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mercoledì, 19 maggio 2010  

La scelta dei migliori

L’idea di Lippi di fare la formazione della nazionale di calcio non tramite un commissario tecnico ma attraverso un sondaggio mi pare eccellente.
Facciamo che ogni squadra fa una lista dei suoi e gli italiani votano la squadra (certo, senza preferenze, e se otto squadre mettono come capolista un portiere pazienza). Poi troviamo un sistema complicato e cervellotico, con circoscrizioni e premi di maggioranza, per scegliere i convocati, i titolari e le riserve.
Del resto scegliamo così quelli che amministrano il nostro paese, e diciamo che sono legittimati, che hanno il diritto/dovere, che sono “unti”: la nazionale di calcio è più o meno importante?
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martedì, 18 maggio 2010

 

Di qua e di là (o di altrove)

Ma io sono di destra o di sinistra?
Non è che è una domanda sbagliata? A forza di dire così ci siamo costretti a pensare alla politica come se fosse uno stretto corridoio, in cui chi vuol stare lontano da Berlusconi deve per forza stare vicino a Di Pietro (e Di Pietro deve stare vicino a chicchessia), in cui chi è anticomunista si sente obbligato a essere neofascista, e così via.
Questo si aggiunge ad una mentalità da tifo calcistico, per cui “i nostri” hanno sempre ragione e “gli altri” sempre torto: che si tratti di rigore o fuorigioco, di tasse o immigrazione. E le posizioni si radicalizzano sempre di più (basta leggere i giornali: hanno l’equilibrio di un tifoso che parla del proprio centravanti).
E così è sempre più facile avere una posizione, sempre più inutile pensare, e per sapere con chi essere d’accordo basta guardare il colore della sua maglietta (in questo senso i thailandesi, con le loro magliette gialle e rosse, sono un pezzo avanti).
Ecco, io non so se sono di destra o di sinistra.
Da giovane pensavo di essere più o meno di sinistra. Ora forse direi inziglio.
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lunedì, 17 maggio 2010

 

Paura della paura

La bella addormentata nel bosco*, quella che secondo la profezia doveva pungersi con un fuso a sedici anni e morirci, non poteva stare attenta ed evitare i fusi?
Sin da bambino me lo sono chiesto. E poi ora mi sono risposto: imbecillità dei genitori.
Per paura hanno fatto sparire i fusi dal castello; lo sapevano che fino ai sedici anni non c’era pericolo, ma per troppa prudenza hanno ottenuto che la sedicenne Bella terrorizzata dai fusi non sapesse neanche cosa fossero. E quando ha visto una cosa sconosciuta a punta non le è venuto da pensare che fosse un fuso.
Una lezione pedagogica (oltre che la metafora di un po’ qualsiasi cosa si voglia, dal raffreddore al fascismo): proteggere dai pericoli fino alla loro ignoranza finisce per esporre indifesi.

*in una prima versione del post avevo parlato di Biancaneve, spero che mi perdoniate la svista e anche la correzione in corsa. <!–

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Cose che non esistono

Si sono finalmente accorti che i maggiori telegiornali nazionali ignorano i partiti di opposizione, facendo come se non esistessero. Lo avevano già fatto coi partiti minori, di fatto escludendoli da qualsiasi possibilità elettorale; ora si applicano a sancire l’inesistenza anche di PD e UDC (messi così, insieme, seppure con peso relativo piuttosto diverso).
La notizia non ha avuto grande risalto nei maggiori telegiornali nazionali.
(Far sparire un partito politico dalla televisione di fatto lo uccide, negandogli la possibilità di farsi conoscere e raccogliere consensi. Forse qualcuno crede che le mafie siano la stessa cosa; basta dire “la mafia non esiste”, anzi non nominarla neppure, chiudere gli occhi e puff!…)
Intanto, da qualche tempo, stanno facendo campagna a favore di Gianni Letta, mostrato mentre prende premi o in situazioni istituzionali: fateci caso a come lo stanno pompando. Credo sia una campagna di popolarità per legittimarlo come presidente della repubblica.
Non so perché questa campagna, dato che sarà eletto dal Parlamento (e neanche da questo: dal prossimo), però è interessante notarlo. <!–

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venerdì, 14 maggio 2010

 

Siete sicuri?

