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giovedì, 23 giugno 2011  

Qual è il titolo di questo post?

Ho dato un’occhiata al test Invalsi di italiano per la scuola media e francamente qua e là avrei avuto forti dubbi, perché come nei test sulle riviste che si fanno sulla spiaggia uno vorrebbe mettere più d’una crocetta, rispondere più d’un’opzione. I test “di comprensione” sono qua e là “di interpretazione” (è giusta una risposta, ma anche un’altra, e volendo discuterne anche una terza).
Un esempio chiarissimo è la domanda finale al primo testo “La compagna di scuola”, tratto (e adattato, sic) da “Il garofano rosso” di Elio Vittorini; le alternative proposte “Il dono di Giovanna”, “Un amore infelice”, “Un anno speciale” e “A scuola a sedici anni”. Mi pare ovvio che dire che una risposta è “giusta” e le altre “sbagliate” è di un’idiozia paranormale. Il racconto poteva avere quei quattro titoli e anche altri “Sogno d’estate”, “Le occasioni perdute”, “La campana del secondo orario” o un piatto “Primo amore” , ma anche, perché no, “Gli ufo in prima liceo”, “L’invasione delle formiche”, “Lo strano caso del signor Fontegialla”, “Vertigini”  e così via (secondo me, per esempio gli stava meglio “Il garofano rosso” ).
Per esempio, qual è il titolo giusto per questo post?
A – Invalsi va in città
B – Il signor Invalsi contro la terza media
C – Perché dico “verde”?
D – Altro (specificare) <!–

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mercoledì, 22 giugno 2011

 

Tema della maturità

Ho dato un’occhiata ai temi della maturità, come tutti gli anni.
C’è qualcosa in cui non sono cambiato da quando avevo diciott’anni: ancora alla maturità farei il tema “di attualità” (ora lo chiamano “di ordine generale”), perché non richiede studio e conoscenze specifiche, ma semplice capacità di elaborazione.
Così fra i temi di quest’anno avrei scelto quello sulla “fama” ispirato ad una frase (famosa, per l’appunto) di Andy Warhol.
Certo, a diciott’anni l’avrei scritto in modo diverso, ora probabilmente partirei con la vivida descrizione dell’incendio, le alte fiamme che arrossano il cielo di Atene, le grida, la disperazione, la gente che corre qua e là mentre alcuni cercano di organizzare i soccorsi, il panico, forse persino gli dei che guardano il bagliore lontano. E giocherei con gli anacronismi, riporterei la conferenza stampa di Erostrato, i titoli dei giornali, le dichiarazioni dei politici e dei “famosi” interpellati, e così via arrivando ai giorni nostri. Arriverei all’inversione del ragionamento “è bravo quindi è famoso” in “è famoso, quindi dev’essere bravo” e via così.
E però non solo non avrei svolto il tema così a diciott’anni (troppa tensione, siamo tutti più “ingessati”), ma adesso avrei dovuto seguire le “consegne”, che impongono di svolgere il tema “in forma di saggio breve o di articolo di giornale”; ed escludendo il saggio breve, troppo serioso e impegnativo, allora mi sarei buttato sull’articolo di giornale, in cui i ragazzi devono indicare il titolo dell’articolo (che nei giornali non è mai scritto dall’autore dell’articolo stesso) e il tipo di giornale (e qui mi sono immaginato articoli adatti alla Padania o a riviste sui cavalli, su funghi e tartufi o sul poker online. E che dire di un tema degno de”Il Giornale” sulla traccia “Destra e Sinistra”? Che voto avrebbe un lungo pezzo di finissima satira?).
E probabilmente ancora oggi, come a diciott’anni, avrei trovato imbarazzante l’indicazione della lunghezza massima: cinque colonne di mezzo foglio protocollo, limite irraggiungibile per uno come me, non solo sintetico per stile e forma mentale, ma anche dalla calligrafia stretta; dopo due-tre colonne io ho già detto tutto quello che avevo da dire.
 
PS: l’autore della traccia non si è esentato dal citare i social network (saremo mica “antichi”?) e tra questi “Twitter, Facebook, YouTube, Weblog, ecc.” Proprio così: “Weblog”, come se io scrivessi pique-nique invece di picnic, e lo considerassi l’ultima novità del divertimento (qualcuno renda noto a chi non è pratico di internet che i blog sono la coda moribonda di quel che furono, grazie).

altro PS: chissà se la commissione li capirebbe i riferimenti a Erostrato… <!–

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martedì, 21 giugno 2011

 

