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mercoledì, 27 luglio 2011  

Il dire e il fare (e il far fare)

Il dirigente della filiale mi telefona per chiedermi dei dati che io vedo su internet; gli ho mandato un’email con il link al sito dove guardarsi i dati aggiornati tutte le volte che vuole: macché, non so neanche se le guarda le email, telefona a me; e siccome sa che la considero una cosa idiota mi fa telefonare da altri. Idiota.
È di quelli a cui sembra fichissimo snobbare i computer e le diavolerie moderne (sono simmetrici a quelli a cui sembrano fichissimi i computer e le diavolerie moderne e si comprano gli ultimissimi qualsiasicosaphone e tablet, senza avere idea di cosa farci).
D’altra parte è nel solco, piuttosto italiano, per cui si preferisce chiedere le cose invece che guardarsele da soli (cosa che favorisce le relazioni sociali, perché è tutto un chiedersi le cose l’un l’altro e condire di conversazioni, ma abbatte la produttività, perché è tutto un chiedersi le cose l’un l’altro e condire di conversazioni).
Un esempio tipico è quello per cui l’Agenzia delle Entrate vi richiede di dimostrare il pagamento effettuato portandogli la quietanza, invece che controllare semplicemente i suoi incassi. <!–

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lunedì, 25 luglio 2011

 

Cinque postini da selezionare

Sulle notizie del giorno forse avrò qualche opinione quando sarà troppo tardi: gli attentati di Oslo, l’autodistruzione della Winehouse, ecc. ci penserò un po’ e poi saranno passati di moda: sono così, lento. Finisce che l’opinione non è più interessante, nemmeno per me. E così penso alle cose senza arrivare a un punto.
E però pensare alle cose va bene in sé, anche se non si arriva ad una conclusione.
È un bell’hobby.
 
A margine (proprio un margine lontano e insignificante) degli attentati del mentecatto a Oslo vorrei dare degli imbecilli sia a quelli che subito sono saltati a parlare del terrorismo islamico (Libero e il Giornale, per esempio), ansiosi di nuove giustificazioni per la loro guerra di religione/cultura, sia quelli che ora gioiscono perché il criminale è un ipercristiano (inteso come cultura/popolo, con accezione leghista della religione), ansiosi di dare contro agli avversari in una guerra idiota da entrambe le parti. Danzano, gli uni e gli altri, su cento morti.
 
Quando ai rave party muore qualcuno si parla dei rave party, che vanno impediti.
Quando muore qualcuno che esce da una discoteca si parla delle discoteche, che vanno chiuse presto, controllate, ecc.
Quando muore uno che fa planking in cima ad un palazzo invece che su una panchina si chiede di vietare il planking.
Visto che l’altroieri c’è stata una sparatoria negli Stati Uniti ad una festa di compleanno, posso sperare che le feste di compleanno vengano vietate per legge?
 
Avevo pensato tutto un post sul G8 di Genova che però non arrivava da nessuna parte e alla fine si concludeva con una lode alla topografia.
Capirete perché poi non l’ho scritto.
 
Ho letto un articolo sul Corriere della Sera sulla Barbie (sì, la bambola), pieno di considerazioni sociologiche che però ignoravano il fatto che la Barbie, alla sua uscita, era identica ad una bambola tedesca di qualche anno prima. E poi diceva che la “Barbie astronauta” era in onore della prima donna nello spazio, nel 1985: alla faccia di Valentina Tereshkova (48 orbite in tre giorni nel 1963). 
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Passeggero

A proposito di una passeggera polemica di questi giorni vorrei dire che anche a me piacerebbe spostarmi in elicottero.
Primo perché è più spettacolare. Vuoi mettere arrivare alla cena degli ex compagni di classe con uno Hughes 500 bianco con le mie cifre bordeaux?
E secondo perché in elicottero in tanti posti non ci si può andare (eliporti e spiazzi capienti non sono così capillarmente diffusi), ed io in tanti posti ci vado, ma non ci vorrei andare. <!–

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domenica, 24 luglio 2011

 

La telecamera

“Pronto, mi vedi? E adesso? Ecco, ora!” e saluta.
Il tizio sul bordo della strada sembra molto eccitato: telefona, guarda la telecamera e saluta.
Dei ciclisti che gli passano accanto non sembra interessarsi molto, forse è lì al passaggio del Tour de France solo per quel secondo e mezzo in cui è in televisione.
Chissà cos’è che lo emoziona tanto.
L’essere in televisione? Il sentirserlo confermare per telefono? (Come quelli dietro al giornalista che sorridono, si guardano nel monitor e salutano: che mi ricordano la ragazzina di un racconto o un romanzo di Svevo, non ricordo quale, che era emozionata per il suo primo viaggio in treno ma era delusa di vedere tutto tranne sé stessa in treno: quelli vedono anche sé stessi in treno.)
Perché quel secondo e mezzo di televisione è così importante? (E suppongo che lo stesse registrando, a casa, così da esibirlo con orgoglio ad amici, parenti e nipoti per gli anni a venire.)
Non so, visto così sembra stupido.
E però il tizio sembrava contento.
E se una cosa così rende contento un uomo che male c’è?
Anzi, andiamo per le strade, nelle piazze, a dare il secondo e mezzo di televisione a tutti (altro che quarto d’ora…!) e regaliamo un sorriso a tutti.
Almeno che la televisione serva a questo. <!–

