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domenica, 27 marzo 2011  

Repetita

Mettiamo una cosa in chiaro: qualsiasi pubblicità, anche la più bella, ben fatta, simpatica, originale, alla trecentesima volta produce odio e noia. Figuriamoci quelle brutte, noiose, stupide, banali fin dalla prima visione. <!–

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sabato, 26 marzo 2011

 

Veli figurate?

Forse pensavate che scherzassi sulla svolta porno di questo blog.
Beh allora guardate questo grafico delle visite dell’ultimo mese:

 
E queste sono le visite di ieri da motore di ricerca (76 su 83):

Chiavi di ricerca – Periodo: 25/03/2011

Dettagli Chiave cercata Andamento Visite %
  donne senza veli   72 94,74%
  codesto questo   1 1,32%
  gruppo opitel spa   1 1,32%
  questo, codesto e quello   1 1,32%
  sistemi lotto   1 1,32%
  Totale   76 100,00 %

 
Non è un po’ inquietante?
Che poi viene da chiedersi chi cerca una locuzione come “donne senza veli”, quasi parrocchiale nella sua delicatezza, e cosa si aspettano di trovare? <!–

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Tre appunti libici

A volte mi càpita che una cosa ovvia a tutti, a me sfugga.
E così non ho ben chiaro cosa c’entri l’ondata di immigrazione a Lampedusa con la guerra in Libia.
I poveracci tunisini che arrivano (che non sono benestanti coi vestiti firmati, come dice qualche imbecille, almeno finché non ritireranno le valigie Vuitton che evidentemente stanno aspettando) non vengono dalla Libia, non sono libici, non sarebbero dipesi comunque dal controllo delle coste da parte dei libici (credo, almeno che non estendessero la loro azione al territorio straniero).
E allora?
Qual è il nesso tra i migranti tunisini e la guerra in Libia?
 
Tra l’altro il piano di Maroni per l’accoglienza ai migranti sta procedendo a gonfie vele: dopo il Lazio anche Lombardia e Veneto hanno già detto che non ne vogliono neanche uno (seguendo lo schema già noto per le centrali nucleari: dispostissimi ai sacrifici altrui), e secondo gli annunci del ministro che sarebbero state esentate Sicilia e Puglia si è già cominciato a trasferire i primi. In Sicilia e Puglia, appunto.
Sarà stato frainteso.
 
Un terzo punto: io sono favorevole o contrario all’intervento in Libia?
Beh, francamente, onestamente, non lo so. Si può dire?
Una cosa che mi viene da dire è che i paesi occidentali, in virtù di un passato colonialistico non troppo passato, dovrebbero cedere l’azione diplomatica alle organizzazioni arabe e africane. In fondo la Libia è un paese arabo e africano, no? <!–

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venerdì, 25 marzo 2011

 

Colpo facile (e meritato)

Alla banca la suoneria del metal detector suona sempre: evidentemente è tarata per suonare tutte le volte; l’impiegato guarda chi c’è nella bussola e casomai apre.
A subirlo, quest’esame visivo, è piuttosto fastidioso: a parte quelli che conosce come clienti, con che criterio decide a chi aprire e chi no?
Ho visto una volta che ha provato ad entrare un tipo dall’aspetto maghrebino e con dei pantalonacci sporchi di calce: dall’altra parte del vetro ha dovuto urlare cosa voleva fare in quella banca, e ha dovuto mostrare da fuori l’assegno che voleva cambiare.
Una scena così non l’ho mai vista fare con un qualche distinto signore bianco ben pettinato, quindi ne deduco che i criteri sono per stereotipi razzisti: meglio tener fuori un albanese sospetto che un italiano armato.
Tra l’altro far suonare sempre il metal detector è come non farlo suonare mai, è renderlo inutile, quindi pure da imbecilli.
Perciò se volete fare una rapina in banca vi dico io a quale andare: se siete bianchi basta che nascondiate il kalashnikov sotto un cappotto di marca, tutt’al più dicendo che volete aprire un conto. E sorridete.
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Le cose importanti

Uno può pensare che l’aumento geometrico dei membri del governo italiano sia dovuto al numero abnorme di sederi a cui assegnare una poltrona: pensa male.
È che c’è un sacco di cose da fare, una montagna di questioni da seguire.
Per esempio questa

