lo disse un nostro compagno di classe “stabile”, che giocava anche lui nelle giovanili della stessa squadra, ma a diciassette anni la sua carriera era già alla frutta, perché tra fare il mediocre calciatore di serie minore e studiare aveva scelto la seconda opzione).
La squadra, più per forma che per altro, parcheggiava i suoi ragazzi nelle scuole.
Giocava in pratica da professionista da quand’era ragazzino, aveva cambiato città più di una volta, era vezzeggiato da tutti, adorato come un campione dalla preadolescenza.
Poi, per quanto ne so, non è diventato un campione, forse neanche un calciatore di serie A, non lo so. Quel che è certo è che è difficile diventare un adulto maturo crescendo così.
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mercoledì, 21 aprile 2010

 

Silvio e le cellule

Pare che Berlusconi abbia dichiarato oggi che: “Il PdL è un movimento che nasce dal popolo. Non è un partito con le correnti che sono metastasi e facevano parte dei vecchi partiti.”
Mi pare si possano individuare tre elementi.
Il primo, che il PdL sia nato dal popolo, mi pare decisamente falso. Annunciato dallo stesso Berlusconi dal predellino di un’auto (senza che nessuno gliel’avesse chiesto) è la fusione meccanica fra un partito nato dal suo leader (Forza Italia) senza struttura, e un vecchio partito della Prima Repubblica ben strutturato.
Il secondo elemento è la parola “metastasi”, che Berlusconi già altre volte ha usato molto a sproposito. “Metastasi” è (cito lo Zingarelli) la Riproduzione di un processo tumorale a distanza dal luogo di insorgenza, per diffusione di cellule tumorali capaci di riprodursi. Perché le correnti dovrebbero costituire la diffusione di un tumore? Le correnti sono gruppi interni di un partito (possono essere anche di maggioranza, per dire…).
E sì che di metastasi politiche qualcosa potrebbe saperne. Se solo notasse che nel suo partito (e nelle alte sfere) c’è un tale Lamberto Dini, per fare un esempio.
E questo è il terzo elemento: i vecchi partiti. I vecchi partiti (quelli più grandi) nascevano dal popolo: avevano sezioni, con dentro gente che discuteva di politica, avevano congressi, cambiavano i segretari…
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La grandine debellata

Quand’ero bambino la grandine era la disperazione dei contadini.
Perché quand’ero bambino io la grandine era compresa nei rischi d’impresa, cioè il fatto che “le cose possono andare male”.
Ora se per esempio un evento naturale (diciamo un’eruzione vulcanica) produce dei danni a delle imprese (diciamo le compagnie aeree) i mancati guadagni vengono richiesti alla comunità. Perché ora per le imprese (se sono grosse abbastanza) le cose non possono andare male.
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I difetti degli altri

A tenere questo blog mi capita di stigmatizzare dei comportamenti, di tanto in tanto.
(Per esempio quello di usare parole come “stigmatizzare”.)
E poi a pensarci bene trovo che molti di questi comportamenti sono pure miei.
(Perché è sempre valida la definizione di Bierce di “egoista”.)
E però li vedo chiaramente negli altri.
(Per esempio citare per scontate frasi che non tutti sono tenuti a conoscere, e mi viene in mente una frase, mi pare di Flajano, secondo cui “ho studiato la stupidità umana, e sono riuscito a dimostrare solo la mia”.)
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martedì, 20 aprile 2010

 

Ilarità

Cacca, culo, trombare, rutto, cureggia.
Conosco gente per cui tutto ciò è raffinato umorismo. E pensa che io lo trovi insipido e noioso solo perché sono inibito, presuntuoso e noioso io stesso.
Ed è verissimo. <!–

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lunedì, 19 aprile 2010

 

Luci rosse

I film di oggi sono tutti sesso e violenza, lo dicono tutti.
Allora vi racconto la trama di un film che ho visto giorni fa.
Un detective privato indaga su casi di adulterio e sviluppa un intero archivio su un attempato e ricco playboy, che passa da un letto all’altro. La giovanissima figlia del detective segue le gesta del playboy e se ne invaghisce; quando un marito cornuto va per sorprenderlo con la moglie e ucciderlo la ragazza va a sostituirsi alla donna fra le braccia del riccone e lo salva.
Così i due cominciano a frequentarsi e siccome lui dichiara di voler evitare qualsiasi coinvolgimento sentimentale lei gli racconta di essere una grandissima troia, enumerandogli uomini e avventure (inventate).
Alla fine anche lui si innamora, e i due trombano come ricci.
 
