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domenica, 19 dicembre 2010  

Bianco

Dei vari segni di vecchiaia (da ragazzo ne feci un elenco di cento, e adesso potrei aggiungercene almeno altrettanti se trovassi quel file) uno che non presento è che quando ci sono abbondanti nevicate non riesco a percepirne solo i disagi, ma soprattutto la splendente bellezza.
E una cosa che non capivo da bambino era perché quando nevicava la gente usasse l’ombrello. E tuttora.

PS: dite che sono passato direttamente alla fase del rimbambimento senza i passaggi intermedi? <!–

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Qualifiche

A volte le sovrimpressioni sono persino eccessive, tipo quando scrivono “Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica”, o cose del genere: caspita, lo sappiamo chi è!
A volte le sovrimpressioni latitano. Nel pomeriggio ho visto in televisione delle ospiti di un programma e la conduttrice le presentava coi soli nomi, e di alcune mi sono chiesto chi diamine fossero. Però lo capisco che scriverci “attrice”, o “cantante” suona vagamente umiliante, visto che certifica il fatto che non siano universalmente famose; e capisco pure che di alcune la qualifica sia incerta (“show girl”, “valletta”, “modella”…) e la sovrimpressione dovrebbe dire “è carina, non basta?!”
 
PS: e poi ripensandoci anche di alcuni personaggi molto famosi la didascalia non sempre è di troppo: prendete Berlusconi per esempio, non sarebbe male scrivessero in sovrimpressione se quella dichiarazione la sta facendo in qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, o Presidente del Milan, o presidente di un partito, o proprietario di Mediaset, o azionista di banche e assicurazioni, o comproprietario di… <!–

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sabato, 18 dicembre 2010

 

Ho cambiato idea

Francamente non mi sorprenderei se il governo imbarcasse altri deputati nella maggioranza, transfughi di opposizioni vecchie e nuove, specialmente dal Fli (1), ovviamente.
E non tanto per la presunta compravendita (2), quanto perché ci sono parlamentari che tendono ad andare verso chi vince (3): sono quelli che si sono messi in una lista perché gliel’hanno offerta, o perché tra quelle offerte hanno scelto quella che dava più probabilità di successo. Anche tra quelli che sono usciti dal Pdl ci sarà chi l’ha fatto solo perché pensava che Berlusconi stesse affondando, o forse con la prospettiva lunga di creare un centrodestra e un centrosinistra (per ora entrambi all’opposizione) pronti per il dopoberlusconi.
D’altra parte abbiamo fatto tanta fatica per liberarci delle ideologie (4) e il risultato non può essere che questo: parlamentari interscambiabili, che possono assumere le posizioni più diverse, e non perché non sappiamo noi quali principî di riferimento abbiano, ma perché non ne hanno.
 
(1) a me chiamarli “futuristi” non mi viene, mi fa ridere, mi fa pensare a interventi alla Camera che cominciano con “Zang Tumb Tumb” e inneggiano alla velocità e all’abbattimento del Colosseo. E abbasso il chiaro di luna!
(2) o in aggiunta ad essa.
(3) anche non parlamentari, sia chiaro: perché credete che nelle pubblicità ci dicano “il xxx numero uno nel mondo!” o “il più venduto!”, ecc.? Come scelgono la squadra del cuore molti ragazzini?
(4) ah, che jattura le ideologie!
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venerdì, 17 dicembre 2010

 

Di tutti i colori!

La notizia straordinaria di oggi è che nevica.
A dicembre, in Italia.
Succedono cose imprevedibili! <!–

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mercoledì, 15 dicembre 2010

 

C’è una regia? Se sì è pessima.

Quando ci sono scontri di piazza, quando tornano fuori i black block, ci sono sempre delle foto compromettenti di “dimostrante violento che fuma con poliziotto in uniforme, ricordando i bei tempi andati e citando vecchi film comici”, oppure “dimostrante violento che distrugge una vetrina e indossa anfibi d’ordinanza della polizia”, o anche “dimostrante violento che incendia un bancomat, e altrove un dimostrante con gli stessi pantaloni e gli stessi guanti in un pub con un viceministro”. E così via.
Ogni volta è così, e a me salta agli occhi la poca professionalità di certa gente.
a) I giornalisti, che da una parte ignorano la cosa perché sono organi governativi e questo crea un sospetto ancor più forte, dall’altra non portano in fondo la cosa, non individuano quei “dimostranti sospetti” chi sono (nome e cognome, curriculum vitae, ecc.).
b) I poliziotti, che non dimostrano infondate le accuse portando prove e spiegazioni: chi è quel dimostrante, perché ha attrezzature della polizia, che ci faceva in quelle foto, ecc.
c) E infine i black block, incapaci di evitare errori superficiali (probabilmente per l’eccessiva sicurezza di farla franca), che non sanno lasciare a casa le manette e il walky talky, che non riescono a evitare le pacche sulle spalle coi carabinieri. Ma Stanislawksi non gli ha insegnato niente? Le lezioni viscontiane (scenografie e costumi non meno che perfetti) sono cadute nel nulla?
 
