gente 4

mercoledì, 04 novembre 2009  

Thelma

Lasciate che vi dica qualcosa di Thelma.
Thelma ha una situazione familiare difficile. È orfana di padre, la madre si è risposata presto col fratello del marito. Thelma sospetta addirittura che suo zio e patrigno c’entri qualcosa con la morte misteriosa del padre e questa cosa la sta facendo andar via di testa.
Ha una specie di fidanzato (è Alfio), ma è mentalmente disturbato (non si sa se per amore di lei o per conto suo, in seguito verrà trovato morto suicida).
Anche Thelma medita il suicidio. Ora ha un foglio bianco davanti: traccia una riga verticale nel mezzo, violenta come una coltellata, e da una parte scrive “vivere” e dall’altra “morire”. Ma non le suona bene: cancella “morire” e scrivere “non esistere”, e allora dall’altra parte cancella e scrive “esistere”. In cima alla riga verticale mette un punto interrogativo.
Rimane un po’ così, a guardare il foglio. Poi da una parte scrive “sopportare”, dall’altra “finire” e le scappa un sorriso storto.
E da una parte fa un rettangolo, e ci vede sé stessa con davanti il foglio. E dall’altra parte fa un altro rettangolo e non riesce a vederci niente.
Resta così Thelma, a sforzarsi di vedere qualcosa in quel rettangolo vuoto, e quella notte passa così.
postato da liczin | 14:47 | commenti

lunedì, 02 novembre 2009

 

La storia del canguro

Quando il tenente Jonathan Jasper Wormington Stean scende dal vascello e parla la sua lingua è convinto che tutti lo capiscano, perché parla lento, con buona dizione e i verbi all’infinito: “io venire in pace”.
Per Wormington quello è il modo giusto di comunicare, perché lui lo capisce, ha sempre parlato così e dunque perché gli altri non dovrebbero comprenderlo?
Eppure a tutte le sue domande, sia pure ben poste e articolate, quelle creature rispondono con una sola, incomprensibile parola.
Wormington si convince che quello è il nome di quel popolo, che da allora riporta nei suoi diari come popolo degli “’Azzodìci?”
 
Glielo vorrebbe dire il dottor Croll che lui sta prendendo a modello sé stesso per l’umanità, che pensa di sapere lui il modo giusto per fare le cose e che gli altri siano tutti sbagliati. Ma Wormington è un suo superiore, e poi a Croll non interessa granché di tutta questa faccenda (lui è lì solo per sfuggire ad una condanna a morte), e in fondo, riflette, non facciamo così un po’ tutti?
postato da liczin | 18:43 | commenti

venerdì, 30 ottobre 2009

 

Confessione

Non ha avuto esitazioni a costituirsi il signor Marsalato: “Mi ha convinto lui.”
Il capitano Ungaro continuava a scambiare sguardi perplessi con l’appuntato Fargo: “Lui… vuole dire la vittima?”
“Sì, Carlo.”
“Suo figlio…”
“Sì, mio figlio Carlo.”
Il capitano Ungaro si tirò per l’ennesima volta sulla sedia, non si capacitava.
“Vede capitano, dapprima anch’io ero come lei, non mi rendevo conto, ma poi il ragionamento fila.”
“Capirà che si parla di omicidio.”
“Sì, e in effetti lui mi parlava di un barbone, di qualcuno inutile alla società, di cui nessuno sentisse la mancanza…”
“Riprendiamo tutto dall’inizio, se non le spiace.”
“Si figuri, capisco benissimo. Vede, io sono vecchio e con la mia pensione, sia pure dopo quarantanove anni di lavoro, non mi posso mantenere da solo e la retta delle case di riposo non me le posso certo permettere.”
“Ma lei ha una casa sua.”
“Ma alla mia età, da solo… e una badante non me la posso certo pagare. Mi ci vorrebbe una moglie giovane…” ridacchia, il signor Marsalato. “Ma a sposare una donna perché mi faccia da governante proprio mi sentirei un ignobile sfruttatore.”
Il capitano sorrise a mezza bocca.
“Io sono una persona tranquilla, mi basta un quotidiano, un libro, tutt’al più un telegiornale o un film in televisione. La televisione c’è in carcere, no?”
“Sì, in genere.”
“E allora se guarda bene la vita in carcere non è tanto diversa da quella che farei in una casa di riposo. Non posso uscire? Alla fin fine, anche da una ‘Villa Fiorita’ qualsiasi quante volte uscirei?
Mentre mi spiegava questo, Carlo, io capivo che aveva ragione. E in effetti si sarebbero presi cura di me, che non richiedo molto: mi basta un po’ di cibo caldo, una chiacchiera nell’ora d’aria, molto poco. E poi, sa, per ora sto bene, ma un domani avessi bisogno d’aiuto: è rassicurante sapere che in caso di emergenza posso contare su un’infermeria, un medico.”
“Ma è per questo che ha ucciso suo figlio.”
“Sì. Un figlio che cerca di convincere il padre ad uccidere un innocente per farsi dare l’ergastolo e togliersi dalle palle (mi scusi la volgarità, ma…) forse forse se lo merita anche un po’. E d’altra parte aveva ragione: un ergastolo per me non è poi questo gran male.”
Il capitano Ungaro si grattò la nuca, l’appuntato Fargo finì di ticchettare il verbale sulla tastiera e si fermò in attesa del resto.
“Signor Marsalato, comprenderà che è non è semplice…”
“Capisco, ma il ragionamento fila. Vuole che ricominci da capo? Non c’è problema, io ho tutto il tempo che vuole…”
postato da liczin | 10:28 | commenti (1)

