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mercoledì, 25 maggio 2011  

Palasoviet

Riepilogando: se Pisapia diventa sindaco, Milano diventa “Nuova Stalingrado”, una zingaropoli islamica ornata di bandiere rosse con falce e martello, piena di omosessuali e comandata dai centri sociali, con la più grande moschea d’Europa. (ecc. potete aggiungere altre cazzate a piacere: la lingua ufficiale sarà il russo, la madonnina sarà sostituita da una statua di Mao, le targhe delle vie saranno in cirillico, sarà abolita la proprietà privata, gli appalti dell’expo verranno dati solo a cinesi e senegalesi e così via: l’unico limite è la fantasia.)
Si potrebbe pensare che è un’alternativa sconosciuta ad una situazione conosciuta di traffico, prostituzione, inefficienze, scandali, emergenze neve, inquinamento, ecc.
Ma a me viene invece un altro dubbio, che avrebbe come sintomo uno scambio di battute di poco conto. Tra le terribili accuse piovute addosso a Pisapia (pappa e ciccia coi terroristi) c’è stata quella di “prendere il caffè con quelli dei centri sociali”. E il Pisapia si è affrettato a chiarire che lui il caffè lo prende con imprenditori, professionisti, ecc.
Ecco, mi sa che la tendenza rischia di essere questa, che come succede a volte il centrosinistra quando va al governo si sente in dovere di prendere le distanze dalla sinistra estrema e finisce per tenere un comportamento di centrodestra anche più del centrodestra “vero”.
La mia impressione è che se Pisapia diventa sindaco Milano rimane Milano, senza nessuna svolta epocale, nessun reale cambiamento notevole. <!–

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Occasioni d’incontro

Apprendo dal tg2 “costume e società” che il 95% delle famiglie si riunisce a tavola (pranzo o cena) ed è lì che discute, prende le decisioni importanti (seguono commenti, interviste, notazioni).
Eh, un notizione, una novità.
Sono passati i tempi in cui le assemblee si convocavano in aula magna, in cui genitori e figli si riunivano due volte alla settimana per provare il quartetto d’archi in sala musica, in cui capitava di ritrovarsi tutti insieme a chiacchierare sul pianerottolo o intorno all’asse da stiro, in cui i vari familiari (evidentemente esentati da scuola e lavoro) si confrontavano sui vari argomenti dell’attualità sorseggiando un’orzata sotto il pergolato in tarda mattinata, in cui davanti al caminetto si parlava del più e del meno e si approfittava per discutere delle questioni finanziarie e filosofiche. E magari non ci si sorbivano telegiornali dementi. <!–

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Fantasia fottuta

A me càpita piuttosto spesso di leggere romanzi e immaginarli film. Non so se succede anche a voi.
Per come vengono descritti i personaggi, gli ambienti, le azioni, mi viene facile vedermeli scorrere davanti agli occhi come su uno schermo.
Di primo acchito mi è venuto da pensare che questi furbacchioni di scrittori scrivessero già con la speranza di raggiungere il successo tramite il cinema, ma poi ho pensato che forse non è così, non hanno questa malizia: semplicemente il nostro immaginario fantastico è sempre più influenzato dal cinema e allora scrivono le cose come in un film perché è così che se le creano in testa. E allora ho pensato che invece forse sono io ad essere così abituato al cinema che qualsiasi cosa legga, pur anche il libro dei numeri della Bibbia, lo interpreto come sceneggiatura.
Non so quale sia l’ipotesi giusta (e neanche se lo sia una di queste) ma mi scoccia, la vivo come una limitazione della mia immaginazione.
Maledizione! (fa un gesto di stizza con la mano, poi la rimette sul mouse; il cursore scorre verso il rettangolo “pubblica” e fa clic.) <!–

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martedì, 24 maggio 2011

 

Aree di normalità

Sentivo giorni fa di una novità libraria: gli audiolibri per sordomuti.
In pratica dei dvd con un tizio che fa col linguaggio dei segni il testo di un libro.
La cosa mi rende quantomeno perplesso.
Gli audiolibri sono sostituti dei libri per chi non può leggere (non vedenti e ipovedenti principalmente, e poi analfabeti e gente che vuol fare altro mentre qualcuno gli legge un libro); i sordomuti possono leggere tranquillamente come chiunque altro (almeno finché non si favorirà abbastanza il loro analfabetismo), e allora a che servono gli “audiolibri in linguaggio dei segni”?
Gli audiolibri senza audio esistono già, e sono piuttosto diffusi: io stesso ne ho letti svariati (ma certo, io ci sento…)
È la stessa perplessità che ho quando vedo in televisione i notiziari col linguaggio dei segni: forse che se uno è sordomuto non può leggere i sottotitoli?
Ogni volta ho l’impressione che qualcuno abbia qualche interesse, qualche specifico tornaconto a favorire il linguaggio dei segni anche quando è inutile: ma si sa, io sono cinico e malpensante. <!–

