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giovedì, 26 agosto 2010  

Per un dizionario enciclopedico scemo

Impaziente (s.m. e f.)
Chi al semaforo continua a sgassare. E ad ogni sgassata avanza venti centimetri. E avanza, e avanza.
Finché supera il semaforo, e non lo vede più.
Così per partire deve aspettare che partano quelli dietro, o un colpo di clacson (che se uno glielo fa per scherzo è capace di partire col rosso e fare uno schianto in mezzo all’incrocio), o il verde per i pedoni (che non è detto che corrisponda al verde per le auto, specialmente negli incroci con più strade), e in pratica o rischia o parte ben dopo il verde.
Impaziente (ma anche un po’ imbecille…)
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martedì, 24 agosto 2010

 

E

c’è gente che crede che per
fare poesia
basti
andare a capo a ca
zzo
e qualche verbo
in fondo alla frase
spostare.
Ah!
E usare la
parola
“anima”.
(Quasi di-
menticavo.)
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lunedì, 23 agosto 2010

 

Per educarne cento

La cosa funziona così: prendo qualche sindacalista a caso e gli faccio passare dei guai.
Licenziamento, causa di lavoro, telegrammi, beghe legali, ecc.
Poi alla fine lo so che li devo reintegrare e che gli sembrerà di aver vinto, però intanto al prossimo sciopero gli altri, quelli che vogliono solo stare tranquilli, ci penseranno due volte, e poi alla fine diranno “tu fai bene a lottare… ci vuole qualcuno… ma io… sai com’è… tengo famiglia…”
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domenica, 22 agosto 2010

 

Allarme titoli

Mentre siamo lì in libreria arriva una tizia che chiede “La cosmetica del nemico” (mi pare).
Siamo circondati da libri con titoli come “Il miglior amico dell’orso”, “L’uccello che girava le viti del mondo”.
Eh, avevano vita facile i primi romanzieri, che potevano scegliere i titoli che preferivano: “I promessi sposi” o “Guerra e pace”. Ora con Camilleri che da solo consuma una dozzina di titoli all’anno, e libri pubblicati da cani e porci, i titoli migliori se ne stanno andando tutti e nel giro di qualche decennio ci toccherà leggere libri come “Ricette anfrattiche”, “L’amore dotto degli scansafatiche” e “Toh, gregge pendolino!” <!–

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sabato, 21 agosto 2010

 

Donne, c’è un rompiscatole!

Una volta, quand’ero bambino, qualche domenica mattina arrivava l’arrotino col megafono e inondava di decibel la strada col suo “donne: c’è l’arrotino!” e a me rompeva le scatole perché mi sarebbe piaciuto continuare a dormire, ma d’altra parte mi faceva anche un po’ simpatia questa figura di artigiano vagante, già un po’ retrò.
Tempo fa, a sorpresa, ho risentito il vecchio richiamo; solo che adesso è una voce registrata e incessante. E tornando con la mente a quand’ero bambino non mi ha fatto comunque nessuna simpatia.
Mi ha solo rotto le scatole.
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giovedì, 19 agosto 2010

 

Chiunque essi siano

Un verso bellissimo prodotto dalla canzonettistica italiana è tratto da “I pompieri di Viggiù”, canzone di gran successo di qualche anno fa (ok, molti anni fa: io stesso dovevo ancora nascere, lo ammetto) che dice:
“Viva qua, viva là, viva su e viva giù”.
Mi piace moltissimo perché dà proprio l’idea dell’inneggiare a qualsiasi cosa, fate voi; mi pare una sorta di qualunquismo entusiasta che fa da euforica altra faccia del “tutti uguali, è tutto un magnamagna, abbasso tutti.”
Mi fa venire in mente la gente con le bandierine che festeggia il dittatore prima e i liberatori poi, e poi i liberatori dai liberatori e così via: la stessa gente che agita la mano, solo con una bandierina diversa.
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lunedì, 16 agosto 2010