martedì, 27 ottobre 2009

 

Dopo una vita di lavoro

Il signor Drenbusch non vedeva l’ora di andare in pensione per potersi dedicare in santa pace al suo hobby: tagliarsi le unghie dei piedi.
postato da liczin | 01:04 | commenti (2)

lunedì, 26 ottobre 2009

 

Amori difficili

La signorina Bice ogni giorno, due volte al giorno, spia dalla finestra il passaggio del signor Walter: alle 8.05 e alle 16.45. Non sa trattenersi dal vederlo.
Ogni giorno, due volte al giorno, il signor Walter sa che da dietro la tenda la signorina Bice lo spia mentre passa. Ma non alza mai lo sguardo a cercare gli occhi su di lui, perché se non li trovasse si sentirebbe perduto.
postato da liczin | 10:47 | commenti

martedì, 20 ottobre 2009

 

Cliente Abituale

Di sportelli ce ne sarebbero sei, ma aperti sono sempre solo due: il 3 e il 5; altri impiegati si vedono ma indaffarati.
Il signor Frusk quando entra saluta tutti a gran voce, tutti insieme e singolarmente: forse lo fa per esser loro simpatico e non si sa mai può tornare utile per dei favori, ma secondo me semplicemente ci gode a far sapere a tutti i clienti in coda che lui non è un cliente qualsiasi, ma è un cliente abituale, che va lì quasi tutti i giorni.
Gli piace scambiare due battute con l’impiegato del 5 (Gianni, pare si chiami), facendo come se tutti gli altri clienti fossero ectoplasmi semitrasparenti. C’è una certa voluttà nel gesto studiatamente disinvolto con cui poggia i suoi fogli sul banco quand’è il suo turno, mentre parla con un altro impiegato, dietro (perché sia chiaro che sono tutti amici suoi, proprio tutta la filiale).
E come gli piace chiacchierare con l’impiegata, facendo lo spiritoso e facendo aspettare chi gli è dietro per il doppio del tempo.
Ma già, per così poco gliela lascio godere in pace questa gloria d’essere Cliente Abituale in mezzo ai clienti normali, forse l’unica gloria che ha; praticamente tutti i giorni.
postato da liczin | 15:51 | commenti

lunedì, 19 ottobre 2009

 

