gente 5

sabato, 11 luglio 2009  

Un’altra vita

La signorina Scarpetta voleva un’altra vita.

Nell’altra vita avrebbe dato uno schiaffo al suo capo che faceva continue battute sulle sue tette, avrebbe potuto imparare a suonare il piano, avrebbe collezionato bambole, avrebbe viaggiato in tutta Europa, anzi nel mondo; avrebbe fatto tante belle cose nell’altra vita.

Nell’altra vita Gianni non sarebbe mai morto.

postato da liczin | 16:28 | commenti (3)

giovedì, 09 luglio 2009

 

Mr. Roswell

Le prove sono tali e tante che non c’è da dubitare.

L’uomo non solo non è mai andato sulla luna (le foto sono falsi così malfatti che a distanza di quarant’anni c’è ancora gente che le crede vere) ma neanche a Tor Vajanica (e infatti le foto da Tor Vajanica somigliano moltissime a quelle della luna).

E lo sappiamo bene tutti che l’America non è mai stata scoperta (secondo me non era mai stata neanche coperta: dove sarebbe finito un plaid così grande?), e che prove abbiamo, davvero, dell’esistenza di Napoleone, Giulio Cesare, Pietro Micca o Gino Cornacchia? (E chi sarebbe mai questo Gino Cornacchia che mi sono inventato su due piedi?) Non sono forse tutte favole quelle raccontate su Cappuccetto Rosso e i Sette Nani? E allora, se non si crede reale un personaggio verosimile come Francis il mulo parlante (su cui ci sono fior di filmati), perché credere a cose improbabili come l’inventore della Coca Cola o Ornella Vanoni?

Niente di ciò che sappiamo è vero, e soprattutto, cara, quella donna nuda che hai visto con me nel letto iersera, diciamoci la verità, ma ti pare che esista davvero?

postato da liczin | 16:23 | commenti (2)

lunedì, 06 luglio 2009

 

grande di una grandezza latente…

Il signor Zanghete avendone l’occasione, la possibilità e la volontà, avrebbe potuto essere un ottimo violinista, un eccellente matematico, un bravo romanziere, un grande baritono (scuro), un eccezionale sindaco di piccolo centro, un artista multimediale, un designer innovativo, un cardiochirurgo, un esploratore, un pilota di linea, un arbitro internazionale, un veterinario, uno storico autorevole, un restauratore, un campione di salto con l’asta o di motociclismo, un creatore di videogames, un ladro imprendibile, un poeta sensibilissimo, un raffinato architetto e mille altre cose.

Aveva preferito non rinunciare a nessuna di queste carriere, e a tenersele tutte, in modo latente, e invece di essere una cosa sola aveva scelto di rimanere potenzialmente tutto.

postato da liczin | 16:37 | commenti (1)

mercoledì, 01 luglio 2009

 

Nella scatola

Il signor Buvatto pensò che una cosa che gli piaceva fare da morto era decomporsi.

Non che sia una gran cosa, diciamoci la verità, però è l’unica attività che uno può svolgere da morto e il signor Buvatto pensò che gli conveniva farsela piacere. E poi, in fondo, pensò che non era una brutta cosa: è un rendere alla natura i propri componenti in modo che proseguano nel girotondo delle vite e delle morti in piante, animali e roba varia. Così un atomo di carbonio prosegue la sua esistenza nel ramo di un ciliegio, un granello di calcio passa dal suo femore a un palazzetto dello sport, magari uno spicciolino di magnesio viaggerà come lui non ha mai fatto e andrà a costruire una spiaggia tropicale come lui non ha mai visto, eccetera.

Certo – pensò il signor Buvatto – tutto questo è più difficile dentro questo scatolone sigillato di zinco, messo nella scatola cinese di una cassa di legno artisticamente intagliata e con le maniglie di bronzo, e dentro un’ancor più grande scatola di muratura.