Precisazione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri

  Testo completo da stampare
Il resoconto fornito da alcune agenzie di stampa in merito alla cena di ieri sera del Presidente Berlusconi con il gruppo dei Responsabili è ricco di fantasie e imprecisioni. In particolare, il Presidente non ha cantato alcuna canzone.
24 Marzo 2011 

upgrade, più tardi lo stesso giorno: nel sito ufficiale del Governo, nell’elenco dei comunicati stampa, questo testo ed uno analogo del giorno dopo sono misteriosamente spariti; ma il comunicato è ancora raggiungibile seguendo il link. Poi questo è passato sull’elenco dei comunicati del portavoce Bonaiuti e l’altro tra quelli della presidenza del consiglio. Del resto questo è il governo del fare. Cazzate. <!–

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mercoledì, 23 marzo 2011

 

Penso male

Io se fossi un ministro degli interni leghista farei così: annuncerei un piano per distribuire gli immigrati clandestini dal nordafrica in quantità abnorme (diciamo cinquantamila quando ne devo gestire un decimo), stabilendone le quote per ciascuna regione. Poi comincerei a distribuirli non sparpagliandoli (cento qui, dieci lì, trenta laggiù) ma andando per regione, cominciando dalle regioni che mi stanno sul culo (per esempio se alla Toscana o alle Marche spettano cinquemila immigrati iniziamo con mandarli tutti lì) e lasciando per ultime quelle “amiche” (cioè quelle in cui ho i miei elettori) che se va male riceveranno i loro profughi tra mesi o anni e se va bene non li riceveranno mai. Per esempio la Polverini ha già detto che per il primo maggio ha già il concerto e la beatificazione di Woytila sicché c’ha già tutta la regione prenotata (e mi immagino quindi che poi metterà gli immigrati nelle stesse strutture e alberghi presi dai pellegrini cattolici).
Ecco, io farei così se fossi un ministro degli interni leghista, e anche un po’ stronzo. <!–

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martedì, 22 marzo 2011

 

Conti deluxe

Ormai si lavora tutto per computer, le distanze sono annullate, per tutto basta un clic. Ma non tutti se ne sono accorti.
Per esempio le banche se gli porti un assegno si prendono una settimana di valuta per accreditarlo se è fuori piazza, e la metà se è su piazza: i giorni che ci volevano per portare materialmente l’assegno alla filiale di emissione ed averne i soldi (cent’anni fa).
Come se oggi questo non venisse fatto in telematica, come se inviare un file di dati dietro l’angolo o a mille chilometri non fosse lo stesso.
Perché a giudicare dagli addebiti che le banche fanno ai clienti usano ancora i messaggeri a cavallo. A guardare le commissioni che prendono per fare un bonifico si ha l’impressione che ogni volta parta apposta un impiegato con i soldi in una busta; per quanto costano gli estratti conto si capisce che sono su pergamena, vergati a mano da amanuensi specializzati e messi in buste di carta di riso filigranata in seta; le comunicazioni devono essere scritte da non meno che premi nobel per la letteratura e il logo sulla busta è dipinto a mano da anziani calligrafi giapponesi; ciascuna pratica sembra richiedere il lavoro di non meno di sei persone per un’ora ciascuna; ogni fotocopia pare sia fatta con un rarissimo toner prodotto a mano con materie prime provenienti da miniere segrete su una luna di Giove.
Se faccio un’operazione per home banking nessun impiegato la vede e viaggia tutto tra computer: però la banca mi addebita comunque delle commissioni: forse ogni volta si collegano apposta con una connessione a consumo e scatto alla risposta… <!–