PS: In ogni caso si capisce finalmente perché nelle manifestazioni gli organizzatori dicono che c’era un milione di persone e la questura dice che c’erano duemila dimostranti: hanno ragione entrambi.
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martedì, 14 dicembre 2010

 

Inquietante nerd al cubo

Ogni tanto mi inquieto da me.
Perché noi amanti dei rompicapo, che amiamo risolvere i problemi (1) è che ci applichiamo anche a questioni ben poco etiche.
Per esempio a vedere in televisione gli scontri fra manifestanti e poliziotti (con surreale siepe laterale di fotografi, operatori e curiosi, e con uno dei fotografi con un elmetto con scritto sopra “press” col nastro adesivo, come nei film di guerra) mi viene da pormi il problema di come battere i celerini, di quale tecniche usare per farli indietreggiare, per scomporne la compattezza, per incendiarne i furgoni, per superarli in agilità e organizzazione e beffarli. Mica con intenti violenti, macché, solo per il piacere della soluzione (2).
Come inventare una struttura di cartoncino solo usando un pezzo tagliato e piegato, senza colla; o come disporre degli oggetti in uno spazio in modo da farceli entrare tutti.
 
E un’altra cosa che mi ha inquietato oggi di me, subito dopo, è che nella puntata di stasera di Big Bang Theory (3) ho notato un evidente errore: nella prima stagione si diceva che era Leonard il padrone di casa e Sheldon suo ospite e non viceversa.
Quello di trovare le incongruenze nei telefilm è molto da nerd (4): trovarle nel telefilm dei nerd è da nerd al quadrato.
 
PS: e parlarne nel proprio blog è da nerd al cubo.

(1) una ragazza mi disse che avrei dovuto farlo di mestiere, di risolvere i piccoli problemi pratici; io non risolsi il problema pratico di abbracciarla amoroso, ma vabbé, forse non era un problema così piccolo
(2) mi ricorda Orson Scott Card “Il gioco di Ender”
(3) Big Bang Theory è un divertente telefilm statunitense i cui protagonisti sono “nerd”
(4) vedi anche l’uomo dei fumetti nei Simpson (*)
(*) è molto da nerd anche citare i personaggi secondari dei Simpson <!–

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Lontano lontano

Dovrei dire qualcosa sulla fiducia a Berlusconi?
Sì, dovrei, ma non ne ho voglia. Mi sembra tutto così distante.
Giusto per non sembrare troppo estraneo a ciò che mi succede intorno mi limiterò a linkare un articolo della Stampa del 2008, quando il pericolante governo Prodi ottenne la fiducia con 326 deputati (ma il rischio era al Senato).
In particolare sottolineerei le dichiarazioni di Berlusconi: “Se l’Udeur confermerà le sue dichiarazioni di uscita dalla maggioranza, Prodi deve recarsi subito al Quirinale, prima del voto del Senato, perché non c’è più la maggioranza politica.”
Ma è tutto così lontano…
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Strenne

Anch’io, come tutti, seguo il precetto evangelico per cui faccio agli altri il regalo che vorrei facessero a me. <!–

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sabato, 11 dicembre 2010

 

Qualità scadente

“C’è poco da fare, a spendere un po’ di più uno poi risparmia. Vedi questa maglia? È costata poco, ma guarda dopo un anno com’è già ridotta. Invece quella della Xxx (cita marca famosa) è sempre bella morbida: è tutt’un’altra lana.”
Già, è vero. Però va anche detto che questa maglia da due lire la metto tutti i giorni, per andare a lavorare, la tratto con pochi riguardi. Invece la maglia Xxx (marca famosa), con quello che è costata, la metto di rado, con tutte le precauzioni (se posso evito anche di piegare le braccia) e per riporla uso dei guanti bianchi di pura seta.
E ci credo che dopo un anno quella “scadente” è uno straccio e quella “di lusso” è come nuova!
Solo che io preferisco le cose quotidiane e odio i “vestiti della festa”, perché la roba “scadente” non pretende niente da me, ci si può fare amicizia, si può portare in giro, dargli del tu, (anche se poi quando si sciupa mi dispiace di più che della roba cara, perché io mi affeziono alle cose). Perché in fondo anch’io sono scadente.
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liczin | 23:46 | commenti (1)

venerdì, 10 dicembre 2010

 

