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mercoledì, 09 novembre 2011  

Si sta come d’autunno su splinder i blog

Corre voce che Splinder stia per chiudere.
Questo sarebbe un dispiacere per me, che ho scritto un sacco in questo blog.
Cionondimeno la proprietà è Dada, e già un’altra volta Dada mi ha fatto uno scherzo del genere (in pratica cancellando dalla sera alla mattina un sito web, ma almeno di quello avevo un mirror in locale sul computer); quindi non sono per niente tranquillo.
Non so se mi trasferirò da qualche altra parte o se è la volta buona che esco dal tunnel della graforrea e smetto.
Vedremo, vi farò sapere. <!–

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Appunti confusi da un paese confuso

Sento di qualcuno che parla di Berlusconi dimissionario, ma a quanto ne so non ha dato le dimissioni, bensì ha promesso di darle. Così come quando l’Unione Europea gli ha chiesto provvedimenti lui gli ha portato delle promesse. Le promesse sono una specialità di Berlusconi, che ne fa a pacchi, in lungo e in largo, e poi si vedrà (passata la festa…).
 
Supponendo che la promessa sia sincera (e francamente credo che stavolta non possa schivarla) vuol dire che siamo di fatto già con un governo di emergenza, di solidarietà nazionale, ma anche in campagna elettorale. Il problema è che le due cose sono in contraddizione.
Mi spiego. Un governo di solidarietà prevede che tutte le forze accantonino le rivalità e prendano insieme, condividendone la responsabilità, decisioni di compromesso necessarie ma impopolari, in modo da superare un momento difficile (una guerra, caso tipico). Una campagna elettorale prevede che le parti cerchino di rendersi popolari, di far fare le cose “sporche” agli altri senza compromessi. Si rischia che l’unica cosa fatta “in solidarietà” sia l’approvazione del rendiconto di oggi. Poi Berlusconi proporrà una legge di stabilità inaccettabile facendosi schermo delle promesse all’Europa, lasciando agli avversari il compito di bocciargliela, per mero calcolo elettorale. Poi è ovvio che le opposizioni difficilmente riusciranno a essere compatte, e al Senato la destra ha ancora la maggioranza.
 
E l’Italia?
La vedo male. <!–

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lunedì, 07 novembre 2011

 

Pensando sotto la doccia

Un lusso in cui indulgo, spero mi perdonerete, è di fare docce più lunghe del necessario. Lo so che è un piccolo spreco per il pianeta e un contributo all’aumento dell’entropia, ma mi piace sentirmi l’acqua calda che mi scorre addosso.
E durante la doccia mi càpita di pensare.
Stamattina durante la doccia ho pensato un romanzo: un romanzo (un po’ alla Perec, lo ammetto) che è un tentativo di completa descrizione di un luogo. Per comodità un luogo chiuso e circoscritto: una stanza.
E però quasi subito l’autore si accorge che la descrizione, per essere completa, si moltiplica. Della mensola non basta dirne le esatte dimensioni, il materiale, l’impiallacciatura, la posizione, ma bisogna spiegare anche perché è stata scelta, e da chi, e in quale occasione, e chi l’ha montata, e perché proprio lì. E questo apre una ramificazione di storie, uno scorrere nel tempo.
E dei libri che ci sono sopra basterà scrivere il titolo, l’edizione, le dimensioni, l’aspetto? O non si dovrà piuttosto raccontare anche del perché lo si è acquistato, e quando, e se si è letto o mai terminato? E basterà descrivere da un punto di vista (dalla scrivania, da una poltrona, da un letto) o si dovrà esaurire tutto, entrare negli armadi e nei cassetti, esplorare il retro dei mobili e sotto? E la finestra, bisognerà tenerla chiusa per evitare che il panorama entri nel romanzo facendolo scoppiare all’esterno; ma entreranno i suoni, e bisognerà raccontare del cane che sta abbaiando, e l’odore del soffritto che sale da piano di sotto forzerà i confini.
E mentre l’autore si accorge di questa ramificazione infinita io mi chiedo se sono io l’autore, se il romanzo che sto immaginando lo sto scrivendo o leggendo, e se l’autore fa parte del libro o no (è la descrizione della stanza o è la descrizione dell’autore che descrive?).
E mi perdo in questa stanza immaginaria che è insieme romanzo e sua ambientazione.
E alla fine mi accorgo che in quei pochi minuti di doccia calda ho pensato un romanzo, ma ne è venuto fuori solo un post. <!–

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domenica, 06 novembre 2011

 

