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lunedì, 15 novembre 2010  

Sanatoria fantasma

Forse vi è capitato di vedere quello spot televisivo governativo in cui si parla di “immobili fantasma”. Si dice che sono stati rilevate non so quante migliaia di “immobili fantasma” (cioè non registrati al Catasto), e che c’è tempo fino al 31 dicembre per regolarizzarli “per evitare controlli e sanzioni”.
La cosa interessante dello spot è il linguaggio, il modo in cui si evita accuratamente di usare locuzioni come “sanatoria”, “condono edilizio” o “costruzioni abusive”, e l’uso che si fa dei verbi passivi, per cui gli immobili vengono rilevati, vengono costruiti, subiscono ristrutturazioni. Ma da chi?
Mi pare chiaro che si tratta di episodi per cui la mattina uno apre la finestra e scopre che nel proprio giardino è sorta dal nulla una piscina coperta, o casi in cui al ritorno dall’ufficio uno scopra che (toh!) la propria villetta è cresciuta di un piano, o storie di palazzine nate improvvisamente in orti di melanzane. Certo che più che agli abusi edilizi e ai palazzinari, si pensa ai cerchi nel grano e agli alieni, agli gnomi invisibili che trasformano cucce per cani in capannoni industriali, alle fate che tramutano in castelli con campo da tennis quelli che al catasto risultano come vecchi ruderi con sovvenzioni agricole. E se gli spiriti hanno edificato una villa poggiata sulla spiaggia di una zona protetta, non vorrai mica buttarla giù: capace che porta jella.
È evidente che invece della Guardia di Finanza bisogna chiamare Voyager.
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domenica, 14 novembre 2010

 

Che pace…!

Sto in fila mezz’ora, dopo la biglietteria un po’ di ressa poi di nuovo in fila, poi c’è una specie di cancello e poi il serpentone della gente sale per un vialetto pavimentato a ghiaia. In cima c’è un po’ di ressa, ma grazie ai frati si smaltisce regolarmente. Un bel panorama, una larga valle boscosa; lo guardo col sole sbieco, allargo le braccia (anzi uno solo, e poco, per non urtare gli altri): “che pace, eh?”
“Scusi, è passato il minuto: da quella parte, prego.”
Defluiamo verso l’uscita attraverso lo shop: chi compra il centerbe per lo zio, chi le caramelline all’anice per la suocera, poi giù verso l’ampio parcheggio a un’euro l’ora. Una bambina si volta verso il padre: “Papà, perché si chiama eremo?”. 
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liczin | 14:19 | commenti (1)

venerdì, 12 novembre 2010

 

Dio mio

“Pronto, sono Gesù.”
La cosa mi spiazza, perché in genere il venerdì mi telefona mia madre (non ti fai mai sentire) per sapere se la domenica vado a pranzo da lei (e se no perché, e se no mannaggia che avevo fatto tutta quella spesa, e se no ecco sto qui da sola, ecc.) e la signora Grazia della Bofrost che cortesemente si informa se mi serve niente (la signora Grazia della Bofrost è molto gentile, io cerco di essere gioviale e spiritoso con lei perché mi piace essere simpatico con gli estranei, sarà per quello che mi telefonano spesso per propormi di tutto, dagli abbonamenti alle televisioni ai filtri per il rubinetto, dai trattamenti di bellezza alle forniture di vini. Poi con i non estranei, con quelli che frequento più spesso, sono un orso chiuso ed asociale. Alla signora Grazia della Bofrost talvolta ordino qualcosa, spesso dico che non mi serve niente e lei dice ok, sarà per la prossima volta e ci salutiamo, ma qualcuno trova che sia troppo insistente, e conosco uno, Marino, che un giorno alla settimana non risponde al telefono per il timore che sia la Bofrost. E visto che ho aperto una parentesi, la chiudo).
Dicevo, prima di divagare, che io il venerdì mi aspetto queste due telefonate, e nessun’altra; a dire il vero non mi aspetto altre telefonate per tutta la settimana (tranne quelli allarmati che io possa pagare il canone telecom, agenzie immobiliari che mi chiedono se so di qualcuno nel palazzo che vende, sondaggisti che poi si scopre che mi vogliono fare un’offerta sensazionale, ecc.).
Così la telefonata di Gesù mi ha lasciato un po’ sorpreso.
Anche perché non era un Gesù qualunque (figlio magari di genitori un po’ megalomani), ma proprio il Gesù più famoso, “Gesù, il Cristo, il Messia, l’Emanuele, il Signore Dio tuo”.
“Veramente sono ateo, quindi casomai ‘Signore Dio dei tuoi vicini di casa’.”
“Allora mi scusi, devo aver sbagliato numero.”
“Ma prego, si figuri.”
Mi piace essere cordiale con gli estranei. <!–