Film di natale

C’è una pubblicità in cui, non so in quale contesto, si vede un ragazzino che vede un cappello da babbo natale nella neve accanto ad un grande albero decorato, e quando va a prenderlo vede che è pieno di dolcini di cioccolato.
Ecco, mi sono fatto un film (nella mia testa, ovvio) in cui il ragazzino arriva lì e trova che dentro il cappello c’è la testa: una bella testa di vecchio con la barba bianca. Ovviamente risuona alto uno strillo.
Terrore e ribrezzo, poi si chiama la polizia e interviene un detective (forse più che un film potrebbe la puntata natalizia di un telefilm). Nessuno sa di chi è la testa, non ci sono denunce di scomparsa. Il mistero si infittisce quando si trova il resto del cadavere, più in là, perfettamente in costume da babbo natale in mezzo alla neve senza tracce intorno. E poi si scopre che il tizio è rimasto decapitato dal cavo d’acciaio teso orizzontale a dieci metri d’altezza tra albero e casa, come tirante per il grande abete decorato (e invisibile di notte).
Ma come diamine ha fatto a decapitarsi a quell’altezza? Forse volava a tutta velocità…?
Il detective indaga, nel corso dell’indagine tutto sembrerebbe far pensare al fatto che quello fosse davvero babbo natale…
Ecco, io vi ho dato lo spunto, poi potete continuare da voi. Io non lo so come va a finire, casomai se siete produttori e vi interessa ci penso, però sarei per una soluzione del tutto terrena (tutt’al più con un minimo dubbio nel fotogramma finale).
 
Se poi volete prendere l’idea almeno chiedetemi il permesso, citatemi, ringraziatemi… non come dei noti comici, che hanno fatto un film (di cui ho visto il trailer) che pare partire da qui

PS: scherzo, lo so che era un’idea banale già di partenza, e persino stantìa, perché non so lì da voi, ma qui dalle mie parte i babbinatale appesi stavano passando di moda già l’anno scorso…
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giovedì, 09 dicembre 2010

 

E degli itagliani che ne facciamo?

Il test di lingua per gli extracomunitari in standby x ricevere permessi di sogiorno endless mi pare un must. I tigì ci fanno servizzi, cè chi cià dubbi, ma nn sn daccordo: siamo in italy, è kiaro ke si deve parlare itagliano. E ki nn lo sa: go home! A kasa! Semo itagliani e vogliemo comandà a kasa nostra.
Ostrega! <!–

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Snob

Adesso B. fa il maitre in un ristorante fuori città.
Il ristorante è di quelli un po’ fighetti, un po’ pretenziosi, di quelli col jazz freddo a basso volume, di quelli che ti portano i tortelli disposti a quinconce sul piatto squadrato nero con strie di condimento e due foglie in diagonale che non sai se vanno mangiate o sono solo decorative.
Ma da queste parti va bene. In questa zona ce ne sono parecchi di ricchi dalla ricchezza recente, che amano essere confermati nel loro ceto anche dal livello del locale, e dai prezzi non troppo accessibili.
Io sono qui perché B. è una specie di cugino. È un piacere vederlo accogliere i clienti con cordialità professionale, svolazzare discreto tra i tavoli dispensando consigli sul vino e battute garbate.
Mi chiedo se sarebbero così disponibili questi clienti neosnob se avessero visto B. dieci anni fa. Chissà se parlerebbero tranquilli di smettere di fumare con un pregiudicato, uno che si è fatto dieci mesi di carcere e poi è andato in comunità; chissà se le signore gli affiderebbero le loro pelliccette se lo avessero visto una delle volte che è arrivata l’ambulanza, caduto dal letto, con gli occhi sbarrati e la siringa ancora nel braccio.
Ma poi penso che forse non sono loro quelli coi pregiudizi. Forse sono io: sono io quello che coltiva i pregiudizi su questi signori dei tavoli accanto, che il jazz freddo non sanno neanche cos’è ma lo trovano molto adatto come sottofondo, molto fine.
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liczin | 13:34 | commenti (3)

martedì, 07 dicembre 2010

 

