gente 1

mercoledì, 09 novembre 2011  

Il diluvio

Il re Granguigi non si capacitava. Accovacciato sotto la sua scrivania di noce massiccio sentiva i suoni minacciosi della rivoluzione arrampicarsi lungo le mura, entrare dalle feritoie.
Com’era possibile che si ribellassero a lui? Non era forse un buon re, anzi il migliore nella storia del paese?
Ormai i boati dei colpi al portone erano cessati, segno che avevano sfondato: lo sciame dei ribelli era entrato e stava salendo gli scaloni come una marea. Questione di attimi ormai prima che arrivassero alla sua porta, a stanarlo dalla sua scrivania.
Traditori.
Mettersi contro di lui, contro il paese.
Com’era possibile che non capissero che la rovina in cui era crollato il paese non era colpa sua?
Com’era possibile che non capissero che ora, dopo di lui, tutto sarebbe andato a rotoli?
Ma se ne sarebbero accorti. Proprio in quegli istanti già alcuni focolai stavano nascendo nel palazzo. Se ne sarebbero accorti che senza di lui ci sarebbero state solo cenere e macerie.
 
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martedì, 08 novembre 2011

 

Ascesa e declino del capitano Grasp

Quando fu convocato dal generale il capitano Grasp pensò d’essere nei guai.
In effetti da quand’era entrato in depressione, ormai da qualche mese, la sua resa lavorativa si era ridotta al lumicino, lo capiva. D’altra parte lo sentiva come una cosa distante. Andò dal generale con fatalistico distacco, alla fin fine non gli importava granché di quel che avrebbe potuto succedere, qualunque cosa fosse.
Con sorpresa però scoprì che il generale capiva la questione, era preparato, e quando uscì dal suo ufficio era stato assegnato al comando di una compagnia speciale.
La XVII Compagnia Sperimentale, o “compagnia triste”, era una raccolta di militari depressi: “un militare che non teme di morire è un’arma letale”, aveva detto il generale.
All’inizio in realtà le cose non erano andate proprio come previsto: la compagnia non affrontava gli addestramenti con impegno, e una volta portata in azione i soldati sembravano vuoti, si muovevano senza voglia, un paio andarono verso il nemico cercando evidentemente la morte.
In seguito però il capitano Grasp cominciò a prendere coscienza del suo ruolo e riuscì a trovare motivazioni, e a trasmetterle ai suoi uomini. La Compagnia Triste diventò gradualmente un’unità temibile, in grado di affrontare con noncuranza qualsiasi pericolo, qualsiasi missione rischiosa.
Ma durò poco.
Via via che trovavano scopi e motivazioni nella loro missione, nella loro unicità, i militari della XVII Compagnia S si scoprirono sempre meno depressi, e cominciarono ad aver fiducia, e interesse, e cominciarono a vedere la vita in un altro modo.
Diventarono normali.
L’esperimento fu considerato fallito, la compagnia fu sciolta, il capitano Grasp (nel frattempo diventato tenente colonnello) fu assegnato ad un nuovo incarico, un ufficio al ministero, e ricadde in depressione.
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martedì, 25 ottobre 2011

 

Il signor Madassar e la canna

Il signor Madassar sta in riva al fiume, guarda.
Una piccola canna spunta dall’acqua davanti a lui; il fiume forma una piccola turbolenza prima di raggiungerla, si increspa in una specie di gobbetta sussultante, si apre, e poi ritorna sul suo percorso con una scia che si sfuma sottile.
Il signor Madassar è un po’ a valle, un paio di metri, e ora guarda davanti a sé. Della scia non c’è più traccia. Altri fili d’erba affioranti confondono l’acqua, soffi d’aria la piegano, i pesci passano, i ciottoli fanno impennare il fondo. Della giovane canna che orgogliosamente fende la corrente, dopo due metri, non c’è traccia.
Il fiume con la canna, dopo due metri, è sovrapponibile al fiume senza canna, e se la canna non se ne accorge è solo perché non vede abbastanza lontano.
“Macché!” dice la canna, con non poca sorpresa del signor Madassar.
“Il fiume, dopo di me, non sarà mai più come senza. La molecola d’acqua che io sposto non tornerà più come prima. Se tu non ti accorgi della differenza è solo perché tu non vedi abbastanza finemente.”
E rimangono lì, il signor Madassar e la canna.
E il fiume scorre, placido e solenne.
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mercoledì, 19 ottobre 2011