 

Se tenessi un blog

Io forse se fossi una bella ragazza e volessi tenere un blog senza essere broccolata da fastidiosi tacchinatori farei finta di essere un uomo. E se fossi un uomo furbo forse farei finta di essere una bella ragazza per attirare più lettori. Quindi se fossi una bella ragazza furba farei finta di essere un uomo che fa finta di essere una bella ragazza. E se fossi un uomo furbissimo farei finta di essere una bella ragazza che fa finta di essere un uomo e quindi scrive come una bella ragazza, che finge di essere un uomo che si fa passare per una bella ragazza che simula di essere un uomo che…
Io se fossi una bella ragazza furba, o un uomo furbissimo eviterei di tenere un blog: troppa fatica.
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sabato, 14 agosto 2010

 

Diversi turisti

Ci sono alberghi che tra le loro caratteristiche scrivono “gay friendly”. Ci sono in alcune guide degli inserti appositi per viaggiatori con bambini, con handycap, donne sole, gay. Ci sono intere guide turistiche per gay.
Ma mentre capisco che chi si porta dietro i bambini abbia speciali esigenze, mentre comprendo che chi ha difficoltà di deambulazione o si sposti su una sedia a rotelle abbia delle necessità particolari, mentre arrivo a capire che le viaggiatrici non accompagnate abbiano (specie in alcuni paesi) qualche problema in più da risolvere; beh, non riesco a capire quali particolarità abbiano i gay per aver bisogno di consigli speciali. Non camminano essi forse come noi? Non si nutrono degli stessi cibi, non sono feriti dalle stesse armi, non sono soggetti alle stesse malattie, non si curano con gli stessi rimedi, non sono riscaldati e agghiacciati dallo stesso inverno e dalla stessa estate? Se li pungono non sanguinano? Se gli fanno il solletico non ridono? Se li avvelenano non muoiono?
Boh. Io se fossi gay mi sentirei persino offeso…
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venerdì, 13 agosto 2010

 

Sinonimia acrobatica

Quando le cose diventano luoghi comuni io prendo a odiarle. Figuriamoci quando anche alla prima enunciazione puzzano di idiozia.
La questione per cui i problemi nascondono opportunità mi è sempre saputa di slogan ottimistico da convention aziendale, una di quelle frasi a effetto che il direttore generale declama alla platea di subordinati per motivarli (ma è detta da uno che i problemi non solo non li considera opportunità, ma nemmeno li risolve: semplicemente li fa scivolare lungo la piramide gerarchica).
Ora questa cosa si è così diffusa che i due termini sono quasi sinonimi, e quando la circolare annuncia una fusione (o una scissione, o una cessione, non ho ben capito) parlando di “nuove opportunità” lo capiamo bene tutti che ci aspettano tempi di rogne.
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martedì, 10 agosto 2010

 

Inadatti

Io come ciclista urbano sono particolarmente sensibile alle auto che sporgono dalla linea delle auto in sosta, perché spostarsi lateralmente verso il centro della carreggiata, per un ciclista urbano, è mettere a rischio la salute (e non per un possibile malanno fra vent’anni, ma per una probabile frattura multipla immediata); e lo è anche passare troppo rasente alle auto in sosta, per il fenomeno degli sportelli che si aprono random.
Così l’enorme automobile nera che sporge mezzo metro dalla linea blu del parcheggio attira la mia attenzione: “questa gente compra i macchinoni e poi non li sa neanche parcheggiare per bene”, penso.
Poi però quando arrivo lì vedo che dalla parte del marciapiede è vicina al bordo: non sporge perché è parcheggiata male, ma perché è larga un metro di più delle normali automobili. E me lo immagino l’omino che scende da quell’automobilona in scala, che mi urla addosso “Cosa dovrei fare? parcheggiare con le ruote sul marciapiede! Eh?” E avrebbe ragione: non bisogna parcheggiare sul marciapiede. E però neanche sporgere.
Forse il punto è che non si dovrebbero portare macchine agricole in città.
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sabato, 07 agosto 2010