La trama è adattissima per un film porno, tutta incentrata sul sesso (immaginatevi che bei flashback i racconti di lei, e considerate che lui incontra lei nel pomeriggio e altre donne la sera). Però si tratta di “Arianna” (Love in the afternoon, 1957, di Billy Wilder, con Gary Cooper, Audrey Hepburn e Maurice Chevalier).
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domenica, 18 aprile 2010

 

Ma nessuno lo saprebbe

Spiagge incontaminate, foreste inesplorate, verdi colline, panorami intatti…
Come sarebbe bello il mondo senza ‘sti scassacazzi di umani. <!–

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sabato, 17 aprile 2010

 

Monologo della Natura islandese

La terra ha un diametro di oltre 12700 chilometri. L’uomo è quasi sette milioni e mezzo di volte più piccolo.
La terra è vecchia di quattro miliardi e mezzo di anni e durerà ancora per qualche miliardo d’anni. L’uomo…
Al di là della incredibile bellezza estetica della cosa, e del giramento di palle che avrei anch’io se questa cenere vulcanica mi fregasse dei giorni di vacanza (do alle ragioni di vacanza decisamente più importanza che a quelle di lavoro), mi piace che ci si ricordi ogni tanto che non tutto è irregimentato, che siamo ancora umani.
Ma a guardarsi intorno ciò che si nota è solo il fastidio: ci dà fastidio che la natura ci metta i bastoni tra le ruote, si metta in testa di scombinare i nostri piani, i nostri orari. La natura è questa cosa che disturba i nostri progetti, ci sfida, ci irrita.
Ma siamo convinti di essere i più furbi (e quindi i più forti), che vinceremo, che asfalteremo tutto, spianeremo le montagne che ci dànno fastidio e metteremo la neve dove vorremo sciare, piazzeremo semafori, regoleremo gli orari, stabiliremo, decideremo.
Come microbi su un pelo d’elefante. <!–

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Voci che si sentono (purtroppo)

Trovo insopportabili gli spot con i personaggi del passato (Lennon, Monroe) ridoppiati, mi sembra crudele usarli senza che possano difendersi, mettere loro in bocca parole senza che possano dire la loro (in particolare Lennon, cosa avrebbe detto ad essere usato in uno spot per un’automobile?).
Un sovrappiù di irritazione per lo spot con Mastroianni, doppiato/imitato in modo tremendo.
 
La signora Barale (soubrette?) promuove un programma cantando “Ma le gambe”. Persino in privato, lontano dalle telecamere, mai ho sentito cantare così male. In genere chi non sa articolare i toni della propria voce in questo modo evita di cantare persino sotto la doccia, perché invece la signora Barale la fanno cantare in televisione, a tradimento interrompendo altri programmi?
Personalmente la candido a peggior cantante in pubblico di tutti i tempi.
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venerdì, 16 aprile 2010

 