Domande immaginarie

Onorevole Bossi, lei è Ministro per le riforme, e di recente il popolo italiano a maggioranza assoluta ha respinto ben tre delle riforme del governo, su tre materie diverse tra loro (tutte quelle che ha potuto). Come l’ha presa questa bocciatura? Come ministro delle riforme questo è un suo fallimento personale: come lo vive?
Onorevole Bossi, lei ha proposto il decentramento delle sedi dei ministeri, e questo avrebbe un costo enorme, sia da un punto di vista monetario che di risorse umane (lo spostamento di migliaia di dipendenti, migliaia di famiglie coinvolte): visto che è impossibile aumentare il debito pubblico, quali imposte aumenterebbe per coprire questi costi?
A proposito di spostamento dei ministeri: qual è il problema del paese che si risolverebbe in questo modo?
Onorevole Bossi, se la Lega esce dal governo si andrà ovviamente a nuove elezioni politiche: con quali altri partiti pensa di potersi alleare? O, presentandosi da sola, quale peso pensa di poter avere?
Onorevole Bossi, negli ultimi mesi il governo ha lavorato molto per mantenere la maggioranza in parlamento, e lei fa proposte per riconquistare il consenso popolare. Ma la politica è la gestione delle cose comuni o il raggiungimento e mantenimento del potere? Il governo deve risolvere i problemi del paese o cercare di vincere le elezioni?
 
Mi sono immaginato anche le risposte.
Ma non le ho capite. <!–

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lunedì, 20 giugno 2011

 

Notizie e derivate

Domani è estate e io non so ancora quale sarà il tormentone di quest’anno.
Otto morti annegati nel week end: rilievo nella stampa, tra loro due venditori ambulanti stranieri tirati a fondo dalla loro merce. Potrebbe essere un buon filone.
Una quarantina di morti per escherichia coli in Europa. Anche questo potrebbe essere un buon tormentone.
I bambini lasciati chiusi in auto. Già svariati casi in queste ultime settimane, potrebbe essere la moda del 2011.
Oppure altri ancora, chissà.
Per creare il tormentone una tecnica intanto è andare per accumulo: cioè ogni volta che c’è un nuovo caso non trattarlo come caso isolato ma ricordare tutti quelli precedenti, aumentando il numero ogni volta. Per esempio se uno lascia un bambino in auto tornare ad elencare tutti gli episodi simili precedenti.
Ma la tecnica migliore è trattare i numeri in valore assoluto, senza raffronti.
Otto morti annegati in due giorni sono molti, ma qual è la media? Quanti erano stati nei weekend dell’anno scorso? Quanti sono i bagnanti affogati negli ultimi dieci anni? E quanti muoiono per l’escherichia coli tutti gli anni in Europa, anche bambini? Nessuno, dieci, cento, mille…?
Giornali e telegiornali non ce lo dicono.
Certo, un morto è una notizia e cento sono statistica (tant’è che se ci fate caso i giornalisti se c’è un morto parlano di “tragico”, se ce ne sono cento dicono “drammatico”); ma per esempio, vi ricordate quando la notizia erano le centinaia di morti sul lavoro ogni anno? Ecco, non si nominano più, non sono più una notizia: ma è perché non ce ne sono più (notiziona) o perché sono sempre grosso modo lo stesso numero (noia)?
 
PS: la noia circonda le notizie (NOtizIA). <!–

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Quelli fuori classifica

Quando qualche volta escono le classifiche sulle donne più belle del mondo e cose del genere, fitte di attrici, cantanti e fotomodelle, a me viene in mente la metropolitana di Rotterdam.
Mi viene in mente perché ci ho visto la ragazza più bella che io abbia mai visto, che univa le bellezze olandesi a quelli di chissà quali lontani paesi e così aveva una bella pella liscia e scura con gli occhi chiari, altezza e lineamenti armoniosi, un bel sorriso e tutto bello, e insomma io me la ricordo come una meraviglia da guardare (di bruttino aveva solo l’amica che stava con lei).
Sono passati moltissimi anni e ormai sarà invecchiata, forse appesantita, sarà imbolsita, ingrassata, chissà, ma brutta no, brutta non può essere diventata, perché era troppo bella. E avrebbe dato svariate piste alle attrici e modelle che stanno in classifica ma se le vedessi così, senza trucchi e ritocchi, sulla metropolitana di Rotterdam, non ti volteresti neanche a guardarle due volte.
Ecco, quando escono le classifiche di quelli più belli, più bravi, più questo e più quell’altro mi vengono i mente tutti quelli che lo sarebbero di più, ma che semplicemente non hanno l’occasione. <!–

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domenica, 19 giugno 2011

 

Oltretomba

Che poi alla fine non dev’essere così male morire.
Tum. Si spenge la luce, tutto s’abbuia e cado lì dove mi trovo: esco dal mio corpo, mi libro sopra me stesso, vedo una luce in fondo al tunnel, e ci trovo una distesa di ghiaccio secco con un tizio in poltrona ad aspettarmi. È Max von Sidow (o Alec Guinness, o Katherine Hepburn, o si vedrà, sarà una sorpresa) che mi sorride cordiale. Io dico qualcosa di banale tipo “E così è questo morire?” e lui mi risponde “No, questo è abusare di alcuni particolari alcaloidi… Ma no, sciocco! Certo che questo è morire: tu sei morto!” e scoppia a ridere, perché nel paradiso che dico io si ride un sacco, ed è pieno di gente interessante e col senso dell’umorismo (anche migliore di questo, ovviamente).
E l’inferno?
Non saprei, ma immagino che all’inferno avrei come condomino Craxi. <!–

