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mercoledì, 13 ottobre 2010  

Il Nullone

Neanche quest’anno ho ricevuto uno dei nobel.
Mi dispiace non tanto per il prestigio o la fama (che anzi non inseguo, essendo io un personaggio modesto e schivo), bensì per la notevole consistenza monetaria del premio.
E sì che questo blog avrebbe giustificato quello per la letteratura, la scoperta della costante di liczin quello per l’economia, ecc. (suvvìa, basta un po’ di buona volontà e un motivo si inventa: avete dato il nobel per la pace a Obama…)
Per aumentare le mie probabilità per l’anno prossimo ho deciso di divulgare finalmente la mia scoperta nel campo delle particelle subatomiche: il Nullone (o Nihilone, se preferite, ma allora siete parecchio snob).
Il nullone è una particella che si fa gli affari suoi, non interagisce con niente e non ha nessun effetto su nessun fenomeno: perciò la sua esistenza non è provabile, ma neanche negabile.
Non ha effetti gravitazionali, quindi non si può pesare (se ha massa evidentemente la dissimula con grazia); se entra in collisione con altre particelle non le devia (forse si fa attraversare, ma io sospetto che semplicemente si scansi con agilità); se ha dell’energia non la mostra (se ne sta immobile sul divano per intere giornate, e infatti non si riesce a farlo partecipare a nessun esperimento di laboratorio: del resto evita i laboratori di ricerca come la peste, nascondendosi dietro ai cespugli nei giardinetti comunali e dentro al cervello di molti automobilisti). Quanto alla sua diffusione è difficile da dire: per quel che ne sappiamo potrebbe trovarsi solo a casa sua, come anche in cielo in terra e in ogni luogo.
Alcuni fisici chiedono maggiori indizi prima di credere alla sua esistenza, ma se si potessero trovare indizi o dare dimostrazioni allora non sarebbe il nullone: sciocchi sapientoni, dimostrate voi la sua non esistenza, se ne siete capaci! <!–

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domenica, 10 ottobre 2010

 

Mordo

Evidentemente io sono fondamentalmente cattivo, perché nei periodi di scarsa energia (diciamo così) tendo a essere aggressivo, irascibile, intollerante: segno che solo una faticosa applicazione mi rende socialmente passabile ma che di mio sarei una belva feroce.
E allora quando non ci siamo io ci provo a proteggermi dal mondo e a proteggere il mondo da me, riducendo per quanto possibile i punti di contatto.
E però tocca continuare a lavorare, tocca continuare ad avere certi rapporti sociali obbligatori (e bisogna anche far finta di nulla e anzi di divertirsi), ecc. anche se si preferirebbe stare da soli in orbita intorno a Giove.
E allora uno si sforza di essere una persona accettabile, e ce la mette tutta perché se allentasse la guardia azzannerebbe qualcuno alla gola.
Però: giornali e telegiornali sono inguardabilmente riempiti di morbosità da cronaca nera, retorica militaresca, “politica di palazzo” e estremismi pro/anti-governativi; l’umanità si dimostra sempre più idiota e cattiva e stupidamente egoista; nelle ultime due settimane ho accompagnato due persone al pronto soccorso, il mio capo è sempre più stronzo, in tre giorni mi hanno rubato sotto casa un motorino quasi nuovo e una bicicletta vecchia e scassata.
E allora, voglio dire, mi ci spingete al punto del “fanculo tutti!”.
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giovedì, 07 ottobre 2010

 

An der schönen roten Donau

In mancanza di un’apocalisse divina, rapida e definitiva ci arrangiamo da noi per quel che possiamo.
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mercoledì, 06 ottobre 2010

 

Analfabeti del loro mestiere

Il Parlamento fa le leggi e il Governo le applica.
Semplice.
Per questo fa uno strano effetto sentire seri politici professionisti che invocano un “governo tecnico” per fare la riforma elettorale, e altrettanto seri politici professionisti d’altra parte che azzeccano casualmente che “la riforma elettorale non è fra le priorità del Governo”.
È vero, ma solo perché la legge elettorale non è di competenza del governo, bensì del Parlamento: è il Parlamento che deve pensarci, e il Governo deve applicarla comunque essa sia.
Governo e Parlamento fanno cose separate, e devono essere separati e indipendenti, tanto che ipotizzare un’elezione unica per entrambi è un rischio democratico, implicando un’ulteriore attenuazione della già ridotta separazione tra i poteri sancita dalla Costituzione e da tutti i giuristi negli ultimi due secoli e mezzo.
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domenica, 03 ottobre 2010