Per commentare un blog bisogna registrarsi, e la password che mi è stata mandata per e-mail (al secondo tentativo) è )#2WBnu3r94K.
Dico sul serio: ho copincollato.
E non funziona neanche. <!–

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mercoledì, 12 maggio 2010

 

Ambizioni

Protestano, fanno gli striscioni, manifestano in piazza.
I disoccupati chiedono lavoro.
Però a dirlo così si rischia il malinteso.
Quando i disoccupati reclamano a gran voce un lavoro non è che vogliano il lavoro, ma vogliono lo stipendio (in cambio del quale sono disposti a sopportare un lavoro). Tant’è che se dovessero scegliere tra il lavoro e lo stipendio, aut aut, ben pochi opterebbero per il primo: quasi tutti, se gli dessero il lavoro senza lo stipendio non sarebbero per niente soddisfatti, e invece se gli dessero uno stipendio senza lavorare sarebbero contentissimi. Perché non è che non sanno cosa fare dalla mattina alla sera e si annoiano, ma è che non hanno i soldi per comprarsi le cose.
Anche molti occupati sarebbero contenti se gli dessero i soldi senza lavorare.
Io, per esempio.
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Privaci di tutto

Le immagini e le parole non hanno lo stesso impatto, è evidente.
Per esempio se su Splinder (la piattaforma di questo blog) postate la foto di una fellatio ve la censurano, se ne postate una descrizione particolareggiata nessuno dice niente.
Le immagini hanno un impatto maggiore.
Sì però.
C’è un però.
Quasi tutti i giorni le notizie ci riportano di delitti, violenze, reati vari ripresi da telecamere di vigilanza di banche, aziende e condomini. Che migliaia di occhi ci spiino ovunque andiamo non ci disturba poi tanto, ci è poco fastidioso che ci registrino sotto casa dell’amante o mentre ci scaccoliamo, e quando questo serve a prendere qualche scippatore (o quantomeno a mostrarlo ai telegiornali) ci fa piacere.
Ma a quanto pare il discorso è diverso per le telefonate: le intercettazioni telefoniche ci disturbano, ci offendono, ci irritano anche se servono a prendere qualche delinquente (o a far arrivare una scorrettezza di pubblici amministratori alla luce del sole). Ci danno tanto fastidio che il Parlamento che abbiamo eletto si precipita (su proposta del Governo che ne è espressione) ad approvare una legge che le limita il più possibile.
L’immagine di un borseggiatore e il dialogo tra due corrotti, è chiaro, non hanno lo stesso peso.
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lunedì, 10 maggio 2010

 

Premi

Ci sono quei concorsi che dànno in premio “Cento Ferrari”, o “Un i-pod al giorno”, o “Mille viaggi negli Stati Uniti”, o cose del genere.
Io a quei concorsi non partecipo mai.
Se vincessi cento Ferrari non saprei neanche dove parcheggiarle.
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sabato, 08 maggio 2010

 

Mi pare menta, ma forse no

Non mi è facile restare serio mentre parla, ma la signorina è giovane e carina e allora la lascio parlare (hanno un bel dire che la bellezza non aiuta…).
Mi spiega di questo infuso miracoloso (“tutto naturale eh!”) che bevuto fa digerire e cura il fegato, inalato fa respirare meglio e guarisce la sinusite, due gocce sulle tempie fanno passare il mal di testa, un po’ di più con un massaggio sulla cervicale scioglie le contratture, a metterlo sulle articolazioni è come se le oliasse, risolve i problemi di tunnel carpale, il gomito del tennista, le tendiniti e un sacco d’altre cose che si confondono nella mia memoria in una suadente litania. Mi immagino che, applicato in modi diversi, sia un’ottima soluzione per la calvizie, l’impotenza, i dolori mestruali, l’irsutismo, i pidocchi, la melanconia, l’accidia e fors’anche la cattiva sintassi. Suppongo che ad approfondire sarebbe un buon fertilizzante e sarebbe utile per riverniciare i mobili, sturare i lavandini, condire l’insalata e come additivo nel carburante.
Mentre la guardo che mi elenca le mille meravigliose proprietà della sostanza (che mi ricorda i venditori del “Medicinale Universale” dei film western) mi convinco che non sta cercando di infinocchiarmi. Secondo me lei ci crede davvero.
Incredibile.
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venerdì, 07 maggio 2010

 

Verso l’infinito e oltre!