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sabato, 23 luglio 2011

 

Conversazione piccante

I miei peperoncini sono ornamentali, nel senso che sarebbero anche mangiabili, però io non li uso in cucina (peraltro lì in terrazza a prendersi il catrame del traffico non sono propriamente salubri).
Questo tizio (un conoscente) li vede e mi fa: “Un mio amico è riuscito a far attecchire il Xxx nero.” Non ricordo il nome che m’ha detto; al mio sguardo assente si sente in dovere di chiarire che “nella scala dei peperoncini piccanti è a sette su dieci livelli”.
Immagino che pensi di impressionarmi, quindi faccio un espressione moderatamente colpita: “ah” dico.
Per non far languire l’inutile conversazione aggiungo: “Anche un mio amico ha la passione dei peperoncini, ma la prende come se fosse una prova sportiva, una sfida; anche perché non regge il piccante (per dire, lo sopporto meglio io) e arrossisce, lacrima, sembra soffocare.”
“Sì, è vero – conviene il conoscente – a un certo punto diventa una sfida sportiva.”
L’argomento, per quanto mi riguarda, ha dato tutto quello che poteva alla conversazione, la quale, infatti, langue.
Guardo l’orologio.
“Vado a tagliare il pane.”
È già tagliato, ma lui non lo sa. <!–

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liczin | 17:59 | commenti (4)

venerdì, 22 luglio 2011

 

Scherzetto

Un notaio mi ha mandato una cosa in una busta aperta e così mi sono trovato in mano una busta nuova nuova con l’intestazione di un notaio. Mi è subito venuto l’impulso di fare uno scherzo.
Facendo una credibile carta intestata ho pensato di mandare una bella raccomandata a qualcuno, con un testo ben concepito che dica più o meno: caro signor Aaa, in esecuzione ai voleri testamentari del signor Xxx, il nostro corrispondente di Buenos Aires, dottore Yyy ci ha incaricato di rintracciarLa in quanto congiunto più prossimo residente in Italia. Il signor Xxx ha infatto lasciato disposto che parte del suo patrimonio fosse destinato ai suoi parenti italiani.
La preghiamo perciò di contattarci al più presto per l’esecuzione delle volontà del de cuius, che, Le farà piacere saperlo, prevedono di trasferirLe fondi per un ammontare approssimativo, al cambio odierno, di circa euro duecentoventicinquemila, nonché la proprietà di due ristoranti nella città di Buenos Aires (per i quali, se non intende occuparsene direttamente, ci sono già offerte di acquisto locali piuttosto considerevoli).

Ho in mente anche la possibile vittima dello scherzo, che essendo di una certa età e meridionale avrà senz’altro qualche lontano parente in Sudamerica.
Ecco, mi ci sono divertito dieci minuti, poi lo scherzo non lo faccio mica, non sono così perfido, però un po’ cattivo sì, perché mi è piaciuto pensarci un po’. Tutto qui. <!–

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giovedì, 21 luglio 2011

 

Io lo vuole

Sentivo giorni fa un giornalista assai cattolico che parlava del papa. E diceva che era scomodo perché poneva il problema della verità (nel parlato non si vedeva, forse la V era maiuscola) contrapponendosi ai relativisti che vogliono manipolare l’uomo.
Come?! “Manipolare”?!
Fra uno che è l’Interprete Unico della Verità, che c’ha la Verità in tasca e uno che dice che una Verità sola non c’è e che ognuno si deve frugare nelle tasche, è il secondo che manipola?
Fra uno che dice di conoscere la Verità per tutti, e uno che dice “la verità devi cercartela” è il secondo che manipola?
Fra uno che dice “so io cosa è bene per te” e uno che dice “io non so cosa è bene per te, devi essere tu a decidere” è il secondo che manipola?
Ma stiamo scherzando?
 
– Ognuno si cerca la sua verità.
– Macché: la Verità unica esiste.
– E ognuno se la interpreta?
– Macché: io la interpreto per tutti.
– Insomma tutti devono fare quel che dici tu.
– Mi dia del lei. Prego.
– Perché?
– Dio lo vuole. <!–

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Siamo uomini o sagrestani?