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domenica, 22 maggio 2011

 

Quello lì

C’è questo attore che conosco bene, ce l’ho ben presente nella mia testa, e ne conosco anche il nome, solo che non me lo ricordo mai. C’è anche da dire che non ha mai fatto dei gran film, però è famoso. Ora non mi viene in mente neanche un film che ha fatto, però ne ha fatti molti: mi ricordo un trailer in cui fa il marito in un giallo. Dev’essere anche il marito di una famosa, ma ora su due piedi non mi rammento chi. Ecco: ha doppiato un cartone animato, era un animale, però non sono sicuro del titolo. Me lo ricordo da giovane, ora è invecchiato e ingrassato, con un aspetto gonfio.
Per esempio c’era il suo nome in un filmetto vecchio, dopo due pagine di attori l’avevo già scordato. 
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sabato, 21 maggio 2011

 

All in

Io posso vantarmi di aver giocato a poker Texas hold’em prima che fosse di moda, si parla di ben più di dieci anni fa.
Avevo un amico appassionato, che mi convinse a fare un torneino gratuito (in cui tra l’altro mi piazzai molto bene, tipo terzo su una quarantina di giocatori). Poi lui ha proseguito: ha giocato, ha fatto il dealer, ha ricevuto un avviso di garanzia per gioco d’azzardo, è stato a Las Vegas, ha scritto articoli, ha commentato in televisione, ecc. Io invece ho smesso.
Perché il poker sarebbe un bel gioco, ma col fatto che girano i soldi non è un bell’ambiente: c’è un sacco di persone che gioca a poker per i soldi, o addirittura per mestiere; perciò non c’è divertimento, l’eccitazione non è data dal vincere e perdere, ma dal vincere e perdere denaro. (Potete trovare meccanismi analoghi nel mondo del backgammon, per esempio, che però attualmente fa girare molti meno soldi. Non è casuale che molti ex-giocatori di backgammon siano passati al poker.)
A me il denaro non mi appassiona, non gioco di soldi.
Però dall’alto della mia antica esperienza mi càpita spesso di guardare il poker in televisione (anche perché spesso è la cosa meno peggio da seguire, il che dà il polso dei programmi che trasmettono).
Una cosa bella del poker in televisione è che vedendo le carte di tutti sai sempre cosa fare meglio del campione del mondo, che anzi non si capisce perché lui è in televisione con un patrimonio di milioni di dollari e tu stai afflosciato su un divano dell’Ikea dopo otto ore di fabbrica. <!–

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Sgarbi al pubblico

Non sono sorpreso che il programma di Sgarbi sia risultato brutto e noioso.
Che poi ho sentito dire che lo fosse, ma in realtà il fiasco è dovuto al fatto che tutti se lo aspettavano tale. Infatti non è che alla prima puntata l’hanno visto e poi alla seconda il flop; no, è andata che nessuno ha proprio cominciato a guardarlo, sulla fiducia. (Un programma in prima serata su Raiuno ha un pubblico minimo garantito, anche se c’è una fotografia fissa di un attrezzo agricolo.)
Ecco, Vittorio Sgarbi dà fiducia di fare cose brutte e noiose e di non dire niente di interessante.
Adesso che questa cosa è sancita (e che lo Sgarbi è stato pagato con i soldi nostri comunque per tutte le puntate anche se ne ha fatte una sola), fateci il piacere: Sgarbi, basta, neanche interviste, dibattiti, ospitate e sceneggiatine varie. Sgarbi più.
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venerdì, 20 maggio 2011

 

Libertà e circoli chiusi

Voi siete liberi di rispondere sì, di rispondere no, di mischiare i sì e i no, persino di non rispondere, di annullare le schede, di prenderne solo una o due, di votare scheda bianca.
Ma se non sapete neanche che ci sarà un referendum, allora non siete più liberi.
Ecco perché chi oscura i referendum di giugno, a prescindere se sia per il sì o per il no, toglie libertà agli altri.