Sempre più neglette le corrette coniugazioni dei verbi. <!–

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giovedì, 06 maggio 2010

 

Complimenti

I complimenti ci fregano sempre.
Puoi essere ironico e autocosciente quanto vuoi, basta che uno ti faccia un complimento, ti dica “come sei ironico e autocosciente!” e tu ci caschi, gli credi.
In particolare le donne, soprattutto quelle intelligenti, se gli dici che sono belle (che poi magari sono belle davvero, ma a dirglielo ti senti stupido).
Ad un solo tipo di complimenti non credo veramente mai: quando farfuglio una lingua straniera (che so l’inglese) e mi dicono “ma come parli bene l’inglese! eh, vorrei parlar bene l’italiano io come tu parli l’inglese”. Che è quello che si dice agli stranieri che farfugliano la tua lingua, solo per fargli piacere.
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mercoledì, 05 maggio 2010

 

Quel che è mio è tuo

Quando qualcuno dice “ragiona con la tua testa” in genere intende con la sua.
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Pagamenti simbolici

Forse al posto del governo greco avrei fatto lo stesso: avrei fatto pagare la crisi soprattutto ai dipendenti e al ceto medio, perché sono i più facili e numerosi.
Mille euro per ogni dipendente sono molto più di diecimila euro per cento ricchi. Un punto in più di IVA su beni di normale consumo totalizza molto più di dieci punti sui beni di lusso.
Però qualche gesto anche solo simbolico, anche solo d’immagine l’avrei fatto.
Un dimezzamento degli stipendi dei parlamentari, per esempio, sarebbe nulla in termini numerici, ma darebbe un segno di distribuzione dei sacrifici fra tutti.
Una tassa patrimoniale anche minima sugli appartamenti oltre al secondo, per esempio, sarebbe stata pochissimo per importo complessivo, ma avrebbe dato un segnale. Tassazioni extra (anche piccole) per gli yacht oltre i dodici metri, sull’arte e antiquariato sopra i centomila euro, sulle eredità e donazioni sopra il milione di euro, sugli utili delle imprese, sui velivoli privati e cose così sarebbero stati interessanti. Una lotta a tappeto contro l’evasione fiscale, con sanzioni inasprite e procedimenti più veloci, sarebbe stata una mossa indicativa.
E invece non si fa neanche il gesto, e, come al solito, pagano i soliti e solo loro.
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martedì, 04 maggio 2010

 

Parlar male in tempo

Giorni fa cercando il mio nome su internet, come faccio tutti i giorni dispari, ho trovato in un antico newsgroup una mia antica battuta tagliente su un tizio, ora morto.
Ma la mia battuta tagliente è lì, e fra un sito e l’altro durerà all’infinito.
Questo ha bloccato l’elaborazione di un post su Franco Zeffirelli, che pensavo urgente finché è in vita, in cui parlavo male di lui, del suo gusto registico per cui mettendo degli attori belli in una scenografia bella ne viene fuori per forza un film bello, col risultato invece che i suoi film sono pacchianate da checca (“checca” qua è usato in senso dispregiativo per una certa tipologia caricaturale, che peraltro quando non pretende di essere un grande artista e non si fa chiamare maestro mi sta pure simpatica) e cose del genere. E per esempio il suo “Amleto” ha un bellissimo castello ma l’interpretazione registica più piatta e superficiale che io abbia mai visto. E farei altri esempi se solo mi ricordassi di aver visto altri suoi film, una sua opera, un che.
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Voti voti

Prologo
Siccome so che i ritmi televisivi hanno ridotto la vostra curva dell’attenzione a venti secondi, e dopo la terza riga non seguite più un discorso scritto spezzerò questo post in capitoli. In questo modo potrò anche inserire il riepilogo del capitolo (che è una bella cosa da vecchi romanzi) e magari delle pubblicità fra un capitolo e l’altro.