Degrado

In una città elegante come Quinizia, nota in tutto il mondo come simbolo di bellezza, il minimo che si potesse fare sono le Ronde del Buongusto.
Nei primi tempi fioccarono le multe alle passanti spettinate, ai turisti in bermuda a fiori coi calzini e i sandali, a chi si scaccolava al semaforo.
Poi i cittadini si fecero più attenti, gli alberghi e le guide turistiche cominciarono a fare consulenze (e alcuni operatori cominciarono a togliere Quinizia dai loro programmi). Le infrazioni contestate cominciarono a farsi più sottili: si videro multe per un viola accostato a un rosso, righe e pois, cravatte che facevano a pugni con la camicia, e poi parole ineleganti, barzellette di cattivo gusto, nasi troppo adunchi, denti soprammessi, risate sguaiate.
Poi le Ronde del Buongusto cominciarono a discutere fra loro: i panni stesi alle finestre, o le grida del mercato erano volgari o pittoresche? La stola era fuori moda o vintage? Il leopardato andava considerato elegante se griffato? Lo stesso vestito andava considerato diversamente se addosso ad un ventenne palestrato o ad un commendatore con la pancia?
Finì che nessuno più aveva il coraggio di stare a Quinizia, le Ronde si multavano tra loro per giustificare la loro esistenza, gli abitanti si erano tutti trasferiti nella “new town” di Quinizia 2 (nata in origine come ricovero/ghetto per i barboni sfollati), dove si poteva ruttare per la strada, portare i calzini turchese e, vivaddio, vivere.
postato da liczin | 10:25 | commenti (6)

martedì, 13 ottobre 2009

 

La sicurezza del pacchetto

Il giovane Berto non aveva mai capito tanto la relazione fra la sicurezza e il reato di immigrazione clandestina, ma non si era mai fatto troppe domande.
Poi quel mercoledì sera (non di coppa) al bar con Ezio e Filippo (detto “soldatino” dall’età di sette anni, chissà poi perché) gli venne in mente la relazione. Gnocca niente (come al solito), al biliardo inutile giocare con Soldatino perché era troppo pippa, Ezio stava tutto il tempo a giocare a poker con la PSP ed era di compagnia come il poster del Milan; Vianello, il barista, stava nel retro con la sua collezione di Supersex rari. Insomma una palla che non finiva più: la solita serata palla come mille altre. Fu quel mercoledì non di coppa che a Berto saltò in testa l’idea: “Andiamo a menare Abdul.”
Abdul era un pizzaiolo al nero, senza permesso di soggiorno (con un permesso turistico scaduto quando ancora c’erano le lire).
“Ma sei scemo?” disse Ezio senza sollevare la testa dal piccolo video.
“Non rischiamo niente. Andiamo all’uscita della pizzeria: lo picchiamo un po’, ci divertiamo, magari gli freghiamo i soldi che c’ha in tasca e buonanotte. Lui è clandestino e non gli conviene denunciarci sennò lo arrestano, non gli conviene neanche andare al pronto soccorso.”
“Ma sei sicuro?”
“Sicuro.”
postato da liczin | 15:19 | commenti (2)

lunedì, 12 ottobre 2009

 

Fuoco

La tribù Vahu (che poi vuol dire “persone, umanità” perché non hanno mai visto altri che loro, e se ne vedessero altri li chiamerebbero probabilmente “non Vahu”) abita in un insieme di caverne a mezza costa della montagna Amma (che vuol dire “mondo”, dato che conoscono solo quella).

I capi delle famiglie Vahu più influenti sono riuniti a discutere di Disso, un tipo violento e attaccabrighe che vuole accendere il fuoco all’imboccatura della sua caverna.

I capi sono sospettosi: Disso col fuoco potrebbe fare le pallottole di pece, che sono un’arma troppo distruttiva per i Vahu. Finché si regolano le liti tra famiglie a bastonate e con i coltelli (magari con qualche morto fra i bambini e i cugini che non c’entrano niente, chiamati “kìssene”, che potremmo tradurre come “danni collaterali”) va tutto bene, ma lanciare le pallottole infuocate è troppo: si stermina un sacco di gente tutta insieme e poi l’incendio è difficile da domare.

Prende la parola Rido, che non ne avrebbe diritto ma è lì casualmente.

“Scusate, ma molti di noi hanno il fuoco all’imboccatura della propria caverna: ci cuociono il cibo, ci si scaldano, ci si difendono dai puma, ecc. Alcuni di noi hanno anche pallottole di pece pronte e non ne fanno mistero, e il vecchio Hus che è tra i più influenti di noi in passato le ha anche usate contro la famiglia Nip facendo strage. Con che diritto possiamo dire noi a chicchessia se può o non può avere il fuoco davanti alla sua caverna? Con quale autorità possiamo noi autorizzare o meno le famiglie a preparare le pallottole di pece? Lo sappiamo che Disso è un tipaccio, ma da un punto di vista squisitamente logico-giuridico, come giustifichiamo questo diritto che ci arroghiamo?”

