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lunedì, 10 ottobre 2011  

Sì, sono strano

Io la domanda adolescenziale “sono normale o sono strano?” me la faccio ancora. Ma non la vivo più con la drammaticità dei sedici anni; con l’età ho imparato che:
a) sì, sono strano
b) è normale essere strani
c) dipende da cosa si intende per normalità: c’è chi prende sé stesso come parametro della normalità, chi le persone nel proprio giro di conoscenze, ecc.
Un buon modo statistico per considerare la normalità sono i prodotti industriali. Se correntemente si fanno i prodotti in un certo modo, per un certo uso, si può considerare che la generalità delle persone si comporti in un certo modo.
Per esempio le bustine dello shampoo degli alberghi fanno pensare che io sia l’unico che cerchi di aprirle con le dita bagnate, con le unghie, con i denti. Evidentemente sono io quello strano che fa la doccia senza il coltellino svizzero (che infatti non a caso è inox). <!–

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sabato, 08 ottobre 2011

 

Il mestiere di scribacchiare

Il tweet dell’Ansa dice testualmente:
“F1:Giappone,Vettel in pole,quarto Massa: Quinta Rossa Alonso, seconda Mc Laren Button davanti Hamilton.”
A parte il fatto che bisogna seguire la Formula Uno per capire il messaggio, in ogni caso di tratta di un codice segreto. Perché mai per dire una graduatoria (sia pure di partenza) bisogna dire nell’ordine 1-4-5-2-3? E poi tra i caratteri da sacrificare se ne sono scelti due sbagliati.
Dovrebbe essere “seconda Mc Laren Button, davanti Hamilton” o “seconda Mc Laren Button davanti a Hamilton”?
Ho fatto la prova, c’entravano ancora 38 caratteri: quindi ci stavano gli spazi dietro la punteggiatura, la Q poteva essere correttamente minuscola, “Formula Uno” poteva essere scritta per esteso, la frase poteva essere chiara e non labirintica. Poteva essere per esempio “Formula Uno, GP Giappone: Vettel in pole davanti alle Mc Laren di Button e Hamilton e alle Ferrari di Massa e Alonso.” È in italiano, ed è solo 15 caratteri più lungo; c’entrava pure un “Automobilismo:” per i non iniziati.
Certo, richiedeva un paio di secondi di tempo in più, e andava pensato prima di essere scritto. Forse l’addetto ai tweet pensa che siano lunghi sms tra amici invece che notizie sintetiche, forse pensa che le leggi della grammatica siano sospese.
O forse è solo sciatto, precario, semianalfabeta e sottopagato. <!–

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venerdì, 07 ottobre 2011

 

Pensare differente

Iersera ho visto in televisione i primi minuti di una celebrazione funebre di Steve Jobs. Sono partiti facendo vedere il famoso spot di Ridley Scott per la Apple del 1984.
Nessuno in studio ovviamente ha voluto dire niente che potesse sembrare non celebrativo, si è parlato di “andar contro il pensiero unico” ecc., ma a guardare lo spot il “comizio”, la platea, il pubblico che pende dalle labbra del “capo”  sul megaschermo a me hanno ricordato tantissimo le ultime presentazioni degli i-pad. <!–

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Trascinarsi

Non dico che libro è perché non è importante, perché qualcuno mi direbbe che è un libro geniale che ha letto tutto d’un fiato, e come fa a non piacermi, e cose così.
È un romanzo di cinquecento pagine, e io sono più o meno a metà.
Vado lentamente, di volontà, ma non me ne frega niente, leggo senza convinzione, senza neanche curiosità: la storia non mi interessa, mi stanno antipatici i personaggi (tutti, anche quelli che capisco dovrebbero essere simpatici, anche quelli in cui mi dovrei riconoscere o con cui dovrei sentire affinità), mi sta antipatico anche l’autore (di cui affiora qua e là un autocompiacimento narcisistico, come quando recita William Hurt, che sembra sempre pensare “quanto sono bravo!”).
Mi chiedo cosa vado avanti a fare, perché proseguire in una lettura che non mi dà niente. Eppure mi dispiace interrompere, e allora trascino la cosa, una pagina al giorno, sperando prima o poi di trovare pagine migliori. <!–

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giovedì, 06 ottobre 2011

 

