gente 7

sabato, 13 dicembre 2008  

Tutta vita

Come un po’ tutti i quarantenni abbandonati dalla moglie Livio si disse “oh beh, sono ancora un uomo, e non ancora da buttare via. Mi darò al sesso casuale, cambiando una donna a notte, scopando fino a consumarmelo.”

Poi, come un po’ tutti quelli che fanno questi discorsi non combinò granché: provò in un locale dove si diceva andavano le tardone a rimorchiare, ma di tardone ce n’erano poche, ben poco attraenti, e preferivano quelli più giovani. Provò a pagamento, con tale Lilly che chissà da dove veniva e con cui fece l’errore di scambiare due chiacchiere: gli raccontò una storia deprimente di deportazione col miraggio di fare la serva, di ricatti, di minacce al figlio lontano “E c’è chi le chiamava donnine allegre…”. Provò a frequentare luoghi, corsi, mostre. Niente.

Finchè si disse “oh beh, non ci sono tagliato” e si rassegnò, e accanto a lui si accorse di Lucia.

postato da liczin | 00:30 | commenti (1)

mercoledì, 10 dicembre 2008

 

Conforto molesto

Per il commendator Tignato la cosa peggiore dello stare in ospedale sono le visite. Gente che non vorrebbe mai vedere (tanto meno in quelle condizioni, in un letto stropicciato e stropicciato egli stesso, coi sondini e la flebo), che viene per puro dovere e non vede l’ora di andare via, a fare quella vuota conversazione che odia.

Il commendator Tignato vorrebbe solo soffrire in pace.

postato da liczin | 11:34 | commenti

mercoledì, 03 dicembre 2008

 

Maschera finta

Era ritenuto un bravo attore.

Finché ci si accorse che non recitava davvero: fingeva solamente di farlo.

postato da liczin | 00:10 | commenti

lunedì, 01 dicembre 2008

 

Ver gogna

Di tutte le obiezioni alla Social Card, quella sul fatto che sarebbe una sorta di “gogna” pubblica mi pare la meno convincente. Essere poveri non è una vergogna. Lo dimostra la signora Vera Santapasqua convivente dell’antiquario di via Lunga, che non ha il minimo imbarazzo a non pagare il ticket con un’esenzione per reddito.

postato da liczin | 17:06 | commenti

venerdì, 28 novembre 2008

 

Per P.

Pablo Picasso, provetto pittore professionista para-parigino, pensava parecchio perplesso presso proprie pitture.

Pensieroso ponderava: piace Picasso perché pitture pregevoli? Piuttosto: pezzi preziosi perché Picasso?

Poi però proruppe pensiero: perché preoccuparsi? Purché paghino!…

postato da liczin | 17:08 | commenti

giovedì, 27 novembre 2008

 

Stile ossimoresco

Il signor Al Habat Ahmed el Mahmoud el Omar el Khalif sorride.

Gli chiedo “Che hai da ridere?”

“Guarda qua, in fondo.”

E allora ho sorriso anch’io: c’era scritto firma leggibile.

postato da liczin | 23:07 | commenti

venerdì, 21 novembre 2008

 

Classi con te

Saulo ha motivi suoi per essere contrario alle classi-ponte.

La prima ragazza della sua vita (la chiameremo convenzionalmente Linda) è stata un’americana figlia di un giornalista e scrittore, che era venuta in Italia (diciamo a Bologna) per un anno con un programma di scambi interculturali. E l’avevano iscritta nella classe di Saulo (perché allora non si parlava di classi-ponte).

A ottobre lei non capiva un’acca di italiano. A giugno lei si destreggiava perfettamente con i congiuntivi e lui non era più vergine.

postato da liczin | 16:04 | commenti (3)

mercoledì, 19 novembre 2008

 

Screensaver

Uno dei più potenti abbattitori di produttività sul lavoro è la poca voglia.

Non ci sono tornelli che tengano.