Gli altri si guardano l’un l’altro, c’è dell’imbarazzo, poi prende la parola l’anziano Grobbo: “Ehm, Rido, tu sei inesperto e certe cose evidentemente non le capisci. Innanzi tutto le pallottole infuocate sono un’arma disumana e noi stessi che ce l’abbiamo proponiamo continuamente di ridurne il numero; poi il diritto ce l’abbiamo perché siamo più forti militarmente (abbiamo bastoni e coltelli e li usiamo contro i violenti), economicamente (controlliamo il mercato) e soprattutto siamo trogloditi, cavernicoli e parole come “logico”, “giuridico”, ecc. non sappiamo neanche cosa vogliano dire. Quindi accomodati fuori, lasciaci fare e non rompere i cosiddetti…”

postato da liczin | 10:12 | commenti (3)

martedì, 06 ottobre 2009

 

Assenze

Sasha andò in fondo al mondo: il posto più lontano che trovò, il più solitario.

Voleva stare lontano da tutti e da tutto, anche (e soprattutto) da sé stesso.

Non avrebbe sopportato le facce di circostanza, le frasi fatte, gli sguardi ipocriti, i fiori obbligatori.

C’era lui e c’era un dolore senza fine, e non c’era posto per nient’altro.

 

“Hai visto Sasha? Non c’era neanche, al funerale di suo padre…”

postato da liczin | 13:51 | commenti (2)

mercoledì, 30 settembre 2009

 

L’ultimo

Growfsl non lo sapeva mica di essere l’ultimo dinosauro.

Pensava solo di essersi perso.

Poi a un certo punto cominciò a sentirsi ingombrante, uno di troppo.

Allora si cercò un buon posto fangoso, dove accoccolarsi per diventare un bel fossile. Perché adesso non lo considerava nessuno: troppo grosso per essere una preda, troppo lento ed erbivoro per essere una minaccia. Gli pareva di disturbare. Ma un domani… un domani si vide recuperato con cura: un domani sarebbe stato di nuovo importante, quelle piccole bestioline pelose sarebbero tutte morte e dimenticate, mentre lui sarebbe stato messo in un museo, ed avrebbe avuto una grande sala tutta per lui, e sarebbero venuti da lontano per vederlo.

Growfsl si sedette stanco. Questo mondo non era più il suo, ma era solo questione di tempo. Poggiò la testa, fece un sospiro, e si dispose ad aspettare.

postato da liczin | 12:06 | commenti (4)

venerdì, 25 settembre 2009

 

Grazie zia

Per i compleanni Zia Clotilde alla fine smise di regalare al nipote cinture, maglioncini e racchette da ping pong e cominciò ad allungare direttamente qualche banconota. Ma sempre cancellando il prezzo.

postato da liczin | 16:54 | commenti (5)
 

 

Emigranti

No, non mi prendete in giro, sono solo un povero emigrante. Dovreste capirlo, voi che come me state lunghi mesi lontano da casa, voi che come me per vedere la vostra famiglia dovete prendere l’aereo. Non vi prende un nodo alla gola ogni volta che pensate a quanto siete lontani dal vostro paese? Anche a me viene una nostalgia da piangere quando apro il portafoglio e vedo la foto spiegazzata di mia moglie, e penso al mio paese.

È per questo che sotto c’ho messo la foto di Berlusconi, perché quando cresce la nostalgia dell’Italia guardo quella, e passa subito.

postato da liczin | 10:48 | commenti (1)

martedì, 22 settembre 2009

 

Re

“Sire, ormai da qui è tutta discesa.”

Forse non fu intenzionale il riferimento, forse parlava banalmente del vialetto che stavano percorrendo nella passeggiata pomeridiana superata la collinetta dietro la fontana grande, forse fu solo una coincidenza con i cupi pensieri del re. Ma al re sembrò volergli ricordare che ormai non sarebbe più stato più bello di com’era stato, né più intelligente o più sano, non avrebbe cavalcato meglio né i suoi cavalli né le sue concubine, che con la sua vista di falco pure non avrebbe più avute nitide le sue stesse mani, che appunto da lì era tutta discesa.