L’elezione diretta

Se l’occidente affondasse le sue radici nel pensiero degli antichi greci la democrazia sarebbe quella cosa per cui i cittadini governano tramite il loro voto. Ma siccome l’Europa ha origini cristiane (diamine, lo sanno tutti) allora la democrazia è quella cosa per cui Dio, attraverso il voto del popolo (vox populi vox dei, che è un principio che si sfrutta anche nei processi, quando c’è la giuria popolare), sceglie chi deve governare, insomma l’eletto  è l’Unto  del Signore.
Perciò io per le prossime elezioni propongo un sistema elettorale efficace, molto meno dispendioso per le casse dello Stato, e che ci evita mesi di fastidiosa propaganda che blocca i lavori del Parlamento e del Governo.
Si prendono tutti i candidati, si cospargono di benzina e gli si appicca il fuoco.
Dio riconoscerà i suoi. <!–

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giovedì, 03 novembre 2011

 

Se non mi piace

Beh, se non mi piace quel che scrivi posso anche non leggerlo.
Cioè, voglio dire, posso limitarmi a leggere le cose che so che mi piacciono, con cui so di trovarmi d’accordo, così siamo tutt’e due più contenti e non c’è da discutere. È un fastidio doversi sorbire una cosa che dice qualcosa di diverso da quello che pensiamo, trovarsi con obiezioni: ci tocca esercitare i nostri pregiudizi e classificarlo come “scemenze” (figuriamoci poi mettersi lì a pensare perché abbiamo ragione noi, e addirittura doverlo dimostrare). Invece leggo solo persone che la pensano come me, tu fai lo stesso e tutt’e due ci troviamo sempre confermati in quello che pensiamo. Niente obiezioni, sempre dalla parte della ragione. Una comodità.
Quindi se non mi piace quello che scrivi, so già come fare… <!–

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mercoledì, 02 novembre 2011

 

La strana borsa

Le borse vanno su e giù.
La cosa interessante è che ci informano di volta in volta sul perché. Come se lo sapessero.
Per esempio se la borsa sale ci dicono “i mercati promuovono i provvedimenti del governo” (i provvedimenti annunciati, ovviamente); se scende “gli speculatori attaccano l’Italia”; se rimbalza in alto “ottimismo dei mercati sulle prospettive”; se rimbalza in basso “l’euro sotto pressione degli speculatori” , e così via.
Quando il governo italiano ha presentato “la lettera all’Europa” le borse hanno avuto un rialzo il giorno dopo e un crollo dopo due giorni (forse il tempo di leggerla, “la lettera”).
Fateci caso, non dicono mai “i mercati bocciano l’inattività del governo”, “la speculazione porta la borsa al rialzo”, e cose del genere. Strano eh? <!–

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martedì, 01 novembre 2011

 

Pagare per che

C’è un fenomeno strano che càpita e magari non ci facciamo caso.
La televisione funziona così: si trasmettono delle cose che attraggano spettatori e si guadagnano soldi vendendo spazi pubblicitari. In pratica si vendono gli spettatori ai pubblicitari. (È la stessa cosa con facebook, i giornali, la radio, ecc.)
E però c’è questo fenomeno per cui noi spettatori paghiamo (“solo 19 euro al mese!”, “un caffè al giorno”, un tot a partita, ecc.) per essere venduti. Basta che pensiamo di essere noi ad aver bisogno di loro e non viceversa.
Ecco, non so se vi ricorda qualcosa; per esempio l’idea che sia il datore di lavoro a mantenere i lavoratori (e invece è viceversa). <!–

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domenica, 30 ottobre 2011

 

Misteri minimi

Ci sono oggetti i cui proprietari mi stanno antipatici, e si può capire perché. Per esempio uno che compra un macchinone da due tonnellate senza averne bisogno (e saranno cinque o dieci quelli che hanno davvero bisogno di un macchinone) a me sta antipatico per lo scarso rispetto del prossimo. Per esempio quelli che tengono un animale esotico in casa a me stanno sulle scatole, e credo sia comprensibile.
C’è però un oggetto che in sé non mi sta antipatico, non ha niente che mi faccia pensare a caratteri negativi, eppure ho notato che finora chi ce l’ha mi risulta antipatico.
Non so se avete presente quegli occhiali con la stanghetta unita che passa dietro la testa, che si aprono davanti al ponticello e si richiudono con un piccolo magnete. Quando li vidi la prima volta, anni fa, notai che erano ingegnosi, e però ce li aveva uno che mi stava sulle palle (da prima, indipendentemente dagli occhiali). E poi li rividi ad un altro, che mi stava antipatico per tutt’altri motivi. E poi è risuccesso altre volte. Giorni fa in banca un tizio salta la fila, fa il simpatico con la cassiera, fa il disinvolto, e in breve entra nella zona delle persone che mi mal dispongono: si gira e… ha gli occhiali con la chiusura davanti. Caspita!
Ci sarà un collegamento, un perché?
Non lo saprò mai: non ci sono abbastanza fondi per la ricerca… <!–