Purtroppo i due o tre lettori di questo blog tutto ciò lo sanno già, a me arrivano mail a passaparola quasi tutti i giorni, ma per quanto ci agitiamo a dircelo tra noi, non raggiungiamo neanche un solo cittadino che non lo sa. Triste questa incomunicazione…
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mercoledì, 18 maggio 2011

 

Candidati con la barba

– È la barba.
– Ma mi dà carisma!
– Macché marisca!…
– Carisma.
– Sì, quel che è. Il fatto è che con la barba sembra che hai qualcosa da nascondere.
– Ma Babbo Natale, Garibaldi…
– Barbone, barboso, ti sembrano complimenti?
– Verdi, Mosè…
– E poi se ti radi ti lavi.
– Ma mi lavo tutti i giorni. E anzi per mantenere la barba così setosa… tocca, senti com’è setosa.
– Ma che mi frega! È l’impressione che fai.
– Ma mi addolcisce i tratti.
– Uff, senti, io ti ho spiegato perché la gente non ha votato per te, poi non te la prendere con me.
– Per la barba?
– Certo! Sembri un pezzente. Guarda invece com’è ben rasato quel Barabba! <!–

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martedì, 17 maggio 2011

 

Sproloquio anch’io (come tutti)

Sì, lo so, vi aspettate dei commenti alle elezioni amministrative.
Però francamente mi pare che sia stato già detto tutto, pure troppo. Esperti analisti ci stanno già spiegando cose che fino a sabato non immaginavano.
Da bambino mi piacevano un sacco le maratone elettorali, i dibattiti, le proiezioni aggiornate, le dichiarazioni, se i dati si confermano, aspettiamo i risultati ufficiali, le analisi, e adesso il comico (“facce ride”), mi dispiace contraddire il collega, rispetto alle europee in cui però si presentava con un’altra sigla insieme al PpP ma senza il DdD però alleato del GgG senza il gruppo dell’onorevole Mezzagamba solo nel sud, l’elettorato di riferimento, abbiamo vinto, dicono tutti che hanno vinto, ha vinto l’astensionismo, blablabla.
Ora non mi piacciono più, mi annoiano (quando non mi irritano).
Rimando le sottili e geniali analisi che mi sono caratteristiche (forse nei prossimi giorni, forse tra cinque anni, forse mai) e mi limito a qualche annotazione minore e un po’ scema che mi è ancor più caratteristica.
 
Iersera pensavo che del risultato del comune di Milano si occupasse Voyager.
 
Ci sono sindaci uscenti che dopo anni di amministrazione e una lunga campagna elettorale oggi dicono “nei prossimi quindici giorni spiegheremo… faremo…”. Un sindaco uscente l’unica cosa che può fare è mostrare i risultati ottenuti e i progetti in corso, per tutto il resto c’è “e perché non l’hai fatto finora?”
 
Oggi ad un tg, parlando di Napoli, hanno detto che si aspetta di sapere chi appoggerà al ballottaggio il candidato “centrista”, che avrebbe detto “mai con Lettieri” (PdL), ma che la decisione spetterebbe ai vertici nazionali. Come se gli elettori napoletani aspettassero che sia Casini a dirgli chi votare al secondo turno.
 
Dopo due pagine di liste con percentuali che arrivano fino allo 0,5% c’è ancora la voce “Altri” col 10%: che secondo matematica sono non meno di venti liste, con non più di mezzo punto percentuale ciascuna. Perché si presentano?
 
Quel candidato che ha rivendicato i manifesti che davano di BR ai magistrati si è preso critiche, distanze (la Moratti “o lui, o io” e poi infatti tutt’e due), solidarietà, visibilità nazionale, e poi ha raccolto 872 voti.
 
Rosalba Colombo (PD, IDV, SEL) ha vinto le elezioni al comune, contro Enrico Perego (LN, PdL e una lista civica). È il nuovo sindaco di Arcore.
 
Io non do particolare significato politico nazionale a queste elezioni. Semplicemente il centrosinistra esprime più persone, più candidati localmente vincenti, una massa di gente che si occupa della comunità; il centrodestra uno solo. Non è mica una novità. (La sorpresa è che sia ancora così, quando non c’è più destra e sinistra.) <!–

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I ricchi sbagliati

Ogni tanto spunta il luogo comune per cui un qualche esponente di sinistra non può essere ricco (è comunista ma c’ha la barca, è di sinistra in cachemire, dice che è di sinistra ma ha il macchinone, e così via), con quello che ci casca (si scusano di avere il macchinone, specificano che non è cachemire ma acrilico, chiariscono che la barca è di seconda mano, e così via). Come se quelli di sinistra dovessero essere per forza poveri, o almeno mostrare ristrettezze; come se quelli ricchi dovessero per forza essere di destra; come se parlare di destra e sinistra avesse ancora molto senso.
Invece non si trova per niente strano che sia molto ricco chi chiede il nostro otto o cinque per mille. <!–