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Sette colpi e un funerale

Se io mi metto alla guida ubriaco mi assumo la responsabilità del rischio, e se faccio un incidente ne rispondo, e se nell’incidente qualcuno muore si tratta di omicidio colposo. La logica giuridica, a dire il vero piuttosto recente nella nostra giurisprudenza, più o meno è questa.
Se io compro una pistola, la tengo carica a portata di mano evidentemente disposto ad usarla, e poi quando viene l’occasione rincorro per la strada i rapinatori che stanno scappando, e sparo per ucciderli. Beh, in questo caso pare non sia omicidio.
Otto anni fa un negoziante milanese ha sparato sette colpi di pistola contro due rapinatori uccidendone uno e ferendo l’altro. È stato assolto in appello perché è stata considerata una legittima difesa putativa, cioè si è ritenuto che il negoziante si sentisse in pericolo.
Io mi fido che i magistrati conoscano il caso e la legge molto meglio di me, però mi tengo le mie perplessità. Specialmente sui commenti che avrebbero fatto i figli del negoziante: uno, avvocato, avrebbe detto che oggi il padre non la terrebbe più una pistola (cosa che avvalora la mia tesi secondo cui detenere un’arma ed essere pronti ad usarla è in sé un’assunzione di responsabilità come e più di guidare ubriachi), l’altro avrebbe detto “meglio un cattivo processo che un bel funerale”, dichiarazione idiota che denota un atteggiamento criminale, perché il funerale c’è stato, suo padre è un omicida ed ha ucciso una persona che non era un pericolo (il fatto che fosse un rapinatore non lo rende meritevole di morire): se quel negoziante non avesse comprato una pistola, tenuta carica a portata di mano, rincorso i fuggitivi, sparato loro per la strada, avremmo avuto solo un processo, bello o brutto che fosse, e nessun funerale. <!–

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lunedì, 21 marzo 2011

 

Appunti per pensare un film

Appunto per una trama di film, forse di animazione.
Un tizio compra una casa e scopre che c’è uno sportello nascosto che porta al laboratorio di uno scienziato dove sta nascosto un robot.
Si tratta di un robot costruito per una missione di esplorazione spaziale poi annullata (ma il progettista del robot ha proseguito il lavoro di nascosto e portato a termine la macchina).
Il tizio mette in funzione il robot (una specie di grosso insetto meccanico) e decide di tenerlo in casa truccato da animale da compagnia con l’applicazione di una specie di coperta di pelouche a coprire i meccanismi.
Ne viene fuori una specie di cagnolone con grandi occhi, che si muove in modo strano e con uno strano collare da cui spunta quella che sembra tutta un’antenna.
Il simpatico cagnolone (il cui nome potrebbe essere il titolo del film, quindi da scegliere con cura) va in giro e i suoi occhi, orecchie ed altri sensori, registrano tutto mandando precisi rapporti alla base (il laboratorio).
Ne nascono alcuni guai e avventure, con personaggi e storie che si intrecciano. La vicina cinofila che non si capacita della razza del cane e vuole catturarlo, una banda di delinquenti che si vedono riconosciuti e registrati dal cagnolone e che perciò vogliono ucciderlo, la guardia accalappiacani, un addestratore di cani, uno che scommette sui cani da corsa ed ha visto quant’è veloce, ecc. tra questi ovviamente anche una graziosa reporter imbranata del telegiornale locale, gentile e simpatica che si prevede alla fine venga impalmata dal tizio.
Per farla breve alla fine del film il cagnolone ha sgominato la banda di delinquenti, si è salvato dalle catture (magari ha anche inconsapevolmente salvato il mondo da una minaccia aliena, chissà), ecc.
Poi potrebbe per esempio diventare una star dei telegiornali, che con la sua curiosità e precisione va a trovare strane storie che riesce a raccontare con l’ingenuità di una simpatica macchinetta. Il tizio suo padrone con la signorina carina e simpatica si innamorano e si sposano vivendo per sempre col loro simpatico cagnolone (che li mantiene, ovviamente, finché non si rende conto di essere sfruttato e li molla per un altro agente e allora… ma questo casomai è il sequel).
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sabato, 19 marzo 2011

 

Quel giorno lì

Ho scritto un post.
Poi l’ho messo in pubblicazione oggi, molti giorni dopo, perché l’avevo scritto l’otto marzo, e non volevo distrarvi dalla giornata in cui si pensa alle donne. <!–

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venerdì, 18 marzo 2011

 

Ok, disprezzatemi

Mi piace pensarmi una persona migliore di quella che sono, come tutti. Però sono un essere spregevole.
Per esempio se zucchero e biscotti non mi dànno fastidio sul piano della cucina per qualche motivo pratico (di ingombro, non di estetica) io li lascio lì da una colazione all’altra.
Ecco, ve l’ho confessato, adesso sapete. <!–

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Come fidarsi?