Un’enciclopedia con una sola voce

Non so quanti siano i siti internet in tutto (si parla di centinaia di milioni), e di questi quanti siano in italiano (credo che siano più di due milioni solo i domini .it). Eppure guardiamo sempre i soliti due o tre. Lo sciopero di wikipedia ha messo in evidenza questo fenomeno inquietante.
Con lo sciopero di wikipedia e si è sparso il panico: perché un posto unico dove trovare le informazioni fa comodo, più che doversele cercare (pensate uno sciopero di google: considerate che delle ultime 254 visite arrivate qui da motore di ricerca 248 sono da Google), sceglierle, valutarne l’attendibilità, elaborare. E va a finire che la cosa più comoda diventa l’unica e indispensabile (un po’ come i telefonini, che da comodi diventano indispensabili, come l’automobile, come un sacco di altre cose).
Spesso (troppo spesso) articoli di giornale hanno interi pezzi copincollati da wikipedia, e non oso immaginare quanto siano tutte uguali le ricerche scolastiche… Si arriva al paradosso che per pigrizia nell’immensa biblioteca del web ci si riduce all’informazione unica, che nel luogo dell’immane pluralismo di voci tutti attingano ad una stessa, unica, fonte. <!–

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Augurabili retate

Leggevo una notiziola (tendo a leggere più le notiziole che i notizioni, più le lettere dei lettori che gli articoli delle grandi firme, non so perché): uno sceriffo di Chicago avrebbe diramato diecimila lettere all’ultimo indirizzo conosciuto di latitanti, in cui era spiegato che nel tale centro commerciale potevano provare le anteprime di alcuni videogames e televisori, e che avrebbero vinto 75 dollari e un nuovissimo televisore al plasma. Nel centro commerciale i delinquenti trovavano i commessi con la maglietta arancione e i palloncini, aria di festa, e quando si sedevano per la foto ricordo scoprivano che i commessi erano poliziotti.
Pare ce ne sia cascato un centinaio.
L’uno per cento dei criminali latitanti di Chicago, di quelli che se ricevono le email “hai vinto un milione” ci credono. Mi immagino che sia l’un per cento più tremendo: criminali pericolosissimi, astuti e sfuggenti, con cui sono risultati inutili tutte le tecniche moderne (foto da satellite, tracciamenti telematici, microtelecamere, intercettazioni, finti postini, appostamenti di settimane).
Non so se è preferibile pensare che c’è un centinaio di ladruncoli di meno in circolazione, o che si sono liberate le strade da un centinaio d’imbecilli.
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mercoledì, 05 ottobre 2011

 

Rettificatemi, dài!

Su internet si parla un sacco della cosiddetta “legge bavaglio”, e siccome se ne sentono le cose più diverse ho deciso di darmi una letta al disegno di legge in discussione (andare alla fonte, che idea bislacca eh?)
Si tratta di “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.”
La prima domanda è “che c’entro io?”
Perché una norma riguardante i blog e la stampa su internet è infilata in una legge con un titolo che parla di tutt’altro? Boh.
Andiamo al comma 29, che in pratica equipara “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” ai giornali cartacei per quel che riguarda le rettifiche “dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”.
Ora, personalmente non ho nessun problema a rettificare notizie sbagliate: Tizio mi manda un pvt e mi dice che nel tale post ho scritto una scemenza, e mi documenta come stanno le cose, io subito faccio un post di rettifica (o addirittura, se è il caso, cancello il post sbagliato).
Ma supponiamo che io scriva che il mio capo puzza, e che lui mi mandi un messaggio che si sente leso nella dignità: io dovrei pubblicare la sua dichiarazione (che potrebbe essere una paginata delirante, magari che parla d’altro) all’interno del mio blog, senza nessun commento da parte mia. Anche se il mio capo, effettivamente, cerco di tenerlo sempre due passi lontano.
(Tra l’altro mi chiedo cosa succederebbe se ci fossero attacchi massicci di cittadini a siti e giornali con migliaia di richieste di replica e rettifica per qualsiasi fesseria pubblicata, semplicemente sostenendo che una certa notizia, per esempio quando si dice “gli italiani” o “i giovani”, ha leso la propria sensibilità.)
Ma guardiamo il problema dall’altra parte. Se un giornale on line dicesse di voi una notizia falsa, e/o offensiva (tipo che siete fan di Emilio Fede), non vorreste una regolare smentita? E perché i giornali on line dovrebbero avere una regolamentazione diversa da quelli in edicola?
La questione delle forme di comunicazione telematica è oggettivamente complessa da regolamentare.
I quotidiani on line non sono quotidiani, e talvolta neanche periodici: vengono aggiornati praticamente in continuo (anche troppo, per farvi moltiplicare i contatti giornalieri aggiungono notizie anche quando non sono più rilevanti di quelle che sostituiscono). E dov’è il confine tra giornale e blog? “Il post” è considerato blog, ma non è che un giornale in cui giornalisti professionisti tengono le loro rubriche. Sono chiamati “blog” (perché fa moderno) le rubriche dei giornalisti professionisti sui siti dei giornali. È un blog questo, su cui io impiegatuccio anonimo scrivo quel che mi passa per la testa senza nessun ordine. Sono tutt’e tre la stessa cosa?
E se stabilissimo che i blog non hanno responsabilità non basterebbe per un giornale scrivere “blog” sotto la testata per avere le mani libere di sparare merda (ops, fango) su tutti, anche sui direttori dell’Avvenire?
Lo sapevate che alla legge che regola le rettifiche (la Legge 47 del 8/2/1948) è soggetto anche “il giornale murale che abbia un titolo e una normale periodicità di pubblicazione, anche se in parte manoscritto”, anche se in copia unica?
Un blog non è un po’ come un giornale murale manoscritto?
Non so cosa dire, possiamo dibattere a lungo su questa cosa, e anzi, meglio, mi sembrerebbe augurabile parlarne. Perché non si riesce a farci sopra un dibattito serio, senza posizioni preconcette, senza strumentalizzazioni, senza proclami?
(E perché nascondere la norma in una legge che non c’entra niente?)
Boh, sono confuso, non ho un’idea chiara e se l’avessi non sarei d’accordo.
 