 

Tutto intorno a te

Che tipo di musica ascolti?
Mah, un po’ di tutto.
Quando dicono “un po’ di tutto” mi fa venire in mente quando Jake chiede a Bob che tipo di musica facciano di solito in quel locale e lui gli risponde “di tutt’e due i tipi”.
Io lo so che non ascoltano indifferentemente musica barocca e disco-music, punk-rock e gregoriano, cori bulgari e tamburi rituali bantu, free jazz e zecchino d’oro, melodramma ottocentesco e musica andina, pop pakistano e soul, son cubano e musica sperimentale anni ’70, rockabilly e rap russo, ecc. Quando dicono un po’ di tutto vogliono dire quello che fanno sentire le radio.
C’è forse altro al mondo oltre a quello che ci troviamo spiattellato in casa, al supermercato, in televisione, ecc.? Forse che non è quello “tutto”?
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giovedì, 05 agosto 2010

 

Noi duri

I film lacrimosi non mi commuovono. Gli orfani morenti, i monologhi intorno ai malati, i primissimi piani con gli occhi lucidi, i bambini e i trucchi vari non mi smuovono.
Si potrebbe pensare che io abbia il cuore di pietra.
Poi vedo i (bellissimi) primi dieci minuti di “Up!” e piango.
Ho il cuore di pietra ma il cervello in pappa…
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martedì, 03 agosto 2010

 

I primi della lista

Apprendo oggi che sono molto popolari dei braccialetti di plastica che vengono venduti perché migliorerebbero la salute. Lo apprendo dai telegiornali perché il garante antitrust avrebbe richiesto documentazione scientifica che ne dimostri l’efficacia.
Se non mi è chiaro perché se ne occupi l’antitrust e non il ministero della salute, o al limite chi si occupa del commercio (se si teme la pubblicità ingannevole), mi fa però piacere un’iniziativa del genere; perché a seguire non vedo come potranno evitare di fare lo stesso con chiromanti, chiroterapeuti, veggenti, guaritori, astrologi, cristalloterapeuti, rabdomanti, cartomanti, venditori di sistemi del lotto e giù giù fino agli spacciatori di sondaggi.
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lunedì, 02 agosto 2010

 

Per conto dell’umanità (responsabilità)

Ormai dove vai nel mondo trovi un sito “patrimonio dell’umanità”: pare siano 905 (la maggior parte culturali, e poi naturali e misti). Ultimi aggiunti sono i canali di Amsterdam, siti archeologici in Cina, in Tagikistan, mercati arabi, spiagge australiane, l’atollo di Bikini, le montagne dello Sri Lanka, le isole Papahanaumokuakea, ecc.
Piano piano, un pezzettino alla volta, arriveremo al punto che non ci sono luoghi che non siano patrimonio dell’umanità. Il punto è che la Terra è tutta patrimonio dell’intera umanità.
E chi gestisce un luogo, una foresta, un parco, una costa, un fiume, o anche un semplice orto, non dovrebbe mai dimenticarsi che lo fa per conto terzi, che non è roba sua.
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domenica, 01 agosto 2010

 

La partenza è la virtù dei porti

Come gli anni scorsi ad agosto liczin chiude la saracinesca e cambia latitudine (destinazione pianeta Lpuk, lontano lontano).
E come se questo blog fosse una televisione vi lascio con le repliche, ma anche con qualche post nuovo seminato qua e là, tanto per non lasciarvi proprio soli e desperati (non risponderò ai commenti fino a fine mese, però lasciateli lo stesso).
Ciao.