Prima di tutto un marocchino

Ai tempi del fascismo in Italia si ebbe un piccolo sviluppo della letteratura gialla: uscirono un po’ di racconti e romanzi del genere.
Senonché le regole dell’allora regime erano, per difendere il buon nome italico, che il colpevole fosse sempre uno straniero, o quantomeno che il crimine si sviluppasse in un ambiente di per sé sordido, per esempio il mondo del cinema, che come si sa è un baratro di turpitudine.
Qualcosa di quegli anni ci dev’essere rimasto, non solo perché dà sempre fastidio chi parla di criminali italiani (chi dimostra che l’assassino è italiano, che il mafioso è brianzolo, che il ladro sei tu), ma anche perché nella procedura standard delle indagini televisive/poliziesche italiane il primo arrestato dev’essere un extracomunitario, e poi si comincia. <!–

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lunedì, 06 dicembre 2010

 

Noto le note

Non è che in un posto ci stai più degli altri e allora deve stare bene a te e non agli altri.
Per esempio se sei un medico l’ospedale è comunque fatto non per te, ma per i malati; gli uffici pubblici son fatti per servire i cittadini e non gli impiegati; le scuole servono agli studenti e non a professori e bidelli, e così via.
Così io capisco che mettere tutte le note in fondo al libro, o peggio al capitolo sia una comodità per l’impaginatore, ma il libro è (dovrebbe essere) fatto per il lettore e se mi metti le note in fondo al capitolo invece che a pie’ di pagina a me tocca andarmele a cercare ogni volta un tot di pagine più in là e nel frattempo perdo il filo del discorso, il ritmo della narrazione, e la cosa mi rompe parecchio. Va a finire che leggo tutte insieme le note, senza capirle, e poi lascio che riaffiorino dalla memoria durante la lettura del testo; però faccio confusione.
Rivoglio le note a pie’ di pagina: abbasso le note tutte in fondo! <!–

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domenica, 05 dicembre 2010

 

Lo sfondo in primo piano

Guardavo un film di serie B, di quelli catastrofici in cui un evento planetario minaccia l’umanità (meteoriti, collassi planetari, meteoriti, comete… l’ho già detto meteoriti?).
In quello che guardavo c’era un meteorite che spaccava la luna, in pratica.
Il bello di questi film è che peggio son fatti e più sono divertenti, e si passa il tempo a fare cose come notare i particolari sullo sfondo (chi ha fatto il modellino?) e le incongruenze scientifiche, tipo per esempio un campo magnetico che inverte la traiettoria di meteoriti di chissà quante tonnellate a chissà quanti chilometri al secondo (abbiamo idea di che inerzia abbiano?) ma non interferisce sulle comunicazioni radio, neanche un fruscio o l’eco di Radio Maria.
Perché la cosa interessante di questi film sono le cose date per scontate, che non si mettono in dubbio.
Per esempio che (come si nota in “Mostri contro alieni”) gli Stati Uniti sono l’unico posto al mondo in cui sbarcano gli alieni (se volessero evitare gli umani scenderebbero nel Sahara, se li cercassero probabilmente andrebbero in zone più fittamente abitate, tipo il Giappone o un appartamento di immigrati senegalesi). Per esempio che se deve cadere un meteorite sulla terra le probabilità maggiori non sono che caschi in mare (cioè la maggior parte della superficie terrestre) se non al largo di New York, né che cada in Russia (di gran lunga il paese con la maggiore superficie) o in un altro posto: se casca un meteorite colpisce gli USA. Poi, casomai, anche qualche altro paese (cosa appena accennata in fugaci immagini di ridicoli telegiornali stranieri). Insomma ci sono gli USA. Poi il resto del mondo… sì, vabbè, c’è anche quello.
Per esempio si nota che gli Stati Uniti gestiscono la cosa in piena autonomia, non avendo la minima cura di consultare nessun altro.
Il gruppo di “esperti”, che comprende gente tipo un esperto in demolizioni (dico davvero, era un po’ la copia in sedicesimo di “Armageddon” in cui l’esperto improbabile è un trivellatore…), una scienziata bionda e ovviamente fotomodella, un militare rozzo, un politico viscido, uno scienziato giovanissimo e spiritoso, ecc. E si chiedono come si può risolvere il problema.
Indiani, cinesi, europei non esistono. Si suppone che siano all’oscuro di tutto (come se non ci fossero osservatori) e/o che aspettino serenamente che la mamma/USA risolva il problema per loro (essendo loro idioti incapaci di idee).
Ecco, spesso la cosa interessante è lo sfondo. <!–

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sabato, 04 dicembre 2010

 