Capitolo primo
(in cui il blogger guarda la televisione)
Tempo fa guardavo in televisione un programma preserale basato sui sondaggi. Si chiedevano alla gente le cose più disparate: dalla più bella canzone di Ligabue alla capitale europea preferita, dall’attore più sexy all’aggettivo più adatto per una certa persona. E dalle risposte indicate si capiva una cosa: a domanda specifica la maggior parte delle persone non è che passi in rassegna tutti gli inni sacri del Manzoni per giudicare qual è il suo preferito, e non è neanche che si informi, si documenti, si vada a studiare gli album di Califano per stabilire quale sia il migliore (e quelli che onestamente dicono “boh” non fanno percentuale). No, semplicemente la gente risponde la prima cosa che gli viene in mente, la più famosa.
 
Capitolo secondo
(in cui il blogger legge un altro blogger)
Leggevo di un presidente di seggio alle recenti elezioni regionali, in Lombardia, che aveva trovato tante, tantissime schede con su scritta la preferenza “Berlusconi” o “Bossi” (il che spiega il successo elettorale di Renzo Bossi, il figlio di Umberto, che probabilmente nessuno dei suoi votanti assumerebbe per un lavoro di minima responsabilità).
 
Capitolo terzo
(in cui il blogger mette insieme due cose apparentemente distanti)
Viene da pensare che un sacco di gente voti semplicemente la prima cosa che gli viene in mente, la più famosa, quella che gli è più familiare. Sono perciò inutili le sottili analisi politiche, gli studi, i dibattiti seri.
 
Capitolo quarto
(in cui il blogger si butta sui luoghi comuni)
Mi si obietterà che così si arriva a pensare che l’elettorato è formato da una massa di stupidi, e che gli si dovrebbe “vendere” il politico come gli si vende un dentifricio.
Sì: penso che l’elettorato sia formato per la maggior parte da stupidi, male informati, che scelgono il politico come scelgono il dentifricio.

Capitolo quinto
(in cui il blogger si difende)
“Eh, te snob che disprezzi la gente, signor Sotuttoio, ti rode che perdi eh? Pensi di essere tanto superiore? Vorresti decidere tu?”
No, veramente la mia era una semplice constatazione. Quanto ai desideri vorrei che i politici non si ponessero come dentifrici, che non puntassero sull’imbecillità della gente ma sulla sua intelligenza; vorrei che i loro discorsi non offendessero il più elementare buon senso (“l’amore vince sempre sull’invidia” non mi chiarisce una posizione politica né programmatica).
 
Capitolo sesto
(con un cambio di scenario)
Pensavo alle recenti elezioni in Sudan, in cui è risultato eletto il presidente uscente, che aveva preso il potere con un colpo di stato, che controlla tutta l’informazione, che è accusato di crimini di guerra, con elezioni che gli osservatori hanno definito “un po’ al di sotto degli standard” (leggermente). Ma il fatto è che se ad una popolazione non abituata alla democrazia chiedi di votare per il presidente, quella pensa “che strana usanza occidentale” e vota per l’unico presidente che conosce. Per il presidente che citano sempre in televisione.

Capitolo settimo
(con cui il blogger conclude il post) <!–

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lunedì, 03 maggio 2010

 

Le parole sono sopravvalutate

Non è dalle sette note che nasce la musica.
È esattamente il contrario.
Le sette note (che poi sono dodici) non sono la fonte della musica: sono uno dei sistemi possibili per trascriverla su carta, per registrarla. Peraltro non il sistema più preciso, tanto da lasciare ampio spazio all’interpretazione personale dell’esecutore.
Così le parole non sono la fonte e la forma del pensiero, ma solo una sua traduzione (ambigua, fallace e assai imprecisa).
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Attentati al buon senso

Ovviamente non sapremo mai come sono andate davvero le cose, come sempre.
Un macchinone parcheggiato male nel cuore di New York, con del fumo che ne esce, odore di polvere da sparo… mi pare che la storia sia sceneggiata in modo così approssimativo e banale che potrebbe persino essere vera.
Però io se fossi un attentatore parcheggerei l’autobomba in modo perfetto, per non dare minimamente nell’occhio; e poi perché il fumo? Se c’è un’innesco a timer o con telecomando niente dovrebbe fumare, e se c’è una miccia accesa quanto mai doveva essere lunga (sia pure a lenta combustione) per dare tutto quel tempo a polizia e artificieri di accorgersene, isolare la zona, evacuare le persone, neutralizzare la minaccia? E perché l’odore di polvere da sparo si dovrebbe sentire da fuori di un’auto chiusa (se non si è cani addestrati)?
Tutto ciò mi suona strano, da film di seconda fascia (compreso il sindaco in smoking che scappa ad una cena di gala e improvvisa una conferenza stampa in strada). Mi sa di scrittura sciatta.
Con questo non voglio insinuare che sia una messinscena, una bufala o che ci sia dietro un complotto dei servizi segreti (i complottismi mi sono sempre sembrati ridicoli e inverosimili), ma che tendiamo ad accontentarci delle notizie senza applicarci, senza farci domande.
 