D1, L2, M3, M4, G5, V6, S7, D8, L9, M10, M11, G12, V13, S14, D15, L16, M17, M18, G19, V20, S21, D22, L23, M24, M25, G26, V27, S28, D29, L30, M31
 
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sabato, 31 luglio 2010

 

Qualcosa come venti milioni

Bossi ha detto una delle frasi che dice ogni tanto: sui milioni di combattenti pronti (a volte nelle valli lombarde, a volte non si sa bene dove). Oggi avrebbe detto che “la Lega fortunatamente ha qualcosa come venti milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine”.
Venti milioni sono praticamente tutti gli uomini italiani, escludendo donne, bambini, anziani e invalidi, quindi ci rientro anch’io. Per cosa sarei pronto a battermi?
Mi piacerebbe che il Ministro della Repubblica, Onorevole Umberto Bossi me lo chiarisse, perché ora come ora non mi sento pronto a imbracciare le armi per molte cose, e tra queste non v’è certo la Lega.
Per difendere il governo Berlusconi? Neanche: non mi entusiasma l’idea di nuove elezioni, ma mi pare il male minore (sarebbe un bene se segnassero un rinnovo della politica italiana, ma francamente non vedo nessuna classe politica nuova all’orizzonte).
Per evitare il “governo tecnico”? Vi pare questo un ideale degno di un moschetto? Manco per idea!
Per andare a nuove elezioni? No, non ho intenzione di impugnare alcunché neanche per questo.
E allora? Questi venti milioni? Dove li troverà?
Forse intende ingaggiare immigrati in nero?
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Casi

La giornalista del tg2, ieri, raccontava della turista norvegese violentata dal cameriere iraniano; e si è sentita di dire “e non è un caso isolato” riportando un precedente di un mese e mezzo fa a Roma.
Due annotazioni.
La prima è che due casi in due mesi si possono considerare isolati ed è profondamente disonesto presentarli come un fenomeno sociologico.
La seconda è che il fenomeno sociologico c’è: quotidianamente in Italia molte donne vengono violentate, in genere da italianissimi mariti, padri, zii e altri familiari. Ma di questi “casi” il tg2 parla di rado: quando una cosa è così diffusa non è neanche tanto una notizia.
Parlarne? Pare non sia il caso.
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venerdì, 30 luglio 2010

 

Calzone capriccioso

Ma càpita solo a me che quando mi metto i pantaloni infilo regolarmente il piede nell’orlo provocando tremende scuciture?
Come fate voi normali? Ci mettete un giro di silicone?
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giovedì, 29 luglio 2010

 

Madama la marchesa

C’abbiamo una maggioranza di governo tenuta insieme dalla sola voglia di restare al governo.
La Lega resta al governo in cambio di poltrone in quantità più che proporzionale al suo peso, nonché la protezione a spese dei contribuenti italiani, tutti, per una manciata di allevatori disonesti.
Il PdL non ha una linea politica, un’idea di riferimento, nessun progetto tranne quello di mantenere il potere per i propri interessi.
Ora l’inconsistenza politica della maggioranza di governo italiana, che si è sbriciolata come un castello di sabbia al vento, è palese in modo spettacolare. (Sospetto che sia per il fatto che non siamo in campagna elettorale.)
Fortunatamente l’Italia non ha bisogno di un governo vero, la crisi è passata, l’economia cresce, i lavoratori sono tutti felici e sicuri, i tg hanno trovato il loro tormentone: tutto va ben…
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Vacanze vacanti

Agosto è il mio mese di vacanza. Non tanto per mia scelta quanto perché la mia ditta chiude,come la maggior parte delle piccole e medie e anche grandi aziende (cosa che pare ignorata dagli esperti dei ministeri, per i quali sono naturali scadenze dei riepiloghi di luglio al 16 o al 25 agosto, e viene da chiedersi che vita facciano, quali realtà conoscano, se abbiano mai lavorato, in che pianeta vivano).
Il mese di vacanza io lo passerò a viaggiare, dato che mi piace e che sono così fortunato da poterlo fare (sono abbastanza ricco, abbastanza sano e abbastanza libero).
Però ho degli interessi oltre il lavoro: invento, faccio cose, quindi mi andrebbe bene anche stare a casa un mese a occuparmi delle cose che mi piacciono.
E però non sono uno di quelli che si annoiano se non fanno niente: sto benissimo anche a oziare per ore sul divano a pensare alle cose più diverse, e mi piacerebbe stare un mese a non far niente.
D’altra parte sono così stanco e stressato che sarebbe perfetto passare un mese intero a dormire e basta.
E così sono già quattro mesi, per cominciare.
C’è nessuno a cui avanzi un vitalizio?
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mercoledì, 28 luglio 2010