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sabato, 29 ottobre 2011

 

Sabato notte

Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa, sentire una specie di orchestra. (immortali versi tratti dalla canzone “Zum zum zum”, non so se mi spiego); a me càpita di sentirmi in testa, talvolta di canticchiare, “Sabato notte”, facendoci sopra variazioni jazz.
Comunque (posso dirlo?) a me Mina non piace.
Non mi piacciono le canzoni che canta, non mi piacciono le cose che dice, non mi piace cosa fa.
Epperò siccome sono tollerante non m’importa se le fa.
Però non lancerò appelli perché torni in Italia (se non come contribuente), non firmerò petizioni perché si esibisca. Anzi non troverei una cattiva idea se smettesse di far uscire dischi. <!–

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venerdì, 28 ottobre 2011

 

Poco rispetto alle previsioni

In Turchia c’è stato un terremoto (il sito del corriere gli dedica nella sezione esteri un link piccolo in fondo alla pagina, ad un articolo di due giorni fa) e all’inizio si è parlato di mille morti. Ora pare che i morti siano poco più della metà: oltre cinquecento.
La considerate una buona notizia?
 
Se rispondete no siete dei crudeli sanguinari che avrebbero preferito quattrocento morti in più. Se rispondete sì siete delle persone buone e sensibili che gioiscono perché ci sono “solo” cinquecento e passa vittime.
Se avete risposto sì forse siete tra quelli che trovano positive notizie tipo “riviste al rialzo le previsioni di crescita”, in pratica prendete la previsione come dato di fatto e poi il dato di fatto (o addirittura una successiva stima) come un miglioramento o peggioramento della situazione. Ma la situazione non cambia, cambia solo la nostra misurazione.
Se percepite una temperatura di quaranta gradi e vi dicono che ce ne sono solo trentacinque non è che sentite il fresco, né che prima della misurazione facesse più caldo.
Supponete di stimare di poter vendere una cosa a cento euro, poi trovate da venderla a centocinquanta euro: pensate di aver guadagnato cinquanta euro o semplicemente di aver sbagliato la valutazione? (Lo so, psicologicamente viene da pensare di aver guadagnato cinquanta euro.)
Io con questa cosa della previsione mi sono trovato sin da ragazzo, dato che il giudizio tipico dei professori era “Potrebbe fare di più” (e “non si impegna”, “non si applica”, e così via, dato che mi accontentavo della sufficienza). Finché a uno dissi “Vabbè ma quanto potrei fare è una sua valutazione, che potrebbe essere sbagliata, lei dovrebbe considerare i risultati reali, non stime non verificabili.” E lui disse “Hai ragione. Questo dimostra che potresti fare di più.”
Diavolo di un prof di geografia!
 
PS: non è vero, il prof di geografia non fu così pronto e ammise solo che il ragionamento filava. Però come finale del post era più fiacco.
<!–

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giovedì, 27 ottobre 2011

 

Dalla prima lettera di Silvio agli europei…

Ieri sera mi sono messo a leggere la “Lettera dell’Italia alla UE”, ma mi sono fermato quasi subito, assalito dal sonno, dalla noia e dal fastidio. Oggi magari ci riprovo, ma non garantisco.
La prima impressione è stata un po’ di un teatrino. In pratica l’Unione Europea ci ha chiesto delle promesse, e in questo abbiamo un presidente del consiglio imbattibile: le promesse sono la sua specialità. Il problema è che non avrebbero dovuto chiederci di annunciare i provvedimenti (cosa che facciamo a profusione) ma di farli.
Qualcuno l’ha letta tutta e me ne fa una sintesi?
 
Posso però notare la lettera accompagnatoria: a mano c’è l’intestazione “Caro Herman, caro Josè Manuel” e il commiato “un forte abbraccio, Silvio”. Confidenziale, con i nomi di battesimo, come se non si trattasse di una comunicazione istituzionale, tra Italia e Unione Europea, ma di un messaggio tra amici. Non è una lettera di Silvio, ma dal Presidente del Consiglio. Voi ve l’immaginate un messaggio tra istituzioni internazionali tipo “ Ciao Mario, come annunciato nella nostra ultima telefonata ti allego la dichiarazione di guerra. Saluti a te e famiglia, Nicola”   (b(nomi di fantasia)(nomi di fantasia)? Ve l’immaginate De Gasperi che scrive a Truman sulla carta intestata della Presidenza del Consiglio e si firma “tuo, Alcy”? 
È una tecnica che viene usata nelle pubblicità “Caro/a Gianni, sei stato selezionato per ricevere in omaggio un nuovissimo…” ma che per una comunicazione ufficiale non mi pare per niente adatta. Peraltro personalmente quando mi arrivano cose del genere mi irritano, odio che cerchino di farmi fesso con mezzucci, mi sento trattato da sciocco.
Il presidente Berlusconi pensa che alla UE siano sciocchi? Oppure pensa sinceramente che sia un modo di fare buona impressione, perché a lui queste cose fanno buona impressione (e allora lo sciocco è lui)?
Mah… <!–