Ad una centrale nucleare a 25 chilometri da Toronto hanno detto di aver versato 73mila litri di acqua radioattiva nel lago Ontario (un minimo incidente, una guarnizione difettosa, roba da nulla). Sia la società elettrica che la commissione per la sicurezza hanno dichiarato che è un fatto trascurabile. Suppongo che sia vero.
Se non ci fosse l’attenzione causata da Fukushima sarebbe una notizia irrilevante, che non arriva oltre un trafiletto a pagina 11 di un giornaletto locale.
Ora uno si chiede nel corso degli anni quante di queste notizie non ha letto. <!–

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giovedì, 17 marzo 2011

 

Carne da cannone

Faranno una morte orribile i cinquanta volontari che stanno cercando di limitare i danni alla centrale di Fukushima, e lo sanno benissimo.
Li chiameremo eroi, gli intitoleremo una piazza e faremo loro un monumento. Magari ci faremo anche un film. Il pacchetto-eroi comprende tutto questo: piazza, monumento e film.
 
C’è una richiesta di energia, e quando si decide come soddisfarla si considerano costi e benefici. I benefici sono i soldi che se ne possono ricavare, se si è un’impresa privata, e anche la soddisfazione e il benessere dei cittadini, se si è un’impresa pubblica.
Tra i costi c’è il prezzo della materia prima (carbone, uranio, petrolio, ecc.), investimenti, trasporti, ricerca, stipendi, misure di sicurezza, inquinamento, rischi, ecc.
Il petrolio diventerà sempre più costoso, il carbone produce radioattività, il nucleare è rischioso, la gente muore e si ammala anche nelle miniere di carbone, il petrolio inquina, il nucleare produce scorie non gestibili, e così via.
Quei cinquanta eroi facevano parte dei rischi, erano già sul piatto della bilancia insieme ai contaminati della zona, come le spese di manutenzione e di cancelleria.
La questione è: quanto pesano le vite umane su quella bilancia? Ecco, quando si sceglie come produrre l’energia e come gestirla bisogna dare un peso anche a questo.
Se si sceglie l’energia nucleare ci si prende la responsabilità, tra l’altro, di questa valutazione. E allora si comprende come quegli eroi ce li abbiamo mandati noi a morire di una fine orribile, come quegli eroi siano in realtà la nostra carne da cannone. <!–

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mercoledì, 16 marzo 2011

 

Dio io

Ma sono solo io a trovare agghiaccianti le animazioni dei telegiornali sulla eventuale nube radioattiva nel suo percorso dal Giappone verso l’Italia?
Si chiedono se i venti possono portare i fumi radioattivi sui nostri giardinetti. E le animazioni mostrano la nuvoletta grigia navigare verso est fino a noi, o verso ovest in qualche giorno di più. Ma ci rassicurano che nel viaggio si sarebbe già dissolta.
Prima di tutto la nuvola non si dissolverà, ma si disperderà, che è diverso (una tonnellata di particelle radioattive che si dissolve poi non c’è più; una tonnellata che si disperde poi è diluita in più aria, ma è sempre una tonnellata). E poi la dispersione, o il suo abbattimento con le piogge fino al terreno, avverrebbe in quel tragitto che nelle animazioni pare insignificante, ma che passa sulla Polinesia e Stati Uniti da una parte o Cina e resto dell’Asia dall’altra. Cioè milioni, miliardi di persone che l’animazione non mostra: del resto sono così piccole e lontane…
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martedì, 15 marzo 2011

 