 

Vuoto

Il giovane Miro ha un vuoto. E quando c’è un vuoto si cerca il modo di riempirlo, e si finisce col riempirlo con quel che si trova a portata di mano. Negli ultimi cent’anni Miro è stato convinto interventista, fascista della prima ora, fanatico squadrista, acceso antifascista, esaltato partigiano, comunista militante, indiano metropolitano, appassionato chitarrista, drogato, tifoso degli ultras, volontario parà, collezionista compulsivo, no-global, neofascista, no-tav, indipendentista padano, indignato.
Giorni fa ha trovato una frase (non lo sa che è di Malraux, poi citata da Flajano: non sa neanche chi siano): “Ogni minoranza intelligente contiene una maggioranza d’imbecilli”, e ci ha riconosciuto i suoi avversari e ha cliccato “I like it”.
Il giovane Miro è un vuoto da riempire. <!–

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giovedì, 29 settembre 2011

 

Sinapsi in libera uscita

Era giovedì, dunque pioveva.
La signora Bulgg guardava dalla finestra la manifestazione.
Da quando il governo aveva permesso la pioggia solo il martedì e il giovedì le proteste non si erano ancora placate.
I manifestanti stavano affrontando le forze dell’ordine: insultavano così forte da far uscire il sangue dal naso ai poliziotti in tenuta antimimetica, ma per lo sforzo anche a loro usciva il sangue dal naso. Erano giorni epistattici.
La signora Bulgg imbracciò i suoi occhiali a manovella e si voltò verso il cugino: “Cos’hai sognato oggi?”
Egli aveva un profumo speziato di cozze e pennarelli, e rispose, ma in modo evasivo, come se non fosse davvero lì, ma in una rosticceria a ore, per le sue solite lezioni di tango.
“Auffete!” disse lei, al termine della lettera A del vocabolario.
“Francamente!” rispose lui in un accesso di volgarità.
Poi, nel proseguio del giorno i due fecero pace e persino guardarono insieme delle fotografie segnaletiche. Fuori la pioggia batteva la strada, che sperava nella rivincita. <!–

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lunedì, 26 settembre 2011

 

I due desideri del signor Birdski

Wallace H. Birdski pensò che lui voleva due cose.
La prima cosa era una casa nel New Jersey, o in Ohio. L’Ohio una volta l’aveva sorvolato e ci aveva visto dei campi che formavano una specie di sagoma di tacchino. E così pensò che gli sarebbe piaciuto avere una casa nel New Jersey, o in Ohio.
La seconda cosa era un certificato di malattia. Pensava che ai malati non si richiede niente, e che fanno ciò che vogliono. E lui non era neanche di quelli che se ne sarebbe approfittato per fare prepotenze, per fare in modo che gli altri lo servissero e lo sopportassero e lo compiacessero, quello che voleva lui è che nessuno gli chiedesse niente. Quello che voleva era di stare nella sua casa nel New Jersey (o in Ohio) per i fatti suoi, senza nessuno che gli chiedesse niente.
E per fare questo aveva bisogno di due cose: la casa in New Jersey (o in Ohio) e il certificato di malattia.
Questo pensò Wallace H. Birdski. <!–

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martedì, 20 settembre 2011

 