Non sono sociologo

Quando cominciai a bazzicare i blog pensai di farlo attraverso i blogroll, cioè saltando attraverso i link dei blog migliori.
Saltellando di link in link ho cominciato a girare in circolo, nel senso che i link dei blog si rimandavano l’un l’altro, fate conto come se in una popolazione di mille persone scoprite che ciascuna ne conosce cinquanta e allora pensate che di conoscenza in conoscenza potete arrivare a tutti e mille con pochi passaggi. E invece siete entrati in un circolo di cinquantuno persone che si conoscono l’un l’altra e sono impermeabili a tutti gli altri. Solo che siete convinti che state conoscendo tutti.
E poi i blogroll uno li mette su all’inizio, poi non è che li aggiorna ogni settimana, né in genere si mette a cercare nuovi blog sconosciuti e promettenti. Per cui il giro dei link non solo è chiuso, ma è anche “vecchio”. E magari uno si lamenta che i giovani non emergono.
Ecco, ora questi fenomeni hanno senz’altro già un nome loro (“salottismo”, “miopia sociologica”, “cristallizzazione sociale”, “Guglielmo”, non so), però vale la pena notarli. 
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venerdì, 03 dicembre 2010

 

Punti di vista

Un bel periodo lungo in cui non sono costretto a vedere nessuno, in cui sono strettamente limitati i contatti coi parenti, in cui non devo lavorare, in cui posso passare il tempo a non fare assolutamente niente (mi basterebbero un po’ di libri da leggere, carta su cui scrivere appunti che poi anche se non li legge nessuno va bene lo stesso, che non è tanto diverso da tenere questo blog).
Ci sono periodi in cui il 41bis non mi sembra così male.
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mercoledì, 01 dicembre 2010

 

“Eh no! Troppo comodo!”

Suppongo che nella sua obiezione l’uomo coi baffi consideri “troppo comodo” un’argomentazione.
La proposta della signora in piedi è semplice e risolverebbe il problema, ma l’uomo coi baffi la avversa perché è troppo semplice ed efficace: troppo comoda, appunto. Ne propone un’altra, intenzionalmente macchinosa e inefficace. Pare che una soluzione senza troppo sacrificio sia disdicevole.
Un po’ come quelli che si vantano di percorrere le vie più impervie e meno battute: che va benissimo se cerchi soluzioni innovative, se il tentativo è di trovare una strada ancor migliore di quella solita, altrimenti è sacrificio inutile e un po’ scemo. <!–

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martedì, 30 novembre 2010

 

E poi me la dite, magari.

Però una cosa va detta: provateci voi a fare una qualsiasi riforma senza soldi!
L’Italia ha un debito pubblico da fallimento (non fidatevi dei cartelli dei telegiornali: noi italiani siamo furbetti e abbiamo nascosto parte del debito nelle amministrazioni locali, regioni e comuni) e quindi l’unica certezza che ha qualsiasi ministro è che non ha un centesimo da spendere.
E quando non ci sono soldi come si fa?
Tagliate i finanziamenti alla sanità e alla ricerca scientifica, alla prevenzione delle catastrofi e alla costruzione delle infrastrutture (tranne il ponte di Messina, suppongo), diminuite i fondi per le pensioni e la giustizia, togliete risorse alla cultura e a tutto quello che vi viene in mente.
 
E poi però trovate una spiegazione per cui aumentate i finanziamenti alle scuole private (imprese a tutti gli effetti, in maggioranza gestite dalla chiesa cattolica). <!–

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lunedì, 29 novembre 2010

 