Secondo le mie statistiche oggi alle 10.19 ha consultato questo blog qualcuno da Città del Vaticano (il server si chiama “Holy See”, e se vi interessa usa Firefox ed ha Windows XP come sistema operativo): è arrivato qui tramite Google e cercava o “filmati porno” o “questo codesto quello”.
A me piace pensare che sia la prima… <!–

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mercoledì, 20 luglio 2011

 

Bravi, vantatevene pure…

A me quel poveraccio della pubblicità di un supermercato che si sveglia nel cuore della notte per andare in negozio ad allineare le scatole sugli scaffali mi fa un po’ pena; tanto più che, a giudicare dalla reazione della moglie, è una cosa ricorrente. Evidentemente è esaurito e ha bisogno di una bella vacanza (come minimo).
Ma l’azienda? C’ha un dipendente che di notte apre il negozio (e mi immagino le beghe con la vigilanza che accorre tutte le volte), accende tutte le luci (sprechi a go go), si mette il camice e vaga tra gli scaffali a fare cose inutili (piccoli gesti che manifestano una nevrosi palese), e poi torna a letto (suppongo per una mezz’oretta perché poi c’è da andare a lavorare davvero). E l’azienda non gli dà una vacanza, non lo mette a riposo per rimettere in sesto i suoi nervi scossi, non lo fa assistere da un medico (uno bravo), macché, niente di tutto ciò: l’azienda se ne vanta, lo mostra a tutta Italia come esempio dei propri dipendenti, tutti così.
A me un’azienda così disumana non mi sta mica simpatica. <!–

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martedì, 19 luglio 2011

 

C’è sempre bisogno di nuove funzioni

Ho trovato una mia foto su Google, di profilo in primo piano con una mano al mento.
Poi gli ho chiesto delle immagini “visivamente simili” ed è venuta l’immagine di due donne in piano americano in una stanza vuota.
Poi ho provato con un’altra foto, sempre in primo piano ma di fronte; google mi ha detto che non esiste niente di simile (cioè? cosa vorresti dire? è un complimento o un insulto?)
Infine ho provato con un’altra foto, di molti anni fa; google ha trovato una foto somigliante: la stessa. <!–

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lunedì, 18 luglio 2011

 

Estinti

Uno pensa al dodo, ai dinosauri, o al mammuth, o alla tigre dai denti a sciabola, come esempio di animali (e piante, perché no) estinti. Ma ci sono migliaia, milioni, miliardi di specie estinte senza nome.
Ad esse va il mio pensiero.
Còngoli, maguari, succhiateste,
e piccoli cenghini a coda lunga,
vispi britulli, bìsbici e loncette,
e candidi vabrìti e gramazzuni.
Estinti sono i gini e le spernagne,
spariti i watzi e le merghette rosa,
non c’è più un vuosso da milioni d’anni,
e ciangottanti mìllibri cornuti;
maestosi frisni dai giallastri fiori,
e zue succose, e capristelli e siglie
che parassitan zanghi saltatori.
E come mezzanguille e quasibuoi,
basta d’avere un poco di pazienza,
ci estingueremo vivaddio pur noi. <!–

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venerdì, 15 luglio 2011

 

Vecchie cose dimenticate in fondo ai cassetti

Sto preparando le valigie per l’usuale chiusura agostana (che però non sarà una chiusura totale, vi lascio dei post a lento rilascio, per tenerci compagnia), e con le valigie preparo il tradizionale “greatest hits” della stagione 2010-2011, che ormai è diventato un’abitudine, una sorta di bilancio (ah, accetto suggerimenti: quali post vi sono piaciuti di più?).
Nello scorrere i post ho notato che il post che ha più commenti (7) è un post su Sakineh. Vi ricordate Sakineh? Per un certo periodo non si parlava d’altro, poi da un giorno all’altro è passata di moda e adesso che fine avrà fatto? Boh, non si sa (e in fondo c’importa pure poco). <!–

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giovedì, 14 luglio 2011

 

Appunti utili per post inutili

Con tutta l’enorme stima che ho per i fratelli Cohen (per “Mr. Hula Hop”, “Fratello dove sei?” e altri) devo dire che “Ladykiller” non sfiora neanche la grandezza dell’originale.
 
Prima o poi ci sarà il Grande Ingorgo: la massa inestricabile delle automobili sarà definitiva e abbandonata dagli automobilisti. Le auto resteranno lì incustodite, saranno ripulite delle cose di qualche valore da bande di disperati, gruppi di ragazzini sbandati ne faranno nascondiglio, le piante cominceranno a crescerci e gli animali a farci la tana. Poi si deciderà di riasfaltare il tutto.
 
Mi va di pensare un film, un film su un supereroe cattivo.
Che però non è proprio cattivo (non ammazza nessuno), solo non fa il bene che potrebbe. Se ne frega.
Un film sull’accidia.