E poi un’altra cosa: il governo che annuncia un rafforzamento delle misure di sicurezza negli aeroporti. A furia di allarmi, dopo tutti questi rafforzamenti dovrebbe essere impossibile persino entrarci: cosa c’è rimasto da rafforzare? E perché ancora gli aeroporti? Per un’autobomba? Che c’entrano i tagliaunghie sui Boeing con un’autobomba? (E fra parentesi quanti attentati e dirottamenti sono mai stati eseguiti con le limette per unghie prima che le vietassero?)
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domenica, 02 maggio 2010

 

Oso troppo, lo so…

Pochi hanno il coraggio di ricordarlo, ma quest’anno ricorre il primo centenario del 1910.
Nel 1910 sono successe cose completamente dimenticate, ma che all’epoca qualcuno definì “storiche“ (tipo l’annessione della Corea da parte dell’impero giapponese, il primo volo di andata e ritorno in aereo sulla Manica, il purosangue Larrea che vince la Polla de Potrillos).
La vita nel 1910 era assai diversa da oggi, come su un pianeta diverso.
Le donne portavano cappelli e a pochissime veniva in testa che avrebbero dovuto votare, quelle laureate erano fenomeni da baraccone, la radio era un’ipotesi, concetti come vacanze di massa e ingorgo erano inimmaginabili.
Tra cent’anni chissà.
Magari l’Italia sarà una normale democrazia.
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venerdì, 30 aprile 2010

 

Più di ieri, meno di domani

I record, lo sanno tutti gli sportivi, sono fatti per essere battuti.
Un giorno una petroliera affonda ed è la maggiore catastrofe ecologica della storia, un altro giorno una perdita radioattiva contamina le coltivazioni, poi dei fusti di piombo tetraetile si aprono in fondo al mare, dopo un po’ una nave carbonifera spiana chilometri di barriera corallina, oggi una piattaforma scoppia e intossica migliaia di chilometri di mare ed è il nuovo record.
La registriamo come curiosità e aspettiamo che qualcuno faccia di meglio e di più.
Un po’ come vedersi crollare addosso la casa e star lì a misurare i calcinacci. <!–

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Per non invecchiare

La colpa è delle minicar, o della curva pericolosa, o della cintura di sicurezza, o delle multinazionali che devono vendere auto più potenti, o della genetica, o del traffico, o dei pedoni, o dei ciclisti, o di questo o di quello.
Tra questi mi pare che pochi ricordino che (specialmente per i sedicenni, e siamo in una società che ci incoraggia ad essere sedicenni anche a quarant’anni) se guidi piano sei sfigato, se guidi forte sei figo. E la velocità è una importante causa di incidenti.
Ecco, l’ho ricordato. Ora torno a guardare la formula 1 e la moto GP.
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giovedì, 29 aprile 2010

 

Oggetti magici

Uno di questi giorni devo provarci: entro in bicicletta in un cinema.
Perché un numero incredibilmente alto di persone, quando sono in bicicletta, mi guarda e vede oltre, oltrepassa con lo sguardo me e la mia bicicletta magica, che rende invisibili. Mi guarda senza vedermi, e mi attraversa davanti. (E la mia immagine non viene neanche riflessa dagli specchi, considerando quanti sportelli mi aprono davanti mentre arrivo.)
Uno di questi giorni provo ad entrare in bicicletta nello spogliatoio della Nazionale Svedese femminile di Perizoma a squadre.
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Educazione civica (non pervenuta)