Per esempio oggi il dottor Gualtiero Baffredi proprio non ci sta con la testa: sta lì ad aspettare (prolungando all’infinito lavoretti da nulla) che passino i 15 minuti di inattività perché parta lo screensaver con una selezione di fotografie delle sue vacanze (circa 250 foto): dopodiché sta lì a guardarle (sempre facendo finta di fare qualcosa) perché sono fotografie proprio belle, perché sono di bellissimi posti, persone, cose, panorami, e soprattutto perché sono delle sue vacanze.

E lui di lavorare non c’ha proprio voglia.

postato da liczin | 17:40 | commenti (1)

martedì, 18 novembre 2008

 

Il naso

– Guardi che io la sconsiglio vivamente!

– Lei la può fare ‘sta rinoplastica o no?

– Ma onorevole, se glielo facciamo secondo il suo disegno lei avrà un naso… notevolissimo!

– E questo è ciò che voglio.

– Ma la sua immagine, proprio ora che assumerà la carica di…

– Lasci perdere: io voglio essere notato per il mio naso.

– Ma mi permetta di…

– Le spiego: guardi Fanfani, o altri politici bassi.

– Embè?

– Tutte le critiche, le satire, i nomignoli rimanevano sulla statura, e le questioni politiche, gli errori, le magagne passavano in secondo piano. Il nano, il tappo, tascabile, ecc.

– Credo di capire…

– Mi prenderanno in giro per il mio naso, e intanto io farò quel che mi pare.

– Insomma, sarà lei a prenderli per il naso…

– Esattamente quello che intendo.

postato da liczin | 22:20 | commenti (1)

giovedì, 13 novembre 2008

 

Ma il mondo è un’altra cosa

Jonata (scritto proprio così sui documenti) è d’accordo che non lo facciano entrare al Pineta perché ha le scarpe da ginnastica (anche se sono scarpe costate tre settimane di lavoro), ché se facessero entrare chiunque alla fine… eh… come si fa?

Allora resta fuori, con le mani in tasca, ché se va bene vede passare uno famoso, o una gnocca del GF4 (o GF5 o la talpa o l’isola). Ché una volta ad aspettare lì ha visto una letterina da qui a lì, come adesso è da qui a lì con quel lampione, e lei ha guardato dalla sua parte che forse l’ha anche visto.

Ma sì, a lui va anche bene così, che dopo si va a un posto che non è lontano e si fa baracca lo stesso: certo non è il Pineta e non è pieno di famosi, e fanno entrare chiunque, e invece dentro al Pineta chissà che musica e chissà che robe ci sono, e come ci si diverte…

“Dài Jonata, vieni che andiamo…”

E si va a quest’altro posto, che però non è mica il Pineta, e che se uno si porta in macchina una tipa gli può dire “Sei bella che potresti fare la letterina, ché io ne ho vista una davvero: da qui a lì” ma però poi la tipa in televisione non c’è mica mai stata.

postato da liczin | 16:20 | commenti (2)

lunedì, 10 novembre 2008

 

Agente di cambio

L’ingegner Mazzaferro (79) e il professor Delli Molli (69) sono concordi nel dire che è necessario un ricambio generazionale alla guida del circolo. Ma ci sono giovani validi a cui affidare l’incarico?

Interviene il dottor Guardabò (58): “A parte il fatto che quando parlate di giovani pensate ai quarantenni, che proprio tanto giovani non sono. Se solo voi fate un passo indietro, create uno spazio che riempiranno i cosiddetti giovani. Invece voi non vi fate da parte, volete essere voi comunque a governare il cambiamento, a scegliere i successori, eccetera. Perché il potere, per quanto piccolo, non lo volete realmente cedere.

Io, per parte mia, semplicemente non mi ricandido alla prossima elezione. Poi, se vorranno un consiglio, verranno a chiedermelo.”

postato da liczin | 10:44 | commenti (1)

giovedì, 06 novembre 2008

 

Nemici dispettosi

Chen si mise sulla sponda del fiume ad aspettare che passasse il cadavere del suo nemico.

Aspettò e aspettò.

Ma il suo nemico morì mezzo chilometro più a valle.

postato da liczin | 11:20 | commenti (2)

mercoledì, 05 novembre 2008

 

Comode rate

La signora Buzzicò ha deciso di mettere tutti i suoi risparmi nel materasso.