 

Classici e fiacchi remix

Latita il caso di cronaca nera dell’estate. E non si può neanche remixare un successo degli anni 70/80.
Così ci dobbiamo arrangiare col remix della P2.
Ma è un remix fiacco, non è neanche l’ombra del successo originale (che, posso scommetterci un euro, qualche oscuro sedicente storico, magari Vespa edito da Eri-Mondadori, sta meditando di parificare a Carboneria e Giovine Italia: comincerei col dire che in fondo aveva come scopo il bene del paese…).
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lunedì, 26 luglio 2010

 

Lo sfondo protagonista

Ieri è finito il Tour de France.
Mia madre non si perde una tappa del Giro d’Italia e del Tour de France, non perché sia appassionata di ciclismo, quanto perché le piacciono le riprese dall’elicottero dei paesaggi pittoreschi. Castelli, picchi, strade che serpeggiano nel bosco, paesini arroccati sulle colline, vigne, campanili, sono secondo mia madre. la parte interessante del ciclismo (e sembra considerare i ciclisti un mero pretesto per mandare in giro un cameraman in elicottero).
Fino a un paio di anni fa le telecronache del ciclismo le faceva Auro Bulbarelli, il quale tendeva a pensarla come mia madre, dimenticandosi della contingenza della gara per dilungarsi in articolati racconti di curiosità storico-paesaggistiche dei luoghi attraversati dalla corsa, oppure lanciandosi in ricordi personali di corse passate per quei posti. Così il Bulbarelli raccontava con dovizia di particolari cosa era successo in quel villaggio tre secoli prima, o chi aveva fatto un’epica fuga su quella salita dieci anni fa, senza prestare la minima cura a cosa in quel momento succedeva in gara: fughe, cadute, crisi, scatti erano eventi da inquadrare nell’ampio respiro storico della prospettiva dei secoli, e quindi non si perdeva a parlarne. (Ne avrebbe reso conto, se proprio ne valeva la pena, dieci anni dopo.)
A mia madre questo tipo di telecronaca piaceva un sacco e la trovava interessante (tranne i riferimenti al ciclismo, ma non si può avere tutto).
Ora le cronache le fa Francesco Pancani, il quale se ne sbatte del tutto di chi visse nel palazzotto in cima al pendio, o dei destini degli abitanti del tale villaggio durante la repressione dei Valdesi; il Pancani pensa che tutta l’attenzione debba essere rivolta ai ciclisti, seguendone i movimenti ad ogni secondo.
Allora in questo caso non sarebbe male affiancare due telecronisti: uno che si occupa dello sport e una guida turistica.
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domenica, 25 luglio 2010

 