Tra le curiosità del paese ho sentito oggi del comune di Gavardo, comune della bassa Valle Sabbia in provincia di Brescia, con quasi dodicimila abitanti.
Il comune di Gavardo, con un ordine di servizio generale (un documento ufficiale, quindi), richiama i dipendenti comunali all’obbligo di salutare il sindaco, i superiori gerarchici e le eventuali personalità in visita: saluto in piedi e, per la polizia municipale, saluto militare.
(Ho letto dei virgolettati tipo “dicendo buongiorno o, nelle ore postmeridiane, buonasera”.)
Cosa mi ha fatto venire in mente questa notizia?
Che non c’è minore eleganza laddove c’è l’obbligo di giacca e cravatta: chi è mai stato in qualche casinò o in qualche circolo ufficiali, per esempio, ha senz’altro visto giacche fuori taglia, fuori moda, malfatte, malissimo accozzate, visibilmente mal portate. E così un saluto così “obbligatorio” sarà senz’altro tutto meno che un segno di educato rispetto, ma diventerà un segno di mal sopportato dovere.
(Lasciatemi indovinare: qualche impiegato che non lo stima quando Lui entra fa finta di niente, si volta dall’altra parte e questa cosa Lo indispettisce.)
Forse si tratta proprio di questo. Forse il sindaco non ne fa una questione di educazione, ma semplicemente di sottomissione. Forse il sindaco vuole solo i segni esteriori del proprio potere, impone (minacciando sanzioni disciplinari) il saluto in piedi perché non può legalmente imporre la genuflessione. Forse è sindaco (cioè un amministratore pubblico, eletto dai cittadini per servirli) ma si sente podestà (quello scelto dal Signore attraverso il popolo per comandare).
Forse (dico forse, eh) il signor sindaco di Gavardo non sa cos’è la democrazia, forse si è montato la testa.
 
PS: dato che il TG2 non ha detto di quale parte politica sia la giunta (particolare evidentemente ininfluente) ho ricercato notizie sul paese e la sua amministrazione, che costituiscono il primo paragrafo del post. A quanto pare (ma prendetela come notizia senza conferma diretta, come con qualsiasi giornale “vero”) il sindaco di Gavardo si chiama Emanuele Vezzola, è nato il 4/2/1970, ha come titolo di studio una “licenza di scuola media superiore o titoli equipollenti” e come categoria professionale appartiene a “Scolari e studenti” (uno studente quarantenne… sarà mica compagno di scuola di Renzo Bossi?) e guida una giunta a maggioranza PDL-Lega (voi non ci crederete ma per quanto l’avessi intuito ho scoperto questa notizia dopo aver elaborato il post… davvero).
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mercoledì, 28 aprile 2010

 

Giudizio in citazione

Da ragazzo mi piacevano le citazioni. Mi segnavo su dei fogli le belle frasi che leggevo, con l’indicazione dell’autore e della fonte; di rado mi segnavo le citazioni sentite da altri, perché spesso si sentono attribuite a chiunque frasi di chissacchì: in genere Oscar Wilde, George Bernard Shaw, la Rochefocauld, Mark Twain, Karl Kraus, ecc. (per esempio “Il paradiso lo preferisco per il clima, l’inferno per la compagnia” l’ho sentito affibbiare ad almeno una dozzina di autori diversi). Ho sentito “chi vuol esser lieto sia” attribuito a Confucio (da un generale in pensione), “S’i fossi foco” attribuito a Dante (da un direttore di banca), tanto per fare un paio di esempi.
Ora mi sono un po’ venute a noia, mi suonano vuote, anche perché da un messaggio di complicità, da una moltiplicazione di profondità, diventano mera blaterante ripetizione.
Un caso particolare poi sono le citazioni malintese. Faccio un esempio “Sii sincero con te stesso ne seguirà come il giorno la notte che sarai sincero con gli altri” (Shakespeare, Amleto). Pare bello, l’autore è autorevole, la fonte certa. Solo che è una frase messa in bocca a Polonio, in una sequela di consigli che, specialmente messi uno dietro all’altro, si dimostrano una sorta di antesignano del “dizionario dei luoghi comuni”.
Il problema delle citazioni è che chi le cita deve conoscerle e dirle a proposito, e chi le ascolta pure.
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martedì, 27 aprile 2010

 