Ha speso tremilacinquecentocinquanta euro per comprarne uno nuovo.

Ora dorme bene, senza più il pensiero degli investimenti.

postato da liczin | 22:33 | commenti (2)

lunedì, 03 novembre 2008

 

Toccare i fondi

Personaggi:

Professor Pescosott Dell’Angelo, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi

Professor Bramba Balletti, Rettore della Facoltà

 

– Lei sa quanto questo ateneo ci tenga alla ricerca, d’altra parte la riduzione di risorse decretata dal Governo ci costringe ad una più oculata gestione dei fondi.

– È per l’appunto a quest’uopo che è stata decisa, per indurci ad un taglio degli sprechi.

– Più che giusto.

– Sacrosanto.

– Così devo dirLe che purtroppo per l’anno prossimo non potremo rinnovare il contratto a tutti i ricercatori del Suo Istituto.

– Mi duole.

– Anch’io mi addoloro, cionondimeno son costretto.

– Son tre i contratti in scadenza.

– È vero, e dei tre uno (ahimé) dovrà cessare.

– Una perdita.

– Lo è. E per individuare quali dei tre ricercatori confermare ho pensato di seguire due criteri.

– Giammai il nepotismo e la clientela!

– Giammai! Lungi ci siano quelle calamità! No, ho mutuato il criterio di meritocrazia che vige nelle aziende private, grandi e piccole.

– Perfetto!

– Nonché il pensare al bene dei ragazzi stessi.

– Più che umano: un occhio al bene della scienza e uno a quello degli individui. Sono ammirato.

– Grazie. Ho pensato: il dottor Sperabene è un giovine brillante, ha già esperienze all’estero, ed un’età per cui dovrebbe dirigere un laboratorio, non pietire due soldi di anno in anno.

– Ottimo elemento.

– E non è giusto tenerlo impastoiato in un precariato persino umiliante e non lasciargli sviluppare le indubbie potenzialità.

– Parole sagge.

– Anche corroborato dall’esempio di grandi imprenditori italiani.

– Penso di comprendere: Ligresti, Berlusconi…

– Lei c’ha còlto, collega.

– E perciò è giocoforza confermare…

– Il giovin dottor Pescosott Dell’Angelo…

– E la giovane assistente dottoressa Bramba Balletti.

– Mi pare logico.

– Inoppugnabile!

– Allora siamo d’accordo.

– Quando c’è da razionalizzare…

postato da liczin | 09:39 | commenti (1)

domenica, 02 novembre 2008

 

Di’ tutto di tutto

La signora Palusi è a modo suo una collezionista.

Compra tutte le prime uscite delle enciclopedie a fascicoli, di qualunque cosa parlino: i film di John Wayne, le perline, gli orologi da polso, le tazze da tè, il bricolage, Beethoven, i giocattoli di latta, il tedesco, i nani da giardino, l’uncinetto, i manga, il jazz, la pittura a olio, gli scacchi, il tiro al piattello, i pinguini, le stampanti laser, i caricabatterie, la riproduzione dei nudibranchi, i grattacieli, le meraviglie della fisica, la colla vinilica, gli elenchi, il dormiveglia, eccetera.

Così la signora Palusi può sostenere una conversazione su qualsiasi argomento, purché non superi i sette minuti.

postato da liczin | 10:18 | commenti (1)

martedì, 28 ottobre 2008

 

Produrre domande

L’operaio Nizzardo Viendalmonte alza la mano: non è chiaro cosa ci faccia ad una conferenza stampa di Confindustria, pare sia accreditato come corrispondente di un fantomatico “Il bullone illustrato”.

Resta così, pazientemente con la mano alzata, per venti minuti (ormai non se la sente quasi più): finché non lo si può più ignorare.

“Dottoressa Marcegaglia, lei ha detto più volte che le retribuzioni dovrebbero essere legate alla produttività, ma facendo riferimento all’orario. Attualmente io produco in una giornata di otto ore nove volte quello che producevo trent’anni fa (è la tecnologia, sa…) ma in termini reali guadagno circa il 30% in meno. È proprio sicura di voler pagare i lavoratori per quanto producono o sono solo parole vuote e fumo negli occhi?”

postato da liczin | 11:38 | commenti (3)
 

 

Crash dummies

La signora Pisquic non si aspettava, uscendo dal portone, che stesse arrivando la signora Guardapò a travolgerla.