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mercoledì, 26 ottobre 2011

 

Intervalli di terza

“Pronto… pronto… pronto… pronto!… pronto!!… PRONTO!!!…”
La mia collega non sale tanto di volume, quanto di tono.
Il sesto “pronto” è in fa diesis. <!–

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lunedì, 24 ottobre 2011

 

Cosa vuole la gente 2 (più cinico)

Oh, giornalista del telegiornale, ti prego di smettere di fare i pistolotti ipocriti prima di far vedere e rivedere e rivedere ancora al rallentatore e da diverse angolazioni la morte di un ragazzo.
Ti prego di non raccontarci balle sul fatto che con dolore avete deciso di trasmettere il filmato dell’incidente di Simoncelli perché costretti dall’obbligo di cronaca.
L’obbligo di cronaca è raccontare la notizia, e la notizia è che Simoncelli è morto per un incidente in gara; dopodiché puoi trasmettere le immagini di un ragazzo vivo e sorridente, che scherza, gareggia, festeggia le vittorie (per carità, senza il sottofondo del pianoforte triste, senza finire a Deamicis). Le immagini della sua morte non ti obbliga nessuno a trasmetterle, insistendoci sopra con cinismo, fotogramma per fotogramma. Non è questione di cronaca, ma di audience: di morbosa curiosità del pubblico da soddisfare, perché il pubblico fa percentuale, la percentuale fa contratti pubblicitari, e allora diamo alla gente cosa la gente vuole. <!–

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domenica, 23 ottobre 2011

 

Per sentito dire

Un annuncio per la ricerca di un tirocinante di un’azienda livornese chiede che sia “incline alla subordinazione, al rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizioni che vengono impartite”. E pare ci sia polemica (non so, l’ho letto sull’Ansa).
Non capisco la polemica.
Subordinazione, rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizione impartite sono obblighi contrattuali dei dipendenti, sono cose a cui ci si impegna con qualsiasi contratto di lavoro dipendente (detto anche, non a caso, “subordinato”).
Non so se si dimostra più ignorante (inteso proprio come chi non sa, parla a caso) chi ha messo l’annuncio o chi se n’è scandalizzato. <!–

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venerdì, 21 ottobre 2011

 

Oscitante

Sono oscitante, di solito. Ma oggi ho vinto la mia oscitanza, mi son dato da fare, e adesso sono orgoglioso “genitore a distanza” di una parola: “Oscitante”, per l’appunto.
Si può adottare a distanza una parola (qui): proteggerla, diffonderla, spiegarla, ecc.
Io ho scelto oscitante un po’ perché lo sono (dal Garzanti: “agg. (lett. rar.) negligente, indolente, svogliato” e personalmente aggiungerei “infingardo” che sarebbe un’altra bella parola da adottare se non avesse anche un significato negativo di bugiardo traditore, che non mi piace), ma soprattutto perché ha un anagramma che è quasi un sinonimo: sciattone.
È una parola sconosciuta e negletta, rara e letteraria, e queste sono caratteristiche che me la fanno star simpatica, che mi suscitano affetto (anch’io sono un po’ sconosciuto, negletto, raro e letterario: mia “figlia” mi assomiglia).

PS: messa su google ottiene poco meno di 32.000 risultati, vedremo tra un anno… Voi intanto sorprendete gli amici, inseritela nella conversazione! Non siate oscitanti!