E fu infastidito.

Allora si voltò appena verso la guardia alla sua destra e fece due gesti con l’indice: il primo verso l’incauto cortigiano, il secondo sotto il mento come a tracciare una linea orizzontale.

Non c’è niente come l’affermazione del potere per raddrizzare una giornata storta.

postato da liczin | 10:44 | commenti (2)

lunedì, 21 settembre 2009

 

Confondere le tracce

Il dottor Stramaccato non sopporta che attraverso i suoi consumi le società di ricerca si facciano un quadro della sua vita. Così ogni tanto compra del cibo per cani, che non ha; ogni quattro settimane compra degli assorbenti che ovviamente non gli servono; ogni settimana si traveste e va a comprare il formaggio dall’altra parte della città e pagandolo in contanti.

Il dottor Stramaccato paga anche un abbonamento a “Cavalli da corsa” in lituano, e lascia la radio accesa quando esce e quando è in casa suona un campanello ogni ora per far pensare di avere una pendola.

Il dottor Stramaccato alla fine si sta convincendo di essere un altro, uno sano di mente.

postato da liczin | 23:11 | commenti (2)

venerdì, 18 settembre 2009

 

Un professionista

Quando uno fa il pilota militare lo sa che dev’essere pronto anche a questo.

Ottanta civili morti.

Quando uno fa questo mestiere ottanta civili morti li deve mettere in conto.

Certo, non è che non gli dispiaccia, che non ci soffra.

Ma alla fin fine se uno fa il pilota militare, lo sa che mestiere fa.

postato da liczin | 12:29 | commenti

sabato, 12 settembre 2009

 

Visita urgente

Il signor Broffaldo corre a visitare l’isola di Ropinawi, paradiso naturalistico, perché ha sentito che l’eccessivo numero di visitatori la sta rovinando.

postato da liczin | 22:28 | commenti

venerdì, 04 settembre 2009

 

Chiesetta

Don Gerlando è il parroco di un piccolo borgo, ma vede lontano e sa che il borgo crescerà, diventerà paese, forse città. E si preoccupa che la sua piccola chiesetta non sarà più sufficiente.

Così pensa già a quando sarà necessario ingrandirla, e comincia a comprare i terreni tutt’intorno in prospettiva.

Effettivamente il villaggio cresce, e intanto Don Gerlando ha già comprato la casetta della vecchia signora Maria (che Iddio l’abbia in gloria) e l’ha buttata giù per avere un ampio spazio davanti al sagrato. Poi, quando il signor Berto passa a miglior vita Don Gerlando compra la sua casa per quattro soldi ai nipoti che stanno in città lontane e non vogliono di meglio che disfarsi di quel rudere, rudere che Don Gerlando abbatte per far posto alla futura abside. Poi convince la signora Giannetta a lasciare la sua casa in eredità alla parrocchia, e ci fa lo spazio per un transetto.

E così via: nel corso degli anni il lungimirante Don Gerlando continua a preparare il terreno per la grande chiesa che sarà necessaria. Senonché il paese cresce, sì, ma non aumentano i fedeli che frequentano la chiesa, e Don Gerlando non si capacita.

Il fatto è che con tutto il suo fervore non si è accorto che dove lui vede le navate della futura basilica, le colonne, i marmi, le file di panche della cattedrale sognata, in realtà c’è un vasto terreno piatto, deserto e brullo: in mezzo la sua vecchia piccola chiesa con poche sedie, e intorno, lontano, sempre più lontano, il paese.

postato da liczin | 12:21 | commenti (2)

martedì, 01 settembre 2009

 

La prima persona

A chiamarla col suo nome gli si farebbe un torto, eppure è un personaggio storico, forse il più importante, ed il suo nome era Arh. Il fatto è che Arh era il nome di tutti, un po’ come dire “io”, “tu”, “noi”, “ehi tu”, eccetera.

Solo che lei non era un arh qualsiasi: lei era la prima persona, la prima a sviluppare una coscienza di sé, un’identità, a pensare a sé stessa come individuo.

Fu così che decise di volere un nome per sé, diverso da quell’arh generico di tutti. E quando la chiamarono “Arh! Arh!” lei non si voltò, non rispose, perché voleva un nome tutto suo.