PS: forse io mi limiterei ad applicare le norme sulla diffamazione, e forse limiterei le rettifiche alle notizie false. Se dico una cosa che ti offende ma è vera, beh, non te la puoi mica prendere con me…
 
 
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Noi schiavi

A me restano in memoria le cose più strane e inutili, e mi tornano in mente dopo anni.
Per esempio mi è tornata in mente una “lettera al direttore” in non so quale giornale e occasione in cui un lettore notava come errore storico in un film su Cleopatra il fatto che lei si spogliasse (non ricordo se per cambiarsi, fare il bagno o cosa) davanti ad uno schiavo. La risposta della redazione era, sensatamente, che a quei tempi (a parte una diversa concezione della nudità e del pudore) Cleopatra avrebbe considerato gli schiavi alla stregua di oggetti o animali domestici, e non avrebbe avuto remore a mostrarsi nuda ad uno schiavo come noi non esitiamo a spogliarci in presenza di un soprammobile o di un ventilatore. (Per dire: un modo per suicidarsi era farsi accoltellare da uno schiavo, come fece Nerone.)
Questa cosa mi è tornata in mente giorni fa, per come si comportavano in mia presenza il mio datore di lavoro e un consulente: non che mi mostrassero nudità (per carità!), però dal comportamento che tenevano parevano considerarmi un attrezzo, un androide, un pezzo di mobilia.
Del resto i lavoratori sono questo (a parte quando ci conviene ricordarci che sono persone, o addirittura che rappresentano “famiglie”): strumenti aziendali, parte dei macchinari, “risorse umane” (umane, tanto per distinguerle, ma niente di più che risorse). Bisogna ricordarsi di questo quando si parla della scuola, e si chiede una maggiore preparazione al mondo del lavoro, come se la scuola dovesse preparare lavoratori e non cittadini, “risorse” e non persone, oggetti e non soggetti; perché si assume la prospettiva delle aziende, e chiedere alle imprese come vogliono i ragazzi che escono dalle scuole è come chiedere ai leopardi come vogliono le gazzelle: nutrienti, saporite e zoppe. <!–

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martedì, 04 ottobre 2011

 

Briciole di globalizzazione

La signora inglese che fa vedere nel suo pub inglese le partite di calcio inglese pagandole alla televisione greca ha vinto la sua causa alla corte europea contro Sky.
Cioè in pratica i programmi dal satellite io posso comprarli da chi preferisco. Si è scoperta la concorrenza.
Le grandi aziende possono assemblare in Malesia pezzi fatti in Cina e Messico con operai immigrati vietnamiti e attrezzi coreani e impianti giapponesi, in fabbriche costruite da cambogiani su progetto svedese, possono stare a Londra ma pagare le tasse in Irlanda, avere gli uffici in Polonia e il call center in Albania, possono avere proprietari statunitensi e australiani, soci russi, fare cose turche con ragazze lituane, corrompere funzionari sudafricani e tenere i soldi alle Cayman. Ma quando poi si tratta dei consumatori allora le frontiere dovrebbero diventare impenetrabili. <!–