Memories

Bisogna sbrigarsi a commentare la crisi tra Fini e Berlusconi, in quello che i telegiornali definiscono “strappo” perché è nel centrodestra e definirebbero una “insanabile spaccatura” commentando “sono divisi su tutto” se fosse nel centrosinistra (non sono ipotesi, è già successo e più di una volta).
Bisogna sbrigarsi perché fra qualche giorno non ce ne sarà più traccia e la maggioranza di governo sarà di nuovo compatta e amorosa.
Non è una previsione: è già successo anche questo, e più di una volta.
Ci sono state elezioni politiche in cui Forza Italia si è presentata alleata della Lega al nord e di AN al sud, come se fossero state elezioni regionali e non avessero poi generato una maggioranza nel parlamento nazionale (maggioranza si può capire quanto coesa).
Umberto Bossi ha dichiarato “mai più con i fascisti” (o qualcosa del genere, cito a memoria).
Gianfranco Fini escluse di far confluire An nel PdL, pretendendo “progetti che nulla hanno a che fare con la improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche” e dichiarando cose come “la favola della CdL è finita, Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio improvvisamente idea e posizione”: era la fine del 2007, e dopo qualche mese tutti uniti e compatti.
Gli italiani hanno la memoria dei pesci rossi (sei secondi), giornali e telegiornali non li aiutano.
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giovedì, 15 aprile 2010

 

Quello che non so

Che sia la matematica o il festival di Sanremo, che sia la musica lirica, la letteratura coreana, l’Isola dei Famosi, la botanica o la distinzione fra gaviali alligatori e coccodrilli, per autoassolversi della propria ignoranza è sufficiente pensare che le cose che non sappiamo non sono poi così importanti.
Vabbè: non so cosa sia l’algebra, ma a chi serve? Ok, conosco solo milleduecento parole, ma mi bastano (quindi le altre sono inutili). Non ho idea delle canzoni che passano per radio, ma non saranno mica Mozart.
Conosco parecchia gente che fa così, e anch’io nel mio piccolo mi ci trovo bene.
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mercoledì, 14 aprile 2010

 

Mimi

È successo che mi sono dimenticato il pin del bancomat (mi ricordo le cifre ma non l’ordine… e non l’ho segnato sulla rubrica del telefono sotto falso nome, come fanno tutti.)
E oggi cercando il foglietto (invano: dovrò rifarlo) ho trovato in un portafogli un biglietto su cui, chissà quanti anni fa, mi ero segnato un po’ di titoli di film piuttosto rognosi per il gioco dei mimi.
La regola del gioco, I bostoniani, I picari, Se tutto va bene siamo rovinati, Fandango, Mi faccia causa, Certo certissimo anzi probabile, Ho visto cosa hai fatto e so chi sei, Ormai non c’è più scampo, A proposito della notte scorsa, ecc.
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martedì, 13 aprile 2010

 

Posso?

Rallento, perché c’è lei.
La signora potrebbe già passare, ha un piede sulle strisce, ma sta ferma e mi guarda.
Io sono in auto, e se la investo quella che si fa male è lei.
D’altra parte è lei ad avere la precedenza.
Mi fermo.
Solo allora la signora attraversa la strada, e mi fa un cenno di ringraziamento.
Io ho solo rispettato le regole (le regole esistono sempre per difendere il più debole, il più forte non ne ha bisogno), ma la signora, fermandosi, ha rimesso un suo diritto alla mia benevolenza. E mi ha ringraziato come se non fosse stato un semplice dovere per me e un diritto per lei, ma un favore che le ho fatto. Si sente debitrice perché ha ricevuto una cosa sua.
Funziona così anche il senso civico, quando manca.
<!–

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sabato, 10 aprile 2010

 

Indispensabili

Pronto, dove sei?
Ma mi senti?
E ora mi senti?
Pronto.
Mi senti?
Mi senti?
Mi senti adesso?
Eh, vabbè…
 
Senza la moderna tecnologia tutto questo non esisterebbe.
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Siamo tutti costituzionalisti

Quale presidenzialismo per l’Italia?
Presidenzialismo all’americana o semipresidenzialismo alla francese corretto per emendarlo dal bilanciamento dei poteri?
Per ora, per come lo descrivono, sembriamo avviati verso il presidenzialismo all’italiana, quello che ha funzionato così bene un centinaio d’anni fa.
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giovedì, 08 aprile 2010

 

Perché?