Entrare nel merito

Ieri sera ho visto il commissario Montalbano, che di solito è una delle cose più vedibili in televisione. Il film di ieri non mi è parso tra i migliori.
C’era tra gli interpreti Belen Rodriguez. A volte ci dimentichiamo quanto sono bravi gli attori, e allora è giusto metterci ogni tanto nel mezzo una rapa che non sa recitare. Perché la signora Rodriguez a recitare è espressiva come un laterizio coibentato, con la scioltezza di un fotoromanzo degli anni ’50.
Dice: bella, e doveva fare la parte della bellona; ok, ma talmente legnosa che se i dialoghi non ci avessero ricordato continuamente che era un femminone ci saremmo chiesti dove lo trovassero tutto questo fascino i maschi del film.
Per dire, in un episodio di qualche stagione fa c’era una ragazza che faceva girare la testa al commissario, una mora forse meno bella della Rodriguez, ma che riusciva a recitare il sex appeal, e senza bisogno di ancheggiamenti. Ecco, una brava attrice il sex appeal se ci vuole lo fa, la signora Rodriguez non lo sa fare.
È un po’ come quando fanno doppiare i film di animazione ai personaggi famosi (“Robots” è inguardabile grazie alla voce di dj Francesco), meglio farlo fare a chi lo fa bene. Un po’ come scegliere una amministratrice perché bella, un manager perché figlio, un idraulico perché parla bene il francese. 
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“Ripensaci finché sei in tempo!”

Ci sono operazioni che quando le faccio il computer mi intimidisce, e mi chiede cento volte “conferma”, “ma sei sicuro?”, “ma sei proprio certo?”, “ma proprio sicuro sicuro?”, “conferma SOLO SE SEI DAVVERO CERTO!”
Dovrebbero farlo anche quando qualcuno usa parole come percezione, sinergie (ma non era passata di moda?), brand, territorio, percorso e quant’altro piuttosto che ecc.
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lunedì, 14 marzo 2011

 

TV drug

I televisori, anche in stand by (con la lucina rossa), emettono una frequenza sonora (chiamato “suono tv”) che dopo lunga esposizione induce a dipendenza.
Uno studio statunitense dell’università di Boulder (Colorado) dimostrerebbe come le onde sonore ad altissima frequenza (oltre la soglia dell’udibile, ma percepite a livello subliminale) emesse dai televisori anche quando sono in stand by, indurrebbero una sorta di dipendenza, per cui se dopo una lunga esposizione si passa all’assenza del “suono tv” ben il 92% dei soggetti ha dimostrato malumori, disturbi nei rapporti sociali, nervosismo; tali effetti sarebbero scomparsi molto rapidamente con una nuova esposizione al “suono tv”.
I disturbi tendono comunque a diminuire spontaneamente, ma la loro durata e la gradualità con cui si attenuano dipendono dalla durata dell’esposizione oltre ovviamente alle caratteristiche individuali dei soggetti. In alcuni soggetti più giovani, esposti per molti giorni consecutivi (come avviene per esempio in soggetti che vivono in case piccole senza mai spengere del tutto il televisore e che stanno prevalentemente in casa, o per molti carcerati), la dipendenza sarebbe superabile solo con molta fatica (detti soggetti, portati in ambienti isolati, o all’aperto, hanno mostrato disturbi nel comportamento per molti giorni, anche settimane).
“È un fenomeno piuttosto visibile intorno a noi – ha dichiarato il professor Cody – ma non si era pensato prima ad indagare le frequenze audio. Il suono tv va a sollecitare dei recettori di cui non abbiamo coscienza, ma che stimolerebbero l’ipotalamo a rilasciare una particolare endorfina. C’è ancora molto da studiare, ma per ora pare che per non incorrere in questo fenomeno la cosa più semplice sia accendere il televisore solo quando ci interessa vedere qualcosa e altrimenti spengerlo del tutto, dall’interruttore. Sembra un’ovvietà, ma a volte le cose semplici funzionano.”

Mi piacerebbe tanto inventarmi una bufala, tipo i coloranti cancerogeni tra cui il succo di limone o il latte bollito più volte e rimesso in commercio, o cose del genere. E allora ho scritto questa cosa qua sopra, che tra l’altro a differenza di altre bufale non farebbe del male a nessuno (anzi, a essere pignoli farebbe un gran bene). Ora bisognerebbe che si cominciasse a spargere la voce… <!–

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domenica, 13 marzo 2011

 

“Senza oneri per lo Stato”