Ripartire dai fondamentali

Quando si comincia a giocare male, a perdere, si sbaglia, agli avversari tutto sembra riuscire facile e si gioca peggio. Allora bisogna chiamare un timeout, fermarsi, ripartire dai fondamentali, dalle cose semplici: battuta, ricezione, passo, alzata, posizione, passaggio, tiro, uscita, movimenti base, senza cercare gesti difficili.
Poi, una volta ritrovate le azioni semplici, ripartendo da quelle certezze si può cercare gradualmente la complessità, i virtuosismi e le acrobazie.
Piergianguido pensò così, si mise a sedere nell’angolo dietro al letto, al buio, e si concentrò sulle cose base: il respiro, il battere del cuore. Alle cose difficili avrebbe pensato dopo.
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giovedì, 15 settembre 2011

 

Ineffabile

Ci son cose che non si possono dire, non si sa a chi confidarle (diciamo convenzionalmente a depilarsi le ascelle poi voi intendetemi), che anche alla persona più vicina non si possono dire, e però si sente il bisogno di dirle, e però a chi?
E così non si chiedono neanche, nemmeno alla persona più vicina (anche se si intuiscono), perché come si fa a chiedere “ma che stai pensando a depilarti le ascelle?”
Il signor Jibo da un po’ di tempo ha il pensiero ossessivo della depilazione delle ascelle (un po’ sempre, ma ultimamente in modo pesantissimo) e in qualche modo intuisce lo stesso anche nella moglie Vritzia, e però non ha il coraggio di chiederglielo (che poi potrebbe essere la proiezione su di lei dei suoi pensieri), né di dirgli di sé.
Ora è sera.
La signora Vritzia si stordisce giocando a tetris al computer, per svuotarsi il cervello, e qualche volta ferma le dita e lascia che le forme colorate scivolino da sole, seguendole con lo sguardo assente come gocce sul vetro quando piove.
Il signor Jibo si stordisce guardando il poker in televisione: non ha mai giocato, ma è sicuro che se ci provasse sarebbe fortissimo. Si riempie la testa di percentuali e sta diventando rapido a calcolare le outs. Qualche volta si incanta a percorrere col pensiero il perimetro delle picche, soffermandosi sulla punta e scivolando poi per la discesa come pioggia sul vetro.
La sera scorre così, coi bip del tetris e le voci fastidiose dei commentatori del poker, finché si fa tardi.
E fuori piove.
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postato da liczin | 11:45 | commenti

giovedì, 08 settembre 2011

 

Acqua distillata

La signora Gina non ha bisogno che Marjcka vada a stirarle due volte a settimana. D’altra parte è Marjcka ad aver bisogno di lavorare, e la signora Gina lo sa. Così il giovedì sera la signora Gina si mette lì con lo spruzzino, umidifica qualche camicia, qualche asciugamano, un lenzuolo, e li stropiccia ben bene. <!–

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postato da liczin | 10:21 | commenti

lunedì, 05 settembre 2011

 

Il paradosso del senso di colpa

Il signor Fizzolan è perplesso.
Aldilà del dolore umano un problema lo angustia da molto tempo, da quando il suo amico Bongo si è ammazzato.
Nessuno sa perché si è sparato in testa col suo fucile da caccia, ma non è questo il tarlo che affligge il signor Fizzolan. Il suo amico Bongo ha lasciato un biglietto.
In questo biglietto Bongo ha scritto poche frasi, e tra queste “Di certo fra voi quelli che si sentiranno in colpa saranno gli innocenti, e quelli che dovrebbero sentirsi colpevoli sono gli stronzi che si autoassolveranno, che tranquillamente si sentiranno la coscienza a posto.”
Ecco, il problema del signor Fizzolan è che non sa se sentirsi colpevole o no. <!–

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postato da liczin | 18:01 | commenti

mercoledì, 24 agosto 2011

 