“Ma le sembra il caso?… In bicicletta sul marciapiede!…”

“Con questo traffico, non vorrà mica che vada per la strada: è pericoloso!”

postato da liczin | 09:32 | commenti (2)

martedì, 21 ottobre 2008

 

Fuga (con la u)

Maurilio era sensibile alla bellezza femminile. Pure troppo: lo intimidiva. Ma Maurilio era fatto così, e poi era attratto da altro.

Tra le donne della sua vita ce n’erano anche di meno belle (e di alcune per cui “meno bella” era un evidente eufemismo), ma stupide mai, neanche una.

Così quando fissò un appuntamento con una tipa con cui aveva una lunga e interessante frequentazione telematica, la vide, la vide bella, si tolse il fiore all’occhiello e scappò via.

postato da liczin | 23:41 | commenti (1)

venerdì, 17 ottobre 2008

 

Classi ponte sullo stretto

Il leghista Leofanto Rabusto non ha motivo di dubitare delle buone intenzioni dei leghisti.

Pure, un quarto dei suoi operai sono africani, e alcuni hanno famiglia.

E si fa delle domande.

Fare delle classi “ponte” per aiutare gli stranieri che non parlano italiano ad integrarsi.

Come fa a integrarsi meglio un bambino senegalese se lo si tiene lontano dagli italiani, chiuso in una classe con solo pakistani, cinesi, filippini, ecc.? O peggio, con altri senegalesi?

Lui suo figlio per fargli imparare l’inglese l’ha mandato un anno in una famiglia a Boston. Mica a Busto Arsizio.

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giovedì, 16 ottobre 2008

 

Italiano vero

Pierambrogio sta da solo al banchetto, con davanti i registri delle firme, e guarda con sguardo assente quelli che passano di fretta.

Sta lì per una petizione per la difesa della razza italiana, che con questi immigrati finisce che si mescolano e i veri italiani spariscono nel giro di vent’anni.

Bisogna che la gente si renda conto del rischio.

Nessuno si ferma.

Pierambrogio li guarda passare e distingue a colpo gli italiani dagli stranieri: italiano, senegal, romania, ucraina, ecc. Poi, è ovvio che mica controlla, per esempio quello che gli è sembrato rumeno in realtà è un geometra di Ascoli, e il senegalese in realtà è francese.

E poi Pierambrogio si mette a pensare che la razza italiana è quella di etruschi e sanniti, occitani e galli, attraversati dagli africani di Annibale e dai tedeschi in ritirata, da eserciti napoleonici e pirati arabi, mischiati ai dominatori spagnoli, svevi, austriaci, francesi, nati in Libia e sposati in Belgio e sudamerica, figli di turiste svedesi e liberatori americani, legionari della Tracia e mogli abissine, pellegrini e domestiche, invasori e passanti.

Pierambrogio pensa che lui è di quel posto perché è di lì e quel posto gli appartiene e lui appartiene a quei luoghi. È questo che Pieambrogio difende. È il suo sentirsi italiano che difende, anche se è italiano da sei giorni.

postato da liczin | 16:49 | commenti (2)

lunedì, 13 ottobre 2008

 

Occhi da turisti

“Ma da voi non ce l’avete le mucche?”

Maurizio viene beccato così dal ragazzino curioso, nella posizione ridicola del turista: con le gambe flesse e il sedere in fuori, le braccia protese e lo sguardo attento al display.

“Ce l’abbiamo, ma questa è più bella.” e il ragazzino lo guarda incredulo.