Io tra me e me discuto, dibatto, mi faccio obiezioni.
Per esempio giorni fa per una irritazione sul fiume di soldi che lo stato riversa sulle scuole private mi sono obiettato che quegli studenti comunque costerebbero allo stato, comunque bisognerebbe mettere su scuole, pagare insegnanti, spendere denaro: quindi quei soldi comunque sarebbero spesi.
Sono rimasto senza parole per qualche giorno, rimuginandoci perché non mi andava che avessero ragione le scuole private. E poi mi sono detto che per trovare una risposta sulle regole andava consultato il regolamento. L’articolo 33 della Costituzione dice, al suo terzo comma: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”
“Senza oneri per lo Stato.”
Non “senza ulteriori oneri”, o “senza oneri in più”, o “senza più oneri di quelli che già ha” o cose del genere. No: “senza oneri” e basta.
Quindi qualsiasi legge disponga oneri per lo Stato, a qualsiasi titolo, per l’istruzione privata è anticostituzionale.
Chiaro, no?
E allora l’altro me, quello che mi pone le obiezioni, mi ha detto che senza i contributi statali non tutti si potrebbero permettere di scegliere tra scuola pubblica e privata; e così non ci sarebbe effettiva libertà di scelta.
Ora, prima di tutto questa è un’obiezione se non comunista almeno socialista (cioè di sinistra, per intendersi), e poi come si applica all’istruzione allora andrebbe applicata anche alla sanità, ai corsi di polo, alle settimane bianche, ai festini con le ragazze a pagamento, ai ristoranti, ai tailleur di Armani, alle scarpe in finto coccodrillo e a tutte le altre cose indispensabili per una vita dignitosa. <!–

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sabato, 12 marzo 2011

 

Eh, il progresso…

Non si riesce a capire cosa sia successo, cosa stia succedendo alla centrale nucleare di Fukushima. È crollato l’edificio, no solo una gabbia di protezione, c’è stata un’esplosione, c’è solo un surriscaldamento, c’è stata una fuga di vapori radioattivi, no c’è stata una specie di spurgo controllato, portano liquido raffreddante, no sono gruppi elettrogeni, c’è radioattività all’esterno, non c’è radioattività, c’è pericolo, non c’è pericolo (di cosa?), sono solo precauzioni, ci sono persone contaminate, ci sono rischi, boh.
Le informazioni che si trovano sono scientificamente approssimative, le fonti inattendibili: la società elettrica proprietaria già in passato aveva mentito su questioni di sicurezza, i governi in questi casi sminuiscono sempre, in Italia i pro-nucleare minimizzano e gli anti-nucleare esagerano.
Mi immagino che la stessa situazione ce l’avessero gli europei con le notizie delle crociate, o sulla scoperta dell’America, le descrizioni delle favolose città d’Oriente, i racconti per passaparola di cataclismi lontanissimi, giganti, sterminati eserciti, castelli tempestati di pietre preziose, guerre leggendarie, draghi e altri animali fantastici, donne, mostri, paesaggi.
In pratica abbiamo un’informazione medievale, ma in tempo reale. <!–

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Una questione di mentalità

Io sono convinto che Berlusconi sia in buona fede.
Credo che lui percepisca davvero la pubblica accusa come un avversario dei cittadini (che diamine, è l’accusa!) e non come una figura istituzionale che cerca i delinquenti. Secondo me lui davvero pensa che la giustizia sia un servizio pubblico, come la sanità o la costruzione delle strade, e non una delle tre “gambe” della democrazia. Lui pensa sul serio che chi viene eletto sia investito del diritto/dovere di comandare (lui non ha idea di quale differenza ci sia tra governare, amministrare e comandare), e pensa seriamente che in Italia il presidente del consiglio sia un premier eletto direttamente dal popolo e sinceramente non capisce cosa sia la separazione dei poteri. Lui davvero ritiene che la libertà sia che ognuno possa fare quello che vuole, se se lo può permettere, se è abbastanza furbo da farlo. Pensa proprio che i rapporti con un paese estero vadano trattati come un piazzista di cianfrusaglie, a forza di simpatia personale (cameratismo con gli uomini e galanteria con le donne) e che le donne in politica debbano essere belle e parlare bene l’inglese. Sono persuaso che lui sia convinto che non ci sia niente di male in quello che fa, e che sia il bene del Paese. Secondo me lui nella sua testa è davvero il miglior presidente del consiglio della storia italiana.
È per questo, non per questo o quel caso, che ritengo Berlusconi una catastrofe storica.
 