Niente di strano che un sacco di sindaci lombardi protestino contro i tagli al bilancio degli enti locali fatti dal governo.
Quello che è strano e che molti di quei sindaci siano dei partiti di governo, e quello che è più strano è che uno di quei partiti di governo dice di essere “radicato nel territorio”, e poggia la sua propaganda sul “federalismo” e la “difesa delle autonomie”.
Quello che è stranissimo è che nessuno gliene chieda ragione.
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Bravi

Non avrò mai l’occasione, e mi mancherebbe la faccia tosta.
Però mi piacerebbe la scena: una situazione in cui incontro uno di questi “vip” (tipo Fabrizio Corona, o Emanuele Savoia, o gente così) e chiedergli qual è la sua professione (magari tipo finto tonto “ma lei è famoso! e cos’è che fa così bene che tutti la conoscono? canta bene, fa dei bei quadri, vince delle gare sportive?”) e poi, alla risposta, scoppiare in una fragorosa risata. <!–

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mercoledì, 07 aprile 2010

 

Ego me absolvo…

Anch’io sono bravo ad autoassolvermi, come tutti del resto.
Devo sopravvivere alle mie colpe e mi trovo un modo: lo fate anche voi, confessiamocelo.
Il filmato di un attacco statunitense ad un gruppo di civili in Iraq del 2007, dopo un paio di giorni che girava per le maggiori testate giornalistiche del mondo, è arrivato al TG1 (quando ha esaurito le urgenze di pasqua e pasquetta, più pressanti).
Il soldato che ha sparato sui civili (tra cui un fotografo col teleobiettivo, creduto un’arma, e i casi in cui non sono coinvolti giornalisti e/o occidentali non ci arrivano), ferendo anche un bambino, commenta alla fine “eh, non avrebbe dovuto portare un bambino in battaglia”.
In effetti i bambini non si dovrebbero portare i bambini in battaglia. Solo che quella, senza un idiota con un mitra micidiale, non sarebbe stata una battaglia.
Idiota assassino, ma anche lui autoassolto.

PS: ma anche assolto giuridicamente, forse il titolo del post dovrebbe proseguire “…in nomine patriae”. <!–

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martedì, 06 aprile 2010

 

Il senso della misura

Giornali e telegiornali unanimi e compatti hanno definito “storica” la coincidenza per cui ci sono quattro donne in orbita in questi giorni.
Perché dovrebbe essere storica, e non semplicemente una curiosità di cronaca, non l’ho capito: tant’è che non ricordo come memorabili i giorni in cui sono state in orbita due donne, o tre (e a dire il vero neanche ricordo se questa eventualità si sia mai verificata, ma suppongo di sì).
Forse è solo che ormai qualsiasi cosa è “storica” (la prima vittoria in trasferta della squadra Pinco a casa della squadra Pallino con la seconda maglia e un arbitro con un neo sul naso), con una tendenza al superlativo per cui qualsiasi sfortunato a cui capita una disgrazia è immediatamente “eroe”, le idee tutt’al più brillanti sono “geniali” e tutto è “straordinario”, “fantastico”, “eccezionale”.
Con il risultato che gli aggettivi si svalutano, e a forza di definire “eccezionale” la normalità non si sa più riconoscere.
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lunedì, 05 aprile 2010

 

Pensare stanca

Ero ragazzino quando cominciò a diffondersi l’uso dell’espressione “della serie…”
Sono passati anni (molti) e ne ho le palle piene.
Chissà come mai la gente ha questo disposizione ad usare ripetutamente espressioni precotte (magari “spiritose”) senza annoiarsi (probabilmente senza neppure ascoltarsi, unico modo per non venirsi a noia). <!–

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sabato, 03 aprile 2010

 

Pubblicheresti una cosa così?!