Per sentirsi persone migliori

Se volete sentirvi popolari come rockstar o divi del cinema ci sono dei posti in cui, poco abituati ai turisti, ogni occidentale attira l’attenzione: per le strade e nei mercati vi guardano, vi salutano sorridendo, vi chiedono di farsi fotografare con loro.
Se invece volete sentirvi dei genî di rara intelligenza venite qui in ufficio da me, che vi faccio spiegare una qualche sciocchezza ai miei colleghi. Col fatto che se imparano a fare una cosa poi gli tocca farla, chiudono i boccaporti del cervello e vi guardano con lo sguardo vitreo di una frisona al pascolo. Per quanto possa essere elementare la cosa che gli state mostrando sarà superiore alla loro comprensione, e così potrete sentirvi intelligentissimi voi, che sapete addirittura rispondere ad un’e-mail.
Voi, certo, lo sapete che non è così, che la loro stupidità è solo strumentale, che “ci fanno” fiduciosi che tu ti stanchi e gli dica “vabbè, lascia stare, te lo faccio io”. Però sono così naturali che a volte viene il dubbio che effettivamente il concetto “clicca qui” sia destinato ad un’intelligenza superiore, e che se ti domandano “e qui ci devo scrivere i dati di mia moglie?” è perché la frase “scrivere sempre i dati anagrafici del coniuge” in piccolo sotto la casella sia leggibile solo a chi abbia raggiunto un Superiore Livello nella Visione del Mondo, e possegga gli speciali occhiali che avete comprato dalla Govj Import insieme alle scimmie di mare.
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La telematica che bella scienza!

Parte la “posta elettronica certificata” che sarà in prospettiva il modo in cui professionisti, imprese e cittadini potranno comunicare con le pubbliche amministrazioni. Che secondo quanto ha detto il ministro Brunetta “permetterà ai cittadini un risparmio di tempo e denaro”.
Ah, la telematica che bellezza! Modernità, semplificazione!
Lo sarebbe se fosse una possibilità in più. Quando diventa unica via è una tassa impropria.
Per esempio dall’inizio dell’anno le imprese che hanno cessioni o acquisti di beni e servizi con altri paesi europei potranno presentare la denuncia periodica (il modello Intrastat) non più su modello cartaceo (che si poteva portare o spedire all’Ufficio delle Dogane) ma solo per via telematica.
Questo vuol dire che un’azienda agricola che vende il suo vino in Germania, per esempio, deve passare attraverso un doganalista abilitato all’intermediazione: cioè preparare la documentazione qualche giorno prima rispetto alla scadenza, e cioè pagare per il servizio (60 euro a trimestre, perché la denuncia annuale non c’è più).
Analoghi discorsi potevo farli per le dichiarazioni dei redditi, per esempio: io ero in grado di farmela e spedirmela da solo, ora sono obbligato a passare per un caaf (pagandolo).
Circa metà degli italiani non ha accesso e dimestichezza con internet, in generale gli anziani e le fasce sociali più povere. <!–

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lunedì, 26 aprile 2010

 

Fate voi

Una cosa che vale la pena sapere, perché magari non ve lo dicono, è come viene ripartito l’otto per mille.
Allora lo Stato fa così: prende l’otto per mille dell’Irpef di chi ha espresso la sua preferenza e lo divide in proporzione, una quota ai Valdesi, una quota ai Cattolici, una quota allo Stato, e così via (e già qui si nota come chi ha un alto reddito decida di più rispetto a chi ha un reddito basso, e vabbè).
Poi prende il resto dell’otto per mille, quello di chi non ha espresso preferenze (per esempio perché non è obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi) e lo ripartisce in questo modo. In proporzione alle preferenze espresse ne dà una parte alla Chiesa Cattolica, il resto va allo Stato.
Cioè se non dite niente una parte del vostro otto per mille va alla Chiesa Cattolica (e amministrato dalla CEI, i vescovi italiani, e per la maggior parte va a pagare lo stipendio ai sacerdoti, tipo quello che tiene la parrocchia vicino a casa vostra), in proporzione a quanto hanno deciso gli altri, perché chi vota lo fa anche per chi non vota (e i ricchi di più).
Lo ripeto: se non esprimete preferenze i vostri soldi vanno in parte alla Chiesa Cattolica.
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Trame sventate