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sabato, 18 giugno 2011

 

Essere turista

Magari siete impiegate, commessi, operai metalmeccanici, avvocati, medici, e per tutto l’anno fate la vostra vita normale, lavorate, guardate la televisione, fate i giochi al computer.
Poi una volta all’anno (anche meno) vi trasformate in turisti, e con questa metamorfosi tutto cambia in voi.
Improvvisamente vi interessano i musei, vi appassiona l’architettura, vi prende una divorante curiosità storica e archeologica. Durante l’anno non vi è mai venuto in mente di leggere due righe su Raffaello, ma da turisti non vi accontentate di meno di un museo al giorno; per mesi non alzate gli occhi davanti al duomo della vostra città e poi da turisti leggete con serietà di elementi aggettanti tra volumi tripartiti di ordine ionico a spinta contrapposta con scappellamento a destra; normalmente non avete idea in che secolo furono gli egizi Carlo Magno Caravaggio Maometto il gotico fiammeggiante e l’invenzione della stampa, poi improvvisamente diventate turisti e volete sapere tutto sul sesto secolo avanti cristo.
Poi tornate a casa, vi togliete la camicia colorata e vi rimettete i pantaloni lunghi, e di nuovo non distinguete tra Manet Monet Mantegna e la pubblicità del Campari, e di nuovo non ve ne frega nulla del romanico e degli archi a sesto acuto, e di nuovo non vi importa un fico secco oltre l’orizzonte del vostro nuovo ipad. <!–

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venerdì, 17 giugno 2011

 

Dopo le semifinali

Nel carcere di Bologna Francesca Brandolin, ergastolo per l’omicidio del marito, e Luca Zambelli, diciotto anni per l’omicidio della moglie, si sono fidanzati e si dovrebbero sposare tra un paio di mesi.
Quando si dice eliminazione diretta… <!–

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I rischi dell’interazione

Quando mi connetto a splinder e vedo che ci sono commenti nuovi ho sempre l’inquietudine di trovare che qualcuno mi dice “ma cosa dici? smettila di fare il saputello! i tuoi ragionamenti sono superficiali e basati su luoghi comuni: in questo caso per esempio…” e giù la dimostrazione che sono un imbecille.
Ogni volta è così.
Menomale che succede di rado… <!–

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giovedì, 16 giugno 2011

 

Sbuffando

Fra i 30 e i 40 secondi.
È il tempo medio che passa tra uno sbuffo e l’altro della signora seduta accanto a me: ha il numero 72.
Si lamenta ad alta voce che è quasi un’ora che aspetta: tutti intorno fingono di essere altrove. Io ho il 79. Già aspettare lì senza far niente mi mette a disagio, perché anche se sono lì per lavoro e non c’è molto altro che posso fare, il fatto di stare a far niente mi fa sentire colpevole.
E ogni 30-40 secondi sbuffa, la signora, quasi a scandire il tempo che passa, tempo che sarebbe un po’ più sopportabile se non avessi questo mantice accanto, che borbotta come se bollisse, che finge di parlare da sola cercando approvazione intorno (e invece parla da sola).
Fra i 30 e i 40 secondi (anche di più) è anche il tempo che impiega per i convenevoli con l’impiegata: “come va?” “eh, ha visto quanta gente?” “ma non potete aprire un altro sportello?”. Fra i 30 e i 40 secondi è anche il tempo che impiega a frugare nella borsa per tirare fuori il bollettino (che scade tra una settimana). Fra i 30 e i 40 secondi è il tempo che passa l’impiegata con la mano alzata a porgerle il resto prima che si decida a distogliere lo sguardo da un’interessantissima pubblicità di mutui prima casa. E infine fra i 30 e i 40 secondi ci mette a raccogliere la sua roba e metterla nella borsa, mentre già è scattato il numero successivo e il tizio con il 73 cerca di scavalcarla.
Quando esco lei è ancora lì fuori, che ha attaccato bottone con uno che aspetta, e si lamenta di quanto tempo è stata lì ad aspettare. E sbuffa. <!–

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Quando ormai sei partito e ti accorgi che ti sei dimenticato una cosa

Noi ragazzi affascinati dallo spazio, e che magari abbiamo visto “The right stuff” sui primi astronauti americani (io lessi anche il libro, ricordo), abbiamo l’immagine degli astronauti sottoposti alle selezioni più incredibili, addestrati agli eventi più improbabili, sballottati in macchine strane, centrifugati, agitati, rivoltati, esaminati, sbatacchiati, analizzati e poi ancora da capo.
Per noi ragazzi di una certa generazione gli astronauti sono già una realtà ma non ancora un’abitudine, e sono una specie di esemplari perfetti della specie.
Per questo mi fa un po’ strano che l’astronauta giapponese Satoshi Furukawa, appena partito per una permanenza di sei mesi nello spazio, denunci d’avere il “mal di spazio” (specialmente quando muove la testa).
Il problema è che lassù è difficilissimo trovare un autogrill dove fermarsi. <!–