Zerozeropulcinella

Non so se verrà fuori qualcosa di più notevole in seguito, ma le prime cose di cui si parla nei famosi “rapporti confidenziali” di Wikileaks mi sembrano piuttosto sciocchezzuole che giustamente Berlusconi avrebbe accolto con una risata.
Sarkozy è permaloso e autoritario, Chavez è pazzo, Medvedev è il Robin di Batman Putin “maschio alfa”: embè? Sono cose che sanno tutti, che tutti pensano, ma che semplicemente i diplomatici non si dicono in faccia. Che Berlusconi sia un vecchio porco “vanitoso e inefficace”, che sia lo zerbino di Putin e Gheddafi, non sono certo segreti (lo sapevo anch’io): il diplomatico che incontra Berlusconi lo sa, Berlusconi sa che l’altro lo sa, non se lo stanno a dire ed entrambi vanno oltre.
Certo, che Berlusconi sia facilmente avvicinabile da una ragazzina con le tette in vista che rida alle sue barzellette stantie, che Gheddafi abbia paura di volare sul mare e dipenda dalla biondona ucraina a cui sta appiccicato, sono debolezze, punti “molli” che si possono sfruttare o che qualcun altro può sfruttare, ma non molto di più, e soprattutto non sono segreti, e non “mettono in pericolo migliaia di vite”.
Non sono cose tipo “il segretario Pinco di cui si fidano tanto lavora per noi”, o “attaccheremo mercoledì alle sei”, o “il presidente Caio usa la stessa password per tutto, ed è il suo nome di battesimo”.
Sono piuttosto appunti informali su particolari che, non si sa mai, possono sempre essere utili (come i piazzisti che si segnano per quale squadra tifano i diversi clienti; ma chiamare Teflon la Merkel è azzeccatissimo).
Viene da chiedersi di cosa mai avesse paura il nostro ministro degli esteri Frattini (il capo della nostra diplomazia) per parlare di “undici settembre della diplomazia”, per dire “vogliono distruggere il mondo”: cosa temeva venisse fuori, lui, ministro di una nazione di terzo piano, la cui influenza nei vertici internazionali è la fornitura di salatini?
O forse queste cose terribili ci sono, ma ai giornalisti italiani interessano solo i festini del premier?

PS: ho provato a cercare foto della “voluptuous blonde” di Gheddafi (magari in costume, o anche senza), ma non ho trovato niente… quando uno vorrebbe approfondire… <!–

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sabato, 27 novembre 2010

 

Targhe, nomi e toponimi

Che senso ha intitolare la scuola a Pinco Pallino invece che a Dante o Garibaldi?
Beh, il senso ce l’ha. Serve a fare sì che qualcuno vedendo la targa si chieda “ma chi era ‘sto Pinco Pallino?”, e qualcuno di quei qualcuno che se lo chiedono vada anche a cercarselo, a informarsi. Così scopre che quel Pinco Pallino lì è morto per la libertà, o ha scritto dei bei romanzi di scarso successo, o è un pittore minore ma dignitoso dell’epoca di qualche Grande, ecc. È un modo per tramandarne la memoria.
Dante e Garibaldi, almeno per ora, li ricordiamo abbastanza che non hanno bisogno di strade, piazze, scuole e teatri. I Pinco Pallino, invece, ne hanno un gran bisogno.
 
Magari farei anche una piazza degli Omonimi. Per onorare tutti insieme quei Giuseppe Verdi, Manzoni, Leopardi e Fermi che, per opportunità, non possono aspirare neanche ad un vicolo.
 
A me, per esempio, quando passo in quei paesini che prendono il nome dal loro cittadino più illustre (Arquà Petrarca, Sasso Marconi, Bosisio Parini, Caprese Michelangelo, Castagneto Carducci, Castelnuovo Don Bosco, Colleretto Giacosa, Corteno Golgi, Grizzana Morandi, Livorno Ferraris, Morra De Sanctis, ecc.) viene da pensare a quelli di Roma, Venezia, Firenze.
Anche se per esempio Morandi (il pittore) a Grizzana andava solo in vacanza, e Giosuè Carducci a Castagneto non c’è nato ma c’ha abitato; insomma hanno avuto l’accortezza e il merito di andare a quel paese. <!–

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venerdì, 26 novembre 2010

 

Pum pum pum

Diciamo che prendo una potente arma da fuoco e abbondanti munizioni e sparo a casaccio sulla gente: le probabilità di migliorare l’umanità sono senz’altro superiori a quelle di peggiorarla.
Poi mi costituisco, finisco in prigione per l’ergastolo e mi metto tranquillo a fare una vita di cacca non peggiore di quella che faccio qui fuori (col vantaggio che nessuno mi frega la bicicletta). 
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giovedì, 25 novembre 2010

 

Leggi elettorali e scrivi caverne

Se uno dorme all’addiaccio sotto un albero le caverne gli sembrano il grand hotel extra lusso, ma sempre caverne sono: meglio di niente.
La legge elettorale che abbiamo fa così schifo che quelle precedenti, con le preferenze, ci sembrano il paradiso, ma a ben guardare non è che fossero poi così perfette.
Le preferenze, quando c’erano o dove ci sono, per esempio nelle elezioni per il parlamento europeo, non rivoluzionano le liste decise nel chiuso delle segreterie con lunghe contrattazioni fra correnti interne, potenti locali, capisquadra, ecc. Tant’è che spesso dopo i pochissimi che col loro nome attirano i voti, quelli da eleggere subito dopo, e quelli che se proprio va bene ci rientrano, si riempie lo spazio con prestanome in ordine alfabetico.
Tradizionalmente la quantità di preferenze, difficilmente sufficiente a far eleggere un “imprevisto”, influiva sugli equilibri interni del partito, e soprattutto nella composizione delle liste delle elezioni successive (se dimostro di portare molti voti personali avrò più peso contrattuale alle trattative seguenti). In pratica le preferenze hanno un effetto democratico ridotto, e a scoppio ritardato.
Però meglio di niente. 
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Tutto il mondo è salotto