E non fece in tempo ad evitare la pantera.

postato da liczin | 13:39 | commenti (4)

giovedì, 13 agosto 2009

 

La persona più sola dell’universo

La persona più sola dell’universo non ha un nome, non gli serve, perché non deve farsi chiamare da nessuno. E anche per pensare a sé stesso non ha bisogno di nessun nome, perché gli basta pensare a qualcuno e automaticamente è lui. Ma se anche ci fosse qualcosa all’esterno di sé con cui compararsi non sarebbe così solo, avrebbe un qualcos’altro (foss’anche il vuoto, il nulla, il caos) a tenergli compagnia. Così avendo esperienza solo di sé e memoria di nient’altro che sé stesso la persona più sola dell’universo non ha nessun nome.

Tanto che la volta che incontrò un altro non seppe come presentarsi, e improvvisò “Io sono colui che è.”

postato da liczin | 15:40 | commenti (3)

sabato, 08 agosto 2009

 

È vivo e sta bene

Klara è convinta che Jim Morrison sia ancora vivo e scriva le sue poesie in un qualche posto bellissimo su un’isola thailandese o in un villaggio del Buthan.

Non si pone il problema che un occidentale in un posto del genere spicca come un abete in una piantagione di tè (casomai passerebbe più inosservato in una cittadina del midwest o in una metropoli), non affronta la questione razionalmente. Si aggrappa solo all’idea che è vivo e sta bene ed è un uomo felice ovunque egli sia.

postato da liczin | 14:21 | commenti (1)

mercoledì, 29 luglio 2009

 

Retorica punita

L’onorevole Bordelli era così abituato a definire retoricamente i militari “i nostri ragazzi” che quando si trovò col caporale Zampò gli sfuggi di chiamarlo “il mio ragazzo”. Questo al caporale Zampò, lagunare di 113 chili per un metro e novantadue, ex-pugile, non piacque granché.

Da allora l’onorevole Bordelli ha cambiato espressione. E anche un po’ i connotati.

postato da liczin | 18:13 | commenti (1)

lunedì, 27 luglio 2009

 

Limerick

Il signor Minkiewicz di Venezia

Amava lamentarsi di disgrazia

Quando vinse la lotteria

Il biglietto buttò via

Quell’autocommiserante di Venezia.

postato da liczin | 16:56 | commenti (2)

sabato, 25 luglio 2009

 

La vacanza perfetta

Il ragionier Filippo De Generis, dopo molti anni che la progettava, riuscì finalmente a permettersi la vacanza che sognava.

Investiti tutti i suoi risparmi in questo, entrò nella clinica Santa Zarna Ausiliante delle Punizioni per un periodo di cinque anni di coma indotto.

Si sarebbe fatto il suo bel lungo sonno senza sogni (la migliore delle vacanze secondo lui) e al risveglio sarebbe stato un uomo nuovo, con persone diverse intorno (con un po’ di fortuna “il vecchio” nel frattempo sarebbe morto), magari pure con un governo differente, altri problemi ma anche altre occasioni.

Quando chiuse gli occhi il ragionier De Generis sorrideva felice.

postato da liczin | 15:47 | commenti (4)

venerdì, 24 luglio 2009

 

Sentenza

W. si alzò in piedi quando tutti lo fecero. Ascoltò senza capirle le parole del giudice, e cercò di intuirne il senso dal brusio che seguì. Si insinuò in lui il pensiero di essere stato condannato. Le guardie lo presero in consegna e lo accompagnarono verso la porta. Lui non domandò: nessuno parlava la sua lingua.

Presero un corridoio diverso dal solito, e sbucarono in un grande cortile, occupato per metà da file di persone sedute in attesa. L’altra metà era occupata da una pedana di legno tutta per lui.

Lui avrebbe voluto sapere almeno di cosa era stato accusato, dato che non ricordava d’aver compiuto nessun crimine.

Poi si rammentò di una volta che in un negozio si era dimenticato di pagare una scatoletta di carne, accorgendosene solo molto dopo ritrovandola in fondo alla tasca del cappotto.