Non sono in vacanza, non sono morto e soprattutto non mi sono dimenticato di voi.
Solo che mi si è momentaneamente alzato il senso critico e tutti i post che mi vengono in mente me li scarto.
Ma riuscirò a farlo tornare nel suo torpore (il senso critico, intendo). <!–

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mercoledì, 31 marzo 2010

 

Boh

Ci sono situazioni in cui l’unica cosa che capisco è che non ci capisco niente.
In altre invece non capisco neanche quello.
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martedì, 30 marzo 2010

 

Affari “suoi”

In un paese in cui le dimissioni sono rare e quasi mai serie il ministro Fitto si dimette.
E io non capisco perché.
Il ministro per gli affari regionali si dimette, pare, perché il “suo” candidato nella “sua” Puglia ha perso le elezioni. Forse che considerava suo incarico di ministro gli affari “suoi” nella “sua” regione? Se è così le sue dimissioni sono un bene: il Ministro della Repubblica per gli Affari Regionali si deve occupare (come tutto il governo, del resto) degli affari di tutti, non solo dei “suoi”.
Però, tranquilli, si parla di respingerle le dimissioni. Perché in Italia queste cose non sono quasi mai serie.
Sono tristemente serissime.
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lunedì, 29 marzo 2010

 

Voto contro

Alla fine ho votato.
Sono andato a votare contro. Per non sentire i peana trionfanti di alcuni, o meglio per non sentirmene corresponsabile.
E per due persone che ho conosciuto: il giovane Christian Zamza (giovane per modo di dire dato che si avvia verso i quaranta), che si dichiara di sinistra, e il vecchio Nicola Secolo, che la sinistra di oggi non l’avrebbe capita.
Col giovane Christian Zamza ero a cena tempo fa, e mi arringava sul fatto che “i politici sono tutti uguali” e che “non dovrebbe andare a votare nessuno, così imparano!” (io di persona non discuto quasi mai di politica, e anche in questo caso ho lasciato perdere). Il vecchio Nicola Secolo, che aveva conosciuto il fascismo, la guerra e la guerra partigiana, non concepiva di non andare a votare quando si era chiamati; e gli avrebbe detto “Bravo, fai bene a non votare se sono tutti uguali, e a lasciar scegliere gli altri al posto tuo. La libertà che hai non sarebbe completa se non potessi rinunciarci.”
Il fatto che siano due personaggi (quasi) immaginari non cambia le cose più di tanto. <!–

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domenica, 28 marzo 2010

 

Debiti formativi

C’è poco da fare: tutto quello che ho fatto finora è entrato in me. Tutte le cose che ho visto, i libri che ho letto, le persone che ho conosciuto, le fotografie, le musiche, i singhiozzi, gli odori sono nella mia testa anche se me li sono dimenticati.
Come dice un aneddoto attribuito spesso a Picasso, ma anche a altri, per fare un disegno, per quanto semplice, non ci vogliono due minuti, bensì quarant’anni e due minuti (la tempistica varia in base all’età e alla cosa fatta).
Così tempo fa mi è tornata in mente una cosa che avevo letto di Fredric Brown, e allora sono andato a ricercare i suoi libri di racconti che avevo letto lustri fa (e non esagero) e ci ho ritrovato cose mie di adesso: non proprio le cose uguali, ma un certo modo di usare le idee, un certo gusto per la sintesi estrema e la semplificazione, un certo tipo di umorismo, cose così.
Era lì anche se me l’ero dimenticato.
Sono pieno di debiti… <!–

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sabato, 27 marzo 2010

 

Colpa mia

È colpa mia.
Ho comprato robaccia per spendere poco (quella che il tg2 definirebbe robaccia cinese, ma c’è scritto bello grande “Made in Italy”).
Così quando alla bicicletta ha cominciato a rompersi un dentino della catena (rugginosa) non valeva la pena mettere le mani anche su freni, copertoni, fanali, ecc. e l’ho lasciata incatenata per la strada in attesa di decidermi a ricomprarne un’altra.
(Nel frattempo dei buontemponi le hanno staccato la dinamo, il fanale davanti, il carter… burloni…)
Intanto ne uso una in prestito.
Da donna, scomoda (mi sembra di andare con una bici da bambini), col cestino davanti.
Il cestino davanti non è elegante, e neanche virile, ma devo ammettere che è molto comodo per portare le cose.
È comodo anche per misurare il senso civico delle persone: dopo un paio di giorni in strada è normale trovarlo con dentro lattine (vuote), cartacce, bucce di banana, bicchieri di carta, pacchetti di sigarette (vuoti), fazzoletti di carta (usati) e molto altro.
D’altra parte è colpa mia: gli metto un cestino lì, in bella vista…
<!–