Ma al signor Buvatto piacciono le sfide; e poi ha tutto il tempo del mondo.

postato da liczin | 10:07 | commenti (2)

martedì, 30 giugno 2009

 

Funambolo

L’uomo che camminava sul filo pensò: “Oh, beh, posso cadere, ma non sbagliare strada.”

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martedì, 23 giugno 2009

 

L’amore ai tempi di Ghedini

Il giovane G. trova il coraggio di dichiararsi:

Cara, ormai è qualche giorno che ci conosciamo, e devo confessare… beh, mi piaci, sto bene con te… quando siamo insieme il tempo vola ed io mi sento in paradiso. Beh… insomma… non so come dirtelo… ma… insomma, sono molto attratto da te… e, ecco… come dire… vorrei essere il tuo utilizzatore finale… che ne dici?

postato da liczin | 09:22 | commenti (3)

lunedì, 22 giugno 2009

 

Ali

La signorina Hilde ama il suo uccellino Link, ma è un animale che ha bisogno di volare, della sua libertà.

La signorina Hilde è in bilico: da una parte è felice di sentire il canto di Link, di godersi i colori delle sue penne, di prendersi cura di lui; dall’altra parte sa che il bene di Link e volare libero, mischiare il suo canto a quello degli altri uccelli, arabescare dei suoi colori il verde delle fronde e l’azzurro del cielo.

La signorina Hilde guarda il suo Link, e una piccola lacrima riga la sua guancia.

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martedì, 16 giugno 2009

 

Rime

La signorina Ubalda deve alla letteratura la svolta della sua vita.

Fu quando notò che amore fa rima con dolore, ma gioia fa rima con troia

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lunedì, 15 giugno 2009

 

Sballottaggio

Il signor Enrico è un indeciso. Al ballottaggio per il sindaco di Cittalia non sa se votare per il berlusconiano Pinco (nel senso che è del partito di Berlusconi) o per il berlusconiano Pallino (nel senso che ha l’ideologia berlusconiana del potere personale, del protagonismo, ecc.) o astenersi (che vuol dire far decidere gli altri). Vorrebbe che perdessero tutti.

postato da liczin | 11:49 | commenti (2)

giovedì, 11 giugno 2009

 

Notte

Fra tutte le cose che un uomo può fare di nascosto a sua moglie il signor Cimbalsco fece la più infelice.

Poi uscì dal bagno sperando che lei avesse già spento la luce e che dormisse già. Invece al buio era ancora sveglia.

Lei non vide i suoi occhi rossi, ma lo sentì: “tiri su col naso? sei raffreddato?”

“Forse un po’, sai… l’aria condizionata in ufficio…”

postato da liczin | 14:25 | commenti (4)

mercoledì, 10 giugno 2009

 

Le ragioni

L’onorevole Bolbottaro, invitato nel talkshow a commentare i risultati delle elezioni, non disse di aver vinto (come tutti gli altri), né che avesse perso l’avversario (come tutti gli altri): disse che aveva perso. E non solo: analizzò anche il perché della sua sconfitta.

“Vede, – fece al conduttore – il fatto è che per noi votano le persone intelligenti e sagge, gli onesti, quelli che pensano al bene comune prima che al proprio; votano contro gli imbecilli, i razzisti, i superficiali, gli egoisti, i disonesti, gli stronzi. E gli stronzi sono sempre di più. Ora, secondo lei, dovremmo dire cose stronze per vincere le elezioni? No. Ci dispiace di perdere, ma non per noi (ché non è una competizione), ma per il paese.”

Poi salutò, si alzò e se ne andò.

postato da liczin | 16:12 | commenti (1)

martedì, 09 giugno 2009

 

Metro di giudizio

Il commendator Santazzaro è contento del risultato delle elezioni.

E la comunità, il popolo, il paese, l’umanità… s’arrangino.

postato da liczin | 22:26 | commenti

martedì, 02 giugno 2009

 

Ritratto non somigliante

I telegiornali lo definirebbero “impiegato”.