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Libertà condizionata

Giorni fa il governo statunitense ha parlato di un’internet libera dai controlli delle dittature, un sistema di connessioni che non possa essere interrotta dal governo, com’è successo di recente in medio oriente, Cina, ecc.
Viene da chiedersi se sarebbe una rete davvero libera e non controllabile (e quindi terreno aperto anche per terroristi e criminali, pervertiti e gente che si scaccola) o più semplicemente controllabile dal governo statunitense. <!–

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mercoledì, 15 giugno 2011

 

Per esempio

Il Giappone ha annunciato che continuerà con i suoi programmi per l’energia nucleare, ma il governo teme l’influenza del referendum italiano.
Interessante: in Italia gli antireferendari temevano che l’onda emotiva di Fukushima trainasse gli altri referendum (a torto, perché anzi quello sul nucleare è stato il referendum con il “peggior successo”, se si può parlare di peggiore in questo caso), mentre in Giappone temono l’esempio italiano.
Non so voi, ma “l’esempio italiano” mi inorgoglisce (una volta tanto), è uno dei motivi per cui ho votato (questa volta e quella precedente).
E ne valeva la pena. <!–

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martedì, 14 giugno 2011

 

Le altre riforme, possibili

Frettolosamente si torna a parlare di riforma fiscale (chiacchiere più o meno elettorali che finiranno in nulla). Se ne parla come se fosse sinonimo di una riduzione della pressione fiscale (e quindi attualmente chimerica).
In realtà ci sono tre tipi di riforma possibile: una riduzione complessiva, un aumento complessivo, un pareggio.
La riduzione non è possibile perché dobbiamo ridurre il debito pubblico (dopo anni se n’è accorto anche Tremonti, a dire la verità preso per un orecchio dagli organismi internazionali, che grazie al cielo lo tengono per le palle); l’aumento non è popolare. E il pareggio? Beh, il pareggio non vorrebbe dire che le cose restano come stanno. Si può ottenere la stessa pressione fiscale complessiva semplicemente riedistribuendo il carico. Anzi a dire la verità redistribuendolo si può pure aumentare senza impopolarità.
Supponiamo che si aumenti l’Irpef per i super ricchi: per esempio trenta milioni di italiani del ceto medio pagano mediamente mille euro di meno all’anno e due milioni di ricchi pagano mediamente trentamila euro di più, avremmo un aumento del gettito di trenta miliardi. Io dico che sarebbe una riforma fiscale, e pure popolare.
Numeri a caso, intendiamoci, però… <!–

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lunedì, 13 giugno 2011

 

Risvegli

L’Italia ha risposto ai referendum.
Ora un sacco di gente balzerà sul carro dei vincitori, come al solito, e un sacco di gente darà al risultato dei referendum i significati più fantasiosi (in generale favorevoli a sé stessi), si parlerà della forza dei social network e della debolezza della televisione, si pontificherà, si strumentalizzerà, i fini analisti spiegheranno cose che non hanno saputo prevedere, si diranno balle (soprattutto).
Molti già stanno dando ai risultati un significato di no al governo (dopo averlo negato fino a sabato): io non sono d’accordo. Ci sarà stata anche questa tra le motivazioni, ma quello che a me interessa di più è il merito delle questioni; avrò tempo di rincorrere il carro, mi dilungherò con calma in farneticazioni, strumentalizzazioni, balle. Per ora resto coerente alla sostanza delle cose.
L’Italia non vuole centrali nucleari: l’abbiamo detto e dopo trent’anni l’abbiamo ripetuto persino con più forza.
L’Italia non vuole una gestione privata (o con criteri privatistici) dell’acqua.
L’Italia non vuole la sostanziale immunità dei ministri, non crede alle balle della magistratura politicizzata.
Confesso: una volta tanto l’Italia mi ha sorpreso, è stata migliore di quanto pensassi. <!–

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domenica, 12 giugno 2011

 

Referenda

Ho già scritto (chissà quando, non andrò a spulciare l’archivio) di quanto mi stiano antipatici quelli che declinano il plurale di curriculum in un artificioso curricula: artificioso perché unicum nel parlato italiano, che poi non si amplia nel declinare “curriculum” nei vari casi, per esempio, e neanche per le altre parole, tant’è che non ce ne sono altri, di questi “unica”. Di questi ostentati (o stentati, più spesso) latinisti nessuno in questi giorni parla dei “referenda”.
Saranno tutti favorevoli alle centrali nucleari?
Non credo, però (a proposito di) qualora non passasse il “sì” mi sembrerebbe ovvio localizzare i siti nucleari dove più bassa è stata la percentuali di sì al referendum di oggi: certo non protesteranno per una scelta del genere…
O no? <!–

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venerdì, 10 giugno 2011

 