Capitato sulla pagina delle notizie di Libero.it noto i seguenti titoli:
Guerriglia al Senato con lanci di uova e fumogeni
I basic instinct di Lindsay
XF, brivido Nathalie
Sarah, sequestrati documenti
Olindo e Rosa, nuova condanna
Cheryl mazzia l’ex marito
Rafa si gioca tutto
Aida si consola in topless
Belen ricattata dal suo ex argentino
Entra la donna di Pietro (GF, Guenda rischia l’infarto)
 
A parte il livello di interesse di molte notizie (televisione e cronaca nera).
Mi colpisce questa cosa: non un cognome.
Perché (a parte quello sul Senato) tutti titoli coi soli nomi di battesimo? Che sono tutti amichetti vostri? <!–

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mercoledì, 24 novembre 2010

 

Festa mobile ma non abbastanza

Essendomi trovato con un calendario non artistico, e non avendo quindi cosce e tette da guardare, ho fatto l’usuale ricognizione delle festività dell’anno prossimo.
Ho scoperto così che la pasqua 2011 cade il 24 aprile.
Proprio il 24 aprile.
Ma dico io: con tutte le date a disposizione proprio quella?
Già la pasqua ha il cattivo gusto di cadere sempre di domenica, e questa è già una fregatura, ma almeno rimediava con la pasquetta: quest’anno vanno a far coincidere il lunedì dell’angelo col 25 aprile! E allora ammettetelo che ci odiate!
Visto che la pasqua è mobile muovetela no? Spostatela un po’!
Il 25 aprile era già impegnato, è una data prenotata di anno in anno, non è mica una novità. Quando fissate la pasqua tenete conto delle precedenze!
Che poi sono due feste così diverse che si rischia di fare confusione. Mettete il caso degli anti-antifascisti (per non chiamarli filo-fascisti, ché pare brutto; io per esempio sono anti-anti-antifascista): come faranno per ostentare di ignorare la celebrazione della liberazione del paese dal nazifascismo? Andranno a lavorare, offendendo così i cattolici (che non ammettono anti-)?
Dài, spostate la pasqua! Non dico molto: giusto due o tre giorni!

PS: e poi il primo maggio è domenica: ma chi l’ha fatto il calendario 2011? Marchionne (che fa festa quando gli pare…)? <!–

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martedì, 23 novembre 2010

 

Certezze

Non seguo la vicenda di Avetrana, perché non seguo i casi di cronaca nera, non leggo le notizie e appena ne parlano in televisione cambio canale, però lo fa la mia collega C.
Il bello della mia collega C. è che lei sa con certezza come sono andate esattamente le cose. Sempre.
Dapprima la giovane Sarah (con l’acca, e questo avrà pure un significato) era scappata di casa per fuggire ad una famiglia gretta e ad un paesino soffocante. E qui la collega C. si dilungava nella descrizione delle famiglie grette e dei soffocanti paesini del sud (con qualche accenno alle facili illusioni dei giovani).
Poi l’aveva rapita, violentata e uccisa un qualche immigrato (da solo o in “branco”). E allora la collega C. sciorinava rosari di crimini e caratteristiche criminali degli immigrati (che “sono sempre loro”, è ovvio).
Poi la collega C. è arrivata una mattina che quello zio lì, non avrebbe fatto discorsi: nudo e buttato giù nel pozzo, e dimenticato lì (ché evidentemente quello che si fa passare ad un cadavere fa più impressione di quello che si fa passare a un vivo).
Dopo un altro paio di certezze differenti (che ho pure perso un po’ il conto) adesso la collega C. “quel pover uomo” quasi lo adotterebbe (dimentica che lo ha già barbaramente giustiziato settimane fa), che è una vittima di quella strega; e anche della mamma (che francamente finora aveva ignorato, e infatti non so dove fosse finora) si fida poco.
Chissà quante altre certezze avrà ancora la mia collega C. (ciascuna definitiva), e quante altre pene capitali eseguirà (quelle, grazie al cielo, virtuali e quindi provvisorie). 
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lunedì, 22 novembre 2010

 