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lunedì, 16 maggio 2011

 

Giudizi sommari

Io poi finisco a leggere i trafiletti più delle lunghe analisi approfondite.
In genere perché le lunghe analisi approfondite sono sempre la solita fuffa, e poi perché noi giovani d’oggi venuti su a spot pubblicitari e telefilm sincopati e sms non seguiamo testi più lunghi di 140 caratteri. E allora finisco a leggere le notiziole curiose.
Per esempio leggevo di una rissa in un supermercato di Livorno nata perché un commesso esasperato ha buttato il prosciutto in faccia alla cliente che ne criticava il lavoro. Quando vado io al supermercato non succede mai niente di così interessante. L’articolista ha messo in quella colonnina tutta la sua arte da umorista represso (quando chi scrive si atteggia a umorista lo si nota dalle perifrasi che usa per definire i personaggi, tipo “affettatore di carne suina” invece di “commesso”), e si avvertiva una leggera simpatia per il commesso; ma comunque in generale in questi casi io prendo le parti del commesso, mi è più facile immaginare l’anziana cliente come grandissima rompiscatole (perché fa parte della mia esperienza).
Per quanto si possa essere garantisti ci sono situazioni in cui ci è naturale assolvere e condannare sommariamente.
Per esempio hanno arrestato per stupro il direttore della banca mondiale (in aereo: cosa che francamente sembra un tantinello spettacolarizzata, i poliziotti sono saliti in aereo e hanno aspettato tranquilli d’essere in quota? non potevano arrestarlo subito alla partenza, o aspettarlo all’arrivo? Mah) e all’annuncio della notizia, già prima di qualsiasi particolare, tutti noi l’avevamo già condannato.
Perché l’esasperante anziana cliente rompiscatole e l’arroganza del potere che si crede al di sopra del bene e del male fanno parte della nostra esperienza. <!–

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sabato, 14 maggio 2011

 

Pur d’evadere

Sono russi, hanno preso la residenza a Montecarlo, la società ha sede a Hong Kong, lo yacht è immatricolato alle Cayman (come mercantile), il prestanome svizzero spedisce in Nuova Caledonia triangolando con la filiale alle Barbados di una società di Gibilterra che paga tramite una banca Liberiana dai conti Omaniti.
È incredibile quanto denaro spendano i ricchi per risparmiare due soldi di tasse.
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venerdì, 13 maggio 2011

 

Io no

Io ho smesso di fare il tifo per Schuhmacher quando in Giappone cercò di vincere il titolo mondiale buttando fuori strada l’avversario diretto. (Non ci riuscì, finì fuori gara lui e l’avversario vinse: perché a volte c’è una qualche giustizia casuale.)
Però magari qualcuno l’ha ritenuta una mossa furba.
Forse quegli stessi che pensano che il candidato alle elezioni che getta merda sugli avversari pur di vincere è uno che ha grinta. Io penso che chi calunnia gli avversari è povero di idee e proposte proprie: vuole affermarsi non in quanto “buono” ma “meno peggio”. Chi è disposto ha dire bugie infamanti pur di vincere è semplicemente scorretto e disonesto. Tenete conto che non è una questione sportiva, non ci si gioca una coppa (e allora che si dopi o buchi le gomme all’avversario chi se ne frega), non è una questione di tifo (e allora siamo disposti a stare dalla parte dei nostri beniamini a prescindere, anche se rubano): chi vince gestisce i nostri soldi, le regole, gli appalti, ecc. Se vi fidate di chi imbroglia (assumereste un cassiere su queste basi?), se lo considerate un atteggiamento positivo, in cui vi riconoscete, fate bene a votare gente così. Io no. <!–

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giovedì, 12 maggio 2011

 

Gli elettori sono gli altri

Se vi siete assentati per qualche tempo dall’Italia vi aggiorno: gli argomenti su cui si è sviluppato il dibattito politico interno negli ultimi giorni sono cose come “le donne di sinistra sono brutte”, “quelli di sinistra non si lavano” e “il mio avversario politico ruba le auto”.
Non c’è che dire, tutti temi profondi e di grande interesse. Immagino che a breve si parlerà anche di alitosi, impotenza, calvizie e zii spettinati (vorremo mica parlare di cose terra terra come la costruzione del parcheggio o il costo degli asili nido?).
Suppongo che gli incerti di Morterone (Lecco), Bergolo (Cuneo), Zerfaliu (Oristano), Bova (Reggio Calabria), ecc. si orienteranno nella scelta del loro sindaco proprio su questi programmi e valori di riferimento.
Lo suppongo perché pare che certi politici abbiano proprio questa stima dei loro elettori.
Anzi, sono sicuro che i loro elettori sono proprio così. <!–