Se gli succedesse qualcosa, se lo rapissero gli extraterrestri, se salvasse una scolaresca da una mandria di ippopotami, se si ammazzasse precipitando da un cavalcavia sui giornali sarebbe “un impiegato”. Al massimo aggiungerebbero “modenese”, o “quarantenne”.

Come se la cosa più notevole della sua vita fosse d’essere un impiegato.

Che invece è tra le più trascurabili, una parte marginale della sua esistenza.

Questa cosa non gli piace per niente.

E non si butta dal cavalcavia per far dispetto a loro.

Risale in macchina e riparte.

postato da liczin | 18:47 | commenti (1)
 

 

“Scusi signorina…”

Il signor Vando trovava che la ragazza alla fermata del bus era assai carina. E pareva ornata di una qualità aggiuntiva che rende le ragazze belle ancor più belle, il non sapere d’esserlo, l’avere una bellezza involontaria.

Così il signor Vando si chiese se la bella ragazza alla fermata del bus lo sapesse d’essere bella.

Restò un po’ sospeso, poi si decise ad avvertirla, così, senza malizia (il signor Vando non aveva la minima intenzione di approcciare la ragazza), semplicemente dirglielo che era bella, e poi allontanarsi per i fatti suoi.

Si avvicinò e con gran cortesia mise in atto solo metà del piano, giacché un gran ceffone lo interruppe bruscamente.

Ciaf!

postato da liczin | 18:02 | commenti (5)

giovedì, 28 maggio 2009

 

Amare

La crisi del settimo anno la signora Filumena ce l’ha all’tredicesimo anno e nove mesi.

Sta lì col marito sul divanetto, in silenzio, come due estranei che aspettano lo stesso treno.

“Ma tu mi ami o ti sei semplicemente abituato?”

Il signor Marialdo è pronto a rispondere “ti amo come i primi giorni” (perché si è abituato subito).

postato da liczin | 15:48 | commenti (5)

venerdì, 22 maggio 2009

 

Viaggio di notte

Pierugo e Simonetta non pensavano certo che andasse così il loro viaggio di nozze al villaggio Marispica di Pozzallo.

Quando hanno preso il pattino per restare un po’ soli al largo, non pensavano che la corrente li avrebbe presi con sé e portati verso sud.

E quando, dopo un giorno e mezzo da naufraghi, allo stremo delle forze, hanno visto avvicinarsi le luci della motovedetta della Finanza, non pensavano che li avrebbe riaccompagnati in Libia…

postato da liczin | 09:27 | commenti (1)

mercoledì, 20 maggio 2009

 

Signorina sveglia

La signorina Barby ha una sveglia che alle 6.45 fa un trillo leggero. Poi, alle 6.53, si accende la radio con la musica classica. Alle 7 la sveglia parlante annuncia con accento milanese “Sono le sette in punto!”. È l’ora in cui la signorina Barby si dovrebbe alzare, ma in genere non lo fa finché non la costringe la sveglia sul cassettone, fuori portata di braccio; la sveglia sulla mensola dell’ingresso le impedisce di tornare a letto, e dopo altri dieci minuti è la caffettiera col timer che fa il suo fischio.

Alle 8.05 la sveglia vicino alla porta suona per segnalare che è l’ora di uscire di casa.

Stamani alle 8.07 la signorina Barby si è abbattuta sulla sedia accanto alla porta e si è addormentata lì…

postato da liczin | 09:36 | commenti (1)

martedì, 19 maggio 2009

 

Il vecchio che avanza

Il candidato Renzo Mattei dice che è “il nuovo”, perché ha meno di cent’anni.

Come se essere democristiani fosse una novità…

postato da liczin | 20:16 | commenti (1)

sabato, 16 maggio 2009

 

Manganelli

Guido, detto Bimbo, era un blando oppositore che camminava stanco sul bordo del corteo. Ma sono bastate un paio di cariche, alcune manganellate ben date, due costole incrinate, per trasformarlo in un nemico giurato della polizia.

Un errore da pochi secondi, un celerino scelto male e addestrato peggio, comandato pessimamente, e abbiamo un potenziale nemico pericoloso.