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Chiacchiere a vanvera

Non ho seguito molto la vicenda investigativa e giudiziaria di cui parlano i giornali, del cosiddetto “delitto Meredith”, in cui sono coinvolti un’inglese (la vittima), un italiano, una statunitense (assolti) e un africano (condannato per concorso in omicidio: colpevole di concorso con due innocenti. Mah). Non ho letto i verbali del processo (che suppongo siano migliaia di pagine), non ho seguito l’esame delle prove e delle testimonianze, non ho sentito neanche una parola degli interrogatori. Quindi ho lo stesso titolo di essere colpevolista o innocentista come tutti, così, a sensazione, a simpatia (son giovani e belli e questo può disporre bene o male: a me la signorina Amanda sembra molto carina e molto antipatica, con tutto ciò credo che il tribunale sia l’unico luogo autorizzato a pronunciarsi sulla sua innocenza o colpevolezza).
La mia collega C. ha seguito la cosa dai telegiornali, quindi ne sa quanto me però crede di essere al corrente, come gli americani che sono convinti (dalla loro stampa) che in un paese sottosviluppato (per la maggior parte degli americani tutti gli altri paesi sono sottosviluppati) la loro connazionale non possa che essere l’innocente vittima di una magistratura persecutoria e kafkiana (immagine che peraltro le nostre stesse istituzioni propagandano); e come gli inglesi che sono convinti (dalla loro stampa) che l’americana non possa che essere colpevole (perché un colpevole bisogna pur trovarlo).
La mia collega C. disquisisce di dna sui reggiseni, morsi, impronte, tracce di sangue, coltelli (cito a memoria, potrei fare confusione), come se la realtà fosse un telefilm, come se i giornalisti ci raccontassero le cose come stanno.
Nella marea di scemenze ho sentito invece le dichiarazioni dei familiari della vittima: composta fiducia nella giustizia italiana, civile accettazione di qualsiasi verdetto, dolore discreto, dignità. Eh, avercene…!
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lunedì, 03 ottobre 2011

 

Ribelli s.p.a.

La pagina di Nonciclopedia su Vasco Rossi, non era certo geniale, giocava (come un po’ tutte) sulla dissacrazione tramite luoghi comuni e vabbè, era complessivamente inoffensiva, come un po’ tutta la Nonciclopedia (per quello che mi è parso leggendo qua e là).
E invece un qualche avvocato di Vasco Rossi (dubito lui personalmente, ma non si può escludere) ha deciso che era diffamatoria. E così l’intero sito di Nonciclopedia è oscurato. Non la sola pagina interessata, ma tutto il sito.
Come se io mi sentissi diffamato dal Corriere della Sera e facessi chiudere il giornale, o se in televisione parlassero male di me e io facessi oscurare l’intera Mediaset (che è un’idea: per dire, secondo me la messa in onda di “Studio Aperto” come telegiornale è offensivo dell’intelligenza del pubblico, di cui si dà un’immagine di idioti assoluti. Se non è diffamazione questa…). Ma il Corriere e Mediaset hanno uno studio legale, Nonciclopedia no, e questo fa la differenza tra libertà di espressione, diritto di satira, ecc. e nessun diritto.
Ora mi immagino che la cosa si risolverà in una bolla di sapone, al massimo con la censura della pagina interessata, o la cosa avrà risonanza e il Rossi in persona per evitare la figuraccia sconfesserà i suoi legali per il principio che le colpe (pesanti) scendono verso il basso e i meriti (leggeri) vanno verso l’alto. <!–

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venerdì, 30 settembre 2011

 

Malgrado le apparenze

A volte ci sono film che tutti ne parlano bene per non fare brutta figura (e magari non l’hanno neanche visto).
E poi passa il tempo e uno lo vede e scopre che invece “L’arpa birmana” è un bel film davvero. <!–

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giovedì, 29 settembre 2011

 

Beata ignoranza

Io di film in cassetta ne ho comprati pochi, perché per il prezzo che avevano non valevano la pena, registravo i film quando li davano in tv.
Invece i dvd mi piacciono, e li compro (originali, col bollino luccicante siae e il non evitabile filmatino anti-pirata che non si capisce perché lo mettano nei dvd originali).
I primi tempi quando andavo nei negozi c’era un sacco di film da comprare, e anzi dovevo trattenermi (perché costano); adesso invece se esco con un acquisto è perché ho abbassato il livello di accettabilità, perché era usato in offerta a 4 euro, perché mi ricorda l’infanzia, cose del genere (e poi a casa mi prende posto e non so dove metterlo e lo guardo una volta sola). Quando vedo un bel film in mostra mi dispiace non poterlo comprare perché ce l’ho già.
Meglio avere la libreria vuota per sfogare l’ansia da acquisto?
Beh, usciamo di metafora.
(Era una metafora, ma era anche la realtà.)
Sostituiamo i beni materiale con la conoscenza. L’ansia di acquisto diventa la ben più nobile sete di sapere.
E però non cambia la sostanza.
Invidio chi non è mai stato ad Angkor perché ci può andare, invidio chi non conosce la musica perché può ancora ascoltare per la prima volta la nona sinfonia di Beethoven, chi può fare la sua prima immersione su una coloratissima barriera corallina, chi può ancora vedere il suo primo cielo stellato nel deserto o la sua prima nevicata, chi può ancora scoprire il mare.
 