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mercoledì, 11 maggio 2011

 

Esserci, quando il giardiniere ha la sua chance

Io non so quanto costino gli spazi pubblicitari televisivi in generale: mi immagino che costino molto. Per le campagne elettorali poi, credo che siano regolamentati in qualche modo.
Però ci sono spazi pubblicitari televisivi molto redditizi che costano molto poco (specialmente perché li pagano altri); peccato però che non siano equamente accessibili a tutti.
Il tg1 è stato multato di centomila euro per aver ignorato i richiami ad un riequilibrio informativo troppo filogovernativo.
È effettivamente conveniente: si occupano gli spazi di propaganda del telegiornale (che è pur sempre un contesto autorevole: un sacco di gente crede che i telegiornali italiani siano programmi giornalistici), accettando le sanzioni (tariffe piuttosto basse, credo, in confronto ai prezzi di mercato) anche perché le paga il contribuente (un bizzarro caso in cui è la vittima a pagare le sanzioni per i danni che subisce).
Certo, non sono problemi di democrazia paragonabili col Myanmar o lo Zimbabwe, però sono problemi di democrazia.
Non trovate affascinante assistere così dall’interno alla nascita di una dittatura? (Non Berlusconi, no, non ne ha lo spessore storico e politico: lui sta solo abbattendo il bosco e dissodando il terreno, ma dopo di lui il terreno sarà pronto.)
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martedì, 10 maggio 2011

 

La realtà televisiva è televisiva

Sarà vero o falso il video diffuso dagli statunitensi con Osama Bin Laden che guarda la televisione?
La mia risposta è “boh”.
La cosa che mi colpisce non è che Bin Laden guardasse il televisore col telecomando in mano come un qualsiasi pensionato, ma che si sia fatto riprendere, con mano ferma, di tre quarti da dietro (in modo che si vedesse anche il programma), mentre lo faceva. Perché dovremmo farci riprendere quando facciamo una cosa del tutto normale?
Voi avete un filmato in cui state guardando la televisione? Conoscete qualcuno che ce l’ha?
Mi viene lo stesso dubbio quando i programmi di incidenti buffi fanno vedere quello che cade mentre attacca un quadro o inciampa mentre pulisce una finestra: sul serio, perché c’era qualcuno con la telecamera? Chi è che si precipita a documentare operazioni quotidiane di nessun interesse?
Siamo così abituati a vedere i film in televisione, a vedere tutto in televisione, che non ci viene da pensare che se noi lo vediamo in televisione è perché c’è lì qualcuno con la telecamera.
Notai la stessa cosa nella prima edizione di un reality: a un certo punto c’era un controcampo (il controcampo è la stessa scena ripresa dal punto di vista opposto, tipico nei dialoghi, per esempio) e però non si vedeva il cameraman dall’altra parte e questo vuol dire che la scena è stata girata due volte, prima da una parte e poi dall’altra (fateci caso anche nelle interviste dei telegiornali, che sono fatte con una telecamera sola): è allora dove sarebbe il reality, la realtà? 
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lunedì, 09 maggio 2011

 

Un oggetto che mi sta antipatico

Per legge i documenti contabili vanno conservati almeno dieci anni. Per legge qualsiasi cittadino dovrebbe conservare gli scontrini “parlanti” (quelli con il codice fiscale) per documentare le spese detratte dalla dichiarazione dei redditi.
Solo che però gli scontrini su carta termosensibile, anche se li conservi in custodie piombate sottovuoto spinto e in assenza di luce, dopo due o tre mesi sono completamente bianchi. Quei foglietti si scoloriscono con celerità impressionante, e non sono neanche carta (sappiatelo, come rifiuti non vanno messi nella carta, ma negli indifferenziati).
Allora, per cortesia, cosa aspettiamo a smettere di omologare i registratori di cassa a carta termosensibile? <!–

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domenica, 08 maggio 2011

 

Diversamente

Ormai lo dicono tutti che questa cosa dei “diversamente abili” è un’ipocrisia. Se uno non ci vede o gli mancano i piedi non ha un’abilità diversa, ha un’abilità di meno. Non è come se uno salta due metri in alto e l’altro salta otto metri in lungo e sono bravi in modo diverso, no: è come se uno salta e l’altro è paralizzato.
E d’altra parte quello che solleva cento chili chiamerà inabile chi ne solleva trenta, chi va forte in bicicletta dirà che è inabile chi non sa andarci, chi è bravo nel limbo riterrà inabile chi non sa curvarsi, a qualcuno mancano dieci centimetri di altezza, ad altri mancano i capelli e così via.
In pratica siamo tutti diversamente inabili. <!–