Difetti e opportunità

Secondo le riviste specializzate il signor Qwiggniski era tra i cento uomini più brutti del mondo per sette anni di seguito, arrivando fino al trentunesimo posto. Il che non è però una gran soddisfazione: non c’è gran merito, né c’è da guadagnarci molto.
Finché il signor Qwiggniski non trovò uno sbocco redditizio.
Faceva i campionati di strip poker, e gli avversari preferivano perdere. <!–

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postato da liczin | 16:34 | commenti

mercoledì, 17 agosto 2011

 

Mafia (anti-)

– Vuoi la maglietta con la scritta antimafia?
– Mi hanno detto che sono finite.
– Sì… ufficialmente… ma tu digli che sei amico mio… <!–

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postato da liczin | 16:22 | commenti

mercoledì, 10 agosto 2011

 

Apici bassi

Nell’estate del 1976, all’apice del suo successo, il cantante Billy Ritzo si ritirò dalle scene.
Un peccato che non se ne sia accorto nessuno. <!–

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postato da liczin | 22:26 | commenti

lunedì, 25 luglio 2011

 

Beati

Il signor Miwq era così giù che leggeva i necrologi con invidia. <!–

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postato da liczin | 01:14 | commenti

domenica, 17 luglio 2011

 

Dalla duemilasettecentotrentunesima lettera di Malachia alla signorina Svenzka

Ciao, ti penso sempre, tutti i giorni, e… niente, volevo dirtelo. Tutto qui. <!–

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postato da liczin | 23:09 | commenti (1)

venerdì, 15 luglio 2011

 

Vita di Leon Ivanovic Miskij

L’orario di chiusura, il venerdì sera, le ferie, la pensione, la morte viste come un crescendo di liberazioni. <!–

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postato da liczin | 11:54 | commenti

lunedì, 04 luglio 2011

 

Il giovane Humpst

Il giovane Humpst ha imparato come conquistare le ragazze dai film porno e sa esattamente come si passa dal “buongiorno sono il vicino di casa” all’essere nudi avvinghiati in un accoppiamento selvaggio. Con una dissolvenza incrociata.
 
Il giovane Humpst sa che nel sesso orale la cosa più importante è che i capelli non coprano la visuale.
 
Il giovane Humpst conosce bene la tecnica per cui ogni tanto ci si ferma perfettamente immobili. Si chiama “buffering”.
 
Il giovane Humpst preferisce i film porno con la trama, tipo che lui suona il campanello e lei va ad aprire.
 
Il giovane Humpst se avesse una ragazza ci farebbe sesso tutto il tempo.
 
Il giovane Humpst se avesse una ragazza… beh, gli farebbe vedere lui…!
 
Il giovane Humpst se avesse una ragazza… eh, una ragazza vera…

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postato da liczin | 16:35 | commenti

lunedì, 20 giugno 2011

 

Moto

La signora Ergh va in palestra il lunedì, mercoledì e venerdì. La palestra è a tre chilometri da casa, che sono molti, e la signora Ergh ci va in auto. In palestra la signora Ergh fa mezz’ora di tapis roulant, alla media di dodici chilometri orari. Poi torna a casa, in auto. <!–

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postato da liczin | 16:35 | commenti

lunedì, 06 giugno 2011

 