Quelli che non voteranno

Non vorrei passare per disfattista, ma io non sono così convinto che i referendum raggiungeranno il quorum.
Perché tra quelli che non voteranno ci sono:
i latitanti,
gli ultracentenari,
quelli in vacanza,
quelli che dicono che i politici sono tutti uguali,
quelli che “sono contro il sistema”,
quelli che si fidano di Berlusconi,
quelli che non votano per principio,
quelli che seguono solo il calcio,
quelli che “non me ne intendo”,
quelli che “se ne occupa mio marito”,
quelli che “non hanno tempo da perdere”,
quelli che “non m’importa: non ho figli”,
quelli che non sanno come si fa,
quelli che non trovano il certificato elettorale,
quelli che hanno paura della finanza,
quelli che aspettano i dati sull’affluenza,
quelli che “casomai più tardi”,
quelli che “dipende dal tempo”,
quelli che “andrei, però”,
quelli che “è inutile”,
quelli che “la televisione ha detto che è inutile”,
quelli che “la televisione ha detto”,
quelli che la televisione non ha detto,
quelli che non sanno,
quelli in coma.
Che sono un sacco. <!–

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Storie di bassifondi

Mi sono immaginato Giovanardi coi nipotini, dato che il film non è vietato neanche ai quattordicenni, anzi…
Si parla di una famiglia di fatto dei bassifondi, un tizio timido e apprensivo con un transessuale; all’inizio del film lei muore di morte violenta, lui resta con l’unico figlio, disabile, che però in tenera età gli viene “salvato” da un uomo grande e grosso che glielo rapisce. Il film prosegue con la disperata ricerca del figlio, aiutato da una sbandata di un’altra razza con problemi psichici; nel frattempo il figlio tenta più volte invano la fuga.
Se come trama vi sembra abbastanza deprimente forse non dovreste far vedere a dei bambini “Alla ricerca di Nemo”. <!–

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mercoledì, 08 giugno 2011

 

Buoni motivi

Alcuni buoni motivi per votare no al referendum sul nucleare:
– sotterrare i rifiuti radioattivi è un buon modo per disfarsene definitivamente;
– trovo accettabile un incidente nucleare ogni vent’anni (lontano);
– le centrali nucleari sono meno inquinanti di quelle a petrolio;
– l’energia nucleare è più moderna;
– il petrolio e il gas li compriamo all’estero;
– me ne hanno parlato bene;
– le prossime centrali saranno di terza generazione, qualsiasi cosa voglia dire;
– se l’Enel preme per l’energia nucleare vuol dire che è meglio;
– per ottenere l’autonomia energetica dovremmo deturpare con pannelli solari i tetti dei condomini, le tettoie dei parcheggi, fors’anche quei bei tetti a zigzag di eternit dei capannoni industriali;
– le pale eoliche sono più brutte di un bel reattore nucleare;
– la mafia si è inserita nell’affare dell’eolico (quindi l’eolico è mafioso);
– i pannelli solari non funzionano senza sole;
– i pannelli solari durano vent’anni, un sito nucleare è per sempre;
– le centrali nucleari dànno lavoro ai tecnici nucleari, le pale eoliche e i pannelli solari lasciano i tecnici nucleari disoccupati;
– gli antinuclearisti sono fricchettoni new-age drogati e comunisti;
– compriamo energia dalla Francia, e loro la fanno col nucleare;
– il nucleare è meglio che bruciare il legno dei boschi alpini (eh, volete deforestare le Alpi, eh, ditelo, dài, ditelo);
– il nucleare è meno dannoso;
– che poi la Cina e l’India…;
– eh sì, ma il polonio… che poi tra qualche anno il torio… e poi vedrai… che sono già più… di quelle vecchie e allora… che con la ricerca scientifica… ci sono dei cervelloni… e insomma il nucleare… che poi diventerà… e allora come la mettiamo? Eh? <!–

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Auguri sentitissimi

Sento un pilin-pilon e vado a chiamare la collega “ti suona il telefono”.
“Sì, grazie, è per ricordarmi del compleanno di mia cugina.”, prende il cellulare e sento che ci sditeggia un po’.
Poi sento che mormora con sollievo “E questa è fatta.” <!–

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martedì, 07 giugno 2011

 