Patria, passaporto e portafoglio

Non è trascurabile il dibattito calcistico sugli “oriundi”, perché investe il problema della nazionalità, che sempre più è difficile da sbrogliare.
Sembra naturale che la squadra nazionale della Germania, o dell’Italia, o del Botswana sia formata da giocatori tedeschi, italiani, botswaniani (botswanesi, botswaniti… o come diamine si chiamano… perché ho scelto proprio loro? imbecille che non sono altro!). Ma è sempre più difficile definire chi è di una certa nazionalità.
Se io sono italiano bianco e cristiano figlio di italiani e vivo in Italia non c’è problema. Ma se non ho “origini culturali cristiane”? E se mi trasferisco in Giappone? Se sono nato in Svizzera da genitori italiani e parlo tedesco? Se sono argentino con nonni italiani? Se sono nato in Venezuela da padre italiano (ma nato lì) e madre venezuelana con nonni uno tedesco e l’altro apolide? E così via, potete complicarvi gli esempi sempre di più, a volontà.
Si può tagliare la testa al toro dicendo che ormai uno la nazionalità se la sceglie: ci sono due fratelli che vivono in Germania (si chiamano Boateng) e giocano uno nella nazionale di calcio tedesca (paese di elezione) e l’altro in quella del Ghana (paese di origine) per loro scelta.
E però allora che dire di quei fondisti keniani che corrono con i colori di qualche emirato arabo (semplicemente perché “ingaggiati” da quella federazione di atletica che ha fornito loro un passaporto)? La nazionalità allora non solo si sceglie, ma anzi si può comprare e vendere?
E se smettessimo di parlare di nazionalità e cominciassimo a parlare più sinceramente di soldi?
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sabato, 24 luglio 2010

 

Malacosa?

Sarà che io d’abitudine tengo il “Safesearch” disattivato perché non mi impressiona niente (ah! E comunque anche attivandolo non cambia molto).
Però avete fatto caso alla differenza fra cercare con Google immagini “impiegato” e cercare invece “infermiera”?
E poi parlano di malasanità… ma cosa si aspettano dagli ospedali?
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venerdì, 23 luglio 2010

 

Asta al ribasso

La Fiat non è la prima, né sarà l’ultima multinazionale a mettere all’asta una fabbrica al più disperato.
Una premessa: il fine ultimo di qualsiasi impresa è il profitto. Non c’entrano cose come sviluppo, progresso e cose del genere: l’impresa esiste per fare i soldi, nient’altro, poi si può chiedere come, a breve o lungo termine, ecc. ma la domanda è sempre e solo una “come posso arricchire?”
Allora la cosa funziona così: la grande azienda guarda un po’ intorno cosa gli offrono i governi dei paesi poveri; tipo che il Miseristan lo esenta dalle tasse per cinque anni e garantisce nessun controllo di impatto ambientale e lo jus primae noctis sui dipendenti; la Poverania lo esenta dalle tasse per sette anni e depenalizza l’omicidio dei sindacalisti; il Disperanga promette esenzione dalle tasse per dieci anni e anzi una sovvenzione governativa pari all’intero investimento statale per gli investimenti nella sanità pubblica (e a far sparire i sindacalisti ci pensa direttamente il governo senza sovrapprezzi). A questo punto la grande azienda impianta la fabbrica dove più gli conviene (diciamo il Disperanga, per fare un esempio).
Dopo il tempo richiesto il governo del Disperanga dice “tempo scaduto, ora ci sarebbe da pagare le tasse e avremmo da far partire da zero la sanità pubblica e ormai avete una fabbrica ben avviata con personale esperto”; a questo punto la grande azienda dice che la fabbrica è ormai obsoleta, il personale si è montato la testa e ora pretende addirittura un giorno di riposo al mese, e insomma ora c’è un’offerta di sovvenzioni da parte della Disgraziandia…
E così i governanti del Disperanga dicono “oh, beh, è stato bello finché è durato… “ e si godono i proventi delle loro corruzioni.
 