A proposito del fatto che c’è troppo sesso e violenza nei film di oggi.
Immaginate un film in cui un tizio vuole entrare nei servizi di sicurezza del capo di stato (perché già suo padre prima di lui ne faceva parte). Questo tizio incontra un gruppetto di questi agenti e per dei malintesi si trovano in un vicolo per ammazzarsi l’un l’altro, ma mentre sono lì arrivano agenti dei servizi segreti deviati (con un losco maneggione a capo, lo stesso consigliere del governo, pare addirittura con agganci in Vaticano, e poi con un cattivo violento e una donna bellissima e crudele) e i quattro si trovano compatti a fronteggiare i “cattivi”. In uno scontro mortale ne ammazzano diversi e riescono a scappare.
Nel resto del film i quattro si troveranno a sventare un complotto ai danni del capo di stato dovendo per questo affrontare viaggi (per recuperare in Inghilterra quella che sarebbe la falsa prova di un tradimento), travestimenti, inseguimenti, rocambolesche fughe, sanguinose uccisioni (ne lasciano parecchi di cattivi con la pancia aperta…).
Alla fine del film il complotto è sventato, i cattivi svergognati, e il giovanotto viene ammesso “honoris causa” nei servizi di sicurezza, al posto che tanto sognava.
Ecco, un film così, pieno di azione e di morti violente è molto tipico degli ultimi anni.
Quanto al titolo…
Che ne direste di “I tre moschettieri”?
 
Nota: questo post è in qualche modo il seguito di quest’altro.
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sabato, 24 aprile 2010

 

Il pensiero che conta

Il 25 aprile, convenzionalmente, festeggiamo la liberazione dell’Italia dai nazifascisti al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Lo scrivo qui perché a volte ci si dimentica delle cose date per scontate.
Tutti gli anni qualche sciocco amministratore leghista emette una qualche stupida ordinanza, subito sfruttata per polemiche più o meno strumentali.
Cantare la canzone del Piave (che si riferisce alla Prima Guerra Mondiale) il 25 aprile non è vietato, e in fondo va tutto bene, basta festeggiare.
È come cantare “tanti auguri a te cara Giulia” al compleanno di Franco, o mandare un biglietto di “pronta guarigione” per un battesimo. È il pensiero che conta. <!–

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venerdì, 23 aprile 2010

 

Noi leghisti

Un problema della Lega è quello della definizione di “noi”.
Perché l’idea fondante della Lega è fare gli interessi di “noi”, ostacolando quelli degli “altri”.
E “noi” è di volta in volta i lombardi, i veneti, i piemontesi, i “padani”, gli italiani, ecc. contrapposti a siciliani, cinesi, chioggiotti o della valle accanto, ma non trovano un modo per identificarli.
Perché non esiste un elemento vero, effettivo, definibile che identifichi quello che loro intendono per “noi”.
Insistono con la lingua (la notizia di oggi è che vogliono introdurre un esame di lingua italiana per l’apertura di un negozio, la solita boutade), sia italiano contro gli stranieri, sia dialetto contro quelli di altre regioni. Però, essendo culturalmente piuttosto rozzi (e poggiando su una base piuttosto rozza, e portando avanti un’idea che è rozza in sé) si impelagano in un campo pernicioso, come quello della linguistica, in cui non sanno districarsi.
Definire una cosa inesistente con strumenti inadatti non è cosa da fare, ma i leghisti non sembrano accorgersene, e insistono.
 
PS: perché l’esame dovrebbe essere solo per gli extracomunitari e non per spagnoli o finlandesi o per i  bellunesi? E poi per quanto ne so per aprire un negozio bisogna essere iscritti al Registro degli Esercenti il Commercio: iscrizione che si ottiene per titoli di studio (ragioneria) o per esame. E siccome l’esame è condotto in italiano già adesso per aprire un negozio bisogna conoscere l’italiano, no? boh.
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Il bello della democrazia

La democrazia è quella cosa per cui quando sei nella maggioranza le minoranze devono rassegnarsi e uniformarsi, quando sei nella minoranza c’è la libertà di espressione del dissenso, quando ti conviene la maggioranza è sacra, quando sei dall’altra parte la maggioranza è solo relativa ed è una minoranza considerando anche gli astenuti, la maggioranza è la maggioranza, le minoranze sono la maggioranza, la minoranza ha i suoi diritti, la maggioranza, la minoranza, l’elite, il popolo bue, vox populi, la libertà, il rispetto, la disciplina, il dibattito, ecc.
La democrazia è qualsiasi cosa ti convenga in quel momento.
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