 

Ce l’abbiamo, ma quando siamo in Italia guardiamo le cose con altri occhi (o abbiamo fretta e non le guardiamo per niente), e senza una macchina fotografica in mano in cui le foto sono virtualmente gratuite e non prendono posto, ché altrimenti prima di comprare, portarsi dietro, sviluppare e stampare decine di rullini ci daremmo una bella regolata: Maurizio prima tornava da un mese di viaggio con 5-600 diapositive, che pure erano molte, ma nell’ultima vacanza ne ha fatte quasi 1900…

Quando siamo in viaggio siamo più disposti a cogliere l’estetica delle cose, ad apprezzare la bellezza del viso rugoso di un vecchio seduto sulla porta, dell’intreccio di fili elettrici sullo sfondo delle nuvole, di un tramonto. Non è che da noi non ci siano tramonti disponibili, è che non ce li godiamo.

Forse dovremmo essere un po’ più turisti anche a casa nostra.

 

Maurizio si volta e fa un bel primo piano del ragazzino, che poi si mette a ridere quando si rivede nel display: “Thank you, mister!” e se ne va salutando con la mano. In Italia l’avrebbero preso per un pedofilo.

postato da liczin | 10:50 | commenti

giovedì, 09 ottobre 2008

 

L’informazione un tempo reale

Il signor Maico e il signor Oscurio si incontrano il sabato sera, alla chiusura del supermercato, quando il pesce che avanza lo mettono al 50%. Ciondolano tra gli scaffali in attesa degli annunci, chiacchierano, guardano le giovani mamme, d’estate si godono il fresco e d’inverno stanno al caldo. Un passatempo economico, dato che altro non si possono permettere.

Chiacchierando il signor Oscurio aveva detto al signor Maico della sua ricerca di notizie sui presunti rapimenti di bambini che scatenarono razzie e devastazioni nei campi rom, e un titolone su Libero sui cosiddetti “ladri di bambini”.

Maico ha visto su un blog un link ad un commento che rimandava ad un pezzo che raccontava di aver visto su Wittgenstein un link a degli articoli che… insomma a metà di settembre i due rom accusati di tentato rapimento a Catania erano stati assolti.

“Colpa mia, mi sono distratto – fa Oscurio – chissà quanto risalto ha avuto la notizia ed io non c’ho fatto caso; e chissà che titoloni di scuse sulla prima pagina di Libero!”

“Eh, già, correttezza giornalistica impone…”

“Correttezza…”

postato da liczin | 17:15 | commenti (4)

sabato, 04 ottobre 2008

 

Gioventù bruciata

Ignazio la sua gioventù l’ha proprio bruciata.

Pochissimo sesso, niente droga, giusto un po’ d’alcool (birra per lo più) e rock’n’roll. Praticamente niente cazzate insomma.

Quanto alla droga non ha mai fumato neanche una sigaretta, perché sin da ragazzino quelli che fumavano per sembrare grandi o per emulazione gli sono sempre sembrati dimostrare maggiore infantilità, e poi gli sono sembrati ridicoli (e poi suo padre che era un fumatore non gliel’ha mai vietato); così niente sigarette, mai fatto una canna, figuriamoci altro (e le pasticche le odia anche se sono tachipirina). L’idea stessa dei rave gli sembra deprimente come un ultimo di carnevale in parrocchia. Tutt’al più alzava i Nirvana a tutto volume nelle cuffie quando gli giravano le palle.

E ora, in macchina fermo nel traffico, mentre cercando Gerry Scotti sulla radio càpita per sbaglio su dei vecchissimi Talking Heads. Beh, ora si pente di non aver sbagliato.

postato da liczin | 14:40 | commenti (2)

venerdì, 03 ottobre 2008

 

La conoscenza rende liberi, ma talvolta anche l’ignoranza

Sallustio era assunto a tre mesi rinnovabili, poi stava un paio di settimane al nero, e poi di nuovo tre mesi rinnovabili.

Una volta che dava le indicazioni per la manovra del cliente coll’enorme suv i suoi strilli “stop! Si fermi! Fermo!” si sentivano fino al terzo piano.

Quello che Sallustio non sapeva era che il cliente non voleva ammettere di essere diventato sordo, così ammaccò il suv, lo trattò malissimo e non tornò più.