“Ecco – pensò – farò finta di essere stato condannato per quello.”

postato da liczin | 20:24 | commenti

mercoledì, 22 luglio 2009

 

Giada e le altre

Giada avvicina i polpastrelli dell’indice e del pollice a sfiorarsi “Tanto così c’è mancato: tanto così.”

Lucia solleva la testa, quindi l’ascoltava.

“’Sto stronzo!”

Lucia non capisce, non può capire di chi, di cosa parla Giada. Vede solo che è arrabbiata, delusa, amareggiata, e chi più ne ha più ne metta. Sa già che scaricherà tutto sul cibo, non mangerà per una settimana, e visto in che condizioni è già è facile che avrà un collasso e andrà portata di corsa al pronto soccorso. Dovrà avvertire Stefy e Cri-cri che ci sono da fare i soliti turni per non lasciarla sola.

postato da liczin | 11:42 | commenti (2)

martedì, 21 luglio 2009

 

Vicini e lontani

Il signor Guardullo di mestiere fa il vicino di casa. Quando succede qualcosa in una famiglia (una tragedia, un omicidio-suicidio, la scoperta di violenze familiari, pedofilia, ecc.) dichiara ai telegiornali sempre le stesse cose: che erano persone normalissime, nessuno sospettava, non ha mai sentito niente, non si poteva pensare, erano una famiglia modello.

Non guadagna molto (sebbene sia un professionista, cambi dialetto a seconda delle zone, si renda irriconoscibile tanto che sembra ogni volta una persona diversa) ma il lavoro non manca.

postato da liczin | 13:20 | commenti (1)

giovedì, 16 luglio 2009

 

Quel che pensa pensino

La signorina Linda, se un uomo le fa i complimenti per i suoi occhi vivaci, o perché è intelligente e spiritosa, pensa che siano galanti bugie: pensa che in realtà gli piaccia il suo bel paio di tette o il suo culotto sodo.

A volte ha ragione, ma mica sempre.

postato da liczin | 18:19 | commenti (3)

mercoledì, 15 luglio 2009

 

Marialice

Marialice si guarda intorno: sinistra, destra, sopra, sotto, ma non c’è nessuno.

La visibilità è scarsa per le mareggiate dei giorni precedenti, ed è in una parte in ombra della parete, così anche se il profondimetro segna venti metri sembra di essere molto più giù.

Si è distratta con gli arabeschi di un pesce leone (o era scorpione? Boh) sotto l’ombrello di un corallo piatto e ha perso il gruppo. Il compagno, come al solito, è troppo impegnato a fare fotografie per tenerla d’occhio (come dovrebbe, considerando che lei è principiante) e lei è rimasta indietro.

Torneranno a cercarla, pensa, basta restare fermi e tranquilli e al massimo scostarsi un paio di metri dalla parete per rendersi più visibili. Il manometro indica 45, c’è tutto il tempo.

Marialice resta sospesa a mezz’acqua, col lieve saliscendi della sua respirazione, le mani intrecciate, si rilassa, aspetta.

postato da liczin | 18:30 | commenti (1)

martedì, 14 luglio 2009

 

Sogni

È qualche notte che il signor Bingri sogna una cosa. Ed è già strano che se lo ricordi, perché di solito non ricorda per niente i sogni che fa.

Si trova arrampicato a grande altezza, la prima volta all’esterno di un palazzo, le altre volte ad una parete rocciosa: non sa come è finito lì, non è vestito in modo adatto, semplicemente si trova abbarbicato ad una roccia senza sapere cosa fare. Cerca di arrampicarsi, non per salire ma semplicemente per salvarsi, ma non ci riesce. Stanotte uno scalatore sveltissimo gli è passato poco distante, dicendogli che tutto sta nel conoscere il percorso: allora lui ha provato a spostarsi in direzione di dove è passato il tizio, ma si è trovato sbilanciato e appeso in una posizione che certo non può tenere a lungo.

Il sogno finisce così, sospeso.

Nel dormiveglia che segue il signor Bingri si chiede che significato abbia, e se proprio deve avercelo un significato, e cerca di inventare dei sistemi di salvataggio in montagna (ganci, funi autoavvolgenti, una specie di grossa ragnatela da lancio tipo Uomo Ragno, mastici, ventose…).

postato da liczin | 09:09 | commenti (1)
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