 

Donne trascurate

Tina Modotti: non capisco perché sulla sua vita non facciano film e fiction e figurine (e qualsiasi altra cosa cominci con la F, pare che ci facciano quasi solo fumetti).
Una contadina friulana che diventa attrice hollywoodiana e fotografa e rivoluzionaria in Messico: cribbio! Una vita di ribellione, avventura, sesso, violenza, intrighi: che si vuole di più?
Io Tina Modotti la amo, la stimo, la ammiro, mi sta antipatica, mi fa tenerezza e (chi ha presente qualche sua foto molto famosa di Weston capirà) la trovo tremendamente bella e sexy.
Perché mai l’unica donna italiana a cui dedicare fiction e monete dev’essere la Montessori? Che era pure brutta. <!–

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sabato, 02 ottobre 2010

 

Brava!

Essere belli non è un merito. Hanno poco da vantarsi e sentirsi superiori le bellone e i figaccioni solo perché sono accidentalmente “giusti”: in altre epoche e in altri sarebbero considerati troppo emaciati, in altre obesi, in altre mostruosamente alti, in altre dai tratti deformi. Solo qualche migliaio di anni fa nessuno si sarebbe accoppiato con loro e forse i genitori avrebbero rinunciato a nutrirli.
Per contro non è una colpa essere brutti: uno c’ha un naso che non corrisponde ai canoni correnti, o ha un’altezza sbagliata, e non per questo dovrebbe vergognarsi.
D’altra parte poi penso a quelle cantanti, a quegli attori che si deformano la faccia a forza d’interventi “estetici”, che per non mostrare rughe si gonfiano, che diventano maschere imbarazzanti, inquietanti, grottesche. Ecco, in quei casi la bruttezza è una colpa.
E allora ci dev’essere del merito nella bellezza. Nella bellezza dei visi veri, delle facce scolpite dal tempo (non era forse bellissima anche anziana Katherine Hepburn?)
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venerdì, 01 ottobre 2010

 

Ma parliamo d’altro…

A quanto ho capito la Commissione dell’Unione Europea propone di limitare il debito pubblico dei paesi membri per evitare che falliscano, trascinando ovviamente nella loro rovina tutta l’Unione. Mi pare una preoccupazione sensata.
(Per avere un’idea il limite da non superare assolutamente sarebbe un debito pari al 60% del Pil; l’Italia viaggia sul 118%: un debito pari al 118% del Pil vuol dire che non si fallisce solo per la carità dei creditori, che se cominciassero a chiedere indietro i loro soldi non ce ne sarebbero mai per tutti.)
Ieri il Ministro Tremonti ha detto che prima di tutto la cosa va vista fra tre anni. Ha ragione: in tre anni magari il debito pubblico italiano si dimezza da solo, e se questo non succedesse ha già pronte delle misure la più efficace delle quali è una lettera a Babbo Natale; e poi fra tre anni potrebbe essere qualcun altro a prendersi delle responsabilità; inoltre tre anni sono in sacco di tempo e non è certo compito di un ministro pensare a così lungo termine: ci penserà domani, domani è un altro giorno.
Come secondo punto il Ministro Tremonti ha fatto presente che nel calcolo del debito del paese va considerato anche il sistema bancario, i crediti dei privati: ha detto proprio “si guarda in una tasca, ma bisogna guardare anche nell’altra”. Cioè lui in caso di necessità (se i creditori battono cassa) è disposto a requisire tutti i nostri averi (anzi, li considera già a sua disposizione), considera nel patrimonio dello Stato anche i patrimoni dei cittadini, una cosa che manco i comunisti (quelli veri) arrivavano a tanto.
Menomale che certe cose passano inosservate, parliamo d’altro: la seconda stagione di “Ho sposato uno sbirro”… <!–

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giovedì, 30 settembre 2010

 

Poi mi scuso

È palese che i leghisti sono tutti coglioni.
 