Sallustio finì i suoi tre mesi, poi grazie e arrivederci, e si ritrovò libero.

postato da liczin | 16:45 | commenti (1)
 

 

Guida turistica del Bugan (1)

Il Bugan non ha alcuna attrattiva turistica, ma da quando ha sparso la voce che è un “luogo non turistico” ha avuto un bell’incremento di visite da parte dei turisti. Avventure nel Mondo ne ha fatto una meta fissa, la Lonely Planet gli ha dedicato una guida di 650 pagine.

Prima la maggiore risorsa del Bugan era la detenzione di scorie nucleare occidentali, adesso gran parte della popolazione si mantiene grazie alle caramelle che i turisti elargiscono a chiunque le chieda (l’aumentata spesa dentistica è compensata dalla riduzione delle spese di istruzione, dato che nessun bambino ha più tempo e voglia di andare a scuola: specialmente alle femminucce l’insegnamento è “fate le carine coi turisti”).

I turisti “avventurosi” sono attirati anche dalla fama del paese di luogo pericoloso, anche se non è vero: i buganesi sono persone tranquillissime, anzi quando vi incontrano vi salutano con affetto, si fanno fotografare con voi e vi chiedono l’autografo su sporchi foglietti spiegazzati (che spesso si rivelano essere atti di cessione immobiliare o testamenti). Il ministero del turismo è costretto a pagare delle comparse per atti di microcriminalità e qualche saltuario rapimento (il servizio è coordinato da consulenti tecnici italiani, quindi la qualità è garantita).

Il paese ha un paio di albergoni di superlusso di catene occidentali (che hanno costi buganesi, con stipendi mensili pari a venti centesimi di euro, ma vendono le camere con prezzi svizzeri): dato il costo della manodopera ogni camera ha sei-sette valletti dedicati, più quattro che vi portano in braccio a sostituire le ciabattine di cartoncino e due fissi in bagno (uno a porgervi la carta igienica e l’altro per lavarvi la schiena).

Per il resto gli alberghi buganesi sono solo capanne spoglie e senza pavimento; i buganesi abitano in casette più dignitose e confortevoli, ma i turisti “avventurosi” (in lingua bugan “turist scem”) scelgono sempre l’opzione più scomoda e quindi gli alberghi fanno a gara a togliere accessori.

Le spiagge buganesi sono quasi tutte inaccessibili a causa delle mangrovie, e per uno strato di catrame spesso un palmo dato che sono coste rinomate per la risciacquatura delle petroliere; c’è solo una piccola baia che è una meraviglia di acqua limpida su una parete di coralli fitta di pesci come un acquario ed è nota come paradiso della moto d’acqua (il puzzo e il rumore si avvertono per chilometri).

Mille altre cose si potrebbero dire sul Bugan e sui suoi turisti, e forse un giorno lo farò…

postato da liczin | 10:44 | commenti (2)

giovedì, 25 settembre 2008

 

Un paese piccolo

Nel paese di Monteboscoso le discussioni politiche si fanno per lo più davanti al bar della Mara (nessuno lo chiama come indica l’insegna “Antico Caffè della Posta” da quando la Mara non c’è più e sarebbe il bar della figlia della Mara).

Il sindaco, ragionier Mazzato, sostiene che la criminalità non è un’emergenza; ma il capo dell’opposizione, il dottor Strano, agita le pagine della cronaca locale (diretta dal fratello) coi titoloni “Ladri all’opera: sparisce un tostapane”, “Ondata di taccheggi: negozianti in allarme”, grida “quattro furti di biciclette solo nell’ultimo mese!”.

Il ragionier Mazzato, prova a dire che i reati non sono cresciuti e sono al livello di “quando si poteva lasciare la porta aperta”, e che nei paesi vicini la situazione non è migliore, ma è sovrastato dalla voce stentorea del dottor Strano: “L’amministrazione non fa niente contro la recente ondata di immigrazione, che ha provocato questa emergenza criminale”.

La “ondata di immigrazione” è una coppia di moldavi (detti “i romeni”), che da un mesetto ha occupato un casolare abbandonato: lui parte la mattina alle cinque e va sulla statale a chiedere lavoro ai caporali (“sparisce tutto il giorno e non si sa cosa faccia”), lei fa le pulizie in casa ad alcune famiglie locali (ovviamente al nero) tra cui il cognato del dottor Strano.