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giovedì, 11 novembre 2010

 

Lavoratori (responsabilità, scelte, compensi)

Io il corso antincendio l’avevo già fatto, ma nel frattempo è cambiata la normativa e allora l’ho rifatto.
Magari avevate sentito parlare della nota legge 626. È una legge diventata piuttosto famosa.
Meno noto è il fatto che non è più in vigore: è stata superata dalla legge 81 del 2008.
Che differenza c’è? Beh: prima i lavoratori erano solo soggetti passivi, adesso sono soggetti attivi!
Ah, detto così chissà cosa vi può sembrare. Nella pratica significa che adesso i lavoratori hanno responsabilità civili e penali in caso di incidenti; il che significa che si alleggerisce la responsabilità dei datori di lavoro. (E se avete esperienza di aziende piccole e medie vi potete immaginare quanto potere abbiano i lavoratori nell’obbligare il datore di lavoro a spendere soldi, spesso molti, per regolarizzarsi, per investimenti “non produttivi”.)
E cosa hanno avuto i lavoratori in cambio di queste responsabilità (che per inciso non possono rifiutare se designati dal datore di lavoro, pena la reclusione)?
Un c…

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mercoledì, 10 novembre 2010

 

Ma quando poi si tratta di succhiare…

Succede un po’ come quando i bambini fanno i grandi, che vogliono essere lasciati liberi, indipendenti e fare quel che vogliono.
Poi però per fare merenda, o quando si sbucciano un ginocchio corrono dalla mamma.
L’Italia crolla, smotta, va sott’acqua ed è tutto un coro di richieste d’aiuti statali. Chissà in questi giorni dove sono i liberisti, i paladini dell’iniziativa privata, i teorici delle poche tasse, quelli per cui il privato per definizione funziona meglio del pubblico, quelli dello “Stato leggero”.
Saranno mica a pietire soldi? <!–

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lunedì, 08 novembre 2010

 

Grandi? artisti? in povertà?

Io credevo che la cosiddetta “legge Banchelli” servisse per fare in modo che artisti grandi e importanti ma poco popolari, dalla grandezza poco “monetizzabile” (poeti, artisti visuali, musicisti sperimentali), non morissero di stenti, in miseria.
Da questo punto di vista la trovavo una cosa giusta e meritoria.
Ma probabilmente mi sbagliavo. A giudicare dalla richiesta del noto cantante e autore Franco Califano, e da analoghe venute alla ribalta in passato, gli assegni statali andrebbero a popolari “artisti” (le virgolette sono ironiche) che si sono sputtanati gli abbondanti guadagni, e che poi, vecchi e malati come mille altri, protestino la loro indigenza (a quanto racconta il tg2 il Califano direbbe che diecimila euro ogni sei mesi di diritti d’autore non gli sarebbero sufficienti per l’affitto).
Io non voglio negare assistenza ad un anziano solo perché ha buttato in fumo i capitali in gioventù (magari anche vantandosene, come Califano: ha fatto benissimo), ma neanche garantirgli il lusso solo perché è famoso (la popolarità non può essere misura di qualità): in Italia l’assistenza medica è gratuita e più efficiente di quanto si racconti; la pensione sociale si dà a chiunque ne abbia diritto e inoltre c’è sempre un sacco di associazioni benefiche pronte ad aiutare i bisognosi.
Si rivolgano cantanti sfiatati e bellone invecchiate allo stato sociale, ed avranno assistenza come tutti i cittadini. (Casomai per loro c’è anche l’assistenza integrativa di “isole dei famosi”, opinioni televisive, serate nei centri commerciali e programmi sugli anni ’80, nonché pubblicità di adesivi per dentiere e pozioni contro il colesterolo.)
E se poi non si accorgono che ventimila euro all’anno molti pensionati se li sognano (o si ritengono superiori ai comuni mortali), e se poi restano convinti che un prestigioso superattico o la suite d’albergo sono il minimo per abitare dignitosamente, e se poi non si rendono conto che i treni di seconda classe non sono umilianti, c’è sempre qualcuno a cui rivolgersi: qualcuno che è sempre disposto ad aiutare chi ha bisogno, qualcuno che non nega mai un gesto di bontà e solidarietà anche se sei l’ultimo dei reietti, anche se sei minorenne extracomunitario senza permesso di soggiorno arrestato in questura con un’accusa di furto e precedenti con la giustizia.
Magari non con i soldi nostri, grazie.
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domenica, 07 novembre 2010