Bravi davvero…

postato da liczin | 16:12 | commenti (1)

mercoledì, 13 maggio 2009

 

Criminali

Prima di sera il signor Giuggiolo si troverà fuorilegge, un delinquente, un malfattore, un criminale.

Dà lavoro ad un’immigrata clandestina (per la quale ha fatto due domande di nullaosta all’immigrazione impegnandosi ad assumerla con contributi e tutto: una scaduta perché la ragazza non poteva affrontare il lungo viaggio andata e ritorno per prendere il visto lasciando in Italia la figlioletta piccola, l’altra ancora in attesa di risposta).

Prima di sera questa ragazza (che si fa un culo così a pulire le case degli altri) sarà una criminale solo per il fatto di essere una clandestina; quindi il signor Giuggiolo sarà colpevole di favoreggiamento.

Questo nel quadro del cosiddetto “decreto sicurezza”.

postato da liczin | 14:16 | commenti (3)

martedì, 12 maggio 2009

 

Respingimenti

Il signor V. scende dall’aereo e si aggiusta la cravatta. Come prima cosa va in un’area fumatori e apre un pacchetto del duty free. Eh, dopo tutte queste ore di volo una sigaretta è una liberazione…

Il controllo dei documenti è veloce: per uno che fa il suo lavoro avere un passaporto regolare non è un problema, così come un visto, un’azienda italiana che lo convoca con l’assunzione pronta, un appartamento e tutto.

Il signor V. è il braccio destro di un trafficante: viene in Italia a fare da “collegamento” con un’organizzazione italiana.

Sulla navetta dell’aeroporto dà un’occhiata al giornale che ha preso in aereo: in prima pagina una dichiarazione del premier che sui barconi che vengono dalla Libia ci sarebbero uomini della malavita organizzata.

Al signor V. scappa un sorriso, si accende un’altra sigaretta mentre si avvicina un disperato con l’accento straniero che gli chiede due spiccioli: lo respinge…

postato da liczin | 13:42 | commenti (2)

lunedì, 11 maggio 2009

 

Una è persino troppa

Nel condominio di via Silvestro Lega si è deciso che sarà il primo baluardo italiano contro il multiculturalismo.

Come primo provvedimento si è messo un cartello sul portone “Palazzo monoculturale”.

E già qui il postino ha fatto notare che il prefisso “mono-“ deriva dal greco, e che quindi era testimonianza di un antico multiculturalismo e dell’inarrestabilità delle migrazioni e influenze culturali fra i popoli (il postino, ironia involontaria, è laureato in lettere antiche). Allora sul cartello hanno fatto una riga col pennarello e hanno scritto “Palazzo UNIculturale”.

Il secondo provvedimento è stato ovviamente cacciare la famiglia Mwanga, che con quei “musi neri” rompeva la monolitica armonia della unicultura condominiale.

Anche la famiglia Gomez, di origine spagnola anche se italiani da tre generazioni, ha dovuto abbandonare la sua abitazione.

In seguito sono stato allontanati i coniugi Parma (in quanto ebrei) ed è stata festeggiata la scelta dei giovani Valmara (in disaccordo con la scelta del condominio) di trasferirsi altrove.

Dopo un paio di mesi ci si è accorti che Mario (della famiglia del secondo piano) preferiva la “musica negra” (il jazz) a quella del resto del condominio (i canti delle nostre belle montagne) e all’esilio di Mario è seguita l’intera famiglia.

A quel punto si è invitata la famiglia Basso, del quarto piano, a scegliere se parlare in italiano come tutti gli altri o insistere col dialetto fuori da quel palazzo (impossibilitati al buon uso dei congiuntivi sono stati messi alla porta con cordiale freddezza).

In nome dell’appianamento delle differenze culturali (tramite eliminazione delle minoranze) sono state eliminate anche le famiglie: che leggevano quotidiani diversi; che preferivano i film francesi; coi capelli ricci; che avevano letto “Guerra e pace”; con il cognome terminante per consonante; e così via.