PS: se qualcuno si è offeso mi scuso (o magari lo dico in modo più articolato, così non capiscono).
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mercoledì, 29 settembre 2010

 

Povero Napolitano

Lui vorrebbe dirlo chiaro che sono mascalzoni, imbecilli, vergogna della nazione, capre ignoranti della Costituzione su cui giurano ma che calpestano. Lui vorrebbe dire esplicitamente cosa pensa dei leghisti, si capisce, ma non può.
È il Presidente e rappresenta un’istituzione, e non può dire ciò che pensa.
Si deve limitare a vaghi riferimenti all’unità nazionale, alla solidarietà, ai valori della Costituzione.
Ma morde il freno, si capisce.
Poveraccio.
<!–

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martedì, 28 settembre 2010

 

Il destinatario ha ricevuto il messaggio, ma non si garantisce che l’abbia letto, né tantomeno capito

La mia buona azione di oggi è che ho insegnato ad una persona a disattivare la richiesta automatica di conferma di lettura alle email.
Ci son quelli che a tutte le email che ti mandano, anche le più insignificanti, richiedono la conferma di lettura; magari non lo fanno neanche apposta e sono lì sommersi di messaggi “letto”. Io, tranne rari casi importanti, la conferma non la mando mai (e così quei disgraziati rimangono nel dubbio).
Oggi l’ho fatto notare ad una di quelle persone e gli ho insegnato come togliere questa sciagura dal suo mailer.
Il mondo è un tantinello migliore.
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Tre

liczin compie gli anni. <!–

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lunedì, 27 settembre 2010

 

Belle e maledette

Finché sono lì negli scaffali della grande distribuzione, ammassate in scaffali alla luce al neon, annaffiate distrattamente e abbandonate al buio nei giorni festivi, prosperano rigogliose.
Se le porto a casa e le curo amorevolmente come da istruzioni allegate o trovate su internet, spruzzandole con cura col vaporizzatore comprato apposta, tenendole a temperatura e umidità controllate, esponendole alla luce ma non troppo, allora nel giro di un paio di giorni le orchidee si seccano e crepano.
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mercoledì, 22 settembre 2010

 

A volte uno si chiede perché

Mc Donald’s ha un’offerta di menu con mozzarella e basilico. Ogni tanto fanno di queste iniziative con ispirazioni locali, messicane, dei cartoon, più o meno esotiche: è marketing.
Tempo fa ne hanno fatta una con cose del nordovest italiano che fu molto propagandata dall’allora ministro dell’agricoltura italiano (Zaia, che lo fece passare come un successo personale). E ciò che l’Italia si aspetta dal proprio governo è proprio che faccia pubblicità gratuita ad una multinazionale statunitense pur di fare propaganda elettorale personale ad un ministro che sfrutta la sua posizione perché aspira ad un’altra poltrona: è per questo che paghiamo le tasse e votiamo certi partiti.
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martedì, 21 settembre 2010

 

Una domanda (se rimanete a corto)

Onorevole,
al netto di chiacchiere, dichiarazioni, controrepliche, annunci, e insomma parole senza seguito; limitandosi agli atti effettivi, i provvedimenti, le cose vere.
Cosa ha fatto Lei negli ultimi due mesi?
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Bando alle ciance

Potrei fare lunghi ragionamenti, disquisire, argomentare, ma la verità è che odio tutti.
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lunedì, 20 settembre 2010

 

Meraviglie dei tracciati ip

Alle 11.00.26 di oggi qualcuno si è connesso a questo blog dal server “Presidenza del consiglio dei ministri”.
Non credo che sia una delle richieste dirette (non credo che “laggiù” qualcuno abbia un segnalibro a liczin), restano le seguenti chiave di ricerca:
“codesto quando si usa”, “come pesare una valigia”, “liczin”, “metodi infallibili lotto”, “questo codesto quello” e “sparapblle”.
Chissà perché ho dei sospetti sulla più probabile, non fosse che per l’abilità con la tastiera…
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sabato, 18 settembre 2010