I lacci delle scarpe: loro tendenza a rompersi quando sarebbe meglio di no (percezione soggettiva dei fatti, inattendibilità delle testimonianze, la memoria selettiva nel successo degli oroscopi, ecc.).

Schopenhauer aveva ragione? Confutazione di alcune sue affermazioni sull’uso del tostapane. <!–

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mercoledì, 13 luglio 2011

 

Più o meno a caso

Il bello delle parole di moda è che sono usate a sproposito, arguendone il senso a orecchio, per assonanze, ma senza controllare. Per esempio un sacco di gente che si sente fighissima ad usare il verbo “implementare”. Ma “implementare” non vuol dire aumentare, incrementare, bensì impiantare da zero. Per esempio, se implemento un servizio non è che arricchisco quello che c’è, ma che istituisco un servizio che prima non c’era. <!–

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martedì, 12 luglio 2011

 

Anonima Speculatori

Non mi è chiaro come facciano “gli speculatori” a colpire l’Italia attraverso i suoi titoli pubblici.
Capisco che degli speculatori possano alzare artificiosamente dei prezzi, semplicemente offrendo molti soldi per un qualcosa. Ma abbassare un prezzo artificiosamente non saprei: se ci fosse qualcuno disposto a pagare molto per il debito pubblico italiano “gli speculatori” non avrebbero armi.
La questione è che nessuno ha molta fiducia nello stato italiano (come anche di altri paesi europei, del resto), che ha un debito complessivo superiore ai suoi mezzi. Credo di averlo già detto in qualche post passato.
“Gli speculatori”, come li chiamano i telegiornali, sembrano essere dei comodi bersagli per il pubblico: ce li fanno immaginare come crudeli ricconi che per mera cattiveria vogliono affossare la nostra Patria bella e vittima. Ma voi cosa fareste? Potendo scegliere investireste i vostri soldi in un paese con un’economia barcollante, con un governo debole e incapace, con corruzione diffusa, legalità considerata vergogna, ecc.?
Siamo al fallimento? Siamo al crollo dell’economia globale?
Boh, non lo so. Non so neanche cosa voglia dire tutto ciò.
Torneremo al baratto? Ci pagheremo con sacchetti di sale? Andremo a spigolare la cicoria spontanea ai bordi della statale? Ci troveremo un “uomo forte” e vivremo un’ altra dittatura?
Potrebbe essere una fine e un nuovo principio, magari in meglio.
Sono curioso. <!–

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lunedì, 11 luglio 2011

 

“Oh, sapiente saggio che tutto conosce…”

È sempre interessante vedere cosa cerca la gente che arriva su questo blog per caso, un po’ perché si vedono gli errori di google (praticamente l’unico motore di ricerca usato), ma soprattutto per quelli che fanno le ricerche non mettendo semplicemente le parole chiave, bensì formulando domande compiute, complete persino di punto interrogativo: “come si pesa una valigia?” o “quando si usa ‘codesto’?” o “quando si usa questo e quando quello?”, o un “sanita’ se si licenzia si puo’cambiare idea?”
Fanno quasi tenerezza. Si rivolgono a google come se capisse e rispondesse di conseguenza, manca solo un “grazie”.
E però a parte tutte quelle parole in più, che senz’altro confondono la ricerca rendendola meno precisa, viene da chiedersi chi è che interroga un software in questo modo. Si tratta di ragazzini, che tendono a pensare a google come ad una persona senziente? Da una parte è inquietante, perché dà l’impressione che cresca una generazione di persone che non distingue le persone vere da quelle virtuali, i programmi dai cervelli, i profili di facebook dai compagni di scuola, i nick e i nomi, gli amici e gli “amici”; però c’è sempre la speranza che poi crescendo si rendano conto, distinguano, maturando coscienza e conoscenza arrivino ad un rapporto più equilibrato con il web.
Ma una domanda come “sanita’ se si licenzia si puo’ cambiare idea?” lascia perplessi. A parte che non capisco il senso della domanda; chi è che ha formulato una ricerca del genere? È un direttore sanitario che ha licenziato un infermiere e poi se n’è pentito? È un medico licenziato che spera di rientrare? Di certo è un adulto. Un adulto che interroga google come se fosse “il saggio”, mettendo gli apostrofi al posto dei segnaccento (chissà, forse usa un palmare privo di adeguata tastiera), con punteggiatura e spazi buttati a caso. Un adulto tecnologicamente ignorante e ignorantemente tecnologico.
Che speranza c’è per gente così?
Mah, non so: chiederò a google. <!–

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venerdì, 08 luglio 2011

 