<!–

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Distratto…

A discutere con Junior (e con altri) mi dimentico a volte che il fatto che lui abbia ragione non è la conclusione di un ragionamento ma il punto di partenza. <!–

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La volta buona

Noi che abbiamo cent’anni ormai abbiamo visto un sacco di rivolte, abbiamo visto i giovani fare cortei in piazza mille volte, abbiamo visto mille “violenze inaudite”, abbiamo visto mille volte le stesse scene, abbiamo visto le scuole occupate finché è diventata una tradizione obbligatoria come le feste di capodanno. Ed è sempre più difficile credere che ci sia dentro una vera forza, una vera volontà di cambiare.
Sarà questa la volta buona?
Saranno le “primavere” arabe (che ancora non si sa come finiranno, se in democrazie o dittature poco diverse dalle precedenti), la crisi mondiale, la globalizzazione, a dare la spinta buona, a creare qualcosa di nuovo, diverso, magari migliore?
Non so, noi che abbiamo cent’anni facciamo sempre più fatica. <!–

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Cosa vuole la gente

È piuttosto impressionante.
Ieri alle 14.27 ho pubblicato un post intitolato al video porno di Belen Rodriguez.
Il risultato è il seguente.
Nei giorni precedenti viaggiavo intorno ai 5-10 contatti al giorno; ieri sono passato a 45 (non sono sicuro ma potrebbe essere il picco maggiore da sempre). Alla mezzanotte (dieci ore scarse) ben in 21 sono arrivati cercando il video (o comunque con quelle parole chiave).
Non è straordinario?

Aggiornamento delle 17.40: siamo a 69 contatti (il numero è casuale…) e queste sono le chiavi di ricerca usate per arrivare qui oggi finora:

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Viene da farsi delle domande… per esempio “participio passato di ruggine”? <!–

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giovedì, 20 ottobre 2011

 

Video hard di Belen Rodriguez gratis

Perché pagare venti euro per il filmato porno di Belen Rodriguez che si può vedere gratis, e anche senza scaricare file che poi si rivelano film della Disney o virus? Pare che vendano i dvd con il filmato, e se li vendono è perché qualcuno li compra. Perché evidentemente, checché si dica in giro, ancora un sacco di gente non sa usare internet, che serve principalmente a questo (si sa).
E allora tutte le balle sulla “pec”, sulla semplificazione dei rapporti con l’amministrazione tramite web, sulle pagelle elettroniche, su internet come qualsiasi cosa venga in mente, sono davvero balle.
 
PS: questo post, con questo titolo, ha l’evidente fine di aumentare artificiosamente le visite a questo blog: mi pare chiaro. <!–

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Sviluppo e stampa

Cosa svilupperà il decreto sviluppo?
(Un post lungo, superficiale, incompleto, senza aver letto il testo e senza aver capito granché dagli annunci giornalistici.)
– Le scuole metteranno le pagelle solo on line. Questo da un punto di vista dello sviluppo non avrà alcun effetto, mi pare chiaro. Da un punto di vista del servizio metterà in difficoltà le famiglie che non hanno accesso a internet (che non sono mica poche). Da un punto di vista dei costi delle scuole diminuirà di pochissimo quello della carta. In compenso a qualsiasi studente minimamente vispo (ma davvero minimamente, non ci vorrà niente) sarà facile mostrare ai genitori una pagella tarocca.
– Gli autobus dovranno usare biglietti elettronici e pagamenti “interoperabili a livello nazionale”: considerando che quasi tutte le province hanno diverse reti di bus, tra urbane e extraurbane, coordinarle in un sistema nazionale è un’opera faraonica per impegno e costi (abbiamo già in mente un’azienda “amica” a cui appaltare lo studio di fattibilità?). Per avere idea di costi e tempi si può pensare a quel “Sistri” che dovrebbe controllare la gestione dei rifiuti in tutt’Italia, che da anni sta costando un sacco di soldi al contribuente e ancora non esiste (vive di proroghe).
– Le giovani coppie sposate avranno una garanzia statale sui mutui immobiliari. Ma chi garantisce per lo stato (che così si assume i rischi)? E chi garantisce lo stato? Che si fa con tutti quelli che non pagheranno? (Una percentuale ci sarà senz’altro, è fisiologico, specialmente perché le banche concederanno molti più mutui anche a chi non l’avrebbe ottenuto. Vogliamo dimenticare che lo scoppio della crisi finanziaria fu dovuto ai mutui facili statunitensi?) Mi pare che tutto quello che svilupperemo saranno i matrimoni di convenienza (ci sono bellissime immigrate dispostissime a contrarre matrimonio con acquirenti immobiliari inaffidabili) e il debito pubblico (ma la copertura finanziaria?). Mi sbaglierò, ma se fossi un’agenzia di rating il giorno che passasse questa norma abbasserei la valutazione italiana di un altro paio di gradini.
– Ci sarà un concorso unico nazionale per dipendenti e dirigenti della Pubblica Amministrazione. Cioè per tutti gli usceri d’Italia si farà un concorso da trecentomila persone? Dove? E quando si libera un posto alla prefettura di Olbia o di Agrigento o di Varese si interpellano i primi in graduatoria fino ad arrivare ad uno che accetta? E chi rifiuta viene espulso per sempre dalla graduatoria? Ma il decentramento non doveva portare all’economia? Ora si scopre che è più economico l’accentramento?
– L’ampliamento delle “zone a burocrazia zero” svilupperà il numero di aziende che non investono in prevenzione degli infortuni o nello smaltimento corretto dei rifiuti, per esempio.
– Le aziende che hanno appalti di opere pubbliche avranno sgravi fiscali sugli investimenti connessi agli appalti: investimenti che conoscevano e che hanno calcolato all’aggiudicazione dell’appalto, quindi lo sgravio non è che un regalo dello stato (minor entrata) alle aziende aggiudicatarie di opere pubbliche, specialmente se hanno fatto offerte che non possono sostenere (magari sapendo da “amici degli amici” che il governo ha in mente un provvedimento come questo? Ah, che malpensante!). Non vedo né lo sviluppo, né il risparmio pubblico.
– Si anticipa di due anni la pensione dei docenti universitari. Perché allora ritardare la pensione per tutti gli altri italiani fino a dopo la morte?
– La diffusione della bozza del decreto è stata preceduta da un vertice governativo con Berlusconi, tre ministri, il sottosegretario alla presidenza del consiglio e Angelino Alfano. Alfano in qualità di…? Con che carica? Con quale ruolo? Che c’ entra Alfano (segretario del PdL, e mi risulta nient’ altro) col governo?