 

Insofferente

Chiedo il 43.
In realtà il mio piede sarebbe un 42 scarso, ma sono abituato a calze spesse e scarpe comode da subito, così le prendo una misura sopra.
Mi provo la scarpa che mi porge la commessa e francamente mi sta un po’ troppo “giusta” (tradotto vuol dire che il piede c’entra, ma stretto): le chiedo la misura superiore, ci vorrà addirittura il 44. Mi sembra strano però: do un’occhiata alla scarpa ed è un 42. Glielo faccio notare e rinnovo la richiesta del 43. Mi dice che quella marca “calza molto” (e non so cosa voglia dire) e che senza le calze mi andrebbero bene. Io le calze le porto anche d’estate e sono affari miei. Insisto e viene finalmente fuori che il 43 è finito.
Se me l’avesse sinceramente detto subito sarebbe stato diverso, avrei guardato per un altro modello, ma a essere preso in giro così mi irrita. Saluto ed esco.
Stronza d’una commessa.
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giovedì, 16 settembre 2010

 

Lo share s’alza

Siccome le notizie su argomenti interessanti mi incuriosiscono, non poteva sfuggirmi il fatto successo giorni fa in una televisione in Spagna (Telecinco) alla signorina Tania Llasera.
Nel corso del programma in diretta il ridotto vestito dell’assai graziosa signorina Llasera è scivolato lasciandola a seno scoperto per una frazione di secondo. I commentatori sono unanimi nell’esprimere dubbi sulla volontarietà dell’incidente, che (secondo El Mundo, citato da un blog qualsiasi, quindi non ho fonti certe) grazie all’imprevisto avrebbe portato l’audience del programma dal 10,6% al 14,8% (programma che in quella puntata pare prevedesse un gioco per cui i concorrenti dovessero dipingersi il corpo l’un l’altro, succintamente vestiti: un programma di cultura e arte visiva, insomma).
Lo sanno tutti che questo tipo di “incidenti” fa aumentare l’audience.
Però a questo proposito mi sono chiesto com’è che succede in questi casi, e ho fatto delle ipotesi.
 
A) “Siamo tutti veggenti”: gli spagnoli non guardano i programmi del giorno su “Sorrisi e Canzoni TV” o il suo corrispondente iberico, bensì in sfere di cristallo, le quali avvertono in anticipo anche degli imprevisti “piccanti” e così i telespettatori possono guardare più numerosi i programmi in cui “succederà qualcosa”.
B) “Speedy Gonzales”: nel decimo di secondo in cui spunta il seno della signorina una quantità significativa di spagnoli fa in tempo a telefonare ad amici e parenti (maschi) per dire loro “Ehy, metti sulla Cinco che c’è la Llasera con le tette di fuori” e quelli fanno in tempo a raggiungere un telecomando e godersi lo spettacolo. Fulminei!
C) “Il meglio di”: come nelle partite di calcio uno chiama chi è nell’altra stanza “Oh, hanno segnato!” e l’altro viene a vedere il replay, così succede forse in questi casi. Aspettandosi un replay delle “highlights”. 
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mercoledì, 15 settembre 2010

 

Un segno, sei segni…

Sono così ateo che se anche vincessi al superenalotto non cambierei parere. E così non ci gioco neanche, al superenalotto (perché oltre che ateo ho idea di come funzionino le probabilità nei giochi d’azzardo).
Però se nonostante questo vincessi lo stesso, e questo succedesse alla metà di settembre per quattro o cinque anni di fila… beh, diciamo che potrei riconsiderare la cosa…
Capito lassù?
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martedì, 14 settembre 2010

 