Piccoli particolari trascurabili

Si nota all’inizio del film che la donna delle pulizie si dimentica il secchio fuori posto, o il bigliettaio del treno si inzacchera le scarpe e non si sa a cosa servirà questo particolare (che il regista ci ha tenuto a farci notare) fino alla fine, quando finalmente quel particolare tradirà l’assassino o farà prendere una piega del tutto diversa alla storia. È come quando il detective dice solo al capitolo XXVII che aveva dedotto che il signor Pink era mancino da come era posto il cucchiaino sulla tazza a metà del terzo capitolo. E ci lascia intendere che lui ha notato e elaborato tutti i minimi particolari visti fino ad allora, e non che invece si ricorda casualmente solo quelle due o tre cose che gli servono.
Noi che non siamo detective letterari, che non abbiamo un regista che ci fa notare le cose sottolineandole con una zoomata e un crescendo della colonna musicale, noi non sappiamo mai cosa notare, cosa ricordarci, quali avvenimenti saranno importanti in futuro.
Il portone all’angolo si apre e partorisce tre ragazzi neri che si allontanano scherzando tra loro. Il sellino della bicicletta appoggiata al muro indica che è di una persona alta. Nel tavolo in fondo alla sala c’è una coppia silenziosa, forse sordomuti. Saranno cose che diventeranno importanti fra sette capitoli della nostra vita? Oppure sono il rumore di fondo che non ci interesserà mai?
Sapreste descrivere la persona che avete visto per prima stamani per la strada? Io no, non saprei neanche se uomo o donna, a quell’ora non connetto. E sapremmo dire com’erano vestiti i due in fondo alla sala, se lei era straniera, di che colore avevano le scarpe? Ci ricordiamo le esatte parole che ci ha rivolto l’impiegato, la barista, il collega?
No. Fiumi di particolari ci scorrono accanto e noi non li vediamo. È ovvio: non potremmo trattenere tutto, dobbiamo fare selezione probabilistica, ricordarci le cose che più probabilmente saranno importanti, portarci in tasca quei due o tre oggetti che più probabilmente ci saranno utili. <!–

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lunedì, 06 giugno 2011

 

Fini ultimi

Gent. On. Di Pietro,
ma a Lei frega qualcosa dei quesiti referendari?
Per esempio Le interessa la questione del nucleare? Glielo chiedo perché pare di no. Sembra che si tratti di domande pretestuose per “mandare a casa Berlusconi”.
Lasci che glielo dica. Secondo me le centrali nucleari sono più importanti di Berlusconi (quantomeno dureranno di più). Mi interessa di più che per i prossimi decenni l’Italia continui ad essere battistrada ed esempio delle nazioni libere dal nucleare, piuttosto che si riesca a mettere in minoranza parlamentare l’attuale governo “e dopo si vedrà”. L’impressione è che non voglia un’Italia libera da scorie radioattive, ma che voglia andare Lei al governo, e che i referendum siano solo un pretesto. La sensazione che Lei dà è che se i referendum fossero sulle calcolatrici, i cactus, la lunghezza del pelo dei cani o l’uso dei deodoranti per lei sarebbe lo stesso.
E così sbaglia due volte: la prima perché danneggia i referendum svalutando le questioni referendarie in sé, e compattando la destra (lei si immagina i molti sostenitori di Berlusconi contrari al nucleare? Se e come voteranno se lo riterranno un referendum su Berlusconi? Se e come dibatteranno, se e come diffonderanno la notizia?). La seconda perché qualunque sia il risultato non avrà effetto sul governo.
Niente, nessuna legge, nessuna consuetudine, porterebbe le dimissioni del governo: finché ha una maggioranza parlamentare che gli vota le fiducie non si dimetterà, e Napolitano non avrà motivi per sciogliere le camere. (Questo dovrebbe far parte della sua preparazione politica, è l’abc.) Quand’anche ottenesse un’affluenza del 90% e una percentuale di sì al 95%, cosa se ne farebbe? Urlerebbe altre interviste sui giornali?
Ok, ma poi? Niente.
Non è che a lei interessa urlare le interviste sui giornali? <!–

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venerdì, 03 giugno 2011

 

Berlusconismo (Un’idea sul)

Ci voleva il più berlusconiano dei politici postberlusconiani per chiarirmi, giorni fa, in modo sintetico ed efficace l’essenza del berlusconismo. “Il candidato conta più del partito.”
Quello che ha fatto davvero il berlusconismo (inteso come fenomeno storico, a prescindere da Berlusconi come persona) è di sostituire all’ideologia, alle idee, ai valori il puro e semplice culto della personalità, come non avevano fatto i precedenti (Mao, Mussolini, Stalin, ecc.), che comunque “divinizzavano” il leader come interprete di un’idea.
Berlusconi non ha nessun valore da portare avanti (la “libertà” di cui riempie i suoi slogan non è niente, non è liberismo dato che promuove protezionismo e mercati bloccati, non è pari opportunità dato che non perequa le possibilità tra fasce sociali, non è che una parola vuota).
Col berlusconismo il partito non conta nulla, c’è solo il personaggio, senza idee, valori collettivi di riferimento (Luca di Montezemolo, per esempio).
Ci voleva un politico berlusconiano (nel senso del fenomeno storico) per dirlo così limpidamente: Matteo Renzi. <!–

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giovedì, 02 giugno 2011

 

Darsi dei nomi

C’è una vittima di un caso di cronaca nera che si chiama Melania, ma in realtà si chiamerebbe Carmela. Io ho conosciuto una Carmela che si fa chiamare Lilli. Ho conosciuto anche un Salvatore che si fa chiamare Roberto, e anche una Maria Catena che preferisce Marika.
Perché così tanta gente si vergogna dei nomi tipicamente meridionali? Che c’è di male ad avere un nome del sud? ad avere origini meridionali?
Boh. Non so. Evidentemente si è diffuso il sentimento settentrionale di superiorità, il pensare che siano “terroni” e che i terroni siano esseri inferiori.
Tecnicamente si tratta di razzismo.
 