Non ricordo chi disse “Preferisco i cattivi agli imbecilli, almeno qualche volta si riposano.” <!–

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venerdì, 11 marzo 2011

 

140 caratteri

Ho letto che su Twitter i personaggi famosi sono molto seguiti.
È comprensibile. Chi non vorrebbe seguire momento per momento cosa passa per certe teste?
Per esempio twitter mi consiglia (secondo non so quali criteri) di seguire quello di Giorgio Chiellini (giocatore della Juventus), che dice di sé “I’m a famous italian soccer player.”.
A me quelli che dicono di sé che sono famosi mi fanno un po’ tenerezza: se sei famoso non hai bisogno di dirlo (non me lo vedo Barack Obama che dice “sa, sono un famoso presidente”), se lo dici non credi di esserlo davvero. Ma almeno i suoi “tweet” meritano attenzione; gli ultimi sono:
8 marzo: Auguri a tutte le donne! 🙂
5 marzo: Buongiorno 😉
Non è facile essere così sintetici, far rientrare tutto in 140 caratteri quando hai tutte queste cose da dire…

PS: dimenticavo, ha 101.723 iscritti. <!–

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Tre pietre miliari, fra tante

Three Miles Island, Chernobyl, e adesso Fukushima.
E poi ricordatemi perché ci siamo dati il nome “sapiens sapiens” e non “stultus superba” (che le iniziali sono le stesse e non dovremmo neanche cambiare le cifre sulla camicia). 
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Tony Gerbillo colpisce ancora

Tony Gerbillo è il lato 2.0 di liczin, e siccome è curioso si è iscritto a Twitter e si è guardato un po’ intorno.
Rispetto a facebook mi è apparso più adatto a battutisti più o meno aspiranti, secredenti autori di aforismi (sono insopportabili quelli che si credono pungenti aforismisti), deliranti di brevi deliri. Personalmente mi sento vicino a quest’ultima categoria, quando rimugino frasi che mi suonano bene anche se non hanno senso (e che adesso talvolta riesco a infilare nei post).
Per esempio stanotte mentre stavo lì insonne nel letto mi sono venute alcune frasi che potevano essere adatte per twitter (e poi esserne ricattato da uno psichiatra).
Ma stamani mi si erano disperse per il cervello.
E forse è meglio così. <!–

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Fazioso chi

In Italia, quantomeno in televisione, c’è l’idea che la satira debba essere “equilibrata”, cioè colpire in pari proporzione tutti i partiti, al potere e all’opposizione: sennò è “faziosa” (da dire come difetto”).
Va detto che la satira che colpisce tutti indifferentemente non è “equilibrata”, bensì “cerchiobottista”, e che il cerchiobottismo (specialmente oggi in Italia, in cui i potenti accusati si difendono dalle accuse non dimostrando che non sono farabutti, ma che sono farabutti anche gli altri) è una forma di complicità e connivenza col potere: cioè l’esatto contrario di quello che fa per sua funzione la satira.
La cosa è ancora più bizzarra in un paese in cui si misura la satira ma non l’informazione; in cui i comici di Sanremo devono prendere in giro governo e opposizione a sere alterne, ma gli italiani continuano a pagare Minzolini che distrugge il TG1, in cui si pensa che la faziosità di destra si rimedi con la faziosità di sinistra, in cui Fede continua a fare il TG4 (e anche qui sono una barca di soldi che è costato agli italiani che pagano le tasse), in cui quello di Italia uno è considerato un telegiornale, ecc. <!–

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mercoledì, 09 marzo 2011

 

“Seid umschlungen Millionen” per rutti e peti

Girano indiscrezioni sulla riforma della giustizia “epocale”.
Non posso giudicare la riforma, che non si conosce ancora, né voglio giudicare le indiscrezioni, che non sono materia sufficiente né sicura.
Segnalo però sin d’ora i miei pregiudizi: l’attuale maggioranza parlamentare (tra l’altro fitta di pregiudicati e imputati) non ha le competenze, né la statura morale e giuridica per mettere le mani su tale materia, maneggiando il testo uscito da un’assemblea costituente che al confronto con l’attuale parlamento giganteggia.
Come se Apicella rifacesse Beethoven. <!–