Testate, nel muro

Quante volte ho parlato male dei giornalisti italiani? Innumere.
E allora sono andato a cercare sulle fonti alternative.
Ho scritto un piccolo post scandalizzato dopo aver letto oggi, su Giornalettismo.com, che oggi la Gran Bretagna avrebbe estradato in Iran una donna (Farah Ghaemi) condannata alla lapidazione per il possesso di un libro proibito. Scandalizzato e schifato. (Il titolone era “Farah come Sakineh: oggi il Regno Unito la consegna al boia”)
Poi però mi è venuta la curiosità di vedere se ne parlavano altre testate.
E ho scoperto che ne parlava ieri il Guardian. E poi però ho trovato anche che la stessa notizia era già uscita su un blog l’1 settembre. E poi ho trovato (di nuovo sul Guardian) che l’arresto era di luglio. E ho scoperto che la donna è ricercata dalla polizia iraniana, ma che la lapidazione è solo una possibile condanna. E poi ho trovato (su un giornale locale di Gorton, dove abita la Ghaemi) che la richiesta d’asilo è in ballo, che ci sono dei ricorsi, e che insomma è ancora tutta da vedere.
Insomma ho fatto da me il lavoro minimo che dovrebbe fare qualsiasi giornalista prima di dare risalto ad una notizia (che ora sta rimbalzando, sempre con le stesse parole, qua e là per il web).
Il giornalismo alternativo mi pare identico a quello “copiaincolla” dei canali “mainstream”: usare la realtà, piegandola, invece che raccontarla, spiegandola. <!–

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Acqua sotto i miei ponti

Che le pubblicità distorcano la realtà è fatto noto (mai abbastanza, ma insomma lo si sa); però ce n’è una che dice l’esatto contrario di quel che succede.
Nello spot di un’acqua minerale dei tizi tornano dall’America al loro paese d’origine e scoprono che mentre loro sono invecchiati i compaesani restati lì dimostrano tutti vent’anni.
Nella mia esperienza succede l’esatto contrario.
Le turiste americane, quand’ero ragazzino io, erano giovani come me. Dopo decenni loro non sono neanche un po’sciupacchiate: sode e cinguettanti tornano tutti gli anni sempre lisce e zampettanti, mentre io imbolsisco, avvizzisco, rincoglionisco (specialmente).
Chissà che acqua bevono…
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lunedì, 13 settembre 2010

 

Confesso che ho ceduto

Poi ho ceduto alla tentazione e ci sono andato.
Ho visto le tartarughe marine deporre le uova sulla spiaggia, e ricoprire con esausti colpi di pinna le grandi buche. E ho visto anche dei tartarughini correre affannosamente verso il mare (anche se confusi e distratti dalla presenza di noi turisti).
A dispetto delle ragioni che mi avevano fatto rinunciare una volta, questa volta mi sono imballato di giustificazioni(*) a cui mi sono sforzato di credere ed ho ceduto alla tentazione.
Una cosa bellissima. Un’esperienza meravigliosa.
Però… se almeno la coscienza s’acquietasse…

(*) mi sono raccontato che sacrificare duecento metri di spiaggia per proteggerne chilometri è il male minore, che incrementare il turismo è un modo per mantenere il centro di protezione e di testimoniare l’interesse verso la protezione del territorio delle tartarughe, e… insomma, quando uno vuol fare una cosa poi autogiustificarsi è facile… <!–

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venerdì, 10 settembre 2010

 

La risposta siete voi

Io seguo abbastanza la televisione, ma questa mi era sfuggita: credevo che “Chi l’ha visto?” fosse un programma estinto da anni, e invece mi sono accorto che sopravvive, come il processo del lunedì.
Di “Chi l’ha visto?” ricordo le prime puntate, perché sono le sole che ho visto, e le interviste ai familiari mi hanno insegnato le seguenti cose:
a) quando uno sparisce ha le sue ragioni;
b) le ragioni spesso sono i familiari intervistati;
c) i familiari intervistati non si rendono conto di sé stessi;
d) i familiari intervistati non si rassegnano che chi è sparito l’abbia fatto intenzionalmente;
e) i familiari intervistati sono le persone meno adatte a parlare dello scomparso;
f) con quei familiari lì sarebbe scappato chiunque (in alternativa allo sterminio).
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giovedì, 09 settembre 2010

 