Miraggi

La parte complicata della questione fu organizzare il viaggio.
Jan Kloski per il suo prossimo romanzo aveva previsto una parte che si svolgeva nella lontana Arabia, e pensò che un viaggio sui luoghi lo aiutasse a documentarsi a “respirare l’atmosfera”.
Il meglio che trovò (e che si poté permettere) fu un “Grand Tour della Tunisia” di quattro giorni.
Jan Kloksi scriveva più o meno un romanzo all’anno, era il suo hobby; lo sapeva che erano libri brutti e mal scritti, ma lui lo faceva per il suo personale piacere e non ci trovava niente di male (“Non li infliggo mica a nessuno.”). Era arrivato alla bella quota di ventidue romanzi scritti in circa venticinque anni, ed erano tutti non solo inediti, ma pure mai letti da altri che dall’autore (il quale, quando chiudeva un romanzo, si prendeva una pausa leggendo dei libri fra cui anche uno proprio).
Una quindicina delle sue opere erano intricate avventure strampalate di uno stesso protagonista, il signor Haffnug, che di mestiere riparava biciclette, ma che si trovava coinvolto in bizzarre vicende che spaziavano dallo spionaggio internazionale all’esplorazione subacquea, dalla lotta ai trafficanti di zucchero di canna contraffatto ai complotti di golpe in Africa (e questo solo in uno dei romanzi). Contrariamente a quello che si può sospettare il signor Kloksi non aveva molto in comune con Haffnug, neanche nei suoi sogni: in pratica il suo protagonista non era lui, né avrebbe voluto esserlo; Haffnug era diventato un suo amico che gli raccontava storie fantasiose, vattelappesca se vere o inventate, e a lui piaceva ascoltarle e inventarle con lui.
A volte le storie venivano senza Haffnug, e allora il signor Kloksi scriveva d’altre strane vicende con altri protagonisti, diversi (la signorina Patz, i fratelli Bwillist, la scolaresca della II B, e così via). Nel frattempo, gli piaceva immaginare che Haffnug le sue storie le stesse vivendo, e che poi le avrebbero scritte insieme.
E così Jan Kloksi scese dal pullman dopo i soliti centocinquanta chilometri di trasferimento e si trovò fuori stagione in mezzo al lago asciutto di Tozeur; con quindici minuti per fare le fotografie.
Prese la discesina, inciampò e si riprese, evitò due ragazzi con le rose del deserto a cinque/tre/uno/mezz’euro l’una, si ritrovò su una distesa piatta, bianca e luccicante di sale. Improvvisamente era al Polo Sud.
Se non fosse stato con un giubbetto leggero si sarebbe sentito Shakleton.
Haffnug arrivò lieve accanto a lui: “macché lontana Arabia! L’aereo è stato dirottato, poi scortato dai caccia verso Sud, e quando è andato in scarsità di carburante ha fatto un atterraggio d’emergenza sul pack. Dice che è così che fanno ora i governi, in modo da scoraggiare i dirottamenti: li mandano in posti disabitati finché non si arrendono.”
Il signor Kloksi vide i suoi compagni di pullman sbandarsi curiosi su quel pack salato, come li aveva visti cospargere del loro calpestio le dune del pezzo di Sahara più affollato che si sia mai visto. Passeggeri destinati al sacrificio (perché c’è da immaginarsi che i primi dirottatori che si trovano in mezzo al deserto o su una landa ghiacciata qualche aereo lo facciano saltare), in attesa di soccorsi lontani, in balia di terroristi frustrati.
“E tu che ci fai? Non stavi andando nella lontana Arabia per un traffico di diamanti in cui sei incappato perché erano nascosti in una partita di camere d’aria?”
Haffnug alzò le spalle: “Così è la vita. Vai verso la Mecca travestito da uomo d’affari arabo e ti trovi in mezzo al deserto con centotrenta altri ostaggi.”
“E il pack?”
“È l’altrove nello stesso momento, o forse un flashback di cose già vissute. Non so, vedremo a casa.”
“Ok, ma hai visto che bel posto è questo?”
Haffnug non c’era più. Kloksi era rimasto solo in mezzo alla superficie piatta, gli altri si accalcavano ai banchetti dei souvenir. Lontano un miraggio scorreva rapido. Forse Haffnug era già laggiù. <!–

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martedì, 31 maggio 2011

 