PS: ai fini delle previsioni del post del 15 settembre questo “decreto-sviluppo” vale? No, perché come tempi sarei stato piuttosto bravino… <!–

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mercoledì, 19 ottobre 2011

 

Clouseau?

Ogni tanto incontro quei banchetti in cui chiedono “una firma contro la droga”, una petizione che mi piacerebbe sapere a chi viene presentata, e con quale testo. Ma mentre so bene che è solo un pretesto per chiedermi soldi, non so bene a chi andrebbero.
Evidentemente in Francia c’è gente più furba (malviventi) o più tonta (poliziotti), dato che proprio facendo firmare una finta petizione (immagino più convincente delle nostre) hanno fregato lo smartphone nientemeno che al prefetto di Parigi.
Da dire dei francesi che già ad agosto avevano fregato il telefonino al coordinatore nazionale dei servizi segreti, che si chiama Mancini.
Mancini. Che a voi giovani non dirà niente, ma a noi anziani fa venire in mente un motivo piuttosto famoso. E un ispettore… <!–

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lunedì, 17 ottobre 2011

 

Niente è lo stesso (quasi)

Le ultime elezioni politiche sono state nel 2008. Vi ricordate il 2008? Da allora molte cose sono successe: è scoppiata la crisi finanziaria ed economica (una lunga che dura tuttora, non molte in crescendo come dice Tremonti); gli Stati Uniti hanno eletto un democratico nero come presidente; a Pechino hanno fatto i giochi olimpici; un cinese ha fatto la prima “passeggiata” spaziale; il popolo italiano ha votato contro alcune delle riforme del governo; il governo Berlusconi ha risolto per sempre il problema dei rifiuti a Napoli svariate volte; il Belgio è rimasto senza governo per un anno e mezzo e così sta affrontando la crisi meglio dell’Italia; Gheddafi si è accampato a Roma e ha ottenuto il baciamano ossequioso dal capo del governo italiano; Berlusconi ha confidato a Moubarak “ma lo sai che ho conosciuto una tua nipote?” (tunisina) ed ha anche aiutato una famiglia in difficoltà con i milioni di euro minimi indispensabili per la sopravvivenza; il credito dell’economia italiana nel mondo è calato ai livelli dell’Argentina di Menem; partiti si sono scomposti e altri composti; più di cento parlamentari hanno cambiato gruppo (alcuni più di una volta); ecc.
Eh quanti fatti sono accaduti…!
<!–

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domenica, 16 ottobre 2011

 