 

Svedesi

Una volta erano famosi per i fiammiferi, i suicidi e le ragazze bionde, ora i romanzi gialli stanno superando i mobili da montare nella percentuale di pil prodotto in Svezia.
L’impressione è che basti essere svedese per pubblicare gialli.
Io se scrivessi un libro giallo direi all’editore di chiamarmi Sven Gunnar Svenlarsson. 
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sabato, 06 novembre 2010

 

Camminiamo ignari di essere morti

Il problema principale della politica italiana oggi, dell’amministrazione della cosa pubblica, è che siamo alla bancarotta ma non si può dire. Immaginate una qualsiasi azienda, un ente, che ha debiti maggiori alla produzione di molti anni; immaginate un negozio che ha un milione di debiti ma che incassa centomila euro all’anno: che succede nel momento in cui i creditori chiedono indietro i loro soldi?
Cosa accadrà il giorno in cui le aste dei bot andranno deserte, perché gli investitori si renderanno conto che non c’è il patrimonio per pagarli? (Ed è per questo che nessuna persona responsabile lo dice; ma io non sono una voce autorevole, a me non mi ascolta nessuno quindi posso permettermi di dire le cose: sono libero.) 
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martedì, 02 novembre 2010

 

Ruby tuesday

Il commento di Bossi alla “questione Ruby” racconta più dell’Italia di milioni di post e saggi.
Il potente esercita il suo potere con piccoli abusi (per esempio: chi paga il caposcorta costretto a telefonare alla questura di Milano: noi cittadini o ha uno stipendio privato da Berlusconi? si chiama peculato ed è un reato penale), e non ci si sorprende di questo, ma che si esponga in prima persona.
Cioè Bossi non pensa che non si debba rubare, ma che si possa rubare non facendosi scoprire. Non è questione di onestà, ma di furbizia.
Ecco, in questo caso Bossi ben rappresenta i difetti nazionali che già la commedia all’italiana (prima che degenerasse in stupida farsa) portava alla ribalta (condannandola con il grottesco ai bei tempi, e gigioneggiandoci con autoindulgenza con Alberto Sordi). Chissà cosa direbbero i leghisti se capissero che Bossi è il nuovo Alberto Sordi, ma involontario e senza ironia.
(Mah, come se “leghista” e “capire” fossero concetti compatibili…)
 
Dopo pochi secondi dal diciottesimo compleanno i giornali hanno tolto i quattro pixel ipocriti dalla faccia di Ruby.
Solo che della faccia non importava granché a nessuno.
Le tette e le cosce (minorenni) erano in vista già da prima.
 
Non c’è molto da scherzare.
Quella di Ruby è chiaramente una storia triste, di degrado culturale, di assenza di valori sostituiti dal culto del denaro, di sfruttamento, di povertà morale.
Ma d’altra parte a settantaquattro anni ormai non cambi più.
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L’idraulico del signor B.

La settimana scorsa Berlusconi ha detto che entro tre giorni avrebbe risolto il problema dei rifiuti di Napoli.
Non so se l’abbia fatto (mi pare di no), ma avevo sentito dire che l’aveva già risolto anni fa.
Com’è possibile risolvere più volte lo stesso problema?
Forse ho capito. Proverò a spiegarlo con una semplice metafora.

Il signor B. ha il gabinetto otturato, e l’acqua (parlerò solo di acqua, per garbo) trabocca sui tappetini del bagno. Il signor B. chiama l’idraulico, che arriva col secchio e svuota il cesso e anche parte del tubo di scarico, fino a dove è otturato. La domestica del signor B. asciuga in terra e pulisce tutto. L’idraulico mostra al signor B. il cesso svuotato e il bagno pulito e gli dice “problema risolto!” e riscuote 200 euro (senza ricevuta).
Il signor B. è contento.
Il giorno dopo si è punto e daccapo: l’acqua trabocca di nuovo (perché lo scarico è sempre otturato).
Secondo voi il signor B. richiamerà lo stesso idraulico, per risolvere allo stesso modo lo stesso problema? Per sentirsi dire che “la normale amministrazione non è affar suo”?
 