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sabato, 07 maggio 2011

 

Il senso della vita

prima
â
dopo

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venerdì, 06 maggio 2011

 

Fabbriche di pulci

Una delle cose che mi piace fare è girare per i mercatini delle pulci, che quando sono belli sono vari e colorati; e mi piace cercarci le cose che mi interessano (mantengo alcune collezioni) ma anche curiosare tra le cose vecchie e strane, scoperte bizzarre e ritrovamenti d’infanzia (perché in questi mercatini le cose della mia infanzia sono già abbastanza antiche).
E in questi mercatini, a frequentarli un pochino, si notano cose vecchie ma anche cose che ci si aspetterebbe più rare: e allora si capisce che da qualche parte ci sono fabbriche che fanno cartelli “Listino prezzi della casa di tolleranza”, che producono memorabilia dell’esercito sovietico, che fanno caschi da cosmonauta (e francamente uno di quei copricapo con le imbottiture mi faceva parecchia gola; anche il casco, ma non ho neanche avuto il coraggio di chiedere il prezzo e poi: dove lo metto in casa?), e piccoli busti di Mussolini, e cose così.
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giovedì, 05 maggio 2011

 

La fede degli altri

L’altra sera sentivo un critico “cattolico” che parlava male dell’ultimo film di Moretti, e diceva tra l’altro “che razza di cristiano è un papa che ha delle incertezze?”
Beh, è un cristiano con le incertezze, con i dubbi sulla propria fragilità umana, che si chiede se sarà adeguato al compito. Il critico “cattolico” (di cui non ricordo il nome) non sa forse che persino il cristiano più illustre, lo stesso Gesù, ebbe dubbi e interrogativi, subì tentazioni ed ebbe paura, e al momento di morire umanamente pensò d’essere stato abbandonato da Dio (se non è un dubbio questo…). Quel critico “cattolico” (immagino prendendo sé stesso ad esempio) scambia la fede con la sicumera, il credere con l’essere certo, la fiducia in un Dio con la protervia nell’imporlo, la fede cristiana con il suo fanatismo. <!–

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Vincitori vinti

Quando un turista bresciano nel suq comincia a contrattare per il souvenir a forma di cammello, il prezzo a cui arriverà è come minimo quello che vuole il venditore, spesso molto di più. Poi si vanterà con la moglie di aver pagato quel cammellino di pelouche da un euro fatto in Cina, “solo dieci euro”, e si crederà molto furbo; e la moglie sarà abbastanza tonta da credergli (del resto se l’è sposato) o abbastanza tonta da far finta di credergli (del resto se l’è sposato).
– Non posso scendere col prezzo.
– Mia moglie mi guarda, faccia finta di cedere.
– Non ci penso nemmeno, faccia lei finta di aver vinto.

(Lo stesso giorno, a molti chilometri di distanza)
– Non voglio che gli aerei vadano a bombardare.
– Abbiamo preso degli impegni, e poi concettualmente sparare o appoggiare chi spara non è mica diverso.
– Concettualmente no, ma per impatto emotivo c’è una bella differenza, e tu sai bene che per la propaganda l’impatto emotivo è tutto.
– Certo, però questa è una cosa che va fatta: gli aerei vanno.
– Vabbè, però io ai miei elettori qualcosa devo raccontare. Che ne dici di mettere un termine?
– Impossibile. Non si può porre un termine noto ad una guerra e dire che per una certa data si smette che sia finita o no: il nemico si limiterebbe a perdere tempo e vincerebbe sempre.
– (sorride) Stai parlando del processo breve…
– E poi ci sono gli alleati: non possiamo mica prenderli tanto in giro.
– Senti, facciamo così: diciamo che stabiliremo un termine, e poi il termine non lo fissiamo mai.
– La politica degli annunci?
– Ha funzionato finora.
– In effetti…
– E poi non vogliamo nuove tasse.
– La guerra costa.
– Ovvio: basta che le spese si confondano con le altre e non diano nell’occhio.
– Non c’è problema: taglieremo qualche servizio, o chiameremo le tasse con altri nomi.
– Basta non farsene accorgere.
– Diremo come sempre che tagliamo gli sprechi. Oppure inventeremo un’addizionale per la conservazione dei beni culturali, o una sovrattassa sui consumi per le grandi opere, o per qualche catastrofe, che fa sempre effetto.
– Bene, allora siamo d’accordo.
– Ok, mandiamo i bombardieri, senza termine, spendiamo i soldi.
– Perfetto, vado ad annunciare che abbiamo vinto. <!–