PS: il primo amore no, quello è sopravvalutato. <!–

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mercoledì, 28 settembre 2011

 

Capacità bestiali

Allo zoo di Lipsia stanotte è morta Heidi: una femmina di opossum strabica.
Voi mi direte: embé?
E io vi dirò che aveva la straordinaria capacità di prevedere i vincitori dei premi televisivi dell’Abc (una specie di telegatto statunitense).
Osteria! Direte voi (o anche esclamazioni più colorite).
La Germania era anche il paese in cui il polpo Paul (che tra l’altro era stato pescato in Italia, e quindi ci sono nostri compatrioti che se ne vantano) prevedeva i vincitori delle partite di calcio durante i mondiali in Sudafrica. Nello stesso periodo allo zoo di Chemnitz si interrogavano (ma con successi un po’ inferiori) l’ippopotamo Petty, il porcospino Leon e la scimmia Anton.
Viene da chiedersi com’è che gli zoo tedeschi siano abitati da animali chiaroveggenti, ciascuno con la specializzazione in un particolare campo. Ma soprattutto mi chiedo come venga in mente ai tedeschi di interrogare proprio i polpi e le opossum strabiche in merito ai più vari eventi mondiali.
Io quando avevo un acquario non ho mai chiesto ai pesci rossi di prevedere i numeri del lotto o i vincitori della tris.
Che sciocco! <!–

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C’è un perché (consolatorio) a tutto

Anche quest’anno il compleanno di liczin, oggi, passa sotto il silenzio dei mass media. Non un telegiornale che ne faccia un servizio, non un giornale che gli dedichi una pagina: evidentemente c’è un complotto.
Sì, dev’essere così: un complotto, sì, un complotto… <!–

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martedì, 27 settembre 2011

 

Interesse zero

Della gente ci interessa in fondo un aspetto o due: del medico che ci visita ci interessa la professionalità (e tutt’al più la temperatura delle mani), dell’autista che guida l’autobus ci interessa che guidi (magari non facendo telefonate nel frattempo), l’ennesima telefonista che ci offre un contratto con una pay-tv ci infastidisce a prescindere dal titolo di studio o dalla situazione familiare, dello stradino che ha asfaltato la strada che percorriamo non ci importa se è maschio o femmina, bianco o nero, giovane o anziano, simpatico o antipatico.
E così di pochissimi ci importa che siano gay (tranne che diamo al fatto d’essere gay un’influenza sull’aspetto che ci interessa, per esempio pensando che per quello sia un migliore arredatore o un peggior idraulico), di pochissimi ci importa che facciano sesso con quello o l’altro (tranne che questo o l’altro siamo o vorremmo essere noi), ecc. (Della maggior parte della gente, diciamoci la verità, non ci importa veramente niente di niente.)
Questo mi porta alla domanda che ci fa una pubblicità televisiva di biscotti: “Cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota?”
Ecco, visto che la Pellegrini è una nuotatrice, ci interessa per i risultati sportivi, se vince e se perde (ma soprattutto se vince, perché quelli che non vincono non se li fila nessuno), risulta chiaro che la domanda “Cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota?” ha una risposta del tutto naturale.
“Non me ne frega niente.”
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lunedì, 26 settembre 2011

 

A cosa pensano? (eventualmente)