Ecco, credo che sia così, che semplicemente la locuzione “risolvere il problema” abbia un altro significato.
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lunedì, 01 novembre 2010

 

Informazioni importanti, vitali

Sfogliavo il Corriere della Sera: uno dei giornali italiani più autorevoli, forse quello con maggiore storia e tradizione, e mentre leggevo distrattamente il quotidiano di via Solferino (come viene vezzosamente chiamato dagli intimi) notavo che le didascalie delle fotografie sono spesso incomplete.
Nel senso che a volte c’è semplicemente il nome della persona raffigurata, come se tutti dovessimo sapere che Pinco Pallino è il presidente della tale banca, mentre in molti casi si dà un’informazione un po’ più completa: per esempio “Emma Marcegaglia, 44 anni, presidente di Confindustria”, o “Silvio Berlusconi, 74 anni, presidente del consiglio”, o “Muhammad, 54 anni, il padre” o anche “Martin Scorsese, 67 anni, regista”.
Beh, voglio dire: l’età è indispensabile, come si può farsi un’idea dei fatti senza sapere quanti anni ha il questore o la deputata? Certo si dà un peso diverso alle dichiarazioni di un ministro o di un capo di stato in base alla sua età.
Però manca il segno zodiacale.
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domenica, 31 ottobre 2010

 

Della serie…

Per quanto mi ricordo la prima volta che ho sentito il modo di dire “Della serie…” erano gli anni ottanta, ero un ragazzino, e lo trovai divertente.
Ma anche la battuta più divertente (il fantasma formaggino, per esempio) ripetuta quotidianamente per decenni finisce con l’essere fastidiosa.
Dopo quasi trent’anni che sento lo stesso modo di dire non lo trovo più spiritoso: lo trovo noioso e stupido. Odio quelli che ripetono senza riflettere le frasi fatte.
Odio le frasi fatte. <!–

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sabato, 30 ottobre 2010

 

Posizione d’urto

Se siete mai stati in aereo forse avete presente la “posizione d’urto”.
La posizione d’urto è illustrata con disegnini o animazioni digitali e consiste più o meno nella posizione a uovo tenendosi il parrucchino: infatti ci si protegge la testa con le braccia mentre ci si piega con la faccia tra le ginocchia.
È illustrato sempre da disegni, in cui il sedile è genericamente disegnato come se stesse in mezzo a un salone, o in animazioni in cui la distanza tra le file di sedili si misura in decametri; mai una volta che ci sia la foto o il filmato di una persona vera.
Perché uno dei miei sogni (oltre a scendere dall’aereo con lo scivolone gonfiabile) è far salire su un aereo presidenti e dirigenti delle compagnie aeree, responsabili ed alti funzionari, farli accomodare sui sedili di classe turistica, e poi, alla fine della dimostrazione di sicurezza, invitarli (tutti) ad assumere la posizione d’urto.
Chissà come farebbero quelli (che immagino anziani manager e giovani plurilaureati incravattati) a ripiegarsi nei trenta centimetri che li separano dal sedile davanti. Vorrei proprio vederli.
 

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venerdì, 29 ottobre 2010

 

Seguirà dibattito

In Italia le notizie hanno vita breve, in compenso i commenti e le chiacchiere durano giorni, settimane, mesi.
Prendiamo per esempio ieri la storia del “bunga bunga”: tutti ne parlavano, c’erano approfondimenti, battute, controrepliche, ecc. ma io che mi sono perso l’episodio (mi sarò distratto quell’unica volta che l’hanno raccontato) ho impiegato mezz’ora e forse più per riuscire a ricostruire, a intuito ed esperienza, cos’è (sarebbe) successo. Un altro esempio è la storia dell’appartamento di Montecarlo: ché io non c’ho mica capito niente (ho capito solo che è finita in nulla, come al solito).
Io se fossi il direttore di un quotidiano on-line prenderei qualche giovane praticante provvisto/a di sintesi e gli/le farei fare dei “riepiloghi delle puntate precedenti” in cui si raccontano in succo i fatti, solo i fatti, accaduti fino a quel momento; e poi metterei in cima agli articoli relativi un bottone verde (o rosso, o di un altro colore) con un link al riassunto. O in un quotidiano di carta si potrebbe farci l’ultima pagina (forse ne basta mezza). Così uno può capire di cosa si parla.
O anche meglio, uno può leggere solo quello e risparmiarsi tutte le cazzate.
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giovedì, 28 ottobre 2010

 

Per inventori poco inventivi

Quando piove vado a lavorare a piedi, che rispetto alla bicicletta sono più lenti.
Ma lo stesso si può dire dei molti che in caso di pioggia vanno in giro di auto invece che in bicicletta, motorino, piedi, autobus, ecc. col risultato che nei giorni di tempo brutto il traffico si blocca.
Chissà se esistono sveglie igrometriche, che se piove suonano mezz’ora prima.
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mercoledì, 27 ottobre 2010