Radici e territorio

Il paese di Calmanco non offre molto al paesano. La cosa più notevole è la fontana nuova in mezzo alla rotonda della provinciale. La gloria locale è un famoso ristorante della guida Michelin, ma è roba da ricchi di città che vengono coi macchinoni e gli indigeni, per quanto si vantino, non ci si avvicinano neppure.
A Calmanco la sera si va al circolo.
Al circolo c’è Selvano (un nome la cui origine nessuno sa bene, neanche lui che ogni volta racconta una storia diversa). Selvano è un organizzatore. Organizza i tornei di ping pong e di burraco, le gite domenicali alle pievi romaniche (che sono scuse per epici pranzi), i corsi, la filodrammatica, e anche il torneo annuale di boccette che vengono fin da Pontecorto e Magliacco per partecipare.
Il circolo in realtà è la locale sezione del Partito del Territorio, e tutti a Calmanco votano convinti per il PdT, che lì in paese c’è solo quello, e tutti sono di quello, e allora tutti trovano ovvio essere per quello perché di voci diverse non ce ne sono.
E prima di Selvano c’era un altro Selvano, che si chiamava Mastica (di soprannome, che il nome non se lo ricordava nessuno) che organizzava le canaste e il calcio e le boccette, e il circolo era del Partito dell’Ideologia, e tutti in paese erano del PdI, perché c’era solo quello; e prima ancora c’erano i fratelli Bontone che organizzavano la bocciofila, le battute di caccia e le boccette, e il circolo era del Partito Nazionale e tutti ovviamente erano del Partito Nazionale, perché c’era solo quello.
A Calmanco i partiti si radicano con le boccette. <!–

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mercoledì, 18 maggio 2011

 

Sogni

A volte il signor Carmine Stromph ha incubi bizzarri, in cui vive situazioni quotidiane, “normali” (è a cena con amici, a casa sua, cammina per la strada) ma terrorizzato, col cuore in gola. È difficile da spiegare, ma è così.
Invece stanotte ha sognato che stava morendo, che giaceva inerte in un letto d’ospedale sentendo il suo stesso respiro affannoso, ma era sereno. Vedeva la moglie lì con lui in silenzio a tenergli la mano, percepiva gli amici parlare piano, sentiva l’atmosfera di morte imminente ed era tranquillo e rilassato, sereno.
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domenica, 15 maggio 2011

 

Ma va’ là “solo un giro”…!

Sbattono le portiere per attirare l’attenzione.
Gli amici di lui la vedono, quella biondona con la quarta, che scende dall’auto di lui (che c’ha la cabrio, e per forza…).
Le amiche di lei la vedono, quella troietta con le tette finte, che scende dalla cabrio dell’abbronzato muscoloso.
E si faranno invidiare, loro, e non racconteranno nulla, per discrezione: diranno “abbiamo solo fatto un giro”.
Non lo diranno che hanno davvero fatto solo un giro, che hanno bevuto un cappuccino a un autogrill scherzando col barista, e si sono comprati un peluche e un portachiavi con il nome.
E si faranno invidiare ciascuno dal suo gruppetto, separati, perché dopo un’oretta insieme già non hanno niente da dirsi. <!–

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venerdì, 13 maggio 2011

 

Routine

Quello sono io: Anacardo Borson.
(Anacardo, sì, perché i miei nonni si chiamavano Anacleto e Riccardo e mio padre pensò che Anacardo fosse una soluzione geniale per accontentarli entrambi. Vi lascio immaginare quanto abbia accontentato me…)
Io sono quello in mezzo alla stanza, quello in terra, quello morto.
(Sì, sono morto ma racconto: ci sono già dei libri e dei film che funzionano così, consideratela una citazione, se volete.)
Quello che sbalordisce il medico che mi sta sopra (tra l’altro premendo con un ginocchio sulla mia gamba, che se non fossi morto mi farebbe male) è che dai suoi riscontri sta scoprendo che io non solo sono morto, ma che sono morto da tre giorni.
I miei colleghi, lì tutt’intorno, sono anche più sbalorditi di lui.
Negli ultimi tre giorni io ho continuato ad alzarmi la mattina, e lavorare, e tornare a casa la sera: ed ero morto.
Sono crollato solo per la decomposizione.
Ma sapete com’è: l’abitudine…
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lunedì, 09 maggio 2011