A proposito di potenti organizzazioni internazionali

Le avrete viste, per la strada, quelle giovani straniere.
Una potente organizzazione internazionale le prende nel loro villaggio lontano e le porta in Italia promettendo loro una casa dove stare e un lavoro, ed è un’organizzazione che non le molla facilmente le sue ragazze. Tengono i loro documenti, le ricattano, se cercano di uscire dal giro si trovano senza permesso di soggiorno (clandestine e perciò criminali).
Le avrete viste, per la strada, quelle giovani suore filippine col velo grigio. <!–

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giovedì, 07 luglio 2011

 

Parabola

Nel paese dei centauri la gente si lamentava del prezzo della biada.
Saliva quando il costo della materia prima aumentava, ma saliva anche quando il costo scendeva, e saliva per le accise, per le sovrattasse, per la grandine, per la carestia, per questo e per quello, ma soprattutto per la speculazione dei biadaioli, che facevano cartello, si mettevano d’accordo tra loro e si arricchivano come scoiattoli (“arricchirsi come scoiattoli” era un modo di dire del paese dei centauri). E tutti si lamentavano che non era possibile andare avanti così, che bisognava fare una legge, e tutti dicevano qualcosa e c’era un gran digrignar di denti.
Poi un giorno un tizio, un poeta fallito, si accorse che non erano centauri, ma semplici cavalieri: scese da cavallo e andò a piedi.
Nel giro di pochi mesi quasi tutti scesero da cavallo, e impararono ad andare a piedi, in bicicletta, in tramway e col filobus. Il numero di cavalli scese verticalmente (furono liberati nelle assolate praterie dell’ovest, dove correvano in branchi selvaggi) e i biadaioli la presero nel quidango (“prenderla nel quidango” è un’espressione del paese degli ex-centauri che vuol dire “prenderla nel…” beh, insomma, ci siamo capiti…). <!–

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martedì, 05 luglio 2011

 

La fine dell’autorità

Arrestati i capi di una rete di hacker, che per la sua natura di rete non ha capi.
Davvero, è un passaggio generazionale: per chi è nato con internet è piuttosto naturale il modello neuronale della rete; per chi è più vecchio è difficile pensare ad una struttura non piramidale, senza gerarchie e senza capi.
E se fosse questa la rivoluzione culturale di internet? Più che l’annullamento delle distanze, più che la massa di informazioni più o meno disponibili, più del contatto continuo, più della perdita dell’oblio, più degli avatar…
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lunedì, 04 luglio 2011

 

Boh-Tav

Ma io sono no-Tav o pro-Tav?
Non lo so.
Della Tav io non so praticamente niente, e ormai non c’è modo di farsi un’opinione un minimo serena: le posizioni sono estremizzate, non si capiscono le ragioni dall’una e dall’altra parte, e infine siamo alla guerriglia, per cui imbecilli vogliosi di menare le mani a prescindere dalla causa spostano tutto sul piano della violenza e dell’ordine pubblico, dall’altra parte non aspettano di meglio e infatti non parlano d’altro.
Ma la Tav è indispensabile, o almeno utile? Vale quello che si spende (in termini di denaro e ambiente)? Il cantiere si apre solo per succhiare fondi europei o c’è una reale esigenza? La protesta dei locali è da classificare “nimb”? Tutto ciò non lo so, anche per colpa mia che non mi vado a cercare gli argomenti seri (ammesso che riesca a riconoscerli) sotto tonnellate di polemiche faziose, disinformate e becere.
Non so se sono pro o contro, e temo che non lo saprò mai. <!–

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domenica, 03 luglio 2011

 

Cosa serve

Le cose in genere nascono con una funzione: una sedia serve per sedersi, una penna per scrivere, un cappello per proteggere la testa dai dardeggianti raggi del sole e dai rigori invernali, e così via.
Però poi si aggiungono altre funzioni: la sedia dev’essere bella, la penna dev’essere uno status symbol, il cappello deve valorizzare il viso, e così via. Di solito le funzioni secondarie peggiorano quella primaria: la sedia per essere bella è un po’ più scomoda, la penna per essere uno status symbol crea la preoccupazione di perderla, il cappello diventa ingombrante, e così via.
E finisce che la funzione primaria si dà tanto per scontata da passare in secondo piano.
Per esempio qua e là nelle stazioni ferroviarie si trovano panchine disegnate e scelte con i criteri: che non ci possano dormire i barboni, che non siano asportabili, che non ci possano dormire i barboni, che abbiano un design originale… l’ho già detto che non ci possano dormire i barboni? E così ci si può appoggiare, ci si può appollaiare in bilico, ma non ci si può sedere.
E così ci sono lampade bellissime, originali, impilabili, facilmente fabbricabili, ecc. ma che se provate a leggerci a letto non ci si vede un accidente. <!–

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venerdì, 01 luglio 2011

 