Il ragionier Mazzato poggia la tazzina sul tavolino, si pulisce la bocca col tovagliolino, poi dichiara “E comunque no, non li chiedo i militari.”

postato da liczin | 11:10 | commenti (3)

mercoledì, 24 settembre 2008

 

Notizie dei parenti

La signora Rosella è in ansia. Prima vedeva i suoi parenti, di vicino Napoli, tutti i giorni in televisione. Protestavano contro l’apertura delle discariche, facevano le barricate contro i camion, mostravano i cartelli, parlavano di mozzarelle e prodotti d’eccellenza, venivano intervistati sulla diossina e si intendevano di falde acquifere, prendevano le distanze (ma non troppo) dalle bombe della camorra, ecc. Li vedeva e non aveva bisogno di chiamare quell’attaccabottoni di zia Lina.

Ora da un po’ di tempo non li vede più. Staranno bene? Gli sarà successo qualcosa? Si sono squagliati col caldo estivo? E con loro gli altri contestatori col sindaco in testa, le barricate, i cartelli, le mozzarelle in pericolo, le falde acquifere, la camorra e tutto il resto?

“Mah – la signora Rosella scuote la testa – qui per avere notizie i telegiornali non servono: tocca telefonare.”

postato da liczin | 10:29 | commenti (2)

lunedì, 22 settembre 2008

 

Blog

Giangiorgio Sangiorgi è quel che si dice una blogstar. Pioniere del “social network” dal 2003 è una specie di “opinion leader”: il suo blog ha migliaia di lettori al giorno, ogni suo post ha dozzine di commenti (anche quando è roba del tipo “Oggi Windows mi fa le bizze.”), è sempre nei primi posti nelle statistiche e nei sondaggi “blog dell’anno” o “blogger dell’anno” (posto che ci sia differenza).

Oggi sta lì, con la guancia poggiata sulla mano, a meditare sul cosiddetto web 2.0. Il blog più seguito è quello di Beppe Grillo, che deve la sua popolarità alla fama (prima di tutto televisiva) dell’eponimo ed è tenuto da una redazione di professionisti: che differenza c’è coi “media tradizionali”? I commenti? Wittgenstein è tenuto da un giornalista professionista e non ha neppure quelli…

E poi i meccanismi della popolarità non sono diversi da quelli autoreferenti degli altri media. Ha fatto un esperimento, lui, una blogstar, ha tenuto per sei mesi un blog anonimo, senza pubblicizzarsi, senza utilizzare la rete di fama e di conoscenze; dopo sei mesi, 126 post e 84 commenti (di cui una ventina suoi) ha zero lettori affezionati, e la maggior parte dei visitatori è gente che cerca cose tipo “ballerine brasiliane nude”.

Giangiorgio oggi sta lì, con la guancia poggiata sulla mano sinistra, mentre con la destra sul mouse oggi chiude un blog.

postato da liczin | 11:39 | commenti (2)

lunedì, 08 settembre 2008

 

Disintegrazione

Si fa chiamare Mario, un po’ perché il suo vero nome è difficile da pronunciare per noi, un po’ per sentirsi meno straniero.

Clandestino in attesa di nullaosta all’immigrazione.

Ogni settimana chiede notizie dell’arrivo del suo “nullaosta” (la parola italiana che pronuncia meglio).

Si vede che non è italiano: non vede l’ora di pagare le tasse!…

postato da liczin | 15:41 | commenti (2)

giovedì, 04 settembre 2008

 

Ancora Bimba (ovvero “Ma i soldi pe’ Camèl…?”)

La signorina Bimba è così in ansia per la sua condizione di disoccupata che passa le giornate su Second Life.

L’anziana madre, in ansia per la sua condizione di disoccupata e anche perché le sembra molto depressa (“sta tutto il tempo chiusa nella sua camera!”), la mantiene nella vera Life, dandole vero cibo, un vero tetto, pagandole le vere bollette con i veri soldi della sua vera pensione (tutte cose di cui Bimba non si accorge nemmeno tanto sono scontate).

Ah, quante vere pedate nel culo…!

postato da liczin | 14:39 | commenti (1)
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