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mercoledì, 04 maggio 2011

 

Una cosa per un’altra

C’è la par condicio in televisione.
Ma che c’entrano Berlusconi, Bossi, Bersani o Vendola e Fini con il sindaco di Grosseto o di Cagliari? Si chiede agli elettori di Trieste e Reggio Calabria di eleggere il consiglio provinciale o il parlamento? Gli abitanti di Pinerolo, Melfi, Grumo Nevano, Monfalcone, Pomezia, Limbiate, San Nicandro Garganico, Fermo, ecc. devono votare per i candidati a sindaco che effettivamente sceglieranno o per il governo, come se fosse un sondaggio di gradimento con solo valore consultivo (che chi vince dice che ha vinto e chi perde dice che erano solo amministrative)? Perché i trentini o i palermitani, che non hanno elezioni, devono sorbirsi il cerchiobottismo persino per la satira?
Prendiamo Ayas, per esempio, in Val d’Aosta: si deve scegliere tra Giorgio Munari e Roby Obert o tra Berlusconi e Fini? Chi sarà poi il sindaco? Si dovranno considerare i bungabunga e la politica estera o piuttosto la gestione dei rifiuti, i parcheggi e i paravalanghe?
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martedì, 03 maggio 2011

 

Tolstoj applicato

Notavo giorni fa in televisione una ragazza carina che parlava (non ricordo di cosa e non ha importanza in questo post).
Era carina di una bellezza quotidiana, di quelle ragazze che uno dice “che ragazza carina!” ma che ce ne sono molte. Per dire, non bellissima come Jane Russell da giovane, o Monica Bellucci zitta, o Olivia Wilde (che ho visto iersera in un film, per quello me la ricordo), o Eva Herzigova (tutt’oggi); ma carina come può essere carina la cognata del principe William (cosiddetta Pippa, che stanno magnificando come se fosse una dea del sesso solo perché nessuno si aspetta di vedere un culo esibito ad una cerimonia regale), o la figlia del vivaista, o mia cugina (che anzi qualche anno fa era proprio più che carina).
Ecco, c’era questa ragazza carina che parlava, e poi un’altra ragazza carina che parlava, e poi un’altra ancora, e poi si vedeva che era un gruppetto di ragazze carine, tutte vestite uguali, che andavano insieme da qualche parte e le intervistavano. E a vederle lì tutte insieme, o una dopo l’altra, tutte vestite uguali, tutte biondine o biondastre, con lo stesso berretto, più o meno la stessa età, lo stesso modo di fare, mi è venuto da pensare ad Anna Karenina.
Le ragazze carine sono tutte uguali, quelle bruttine sono bruttine ognuna a modo suo.
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lunedì, 02 maggio 2011

 

La Cia lavora per Giacobbo

Nuovi spunti per Voyager:
“Ho visto Bin Laden vivo: era in piazza S.Marco e dava da mangiare ai piccioni.”
“Non solo Bin Laden non è morto ma non è neanche mai esistito: i suoi filmati erano interpretati da un attore californiano.”
“Il corpo di Bin Laden è custodito nell’Area 51, insieme a quello dell’alieno sezionato, all’arca perduta e a tutte le annate di Supersex.”
“Bin Laden è Paul MacCartney.”
“Bin Laden era un alieno (e/o un antico egizio, e/o un cavaliere templare, e/o un fantasma).” <!–

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Non sono complottista, però…

Gira per internet la notizia che la foto di Osama Bin Laden morto sarebbe un falso.
A cercare il file non si trova niente di antecedente a stamattina: si trova solo, ripetuto identico ovunque col solo titolo cambiato, “Il nome del file, peraltro, 20060923torturedosama.jpg dovrebbe bastare a chiarire l’equivoco: si tratta di una foto del 23 settembre 2006 …”.
Cioè non una notizia confermata da mille fonti, ma la stessa venuta da una fonte (chissà quale) e ribattuta nel giro di una mattinata da mille siti, che l’hanno copincollata senza controllo, fiduciosi che qualsiasi notizia corrisponda con le proprie aspettative (in effetti la foto a vederla pare sospetta e personalmente non mi sorprenderebbe se fosse una bufala, ma accettare con entusiasmo la sua falsità senza porsi dubbi è un’altra cosa).
Poi arriva la notizia che i Navy Seals (il corpo d’elite che ha compiuto il blitz, e che alcune testate anche autorevoli tipo il Corriere della Sera riportano come “Navi Seals”…) abbiano “sepolto il corpo in mare”: cioè che l’abbiano portato al largo e buttato ai pesci.
Cosa?!
Hai il cadavere dell’uomo-simbolo del terrorismo e lo butti fuoribordo come i rifiuti di cucina?
Capisco che tu non voglia rischiare l’effetto reliquia o pellegrinaggio, ma disfarsi della prova principale della morte come se fossero le briciole della colazione non mi pare una cosa tanto saggia.
Non posso credere che gli statunitensi avrebbero ucciso il ricercato numero uno del mondo e poi lasciato come prove dell’azione solo una foto sgranata e malfatta, e magari del dna che salterà fuori tra un po’ ma senza sapere da dove.
Cioè, davvero siamo in mano a gente che alimenta i dubbi a palate come un fochista? <!–