Passato passato

Evidentemente anche le cose indimenticabili si dimenticano.
Giorni fa leggevo su un blog della lettera aperta ai maturandi scritta dalla ministro Gelmini su “Il Giorno” in cui rievocando i “momenti indimenticabili” della sua maturità confondeva Fogazzaro con Corazzini (un lapsus, è ovvio, ma classificare Fogazzaro come crepuscolare e non accorgersene… questa gente non rilegge le cose che scrive prima di firmarle?).
E allora mi sono reso conto che io non mi ricordo il mio tema di maturità, che traccia era, cosa c’ho scritto. Completa rimozione.
Ho ritrovato sul web (non senza difficoltà, e perché sono bravo) le tracce di quell’anno del secolo scorso e non mi dicono niente: sembra davvero un secolo fa.
Della maturità ricordo vagamente l’orale e il sistema ingegneristico che avevo inventato per trasformare la scatolina della calcolatrice in schedario di fotocopie ridotte: un capolavoro di ingegnosa manualità, per cui tirando la linguetta corrispondente all’argomento richiesto venivano fuori le paginette relative.
Cose indimenticabili si dimenticano, amori eterni finiscono, navi inaffondabili affondano, i sempre diventano “quando?”, il presente passa. <!–

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giovedì, 30 giugno 2011

 

Mangia ora e paga nel 2011…

Suona un po’ strano pensare che ci ricorderemo della seconda metà del novecento come una specie di età dell’oro dello stato sociale italiano, con ottima assistenza sanitaria gratuita, scuole pubbliche funzionanti, ammortizzatori sociali, pensioni, asili nido, ecc.
Ci siamo fumati in un paio di generazioni i soldi di quattro o cinque (senza dar retta alle cassandre che lo facevano presente), poi i nodi sono venuti al pettine e negli anni ’10 del secolo successivo si è provveduto allo smantellamento di tutto: pensioni, sanità, scuola, ecc.
C’è chi dice che il crollo è dovuto agli sprechi, al sistema di corruzioni, al malaffare. Ma il sistema sarebbe stato comunque sostenibile anche senza queste dispersioni? E sono davvero eliminabili le dispersioni? Non sono forse dei margini di spreco inevitabili in qualsiasi sistema? Boh, non lo so.
Epperò suona buffo pensare che finora siamo stati benissimo.
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L’attesa snerva

Diamogli tempo, teniamo conto che è estate, però è passato un mese e ancora non è stato impiccato nessun prete, le bandiere rosse su Corso Buenos Aires sono scarsissime, fra i taxi nessuna Trabant, gli zingari non si sono accampati nel duomo e non è ancora obbligatorio essere gay. Neanche i colbacchi si vedono in giro. Insomma, è un mese che Milano è in mano ai bolscevichi e ancora niente. <!–

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Una giornata al mare

Al mare in un giorno feriale di fine giugno manca tutta l’umanità fra i quattordici e i sessant’anni.
A parte noi l’unico in quella fascia d’età è il signor Salvataggio, che sfoggia il suo nome sulla maglietta rossa come una benemerenza. Si muove come uno sceriffo, molto compreso nel suo ruolo, cammina rigido portando avanti l’anca prima della gamba, ogni tanto parla a brevi frasi nel walkie talkie (non si sa se per darsi un tono o per tenersi compagnia), tiene lo sguardo sempre fisso all’orizzonte, nonostante i piccoli bagnanti stiano tutti nel primo metro e mezzo d’acqua. Secondo me in camera ha il poster di Chuck Norris. <!–

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mercoledì, 29 giugno 2011

 