Costituzione di fatto

Magari voi siete fra quei due o tre che credono che alle elezioni politiche si elegga il Parlamento e che alle elezioni per il sindaco si elegga il sindaco. Ah, come siete rimasti indietro!
Quella è la “costituzione formale”, che ormai non ha niente a che vedere con la “costituzione di fatto”.
Nella “costituzione di fatto” tutte le elezioni sono per il capo del governo.
La presidente di Confindustria ha dichiarato ieri (o ierlaltro) che il governo Berlusconi ha vinto “tutte elezioni negli ultimi anni”: non si spiegherebbe se non si considerasse che quando voi credete di scegliere democraticamente il presidente della Regione o il rappresentante di classe in realtà state votando per il premier (nella costituzione di fatto quando il premier vince vince lui, quando perde è il candidato a perdere).
Però personalmente io non ho capito proprio benissimo come funziona questa “costituzione di fatto”.
Allora: la sovranità è del popolo, che la esercita eleggendo il capo del governo. Fin qui mi pare chiaro. Ma il Parlamento? Visto che l’elezione è unica se ne deduce che votando per il premier i senatori e deputati siano collegati a lui: in pratica si elegge un presidente del consiglio con tot parlamentari a sostenerlo, i quali sono perfettamente interscambiabili, dovendo semplicemente dire di sì al governo (in questo quadro si capisce anche che la legge elettorale è già praticamente perfetta com’è). In effetti nella costituzione di fatto non si capisce a cosa serva il parlamento. <!–

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lunedì, 06 settembre 2010

 

Punte d’iceberg

A volte il successo si spiega (una certa canzone diventa famosa perché le radio la pompano, o perché i discografici riescono a piazzarla in una pubblicità), spesso no. Spesso il successo sembra casuale.
Perché il filmatino su youtube del bimbo che ride o del tizio che balla ha milioni di contatti, e quello accanto con un altro bimbo che ride o della tizia che canta viene ignorato? Perché un locale si riempie di gente tutta la notte e quell’altro resta deserto? (Perché tutti vanno in quello affollato: il successo si autoproduce.)
E così tutti parlano di Sakineh, si fanno appelli, si smuovono governi. Perché lei o non le migliaia di altri condannati a morte in giro per il mondo?
Perché è bella? Perché è donna? Perché è in uno stato nemico e non potente come gli Stati Uniti o la Cina? Per le barbare modalità dell’esecuzione?
Non so: in nessuno di questi elementi è la sola; ci sono nei bracci della morte di tutto il mondo altre belle donne, altre torture, altri motivi politici eppure passano sotto silenzio. E il clamore di questi casi che di tanto in tanto vengono fuori (oggi in Iran, ieri in Africa, domani chissà) non serve purtroppo a portare alla luce gli altri casi, ma anzi ad oscurarli: l’impressione diffusa è che se si parla di Sakineh è perché il suo caso è eccezionale.
E invece è solo una canzone tra mille altre.
Speriamo che tutto questo serva a salvare almeno lei, oltre che a sciacquare le nostre coscienze distratte.
<!–

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domenica, 05 settembre 2010

 

Sassolini

E così Fini si è tolto i sassolini dalle scarpe: a quanto pare erano molti e molto grossi. C’è da chiedersi come abbia fatto a camminare negli ultimi quindici anni.
Sarà merito delle poltrone? <!–

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venerdì, 03 settembre 2010

 

Questioni di etichetta

Oh gestore di magazzino di roba vecchia in conto vendita (per brevità in seguito chiamato “gestore”), io vengo di tanto in tanto al tuo magazzino nella segreta speranza di trovare a buon prezzo una cosa che mi piaccia (che so, un piccolo olio di Van Gogh, un manoscritto di Leonardo, un Tut Tut della Lehmann mint&boxed, cose così), e in genere compro cosette di poco conto. Vengo anche a portare delle mie cose vecchie (una cyclette, un piccolo olio di Van Gogh che non ho riconosciuto, cose del genere), non perché abbia bisogno di qualche decina di euro, ma perché non mi piace lo spreco di oggetti ancora funzionanti.
Oh, gestore, spero che tu abbia capito che non ce l’ho con te e che anzi ti sono amico.
Però se davvero vuoi lasciarmi un ricordo indelebile di te applicando sul dvd la tua etichetta del prezzo con una colla così tenace che la Nasa ci tiene insieme gli Shuttle, oh gestore, ti prego: almeno attaccala sul retro, non la mettere proprio sulla faccia di Marylin Monroe!
Cribbio!
<!–