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Vicini lontani

Il giorno dopo i vicini sono sempre sorpresi: era gente normale, chi si poteva aspettare?
Che si tratti di suicidio, violenze, dittature, la scena è sempre la stessa: sorpresa.
In un paese che ha miliardi di cause condominiali perché un cane abbaia o i panni sgocciolano, i vicini disperati, o assassini, o violentatori, o despoti non ci dànno nell’occhio finché stiamo in pace a casa nostra, e picchino pure la moglie e sparino sui cittadini, purché non facciano rumore la notte, ché non sveglino il nostro sonno. <!–

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martedì, 08 marzo 2011

 

Se non vincenti almeno piazzate

Walter si chiede perché non si scenda in piazza per la Libia.
Lo si è fatto per l’Afghanistan, per l’Iraq, per questo e per quello, perché per la Libia no?
Eh, già: perché per la Libia no, con tutta l’utilità che avevano le manifestazioni di piazza?
Servivano a sentirsi buoni, ad alcuni politici per mettersi in mostra, agli attivisti per sentire di fare qualcosa, a certe formazioni di sentirsi unite e coltivare un’identità comune, ad alcuni single di accoppiarsi, forse ai servizi segreti di fare molte fotografie di attivisti, ad alcuni di rivedere vecchi amici persi di vista, ad altri di esibirsi nella creazione di slogan in rima, ad alcuni per avere una scusa per assentarsi da casa, a qualcuno…
Beh, se uno se ne frega dei libici, forse Walter non ha torto…
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Otto marzo

Questo è l’anno delle concomitanze e l’ultimo di carnevale coincide con la festa della donna (la quale festa già da tempo si sta trasformando in una triste carnevalata).
Comunque per l’occasione ho raccolto qua e là per il web alcuni dati statistici che dovrebbero darci da pensare.
 
Senato della Repubblica: 275 maschi e 60 femmine (17,91% del totale).
Camera dei Deputati: 497 maschi e 133 femmine (21,11% del totale).
Prefetti d’Italia: 78 maschi e 25 femmine (24,27% del totale).
Polizia Municipale di Trento: 143 maschi e 43 femmine (23,12% del totale).
Suicidi in Italia nel 2007: 2197 maschi e 631 femmine (22, 31% del totale).
Balbuzienti: le femmine sono circa il 25% del totale.
Cavalli vincitori del Palio di Siena: non sono riuscito a trovare il dato, pare che per i cavalli da corsa il sesso sia del tutto indifferente e conti solo la velocità (forse quando Caligola nominò senatore un cavallo da corsa voleva insegnarci qualcosa…).
Statura media in Italia: 174 cm per i maschi e 162 per le femmine (48,21% del totale).
Incarcerati nel 2010: 44.170 maschi e 3.483 femmine italiani (stranieri 34.308 maschi e 2.990 femmine) (rispettivamente 7,31% e 8,12% del totale, segno che l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi).
Vincitori del premio Bancarella dal 1953: 54 maschi e 5 femmine (8,47% del totale, una percentuale simile a quella degli arrestati: può essere un caso?).
Santi patroni di capoluoghi di provincia: 16 femmine (e quasi tutte Madonne).
Sacerdoti cattolici diocesani in Italia nel 2006: 33.409 maschi e nessuna femmina (0%!).

Cosa pensarci, beh fate un po’ voi: posso mica pensare al posto vostro! <!–

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lunedì, 07 marzo 2011

 

Filmati porno

Da quando questo blog ha preso una svolta pornografica il flusso dei visitatori è aumentato un bel po’.
Da quando il buon Gùgol si è accorto che uno dei miei primissimi post aveva nel titolo “Donne senza veli” mi manda svariati visitatori interessati alle mie opinioni e riflessioni, cosicché negli ultimi giorni ho spesso un numero di visite a due cifre (wow!).
Se continua il trend farò come tutti: dopo un inizio “libero” e quasi ribelle, raggiunto il successo, mi venderò al mercato (ci sono molti modi per farlo) in cambio di fama e ricchezza (magari conservando la fama di “libero” e quasi ribelle: c’è chi ci riesce).
Sì, penso che farò così.
<!–

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domenica, 06 marzo 2011

 

Fra credere e sapere

Fra credere e sapere la cosa sta più o meno in questo modo: quando credi sai di credere, quando sai credi di sapere.
Oggi mi è venuta così. <!–

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