Finché non resto solo il signor Vallotto, che aveva cacciato la moglie perché visibilmente diversa da lui (“voi donne ragionate in modo troppo diverso”) e i due figli (“voi giovani…”). Finalmente solo e uniculturale, privo di stimoli e novità, era convinto di essere sempre nel giusto per mancanza di confronti.

L’hanno ritrovato quando il puzzo di carogna ha cominciato ad ammorbare tutto il quartiere.

postato da liczin | 17:39 | commenti (1)

venerdì, 08 maggio 2009

 

A domanda risponde

– Certo che ti amo, altrimenti come farei a sopportarti?

– Eh, già…

postato da liczin | 10:52 | commenti (2)

lunedì, 04 maggio 2009

 

Errore di dimensione

La giovane Domitilla si pensa d’esser brutta (troppo bassa, troppo magra, troppo grassa, troppo scura, troppo…)

Sciocchina!

Usa solo il metro sbagliato!…

postato da liczin | 12:00 | commenti (2)

martedì, 28 aprile 2009

 

L’amore quando non si dice

Paolo glielo dice spesso “ti voglio bene” a Andrea, ma non è che gli voglia sempre bene, è che negli altri momenti sta zitto. Invece Andrea a Paolo gli vuole bene anche quando non glielo dice.

Così Paolo pensa che Andrea, quando tace, non gli voglia bene; invece Andrea è convinto che Paolo gli voglia bene sempre.

Ciò non toglie che Paolo e Andrea stiano proprio bene insieme.

postato da liczin | 17:21 | commenti (3)

domenica, 26 aprile 2009

 

Che tempo fa

Al signor Tebaldo cambierà l’orario di lavoro. Slitterà diminuendo una pausa pranzo insensatamente lunga e facendolo uscire un po’ prima, che da un punto di vista dei tempi sarebbe molto più comodo.

Però la pausa pranzo è l’unico tempo della giornata che è davvero solo a fare quel che vuole, soprattutto nulla: l’unico tempo davvero per sé stesso e diminuirà un po’.

Il signor Tebaldo sta pensando di aprire un blog e chiamarlo “i biglietti del suicida”.

postato da liczin | 22:41 | commenti (1)

mercoledì, 22 aprile 2009

 

Avanti, entra, siedi con noi

Mercoledì 22 aprile, ore 11.37.39-11.39.16, alla piccola Carmilla è scappata la curiosità di sbirciare non vista nella stanza del morto. Come mai? Controllare che fosse morto davvero? Origliare i discorsi in sua assenza? Vedere il morto un’ultima volta?

Chissà.

E chissà come mai non è entrata, ma si è limitata a restare invisibile. Nessuno le ha vietato di entrare, di salutare: qui non è come da lei, quaggiù al paese di suo padre la morte fa parte della vita. Si è tristi, si chiacchiera, ma anche si ride al ricordo, ci si abbraccia, si piange, si sopravvive senza che sia una colpa.

postato da liczin | 23:53 | commenti (3)

martedì, 21 aprile 2009

 

Cor-penteria

Quando il signor Piero si mise a riverniciarsi il cuore, passò prima, come d’uso, una mano di indurente; ma non potendo prima scartavetrarlo ben bene (ché il cuore è fatto così) la tinta sotto continuava ad affiorare.

postato da liczin | 17:43 | commenti (1)
 

 

M’importa un tubetto

Un classico nei litigi delle coppie è il tubetto del dentrificio, strizzato dal fondo o a metà.

Il signor Lugno l’ultima volta non ha litigato per il dentifricio con la moglie, ma perché lei ci mette accanto il tubetto dell’adesivo della dentiera, e la mattina il signor Lugno c’ha gli occhi abbottonati dal sonno.

postato da liczin | 17:42 | commenti (2)
 

 

Casus belli (bella scusa)

Il principe Bullone sapeva che per ripudiare una moglie un pretesto vale l’altro. Lei fece un gesto con la mano e tanto bastò.

postato da liczin | 17:40 | commenti (1)
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