 

Unione Dei Comici

Credo che le giurie dei premi di satira per il 2010 difficilmente potranno ignorare l’UdC.
Hanno proposto un emendamento che escluderebbe il Presidente della Repubblica dal cosiddetto “Lodo Alfano” (destinato ai soli presidenti della Repubblica e del Consiglio dei Ministri): erano decenni che non ne sentivo una così buona.
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martedì, 26 ottobre 2010

 

Testimonial inconsapevole

Quelli che nel 1989 avessero detto a Enzo Jannacci che la sua canzone “Quelli che” sarebbe stata usata in una pubblicità televisiva di Mediobanca probabilmente si sarebbero presi un colpo di karate, o un’omerica risata, o tutt’e due.
(Magari sarebbe il caso di rileggersene il testo…)
E invece è successo, lo spot è in giro in questi giorni.
Dopo Ghandi usato per i servizi telefonici, John Lennon sfruttato per vendere un’auto, ecc. non mi sorprenderei a vedere Gesù usato per scuole private, alberghi e agenzie di viaggio, ecc.
Il Vaticano, insomma.
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lunedì, 25 ottobre 2010

 

La normalità è morta

A proposito della cronaca nera.
Girano per i telegiornali registrazioni originali di interrogatori degli inquirenti a sospettati di un delitto.
Cioè vengono pubblicati elementi di indagine con l’indagine in corso.
E nessuno grida allo scandalo.
Ora io vorrei sapere se questo è normale, se è legale che vengano divulgate cose del genere a indagine aperta (e il segreto istruttorio? non c’è un processo in corso in cui le prove esibite sono pubbliche: c’è un’indagine e fino a prova contraria tutti quelli coinvolti sono innocenti), ma soprattutto vorrei sapere il nome del funzionario che ha autorizzato una tale fuga di notizie (e se non c’è autorizzazione vorrei la condanna e il licenziamento per il poliziotto/impiegato/magistrato colpevole).
Grazie.
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Mi hanno costretto gli alieni

Un problema quando si vuole parlar male della televisione, e in particolare delle trasmissioni spazzatura (il Grande Fratello, i talk show pomeridiani, Antonella Clerici, il tg1, per fare degli esempi) è che bisogna ammettere di averne visto almeno un po’.
Questo è un empasse da cui normalmente si esce inventando una scusa per cui si è visto il tale programma.
Quella più classica è “Tutti parlano di questo programma e allora mi sono sforzato di vederne una puntata.”, ma non se ne può abusare, e poi non spiega com’è che conoscete approfonditamente tutti i personaggi, la trama, i balletti e avete in camera il poster della protagonista.
Altre possibilità (da usare con cautela):
– Ero in un negozio di elettrodomestici a consigliare la mia manicure per l’acquisto di un televisore led da 45 pollici.
– Stavo assistendo un’anzianissima signora semicieca e ho dovuto raccontarle le immagini (sottovoce).
– Il cane ha mangiato il telecomando e il suo duodeno teneva premuto il tasto del 5.
– Il vicino di casa ha un telecomando compatibile col mio televisore, ma più potente del mio.
– Mi stavo documentando per sedurre una sventolona (o uno sventolone, a seconda dei gusti) con la passione per certi programmi.
– Ho perso una scommessa.
– Stavo facendo i miei soliti venti chilometri sul tapis roulant e in palestra c’era un televisore acceso.
– Era la serata del programma a sorteggio.
– Mentre cercavo un profondo saggio di Heidegger in lingua originale su uno scaffale alto sono caduto dalla scaletta sul telecomando: il televisore si è acceso su quel programma ed io, incastrato fra la libreria e il divano c’ho messo due ore e mezza a liberarmi.
– Mi stavano rapinando ed ero legato e imbavagliato davanti al televisore acceso dai malfattori.
(accetto suggerimenti) <!–

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domenica, 24 ottobre 2010

 