Vivere alla giornata

Supponiamo che voi siate il re (o la regina), e che il vostro Ministro del Pubblico Denaro vi dica “Maestà, c’abbiamo un sacco di debiti e per non fallire dobbiamo rientrare di almeno 47 milioni di piastre d’oro entro i prossimi quattro anni.”
“Caspita! – direte voi – E come proponete di fare?”
“Ho fatto questo bel piano di rientro: il primo anno imporrò delle misure piuttosto impopolari, aumento delle tasse mascherato e tagli ai servizi.”
“Capisco. Voglio fare anch’io la mia parte: rinuncio a parte del mio appannaggio.”
“Sì, Maestà… in effetti l’avevo già previsto, e anch’io rinuncerò alla mia indennità da ministro…”
“Che è una frazione minima dei compensi che Vi pago…”
“Ma sono cifre minime sui milioni di piastre d’oro necessarie: gesti simbolici.”
“Ci vogliono anche quelli.”
“Certo, e infatti li facciamo.”
“E quanto recupereremo in questo modo?”
“Il primo anno due milioni di piastre d’oro.”
“Su quarantasette?”
“Poi il secondo anno…”
“Ah, ecco: si parte dal secondo anno.”
“Il secondo anno vedrò un po’ cosa inventare, probabilmente resterò su questa linea: aumento sotterraneo delle tasse, specialmente indirette, che si notano meno, e tagli alle fasce più numerose della popolazione”
“Cioè quelle più povere?”
“Che però per numero forniscono i vantaggi maggiori. Ma nessuno resterà esente dai sacrifici…”
“Immagino che mentre molti non potranno permettersi le cure mediche, gli asili o la scuola, altri dovranno accontentarsi dei sigari locali; molti non avranno pensione mentre altri non avranno aiuti governativi per riscaldare la piscina.”
“Maestà, col dovuto rispetto non è momento per il sarcasmo.”
“Il sarcasmo è un commento, un giudizio, ed è mia prerogativa. Col dovuto rispetto. E insomma, quanto recuperiamo il secondo anno?”
“Sperabilmente cinque milioni di piastre d’oro.”
“Su quarantasette.”
“Beh, a quel punto saranno diventate quarantacinque.”
“Oggi, tirando al massimo possibile si arriva a due milioni, come riusciremo tra un anno a fare due volte e mezzo quella cifra?”
“Gliel’ho detto: sacrifici equamente distribuiti.”
“Equamente, nel senso dell’asino… Restano quaranta milioni di piastre d’oro di debito da recuperare nei successivi due anni. Come pensate di fare allora?”
“A quel punto è facile: venti milioni all’anno.”
“Sì, ma come? Se oggi si arriva al limite a due milioni, come sarà possibile fra due anni fare dieci volte tanto?”
“Mah, il mio mandato scade: se tutto va bene per allora io non sarò più ministro.”
 
Ecco, voi cosa pensereste del vostro Ministro del Pubblico Denaro? <!–

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Non correre papà (non lì)

La mia cultura giuridica è ridottissima, però io questa cosa che per multare per eccesso di velocità bisogna avvertire prima proprio non la capisco. Bisognerebbe che qualcuno mi spiegasse il criterio.
Se io vado su una strada che ha un limite di velocità diciamo di 90 Kmh, e ci corro a 120 Kmh, per farmi la multa devono mettere un cartello “Oh, guarda che ti controlliamo con l’autovelox!” Perché mai posso dire “ah, ma non lo sapevo che c’era l’autovelox, quindi non sono punibile”?
Forse che se sfilo il portafoglio al passante posso sostenere “oh, non sapevo che mi stesse guardando”; forse che se mi beccano mentre rubo una macchina posso dire “eh, ma dovevate avvertirmi che passavate di qua: non è valido!”?
Non capisco. C’è una legge, c’è una sanzione per chi la infrange, perché mai i controlli devono essere preavvisati? Perché è ovvio che è come dire “ok, dove non vedi i controlli ben segnalati, i limiti di velocità sono meri consigli: corri quanto ti pare”.
Ho fatto una breve ricerca: la norma è il Decreto Legislativo 117 del 3/8/2007, che all’articolo 3 comma 1 va a modificare l’articolo 142 del Decreto Legislativo 285 del 30/4/1992 e successive modificazioni, aggiungendo il comma 6 bis “Le postazioni di controllo (…) devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi (ecc.)”
Perché questo comma? A che scopo? Qual è la ratio?

(Per completezza di informazione all’epoca era ministro dei trasporti Bianchi, governo Prodi; successivamente il governo Berlusconi ha avuto modo di tornare sul codice della strada, l’ha fatto, ma ha lasciato la norma invariata.) <!–

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martedì, 28 giugno 2011

 

In chiesta

Schema per un reportage televisivo, se vi piace il genere.
Un paio di interviste a gente che esce da un ufficio pubblico, per esempio un ufficio postale: “Che faccina ha votato?” Scegliere quelli che rispondono in modo divertente, che fanno capire che non sanno di cosa stiamo parlando.
Entrare nell’ufficio (ricordarsi di chiedere tutti i permessi e le liberatorie) e mostrare di cosa stiamo parlando: il computer col touchscreen con l’iniziativa “Mettiamoci la faccia” per cui i cittadini possono dare la propria valutazione all’ufficio, indicando la faccina sorridente (ottimo servizio), neutra (medio), o triste (pessimo servizio). Mostrare i filmati di repertorio di quando questa iniziativa fu annunciata dal ministro Brunetta come innovazione rivoluzionaria, soluzione di tutti i mali della pubblica amministrazione.
A questo punto comincia la parte di documentazione: quante valutazioni sono state date nel primo mese e quante nei primi mesi del 2011 (finita l’eco degli annunci roboanti), come sono state utilizzate, quanto è costato tutto ciò, quali vantaggi ha portato.
Bilancio finale e fine del reportage. <!–

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venerdì, 24 giugno 2011

 