PS: ho conosciuto anche un Evaristo che si faceva chiamare Walter, ma questa è un’altra storia… <!–

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mercoledì, 01 giugno 2011

 

Zombie e altre storie

Il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta (un serissimo ente federale statunitense che si occupa di epidemie, prevenzione medica, ecc.) ha diffuso le istruzioni da seguire in caso di “apocalisse zombie” (sic).
Che poi è il modo furbetto per contrabbandare le istruzione per la prevenzione da un po’ tutte le emergenze catastrofiche (mettersi da parte acqua, cibi non deperibili, radio e batterie, ecc., studiarsi in anticipo le vie di fuga e un punto di riunione coi familiari, ecc.).
Mancano le indicazioni specifiche: agli zombie va staccata la testa? È sufficiente? Sono i licantropi quelli delle pallottole d’argento? E per i vampiri ci vuole il paletto di frassino o va bene anche il palissandro (e dev’essere massello o va bene anche il più economico impiallacciato)?
Il punto di ritrovo dev’essere diverso in caso di alluvione (posto alto), incendio boschivo (vicino al fiume), terremoto (lontano), emergenza nucleare (più lontano), invasione di formiche venusiane, ecc. Nel caso degli zombie che caratteristiche deve avere?
Spero che preparino le schede d’emergenza anche per cosa si consiglia in caso di diluvio universale, pioggia di spilli, arteriosclerosi diffusa, vittoria di Pisapia, invasione di immigrati coi baffi, epidemia di psittacosi, musica lounge, auto in seconda fila con le doppie frecce, imbecilli e altre storie.
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lunedì, 30 maggio 2011

 

Sostanziale parteggio

Suppongo che il mio paio di lettori si aspetti un mio commento ai ballottaggi e a quello che, a parte Milano Napoli Trieste Cagliari Grosseto Crotone, è stato un sostanziale pareggio (Novara e Vercelli, per dire, sono andate una per parte: se non vi è piaciuta come battuta sappiate che lì c’hanno tanto riso…).
Per ora non dico niente, però chissà, magari poi cambio idea. <!–

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La buona strada

La Germania rinucia all’energia nucleare: “prima potenza industriale” a farlo.
L’ha detto oggi il tg, come anche il Corriere della Sera on line, l’Ansa, la Stampa, il Messaggero, Repubblica, ecc. (immagino che sia un lancio d’agenzia copincollato da un po’ tutti i cosiddetti giornalisti: fa eccezione solo la Padania on line, che titola “Il sito da voi cercato è attualmente in manutenzione”.).
Da oggi (con le centrali fermate “momentaneamente”) e fino al 2022 tutte le centrali saranno fermate e non ne saranno costruite altre. È vero che da qui al 2022 tante cose possono cambiare (già la Merkel ha ripescato il piano di uscita dal nucleare del governo di centrosinistra che aveva accantonato), però è un segnale forte. La seconda, se le cose andranno avanti così, sarà il Giappone.
Però c’è un però.
Anche se in effetti almeno tre o quattro paesi ci hanno superato in classifica, pure siamo ancora nel G8; questo ci autorizza a vantarci del fatto che la prima potenza industriale a mettere da parte le centrali nucleari siamo proprio noi (ed essendo un paese che, per motivi misteriosi, ha una tradizione di fisici di primissimo piano nel mondo, ed essendo il paese che, espressione di questa tradizione, ha dato i natali a Enrico Fermi, la cosa è ancora più significativa). Ancor più importante il fatto che noi le centrali non le abbiamo mai davvero messe in funzione sul serio e che l’abbiamo deciso tutti insieme, con un voto popolare.
Una volta che possiamo essere fieri di una cosa, di aver preso per primi la strada giusta…
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Personaggi qua e là

Ho letto un libro, che per la privacy non dirò qual è, e questa di per sé è una notizia perché ultimamente ho l’energia di un coperchio di tombino morto, e per leggere un libro (un romanzo, vi do un’indicazione) ci vuole dell’energia, come qualsiasi inferenza con opere d’arte (detto così fa fico eh?).
E insomma ho letto un libro in cui un personaggio, sin dalla sua prima descrizione, mi è parso sputato tutto Jaime Pressly che fa Joy Turner (ok, in “My name is Earl”), però coi capelli rossi (che come travisamento non è granché, è un po’ come mettersi un neo finto e pretendere di non essere riconosciuto).
E allora ho pensato “questo autore fa il furbo, prende i personaggi dalla televisione e ci fa dei libretti simpatici” e l’ho svalutato. Poi però sono andato a controllare e il libro è del 2001, che potrebbe anche essere antecedente al telefilm. E allora ho pensato “ah, gli autori del telefilm si sono ispirati al personaggio di un libro, gente colta.”
E poi però ho pensato che sono un imbecille: perché mai ispirarsi a un telefilm dev’essere pescare dalla spazzatura e copiare da un libro essere colti citazionisti? Forse che scrivere telefilm e romanzi non siano attività pariteticamente artistiche e industriali?
A quel punto mi sono addormentato col vago pensiero “e se fosse lo stesso autore?”.
Poi oggi ho visto che il telefilm è del 2005 e l’autore del libro non è fra gli autori del telefilm, e allora ho pensato “furbetti ladri di personaggi!”. 
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venerdì, 27 maggio 2011