Pensare stanca

Gira una catena di sant’antonio che dice che un mese con cinque venerdì-sabato-domenica, com’è questo ottobre, capiterebbe ogni 823 anni.
Perché tutto questo tempo?
Proviamo a pensarci.
Càpita tutte le volte che il 31 del mese è domenica, cosa che succede mediamente una volta su sette; considerando che ogni anno ci sono sette mesi di 31 giorni si deduce che è un avvenimento che più o meno arriva una volta all’anno (quest’anno, per esempio, è già successo con gennaio).
E se anche ci limitiamo al mese di ottobre ugualmente sarà vero all’incirca ogni sette anni di media (sono troppo pigro per controllare ma sono disposto a scommettere che negli ultimi 823 anni è successo più di cento volte).
Non so perché hanno inventato una cosa del genere (può essere divertente, lo capisco, e qualche volta anch’io mi metto a fantasticare sull’avviare leggende metropolitane e false notizie), ma quello che mi chiedo è chi la diffonde: possibile che creda a qualsiasi cosa legga, o che non ci provi neppure: non applichi un minimo di ragionamento a quanto legge prima di cliccare su “inoltra”? Cliccare su “inoltra” è meno faticoso di capire ciò che si legge?
Poi la comunicazione si dilunga parlando di feng shui cinese (ma che c’entra? e poi i cinesi hanno un calendario lunare diverso dal nostro), e della solita fortuna (soldi, a cos’altro dovremmo aspirare?) che dovrebbe arrivare a chi diffonde la cosa (perché? boh, non lo so, ma tra chiederselo e cliccare su “inoltra”…)
Intanto chiunque legga questo post lo faccia leggere ad altri sette, ché altrimenti gli cascherà il naso.
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sabato, 23 ottobre 2010

 

Fatti no: parole

Da svariate settimane il tg1 nella sua edizione principale e più seguita, quella delle 20, dà un servizio in cui intervista la gente per la strada a proposito del superenalotto: tutte le sere che c’è un’estrazione (l’impressione è che ci sia un’estrazione tutte le sere, ma mi dicono che è tre volte alla settimana). Questa ripetizione mi pare francamente eccessiva: il telegiornale dovrebbe darci le notizie e sapere cosa farebbe la signora mesciata con la vincita non mi pare una notizia. Anzi, cosa dice che ci farebbe.
Stasera il tema era se le persone sarebbero disposte a dare in beneficienza la maggior parte della vincita: pare ci sia stato un qualche sondaggio e che molti abbiano risposto di sì. Ok, facciamo finta che sia una notizia. Ma sono chiacchiere: i fatti sono “quanta parte delle vincite sono effettivamente date in beneficienza”; se chiedi a qualcuno se ipoteticamente farebbe beneficienza è facile che quello risponda di sì (legalmente si chiama “riserva mentale”, popolarmente “bugia”): se mi permettete la citazione (di cui però non ricordo autore e fonte) “siamo tutti molto buoni finché non ci costa niente”.
Ma al tg1 basta. Sono abituati a scambiare gli annunci per fatti.
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Pensare alla rovescia

Non so se seguite i quiz televisivi, quelli in cui i concorrenti vengono incoraggiati a “pensare ad alta voce”, prendete per esempio il quiz di Raiuno in cui bisogna indovinare l’identità delle persone, identità spesso non intuibili (come si fa a capire se uno c’ha il fratello prete o colleziona paperelle di plastica, se di lavoro fa il fabbro o affitta serpenti?).
Spesso succede che il concorrente decida da subito cosa rispondere (a intuito, per stereotipi estetici, ecc.) e poi faccia tutto un ragionamento (spesso illogico) per giustificare la decisione presa: fateci caso, a volte è evidentissimo. (Sere fa una concorrente ha asserito di riconoscere il figlio di Renato Zero anche per la somiglianza; chissà se poi gliel’hanno detto che è figlio adottato.)
In pratica il percorso è rovesciato rispetto al normale: invece di fare un ragionamento per giungere alla risposta come punto d’arrivo accade il contrario, si parte dalla risposta e poi si inventa un acrobatico, fantasioso, approssimativo e inutile ragionamento.
Se non avete presente quei quiz televisivi (e lo posso capire, anche a me sono diventati noiosi) potete prendere un altro esempio dello stesso fenomeno, in cui invece di fare un ragionamento per arrivare a chi ha ragione si parte da una posizione e si inventa un ragionamento strumentale. La maggior parte dei discorsi politici funziona così.
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venerdì, 22 ottobre 2010

 

Lievi distrazioni

Berlusconi cita in giudizio per diffamazione la trasmissione giornalistica della Rai “Report”.
Ma se il principio è che il Presidente del Consiglio non dev’essere distratto con questioni giudiziarie dalle sue alte funzioni finché è in carica (principio che è alla base del cosiddetto “lodo Alfano” fortemente voluto da Berlusconi stesso) non si dovrebbe sospendere il procedimento fino a che non decade dalla carica?
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giovedì, 21 ottobre 2010

 

Quelli che odio (1)