E altri vecchi maiali

Tutta colpa di Berlusconi.
Berlusconi e Strauss-Kahn.
Vecchi maiali.
Stavamo lì a chiacchierare con questi due ragazzi, per caso, per la strada, e lei era proprio carina (begli occhi, e bel viso sorridente). E siccome avrà avuto meno della metà della mia età (avrà avuto vent’anni) mi sono sentito “fuori gara”, e da vecchio canuto mi sono sentito libero di dirglielo che era molto carina, e l’ho fatto con anziana galanteria da nonnetto.
Poi però mi hanno detto che, sia pure senza essere troppo entrante (perché, suvvia, sono un signore), però sembrava che la corteggiassi.
In un mondo normale un ultraquarantenne può fare dei complimenti a una ventenne anche senza “secondi fini”. Invece in questo mondo se dici ad una ragazzina che è proprio una bella ragazza vieni guardato con sospetto. Colpa di Berlusconi, e di Strauss Kahn, e degli altri vecchi maiali. <!–

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giovedì, 23 giugno 2011

 

Esatto è il participio passato di esigere

Ho rimuginato sul post qui sotto e sul test Invalsi delle medie (e a questo punto è d’obbligo un link), e in particolare su una delle domande, che è sbagliata. Non opinabile o ambigua, proprio sbagliata.
Leggiamo il primo brano, quello di Vittorini, e ricordiamo prima di tutto che è un test di comprensione: cioè bisogna dimostrare di capire ciò che si legge (come con le istruzioni per riempire un modulo).
Leggiamo la domanda A6 “Come reagisce il protagonista ogni volta che sente l’urlo di uno dei piccoli?” e le possibili risposte: quale aderisce meglio al testo?
Riporto il passo interessato alla domanda.
 
Avevo sedici anni, quasi diciassette; mi piaceva ormai “fare il grande” e stare
coi grandi veri, tutti dai diciotto in su, della seconda e terza liceale, a discutere, a
fumare sotto la tenda color ruggine del caffè; ma ogni volta che l’urlo di uno dei
piccoli andava lontano oltre la strada sulla prateria della piazza mi sentivo nitrire
dentro e ritornare cavallino com’ero stato quando anche io dai gradini della
cattedrale spiccavo il volo radente sopra l’asfalto.
Un pezzo era che non osavo più giocare a quel modo scalpitante. Una
signorina della “seconda” mi aveva guardato; e avevo smesso senz’altro.
 
A. “Gli viene il desiderio irrefrenabile di partecipare ai loro giochi”.
Beh, sì, si avverte il desiderio, anche con la notazione “un pezzo era che non osavo più giocare a quel modo…” unita al fatto che aveva smesso solo per lo sguardo di disapprovazione di una “signorina” e non perché gliene mancasse la voglia. Però, sì, corrisponde, ma in modo un po’ troppo vago.
La risposta B. “Gli vien voglia di mettersi a correre come un cavallo”: eh, questa sì che corrisponde! Ah, come gli piacerebbe correre e galoppare, però anche questa sembra celare un trabocchetto: lui si sente “cavallo dentro”, ma non dice esplicitamente che vorrebbe correre. Ed è analoga la risposta D. “Vorrebbe saltare anche lui dai gradini della cattedrale”: si capisce che lui piuttosto che a scuola vorrebbe saltare, prendere la rincorsa e volare sopra i gradini della chiesa. Caspita sono tutt’e tre risposte giuste, ma non proprio perfette, perché tutt’e tre non richiedono la comprensione del testo, ma una sua interpretazione.
E infatti all’Invalsi considerano giusta la risposta C. “In cuor suo si sente ritornare il bambino vivace che era stato” Ma questa è sbagliata! È la risposta che darebbe un adulto (il professore che ha preparato la domanda) sul testo di un adulto (Vittorini), e invece qui chi scrive è un sedicenne (e il test è destinato ai quattordicenni). Scrive un sedicenne a cui piace “fare il grande”, ma che grande non è. Un sedicenne che ha smesso di giocare solo per le convenienze sociali. Un sedicenne che sebbene fumi e discuta coi “grandi veri” è dentro ancora un bambino (un “finto grande” potremmo dire). E quindi non è possibile che “si senta ritornare il bambino che era stato” semplicemente perché lo è ancora, è così che si sente.
Quindi la risposta “esatta” dai signori dell’Invalsi è la più sbagliata di tutte.
È così che valutiamo i ragazzi? Giudicandoli non per come capiscono (o al limite interpretano) il testo, ma per quanto riescono a rispondere ciò che ci aspettiamo da loro? Non lettori autonomi, ma piccoli Zelig?
 
PS: E poi, perché l’Invalsi (bizzarro acronimo di Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo di Istruzione e formazione), il cui scopo è (cito dal comunicato stampa dell’Invalsi) “l’accertamento dei livelli generali e specifici di apprendimento (…) degli studenti italiani” viene usato per valutare i singoli alunni? E come potranno i risultati avere significato confrontandoli poi con i test dell’anno scorso o dell’anno prossimo?
<!–

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