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venerdì, 26 marzo 2010

 

Chi ha paura

Avete presente i telecronisti-tifosi? Quelli che commentano la partita in modo fazioso, esagerando, dicendo “noi” e “loro”?
Io no. Però so che esistono. Ne ho sentito qualche secondo oggi in un telegiornale: era un napoletano che commentava la vittoria contro la Juventus con giudizi sportivi e sdrammatizzanti quali “La Juve è morta!!! Le stiamo facendo l’estrema unzione!!!”, pacatamente strillato come ci si aspetta da un tifoso in curva.
Ora, io suppongo che chi ascolti il telecronista-tifoso sia un tifoso di quella squadra (che si riconoscerà nelle urla, che troverà conferma che i rigori contro sono sempre inventati, che quelli a favore sono sempre sacrosanti e che in generale l’arbitro sia obiettivo quando è a favore proprio e corrotto quando fischia contro), oppure sia qualcuno che sopporta le scemenze sapendo che sono scemenze.
Per una coincidenza ho visto questo spezzone facendo zapping subito dopo un altro telegiornale, con i servizi sui commenti di Berlusconi su Santoro. E mi sono chiesto perché Berlusconi abbia tanta paura di Santoro.
Santoro è un po’ come Emilio Fede: un telecronista tifoso. Chi lo ascolta è già da prima d’accordo con lui (e figuriamoci chi si prende il mal di pancia di ricercarlo su reti nascoste), quindi non sposta un voto che è uno. Certo, conferma nelle sue idee chi già ce l’ha, gli impedisce di cambiare punto di vista, però non cambia una pagliuzza. Il tifoso del Milan non ascolta il tifoso dell’Inter, e se lo fa (per divertirsi) si riveste prima di una tale corazza di pregiudizio che non corre rischi di cambiare campo.
Tutta questa paura mi fa paura.

PS: un leghista, interpellato, ha detto a proposito di Santoro “è giusto che ci sia libertà di parola, ma i comizi a spese dello Stato no!”; che sarebbe interessante girare ai suoi colleghi di governo, anche leghisti: chi li paga mentre fanno propaganda elettorale? chi paga i loro trasporti verso le piazze? chi paga le loro scorte alle manifestazioni? chi paga i loro comizi? <!–

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Questione di tempo

Il gusto si forma.
Col vino, i vestiti, l’architettura o le ragazze, ci piacciono certe cose in base all’educazione che ci diamo. Così il quadro che scandalizza: dopo cent’anni sta nel salotto buono del piccolo borghese.
Citando a memoria Jerome: “Per una vita ci dicono che il David di Michelangelo è bello, poi andiamo a guardarlo e diciamo ‘Com’è bello!’”
Forse quello che chiamiamo bellezza è in realtà abitudine.
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giovedì, 25 marzo 2010

 

Curioso, troppo curioso…

Mi ha telefonato Pierferdinando Casini giorni fa, proprio la sua voce vera, per dirmi, proprio a me, tutto un discorsino elettorale. Siccome io sono un tipo curioso me lo sono ascoltato tutto.
Poi, dopo, l’ho raccontato sintetizzando che “mi ha detto che se ci tengo alla famiglia devo votare per l’UDC”: che detto così assume un tono vago di minaccia mafiosa…
Ma posso assicurare che non lo era, era tutto un discorsino sui valori della famiglia, e solidarietà tra i membri della società, e rispetto dei valori tradizionali e cose così. (Che detto così continua a suonare mafioso, ma garantisco che è un caso se i democristiani e i mafiosi sfruttano gli stessi punti culturali di origine ecclesiale cattolica per affermare il proprio potere.)
Quasi quasi se durava un altro po’ mi convinceva a cambiare idea: a non essere più così curioso. <!–

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