A volte mi viene l’idea di aprire un blog monografico, con un tema, e/o uno stile, e/o un qualcos’altro fisso.
Rinuncio subito, perché sono incostante e mi viene da pensare alle cose più diverse e i blog monografici non mi durerebbero molto. Tengo solo questo, “generalista”.
In un certo senso li invidio quelli che riescono a mantenere per anni uno stesso interesse, o una stessa finta identità (anche se lo trovo un po’ inquietante); io non ce la faccio, oggi mi incuriosisce molto una cosa, domani un’altra, oggi trovo interessantissimo un argomento, domani, lo so già, mi sarà indifferente.
(Una mia amica straniera mi disse “non sapevo che fossi così inconsistente”: voleva dire “incostante”, ma a volte i lapsus dicono la verità più di quanto ci si aspetti.)
Per esempio oggi mi era venuta l’idea di aprire un blog tipo “Quelli che odio”, dove descrivere di volta in volta personaggi e comportamenti che detesto. Questo perché oggi ci scriverei di quello che ti telefona per chiederti di cercargli una cosa, tipo un numero di telefono, e tu smetti di fare quello che stavi facendo, ti metti a cercargli quel numero tra fogli disordinati, in agendine unte, in indecifrabili elenchi, e magari telefoni a qualcuno che forse lo sa, e ci perdi del tempo e dell’impegno. E quando finalmente ce l’hai e lo richiami, quello ti dice “ah, ma non importava: mi hanno richiamato loro due minuti dopo che ci siamo sentiti”.
Telefona mille volte per qualsiasi cazzata, per chiedere caterve di sciocchezze e poi una telefonatina “grazie, non importa più”? È chiedere troppo?
 
Ecco, questo sarebbe stato il post di oggi sul blog “Quelli che odio”, che non aprirò mai.
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mercoledì, 20 ottobre 2010

 

Il cestino delle idee

A me piacciono le idee, mi piacciono quelle degli altri e mi piace averne.
A volte mi metto lì e penso delle idee.
Mica tutte buone eh? anzi, quasi tutte da buttar via appena fatte, però avere un’idea è una soddisfazione. Dovreste provarci. Dovrebbero provarci tutti.
Avere un’idea non è difficile: però bisogna mettercisi.
E poi una volta avuta un’idea la fatica vera è capire se è un’idea buona, perché all’inizio non si può mica dire: a volte quelle che sembrano buone idee non lo sono, e a volte quelle che sembrano scemenze, a guardarle bene, sono buone, o almeno possono servire per averne di buone.
In generale le proprie sembrano meglio di quel che sono: è un po’ come i figli, difficili da giudicare serenamente.
E poi quelle che sembrano davvero buone, e che parcheggi per un po’ e dopo del tempo sembrano ancora buone: quelle idee di solito le ha già avute qualcun altro.
E quelle che sono buone e non le ha avute nessuno, su quelle si può lavorare davvero, farle crescere e metterle in pratica.
 
Per tutte le altre c’è il blog.
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martedì, 19 ottobre 2010

 

Quando me ne accorgo

Conosco un’anziana signora che per comprarsi dei pantaloni ha chiesto espressamente che non fossero cinesi, perché “ha sentito che la roba cinese fa male”.
I pantaloni…?
In effetti è proprio quello che ci dicono continuamente.
Ce lo dicono quando è vero, ma anche quando non è vero.
Per esempio oggi al tg2 (che della campagna anti-cinese è organo ufficiale) hanno riportato la notizia che sono state sequestrate non so quante mila confezioni di pomodori cinesi fatti passare per italiani. Non perché facciano male (il tg2 l’avrebbe sottolineato con toni apocalittici), ma perché è vietato truffare il consumatore sull’origine del prodotto (molto meno interessante da approfondire, col rischio che gli autori della truffa siano italianissimi).
Ma non vi sembra sospetto che ci dicano che qualsiasi cosa fatta in Italia è meglio? Possibile che qualsiasi stoffa, ortaggio, fungo, attrezzo, cartoncino, contenitore, protesi, pesce, calendario, cacca, comodino, kiwi, fionda, pernacchia, chitarra, automobile siamo proprio noi italiani quelli che lo fanno meglio di tutti?
Ma vi pare possibile?
A me quando mi accorgo che mi vogliono far fesso mi fanno incazzare come una iena, forse è la cosa che mi irrita di più.
E voi? <!–