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giovedì, 02 settembre 2010

 

Appunti sul margine del telegiornale

A sentire l’elenco dei firmatari dell’appello contro la legge europea che permette la sperimentazione scientifica sugli animali, inclusi cani e gatti (Veronesi, Brambilla, tanto per dire i primi nominati dal tg1) mi viene voglia di non essere d’accordo e inseguire un bastardino con un bisturi.
Che poi si sorprendono quanta sperimentazione sugli animali venga fatta per i cosmetici, ma forse perché tanta, tanta ricerca scientifica privata è indirizzata all’utilità immediata, e quindi indirizzata a clienti disposti a spendere: perciò cure per malattie comuni nei paesi ricchi e cosmetica.
Quando si abdica la ricerca ai privati succede.
(Poi ho cercato la notizia sulle homepage delle maggiori testate nazionali, senza trovarla.)
 
Mi sarò distratto. Senz’altro al tg1 avranno parlato del presidente della regione Friuli, il signor Ballaman (che detto così pare un tipico supereroe italiano), leghista, che ha usato l’auto blu di servizio per accompagnare la fidanzata, per andare al cinema, per andare in viaggio di nozze, ecc.
Personalmente non sono così sorpreso: quando un partito diventa potente i profittatori ci si imbarcano. Un partito serio passerebbe il tizio colpevole in terza fila (nessuno pretende espulsioni spettacolari), un partito che non isola i disonesti ma magari li mantiene al loro posto e li difende probabilmente vuole diventare una specie di DC.
<!–

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martedì, 31 agosto 2010

 

Nonostante tutto

Il capitano Shackleton finì con l’insegnare il bridge ai suoi marinai, e passavano il tempo così, giocando a carte.
Erano i reduci di una spedizione fallita al Polo Sud, avevano perso la nave stritolata dal pack, stavano in un paio di tende su un pezzo di ghiaccio alla deriva. Che altro potevano fare? Tra l’attacco di una foca leopardo e temperature da congelamento stavano lì e giocavano a carte come gentiluomini al club.
E in quelle condizioni ci sarà stato chi ha sorriso, chi ha gioito per un mano fortunata, chi ha pensato “come sono sfortunato” per una donna di picche in est.
Mentre l’aria gelava e si poteva solo sperare nelle correnti.
(Il capitano Shackleton si salvò rocambolescamente con tutti i suoi marinai dopo più di un anno di odissea in condizioni impossibili.)
Mi è venuto in mente il capitano Shackleton pensando a quei minatori cileni bloccati in cinquanta metri quadri sotto a settecento metri di roccia, condannati lì per almeno quattro mesi. Non credo ci si possa rendere conto di cosa vuol dire, anche se sei un minatore abituato, essere chiuso in una bolla in fondo alla terra.
Quei minatori passano il tempo giocando a domino e a carte. E anche tra loro ci sono sorrisi e scherzi. Settecento metri sotto terra. Con solo un lungo tubo sottile che li collega al resto del mondo.
Le persone si adattano alle condizioni di vita più terribili, alle sofferenze più inimmaginabili, e vivono ancora, e giocano a carte. Sorridono.
<!–

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domenica, 29 agosto 2010

 

Sbocchi professionali

Si sa che a uscire dal mondo del lavoro intorno ai quarant’anni, specialmente se non si sa fare niente, è un problema grosso. In questo quadro va apprezzato lo sforzo di ricollocare gli ex calciatori come commentatori e opinionisti.
Quand’ero ragazzo aprivano agenzie di assicurazioni.
Il bello di commentare il calcio è che è un lavoro che può fare veramente chiunque, dato che non si distingue chi se ne intende da chi parla a vanvera. Così mentre prima il telecronista raccontava cosa succedeva in campo e, direi ovviamente, ne illustrava gli aspetti tecnici adesso il telecronista fa lo stesso ma con in più un altro che interloquisce inutilmente (e che a volte riesce persino a concordare il soggetto con il predicato verbale).
Dal punto di vista dello spettatore non si aggiunge niente, se non un poco di confusione, ma se si pensa che è per combattere la disoccupazione allora si sopporta di buon grado.
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