PS: persino i lavoratori del Disperanga pensano “è stato bello finché è durato”. <!–

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Sarò prevenuto…

Una volta, tanto tempo fa, in Italia c’era il problema delle morti sul lavoro: tutti i giorni moriva qualcuno per una caduta, uno schiacciamento, un’esalazione.
A seguire le notizie questo problema non c’è più: risolto. O quantomeno sparito. Che fine hanno fatto le morti sul lavoro?
Perché non è che si sia fatto molto per risolverlo, per salvare qualche vita (perché è di salvare vite che si tratta).
Certo, indirettamente qualcosa si è fatto, lasciando crescere la disoccupazione. Ma sono quei provvedimenti un po’ così… come dire che se ti lascio morire di fame la posso considerare prevenzione delle intossicazioni alimentari.
Certo, vi diranno che c’è addirittura una legge che impone alle aziende di valutare il rischio di stress dei dipendenti: non vi basta? Più prevenzione di così…!
Beh, la valutazione (prorogata a dicembre) nelle aziende con un solo dipendente può essere fatta direttamente dal datore di lavoro. Cioè basta che il “padrone” scriva “tutto bene, il mio operaio o la mia impiegata sta benissimo, anzi viene a lavorare per rilassarsi” e tutto è a posto (e il datore di lavoro è il più adatto a fare questa valutazione, com’è ovvio).
Se volevate sapere che fine hanno fatto le morti sul lavoro, ecco sappiate che sono finite con un’autocertificazione.
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mercoledì, 21 luglio 2010

 

Cinismo insufficiente

Talvolta in televisione, quando non sanno cosa fare, mettono una musichetta allegra e fanno vedere sequenze di incidenti, cadute e capitomboli.
Finché si tratta di gente che cade con la bici da fermo, o che caracolla in una pozzanghera, e che si vede rialzarsi sorridente tutto bene. Ma quando fanno vedere spettacolari incidenti con auto da corsa, moto, sciatori che rotolano a tutta velocità, grovigli di ciclisti, e cose del genere a me la musichetta allegra non basta, vorrei un chiaro sottotitolo “nessuno si è fatto male”. Non riesco a trovarli divertenti.
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martedì, 20 luglio 2010

 

Diritti di quale autore…

Ho visto la presentazione di un film in uscita che si chiama “The box” in cui a una giovane coppia si presenta un misterioso personaggio che propone loro uno strano affare: se pigiano un bottone una persona chissà dove morirà e loro riceveranno un milione di dollari.
Pare sia tratto da un racconto di Richard Matheson del 1970.
A me è saltato agli occhi che il plot è esattamente lo stesso di “Un mandarino per Teo”, commedia musicale e film del 1960, di Garinei e Giovannini, che io ricordo (perché sono vecchio) interpretata in televisione da Gino Bramieri.
Che poi pare sia ispirato al romanzo “Il mandarino” (1880) dello scrittore portoghese Eca de Queiroz.
E poi si arrabbiano se mi scarico il dvx…
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lunedì, 19 luglio 2010

 

Sono tremendo

Io ci provo a rispondere in modo sgarbato, a monosillabi, ad usare le controdomande per cercare di dimostrare alla mia collega che le domande che mi fa sono idiote e che poteva rispondersi da sé senza venire da me. Ma non c’è niente da fare: forse è qualcosa connesso col fatto che le donne chiedono le indicazioni perché non sanno leggere le mappe e gli uomini leggono le mappe perché non sanno chiedere informazioni; oppure col fatto che i protestanti e gli ebrei leggono le cose da sé mentre i cattolici se le fanno dire dal prete; oppure chissà. Fatto sta che siamo al livello di “dove potrebbe essere l’offerta della ditta Alfa?” – “Tu dove la metteresti?” – “Tra le offerte?” – “Eh.” E va a cercarla come se le avessi dato un’idea geniale.
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venerdì, 16 luglio 2010

 

Vuoi mettere la soddisfazione?

Io vado a letto tardi.
(Che poi per qualcuno non sarà tardi, son cose relative, ma insomma in genere non prima dell’una di notte.)
Anche se sono stanco, ho sonno, galleggio in una semicoscienza, mi dispiace andare a letto presto. Perché mi sembrerebbe di dormire e lavorare e nient’altro, di vivere per lavorare e basta: una cosa da animale da soma.
E allora resto in piedi fino a notte fonda.
Così sono un animale da soma, ma almeno del tutto rimbambito.
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