Via

Stasera il Ministro Maroni sarà finalmente al programma televisivo “Via con me” per leggere il suo elenco e controbilanciare così l’affermazione fatta nello stesso programma la settimana scorsa, che si potrebbe chiarire così: le mafie ovunque tendono a interloquire con chi gestisce il potere politico per “collaborare” (tu mi dài dei vantaggi economici, io ti do dei voti, più o meno). Nel nord Italia il partito che più gestisce il potere locale è la Lega Nord (“legame col territorio”).
È interessante che si reclami equilibrio e bilanciamento in un programma che sta fra l’intrattenimento e l’attualità, e non si batta ciglio per la parzialità scandalosa e riconosciuta di telegiornali e programmi di approfondimento.
Nel frattempo l’Onorevole Casini protesta (ha annunciato un sit-in, che se non avete ben presente cosa sia potete farvi un’idea guardando “Fragole e sangue” e poi immaginarvi Pierferdinando Casini che canta “We shall overcome” mentre la Celere con maschere antigas lo manganella e trascina via i facinorosi per le caviglie in una scenografia di fumogeni). Protesta perché la scorsa settimana in quel programma si è parlato di eutanasia, e lo hanno fatto alcuni che chiedono l’autodeterminazione, cioè che ognuno decida il proprio destino. Il Casini chiede un intervento “bilanciatore” di chi la pensa diversamente.
In pratica si contrapporrebbe chi pensa che tutti dovrebbero decidere per sé stessi, e chi pensa che sé stesso dovrebbe decidere per tutti. <!–

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domenica, 21 novembre 2010

 

Frasi doppie

Gli enigmisti le chiamano “frasi doppie (o a doppia lettura)”.
Quelle tipo “tremendicanti”, che si possono spezzare in più modi diversi assumendo sensi diversi; un classico esempio è la “signora che soffre”, che a dirla potrebbe nascondere gli apostrofi e non si sa più se sia una signora o se “s’ignora”, e se la signora soffra o s’offra.
Quando si scrive si possono ignorare, ma quando si prepara un testo da pronunciare bisognerebbe tenerne conto.
Oggi nella rubrica libraria del tg1 ho sentito di un libro che “ti rapisce”, che lì per lì a sentirlo mi ha fatto un po’ schifo… 
<!–

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sabato, 20 novembre 2010

 

Responsabili

Sere fa parlavano delle responsabilità degli scienziati che hanno lavorato alle bombe nucleari: avrebbero dovuto rifiutarsi? Quali sarebbero state le conseguenze storiche? Hanno fatto migliaia, milioni di vittime o le hanno evitate?
La questione è annosa: si è posta immediatamente e ancora se ne discute. (Ed io non ho una parola definitiva, certo.)
È interessante che queste considerazioni vengano fatte per dei fisici, e non per i politici che quelle armi hanno commissionato, ordinato, finanziato, usato. Politici che per il loro incarico, e responsabilità, e ruolo dovevano proprio considerare le conseguenze storiche, le vittime fatte e quelle evitate.
Perché la questione doveva essere decisa da Oppenheimer (o meglio dall’intera categoria dei fisici nucleari del tempo, dato che la rinuncia di qualcuno non sarebbe stata sufficiente a fermare il progetto), e non da Roosevelt e Truman?
La comune obiezione “dareste una pistola a un bambino?” non regge: Roosevelt non era un bambino irresponsabile, anzi la sua unica funzione era la responsabilità; Truman era a quel posto proprio per decidere quali ordini dare, solo per quello, e avrebbe potuto dire sì o no.
Non so se abbia fatto bene o male, ma so che ha scelto. <!–

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venerdì, 19 novembre 2010

 

Zia N. e il PdB

Da bambini la prendevamo in giro.
Se nella scena finale del film il protagonista si cambiava la giacca, o il cappello, zia N. non lo riconosceva più: “e chi è questo qua?”.
Mi è tornata in mente ora che si parla di un prossimo “nuovo partito” per Berlusconi.
Che differenza mai ci potrà essere rispetto ai partiti precedenti?
Già “Forza Italia” era un nome qualunque per quello che era in pratica il “Partito di Berlusconi”. Poi il “Partito delle Libertà” non era altro che un nome diverso per la stessa cosa (tanto che quando Fini se n’è accorto, ingenuo, ne è uscito: il partito di Berlusconi e Fini senza Fini cos’è?…).
Ora che il prossimo nuovo nome corrisponda ad un nuovo partito, ad una novità, ad un cambiamento poteva pensarlo solo zia N. <!–

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