 

Uomini ricchi e anziani

Fra le notizie di ieri sarebbe stata da commentare quella degli arresti domiciliari “patiti” in un appartamento da 14 milioni di dollari, con palestra, cinema, saloni (e immagino anche un palasport, una stanza per il bondage, una pista di gokart, un piccolo vulcano, ecc. e mi immagino del personale di servizio…). Dà l’idea della differenza che c’è, sempre, fra essere ricchi e essere poveri.
Anche in Italia, quando si nota l’enorme percentuale dei carcerati stranieri, va specificato che quelli ricchi (e in generali gli italiani, che hanno un domicilio) in prigione ci stanno meno dei poveri (di solito stranieri senza domicilio).
Ma questa notizia è stata superata dal filmato in cui il capo del governo italiano prende da una parte un capo del governo estero (nella fattispecie degli Stati Uniti) e gli dice che in Italia c’è la dittatura dei magistrati comunisti.
Mi immagino il presidente Obama ad ascoltare questa cosa: cosa avrà pensato? “Questo è famoso per le barzellette. Giudici comunisti?? A che punto sarà la battuta, quando devo ridere? Non sta scherzando. No, dài, sta scherzando. Meglio mantenere un’espressione neutra. Se non rido si offenderà. Però se rido ed è serio è peggio. Perché mi racconta questo? Aiuto, salvatemi! Ora fingo un malore. Dio mio, che capelli!” E così via. E poi immagino che avrà chiesto al suo consigliere specializzato: “Ma cos’è questa storia che mi ha raccontato l’italiano? Giudici comunisti, colpo di stato, dittatura… Ma è una cosa seria? Cosa combina la CIA?”
Io da italiano (quindi un po’ più al corrente delle piccole questioni nazionali) la domanda che scelgo fra quelle attribuite (da me) a Obama è “perché mi racconta questo?”
Perché mai Berlusconi ha pensato di prendere da una parte Barack Obama per raccontargli ciò?
Escluderei la richiesta d’aiuto militare (come diceva una battuta del sito Spinoza “Obama, ci invadi subito o ci dobbiamo rifare da capo tutto il fascismo?”), come anche il voler dare una risonanza mondiale alle sue beghe penali private. Lì per lì ho pensato che fosse una mossa elettorale (in qualche modo che mi sfugge), o comunque di politica interna (certificare di rimbalzo la sua condizione di perseguitato politico con un ragionamento tipo “l’ho detto personalmente persino al presidente degli Stati Uniti, quindi è vero” laddove Obama è l’incarnazione di una autorità superiore a cui non si può mentire); però poi mi hanno detto che di questo episodio il TG1 delle 20 non ha parlato, non ne ha fatto il minimo cenno, come anche il TG2 delle 13 di oggi. Ora, che Minzolini ignori una notizia di cui parlano tutti non lo troverei scandaloso in sé (io per esempio ignorerei la cronaca nera persino più di quanto faccia Mentana sul TGla7), ma che nasconda il fatto agli spettatori (considerando che il TG1 è uno dei telegiornali propagandistici berlusconiani, fatto che bisogna sempre tenere in mente) significa che il discorsetto non era rivolto agli italiani (altrimenti i telegiornali governativi, TG1 e TG4 in testa, gli avrebbero fatto da grancassa). E allora a chi era rivolto?
Perché quest’uomo anziano coi capelli finti mi racconta ciò?
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giovedì, 26 maggio 2011

 

Passeggeri

C’è una pubblicità di un’auto che fa tutto da sola: va da sola, frena da sola, parcheggia da sola, ecc. Alla fine dello spot io mi aspetto sempre che dicano anche che “e parte lasciandoti da sola”, ma non lo dice.
Dice invece una cosa tipo che ti lascia tutto il piacere della guida.
Non ho tanto idea di cosa sia considerato “piacere della guida” per un’auto che fa tutto lei: tutt’al più c’è il piacere di fare il passeggero.
Fare il passeggero ha i suoi perché, puoi guardare il panorama che passa, le ragazze (o i ragazzi se li preferite) coi vestiti leggeri, puoi distrarti, puoi pensare ai casi tuoi, puoi telefonare se hai cose urgenti da dire (e a guardarsi intorno pare che tutti abbiano continuamente cose urgenti da dire), puoi guardare il video del navigatore (una cosa pericolosissima per chi guida che mi sorprende non sia vietatissima), puoi coccolare i tuoi figli (o altri passeggeri a scelta), guardare il cielo, ecc.
Però il piacere della guida è guidare, partecipare, non è lasciarsi trasportare.
Un po’ come la democrazia. <!–

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