A volte mi piacerebbe fare alle persone delle domande che senz’altro verrebbero prese come polemiche, ne ricaverei senz’altro qualche “che cazzo vuoi?” o “fatti i cazzi tuoi!” o qualche altra frase contenente organi maschili, e infine mi guadagnerei, a essere fortunati, un pugno sul naso.
Però invece la mia è sincera curiosità, e a ricevere una risposta tranquilla e sincera io sarei contento, ringrazierei e la cosa finirebbe lì.
Faccio un paio di esempi.
C’è un tizio che aspetta parcheggiato in macchina, probabilmente la moglie è nel supermercato a fare un acquisto veloce. Sta col motore acceso. Perché? Non è questione di aria condizionata perché sta col finestrino spalancato. E allora?
Mi piacerebbe scendere, andare da lui e cortesemente chiedere “Mi scusi, non la prenda come polemica o ancor meno in senso aggressivo: la mia è una semplice curiosità. Perché sta col motore acceso?” Però so che verrei frainteso e allora sto fermo al mio posto.
Un altro esempio.
Siamo in autostrada, il traffico è intenso ma scorrevole, che è una frase fatta per dire che sulla corsia di destra (è un tratto ancora a due corsie) le macchine e i camion sono in fila ma viaggiano, noi sulla corsia di sorpasso siamo in fila e andiamo un po’ più veloce, diciamo intorno ai 90-100 all’ora.
A quella velocità la distanza da mantenere da quello davanti sarebbe intorno ai cento metri, ma è impossibile: se lasciassi tutto quello spazio le auto si infilerebbero continuamente dalla corsia di destra, così ci teniamo tutti relativamente vicini. Comunque corriamo, per quel che si può. A un certo punto quello dietro a me mi lampeggia con gli abbaglianti: vuole superarmi.
E qui scatta la curiosità: cosa pensa?
Lo vede bene che siamo tutti uno in fila all’altro, pensa forse che io debba cedergli il passo perché lui è più veloce? (Sarei anch’io più veloce se non avessi una macchina davanti, che ha una macchina davanti, che ha un furgone davanti, che ha una macchina davanti, e così via per chilometri). Pensa forse che tutti dovrebbero cedergli il passo, lasciando strada come ad un’ambulanza, facendo ala al suo passaggio? Si tratta forse di Re Julian (“È che sono migliore di voi!” )? “Mi scusi, mi tolga la curiosità: perché mi lampeggia? Secondo lei come dovremmo comportarci?”
Non so, vorrei chiederglielo, serenamente e con sincera curiosità, solo per sapere se passa qualche pensiero da quei cervelli quando agiscono in quel modo (e quale pensiero, eventualmente) o se semplicemente stanno funzionando in modalità ‘solipsismo’; ma stiamo viaggiando a cento all’ora, e poi io ci tengo al mio naso. <!–

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E ammettere l’errore? Mai?

Sono d’accordo che sul tunnel della Gelmini si sia fatta anche troppa polemica (anche se in realtà mi pare che si sia soprattutto fatto del sarcasmo), e che sia una gaffe dimenticabile (pur dopo averla sottolineata).
Ma il comunicato “difensivo” del ministero, per cui sarebbe ovvio e “di facile intuizione per tutti” che quel tunnel “non può essere per nessuna ragione inteso come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso” ma bensì “quello nel quale circolano i protoni” è persino peggiorativo. Perché il comunicato parlava testualmente di “tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso”. Il che fa pensare nella migliore delle ipotesi che la Gelmini non sapesse dov’è il Cern (oppure che non sappia usare l’italiano basico: cosa preferiranno al Ministero?).
Quindi, per la prossima volta, accettate un consiglio: chiudete dicendo che è stato un lapsus, perché insistere a mantenere il punto (sbagliato) è peggio. Si passa da ignoranza semplice a ignoranza proterva.

(Poi, magari, a bruciapelo, senza avvertirla, chiedete al ministro com’ è che un neutrino può attraversare la roccia.) <!–

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sabato, 24 settembre 2011

 

45 milioni di calci nel sedere

Da bravi frequentatori di internet ne avrete già notizia, perché nei telegiornali non ne sentito parlare.
Di questa dichiarazione del Ministrodell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Onorevole Dottoressa Mariastella Gelmini:Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini
“La scoperta del Cern di Ginevra e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è un avvenimento scientifico di fondamentale importanza.”
Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grata a tutti i ricercatori italiani che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.
Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Inoltre, oggi l’Italia sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante”.
Una persona che guida l’istruzione dei nostri figli e la ricerca scientifica del nostro paese, un’istituzione che stanzia milioni di euro e sa esattamente dove finiscono e a cosa servono.
Si possono fare milioni di commenti e battute, ma io per adesso vado un attimo di là a piangere, perdonatemi. 
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venerdì, 23 settembre 2011

 

Eccesso di velocità

Ho letto che al Cern avrebbero trovato neutrini che viaggiano più veloci della luce. Inviati dalla Svizzera ai laboratori del Gran Sasso sarebbero arrivati in anticipo rispetto al previsto.
Se fosse vero crollerebbe la fisica da Einstein in poi.
Ecco, io ve l’ho detto, poi regolatevi come volete. <!–

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giovedì, 22 settembre 2011

 