 

La meravigliosa sveglia del professor Nimstz

Il professor Nimstz si era proprio soddisfatto della sveglia che aveva inventato.
All’ora fissata non solo lo svegliava dolcemente, non si limitava a preparargli la colazione, ma andava anche a lavorare al posto suo. <!–

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martedì, 26 aprile 2011

 

L’ultima lettera del ragionier Valacca

 Cara Maria,
diranno che non ho retto al dolore della separazione, ma sbaglieranno. Sono sempre stato sincero con te e non vedo perché non esserlo adesso che siamo morti (io lo sarò tra poco): ti spiegherò perché ti dicevo che vivevo per te, cosa che ti faceva anche arrabbiare, quando mi dicevi che dopo di te avrei dovuto farmi una vita, vivere nuove avventure ed altri viaggi.
La questione è che io per me non ho voglia di vivere, o per essere più precisi ho sempre avuto voglia di morire, di cessare, di smettere di esistere. Avevo comprato dei rotoli di paraspifferi, e tu non hai ma saputo perché. Ma poi mi tratteneva l’immaginarmi il tuo dolore, i tuoi pianti, le lacrime che avrebbero rigato il tuo viso (anche una sola, comunque mi era un’immagine insopportabile, e venivo a darti un bacio, una carezza, una tenerezza: e tu sorridevi dolce, anche se non sapevi di cosa ti stavo consolando).
E così è per te che sono sopravvissuto, per farti sorridere.
Adesso che non ci sei più niente mi trattiene in questa vita pesante.
Così ora li ho usati i paraspifferi (li ho dovuti ricomprare, perché quelli vecchi nel frattempo erano inutilizzabili, adesivo andato), sulle porte del garage, e adesso sto aspettando che il sonnifero faccia effetto, e poi l’ossido di carbonio.
Forse non finirò questa lettera (che dovrebbe finire con un “grazie”), ma mentre aspetto che mi si chiudano gli occhi e mi si spengano i pensieri non c’è cosa migliore da fare che stare con te, come sempre. Abbiamo visto insieme posti bellissimi (anche se qualcuno era bellissimo solo perché ero con te), abbiamo riso insieme, siamo stati complici, siamo stati vivi, siamo stati b
ecco vedi Maria ora n
grazie
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giovedì, 21 aprile 2011

 

93 minuti al giorno

Il signor Niskas è un uomo affettuoso, e quando suona la sveglia della moglie cerca sempre di trovare l’energia per un bacio, un “buongiorno”. Poi quando suona la sua sveglia la moglie è pronta per uscire e allora nonostante sia ancora sigillato nel sonno un lungo abbraccio stretto stretto ci va sempre.
Poi via, e non ci si vede fino all’ora di cena.
Due chiacchiere mangiando, un commento al telegiornale, poi ci si mette sul divano a vedere un film e lei si addormenta, stanca, oppure uno si mette al computer e l’altro legge, e allora è un po’ come stare in stanze diverse.
E a tarda notte si va a letto, e un bacio e una tenerezza ci va sempre, ma poi si dorme ché la sveglia suona presto.
Il signor Niskas è un uomo affettuoso, e gli piacerebbe esserlo di più.
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Il momento buono