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mercoledì, 27 aprile 2011

 

Pro e contro, insieme

– Sono contrario.
– Ok: vota contro?
– No, voto a favore.
– Ok, allora è a favore.
– No, sono contrario.
– Ok, allora alzino la mano quelli a favore.
– Eccomi.
– Ma non era contrario?
– Certo, contrarissimo.
– E allora perché vota a favore?
– Perché per i miei elettori devo essere contrario, ma per i miei fornitori di poltrone devo votare a favore, e così sono contenti tutti.
– Un esempio di coerenza.
– I miei elettori la coerenza non sanno cosa sia (non c’è da fidarsi di queste parole straniere) e ai miei fornitori di poltrone cosa penso non gliene frega niente.
– E nessuno dice niente?
– Di cosa?
– Che dice una cosa e ne fa un’altra.
– Ma ancora parla di quella vecchia storia?
– Ma ha ancora il braccio alzato.
– Perché non parliamo di attualità? <!–

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martedì, 26 aprile 2011

 

Progressione

Il popolo voterebbe sull’emozione.
Il popolo non è ancora maturo.
Su certe materie il popolo non è preparato.
Non è il momento.
La consultazione non sarebbe libera.
La situazione è eccezionale.
Lo stato d’emergenza richiede misure straordinarie.
Ripristineremo le elezioni appena possibile.
Vogliamo solo il bene del paese.
Chiameremo il popolo alle urne appena ci saranno garanzie di un’elezione libera.
Noi sappiamo di cosa c’è bisogno.
<!–

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L’inerzia del babbuino

In fisica uno che sta fermo resta fermo e uno che si muove continua a muoversi, se cambia l’inerzia è per un impulso esterno.
Credo che lo stato normale delle persone sia di quiete, e che per cominciare a parlare ci sia bisogno di un impulso, di una motivazione (tranne una mia ex collega, che di default parlava e per stare zitta un quarto d’ora faceva uno sforzo così evidente che diventava paonazza). La motivazione non sempre è “ho una cosa da comunicare”, ma può essere anche semplicemente “interrompere un silenzio imbarazzante”, “manifestare la propria esistenza in vita”, “utilizzare il telefono ché ormai è pagato”, e cose persino più sceme, ma un perché ci dev’essere.
Alla luce di tutto ciò io mi chiedo quale sia l’impulso che giorni fa ha sentito l’onorevole Giovanardi (Parlamentare e Sottosegretario della Repubblica) per dichiarare anticostituzionale una pubblicità dell’Ikea.
La pubblicità (che per chi non lo sapesse alludeva alle “famiglie” includendo esplicitamente le unioni gay) è così apertamente provocatoria che giusto un bacchettone con l’intelligenza di un babbuino poteva cascarci e montarci una polemica (senza la quale i manifesti erano poco più che rumore di fondo).
Qual è l’impulso che ha mosso il Giovanardi?
Faccio delle ipotesi:
a) l’Onorevole Giovanardi è un bacchettone con l’intelligenza di un babbuino.
b) l’Onorevole Giovanardi voleva lanciare un messaggio al suo elettorato presentandosi come difensore dei valori tradizionali (e ritiene il suo elettorato avere l’intelligenza di un babbuino).
c) entrambi i casi a) e b).
d) non so, ho l’intelligenza di un babbuino.
e) sono un babbuino e mi sento offeso.
Quanto al merito della questione: può una pubblicità essere anticostituzionale? Può costituire vilipendio, apologia di reato, diffamazione, istigazione a delinquere e chissà cos’altro, ma anticostituzionalità?
Che preparazione giuridica ha l’Onorevole Giovanardi?
L’opzione c) si fa sempre più probabile…
<!–

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