Sono odioso

Non mi basta che gli altri facciano cosa voglio io, pretendo che lo facciano con entusiasmo, per piacere loro (sono io a fare un piacere a loro e non viceversa), e che lo facciano a modo mio, quando voglio io, come voglio io, ma senza dirglielo: così, spontaneamente.
Sono insopportabile. <!–

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mercoledì, 21 settembre 2011

 

Nel lontano paese degli ailati

Il governo è eletto dai cittadini e solo i cittadini possono cambiarlo, con le elezioni. E le elezioni si terranno alla fine regolare del mandato. Non sarete voi a decidere chi deve governare, ma il popolo sovrano!
Questo ragionamento, inoppugnabile, ammutolì i medici, che restarono perplessi col certificato di morte in mano, laggiù nel lontano paese di Aila. <!–

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martedì, 20 settembre 2011

 

Verso la perfezione

Andrebbero pubblicate solo le cose che hanno rilevanza penale?
E anche le informazioni sui procedimenti in corso non andrebbero pubblicate.
Insomma il TG ideale sarebbe un telegiornale che parla solo di sentenze definitive.
E però, per esempio, Sacco e Vanzetti sono stati riabilitati molti decenni dopo essere stati condannati (e uccisi), quindi non si può mai essere sicuri.
E allora il telegiornale ideale non parla di niente.
Che tempo fa, che hai visto al cinema, hai visto la scollatura della vicina?
Ce n’è già di questi telegiornali in giro… <!–

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Miracoli

Il miracolo di San Gennaro si ripete nella data feriale e il vescovo di Napoli polemizza col governo dicendo che si tratta di un fatto strettamente religioso, che sfugge alla volontà umana (per esempio di spostare la festività alla domenica successiva, come da ultima manovra).
Su questo c’è da dire un paio di cosette.
La prima è che nessuno è autorizzato ad esaminare il contenuto dell’ampolla di San Gennaro, che anzi può essere presa in mano solo dal vescovo e solo nella data del miracolo: ci sono dubbi che il contenuto sia effettivamente sangue, ci sono ipotesi per cui ci sarebbe qualche sostanza che si liquefa con il movimento (il fenomeno si chiama tissotropia, e si realizza per esempio con alcune salse tipo senape, in cui i colpi secchi sul fondo del contenitore modificano la fluidità del composto, facendolo scendere sul piatto): degli studiosi del Cicap hanno realizzato con ingredienti e procedimenti già conosciuti nel medioevo una sostanza che ha colore, caratteristiche e comportamento esattamente uguali a quelle riscontrabili (per quello che si può, senza analisi dirette) nel sangue di San Gennaro, compresa la presenza di ferro, che indurrebbe chi ha eseguito delle spettrografie a dedurre la presenza di emoglobina. (Quindi secondo questa ipotesi il “miracolo” si realizzerebbe anche la domenica, se il vescovo ci provasse; o un qualunque mercoledì, o il giorno di Natale, o per il compleanno di un nipotino, a provarci).
La seconda cosetta da notare è che purtroppo la festività è comunque civile. Cioè anche i prossimi anni nessuno impedisce al vescovo di celebrare la messa del miracolo per il giorno di San Gennaro, anche se è feriale: semplicemente le scuole sono aperte e la gente va a lavorare. Tutto qui. Si sposta alla domenica la festività civile, non la celebrazione religiosa. Forse il vescovo non percepisce la differenza. <!–

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lunedì, 19 settembre 2011

 

Tivù domenicalpomeridiana

Ieri pomeriggio a un certo punto in televisione hanno annunciato l’arrivo di un tizio (Roberto Tavola) e hanno cominciato (dopo un’interruzione pubblicitaria, per aumentare il pathos) a intervistarlo.
Durante tutta la pubblicità io e i miei congiunti lì raccolti ci siamo chiesti l’un l’altro: “e chi è Roberto Tavola?”
Solo a intervista avviata abbiamo capito che si trattava di un ex calciatore che adesso gestisce delle edicole. Non che lo abbiano detto: lo si è intuito dalla conversazione. (Colpa mia immagino, evidentemente è un personaggio universalmente conosciuto; non è che se uno annuncia un’intervista con Giorgio Napolitano dice “Ed ecco nientemeno che il presidente della repubblica”, non è che se entra il papa uno annuncia “Ed ora Benedetto XVI, che come tutti sapete è il papa”, non ci si aspetta che si dica “Ed ecco a voi Barack Obama, uomo politico”).
Dopo un’altra decina di minuti di intervista (non so, forse erano meno di dieci minuti, ma il ritmo e l’interesse li faceva diventare lunghi come mezz’ore) abbiamo cominciato a chiederci l’un l’altro (sempre io coi miei congiunti): ma perché intervistano un ex calciatore che gestisce delle edicole, che finora non ha detto niente di interessante? cosa ci si aspetta che dica? quali storie ha da raccontare? che gli è successo? quali considerazioni ne possiamo trarre?
Dopo altri cinque minuti abbiamo deciso che non ce ne fregava niente di Roberto Tavola (niente contro eh? solo che non ce ne frega niente) e abbiamo cambiato canale.
La televisione è così. <!–