Il signor Bellackia riempì la pipa, e pensò che quello era un buon momento per ammazzarsi.
Era passato un periodo di problemi di lavoro, e il signor Bellackia non voleva che si pensasse che si era suicidato per basse questioni lavorative. Aveva passato dei mesi con gravi problemi di salute, e allora aveva avuto altro a cui pensare piuttosto che al suicidio. C’era stato poi un problema della moglie, e allora non era proprio il momento di lasciarla sola e nei guai. Poi ebbe dei problemi di soldi (le malattie avevano lasciato meno redditi e più debiti), ma non voleva che si pensasse che fosse per una volgare questione di soldi che si suicidava. In seguito ci furono dei problemi legali (per colpa di un socio, che aveva commesso delle irregolarità) e allora non voleva suicidarsi dando l’impressione di essere colpevole, o di non saper affrontare le avversità, così resse fino alla completa risoluzione della cosa.
Ecco, ora non aveva questioni in sospeso, non c’erano problemi da risolvere, avversità da superare. Poteva dire d’essere sereno.
E allora era un buon momento per ammazzarsi.
Ma perché suicidarsi proprio ora che era sereno?
Il signor Bellackia ebbe un gesto di stizza. Cavolo! E si accese la pipa.
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giovedì, 14 aprile 2011

 

Passaparola

Il dottor Broscho è preoccupato perché nessuno sa dei referendum di giugno, e allora pensa: se io lo dico a due persone e quelle persone lo dicono a due persone, e quelle quattro persone lo dicono a due persone ciascuna, eccetera la progressione di quelli che lo sanno sarà 1, +2, +4, +8, +16, +32, +64, +128, +256, +512, +1.028, +2.048, +4.096, +8.192, +16.384, +32.768, +65.536, +131.072, +262.144, +524.288, +1.048.576, +2.097.152, +4.194.304, +8.388.608, +16.777.216, +33.554.432 e voilà in 25 passaggi lo sanno tutti gli italiani. Basta fare una media di un passaggio al giorno e nel giro di un mese siamo a posto.
Bello.
Il dottor Broscho prende l’iniziativa: manda una mail alla signora Verzilli e al ragionier Mazzaferro, invitandoli al passaparola. La signora Verzilli è entusiasta dell’idea e la trasmette al dottor Niedermeier e al ragionier Mazzaferro. Il ragionier Mazzaferro è pigro, dice di sì ma quando gli arriva il secondo avviso la cosa l’ha bell’e scocciato. Il dottor Niedermeier non apre neanche la posta.
Nel frattempo, poco lontano, poche decine di milioni di italiani che non hanno accesso a internet guardano il TG1 (5,5 milioni), Studio Aperto (2,5 milioni), Qui Radio Londra (4,7 milioni), La vita in diretta (2,2 milioni), Uomini e donne (2,6 milioni), leggono la Padania, Chi, la Gazzetta dello sport, ecc. ecc. (dati degli ascolti di ieri, trovati qua e là sul web) <!–

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postato da liczin | 13:56 | commenti

martedì, 12 aprile 2011

 

Come tutto non cominciò

La “rivoluzione dei gambi di rosa” sfumò per buona creanza.
Il podestà parlava con pazienza: “Ma come, figliuolo, Egli viene nella nostra isola così di rado, anzi mi pare che sia la prima volta, e voi volete accoglierlo coi cartelli, coi fischi… Suvvìa, non son cose che si fanno…”
“Ma papà, proprio perché non viene mai, se non approfittiamo dell’unica occasione… e quando ci ricàpita?”
“E l’ospitalità? E poi se lo contestate ci prende in antipatia!”
“Ma che un Presidente Democraticissimo va a simpatie?”
E andò così che il Presidente Democraticissimo arrivò e tutti l’applaudirono: “Evviva evviva!” e poi se ne andò, contento, e nulla successe di più. <!–

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postato da liczin | 00:56 | commenti

sabato, 02 aprile 2011

 

Spari

Il primo colpo lo sparò al cielo, per far sparire gli dei, gli spiriti e tutte le cose invisibili.
E il secondo colpo lo sparò in terra, perché scomparissero tutte le cose materiali, le cose visibili, i corpi.
Ma non scomparve niente: c’erano ancora i pensieri a opprimergli la testa, c’erano sempre i colori bruni, sentiva ancora il peso.
E allora sparò il terzo colpo. E finalmente tutto sparì.
<!–

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postato da liczin | 09:12 | commenti

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