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Trecento romanzi all’ora

Prendete un romanzo, per esempio.
Un romanzo è una bella misura d’opera d’arte, che dice un sacco di cose, contiene storie, personaggi, idee. E richiede il suo tempo e il suo impegno al lettore.
Anche un film può essere un buon esempio.
Vi immaginereste di leggere un centinaio di romanzi in mezz’ora? O di sorbirsi venti o trenta film in una serata? Sarebbe una follia.
Ebbene, perché un quadro dovrebbe essere più semplice di un romanzo? Perché una poesia (quand’è bella) dovrebbe richiedere meno impegno di un film? Non racconta forse una scultura storie e idee che richiedono impegno e tempo?
E allora com’è possibile visitare un museo (gli Uffizi, il Louvre) senza essere esausti dopo due stanze? Come potete leggere una raccolta di poesie (quelle belle) in una serata?
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lunedì, 18 ottobre 2010

 

Per quanto eviti di guardare i telegiornali…

– Il servizio del telegiornale nazionale dura almeno cinque minuti, ed è sarcastico nei confronti di quei giornalisti stranieri (ah, sciocchi!) che dànno tanto spazio alle non-notizie sull’eventuale matrimonio di George Clooney.
– La giornalista che riferisce in collegamento diretto sul caso di cronaca nera del giorno (uno dei casi) riporta della famiglia “assediata dai giornalisti” (“vedete? Una parente porta loro il cibo, un amico ritira la posta: vivono sotto assedio”), e fa vedere come importante contributo alla cronaca i tre microfoni che sotto al citofono raccolgono la preghiera di non citofonare più.
– Cosa succede nel mondo? La carrellata (in cui i morti in miniera pesano come la performance di un prestigiatore) dura tutta insieme quanto il servizio sul corso per maggiordomi.
– L’ampissimo servizio sulle olimpiadi canine si conclude con “purtroppo per mancanza di tempo non possiamo mostrarvi le premiazioni, ma vi assicuriamo che sono state consegnate medaglie d’oro, d’argento e di bronzo.” Mancanza di tempo?
– In conclusione del telegiornale ci mostrano un’inquietante fotografia di fanghi rossi di scarichi industriali in Sardegna, annunciandola come notizia boom dell’ultimo numero di Panorama: o è una notizia in sé (e allora pretendo un ampio ed approfondito servizio) o non lo è (e allora o la ignori o la confuti con un ampio ed approfondito servizio) oppure è solo pubblicità alla rivista (in un telegiornale pagato dal contribuente).
In ogni caso mi incazzo.
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I problemi delle progressioni

Difficile pronosticare il cast del Grande Fratello 25.
Con la progressione sensazionalistica mostrata finora potremmo ipotizzare:
l’uomo più vecchio del mondo, una ninfomane nuda, un arcivescovo, la campionessa mondiale di maniche alla raglan, un ragazzo appositamente tenuto isolato in fondo a una grotta negli ultimi dieci anni, quattro o cinque belloni e bellone come al solito (semianalfabeti come al solito), un premio nobel, un criminale ricercato, il Presidente del Consiglio, l’ultimo indio Aracachaukawa, un’altra ninfomane nuda (ma bionda), un clone di Adriano Celentano, un androide, l’ultimo sindacalista, uno in un polmone d’acciaio.
Forse lo seguirò la volta che ci chiameranno me: pagandomi moltissimo, con una maschera e un falso nome (che è un’idea… il misterioso uomo mascherato…). <!–

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venerdì, 15 ottobre 2010

 

Punto di vista assoluto

“Ma che ha la gente? Sono tutti pazzi! Fanno cose senza senso comune!”
Sentivo questo sere fa, e forse l’avrò detto e/o pensato anch’io qualche volta. E forse anche tu che stai leggendo.
Però questa volta ho riflettuto subito in senso acido (ma sono riuscito a stare zitto).
Ci sono un paio di concetti implicati in quella affermazione: pazzia, normalità, senso comune e perfezione (ok, sono più di un paio, ma forse no, forse sono davvero un paio.)
Se tutta la gente va contromano forse quelli dalla parte sbagliata siete voi: se si parla di “normalità” allora è sicuro. La normalità è la direzione in cui vanno tutti (“senso comune”), se tutti vanno di là e voi venite qui i pazzi siete voi.
La frase acquista senso se si sostituisce la normalità con la perfezione. Se gli altri sono contromano perché c’è effettivamente un cartello allora voi siete quelli perfetti e gli altri sbagliano. (Mi rendo conto solo adesso che sto parlando di concetti di relativismo e verità oggettiva come se fossi il papa, però con un accento migliore.)
Se la perfezione coincide con il vostro punto di vista allora tutto torna.
E in effetti succede quasi sempre che la perfezione coincida con il nostro punto di vista, no?
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