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Una gamma d’umanità

Alfa era il tipo di suicida che chiude i conti: liquidò la sua quota del negozio, chiuse tutti i sospesi, sistemò le cose come per un trasferimento, un lungo viaggio. Poi si buttò dalla finestra.
Beta era il tipo di suicida che vive normalmente fino all’ultimo: piegò il pigiama sul cuscino, pagò una bolletta, prima di iniettarsi il veleno disinfettò l’ago.
Gamma era il tipo di suicida che si lascia andare: si portò dietro una carie, le sedie sfondate si limitò a metterle in un angolo, smise di fare il bucato perché in fondo chi se ne frega, perché non c’è futuro.
Somiglia un po’ a Gamma l’umanità, quando fa le centrali nucleari fregandosene delle scorie, quando sfrutta i combustibili fossili e poi si vedrà, quando consuma, inquina, sporca, stermina, esaurisce, perché tanto non c’è futuro. (E alla fine il futuro non c’è davvero più.) <!–

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venerdì, 16 settembre 2011

 

La povertà non è una notizia

Se avete intenzione di comprare qualcosa fatelo entro stasera: da domani tutto costerà lo 0,833% in più. Dall’oggi al domani l’inflazione, per noi consumatori, fa un balzo drammatico. Se preferite il conto inverso è come se il nostro reddito calasse dello 0,826% (se siamo poveri, perché se siamo ricchi il calo è inferiore).
Ma questa, a vedere giornali e telegiornali, non è una notizia importante. <!–

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giovedì, 15 settembre 2011

 

La crisi ce l’abbiamo dietro (e sarà sempre peggio)

Alla fine la manovra di ferragosto è legge. La manovra così tempestiva che “l’abbiamo fatta in quattro giorni” l’hanno fatta in quaranta giorni (è sempre la stessa: non hanno fatto cinque manovre in un mese, ma solo una manovra e quotidiani annunci smentiti).
Accetto scommesse: quando faranno la prossima?
Indicate la data del decreto e poi quella della conversione in legge: chi si avvicina di più vince.
Io direi il decreto intorno al 14 ottobre e la conversione per il 10 novembre. <!–

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lunedì, 12 settembre 2011

 

Occhi nuovi

Mi piacerebbe a volte andare in giro per la mia città da turista, portarmi dietro la macchina fotografica e camminare per il centro come uno straniero, come faccio all’estero.
Ma è difficile. È difficile trovare una giornata da dedicare a questo, quando sei a casa. E soprattutto, se si riesce a farlo, è difficile guardare le cose come se fossero nuove, come se le vedessi per la prima volta, quasi impossibile.
E però sarebbe uno sforzo da fare, ogni tanto, per accorgersi di cose che a forza di vederle non vediamo più. <!–

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domenica, 11 settembre 2011

 

11/9

La notizia principale di oggi è che è il decennale dell’undici settembre 2001.
E sono ormai giorni che la cosa va avanti e tutti dicono che è stato un momento di svolta della storia, che niente è stato più come prima, e cose così.
Quando tutti dicono la stessa cosa le possibilità sono due, o è vero, o non lo è. (È la stessa cosa anche se lo dice uno solo, o se non lo dice nessuno.)
Cos’è cambiato dal dieci al dodici settembre 2001?
C’è stata una guerra in Iraq prima e una dopo (1990 e 2003), gli Stati Uniti hanno fatto guerra all’Afghanistan come del resto avevano fatto in Somalia e spesso nella loro storia recente; la situazione in medio oriente era tesa prima e lo è dopo; i controlli per prendere l’aereo c’erano prima e ci sono (passato il picco maniacale dei primi tempi) tuttora (da allora io ho preso due aerei dimenticandomi il coltellino svizzero nel bagaglio a mano); nei film e telefilm i cattivi erano i musulmani (dopo il crollo del muro di Berlino: quello sì momento di svolta storica) già da prima e lo sono ancora.
Io non so voi, ma per me con l’undici settembre 2001 non è cambiato molto, i libri di storia ne parleranno come di un episodio figlio dei fenomeni in corso, non come causa di nuovi effetti. <!–

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