Sogno in 35 mm

È raro che mi ricordi i sogni che faccio. E anche quando li ricordo non è che li trascriva sempre, però questo era un sogno molto coerente, tipo film.
Nel sogno sono in un’elegante crociera d’inizio novecento (l’influenza cinematografica è forte), e ci diamo tutti del lei. Io punto ad una bella donna in concorrenza con un altro tizio, ma vince quest’altro tizio (li lascio con una carrellata all’indietro mentre lei ha la schiena sullo stipite della porta, lui gli è di fronte). Da notare che nel sogno quest’altro tizio ha una prontezza seduttiva che io nella realtà non ho mai avuto, e che la signorina ha delle allusioni che io ho capito solo in ritardo, come mi càpita nella realtà: il mio subconscio è più sveglio di me.
Visto l’insuccesso ripiego su un’altra signorina che frequento separatamente (ho una specie di doppia vita, non so bene): una ragazza meno bella ma elegante (cioè bruttina, magra e un po’ piatta) che però non è insensibile al mio fascino (in un abbraccio per consolarmi di non so cosa indugia sensibilmente). La frequento unitamente ad una coppia anziana e distinta (personaggi immancabili in un film del genere: non ricordo chi fossero, non i genitori ma non so che altro), che sembra approvare la nostra unione (io non punto alla “unione”, ma tutt’al più all’accoppiamento: nel sogno sono cinico e distaccato).
Quando il sogno finisce io sono al punto che conto di sedurre la seconda ragazza forse la sera stessa, ma non dispero ancora del tutto di arrivare anche alla prima.
In questi casi mi dispiace che il sogno finisca prima di vedere come va a finire. Magari c’era qualche colpo di scena (con la mia fortuna ci silura un u-boot mentre siamo ai preliminari, e il risveglio è in fondo un siluramento).
Comunque bei costumi. <!–

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sabato, 15 ottobre 2011

 

Cassette diverse

Fuori del’ufficio postale ci sono due cassette rosse, il ragazzo sta lì con la busta in mano e le scruta. So cosa pensa: tra le due c’è un dislivello di qualche decimetro, se quello di destra avesse ancora il simbolo dei disabili il ragazzo non avrebbe dubbi, ma così non capisce, sta lì, si interroga.
Io imbuco la mia busta, lui mi guarda, “posso aiutare?”, “sì: che differenza c’è?”, “uno è più alto e uno è più basso”. Mi guarda male. So cosa pensa: si sente preso in giro. “non c’è differenza, puoi usare uno o l’altro, è uguale.”
Mi guarda un po’ perplesso. Lo saluto. So cosa pensa: si chiede se sto ancora prendendolo in giro. Mentre mi allontano alza il braccio con la busta, ma è incerto. <!–

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venerdì, 14 ottobre 2011

 

Io come esso

Quando si è piccolini gli altri si fanno delle aspettative su di noi.
Quando noi eravamo più giovani e internet era piccolina si diceva che aveva enormi potenzialità, che era una rivoluzione, e che sarebbe stata interattiva, che non saremmo stati inerti fruitori che subiscono (come con la televisione) ma che avremmo interagito un sacco e blablabla.
Però io mi ricordo quando misi internet a casa (che mi collegavo con una macchinetta che fischiava come R2D2) che gli amici venivano a vedere la novità e chiedevano “fammi vedere qualcosa” (come se fosse la televisione), e io gli rispondevo che dovevano essere loro a dirmi cosa volevano fare (in genere si finiva col cercare il loro nome su yahoo).
E però questa cosa dell’interazione si diceva spesso, e ci si riempiva la bocca.
Dubito che l’interazione di cui si parlava tanto fosse il tastino “mi piace”. <!–

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giovedì, 13 ottobre 2011

 

Effetto farfalla

Il problema della valutazione degli insegnanti è che andrebbe fatta a distanza di molto tempo, quando ormai è tardi e gli insegnanti sono in pensione, o morti, e il danno ormai è fatto.
Per esempio una tecnica per fare bella figura alle interrogazioni è parlare molto, in modo da dare l’impressione di rispondere, portare il discorso dove si vuole e impedire ulteriori domande: se mi si chiede una cosa, comincio con una cortina fumogena parlando intorno al tema della domanda (come se volessi prenderla da lontano, come se fosse una premessa) e continuo a girare intorno parlando di niente, deviando lentamente su qualcosa che so. Ci sono insegnanti che non se ne accorgono, che forse non ascoltano con attenzione l’interrogato: sono cattivi insegnanti. Ci sono insegnanti che se ne accorgono ma fanno finta di niente, magari lo considerano un merito, un talento: non sono buoni insegnanti neanche questi. I buoni insegnanti si accorgono del trucco e lo rilevano (possono interrompere lo studente e richiamarlo alla domanda, per esempio).
Berlusconi, proprio lui, pare avere avuto in gioventù insegnanti poco buoni, tanto che ancora oggi usa questa tecnica.
Interrogato direttamente “Il Governo governerà in modo credibile ed efficace?” lui ha oggi risposto che c’è la crisi, che il governo ha la fiducia della maggioranza parlamentare, che non vede alternative a lui stesso, che non è il momento di fare elezioni, ecc. Cioè in pratica non ha risposto alla domanda, che richiedeva un semplice sì o no; lui doveva rispondere sì (e dimostrarlo presto) o no (e lasciare le valutazioni conseguenti di opportunità e alternative a chi è competente a farle: il Presidente della Repubblica).
Ecco, il problema della valutazione degli insegnanti è tutto qua, che possono fare danni terribili, a distanza di sessant’anni. <!–

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mercoledì, 12 ottobre 2011

 

Misteri italiani

Voyager dopo un po’ finisce che parla sempre delle stesse cose: i templari, gli extraterrestri, gli egizi, ecc. Invece avrebbe un sacco di possibili argomenti.
Per esempio un mistero che dovrebbe risolvere, e che sta assumendo dimensioni preoccupanti è “che fine fanno gli ispettori?”
Ormai da anni, quando qualche procura prende decisioni poco gradite al potere, o qualche magistrato emette sentenze poco popolari (cioè in contraddizione con le sentenze dei tribunali televisivi) il Ministro della Giustizia annuncia l’invio di ispettori.
Che per come sono annunciati hanno un senso punitivo e intimidatorio: “mando gli ispettori” suona come quando ai bambini si evoca “il babau”.
Solo che di tutti questi ispettori si ha notizia quando partono, con fanfare e motti bellicosi, poi spariscono nel nulla, se ne perde traccia, non se ne ha più notizia. Arrivano alle procure? Ispezionano? Trovano magagne enormi o non trovano niente di rilevante?
Non si sa, non se ne sa niente. Peggio del triangolo delle Bermuda.
Voyager, dicci, informaci, pensaci tu! <!–

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martedì, 11 ottobre 2011

 

Fotobus

Se avete voglia di provare uno sport inedito provate il fotobus.
I concorrenti salgono su un bus turistico scoperto, magari in una città che non conoscono.
Ognuno dispone di una macchina fotografica (del tutto manuale, o semiautomatica, ecc. bisogna mettersi d’accordo per essere tutti ad armi pari): se volete la versione estrema usate ognuno una macchina fotografica usa e getta con rullino; in ogni caso limiterei il numero di fotografie accettabili (a seconda del tempo e del giro potrebbero essere solo le prime 50, o 100, per esempio).
Alla fine del giro tutti consegnano la macchina, le foto vengono scaricate, casomai sviluppate e stampate, e si consegnano anonimamente mischiate a uno o più giudici che dànno un punteggio.
Vince chi ha fatto la foto migliore, chi ha la migliore media, chi fa le migliori cinque, la migliore chiesa, il miglior primo piano, ecc.
Poi fatemi sapere: io non ne troverò mai altri sciagurati per fare davvero una cosa così.

PS: se volete una cosa più sportiva e meno artistica sparpagliate prima per la città dei bersagli da fotografare, o stabilite una categorie di cose (orologi, ragazze rosse, ombrelli, raffigurazioni di animali, ecc.) e vince chi ne prende di più. <!–

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Plot

Trama per un romanzo (da cui poi trarre un film pretenzioso che è un fiasco).
È notte. Un tizio non riesce a dormire e vaga per le stanze della casa affrontando i fantasmi delle sue paure, ricordi, problemi, mostri. In una stanza lo tenta l’abbandonarsi ad una qualche droga, in un’altra parla con l’aldilà, vive le perdite delle persone care fino a sentire la solitudine.
Stremato torna a letto dalla moglie, ed è l’alba.
 
PS: ricordarsi di nascondere con cura che l’ennesimo inutile remake dell’Odissea. <!–

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E che risultati!

Insomma alla fine ci sarà un altro condono. Si è cominciato a pasturare l’opinione pubblica con battute buttate lì, smentite, controannunci, ecc. come in genere si fa in questi casi (per quanto si possa avere memoria corta è stato lo stesso con l’iva, per esempio).
Gli aspetti negativi dei condoni sono già stati ampiamente esposti da molti, forse persino da me in qualche occasione (sono pigro per cercare); degli aspetti positivi si è detto che è un modo per fare cassa. Ma non si è detto un aspetto positivo decisivo, il vero motivo per cui viene fatto: la flessibilità.
Col fatto che i condoni si basano su risorse sottratte allo stato non ci sono dati precisi, ma solo stime, e le stime ognuno le fa come gli pare. E così il condono ha di bello che copre qualsiasi esigenza: servono dieci miliardi? Non c’è problema, si fa un condono e si stima che renda dieci miliardi, che si mettono in bilancio come entrate attese. Servono millemila miliardi? Semplicissimo! Si fa un condono stimando che ci saranno entrate per millemila miliardi e il gioco è fatto, il bilancio risanato.
Fra due, tre, cinque anni si scopre che di tutti quei miliardi stimati ne è entrato mezzo? Non c’è da preoccuparsi: intanto si son fatti passare due o tre o cinque anni, e poi si vedrà, qualcosa inventeremo, come abbiamo fatto finora. <!–

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